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Discussione: Nuovo Lezionario ed Evangeliario ambrosiano

  1. #781
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Scelta curiosa quella di inserire tra i testi liturgici per la festa di santo Stefano il brano di Matteo 17,24-27, sul tributo per il tempio. Oltre al titolo rubricale (Il sangue dei martiri, seme dei cristiani. Paolo, moneta d’argento scaturita dal martirio di Stefano.), ci sono altri testi (dei Padri o di altri autori) che possono aiutare a comprendere il senso di questa lettura nella festa odierna?
    Grazie.

  2. #782
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    Citazione Originariamente Scritto da Gerensis Visualizza Messaggio
    Scelta curiosa quella di inserire tra i testi liturgici per la festa di santo Stefano il brano di Matteo 17,24-27, sul tributo per il tempio. Oltre al titolo rubricale (Il sangue dei martiri, seme dei cristiani. Paolo, moneta d’argento scaturita dal martirio di Stefano.), ci sono altri testi (dei Padri o di altri autori) che possono aiutare a comprendere il senso di questa lettura nella festa odierna?
    Grazie.
    Ovviamente si deve tutto a Sant'Ambrogio
    In questo giorno il Vangelo di Matteo narra della moneta nel bocca del pesce pescato da san Pietro.

    La proclamazione di questo Vangelo è tradizionale nella Chiesa ambrosiana a causa della famosa interpretazione di sant’Ambrogio.
    Stefano, il primo martire, è il primo pesce catturato da san Pietro. È il primo a salire al cielo.
    Come il pesce pescato da Pietro per pagare la tassa per sé e per Gesù, egli ha in bocca il tesoro, la moneta: ha in sé la ricchezza di Cristo, morendo ha in bocca la parola di Gesù, ha in bocca la testimonianza a Cristo.
    Il suo martirio stesso fu la moneta in tributo, il suo sangue versato fu il tesoro.
    Questi i testi della predicazione di sant’Ambrogio che stanno all’origine dell’uso di proclamare ,nella festa di santo Stefano, il Vangelo di Mt 17, 24-27

    Dal Commento al vangelo di Luca, IV, 75.
    Il Signore disse a Pietro: Getta l’amo, e il primo pesce che viene, prendilo. Forse questo primo pesce è il primo martire, che aveva in bocca il didramma, cioè il prezzo del tributo. Il nostro didramma è Cristo. E quel primo martire, cioè Stefano, aveva in bocca il tesoro, perché nella sua passione parlava Cristo.

    Dall’Esamerone, V, 6, 16.
    Va’ al mare e getta l'amo, prendi il primo vesce che verrà a galla, aprigli la bocca e vi troverai uno statere. Prendilo e dallo per me e per te. Non temere dunque, buon pesce: l'amo di Pietro non uccide, ma santifica. Non disprezzarti come se fossi di scarso valore, perché vedi debole il tuo corpo. Nella tua bocca hai di che pagare per Pietro e per Cristo. Non temere la rete di Pietro: egli non la getta a sinistra, ma a destra, come gli ha ordinato Cristo. Non temere le pieghe delle sue reti, perché gli è stato detto: D’ora in poi darai la vita agli uomini. Perciò gettò le reti e prese Stefano, che per primo salì dal Vangelo recando nella sua bocca lo statere della giustizia. Con coraggiosa testimonianza egli gridò dicendo: Ecco, vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio. In difesa di questo pesce stava il Signore Gesù; sapeva infatti che nella sua bocca c’era la moneta del suo tributo. Insomma, col suo glorioso martirio, quale autorevole testimone confermò sia il giudizio e l'insegnamento di Pietro sia la grazia di Cristo.

    Da La verginità 120.
    Su questa nave pesca Pietro, e gli viene ordinato di pescare, ora con le reti, ora con l’amo. Grande mistero! Pare infatti che si tratti della pesca spirituale con la quale si ordina di gettare nel mondo l’amo della dottrina, perché tragga dal mare il primo martire Stefano che aveva dentro di sé la ricchezza di Cristo, poiché un martire di Cristo è un tesoro della Chiesa. Dunque quel martire che per primo dal mare salì al cielo, catturato da Pietro per diventare ministro dell’altare, fu sollevato non dalla rete, ma dall’amo, perché fosse innalzato fino al cielo per il suo sangue versato, nella cui bocca c’era un tesoro, quando durante il martirio parlava di Cristo. Infatti, quale tesoro abbiamo, se non il Verbo di Dio? Perciò colui che è perfetto pesca con le reti e con l'amo di Dio; con la rete cattura, con l'amo trafigge: ma con la rete si cattura una grande quantità di gente, con l'amo si prende uno solo. O, se potessi abboccare a quell'amo, che trafiggesse la mia bocca e a prezzo di una lieve ferita desse la salvezza!
    http://www.romiteambrosiane.it/Pdf/S...ntoStefano.pdf

  3. 4 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Ambrosiano (26-12-2016), Carolum (23-10-2017), Gerensis (26-12-2016), Giovanni Buono (27-12-2016)

  4. #783
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    modifiche Quaresima

    Parliamo anche della Quaresima e del ciclo pasquale.
    Il Supplemento galbiatiano prevedeva per essa un ciclo unico invariabile dalla I domenica alla domenica di Pasqua inclusa. Come pregio aveva che questa fissità ampliava il senso di sacralità del periodo. La sistemazione dei riti della Settimana Santa (collocazione oraria, disposizione degli elementi e pericopi Scritturali) aveva un tale equilibrio, anche estetico (es. I Salmi cantati nella Veglia pasquale), da suggerire una sua preservazione integrale nel 2008, come poi non è stato fatto per avvicinarsi maggiormente alla tradizione documentaria e per offrire brani differenti, come nel caso del micro-ciclo di Giobbe e Tobia nei primi tre giorni dell'Autentica.

    I "punti sensibili", criticabili, della riforma del 2008 stanno secondo me in questi particolari:
    Lc 21,34-36 come pericope evangelica del Lunedì Santo: Gv 12,27-36, con il dialogo Figlio-Padre sull'ora, che in Giovanni è sempre la Passione, appariva ad occhio nudo più confacente al tempo liturgico.
    Lo spostamento di Giona prima dell'orazione in qualità di lettura vigiliare: crea ancora momenti di confusione tra i lettori.
    Sempre in Giona (Giovedi Santo) sostituzione della parte del ricino con il soliloquio nella balena: ha privato il brano del rimprovero nel quale Dio proclama la sua misericordia contro la pretesa di vendetta divina di Giona. Era un insegnamento che spiegava tutto l'agire di Gesù nella Passione, il Suo essere sempre pro homine.
    Eliminazione di Lc 24,13-35 (Emmaus) dalla Messa vespertina del giorno di Pasqua. Si, veniva dal Lezionario romano, tuttavia era perfettamente in linea con la logica cronologica di tutta la Settimana Santa ambrosiana.
    Non parliamo della minore musicalità dei Salmi, perché non dipende dal nostro Ufficio liturgico, ma dalla traduzione della Bibbia.

  5. Il seguente utente ringrazia Johannes Colombo per questo messaggio:

    Carolum (15-01-2018)

  6. #784
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    Su alcuni punti concordo con te.

    Le letture per le domeniche di Quaresima anche secondo me stavano bene a "ciclo unico integrale" come erano nel Lezionario "ad experimentum".
    Anche il Vangelo di Emmaus ci stava bene, pur provenendo da un uso romano.
    Ed il ricino di Giobbe è ancora rimpianto da molti fedeli .

    La volontà dei compilatori del Lezionario di essere il più possibile aderenti al Messale pre-riforma ha portato poi anche a scelte poco convincenti.
    Ad esempio quella a cui accenni dei Salmelli invece dei Salmi durante la Veglia (anche se ho osservato che tutt'ora spesso ancora si utilizzano i Salmi come si faceva prima) e quella, secondo me più grave, dell'eliminazione della parte finale del Vangelo del Cieco nato in cui Cristo stesso dà la spiegazione del significato del miracolo.


    Che mi risulti, invece, i cicli di Giobbe e Tobia nei primi tre giorni della Settimana Autentica erano già presenti nel Lezionario "ad experimentum" e derivano dal voler riprendere utilizzi documentati che risalivano al tempo di S. Ambrogio.

    Alcuni aggiustamenti nelle letture rispetto al Lezionario ad experimentum sono stati però senz'altro positivi.

    Primo tra tutti il correggere l'errore della III e IV Lettura della Veglia che erano state invertite.
    E poi lo spostamento di Gv. 11,47-54, che si leggeva al Martedì santo, a conclusione del Vangelo di Lazzaro della V di Quaresima in modo da introdurre l'atmosfera della Settimana santa.
    Contestualmente si è spostato
    Mt. 26,1-5 al Martedì santo iniziando in tal modo in modo corretto la cronologia degli avvenimenti della Passione che saranno poi seguiti strettamente nei giorni successivi (Nel bravo si dice che tra due giorni è Pasqua, cosa non corretta se si leggeva, come prima, al mercoledì).


  7. #785
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    Su alcuni punti concordo con te.

    Le letture per le domeniche di Quaresima anche secondo me stavano bene a "ciclo unico integrale" come erano nel Lezionario "ad experimentum".
    Anche il Vangelo di Emmaus ci sèava bene, pur provenendo da un uso romano.
    Ed il ricino di Giobbe è ancora rimpianto da molti fedeli .

    La volontà dei compilatori del Lezionario di essere il più possibile aderenti al Messale pre-riforma ha portato poi anche a scelte poco convincenti.
    Ad esempio quella a cui accenni dei Salmelli invece dei Salmi durante la Veglia (anche se ho osservato che tutt'ora spesso ancora si utilizzano i Salmi come si faceva prima) e quella, secondo me più grave, dell'eliminazione della parte finale del Vangelo del Cieco nato in cui Cristo stesso dà la spiegazione del significato del miracolo.


    Che mi risulti, invece, i cicli di Giobbe e Tobia nei primi tre giorni della Settimana Autentica erano già presenti nel Lezionario "ad experimentum" e derivano dal voler riprendere utilizzi documentati che risalivano al tempo di S. Ambrogio.

    Alcuni aggiustamenti nelle letture rispetto al Lezionario ad experimentum sono stati però senz'altro positivi.

    Primo tra tutti il correggere l'errore della III e IV Lettura della Veglia che erano state invertite.
    E poi lo spostamento di Gv. 11,47-54, che si leggeva al Martedì santo, a conclusione del Vangelo di Lazzaro della V di Quaresima in modo da introdurre l'atmosfera della Settimana santa.
    Contestualmente si è spostato
    Mt. 26,1-5 al Martedì santo iniziando in tal modo in modo corretto la cronologia degli avvenimenti della Passione che saranno poi seguiti strettamente nei giorni successivi (Nel bravo si dice che tra due giorni è Pasqua, cosa non corretta se si leggeva, come prima, al mercoledì).

    Riguardo a Giobbe e Tobia ricordi bene. Del resto, era un portato tradizionale imprescindibile. Il Supplemento, però, sceglieva brani che non permettevano, come oggi, di farsi un'idea dell'intera narrazione dei libri biblici.

    sulla famosa inversione, dovuta ad errori di impaginazione, può risultare curiosa una singolare interpretazione di mons. Marco Navoni, che nel suo La Settimana Santa ambrosiana (Milano 1999) provava a dargli un senso argomentando che prima è venuto "l'evento" e poi il "sacramento".

  8. #786
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    Con il prossimo Avvento saranno 10 anni che è entrato in vigore il nuovo lezionario ambrosiano. Mi piacerebbe iniziare un pacato confronto relativo al suo utilizzo, alle cose positive e anche negative che ne sono derivate. Il tempo passa, sembra ieri quando aprii questa discussione, e forse è possibile fare un bilancio non più a caldo, ma a mente lucida e serena.
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  9. Il seguente utente ringrazia lucpip per questo messaggio:

    Carolum (15-01-2018)

  10. #787
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    Per quanto riguarda il mio giudizio sulle novità introdotte dal Nuovo Lezionario direi che confermo sostanzialmente le mie opinioni iniziali. Molto favorevole alla struttura e alle scelte del nuovo calendario (in particolare col ritorno di Corpus Domini e Ascensione al giovedì), con la sola perplessità, che resta, dello spostamento della data di riferimento per l'inizio dell'Avvento e quindi l'anomalia saltuaria della settima domenica.
    Per quanto riguarda la nuova struttura delle Messe Vigiliari Vespertine, anche qui resta la perplessità sul senso del Vangelo della Resurrezione. Perplessità confermata anche nel modo in cui viene proclamato e "recepito" dall'assemblea. Si ha sempre la sensazione di qualcosa piazzato lì e avulso dal resto della Messa.
    Idem per la struttura dei testi. Condivido praticamente tutto, tranne quel "In quel tempo." piazzato prima di molti testi che è veramente un'assurdità, oltre ad un errore grammaticale evidente.

    Veniamo all'applicazione in questi anni. Purtroppo, come era quasi certo, è nel frattempo arrivata la supersforbiciata delle "forme brevi". Personalmente è una cosa che non sopporto. Se si fa una scelta, ci si deve attenere a quella. Personalmente, quando devo proclamare una delle letture in cui è prevista la forma breve, leggo sempre quella completa, anche se mi viene richiesto di leggere quella breve. Tutte le volte che la sento proclamata da altri è esclusivamente ed immancabilmente la forma breve.

    Per quanto riguarda l'applicazione della riforma del lezionario e calendario, riporto anche l'esperienza della mia parrocchia.
    Le nuove norme sono sempre perfettamente applicate: si proclama sempre il Vangelo della Risurrezione nella vigiliare, si rispetta perfettamente il calendario (solennità del giovedì) e ovviamente anche il Lezionario (ad esempio, quando previsto nel tempo di Pasqua, se ci sono dei battesimi, si proclamano le letture apposite e non quelle normalmente previste nel giorno). L'unica pecca, ma anche qui ampiamente prevista, è che la forma ridotta della vigiliare è diventata quella ordinaria, mentre quella che dovrebbe essere ordinaria è solo l'eccezione e viene celebrata 3-4 volte l'anno.

    Tutto è migliorabile, ma direi che il bilancio, nella mia piccola esperienza, è sostanzialmente positivo.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 15-01-2018 alle 16:41

  11. Il seguente utente ringrazia cisnusculum per questo messaggio:

    lucpip (15-01-2018)

  12. #788
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    Più che del Lezionario (che secondo me ne è una conseguenza), occorrerebbe dare il proprio plauso alla riforma del calendario che ha posto fine a una situazione di estraneità al rito e confusione.

    Già solo la riorganizzazione dell'Avvento secondo le tematiche tradizionali varrebbe il giudizio positivo per l'intera operazione.

    E che dire del recupero delle due domeniche preparatorie alla Quaresima?
    E che dire delle solennità celebrate nel loro giorno proprio?
    E che dire dell'aver finalmente sepolto il termine "Messa pre-festiva" dando un senso all'ingresso nella domenica utilizzando in modo creativo la tradizione ambrosiana delle Vigilie?

    E' vero, si potrebbero fare delle limature (vedi ad esempio il mio post del 23-10-17 appena qui sopra), ma sono, in complesso, dei dettagli.

    PS: riguardo all'osservazione di Cisnusculum sull'inizio dell'Avvento, ricordo che proprio pochi giorni fa Vox Populi ha fatto un'ooservazione, che venendo da lui, romano doc, mi ha colpito: diceva che forse sarebbe stato meglio se in anni come il 2017 anche il rito romano potesse iniziare l'Avvento una domenica prima in modo da poter avere a disposizione le 4 settimane per meditarne i ricchi temi. Osservazione, secondo me, quanto mai giusta. Noi infatti ora, con lo spostamento dell'inizio secondo tradizione, abbiamo sempre a disposizione le sei settimane.
    E celebrare in modo solenne una domenica, Vigilia di Natale non mi pare una cosa così forzata o che crei turbamento.

  13. 3 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Carolum (15-01-2018), Cavariese (15-01-2018), Lightcreek (15-01-2018)

  14. #789
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    Anche io penso che il punto centrale sia la riforma, se si può chiamare così del calendario. Per l'Avvento sono anche io d'accordo con Ambrosiano contenuta nel PS. Condivido anche la scelta di celebrare le solennità nel loro giorno proprio, anche se mi desta perplessità il fatto che, specie per il Corpus Domini, di fatto la celebrazione sia doppia. Non so se succede anche negli altri decanati, ma da me accade che la processione si faccia sia al Giovedì (di solito in una parrocchia del decanato) e poi la domenica nelle altre parrocchie, magari celebrando più messe della solennità. Capisco le ragioni pastorali ma, forse, sarebbe anche ora di fare una profonda catechesi liturgica per far comprendere bene il significato di celebrare le solennità nel loro giorno proprio e, quindi il significato vero della Domenica, Pasqua settimanale.

    Altra perplessità mi è data dalla sensazione di riforma monca in attesa del nuovo messale: forse il nuovo Arcivescovo dovrebbe imporsi in qualche modo, anche se capisco le ragioni di opportunità e non solo. Ma se i problemi sono sulla traduzione dell'ordinario, forse sui propri si potrebbe anticipare.

    Sulla nuova messa vigilare, vengo purtroppo da un esperienza non proprio positiva: registro purtroppo un particolare atteggiamento ostativo da parte dei sacerdoti. La maggior parte sembra che faccia il compitino leggendo il passo del Vangelo della Passione giusto perché deve, mentre il mio Parroco proprio non la celebra. Usa il formulario della messa del giorno e stop. Della forma solenne dalle mie parti periferiche non vi è traccia.

    Molto interessante e positivo invece è per me la celebrazione vigilare solenne delle solennità. A parte quella di Natale, che per le solite ragioni pastorali è diventata la messa di Natale dei bambini (messa delle luci) e quindi dei genitori nonni e zii, su cui andrebbe fatto un discorso a parte, direi che assumono un significato particolare che ne rafforza, se possibile, l'importanza.

    Dimenticavo: condivido totalmente quanto detto da Cis sulla forma breve.
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  15. #790
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    Citazione Originariamente Scritto da lucpip Visualizza Messaggio
    anche se mi desta perplessità il fatto che, specie per il Corpus Domini, di fatto la celebrazione sia doppia. Non so se succede anche negli altri decanati, ma da me accade che la processione si faccia sia al Giovedì (di solito in una parrocchia del decanato) e poi la domenica nelle altre parrocchie, magari celebrando più messe della solennità. Capisco le ragioni pastorali ma, forse, sarebbe anche ora di fare una profonda catechesi liturgica per far comprendere bene il significato di celebrare le solennità nel loro giorno proprio e, quindi il significato vero della Domenica, Pasqua settimanale.
    Forse non l'ho specificato nel mio messaggio, ma da noi (con noi intendo Comunità Pastorale di tre parrocchie, non so il resto del decanato), sempre e fin dall'inizio la solennità si è celebrata solo il giovedì, con la processione e la Messa solenne alla sera. La domenica successiva (sia al Corpus Domini che all'Ascensione) si è sempre esclusivamente celebrata in ogni Messa, quella propria della domenica. Questo per esplicita volontà del parroco che, come suggerivi, ha sempre spiegato (non solo in queste domeniche ma per tutte le peculiarità del calendario) il senso e la particolarità ambrosiana di quanto prevede il calendario per quei giorni.


    Citazione Originariamente Scritto da lucpip Visualizza Messaggio
    Altra perplessità mi è data dalla sensazione di riforma monca in attesa del nuovo messale: forse il nuovo Arcivescovo dovrebbe imporsi in qualche modo, anche se capisco le ragioni di opportunità e non solo. Ma se i problemi sono sulla traduzione dell'ordinario, forse sui propri si potrebbe anticipare.
    Questo invece ho proprio dimenticato di scriverlo, ma sicuramente ne ho parlato altrove. Condivido che questo è il vero grosso problema. Devo però notare che, rispetto a tanti errori del passato, la parte "riformata" (scusate l'abominevole parola) ossia Calendario ed Evangelario è stata fatta nell'ottica di una riforma globale, quindi già in previsione del futuro Messale e non è stato concepito un ibrido.

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