Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Liturgia Ambrosiana (Informazioni, dettagli, particolarità, ecc.)

  1. #1
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Lightbulb Liturgia Ambrosiana (Informazioni, dettagli, particolarità, ecc.)


    Apro questa discussione sulla Liturgia Ambrosiana con un breve testo preso dal sito della Diocesi di Milano.
    Rito liturgico ambrosiano: così la Chiesa di Milano rivive e celebra il mistero della Salvezza

    [...]

    E non è senza significato che tra i tesori lasciatici in eredità dai Padri, immutato sia rimasto anche il rito liturgico per l’appunto chiamato “ambrosiano”: quella particolare modalità, originale per molti aspetti nell’ambito delle liturgie latine, con la quale la Chiesa di Milano celebra e rivive il mistero di salvezza. Molte particolarità del rito ambrosiano risalgono proprio ad Ambrogio e ancor oggi, dopo milleseicento anni, si sono fedelmente conservate; altre si sono affermate e stabilizzate in epoca carolingia (IX secolo) nel confronto dialettico e complementare con la liturgia romana; una profonda revisione fu dovuta a san Carlo nell’ambito della riforma tridentina; e ai nostri tempi la liturgia ambrosiana si è rinnovata secondo lo spirito del Concilio Vaticano II grazie all’opera illuminata di Paolo VI che da Arcivescovo di Milano ne apprezzò le peculiarità e la spiritualità sottesa, e degli altri due arcivescovi, i cardinali Giovanni Colombo e Carlo Maria Martini, con le nuove edizioni del Messale e della Liturgia delle Ore da loro promulgate. Ma c’è un ultimo particolare da sottolineare a questo proposito.
    L’Arcivescovo di Milano gode – unico forse in Occidente, ad eccezione del pontefice romano – della qualifica di Capo-Rito: del rito ambrosiano è cioè custode, tutore e promotore, ma soprattutto ne è il “liturgo” per eccellenza.
    In tutti gli antichi manoscritti liturgici ambrosiani infatti non è senza significato che i testi prevedano sempre che sia l’Arcivescovo a presiedere la celebrazione, come se fosse in cattedrale, anche quando il libro liturgico era stato scritto per una chiesa plebana lontana dalla città e dove normalmente sono i presbiteri a celebrare. Viene messa così in evidenza quella comunione ecclesiale che lega il Vescovo al suo presbiterio proprio nell’azione litur gica, e che lega alla cattedrale, come chiesa-madre dove celebra il vescovo, ogni chiesa dell’intera Diocesi, dove i presbiteri celebrano secondo quel rito, antico ma sempre vivo, che da sant’Ambrogio è giunto fino a noi.

    di Marco Navoni, Dottore della Biblioteca Ambrosiana e coadiutore del maestro delle SS. Cerimonie del duomo.
    (Da «L’Osservatore Romano», 29 settembre 2002)

    www.chiesadimilano.it
    Nel recuperare gli aspetti salienti della vecchia discussione ho integrato le notizie degli altri partecipanti, spero che nessuno si offenda se ho omesso di segnalare il suo contributo. A tutti un loro ringraziamento e ringrazio anche chiunque segnalerà errori ed imprecisioni.

    Dal punto di vista della giurisdizione ecclesiastica il rito ambrosiano è attualmente presente nelle diocesi:

    • di Milano (Quasi totalità delle 1107 parrocchie della Diocesi. L'eccezione riguarda 44 parrocchie: Varenna, Civate, Monza, Brugherio, Villasanta, Canonica d'Adda, Castel Rozzone, Fara Gera d'Adda, Pontirolo Nuovo, Treviglio, Burnago, Cornate d'Adda, Grezzago, Pozzo d'Adda, Roncello, Trezzano Rosa, Trezzo sull'Adda, Vaprio d'Adda.) Oltre alle parrocchie, sono di rito ambrosiano anche 400 circa tra cappellanie, carceri, istituti religiosi.
    • di Bergamo (Vicariati di Calolzio-Caprino, Branzi e S. Giovanni Bianco Sottochiesa: 30 parrocchie).
    • di Lodi (Colturano, Balbiano, Riozzo: 2 parrocchie).
    • di Novara (Pieve di Cannobio, 13 parrocchie: Cannobio, S. Agata, S. Bartolomeo Valmara, Traffiume, Falmenta, Crealla, Cavaglio - Gurrone, Spoccia, Cursolo - Orasso, Gurro, Finero, Trarego - Viggiona e Cannero).
    • di Pavia (Torrevecchia Pia, Vigonzone e Zibido al Lambro: 3 parrocchie) (*).
    • di Lugano (Pievi delle Tre Valli, della Valle Capriasca e di Brissago: 55 parrocchie).

    Dal punto di vista amministrativo il rito ambrosiano è oggi diffuso:
    • nella quasi totalità delle province di Milano, Monza e Brianza, Varese, Lecco.
    • in alcune zone delle province di Como, Verbano-Cusio-Ossola, Bergamo, Lodi, Pavia
    • in alcune zone del Canton Ticino (CH).

    (*) Queste tre parrocchie appartenevano alla Diocesi di Milano fino al 1971. Hanno continuato fino al 2006 ad essere di rito ambrosiano, anche quindi dopo il passaggio in Diocesi di Pavia, quando per decisione del Vescovo, che ha addotto non ben meglio precisate "esigenze pastorali", è stato introdotto forzatamente il rito romano "ad experimentum".
    Questa mappa dà un'idea grafica della distribuzione geografica del rito Ambrosiano:




    Link ad alcuni documenti relativi alla Liturgia Ambrosiana:
    http://www.unipiams.org/it/32
    Ultima modifica di Ambrosiano; 15-01-2015 alle 23:25 Motivo: Aggiunta mappa

  2. #2
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Analizziamo ora i vari aspetti del Rito Ambrosiano, e di alcune sue significative differenze rispetto a quello romano.

    Anno Liturgico

    Le Norme Generali per l'ordinamento dell'Anno Liturgico e del Calendario, revisionate nel 2008 in concomitanza con la promulgazione del Lezionario Ambrosiano, recuperano la più genuina tradizione della Chiesa di Milano in proposito, per cui l'anno liturgico si sviluppa secondo una articolazione ternaria che può essere sintetizzata secondo lo schema seguente:


    1. Mistero della Incarnazione del Signore:
      1. tempo di Avvento (dalla prima domenica di Avvento fino al 24 dicembre)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Avvento).
      2. tempo di Natale (dal giorno di Natale fino alla domenica dopo l’Epifania)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Natale).
      3. tempo dopo l’Epifania (dal lunedì successivo alla prima domenica dopo l’Epifania fino al sabato precedente l’inizio della Quaresima)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo dopo l'Epifania).

    2. Mistero della Pasqua del Signore:
      1. tempo di Quaresima (dalla prima domenica di Quaresima fino al Giovedì santo mattina)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Quaresima).
      2. Triduo pasquale (dal Giovedì santo pomeriggio fino alla domenica di Pasqua)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Triduo pasquale).
      3. tempo di Pasqua (dalla domenica di Pasqua alla domenica di Pentecoste)
        (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo di Pasqua).

    3. Mistero della Pentecoste:
      (Qui trovate informazioni dettagliate sul Tempo dopo Pentecoste).
      1. settimane dopo Pentecoste (dal lunedì successivo alla domenica di Pentecoste fino al sabato precedente la prima domenica dopo il 29 agosto, festa del Martirio di san Giovanni Battista)
      2. settimane dopo il Martirio di san Giovanni Battista (dalla prima domenica dopo il 29 agosto al sabato precedente la terza domenica di ottobre)
      3. settimane dopo la Dedicazione (dalla terza domenica di ottobre, festa della Dedicazione della Cattedrale, al sabato prima dell’inizio dell’Avvento)


    Da questo schema emerge subito la differenza con l’articolazione dell’anno liturgico secondo il rito romano, il quale prevede infatti l’accostamento di due linee tra di loro del tutto indipendenti:

    • linea dei cosiddetti “Tempi forti” (Avvento, tempo natalizio, Quaresima e tempo pasquale)
    • linea del tempo ordinario o “Per annum”

    Nel rito romano cioè la linea del tempo ordinario viene in un certo senso a riempire quei segmenti dell’anno liturgico lasciati “vuoti” dai tempi “forti” (dal termine del tempo natalizio all’inizio della Quaresima, da dopo Pentecoste fino all’inizio dell’Avvento).

    Il Lezionario ambrosiano invece ha recuperato pienamente e in maniera consequenziale la struttura propria dell’anno liturgico secondo la tradizione propria della Chiesa milanese, così come ci è documentata dalle fonti più antiche e in qualche caso fin dall’epoca del nostro patrono sant’Ambrogio.

    Il criterio di fondo è quello dell’unità organica dell’intero anno liturgico, i cui segmenti sono tra di loro collegati senza soluzione di continuità.
    Propriamente dunque non esistono tempi “forti” accanto a un tempo ordinario che procede in maniera autonoma, con lo scopo per così dire di riempire lo spazio vuoto lasciato dai primi.
    Esiste invece un’unica linea organica che procede in maniera logica: secondo la logica della storia della salvezza che trova in Cristo il suo vertice e il suo centro.

    (Sintesi dell'intervento di mons. Navoni al III Convegno di formazione biblica, liturgica e corale, tenutosi nell’Abbazia di Mirasole sabato 14 giugno 2014.
    Qui è possibile ascoltare la registrazione dell'intervento in cui mons. Navoni sviluppa più diffusamente i punti esposti: è la terz'ultima registrazione.
    https://drive.google.com/folderview?...jg&usp=sharing )




    Calendario Liturgico
    • L’anno liturgico inizia con i primi vespri della prima domenica di Avvento. Essa ricorre la prima domenica dopo la festa di S. Martino (11 novembre); questo perché l’ avvento è di 6 settimane (invece di 4). Colore liturgico: Morello (viola scuro).
    • S. Ambrogio e S Carlo, patroni della diocesi di Milano e del rito, sono Solennità.
    • La sesta domenica di avvento è la solennità della "Incarnazione o della Divina Maternità della Vergine Maria" (1 gennaio per il R.R.). Colore liturgico: Bianco.
    • Dal 17 dicembre si interrompe la celebrazione delle ferie di avvento e si passa alle ferie "dell'Accettato" (de exceptato).
    • Nei giorni 26 27 28 dicembre si celebrano le 3 feste anche se dovessero cadere di domenica.
    • L’1 gennaio si celebra la Circoncisione di Gesù. Colore liturgico: Rosso.
    • La quarta domenica di Gennaio è la Festa della Sacra Famiglia (e non la domenica nell’ottava di Natale).
    • La quaresima inizia con i primi Vespri della prima domenica. Per la differenza del calcolo dei 40 giorni vi rimando al post dedicato all'articolo di mons. Navoni sulle particolarità della Quaresima Ambrosiana. Il sabato e la domenica il colore liturgico è il Morello, mentre per gli altri giorni è consigliato il Nero.
    • Non si celebrano feste di santi per tutta la Quaresima. Uniche eccezioni: S. Giuseppe e l’Annunciazione.
    • I Venerdì di quaresima sono aneucaristici, cioè non si celebra la Messa nè si distribuisce l'Eucaristia (eccettuato il viatico). Si omette il Magnificat e seconda orazione ai vespri. Se però ricorrono le Solennità di S. Giuseppe o dell’Annunciazione si celebra la Messa. (vedi articolo sotto)
    • Il sabato precedente alla domenica delle Palme è il Sabato in Tradizione Simboli, ovvero il giorno in cui viene consegnato il credo ai catecumeni (precedenza anche su S. Giuseppe e Annunciazione). Da questo sabato il colore liturgico è rosso fino alla veglia pasquale, eccetto la messa crismale (bianco) e le celebrazioni penitenziali (viola).
    • Per i dettagli sulla Settimana Santa rimando alla discussione propria e a questo articolo di mons. Navoni. Qui dico solo che la struttura dei riti è molto diversa.
    • Dopo Pentecoste il colore liturgico è il Rosso.
    • La terza domenica di ottobre è la Solennità della Dedicazione del Duomo di Milano, chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani (colore liturgico Bianco). Dal giorno dopo colore liturgico Verde.
    • La solennità di Cristo Re risulta anticipata rispetto al rito romano di 2 settimane.
    • La benedizione annuale delle famiglie e delle case avviene durante il tempo di Avvento e non in occasione della Pasqua.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 03-05-2017 alle 18:47 Motivo: Agggiunto paragrafo sull'anno liturgico

  3. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (17-02-2016)

  4. #3
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    La Santa MESSA

    Essendo entrambi due riti latini, la struttura della Messa secondo il Rito Ambrosiano ha una impostazione di base simile a quella della Messa secondo il Rito Romano. Esistono però alcune differenze significative che qui si descrivono brevemente:
    • Le Messe prefestive della domenica prevedono l'annuncio del Vangelo della Resurrezione. Seguono pertanto due schemi particolari (per la celebrazione in modo solenne o ordinaria) come riportato sinteticamente in calce.
    • Notiamo nei riti introduttivi la tendenza a privilegiare l'uso della triplice acclamazione a Cristo: Kyrie eleison.
    • Nella liturgia della Parola il celebrante dà la benedizione non solo al diacono che proclama il Vangelo, ma anche a tutti i lettori: è uso antico attestatoci già da S. Ambrogio, che vuol significare che il presidente dell'assemblea è il custode autorevole della Parola proclamata.
    • Va evidenziato che il rito ambrosiano, come liturgia della Parola, ha sempre avuto tre letture (Lettura, Epistola, Vangelo), anche se era invalso l'uso di proclamare la prima solo durante le Messe solenni.
    • Dopo il Vangelo o, quando si tiene l'omelia, dopo l'omelia, si canta o si recita il "Canto dopo il Vangelo". Come eco dell'annuncio della parola di Dio, questo canto esprime la letizia di chi è stato raggiunto dalla "buona novella". Durante il canto i ministranti preparano l'altare ponendo sulla mensa il corporale, il purificatoio e il calice: è l'anticipo nella liturgia della Parola di un gesto tipico della liturgia Eucaristica.
    • La preghiera dei fedeli può essere proclamata mentre i fedeli stanno in ginocchio: un altro antico uso ambrosiano. Questa preghiera, per il rito ambrosiano, non è una novità del dopo Concilio, ma veniva fatta anche prima, durante la Quaresima, al posto del Gloria secondo due antichissimi schemi che si alternavano nelle varie Domeniche. Questi due schemi, quasi immutati, si trovano come formulari generali I e II in appendice al messale.
    • La tradizione ambrosiana ha conservato, ripristinandolo, l'antico uso di tutta la Chiesa, e che ancora è conservato dalla liturgia orientale, di porre lo scambio di pace tra la liturgia della Parola e quella Eucaristica.
    • Anche la processione di presentazione dei doni era stata conservata dal rito seppur limitatamente al Duomo.
    • Un altro notevole punto di contatto con le liturgie orientali è la collocazione del Credo durante i riti offertoriali: qui si considera la professione di fede non come risposta di assenso alla Parola di Dio proclamata (come nella liturgia romana), bensì come condizione legittima ed indispensabile per la fruttuosa celebrazione dell'Eucaristia.
    • Il proprio di ogni Messa contiene anche il Prefazio. A volte anche più di uno.
    • Lo spezzare del Pane è posto alla fine della preghiera Eucaristica e prima del Padre nostro come era in origine, ed è accompagnato dal canto o dalla recita del Confrattorio (Canto allo spezzare del Pane).
    • Riguardo alla proclamazione del Vangelo e ad eventuali (diffusi) abusi si ricorda che:

    [...]tanto il rito romano quanto l'ambrosiano identificano nel diacono (e, in subordine, nel presbitero) il ministro proprio della proclamazione del Vangelo; in secondo luogo, l'unica occasione in cui nel rito romano post-conciliare si prevede la drammatizzazione del Vangelo è la proclamazione del Passio nella domenica delle Palme, che solo in assenza di diaconi e/o concelebranti - e dunque eccezionalmente - può essere affidata a dei lettori associati al presidente dell'assemblea; comunque sia, l'opzione della proclamazione «dialogata» (sia affidata a più diaconi e/o presbiteri, sia affidata al presidente dell'assemblea insieme a più lettori) appare tuttavia esplicitamente esclusa dal rito ambrosiano, tanto nel suo percorso storico quanto nelle modalità rituali assunte dal Messale oggi in uso.
    L'introduzione della proclamazione «dialogata» del Vangelo in celebrazioni di rito ambrosiano, allo stato delle cose appare pertanto inopportuna, o perché - quando essa è effettuata da più diaconi e/o presbiteri - altera la struttura rituale dell'annuncio del Vangelo, quale è prevista senza eccezioni dal rito ambrosiano; o perché - quando viene effettuata dal presidente dell'assemblea insieme a alcuni lettori - delega, seppur in parte e occasionalmente, la proclamazione del Vangelo a chi non vi è abilitato.

    Come richiama il Concilio, «nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza» (SC, n. 28). da www.unipiams.org
    Ecco un prospetto sintetico, riferito alle celebrazioni festive, della struttura della Messa con evidenziate con sei asterischi le differenze tra i due riti. Come nel Rito Romano, nei giorni feriali o in alcuni tempi liturgici, alcune parti sono omesse (es. Gloria, Credo) oppure subiscono variazioni (es. in alcuni tempi si omette la Lettura in altri l'Epistola in altri ci sono 2 Letture veterotestamentarie):

    Messa in Rito romano Messa in Rito ambrosiano
    RITI INIZIALI RITI INIZIALI
    Canto di ingresso Canto di ingresso
    Saluto del celebrante Saluto del celebrante
    Atto penitenziale Atto penitenziale (omesso se si fa l'ingresso solenne col canto dei 12 Kyrie)
    "Signore, pietà" ******
    Gloria (non si recita in Avvento e Quaresima) Gloria (non si recita in Avvento e Quaresima)
    LITURGIA DELLA PAROLA LITURGIA DELLA PAROLA
    1ª lettura Lettura (Il lettore chiede la benedizione al Celebrante, tramite la quale riceve il mandato a leggere)
    Salmo responsoriale Salmo
    2ª lettura Epistola (Il lettore chiede la benedizione al Celebrante, tramite la quale riceve il mandato a leggere)
    Acclamazione al Vangelo Acclamazione al Vangelo
    Vangelo (Il Diacono chiede la benedizione al Celebrante) Vangelo (Il Diacono chiede la benedizione al Celebrante)
    Omelia Omelia
    Professione di fede (Credo) ******
    ****** Canto dopo il Vangelo (durante il quale i ministranti preparano l'altare ponendo sulla mensa il corporale, il purificatoio e il calice)
    Preghiera universale con conclusione del celebrante Preghiera universale (se possibile in ginocchio)
    ****** Orazione a conclusione della liturgia della parola
    LITURGIA EUCARISTICA LITURGIA EUCARISTICA
    ****** Scambio del gesto di pace
    Presentazione delle offerte Presentazione delle offerte
    Lavanda delle mani (Lavanda delle mani facoltativa)
    ****** Professione di fede (Credo)
    “Pregate fratelli” ******
    Orazione sopra le offerte Orazione sui doni
    Prefazio e preghiera eucaristica Prefazio e preghiera eucaristica
    RITI DI COMUNIONE RITI DI COMUNIONE
    ****** Frazione del Pane (Canto allo spezzare del Pane o Confrattorio)
    Padre nostro Padre nostro
    Embolismo Embolismo
    Preghiera per la pace Preghiera per la pace
    Augurio di pace(“La pace del Signore sia…) Augurio di pace ("La pace e la comunione del Signore nostro Gesù Cristo siano…")
    Scambio del gesto di pace ******
    Frazione del Pane (Agnello di Dio) ******
    Comunione (Canto alla Comunione) Comunione (Canto alla Comunione)
    Orazione dopo la Comunione Orazione dopo la Comunione
    RITI CONCLUSIVI RITI CONCLUSIVI
    Benedizione Benedizione preceduta da tre Kyrie eleison
    Congedo: "La Messa è finita. Andate in pace" "Rendiamo grazie a Dio" Congedo: “Andiamo in pace” “Nel nome di Cristo”


    Schema della celebrazione vigiliare della Domenica.

    Ordinario della Liturgia Vigiliare Vespertina solenne Ordinario della Messa Vespertina all’inizio della Domenica
    Canto d’Ingresso (di carattere lucernale)
    Saluto Segno di Croce
    Rito della Luce
    Inno
    Responsorio
    Didascalia
    Vangelo della Resurrezione [o, in Quaresima, Lettura vigiliare] Vangelo della Resurrezione [o, in Quaresima, Lettura vigiliare]
    Salmello: Testo nel proprio
    Orazione: Testo nel proprio
    Canto d'Ingresso
    Gloria (quando previsto)
    Orazione all’inizio dell’Assemblea Liturgica Orazione all’inizio dell’Assemblea Liturgica
    Unica lettura (Lettura o Epistola a seconda del tempo liturgico)
    Lettura
    Salmo
    Epistola
    Acclamazione al Vangelo Acclamazione al Vangelo
    Vangelo Vangelo
    La celebrazione prosegue come al solito fino alla Comunione La celebrazione prosegue come al solito fino alla Comunione
    Magnificat con la sua Antifona.
    Orazione dopo la Comunione e si congeda l’assemblea Orazione dopo la Comunione e si congeda l’assemblea


    Ultima modifica di Ambrosiano; 25-03-2013 alle 23:01

  5. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (17-02-2016)

  6. #4
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Liturgia delle Ore

    UFFICIO DELLE LETTURE
    (ringrazio Beroldus)
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ") non esiste l'Invitatorio
    INNO
    CANTICO DEI TRE GIOVANI O RESPONSORIO
    SALMODIA Nelle Domeniche e solennità al posto dei tre Salmi ci sono tre Cantici dell'AT (al venerdì e sabato santi sono 6 salmi o parti di salmo) Dopo l'antifona di chiusura dell'ultimo salmo si ripetono i tre Kyrie (non al sabato santo) e il versetto "Tu sei benedetto, Signore" a cui si risponde "Amen" che richiama la chiusura dei 5 libri dei Salmi
    LETTURE Dopo la I Lettura si recita il RESPONSORIO. Dopo la II Lettura, se prescritto, si dice il Te Deum, altrimenti si può dire l'Inno "Laus Angelorum Magna"
    ORAZIONE (si omette se seguono le lodi)
    CONCLUSIONE (si omette se seguono le lodi)

    LODI (notate la struttura speculare rispetto ai vespri)
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ")
    CANTICO DI ZACCARIA con relativa antifona
    alla fine ripetuta l'antifona si aggiunge Kyrie Eleison, Kyrie Eleison, Kyrie Eleison.
    ORAZIONE con l’invito “Preghiamo” e con conclusione lunga.
    (nelle domeniche di Avvento e Pasqua e in tutte le ottave di Natale e Pasqua e in alcune solennità e feste) ANTIFONA “AD CRUCEM” con ORAZIONE
    nelle celebrazioni solenni 3 accoliti portano nel presbiterio la croce con 2 candele, il coro si dispone attorno ad essa e canta l'antifona a cui segue l'orazione. (In duomo ho visto che viene anche incensata.) Vedi la foto posta tra gli abiti liturgici.
    SALMODIA: un cantico dell'antico testamento con la sua antifona (nelle solennità e nelle feste del Signore, nei giorni delle ottave di Natale e Pasqua si dice il cantico dell'Esodo 15,1-4a.8-13.17-18; nelle feste e solennità della Madonna e dei Santi Sap 10,15-21;11,1-4) - salmi laudativi (nella Settimana Santa e nelle ferie "dell'accettato", i salmi sono 148, 149, 150, 116, nelle solennità e feste gli stessi 4 salmi, ma a scelta anche 1 solo dei primi 3 + il 116. In ogni caso sempre con una sola conclusione dossologica e una sola antifona) - salmo diretto (si recita tutti insieme, in piedi e senza antifona)
    ORAZIONE senza invito "preghiamo" e conclusione breve
    INNO
    6 ACCLAMAZIONI A CRISTO che si concludono e a cui si risponde Kyrie eleison che è quindi ripetuto 12 volte.
    PADRE NOSTRO
    CONCLUSIONE (benedizione se presiede un sacerdote o un diacono)

    ORA MEDIA
    INIZIO: “O Dio vieni a salvarmi. Signore… Gloria… Alleluia." (in quaresima invece di "Alleluia" si dice "Lode a te, Signore, re di eterna gloria ")
    INNO (da scegliere in base all'ora, per la terza ce n'è uno per le domeniche feste e solennità: Jam surgit hora tertia attribuito, come tanti altri a Sant'Ambrogio e un altro feriale.)
    SALMODIA 3 salmi o parte di salmi ciascuno con la sua antifona e il gloria alla fine.
    LETTURA BREVE e RESPONSORIO
    ORAZIONE con conclusione breve
    CONCLUSIONE "benediciamo il Signore" "rendiamo grazie a Dio"

    VESPRI
    INIZO “Il Signore sia con voi." "E con con il tuo spirito" (se non presiede un sacerdote o un diacono "Signore ascolta la nostra preghiera" " E il nostro grido giunga fino a te")
    LUCERNARIO si dice sempre, a modo di responsorio, anche nella recita privata. Nelle celebrazioni solenni si accendono le candele da porre sull' altare o accanto ad esso e le altre luci della chiesa. Poi il celebrante bacia l'altare e lo incensa
    INNO (nelle ferie del tempo ordinario si può sempre scegliere l'inno Deus, creator omnium, anch'esso attribuito a S. Ambrogio.)
    RESPONSORIO (se previsto)
    LETTURE E NOTIZIA DEL SANTO (le letture della Parola di Dio si possono inserire secondo l’opportunità, nei primi vespri della memoria di un santo; qui si legge una breve agiografia, seguita se il caso dall'omelia.)
    SALMODIA o 2 salmi con 2 antifone o nelle feste 1 salmo + salmo116 +salmo 113 con una sola antifona e un solo gloria alla fine.
    PRIMA ORAZIONE conclusione lunga
    MAGNIFICAT (secondo questo schema: Antifona, cantico, gloria, "l'anima mia magnifica il signore", alla fine ripetuta l'antifona si aggiunge Kyrie Eleison, Kyrie Eleison, Kyrie Eleison.) nelle celebrazioni solenni si incensa l'altare, il celebrante e i popolo. Questa incensazione si omette se si è esposto il santissimo sacramento durante l'inno
    SECONDA ORAZIONE conclusione breve
    COMMEMORAZIONE DEL BATTTESIMO O LODE DEI SANTI a seconda della celebrazione nelle celebrazioni solenni ci si porta in processione al fonte e li si recita il CANTICO o il RESPONSORIO BATTESIMALE Poi si recita l'ORAZIONE e si torna all'altare oppure Nelle solennità e feste dei santi di cui esiste nella chiesa un ricordo permanente ci si reca presso di esso cantando la SALLENDA in onore del santo inframezzata dal GLORIA ed eventualmente un altro canto adatto. Poi si recita l'ORAZIONE e si torna all'altrare cantando di nuovo la sallenda, un altro canto o le litanie dei santi.
    INTERCESSIONI
    PADRE NOSTRO
    CONCLUSIONE (benedizione se presiede un sacerdote o un diacono)
    Ai primi vespri di alcune solennità (Natale, Epifania, Pentecoste...) o nei vespri dei venerdì di quaresima, sono proposte, dopo il responsorio o l'inno, ripettivamente 4 o 2 letture seguite da un salmello e un orazione ciascuna. Esse sono obbligatorie nella recitazione corale. Poi segue la messa vigiliare (ovviamente non il venerdì di quaresima) iniziando dalla seconda lettura. Poi omesso tutto il resto dopo la comunione si dice il magnificat, l'orazione dopo la comunione e la benedizione.
    Questo filmato mostra il rito iniziale del Lucernario:
    [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=DLD_Vx8Ump0[/youtube]

    COMPIETA
    INIZIO “convertici, Dio, nostra salvezza.” " e placa il tuo sdegno verso di noi"
    “O dio vieni a salvarmi." "Signore… Gloria… alleluia/lode a te... (in quaresima)”
    Il sabato santo solo chi non partecipa alla veglia pasquale recita copieta che iniza così: "Benedetto il Signore che vive e regna nei secoli dei secoli" "Amen".
    INNO
    SALMODIA 1 o 2 salmi ciascuno con antifona
    LETTURA BREVE
    RESPONSORIO
    CANTICO di SIMEONE
    ORAZIONE
    ANTIFONA ALLA B.V. MARIA

    OSSERVAZIONI PARTICOLARI
    • Le domeniche, le feste, le solennità ma anche le memorie dei santi iniziano con i primi vespri e nelle domeniche, feste e solennità ci sono anche i secondi vespri. Verso la fine della pagina maggiori dettagli sulle precedenze tra le celebrazioni.
    • L'antico rito ambrosiano non aveva secondi vespri; in epoca più recente furono introdotti, ma con rito più semplice dei primi vespri e soltanto in determinati giorni. Le memorie non ebbero mai i secondi vespri; nelle più solenni feste dei santi, come i patroni titolari, si ebbero sempre i primi vespri con particolare solennità, celebrati fino ad oggi con le vigilie. La cosa appare chiara nella festa di san Carlo assegnata al 4 novembre nonostante che il santo fosse morto nelle ore vespertine del giorno 3.
    • Nei Vespri dei venerdì di Quaresima si omettono il Cantico della Beata Vergine (con la sua antifona) e la seconda orazione. La stessa cosa si fa nei giorni della Settimana Santa (a cominciare da lunedì), nei quali si omettono anche il Cantico di Zaccaria a lodi e la Commemorazione battesimale a Vespri.
    • L'Arcivescovo di Milano ha il privilegio di presiedere la celebrazione dei Vespri indossando le vesti prescritte per la Messa con anche la dalmatica(non però il pallio)

      (l'immagine si riferisce ai Primi Vespri dell'Esaltazione della Santa Croce 2003). L'origine di questa consuetudine liturgica è così spiegata da Mons. Marco Navoni nel suo "Dizionario di Liturgia Ambrosiana":
      Anche per la celebrazione dei vespri presieduti dall'arcivescovo in cattedrale sono registrabili, fin dal Medioevo, alcune caratteristiche ben precise. E' sempre Beroldo a darcene puntuale testimonianza. Ai vespri dell'epifania, della domenica "in capite quadragesimae" e di pasqua, cioè al vertice del tempo natalizio e all'inizio dei tempi quaresimale e pasquale, l'arcivescovo presiedeva i riti lucernali indossando, anche in questo caso, i paramenti della messa. Si voleva in questo modo sottolineare lo stretto rapporto fra il sacrificium eucharisticum e il sacrificium vespertinum, che trova proprio nei riti lucernali il suo nucleo originario: non a caso l'offerta dei lumi e dell'incenso sull'altare è significativamente definita, negli antichi testi liturgici, con l'espressione lucernalis eucharistia. Terminato il lucernario, l'arcivescovo deponeva la pianeta, assumeva il piviale e continuava la celebrazione dei vespri. L'attuale prassi, codificata dall'Institutio Generalis della Liturgia Ambrosiana delle Ore (n.250), si è semplificata perché, se ha conservato all'arcivescovo il privilegio di usare, in cattedrale, i paramenti della messa per i vespri, ne ha esteso l'uso dal solo lucernario all'intera celebrazione.
    • L'arcivescovo durante le orazioni dei vespri è affiancato alla cattedra da 2 cantari.
    • Tutti gli altri (siano essi Vescovi, Canonici o semplici sacerdoti) quando presiedono solennemente la celebrazione della Liturgia delle Ore lo fanno con il piviale, come nel rito romano.
    • Il sacerdote o il diacono che presiede la celebrazione, sopra il camice o la cotta indossa la stola e, secondo l'opportunità, anche il piviale. Quindi il piviale anche per il Diacono.

  7. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (17-02-2016)

  8. #5
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Settimana Santa: ci sono notevolissime differenze con il rito romano. Non le analizzo qui ma vi invito a leggere i testi proposti nell’apposita discussione (cliccate qui) e a confrontarli con quelli romani.

    Benedizione eucaristica:
    • Dopo aver infuso l'incenso, tutti si inginocchiano, il sacerdote riceve il turibolo dal diacono e incensa il Santissimo.
    • Il sacerdote, stando in piedi, invita i fedeli alla preghiera e pronuncia o canta l’orazione del rituale.
    • Poi rivolge il saluto "il Signore sia con voi" e, i fedeli rispondono "E con il tuo spirito. Kyrie eleison, Kyrie eleison, Kyrie eleison", soggiunge "Diamo lode al Signore", tutti acclamano "Rendiamo grazie a Dio"; il sacerdote torna ad inginocchiarsi.
    • Mentre si canta il "Tantum ergo" o altro canto analogo, il sacerdote incensa nuovamente il Santissimo.
    • Ricevuto il velo omerale il sacerdote e diacono salgono all'altare ed insieme genuflettono.
    • Il diacono consegna l'ostensorio e si inginocchia,
    • Il sacerdote benedice l'assemblea facendo un segno di croce con il Sacramento e dicendo o cantando "Vi benedica Dio onnipotente...";
    • Data la benedizione, si incensa nuovamente il Santissimo sacramento e lo si ripone.
    • Colore liturgico Rosso


    Ecco un video della benedizione Eucaristica.


    In questo video il colore liturgico è verde in quanto la benedizione è stata impartita subito dopo i Vespri della I domenica dopo la Dedicazione che hanno questo colore liturgico.


    Altro video della Benedizione Eucaristica

    Processione Eucaristica

    I Vescovi indossano la mitra, ma non lo zucchetto, durante la processione all'esterno della chiesa.


    A proposito di questa usanza, vi propongo una parte di un interessante saggio di Mons. Navoni nel "Dizionario di Liturgia Ambrosiana" (NED, 1996) alla voce "mitra":

    (...)
    Per quanto riguarda infine l'uso della mitra c'è da notare una particolarità propria del rito ambrosiano: quando l'arcivescovo o un vescovo presiede una processione eucaristica all'aperto, fuori da un edificio sacro, reca l'ostensorio tenendo in capo la mitra. Circa l'origine di questa usanza c'è da registrare la polemica fra Angelo Fumagalli e Pietro Mazzucchelli. Il primo, nella Dissertazione 25 del suo Saggio storico-critico sopra il rito ambrosiano ritiene che sia stato l'arcivescovo Giovanni Visconti ad introdurre tale uso in occasione della processione del Corpus Domini del 1335 o 1336, quando era ancora vescovo di Novara e solo "Ecclesiae Mediolanensis conservator": secondo il Fumagalli, l'uso di tenere la mitra durante la processione eucaristica sarebbe stato indotto in Giovanni Visconti dal fatto che era cosa normale per un vescovo comparire mitrato, durante la altre processioni; in seguito la cosa divenne un dato costante nella prassi rituale ambrosiana, ma questo non toglie, afferma il Fumagalli, che ci si possa legittimamente chiedere se tale prassi sia conveniente e rispettosa.
    A dire il vero il documento che per la prima volta ci testimonia quest'uso e che ci descrive la processione eucaristica del 1335-1336, ha qualche particolare che merita attenzione: si tratta dell'Opusculum de rebus gestis Azonis Vicecomitis di Galvano Fiamma, secondo il quale non Giovanni Visconti, definico ancora come "episcopus Novarensis", ma un altro vescovo presiedette la processione dalla cattedrale in S. Ambrogio; senonché, come testualmente dice Galvano Fiamma, "cum Corpus Christi appropinquaret monasterio Sancti Ambrosii, tunc episcopus Novarensis in pontificalibus cum mitra episcopali Corpus Christi de manu alterius episcopi substulit ed usque ad altare sancti Ambrosii portavit". Il testo non dice che il vescovo che presiedette la processione portasse la mitra, mentre afferma ciò di Giovanni Visconti che recò il ss. Sacramento fino all'altare di S. Ambrogio, contrariamente dunque alla prassi ambrosiana successiva secondo la quale il vescovo reca l'ostensorio senza mitra quando è all'interno di un luogo di culto. La testimonianza di Galvano Fiamma risulta insomma troppo generica ed imprecisa per essere considerata risolutiva circa l'origine di tale usanza.
    Essa invece, secondo il Mazzucchelli, va cercata in tutt'altra direzione: rispondendo al Fumagalli, l'allora prefetto dell'Ambrosiana riuscì a selezionare un'ampia documentazione che comprova l'uso da parte del papa di recare processionalmente il ss. Sacramento con la mitra in capo. In realtà non si tratterebbe neppure di un rito particolare del cerimoniale papale, perché questo doveva in effetti essere l'uso universale, come dimostrano anche alcune prove iconografiche dalla quali risulta chiaramente che il vescovo, e non solo il papa, presiedendo la processione del Corpus Domini tiene la mitra in capo. L'esempio più evidente è una miniatura di Attavante degli Attavanti (1452-1525 c.), nel graduale della Biblioteca Laurenziana di Firenze (cor. 4, f. 7v), che riproduce una solenne processione del Corpus Domini ambientata in un quartiere fiorentino: il vescovo compare, sotto il baldacchino, in mitra, ed oltre tutto reca l'eucaristia in un ostensorio a forma di tempietto (secondo quella foggia che verrà poi denominata tipica dell'ostensorio ambrosiano) ed è rivestito di piviale rosso. Non solo dunque l'uso della mitra, ma anche gli altri due particolari coincidono con quelle che verranno poi indicate come specificità cerimoniali del rito ambrosiano.
    Furono alcuni pontefici (fra i quali il Mazzucchelli ricorda Leone X, Pio V e Benedetto XIII) che, come segno di umiltà e di devozione, vollero occasionalmente recare l'ostensorio, durante le processioni, senza mitra, uso questo che divenne poi normale nel cerimoniale romano.
    Si può quindi concludere affermando che, anche per questo particolare rituale (l'uso della mitra per recare processionalmente l'eucaristia), come, ad esempio, per la forma del cosiddetto "ostensorio ambrosiano" e fors'anche per l'uso del colore rosso nelle funzioni eucaristiche, quello che era l'uso comune ed universale, quando, per vari motivi, fu mutato dalla Chiesa romana, si conservò solo nella Chiesa milanese, con l'esito che divenne facile ed ovvio a quel punto considerare tutto ciò una peculiarità ambrosiana.
    In queste miniature ad esempio, il Papa e i Vescovi sono raffigurati con il capo coperto, il baldacchino è rosso e l'ostensorio è quello "ambrosiano". Anche il colore dei paramenti è rosso.



    Battesimo (dei bambini) avviene per immersione.




    per gli adulti si fa per infusione


    Quando il rito del battesimo viene inserito nella Messa, si procede in questo modo:
    • caso semplice
      Nelle varie messe della domenica i riti di accoglienza (dialogo con i genitori e i padrini – segno di croce sulla fronte dei bambini) si svolgono all’inizio della Messa e sostituiscono il saluto iniziale e l’atto penitenziale. Terminato il segno di croce sulla fronte dei bambini, si passa al Gloria e a tutto quanto segue.
    • caso complesso
      Nella messa del sabato sera, poiché l’annuncio della Risurrezione, che non va mai omesso, la rende più simile alla veglia pasquale, ci si comporta come in quel caso.
      I riti di accoglienza, più l’orazione di esorcismo e l’unzione con l’olio dei catecumeni, si svolgono prima della messa.
      A questo punto sia nella forma solenne della liturgia vigiliare vespertina, sia nella forma semplice della messa vespertina all’inizio della domenica si segue quanto prescritto, compreso ovviamente l’annuncio della Risurrezione.



    Matrimonio

    DIRETTORIO PER L’USO DEL NUOVO RITO DEL MATRIMONIO NELLA LITURGIA AMBROSIANA

    Il Rito del Matrimonio (RM), pubblicato il 4 ottobre 2004 in edizione italiana, è stato accolto ufficialmente tra i libri liturgici ambrosiani a partire dal 28 novembre 2004. Pertanto, in attesa di una futura redazione di un libro liturgico proprio, la Congregazione del Rito Ambrosiano ha stabilito quanto segue:

    1. Pur non escludendo l’uso della seconda forma di accoglienza degli sposi (RM, n. 48), la prima forma (RM, n. 45) – l’incontro degli sposi davanti alla chiesa (in facie ecclesiae), cui segue il cammino comune verso la consacrazione sacramentale della loro unione – è da ritenersi la più corrispondente alla natura del rito matrimoniale e va considerata la forma ambrosiana propria o ordinaria. In tale forma, infatti, si percepisce immediatamente la dimensione antropologica e l’alto valore umano dell’istituto matrimoniale, sul quale nella Chiesa si innesta il dono dello Spirito, che fa dell’unità dei coniugi l’immagine vivente del mistero d’amore che unisce Cristo alla Chiesa.

    2. La conclusione di RM, n. 46 sia riformulata così: “La processione può essere accompagnata da un brano musicale o da un canto adatto. Al termine della processione si esegue il Canto all’Ingresso”.

    3. La Memoria del Battesimo, in sostituzione dell’atto penitenziale, si svolga secondo le indicazioni di RM, nn. 51-59. In RM, n. 51 si deve sostituire Messale Romano con Messale Ambrosiano. In RM, n. 59 si consideri escluso il riferimento al Mercoledì delle Ceneri, tipicamente romano.

    4. Al termine del Gloria (quando è previsto) si reciti (o si canti) l’orazione All’Inizio dell’Assemblea Liturgica prevista nel Messale Ambrosiano (messa per gli sposi), trascurando l’indicazione di RM, n. 60.

    5. La liturgia del sacramento avvenga secondo quanto previsto in RM, nn. 65-77. RM, n. 66 sia riscritto in questo modo: “Terminata l’omelia e dopo qualche momento di silenzio, si esegue il Canto dopo il Vangelo. Gli sposi, i testimoni e tutti i presenti si alzano in piedi e il sacerdote si rivolge agli sposi…”.

    6. Non è opportuno che gli sposi siano invitati ad accedere alla mensa nel luogo riservato a chi presiede. La loro ministerialità infatti non deve mai essere confusa con quella del sacerdote.

    7. Secondo l’indicazione di RM, n. 78, per avere la facoltà di procedere all’Incoronazione degli sposi, nel modo stabilito, si ricorra all’Ordinario, che la concederà quando risulti effettivamente rispondente al costume del luogo di provenienza di almeno uno dei due nubendi. Il rito, attraverso il quale si esprime la regalità degli sposi, e il divenire la sposa gloria dello sposo e viceversa, costituisce l’elemento antropologico caratterizzante la cerimonialità matrimoniale nei paesi di tradizione ‘greca’. Esso andrebbe dunque valorizzato nei casi di matrimoni tra cattolici, nei quali almeno una delle parti sia di Rito bizantino, e in quelli interconfessionali (con una parte cattolica e una ortodossa) sempre più frequenti in territorio ambrosiano (per i coniugi orientali e per le loro famiglie il ritrovare tale elemento rituale permette un più immediato riconoscimento del sacramento celebrato, con importanti e positive implicazioni – anche psicologiche – in merito ad un vincolo coniugale contratto in terra straniera e con stranieri/e). Le corone sono un segno liturgico, per il quale si propone un rito di imposizione e un rito di deposizione (con le relative formule). Vengono accluse al Direttorio indicazioni rituali al riguardo. Pare opportuno collocare la deposizione delle corone dopo l’Invocazione dei santi, a Benedizione degli sposi avvenuta (con o senza Velazione). Compiuto il rito l’intera liturgia nuziale prosegue con l’orazione ambrosiana A Conclusione della Liturgia della Parola, riportata nella Messa per gli sposi, e con lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano (se si celebra l’Eucaristia).

    8. I testi per la Benedizione nuziale attualmente contenuti nel Messale Ambrosiano siano ordinariamente sostituiti con i formulari in RM, nn. 85-88. Si consideri inoltre l’opportunità di anticipare tale Benedizione al termine della Consegna degli anelli, conformemente a quanto indicato in RM, n. 79. In questa collocazione essa appare, con maggiore chiarezza, parte integrante del Rito del Matrimonio strettamente inteso e risulta più confacente alla tradizione ambrosiana. Senza sminuire la ministerialità propria degli sposi, la liturgia così configurata attribuisce un rinnovato risalto all’intervento orante della Chiesa. La Benedizione nuziale è atto di riconoscenza al Dio della creazione e dell’alleanza, è memoria dell’opera di Cristo-sposo, è invocazione fiduciosa dello Spirito, nella cui forza soltanto il mistero si realizza nell’oggi celebrativo (cf. Presentazione della CEI, n. 6). A ratificare l’appartenenza della nuova coppia all’unico corpo di Cristo sarà, conseguentemente, l’epiclesi della Preghiera Eucaristica (cf. ibidem).

    9. RM, n. 84 ripristina ad libitum un organico rapporto tra la Benedizione e la Velazione degli Sposi, rito quest’ultimo ben conosciuto e praticato anticamente sia in ambito milanese (“è necessario che lo stesso coniugio sia santificato dal velo imposto dal sacerdote e dalla sua benedizione” – Ambrogio di Milano, Lettera 62 [a Vigilio]), sia in ambito romano. Si valuti dunque con favore l’opportunità di accompagnare la Benedizione degli sposi con la loro Velazione, segno – come si esprime la rubrica – “della comunione di vita che lo Spirito, avvolgendoli con la sua ombra, dona loro di vivere”. Per praticare tale rito le parrocchie si doteranno del “velo sponsale”, secondo le indicazioni di RM, n. 84.

    10. È lodevole ed opportuno che il testo delle quattro benedizioni sia conosciuto con il debito anticipo dai nubendi. I più sensibili potranno così esprimere una loro preferenza. In ogni caso il Parroco (o chi presiederà) è chiamato ad orientare con sapienza pastorale la scelta del formulario maggiormente adatto al cammino di fede degli sposi. È inoltre raccomandabile preparare, prima della celebrazione, l’assemblea agli interventi ai quali è chiamata, durante la Benedizione nuziale, così come in altri momenti del rito. Il tempo di attesa degli sposi può essere utilmente impiegato per stimolare i presenti ad una partecipazione attiva, creando un clima di raccoglimento e preghiera.

    11. Si esegua sempre un canto di ringraziamento o un’acclamazione di lode, prima della Preghiera dei fedeli, secondo l’indicazione in RM, n. 80. Questo momento di partecipazione assembleare può essere favorito mediante la proposta di un canto adatto, facilmente eseguibile da tutti i presenti. È da escludere qui un intervento musicale solistico, perché non sarebbe affatto rispondente al senso di adesione gioiosa da parte dei fedeli, invitati dalla liturgia a rendere lode a Dio con un’acclamazione, che non deve essere sostituita dall’applauso.

    12. La Professione di fede, quando è prescritta, non avvenga dopo le Litanie dei santi (cf. RM, n. 81), ma, come sempre nel Rito Ambrosiano, prima dell’orazione Sui Doni.

    13. Le Invocazioni dei santi, in ragione della loro consonanza con l’uso ambrosiano, non siano mai omesse e, diversamente da quanto indicato in RM, precedano (anziché seguire) eventuali invocazioni (nella forma della preghiera dei fedeli) per le quali si deve prevedere un’esecuzione anche in canto. Dopo il patrono della chiesa o del luogo si aggiunga sempre Sant’Ambrogio. A conclusione non si tralasci il triplice Kyrie eleison. Infatti, mentre si compie uno degli eventi più solenni che possa coinvolgere l’umana libertà e il suo disporsi ad una nuova condizione di vita stabile e duratura, si avverte la necessità di una comunione più profonda con i santi, in particolare con “quelli che vissero in stato coniugale”, come recita la rubrica. Gli impegni assunti, nell’amore e nella gioia, durante il Rito del Matrimonio, domandano non solo la preghiera dei presenti, ma prima ancora quella di coloro che ci hanno preceduto e ora contemplano la gloria dell’Amato.

    14. Al termine delle Litanie dei santi e dell’eventuale Preghiera dei fedeli si proclami l’orazione A Conclusione della Liturgia della Parola propria della Messa degli sposi, contenuta nel Messale Ambrosiano, tralasciando l’orazione riportata in RM. Ad essa segua lo Scambio di pace, secondo le norme del Messale Ambrosiano.

    15. Se la Benedizione nuziale (e la eventuale Velazione) è stata anticipata a dopo lo scambio degli anelli, alla preghiera del Padre nostro segua, come di consueto, l’embolismo Liberaci, o Signore.

    16. Si dia lettura degli articoli del Codice civile concernenti i diritti e i doveri dei coniugi secondo l’indicazione in RM, n. 143.

    17. Le formule per la Benedizione conclusiva si prendano, indifferentemente, dal Messale Ambrosiano o da RM. L’assemblea sia poi congedata con il semplice invito: “Andiamo in pace”, seguito dalla risposta ambrosiana “Nel nome di Cristo”

    18. Conformemente alle disposizioni in RM, n. 94, la firma dell’Atto di Matrimonio non avvenga mai sulla mensa, ma in altro luogo visibile da parte del popolo oppure in sacrestia.

    19. Secondo la consuetudine popolare, dopo la firma dell’Atto di Matrimonio, si raccomandi una breve sosta degli sposi davanti all’immagine della Beata Vergine Maria per una preghiera di affidamento ed, eventualmente, un omaggio floreale.

    20. Il Parroco e, nelle situazioni più complesse, il Vescovo, per la loro competenza pastorale, orientino gli sposi verso la scelta di una celebrazione senza la Liturgia Eucaristica nei seguenti casi o in circostanze simili:
    - quando da parte degli sposi c’è una totale assenza di vita ecclesiale o manca una significativa pratica religiosa;
    - quando uno dei due sposi non desideri accostarsi alla comunione;
    - obbligatoriamente, quando il matrimonio viene celebrato tra un/a battezzato/a e un/a catecumeno/a o tra una parte cattolica e una non cristiana (cf RM, cap. III).
    - nel caso di matrimonio interconfessionale (tra una parte cattolica e una acattolica), a meno che la circostanza richieda diversamente e l’Ordinario abbia dato esplicitamente il suo consenso (cf RM, n. 36). Quanto ad ammettere la parte non cattolica alla comunione eucaristica si osservino le norme stabilite dalla Chiesa (cf CIC, can. 844).

    21. Quando il Rito del Matrimonio è inserito nella celebrazione della Parola, l’orazione che segue l’aspersione può essere presa dalle formule all’inizio dell’assemblea liturgica del Messale Ambrosiano o secondo le indicazioni in RM, n. 111 dal medesimo Rituale, con l’avvertenza di modificare la conclusione, secondo l’uso ambrosiano: Per Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore…

    22. Si sostituisca in RM, n. 162 – prima edizione – l’espressione “sacramento nuziale” con “patto nuziale”, secondo quanto stabilito dalla Conferenza Episcopale Italiana, e già recepito nella prima ristampa.

    23. Dopo la benedizione, a conclusione del Rito del Matrimonio nella Liturgia della Parola, l’assemblea sia congedata con la formula “Andiamo in pace”, con la risposta “Nel nome di Cristo”, preceduta, se lo si ritiene opportuno, da parole che esprimano l’invito alla missione e alla testimonianza sponsale nella comunità.
    Esequie: la salma è disposta, anche quella dei presbiteri e dei vescovi, con i piedi rivolti all'altare.
    Il rito di aspersione ed incensazione si svolge all'inizio della celebrazione al posto dell'atto penitenziale.
    Al posto della preghiera dei fedeli si cantano (e potendo ci si inginocchia) le litanie dei santi a cui seguono alcune invocazioni per l'anima del defunto e per il conforto dei suoi cari ed infine la triplice acclamazione Kyrie Eleison.

    Processioni di ingresso: prima di salire all'altare si possono cantare i 12 kyrie "in groemio ecclesiae". In tal caso si omette l’ atto penitenziale.



    Feste del patrono Martire: si può bruciare all’inizio della celebrazione il “faro” cioè:
    un globo ricoperto di bambagia (decorato con la croce le palme e la corona) che viene appeso all’ingresso del presbiterio. Esso è segno della vita consumata dall’amore di Cristo nel momento del martirio
    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio

    immagine tratta da Il Duomo di Milano e la Liturgia Ambrosiana, II edizione (Centro Ambrosiano, 2005)

    dalla prima edizione dello stesso libro.

    Filmato della cerimonia del 2007 in Duomo in occasione della ricorrenza di S. Tecla:
    Ultima modifica di Ambrosiano; 06-04-2017 alle 00:03

  9. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (17-02-2016)

  10. #6
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Libri liturgici AMBROSIANI

    MESSALE tenete presente che è proposta l’ intero testo della messa (prefazio compreso) differente per ogni giorno dei tempi forti, e per molti santi oltre che per tutte le domeniche le feste e le solennità.
    Oltre al prefazio proprio, anche l'Orazione a conclusione della Liturgia della Parola è sempre propria e si dice anche quanto viene omessa la preghiera dei fedeli
    Ci sono anche 2 preghiere eucaristiche da da usarsi nella Settimana Santa (qui trovi anche il testo).
    e) La preghiera eucaristica quinta si deve usare nella messa vespertina del giovedì santo; si può anche usare nelle messe che hanno come tema il mistero dell'eucaristia e della passione, nelle ordinazioni o negli anniversari sacerdotali e nelle riunioni sacerdotali. In questa preghiera eucaristica non si può inserire la formula per il defunto.
    f) La preghiera eucaristica sesta si deve usare nella veglia pasquale; si può anche usare nelle messe "per i battezzati", nelle domeniche e nelle ferie del tempo pasquale e nelle messe rituali dell'iniziazione cristiana. In questa preghiera eucaristica non si può inserire la formula per il defunto.
    LEZIONARIO AMBROSIANO: è entrato in vigore il 16 novembre 2008 sostituendo quello "ad experimentum" usato negli ultimi 30 anni. L’edizione del Lezionario ambrosiano per i tempi liturgici è prevista in un totale di sette volumi: tre festivi, corrispondenti ai tre misteri (mistero dell’incarnazione – mistero della pasqua – mistero della pentecoste) in cui è stato ripartito; quattro feriali, corrispondenti ai tre misteri sopra ricordati, ma con lo sdoppiamento dell’ultimo in ragione del numero delle pagine.
    Scelta di merito, ma con chiare implicazioni metodologiche per l’ordinamento delle letture, è quella, di un Lezionario «a tre corsie»: quella domenicale, o struttura festiva dominante; quella sabbatica, o struttura festiva complementare; quella feriale.

    Per un approfondimento vedi la voce "Lezionario ambrosiano" in Enciclopedia liturgica.

    RITUALE PER LE ESEQUIE

    BREVIARIO AMBROSIANO

    Riporto un link trovato da Vox per un altra discussione
    Originally posted by Vox Populi@Aug 20 2006, 11:48 PM
    Non si finisce mai di imparare. Cercando nell'immenso sito dell'Arcidiocesi di Milano ho trovato il catalogo dei libri editi dal Centro Ambrosiano che non avevo mai visto prima di stasera.
    Impostando nel campo "collana" Liturgia-edizioni tipiche si accede all'elenco dei libri liturgici disponibili (c'è il Missale Ambrosianum latino ma il Breviario è solo in italiano).
    Ma soprattutto ho scoperto che esiste una libreria all'interno dell'Arcivescovado di Milano, aperta anche ai laici.
    sotto edizioni tipiche:
    COMUNIONE E CULTO EUCARISTICO FUORI DELLA MESSA
    LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE VOLUME 1
    LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE VOLUME 2
    LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE VOLUME 3
    LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE VOLUME 4
    LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE VOLUME 5
    MESSALE AMBROSIANO FESTIVO PELLE
    MISSALE AMBROSIANUM
    RITO DELLE ESEQUIE

    sotto testi ufficiali:
    ADDENDE LITURGIA AMBROSIANA DELLE ORE
    COMUNIONE EUCARISTICA AI MALATI
    DIURNA LAUS
    DIURNALE LODI MATTUTINE ORA MEDIA VESPRI E COMPIETA
    LEZIONARIO AMBROSIANO
    LITURGIA AMBROSIANA ORE "INSTITUTIO GENERALIS" (LA)
    MINISTERO STRAORDINARIO DELLA COMUNIONE EUCARISTICA AI MALATI (IL)
    PREGHIERE EUCARISTICHE SECONDO IL RITO AMBROSIANO PER LA CONCELEBRAZIONE
    PRINCIPI E NORME PER L'USO DEL MESSALE AMBROSIANO
    PROPRIO DELLA LITURGIA DELLE ORE DELLA SANTA CHIESA DI MILANO SECONDO IL RITO ROMANO
    PROPRIO DELLE MESSE DELLA SANTA CHIESA DI MILANO SECONDO IL RITO ROMANO
    SACRAMENTI PER GLI INFERMI

    ________________________________________ ____________________________

    Abiti liturgici

    Sono fondamentalmente uguali quelli romani. Si hanno tuttavia alcune piccole differenze nel modo di indossarne alcuni:
    • L’amitto lo si indossa sopra il camice (anche se molti lo mettono sotto).
    • Il camice però può presentare alle maniche e nella parte inferiore anteriore e posteriore applicazioni di tessuto, dello stesso colore dei paramenti e decorati, dette “aurifregi”.
    • È possibile che ci sia il Cappino: striscia di tessuto nei vari colori liturgici applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta e della casula. Anticamente era unito all’amitto (ed è per questa ragione che l'amitto continua tuttora ad essere messo sopra il camice).

      qui si vedono bene gli aurifregi:

    • Il diacono porta la stola sopra la dalmatica.




    • Il vescovo porta la mitra durante le processioni Eucaristiche e con le reliquie della Passione, fatte fuori dalla chiesa.
    • I vescovi portano la Croce pettorale sopra la casula/pianeta.

    --------------------------------------------------------------------------------------

    COLORI LITURGICI PER IL RITO AMBROSIANO
    La differenza dei colori nelle vesti liturgiche serve ad esprimere in modo visibile la caratteristica particolare dei misteri che vengono celebrati nei periodi che si susseguono lungo il corso dell’anno liturgico.

    • IL BIANCO: si usa nel tempo pasquale e nel tempo natalizio; nelle solennità, nelle feste e nelle memorie del Signore (escluse quelle della Passione, dell’Eucaristia e del S. Cuore); nelle solennità, feste e memorie della Vergine Maria, degli Angeli, dei santi (non martiri). È il colore della gioia pasquale, della luce, della vita.
    • IL ROSSO: si usa dal sabato in tradizione Symboli (cioè quello che precede la Domenica delle Palme) fino alla Veglia di Pasqua esclusa; a Pentecoste e nel tempo dopo Pentecoste e dopo il Martirio di S. Giovanni, fino alla Domenica della Dedicazione della Cattedrale (3ª Domenica di ottobre) esclusa; nelle celebrazioni dello Spirito santo, dell’Eucaristia, della S. Croce e del S. Cuore; nelle feste degli Apostoli ed Evangelisti e nelle celebrazioni di santi martiri.
      L’uso dello stesso colore per le celebrazioni della Settimana santa, del mistero della Croce, del S. Cuore, dello Spirito santo, dell’Eucaristia e dei Martiri, vuole indicare la profonda unità che c’è fra la Passione, l’Eucaristia e il dono dello Spirito; queste ultime due realtà sono la “prova” più eloquente dell’amore che Cristo ha per la sua Chiesa e sono la fonte di quello stesso amore che ha spinto i Martiri alla testimonianza del sangue (rosso infatti è il colore del sangue).
      Rossi sono quindi il conopeo della pisside e dell'ostensorio, l'ombrello per il viatico e il baldacchino.
    • IL VERDE: si usa nel tempo ordinario fra la Festa del Battesimo del Signore (la prima Domenica dopo l’Epifania) e la Quaresima, e fra la Domenica della Dedicazione della Cattedrale e l’Avvento. Indica la speranza della vita eterna di chi è in cammino nel tempo.
    • L’ORO: si può usare in sostituzione dei suddetti colori (ma non del morello e del nero), particolarmente nelle celebrazioni più solenni
    • IL MORELLO (spesso è semplicemente un viola scuro con riflessi rossastri): si usa nel tempo di Avvento, esclusa la solennità della Divina maternità di Maria e in Quaresima fino al sabato in traditione Symboli escluso. Si usa nelle Messe votive per il perdono dei peccati e nelle liturgie e Messe dei defunti.
    • IL NERO: Può essere utilizzato per le celebrazioni dei defunti e nelle ferie della quaresima. Per maggiori dettagli vedi riquadro più sotto.
    • Non si usa IL ROSA.


    L'uso del colore “nero” nella liturgia quaresimale

    La Guida pastorale per le celebrazioni liturgiche segnala la possibilità, per il Rito ambrosiano, di utilizzare ad libitum, nelle ferie di Quaresima dal lunedì al venerdì, il colore liturgico “nero”, in luogo del colore “morello”.

    Questa scelta trova le sue origini nella più antica tradizione liturgica comune sia alla Chiesa d’Oriente che d’Occidente. Il nero, infatti, fu da sempre ritenuto capace di esprimere una risposta all’invito alla conversione, prestando voce – nel silenzioso ma eloquente linguaggio dei colori – all’interiore anelito di salvezza.

    Con tale accezione fu riconosciuto come colore penitenziale per eccellenza, al punto da diventare simbolo della stessa vita monastica, contribuendo a identificare quanti si esercitavano assiduamente nella purificazione del cuore.

    Solo successivamente il nero fu accolto – e con significative eccezioni – anche nei riti esequiali, senza tuttavia perdere il suo principale significato: richiamare i credenti alla radicalità del rinnovamento.

    La liturgia milanese fino alla Riforma del Vaticano II conservò tale uso per le ferie di Quaresima e per i giorni segnati dal digiuno e da una più intensa invocazione della misericordia divina.

    Come ricordano le Premesse del Messale, «la differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati» (n. 320). La possibilità offerta dal Calendario liturgico va letta in questo senso: non un banale esercizio di archeologia, ma una via per rimarcare, in modo più evidente, anche sul piano visivo e attraverso i segni sensibili – «tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica» (Sacrosanctum Concilium, n. 109) – un accento preciso del cammino quaresimale.

    Nel rito ambrosiano, infatti, l’itinerario delle ferie dal lunedì al venerdì sottolinea maggiormente l’aspetto penitenziale, mentre assegna la memoria battesimale soprattutto ai sabati e alle domeniche.

    L’uso del colore liturgico nero – alternato al morello festivo – si carica quindi di un profondo simbolismo, capace di esprimere «il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico» (Principi e norme per l’uso del Messale ambrosiano, n. 320), ispirando il pentimento e connotando fortemente i giorni austeri della Quaresima.

    «Le preghiere e le lacrime, o Signore pietoso, a te più intense si levano in questo tempo santo. Tu che conosci i cuori e deboli ci vedi, a chi si pente e ti invoca concedi il tuo perdono»: così ci invita a pregare la Liturgia quaresimale alle Lodi mattutine dei giorni feriali.

    Sono questi i sentimenti che può suscitare in noi il colore liturgico che caratterizza e accompagna il dispiegarsi del grande itinerario verso la Pasqua.
    Differenze nella Liturgia Ambrosiana antica rispetto a quella odierna.

    • Bianco ottava di Natale-Circoncisione.
    • Morello da Settuagesima al Sabato in Traditione Simboli e nelle vigilie dei Santi e nelle Feste delle Sante Vedove e delle sante Matrone.
    • Verde per le Domeniche e Ferie dopo l' ottava di Pasqua fino alla vigilia di Pentecoste: colore dei Tempi di transizione e che accenna ad una letizia meno tripudiante, ma conservata ed alimentata da inconfondibile speranza (eccetto l'Ascensione che è bianco).
      Si usa anche per le Feste dei Santi Abati che non furono Sacerdoti (es. S. Antonio).
    • Nero per le tre Ferie delle Litanie (ovvero lun. mar. e merc. prima di Pentecoste), colore di stretta penitenza, che col digiuno di un tempo, sta a dimostrare l'inserzione non primigenia di queste Ferie, quasi quaresimali, in un Tempo tutto pervaso dalla gioia della Pasqua.
    ________________________________________ ____________________________

    Suppellettili
    Originally posted by da: Principi e Norme del Messale A.
    80. [...]
    Inoltre, sull'altare, o vicino ad esso, si collochi la croce sulla quale, se è sopra l'altare, possono essere collocati i ceri prescritti secondo l'usanza del rito ambrosiano.
    Come gia detto nell’apposita discussione il turibolo ambrosiano è diverso perchè privo del coperchio e della quarta catena. Diverso è anche il modo di incensare: si fanno compiere delle “rotazioni il aria” al turibolo.
    guardando dalla parte di chi incensa
    1 rotazione in senso anti orario
    inchino
    3 in senso orario (per il SS. Sacramento, la croce e le reliquie delal passione, il cero pasquale, le immagini di Cristo in genere, le offerte, il vescovo o il sacerdote, il popolo)
    oppure 2 (le immagini e le reliquie della Madonna e dei santi, i diaconi)
    oppure 1 (mi sembra per i suddiaconi)
    inchino
    Se alla conclusione dell'incensazione del popolo un altro gioro anti orario.
    ecco un tentativo di rappresentarlo

    ___
    celebrante ________ popolo

    Anche l’ostensorio è diverso: è del tipo a tempietto o ciborio


    La croce nelle processioni si porta sempre con la parte del Crocifisso rivolta al celebrante.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 06-02-2016 alle 19:36 Motivo: Ripristinate le immagine perse di Imageshack

  11. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (17-02-2016)

  12. #7
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    CANTO AMBROSIANO

    La liturgia Ambrosiana non usa il canto gregoriano, ma ha un suo proprio canto (canto ambrosiano) sia per quanto riguarda il "comune" della messa/vespri ecc., sia per i canti veri e propri.

    Nel forum vi è una discussione apposita sul Canto ambrosiano e in cui si possono ascoltare molti canti:http://www.cattoliciromani.com/19-musica-ed-arte-sacra/8898-canto-ambrosiano

    -------------------------------------------------------------------------------

    Testi relativi al Canto Ambrosiano

    Sono stati pubblicati i seguenti due testi:

    Antiphonale Missarum simplex
    iuxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis

    a cura di dom Jean Claire o.s.b. e mons. Alberto Turco

    edizione: Lucca: LIM 2001
    pagine 316
    formato 14×21 • cartonato
    Euro 26 ISBN 88-7096-276-8

    -------------------------------------------

    Antiphonale Missarum
    iuxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis
    a cura di dom Jean Claire o.s.b. e mons. Alberto Turco

    edizione: Lucca, LIM 2006 (fuori collana)
    pagine XXVIII + 656
    formato 14×21 • cartonato
    Euro 48 ISBN 88-7096-473-8

    "Antiphonale Missarum iuxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis"

    Dopo l'Antíphonale Missarum Simplex iuxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis (2001) esce ora, ad uso dei cultori del canto ambrosiano, l'Antiphonale Missarum completo, a cura di doni Jean Claire osb e di mons. Alberto Turco, entrambi studiosi di chiara fama e d'indiscussa competenza.
    L'edizione - a settant'anni da quella dell'abate Suñol del
    1935 - si caratterizza per la sua conformità al Messale Ambrosiano, riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano Il (1976), e per lo studio critico accurato delle fonti manoscritte a tutt'oggi disponibili, allo scopo di offrire per l'uso liturgico e per l'approfondimento scientifico, i risultati più sicuri, sotto il profilo testuale e musicale, della ricerca in atto sul canto genuinamente ambrosiano.
    Tale edizione, pur rimanendo un'opera aperta a nuovi apporti di studio, segna una tappa miliare nella ricerca sul canto ambrosiano e si configura come un vero e proprio superamento dell'edizione che, sostenuta con decisione dal beato cardinale arcivescovo Alfredo Ildefonso Schuster, ha caratterizzato la rinascita del canto ambrosiano negli anni Trenta del secolo scorso.
    Tutte le comunità ecclesiali di rito ambrosiano - in modo particolare quelle che celebrano ordinariamente o anche solo saltuariamente in lingua latina con il nuovo Missale Ambrosianum (1981) - hanno nel volume che presentiamo lo strumento adeguato per valorizzare appieno la tradizione testuale e musicale del canto ambrosiano.
    Tutti i gruppi corali che hanno attenzione e gusto per il repertorio gregoriano potranno arricchire la loro esperienza artistica a servizio della lode di Dio della bellezza antica e sempre nuova del canto ambrosiano.
    Un repertorio di canto latino come quello autenticamente ambrosiano è anzitutto un valore per tutta l'ecumene cattolica dal punto di vista liturgico musicale. Esso racchiude infatti l'espressione canora e musicale dell'unica fede cattolica secondo una tradizione
    latina distinta e complementare alla tradizione romana, recettiva di influssi sia dell'Oriente cristiano sia dell'area ispano-visigotica e gallicana. Il cammino ecumenico delle Chiese cristiane non può che trarne il massimo vantaggio: si può legittimamente celebrare e cantare con forme espressive canoro-musicali diverse senza attentare alla confessione dell'unica fede e alla comunione di carità che dalla fede scaturisce.
    Un secondo valore intrinseco al repertorio che qui viene reso disponibile è la qualità teologica e spirituale dei testi. La ricca ed intensa meditazione cristologica, ecclesiologica e mariologica delineata dai canti dei tempi forti, si sviluppa senza soluzione di continuità in un'altrettanto ricca ed intensa narrazione della multiforme ' santità cristiana nei canti del proprio e del comune dei santi.
    Un terzo ed ultimo valore è di natura squisitamente estetica e culturale. Con la custodia e il rilancio della sua antica tradizione canora e musicale, la Chiesa ambrosiana si fa attenta promotrice di una solida cultura storico-musicale ed estetico-musicale non solo per il popolo cristiano, ma anche per tutti coloro che, pur non professando la fede della Chiesa, sanno apprezzare il patrimonio storico, umano ed artistico, che la fede ha originato nel corso dei secoli.
    Auspico dunque che questa edizione profondamente rinnovata, e maggiormente fedele alla genuina tradizione ambrosiana, dell'Antiphonale Missarum venga accolta con favore sia da coloro che già praticano il canto ambrosiano, sia da chi, sensibile alla sua bellezza, voglia aprirsi con fiducia alla sua pratica, a lode e gloria "dell'unico Dio nella Trinità e della Trinità nell'Unità" (cf. Simbolo detto atanasiano).

    Card. Dionigi Tettamanzi
    Milano, 7 dicembre Solennità di Sant'Ambrogio
    --------------------------------

    I due libri sopra menzionati hanno però avuto parecchie critiche dagli esperti di canto ambrosiano.
    Critiche che sono sintetizzate in questo post che l'utente "doctorangelicus", esperto in materia, ha fatto nel forum in occasione della pubblicazione del libro "Antifonale Ambrosiano" (vedere dettagli qui di seguito).
    L'unica edizione ufficiale del canto milanese (comunemente detto ambrosiano), approvata dalla S. Sede, è quella dei due volumi pubblicati ai tempi del card. Schuster e curati da p. G. Suñol OSB: Vesperale e Antiphonale Missarum (più alcuni libri minori). Queste edizioni furono compilate in tempi molto rapidi e con le sole forze di p. Sunol, per cui la critica ebbe ragione di rintracciarvi varie mancanze; alcune di queste le riscontriamo oggi ancor maggiormente, a partire dall'apparato di segni esecutivi (trattini orizzontali e verticali, punti ecc.) veramente molto presente e concepito secondo il cosiddetto Metodo di Solesmes. Va tuttavia ammesso che nella sostanza, a parte qualche errore di una certa entità, si tratta di una edizione tutt'altro che disprezzabile. In anni recenti è uscito un cosiddetto "nuovo Antiphonale Missarum", che (sia chiaro) non è un'edizione ufficiale, sul quale ci sarebbe da scrivere un libro: in parole povere, è l'assurdo tentativo di realizzare un Antifonario "veramente ambrosiano" (!!!!) utiilizzando solo brani che apparterrebbero a un ipotetico fondo primitivo, eliminando tutti i pezzi provenienti da altri repertori (come il gregoriano) e a Milano ripresi e rielaborati secondo il proprio stile, secondo una prassi caratteristica del canto milanese. Sulle modalità a dir poco criticabili di questa operazione non dico nulla: lascio la parola agli articoli a suo tempo apparsi sulla Rivista Internazionale di Musica Sacra a firma di musicologi autorevoli quali Giacomo Baroffio e Luca Ricossa (la versioen fracese degli articoli di quest'ultimo si trova anche on line all'indirizzo http://lrs.perso.neuf.fr/ (vedi sotto Notes de lecture). Ora si trattava di pubblicare (vedi dettagli del libro Antifonale Ambrosiano appena più sotto) non già un Antifonario completo, che richiederebbe un lavoro ed energie enormi, tanto più dopo il fallimento sostanziale di tale citata edizione, quanto di offrire alle parrocchie (e speriamo al Seminario) una raccolta di canti tale da rendere ancora possibile cantare una messa e un vespro in ambrosiano. Naturalmente l'operazione è stata fatta guardando in faccia la realtà: il canto ambrosiano è fondamentalmente sparito dall'uso. Si tratta dunque di ri-partire da un repertorio di base, senza però fare, come in altre recenti pubblicazioni, delle raccoltine di soli canti semplici: si è dato spazio anche a pezzi di una certa complessità. Come edizione-base si è conservata quella ufficiale (Schuster-Sunol), correggendo errori materiali e soprattutto sfoltendo l'apparato di segni aggiuntivi, spesso arbitrari o fuorvianti. Una delle correzioni più eclatanti è l'eliminazione del bemolle dal Credo, restituendo la melodia alla tradizione costante dei manoscritti e all'uso della Cattedrale che fino agli anni '30, cioè fino all'avvento dell'ed. Sunol, sempre lo cantò senza il si bemolle.
    La pubblicazione a cui si fa riferimento nel post è la seguente:
    Antifonale Ambrosiano

    a cura di Ferruccio Ferrari e con la cosulenza musicologica di Angelo Rusconi

    edizione: Lucca, LIM 2011
    pagine 272 + 2 CD
    formato 17×24 • cartonato
    Euro --
    ISBN 978-88-7096-626-8

    --------------------------------------------------
    Vista quindi l'importanza dei due volume pubblicati a cura dal card. Schuster e dell'abate Suñol, grazie all'iniziativa ed alla disponibilità degli utenti "Dies irae" e "davidthegray", è ora disponibile la scannerizzazione dei:


    Liber Vesperalis e Antiphonale Missarum juxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis

    pubblicati con decreto del card. Schuster.

    Lo scan, in formato Pdf del Vesperale, lo si può trovare qui:
    Liber Vesperalis juxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis (1939, a cura di Gregorio Maria Suñol)

    Qui invece lo scan in formato PDf dell'Antiphonale:
    Antiphonale Missarum juxta ritum Sanctae Ecclesiae Mediolanensis (1935, a cura di Gregorio Maria Suñol)
    Ultima modifica di Ambrosiano; 25-03-2013 alle 23:06 Motivo: Aggiornati i riferimenti ai testi di Canto Ambrosiano

  13. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (19-02-2016)

  14. #8
    Veterano di CR L'avatar di chierichetto87
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    Parliamo ora delle particolarità proprie del duomo di Milano.
    PRINCIPI E NORME PER L'USO DEL MESSALE AMBROSIANO CAPITOLO IX
    RITI PROPRI DELLA CHIESA METROPOLITANA NELLE CELEBRAZIONI SOLENNI PRESIEDUTE DALL'ARCIVESCOVO

    355. Secondo un'antica tradizione, la Chiesa Cattedrale Metropolitana di Milano ha conservato alcuni riti particolari, quando la messa è celebrata solennemente dall'arcivescovo. Questi riti possono essere usati anche quando l'arcivescovo celebra in particolari occasioni fuori dalla Chiesa Cattedrale. Essi competono anche a qualsiasi Ordinario di luogo che celebri solennemente in rito ambrosiano entro la propria diocesi o territorio ove legittimamente sia in vigore il rito ambrosiano stesso.

    356. L'arcivescovo durante la messa pontificale o "stazionale" è assistito da sei diaconi, due alla cattedra

    e quattro per il servizio dell'altare e del vangelo, e da un prete assistente, se non c'è concelebrazione.
    357. I riti introduttori prevedono il seguente svolgimento: a) solenne ingresso con il canto dei dodici kyrie in gremio Ecclesiae,


    cui segue la sallenda propria della solennità celebrata; B ) prima che l'arcivescovo e i ministri bacino la mensa, due diaconi incensano l'altare, come primo atto di omaggio (1);

    c) l'arcivescovo, dalla cattedra, dopo il segno di croce ed il saluto all'assemblea, intona subito, se previsto, il Gloria.

    358. Normalmente, la prima lettura compete a un lettore istituito rivestito di piviale,

    la seconda lettura ad uno dei diaconi,

    il vangelo al primo dei diaconi. La processione per la proclamazione del vangelo prevede quattro diaconi, dei quali uno reca, ostendendolo, l'evangeliario, due reggono i cantari accesi (2) ed il quarto tiene il turibolo fumigante.
    Il rito, cui prestano il proprio ministero esclusivamente i diaconi, vuole mettere in evidenza il momento solenne della proclamazione evangelica.


    Prima dell'omelia l'arcivescovo riceve l'incensazione seduto in cattedra con mitra e pastorale, analogamente all'atto con cui viene incensato l'evangeliario prima della proclamazione del vangelo, come a voler sottolineare che la parola del vescovo nell'omelia non solo commenta ma in un certo modo continua e attualizza la Parola di Dio ascoltata nelle letture sacre.



    359. Alla presentazione del pane e del calice, dopo la consacrazione, due dei diaconi ministranti incensano l'eucaristia.




    360. Nella celebrazione vespertina del venerdì santo è lo stesso arcivescovo che dalla cattedra, assistito da sei diaconi, rivestito dei paramenti della messa e con la mitra in capo, proclama la lettura della passione, compiendo in tal modo la solenne commemorazione della morte del Signore(3),
    Prima dell'annuncio della morte
    Dopo l'annuncio della morte
    così come sarà l'arcivescovo a proclamare nella veglia pasquale l'annuncio della risurrezione.


    361. Nella veglia pasquale, il canto del preconio conserva l'antica caratteristica di grande rito lucernale, durante il quale, gradatamente e in diversi momenti, legati al testo del preconio stesso, si compie l'illuminazione del tempio,

    quasi a rendere visibile l'immagine della luce pasquale che, dal cero, pervade progressivamente la chiesa in attesa del Signore risorto.

    NOTE Cfr. BEROLDUS, ed. M. Magistretti, p. 49.
    Cfr. BEROLDUS, ed. M. Magistretti, p. 116.
    Cfr. BEROLDUS, ed. M. Magistretti, p. 40.
    Le foto sono tutte prese dal sito della diocesi di Milano
    il testo da www.unipiams.org.


    Altre particolarità delle celebrazioni del Duomo
    (sebbene non siano prescritte dal messale sono tradizioni antichissime del Duomo di Milano)


    EPIFANIA

    I Vespri del giorno dell'Epifania, che, per solennità, superano quelli dello stesso giorno di Natale. Durante la loro celebrazione, infatti, per antichissima tradizione, svolge un ruolo singolare il Primicerio maggiore, che nel primitivo ordinamento ecclesiastico milanese era a capo, con funzioni simili a quelle dell'attuale vicario generale, del clero urbano (detto dei decumani), distinto dal clero cosiddetto "cardinale", cioè l'alto clero della cattedrale.
    Questo spiega l'onore in cui tale ecclesiastico era tenuto; fino all'ultima riforma liturgica, proprio ai vespri dell'epifania, dirimpetto al trono dell'arcivescovo veniva approntato un altro trono più piccolo riservato per l'appunto al primicerio, il quale, al termine della parte lucernale del vespro, distribuiva a tutto il clero della cattedrale e allo stesso arcivescovo un dono in monete. Cercare l'origine di tale curiosa tradizione non è agevole. Probabilmente ci si deve rifare all'epoca del cosiddetto esilio genovese (568-643), che aveva visto, come conseguenza dell'invasione longobarda, l'assenza da Milano dell'arcivescovo e del clero maggiore della cattedrale, rifugiatisi appunto in Liguria, mentre in città il solo clero urbano dei decumani era rimasto ad esercitare il servizio pastorale presso il popolo in quei momenti difficili. Altrettanto difficile deve essere stato però il riassestamento con il clero decumano al ritorno in Milano dell'arcivescovo con il clero cardinale. In effetti le cerimonie particolari conservatesi nei vespri dell'epifania sembrano essere la ritualizzazione della raggiunta riconciliazione tra i due ordines: infatti, se il primicerio prendeva posto su di un trono eretto di fronte a quello dell'arcivescovo, quasi in segno della sua altissima dignità nell'istituzione ecclesiastica milanese, è pur vero che egli all'arcivescovo consegnava un'offerta in segno di sudditanza, prova di una ricomposizione equilibrata delle gerarchie ecclesiastiche secondo il loro ordine obiettivo. Anche quando il clero decumano fu soppresso ed il primicerio maggiore fu integrato all'interno del capitolo metropolitano, i vespri dell'epifania conservarono questo rito particolare: ancor oggi esso sopravvive in una forma più sobria come testimonianza di una tradizione storica delle antiche istituzioni ecclesiastiche milanesi.
    Il primicerio dunque partecipa alla prima parte dei vespri con particolare evidenza: rivestito di piviale bianco e insignito della ferula, prende posto di fronte alla cattedra. da dove l'arcivescovo presiede la celebrazione. Subito dopo i riti del lucernario, si esegue un'antica antifona detta in choro. forse perché i cantori la eseguivano davanti all'altare facendo ad esso corona. Quella dell'epifania è l'unica conservata nella nuova liturgia ambrosiana delle ore, e per questo oggi assume un valore eccezionale. Si tratta di un testo che, nel suo contenuto, compendia l'intero ciclo natalizio, e che, nella forma esecutiva, già tradizionalmente veniva cantato per quattro volte successive, quasi a significare che l'annuncio del compimento delle attese messianiche nel natale di Cristo si diffonde, attraverso i quattro punti cardinali, per tutta la terra. All'antifona in choro segue l'inno dei vespri, durante il quale, il primicerio presenta all'arcivescovo, seduto in cattedra, un'offerta a nome del capitolo: è quanto rimane dell'antico rito di origine medioevale, al quale era sempre stato intrinseco il significato di un gesto di sudditanza da parte del capo del clero decumano verso la massima autorità della diocesi e che oggi si configura clme atto di omaggio e di riverenza di tutto il capitolo della cattedrale verso l'arcivescovo. Se poi teniamo presente che, oltre a ciò, almeno da quanto ci attestano i diari dei cerimonieri, tocca all'arciprete, e cioè al primo in dignità dei canonici, prestare servizio all'arcivescovo durante l'incensazione dell'altare nell'ambito dei riti lucernali, adempiendo in questo modo ad un ufficio normalmente riservato ad un diacono, si può pensare che l'intera parte iniziale dei vespri nel giorno dell'epifania sia venuta progressivamente configurandosi come "luogo celebrativo" nel quale si rende per così dire liturgicamente visibile il debito di obbedienza e di riverenza nei confronti del vescovo, del capitolo metropolitano, e attraverso di lui, dell'intero presbiterio diocesano.

    Dal "Dizionario di Liturgia Ambrosiana" a cura di Mons. M. Navoni
    CANDELORA
    La festa liturgica più importante che ricorre nel mese di febbraio è indubbiamente quella della Presentazione di Gesù al Tempio. Anticamente era celebrata il primo gennaio, insieme alla festa della circoncisione; infatti nella messa di capodanno veniva proclamato il brano evangelico che riporta entrambi questi episodi delle prime settimane di vita del Signore. Solo più tardi, quando fu introdotta una ricorrenza autonoma rispetto a quella del primo gennaio, anche il vangelo fu sdoppiato, riservandone alla nuova celebrazione la parte relativa.
    Dal momento che lo stesso evangelista Luca ci informa che la presentazione al tempio avvenne quaranta giorni dopo la nascita, fu semplice determinare il giorno in cui collocare la nuova ricorrenza: dove il Natale era celebrato il 6 gennaio, come in Oriente, la presentazione al tempio fu fissata al 14 febbraio, quando poi si diffuse in tutto il mondo cristiano l'uso romano-occidentale di celebrare la natività al 25 dicembre, la presentazione fu anticipata al 2 febbraio.
    Nel Medioevo si introdusse l'uso di rendere più solenne questa festività con un rito processionale alla luce di candele benedette, distribuite a tutti i fedeli che poi le avrebbero portate nelle loro case come simbolo della protezione provvidente di Dio e dell'affetto materno di Maria. Questo rito ebbe, anche dal punto di vista devozionale, il maggior effetto sul popolo cristiano, tanto che tradizionalmente il 2 febbraio è ancor oggi definito il giorno della "Candelora".
    Può essere interessante ripercorrere brevemente la storia della processione che, in tale data, si svolge nel duomo di Milano.
    Ne abbiamo una descrizione iconografica in un prezioso bassorilievo, forse della fine del secolo XI, dell'antica chiesa di S. Maria Beltrade, ora al Museo Archeologico del Castello Sforzesco: si vedono due preti che portano in processione un'immagine della Madonna col Bambino, sotto la quale si legge la parola "Idea":
    Se nel Medioevo la processione si svolgeva dalla chiesa di S. Maria Beltrade, che sorgeva ove oggi vi è l'omonima piazza lungo la via Torino, alla cattedrale, in seguito essa si tenne solo all'interno del Duomo, dall'altare della Madonna dell'Albero all'altar maggiore, come si fa ancor oggi. Durante il rito, due diaconi portano a spalla su una speciale barella a quattro stanghe un'immagine mariana detta, appunto "idea".
    Si tratta di una tavola a cuspide, sulla cui sommità arde un grosso cero: su una faccia è raffigurata la presentazione di Gesù al Tempio con Maria, Giuseppe ed i vecchi Simeone ed Anna; sull'altra troviamo la Vergine in trono col Bambino. L'attuale "idea" porta la data del 1317 ed il nome di Michelino da Besozzo.
    Tra gli studiosi di tradizioni milanesi si è molto discusso sull'origine del nome "Idea", dato a quest'immagine. Per alcuni, esso deriverebbe direttamente dal culto della dea pagana Cibele, madre degli dei, definita "Magna Mater Idea", in onore della quale si svolgevano processioni soprattutto per invocare la fertilità della terra. La processione del 2 febbraio sarebbe perciò una cristianizzazione di un culto pagano.
    Altri studiosi, ritenendo troppo macchinosa questa spiegazione, preferiscono accettare il termine "idea" nel suo significato etimologico greco, in altre parole "immagine".

    Articolo di mons. M Navoni



    Un breve video della Processione 2013 della Santa Idea.
    COENA DOMINI
    Alla messa in Coena Domini dopo la proclamazione della passione e l'omelia dell'arcivescovo, viene cantata un'antifona molto particolare: si tratta di un testo antichissimo, tradotto direttamente da un originale, tuttora usato nel rito bizantino, del secolo VI e che solo la liturgia ambrosiana possiede in Occidente. In esso si ricorda la mistica cena a cui Cristo invita il fedele e il bacio traditore di Giuda.

    Suggestiva è la cornice coreografica in cui si svolge questo canto: lo eseguono infatti i "pueri cantores", schierati attorno all'altare, simbolo di Cristo, come per volerlo difendere con la loro infantile innocenza dalle trame del tradimento.
    TEMPO PASQUALE
    Durante il tempo pasquale in ogni chiesa, come noto, accanto all'altare arde il cero pasquale, che, soprattutto nella tradizione popolare, ma anche in quella liturgica, viene considerato simbolo di Cristo risorto.
    In Duomo invece il cero pasquale è collocato sopra un grande candelabro pensile del '400, e almeno dal secolo XVI, nella messa solenne del giorno dell'Ascensione, è al centro di un rito molto particolare e suggestivo: mentre il diacono legge il Vangelo, il grande candelabro con il cero acceso vien fatto salire lentamente verso la volta del tempio, quasi per riprodurre allegoricamente il mistero dell'Ascensione.
    S. CROCE
    Il giorno dell'Esaltazione della S. Croce (14 settembre) l'Arcivescovo tramite un argano del '500 detto Nivola sale fino al soffito del duomo dove preleva il S. Chiodo dal suo tabernacolo e lo porta in processione nel Duomo.





    In questa discussione vi è il video della celebrazione dei Vespri della Festa dell'Esaltazione della S. Croce con il rito della Nivola:
    http://www.cattoliciromani.com/59-li...la-santa-croce
    Ultima modifica di Ambrosiano; 05-01-2015 alle 17:31 Motivo: Aggiunto video della Processione della Santa Idea

  15. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (19-02-2016)

  16. #9
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    LE CAMPANE

    Un'altra differenza che esce dai confini del rito ambrosiano, ma abbraccia alcune regioni del nord Italia riguarda l'incastellatura delle campane, con la ruota sulla quale scorre la corda.
    In seguito a questa montatura diversa ne risulta diverso il modo di suonarle.
    Per maggiori dettagli rimando alla discussione sulle campane

    un esempio: Desio



    qualora ci sia qualche esperto in materia campanaria può intervenire cliccando qui
    grazie
    Ultima modifica di Ambrosiano; 21-05-2008 alle 01:06

  17. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (19-02-2016)

  18. #10
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    Sempre riguardo al calendario:
    TABELLA DEI GIORNI LITURGICI
    Disposti secondo l'ordine di precedenza

    Tabella (in vigore dal 16/11/2008)


    TABELLA DEI GIORNI LITURGICI
    DISPOSTA SECONDO L'ORDINE DI PRECEDENZA

    I

    1. Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Natale del Signore, Epifania, Ascensione, Pentecoste.
    Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.
    Sabato in traditione Symboli.
    Ferie della Settimana Autentica (Santa), dal lunedì al giovedì compresi.
    Giorni dell'ottava di Pasqua.
    3. Solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale di Milano (III domenica di ottobre), Chiesa madre di tutti i fedeli di Rito Ambrosiano.
    Solennità e Feste del Signore elencate nel Calendario comune.
    Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
    Solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa, che è considerata solennità del Signore.
    Festa dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa cattedrale (fuori della diocesi di Milano), che è considerata festa del Signore.
    4. Domeniche del tempo di Natale e dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre si veda quanto segue:

    * Il Natale del Signore ha la sua ottava così ordinata:
    a) Il 26 dicembre, II dell'ottava, è la festa di santo Stefano protomartire;
    b) Il 27 dicembre, III dell'ottava, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;
    c) Il 28 dicembre, IV dell'ottava, si celebra la festa dei santi Innocenti.
    Queste feste di cui alle lettere a), b), c), avendo un'officiatura mista, con testi anche inerenti al mistero della Natività,prevalgono sulla stessa domenica;

    d) I giorni 29, 30, 31 dicembre sono il V, VI, VII giorno dell'ottava di Natale; essi cedono alla domenica fra l'ottava di Natale;
    e) Il giorno 1 gennaio si celebra l'Ottava del Natale nella Circoncisione del Signore.

    5. Solennità della beata Vergine Maria e dei santi elencate nel Calendario comune.
    6. Solennità proprie, cioè:
    a) Solennità del Patrono principale del Rito, cioè di sant'Ambrogio;
    b) Solennità del Compatrono della diocesi di Milano, cioè di san Carlo;
    c) Solennità del Patrono principale del luogo o della città;
    d) Solennità del Titolo della propria chiesa;
    e) Solennità del Titolo o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.


    II

    7. Ferie di Quaresima (su di esse precedono solo le solennità dell'Annunciazione e di san Giuseppe).
    8. Feste della beata Vergine Maria e dei santi del Calendario comune.
    9. Feste proprie, cioè:
    a) Festa dei Patroni secondari della diocesi di Milano;
    b) Festa del Patrono principale della diocesi (fuori della diocesi di Milano);
    c) Festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) Festa del Titolo, del Fondatore, del Patrono principale di un Ordine o di una Congregazione e della provincia religiosa;
    e) Altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) Altre feste elencate nel Calendario di ogni Diocesi, Ordine o Congregazione.
    10. Ferie prenatalizie dell'Accolto (de Exceptato) dal 17 al 23 dicembre.
    Giorni dell'ottava di Natale. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre cfr. n 4.


    III

    11. Memorie obbligatorie del Calendario comune.
    12. Memorie obbligatorie proprie, cioè:
    a) Memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi (fuori della diocesi di Milano), della regione, o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio; dell'Ordine, della Congregazione o provincia religiosa.
    b) Altre memorie obbligatorie, proprie delle singole chiese.
    c) Altre memorie obbligatorie elencate nel Calendario di ogni diocesi, Ordine o Congregazione.
    13. Memorie ad libitum, che sono escluse nei giorni elencati al n. 10.
    14. Ferie e sabati d'Avvento, fino al 16 dicembre compreso.
    Ferie del tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Ferie e sabati del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della domenica di Pentecoste compreso.
    Ferie e sabati dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste.

    IL GIORNO PROPRIO DELLE CELEBRAZIONI
    58. Se nello stesso giorno venissero a coincidere i vespri dell'ufficio corrente e i primi vespri del giorno seguente, prevalgono i vespri della celebrazione che nella tabella delle precedenze è posta per prima; in caso di parità, prevalgono i vespri del giorno seguente. I secondi vespri tuttavia prevalgono sempre sui vespri della beata vergine Maria e dei santi.

    Tratto dal Messale Ambrosiano quotidiano, edizione 2008.

    --------------------------------------------------------------------------------
    Confronto tra le norme di Precedenza del Rito Romano e Rito Ambrosiano.

    RITO ROMANO

    I
    1. Il Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Il Natale del Signore, l'Epifania, l'Ascensione e la Pentecoste.
    Le domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua.
    Il Mercoledì delle Ceneri.

    Le ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì incluso.
    I giorni fra l'ottava di Pasqua.
    3.
    Le solennità del Signore, della beata Vergine Maria, dei santi, iscritte nel calendario generale.
    La Commemorazione di tutti i fedeli defunti.




    4. Le solennità proprie, e cioè:


    a) la solennità del Patrono principale del luogo o del paese o della città;
    b) la solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa;
    c) la solennità del Titolare della propria chiesa;
    d) la solennità del Titolare o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.
    II
    5. Le feste del Signore iscritte nel calendario generale.
    6. Le domeniche del tempo di Natale e le domeniche del Tempo ordinario.

    7. Le feste della beata Vergine Maria e dei Santi, iscritte nel calendario generale.
    8. Le feste proprie e cioè :

    a) la festa del Patrono principale della diocesi;
    b) la festa dell'anniversario della Dedicazione della chiesa cattedrale;
    c) la festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) la festa del Titolare, del Fondatore, del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione e della provincia religiosa, salvo quanto è disposto al n. 4 d;
    e) le altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) le altre festa iscritte nel calendario di ciascuna diocesi o dell'Ordine o della Congregazione.
    9. Le ferie di Avvento dal 17 al 24 dicembre compreso.
    I giorni fra l'Ottava di Natale.
    Le ferie di Quaresima.
    III
    10. Le memorie obbligatorie iscritte nel calendario generale.
    11. Le memorie obbligatorie proprie e cioè :
    a) le memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi, della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio, dell'Ordine o della Congregazione e della provincia religiosa;
    b) le altre memorie obbligatorie proprie di qualche chiesa;
    c) le altre memorie obbligatorie iscritte nel calendario di ciascuna diocesi o dell'Ordine o della Congregazione.
    12. Le memorie facoltative, le quali tuttavia si possono celebrare anche nei giorni elencati nel n. 9, però nel modo particolare descritto in "Principi e Norme" per la Messa e per l'Ufficio.
    In questo stesso modo, come memorie facoltative, si possono celebrare le memorie obbligatorie che eventualmente ricorrono nelle ferie di Quaresima.
    13. Le ferie di Avvento, fino al 16 dicembre incluso.
    Le ferie del Tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Le ferie del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della Pentecoste incluso.
    Le ferie del Tempo ordinario.

    Se nello stesso giorno si devono celebrare i Vespri dell'Ufficio corrente e i primi Vespri del giorno seguente, prevalgono i Vespri della celebrazione che nella tabella dei giorni liturgici ha un posto superiore; in caso di parità, si celebrano i Vespri del giorno corrente.









    RITO AMBROSIANO

    I
    1. Triduo Pasquale della Passione e Risurrezione del Signore.
    2. Natale del Signore, Epifania, Ascensione, Pentecoste.
    Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.

    Sabato in traditione Simboli.
    Ferie della Settimana Autentica (Santa), dal lunedì al giovedì compresi.
    Giorni dell'ottava di Pasqua.
    3. Solennità della Dedicazione della Chiesa Cattedrale di Milano, Chiesa madre di tutti i fedeli di Rito Ambrosiano.
    Solennità e Feste del Signore elencate nel Calendario comune.
    Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
    Solennità della Dedicazione e dell'anniversario della Dedicazione della propria chiesa, che è considerata solennità del Signore.
    Festa dell'anniversario della Dedicazione della propria Chiesa Cattedrale (fuori della diocesi di Milano), che è considerata festa del Signore.
    4. Domeniche del tempo di Natale e dei tempi dopo l'Epifania e dopo Pentecoste. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre si veda quanto elencato in fondo alla tabella.
    5. Solennità della beata Maria Vergine e dei Santi elencate nel Calendario comune.
    6. Solennità proprie, cioè:
    a) Solennità del Patrono principale del Rito, cioè di sant'Ambrogio;
    b) Solennità del Compatrono della diocesi di Milano, cioè di san Carlo;
    c) Solennità del Patrono principale del luogo o della città;

    d) Solennità del Titolo della propria chiesa;
    e) Solennità del Titolo o del Fondatore o del Patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.
    II


    7. Ferie di Quaresima (su di esse precedono solo le solennità dell'Annunciazione e di san Giuseppe).
    8. Feste della beata Vergine Maria e dei Santi del Calendario comune.
    9. Feste proprie, cioè:
    a) Festa dei Patroni secondari della diocesi di Milano;
    b) Festa del Patrono principale della diocesi (fuori della diocesi di Milano);

    c) Festa del Patrono principale della regione o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) Festa del Titolo, del Fondatore, del Patrono principale di un Ordine o di una Congregazione e della provincia religiosa;
    e) Altre feste proprie di qualche chiesa;
    f) Altre feste elencate nel Calendario di ogni Diocesi, Ordine o Congregazione.
    10. Ferie «pre-natalizie» dell’Accolto (de Exceptato) dal 17 al 23 dicembre.
    Giorni dell'Ottava di Natale. Per i giorni dal 26 al 28 dicembre cfr. quanto elencato in fondo alla tabella.

    III
    11. Memorie obbligatorie del Calendario comune.
    12. Memorie obbligatorie proprie, cioè:
    a) Memorie del Patrono secondario del luogo, della diocesi (fuori della diocesi di Milano), della regione, o della provincia, della nazione, di un territorio più ampio; dell'Ordine, della Congregazione o provincia religiosa.
    b) Altre memorie obbligatorie, proprie delle singole chiese.
    c) Altre memorie obbligatorie elencate nel Calendario di ogni diocesi, Ordine o Congregazione.
    13. Memorie ad libitum, che sono escluse nei giorni elencati al n. 10.

    14. Ferie e sabati d'Avvento, fino al 16 dicembre compreso.
    Ferie del tempo di Natale, dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Ferie del Tempo pasquale, dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della domenica di Pentecoste compreso.
    Ferie e sabati dei tempi dopo l’Epifania e dopo la Pentecoste.

    Se nello stesso giorno venissero a coincidere i vespri dell'ufficio corrente e i primi vespri del giorno seguente, prevalgono i vespri della celebrazione che nella tabella delle precedenze è posta per prima; in caso di parità, prevalgono i vespri del giorno seguente. I secondi vespri tuttavia prevalgono sempre sui vespri della beata Vergine Maria e dei santi.

    L'ottava del Natale è così ordinata:
    a) Il 26 dicembre, II dell’Ottava, è la festa di santo Stefano protomartire;
    b) Il 27 dicembre, III dell’Ottava, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;
    c) Il 28 dicembre, IV dell’Ottava, si celebra la festa dei santi Innocenti.
    Queste feste di cui alle lettere a), b), c), avendo un'officiatura mista,
    con testi anche inerenti al mistero della Natività,
    prevalgono sulla stessa domenica;
    d) I giorni 29, 30, 31 sono il V, VI, VII giorno dell'ottava di Natale; essi cedono alla domenica fra l'ottava di Natale;
    e) Il giorno 1 gennaio si celebra l'Ottava del Natale nella Circoncisione del Signore.]
    Ultima modifica di Ambrosiano; 03-07-2012 alle 00:09

  19. Il seguente utente ringrazia chierichetto87 per questo messaggio:

    cisnusculum (19-02-2016)

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