Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 3 di 5 PrimaPrima 12345 UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 44

Discussione: Solennità di S. AMBROGIO, Vescovo, Patrono dell'Arcidiocesi di Milano

  1. #21
    Iscritto L'avatar di Matthaeus
    Data Registrazione
    Apr 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano - Zona pastorale II - Decanato di Varese
    Età
    30
    Messaggi
    120
    Ringraziato
    0
    Certo che... almeno i primi vespri solenni di Sant'Ambrogio potevano essere cantati secondo il puro Rito Ambrosiano, trovandoci oltretutto nella Basilica Ambrosiana.
    Cosa c'era della <lunghissima e gloriosa tradizione Ambrosiana>?
    Perchè sprecare tempo ad organizzare convegni sul canto e sul Rito Ambrosiano se poi, di fatto, rimane tutto lettera morta? è un insulto.
    Extra Ecclesiam nulla salus

  2. #22
    Nuovo iscritto
    Data Registrazione
    Nov 2012
    Località
    Brianza
    Messaggi
    28
    Ringraziato
    0

    Discorso del Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

    Solennità
    dell’ordinazionedi sant’ambrogio vescovo e dottore della chiesa,
    patrono della santa chiesa ambrosiana e della città di milano


    Discorso del Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano


    Primi Vespri della Solennità
    6 dicembre 2012
    L’Editto di Milano: initium libertatis




    1. Il XVII centenario dell’Editto di Milano
    «L’Editto di Milano del 313 ha un significatoepocale perché segna l’initium libertatis dell’uomomoderno»1.Quest’affermazione di un illustre cultore del diritto romano, ilcompianto Gabrio Lombardi, permette di evidenziare come iprovvedimenti, a firma dei due Augusti Costantino e Licinio,determinarono non solo la fine progressiva delle persecuzioni controi cristiani ma, soprattutto, l’atto di nascita della libertàreligiosa. In un certo senso, con l’Editto di Milano emergono perla prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo“libertà religiosa” e “laicità dello Stato”. Sono dueaspetti decisivi per la buona organizzazione della società politica.
    Un’interessante conferma di questo dato si puòtrovare in due significativi insegnamenti di sant’Ambrogio. Da unaparte l’arcivescovo non esitò mai a richiamare i cristiani adessere leali nei confronti dell’autorità civile, la quale, a suavolta - ecco il secondo insegnamento - doveva garantire ai cittadinilibertà sul piano personale e sociale. Veniva così riconosciutol’orizzonte del bene pubblico a cui sono chiamati a concorrerecittadini e autorità.
    Non si può tuttavia negare che l’Editto di Milano sia stato unasorta di “inizio mancato”. Gli avvenimenti che seguirono,infatti, aprirono una storia lunga e travagliata.
    La storica, indebita commistione tra il potere politico e lareligione può rappresentare un’utile chiave di lettura dellediverse fasi attraversatedalla storia della pratica dellalibertà religiosa.
    La situazione cambiò profondamente con la promulgazione delladichiarazione Dignitatis humanae.Quali sono le novitàfondamentali dell’insegnamento conciliare? Il Concilio, alla lucedella retta ragione confermata e illuminata dalla divina rivelazione,ha affermato che l’uomo ha diritto a non essere costretto ad agirecontro la sua coscienza e a non essere impedito ad agire inconformità con essa.
    In questo modo, con la dichiarazione conciliare venne superata ladottrina classica della tolleranza per riconoscere che «lapersona umana ha il diritto alla libertà religiosa», e che talediritto «perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligodi cercare la verità e di aderire ad essa» (DH 2). Adire di Nikolaus Lobkowicz, già rettore della Università di Monacodi Baviera e presidente dell’Università cattolica di Eichstätt,«la straordinaria qualità della dichiarazione Dignitatishumanae consiste nell’aver trasferito il tema della libertàreligiosa dalla nozione di verità a quella dei diritti della personaumana. Se l’errore non ha diritti, una persona ha dei diritti anchequando sbaglia. Chiaramente non si tratta di un diritto al cospettodi Dio; è un diritto rispetto ad altre persone, alla comunità eallo Stato»2.


    2. Praticare e pensare oggi la libertà religiosa
    Tuttavia parlare oggi di libertà religiosa significa affrontareun’emergenza che va sempre più assumendo un carattere globale.Secondo l’accurato studio di Brian J. Grim e Roger Finke3,nel periodo compreso tra il 2000 e il 2007 sono stati ben 123 i Paesiin cui si è verificata una qualche forma di persecuzione religiosa,e purtroppo il numero è in continuo aumento.
    Questi dati, espressione preoccupante di un grave malessere diciviltà, spingono ad intensificare l’approfondimento del temasenza trascurare i dibattiti, talora accesi e mai sopiti, sullanatura, sulla corretta interpretazione e sulla necessaria assunzionedella dichiarazione Dignitatis humanae.
    Anzitutto il tema della “libertà religiosa”, che a prima vistasuscita un consenso molto ampio, possiede da sempre un contenutotutt’altro che ovvio. Si impiglia, infatti, in un nodo alquantocomplesso, in cui s’intrecciano almeno tre gravi problemi: a) ilrapporto tra verità oggettiva e coscienza individuale, b) lacoordinazione tra comunità religiose e potere statale e c), dalpunto di vista teologico cristiano, la questione dell’interpretazionedell’universalità della salvezza in Cristo di fronte allapluralità delle religioni e di mondovisioni (visioni etiche“sostantive”).
    In secondo luogo bisogna aggiungere che a questi problemi, per cosìdire classici, dell’interpretazione della libertà religiosa se nesommano oggi di nuovi, non meno decisivi.
    Ne indico tre. Il primo è quello del rapporto tra la ricercareligiosa personale e la sua espressione comunitaria. Spesso vienesollevata la domanda: fino a che punto la libertà religiosa puòlimitarsi ad una espressione soltanto individuale? D’altra parte,ci si deve chiedere a quali condizioni un “gruppo religioso” può
    rivendicareun riconoscimento pubblico in una società plurale interreligiosa einterculturale. Siamo di fronte alla delicata questione relativa alpotere dell’autorità pubblica legittimamente costituita didistinguere una religione autentica da ciò che non lo è. I fatticonfermano in tal modo che la distinzione tra potere politico ereligioni non è così ovvia come può apparire a prima vista.
    Con caratteristiche analoghe si presenta il problema delladistinzione tra religioni e “sette”: si tratta di un tema anticoquanto la nozione romana di religio licita, ma cherecentemente ha assunto caratteri molto più acuti per una serie dimotivi: la frammentazione e la proliferazione di “comunità”all’interno del mondo cristiano; la posizione agnostica dellamaggior parte delle legislazioni di fronte ai fenomeni religiosi.
    È infine importante notare che oggi uno dei temi più scottantinell’ambito della discussione sulla libertà religiosa è quellodel suo legame con la libertà di conversione.
    Per tutti questi motivi, pensare e praticare la libertà religiosaappare oggi molto più difficile di quanto ci si aspetterebbesoprattutto dopo la dichiarazione conciliare.


    3. Nodi da sciogliere
    In questo quadro, per sciogliere taluni nodi problematici, sono utilied appropriati almeno due ordini di considerazioni.
    Il primo riguarda il nesso tra libertà religiosa e pace sociale. Nonsolo la prassi, ma anche diversi studi recenti hanno evidenziato cometra le due realtà esista una correlazione molto stretta. Seastrattamente parlando si potrebbe immaginare che una legislazione ingrado di ridurre i margini della diversità religiosa riesca anche aridurre fino ad eliminare la conflittualità che ne può derivare, difattosi verifica la situazione esattamente opposta: più loStato impone dei vincoli, più aumentano i contrasti a basereligiosa. Questo risultato è in realtà comprensibile: imporre oproibire per legge pratiche religiose, nell’ovvia improbabilità dimodificare pure le corrispondenti credenze personali, non fa cheaccrescere quei risentimenti e frustrazioni che si manifestano poi,sulla scena pubblica, come conflitti.
    Il secondo problema è ancor più complesso e richiede unariflessione un po’ più articolata. Riguarda la connessione tralibertà religiosa e orientamento dello Stato e, a diversi livelli,di tutte le istituzioni statuali, nei confronti delle comunitàreligiose presenti nella società civile.
    L’evoluzione degli Stati democratico-liberali è andata sempre piùmutando l’equilibrio su cui tradizionalmente si reggeva il poterepolitico. Ancora fino a qualche decennio fa si faceva riferimentosostanziale ed esplicito a strutture antropologiche generalmentericonosciute, almeno in senso lato, come dimensioni costitutivedell’esperienza religiosa: la nascita, il matrimonio, lagenerazione, l’educazione, la morte.
    Che cosa è accaduto quando questo riferimento, identificato nellasua origine religiosa, è stato messo in questione e ritenutoinutilizzabile? Si sono andate assolutizzando in politica delleprocedure decisionali che tendono ad autogiustificarsi in manieraincondizionata. Ne è conferma il fatto che il classico problema delgiudizio morale sulle leggi si è andato sempre più trasformando inun problema di libertà religiosa. Di ferita alla libertà religiosaparla in modo esplicito la Conferenza episcopale degli Stati Uniti aproposito dell’HHS Mandate, cioè alla riforma sanitaria diObama che impone a vari tipi di istituzioni religiose(specialmente ospedali e scuole) di offrire ai propri impiegatipolizze di assicurazione sanitaria che includano contraccettivi,abortivi e procedure di sterilizzazione4.
    Il presupposto teorico dell’evoluzione sopra richiamata si rifà,nei fatti, al modello francese di laicité che è parso ai piùuna risposta adeguata a garantire una piena libertà religiosa,specie per i gruppi minoritari. Esso si basa sull’ideadell’in-differenza, definita come “neutralità”, delleistituzioni statuali rispetto al fenomeno religioso e per questo sipresenta a prima vista come idoneo a costruire un ambito favorevolealla libertà religiosa di tutti. Si tratta di una concezione ormaiassai diffusa nella cultura giuridica e politica europea, in cuiperò, a ben vedere, le categorie di libertà religiosa e dellacosiddetta “neutralità” dello Stato sono andate sempre piùsovrapponendosi, finendo così per confondersi. Nei fatti, per varimotivi ad un tempo di carattere teorico e storico, la laicitéalla francese ha finito per diventare un modello maldisposto verso ilfenomeno religioso. Perché? Anzitutto, l’idea stessa di“neutralità” si è rivelata assai problematica, soprattuttoperché essa non è applicabile alla società civile la cuiprecedenza lo Stato deve sempre rispettare, limitandosi a governarlae non pretendendo di gestirla.
    Ora, rispettare la società civile implica riconoscere un datoobiettivo: oggi nelle società civili occidentali, soprattuttoeuropee, le divisioni più profonde sono quelle tra culturasecolarista e fenomeno religioso, e non – come spesso inveceerroneamente si pensa – tra credenti di diverse fedi. Misconoscendoquesto dato, la giusta e necessaria aconfessionalità dello Stato hafinito per dissimulare, sotto l’idea di “neutralità”, ilsostegno dello Stato ad una visione del mondo che poggia sull’ideasecolare e senza Dio. Ma questa è una tra le varie visioniculturali (etiche “sostantive”) che abitano la società plurale.In tal modo lo Stato cosiddetto “neutrale”, lungi dall’esseretale fa propria una specifica cultura, quella secolarista, cheattraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce peresercitare un potere negativo nei confronti delle altre identità,soprattutto quelle religiose, presenti nelle società civili tendendoad emarginarle, se non espellendole dall’ambito pubblico. Lo Stato,sostituendosi alla società civile, scivola, anche se in manierapreterintenzionale, verso quella posizione fondativa che lalaicité intendeva rigettare, un tempo occupata dal“religioso”. Sotto una parvenza di neutralità e oggettivitàdelle leggi, si cela e si diffonde – almeno nei fatti – unacultura fortemente connotata da una visione secolarizzata dell’uomoe del mondo, priva di apertura al trascendente. In una societàplurale essa è in se stessa legittima ma solo come una tra le altre.Se però lo Stato la fa propria finisce inevitabilmente per limitarela libertà religiosa.
    Come ovviare a questo grave stato di cose? Ripensando il tema dellaaconfessionalità dello Stato nel quadro di un rinnovato pensierodella libertà religiosa. È necessario uno Stato che, senza farpropria una specifica visione, non interpreti la sua aconfessionalitàcome “distacco”, come una impossibile neutralizzazione dellemondovisioni che si esprimono nella società civile, ma che apraspazi in cui ciascun soggetto personale e sociale possa portare ilproprio contributo all’edificazione del bene comune5.
    Conviene tuttavia chiedersi: il modo migliore di affrontare questadelicata situazione è rivendicare una liberty of religiondelle diverse comunità, chiedendo il rispetto delle “peculiarità”delle loro sensibilità morali minoritarie? Questa sola richiesta,anche se doverosa, rischia di rafforzare sulla scena pubblica l’ideasecondo cui l’identità religiosa è fatta di nient’altro che dicontenuti ormai desueti, mitologici e folcloristici. È assolutamentenecessario che questa giusta rivendicazione si iscriva in unorizzonte propositivo più largo, dotato di una ben articolatagerarchia di elementi.
    Questi troppo rapidi accenni mostrano non solo quanto il tema dellalibertà religiosa resti complesso, ma soprattutto ci spingono ariconoscere come, oggi più che mai, questo tema rappresenti la piùsensibile cartina di tornasole del grado di civiltà delle nostresocietà plurali.
    Infatti se la libertà religiosa non diviene libertà realizzataposta in cima alla scala dei diritti fondamentali, tutta la scalacrolla. La libertà religiosa appare oggi come l’indicedi una sfida molto più vasta: quella della elaborazione e dellapratica, a livello locale ed universale, di nuovi basiantropologiche, sociali e cosmologiche della convivenza propria dellesocietà civili in questo terzo millennio. Ovviamente questoprocesso non può significare un ritorno al passato, ma deve avvenirenel rispetto della natura plurale della società. Pertanto, come hoavuto modo di dire in altre occasioni, deve prendere l’avvio dalbene pratico comune dell’essere insieme. Facendo poileva sul principio di comunicazione rettamente inteso, isoggetti personali e sociali che abitano la società civile devononarrarsi e lasciarsi narrare tesi ad un reciproco, ordinatoriconoscimento in vista del bene di tutti.


    4. Per un cammino comune
    In proposito vorrei solo accennare a una condizione secondo meimprescindibile di questo cammino arduo, ma improcrastinabile.
    Acquisito l’insegnamento di Dignitatis humanae connesso aquell’initium libertatis inaugurato positivamentenell’Editto del 313, che l’adesione alla verità è possibilesolo in maniera volontaria e personale e la coercizione esterna ècontraria alla sua natura, bisogna riconoscere che questa doppiacondizione resta nei fatti spesso irrealizzabile. Perché? Perchécontemporaneamentenon si persegue «quel dovere e quindiil diritto di cercare la verità» (DH 3) che toglie adogni retta affermazione della libertà religiosa il sospetto diessere un altro nome dell’indifferentismo religioso che non puònon porsi, almeno nei fatti, come una specifica mondovisione laquale, nell’attuale frangente storico, tende sempre più a farvalere l’egemonia di una particolare visione del mondo sullealtre.
    Che dire in proposito di fronte all’obiezione di quanti nonsoddisfano l’obbligo di cercare la verità per aderirvi? Anzituttosi deve ribadire che questa è sempre comunque lascelta diuna mondovisione che ha cittadinanza in una società plurale, ma chenon può essere surrettiziamente assunta come fondamento dellaaconfessionalità dello Stato.
    Tuttavia ancor più decisivo è il libero invito loro rivolto ariflettere in che cosa consista tale obbligo.
    Agostino, genio espressivo dell’umana inquietudine, ne avevacarpito il segreto, come ci ricorda Benedetto XVI: «Non siamo noia possedere la Verità dopo averla cercata, ma è la Verità che cicerca e ci possiede»6.In questo senso, è la stessa verità, attraverso la pregnanza dellerelazioni e delle circostanze della vita di cui ogni uomo èprotagonista, a proporsi come “il caso serio” dell’umanaesistenza e dell’umana convivenza. La verità che ci cerca sidocumenta nell’insopprimibile anelito con cui l’uomo ad essaaspira: «Quid enim fortius desiderat anima quamveritatem7.E questo anelito rispetta la libertà di tutti, anche di chi si diceagnostico, indifferente o ateo. La libertà religiosa sarebbealtrimenti una parola vuota.


    5. L’anniversario dell’Editto, opportunità per Milano
    La città di Milano e le terre lombarde sono e saranno sempre piùabitate da tanti nuovi italiani (immigrati di prima, seconda e terzagenerazione). Saranno chiamate a fare i conti con il processo storico(sottolineo processo storico e non progetto sincretistico) dimeticciato di civiltà e di culture, a mostrare la capacitàdi rispettare la libertà di tutti, di edificare il corpo ecclesialee un buon tessuto sociale trasmettendo fede e memoria.
    Le nostre terre sono e saranno obbligate a confrontarsi con losviluppo di una società civile dai contorni molto più variegati e arischio di sempre maggior frammentazione per la presenza di interessicorporativi, i cui centri effettivi di potere sono e saranno semprepiù dis-locati “altrove”, in Europa e nel mondo;poteri, mai neutri, che vedranno sempre più accresciuta la lorocapacità di presentarsi come attori sociali e gruppi di pressione.
    La celebrazione dell’anniversario dell’Editto di Milano cade inun momento storico in cui la Chiesa ambrosiana, insieme a tutte leChiese del nostro paese, è chiamata ad un’opera di trasformazionedella propria presenza nella società plurale. Superati i decennidella contestazione che annunciavano la fine di ogni forma pubblicadel cattolicesimo (negli anni ’70 anche a Milano molti pensavanocosì), i cristiani possono testimoniare l’importanza e l’utilitàdella dimensione pubblica della fede. Il cattolicesimo popolareambrosiano - che non è privo di profonde fragilità sianell’assunzione del pensiero di Cristo che nella praticasacramentale e del senso cristiano della vita - si mostra tuttaviacapace di risorse innovative per il vivere sociale, inimmaginabilinelle previsioni di qualche decennio fa.Il concreto tessutoambrosiano di vita cristiana, forse in modo culturalmenteminoritario, sta infatti cercando nuove forme per mantenersicapillarmente radicato nell’esteso territorio della diocesi. Lo faattraverso reti di solidarietà, di accoglienza, di costruzione dirisposte ai bisogni fondamentali, di gestione del legame sociale, dieducazione alla fede e alla cultura, che va dall’annuncio esplicitodella bellezza, della bontà e della verità dell’evento di GesùCristo presente nella comunità, fino alla proposta di tutte le sueumanissime implicazioni antropologiche, sociali e di rapporto con ilcreato.


    6. Un lavoro comune
    Il nostro è un tempo che domanda una nuova, larga cultura delsociale e del politico. I molti frammenti ecclesiali e civili che giàoggi anticipano la Milano del futuro sono chiamati a lasciartrasparire il tutto. L’insieme deve brillare in ogni frammento abeneficio della comunità cristiana e di tutta la società civile.Vita buona e buon governo vanno infatti di pari passo.
    1 G. Lombardi, Persecuzioni, laicità, libertà religiosa. Dall’Editto di Milano alla “Dignitatis humanae”, Studium Roma 1991, 128.

    2 N. Lobkowicz, Il Faraone Amenhotep e la Dignitatis Humanae, in Oasis 8 (2008) 17-23, qui 18.

    3The Price of Freedom Denied. Religious Persecution and Conflict in the Twenty-first Century, Cambridge University Press, New York 2011.

    4 United States Conference of Catholic Bishops, Our First, Most Cherished Liberty. A Statement on Religious Liberty, 12.04.2012.

    5 Cf. A. Scola, Buone ragioni per la vita in comune, Mondadori, Milano 2010, 16-17.

    6 Benedetto XVI, Udienza Generale, 14 novembre 2012.

    7Agostino, “Che cosa più potentemente l’uomo desidera del vero?”, Commento al Vangelo di san Giovanni 26,5.


  3. #23
    Nuovo iscritto
    Data Registrazione
    Nov 2012
    Località
    Brianza
    Messaggi
    28
    Ringraziato
    0

  4. #24
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Milano
    Messaggi
    9,894
    Ringraziato
    882
    La trasmissione è stata funestata dal continuo inutile e sciocco chiacchericcio dei due dannati commentatori.
    In talune trasmissioni la ragazza è sola e si trattiene un po'. Questa volta hanno avuto la malaugurata idea di affiancarle un altro individuo e non hanno avuto ritegni.
    Per loro la cosa importante della trasmissione era l'omelia del Cardinale ed il resto un sovrappiù.
    Peccato che quel sovrappiù era la Liturgia Vespertina. Si vede che pensano che questa interessa solo i preti e qualche fissato. Agli altri devono per forza interessare i loro sproloqui, sproloqui che naturalmente ripeteranno pari pari stasera, domani e chissà quante altre volte nelle cosiddette trasmissioni di approfondimento.

    E quindi che senso aveva farli anche sopra la celebrazione liturgica? Mistero!

    In milanese, bonariamente, ma non troppo, viene da dire: Ghe vègna 'na göba .

    Una delle cose peggiori che abbia avuto occasione di sentire.

  5. #25
    Partecipante a CR L'avatar di Cornetto
    Data Registrazione
    Dec 2009
    Località
    provincia di Cuneo
    Età
    45
    Messaggi
    806
    Ringraziato
    151
    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    La trasmissione è stata funestata dal continuo inutile e sciocco chiacchericcio dei due dannati commentatori.
    In talune trasmissioni la ragazza è sola e si trattiene un po'. Questa volta hanno avuto la malaugurata idea di affiancarle un altro individuo e non hanno avuto ritegni.
    Per loro la cosa importante della trasmissione era l'omelia del Cardinale ed il resto un sovrappiù.
    Peccato che quel sovrappiù era la Liturgia Vespertina. Si vede che pensano che questa interessa solo i preti e qualche fissato. Agli altri devono per forza interessare i loro sproloqui, sproloqui che naturalmente ripeteranno pari pari stasera, domani e chissà quante altre volte nelle cosiddette trasmissioni di approfondimento.

    E quindi che senso aveva farli anche sopra la celebrazione liturgica? Mistero!

    In milanese, bonariamente, ma non troppo, viene da dire: Ghe vègna 'na göba .

    Una delle cose peggiori che abbia avuto occasione di sentire.
    Ho registrato la celebrazione, confermo con quello che hai detto...sono assolutamente insoppportabili, non è possibile partecipare alla celebrazione...sembra una partita di calcio.
    Carino l'inno a sant'Ambrogio ulla melodia di "Tu fonte viva".....

  6. #26
    Fedelissimo di CR L'avatar di Cavariese
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Cavaria con Premezzo, decanato di Gallarate arcidiocesidi Milano
    Età
    42
    Messaggi
    3,961
    Ringraziato
    209

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Matthaeus Visualizza Messaggio
    Certo che... almeno i primi vespri solenni di Sant'Ambrogio potevano essere cantati secondo il puro Rito Ambrosiano, trovandoci oltretutto nella Basilica Ambrosiana.
    Cosa c'era della <lunghissima e gloriosa tradizione Ambrosiana>?
    Perchè sprecare tempo ad organizzare convegni sul canto e sul Rito Ambrosiano se poi, di fatto, rimane tutto lettera morta? è un insulto.
    non vorrei urtare alcune sensibilità ma tra i tanti pregi del nostro arcivescovo la presa di coscienza di essere il capo rito, con tutto ciò che ne consegue, non è tra quelle più marcate.

  7. #27
    Iscritto
    Data Registrazione
    Mar 2007
    Località
    deserto ambrosiano
    Messaggi
    240
    Ringraziato
    3
    Ho partecipato ai vespri: ottima omelia del Cardinale, ma devo dire che il lato "sacro" dei vespri si è percepito veramente poco , tanto vale sostituire i vespri di S. Ambrogio con una bella conferenza...
    Il coro è stato letteralmente penoso, non ha invogliato per nulla il canto del popolo e il magnificat è stato cantato malissimo... forse l'avranno provato una volta sola. Ma è questa la cura nel preparare una celebrazione in S. Ambrogio? Qualche anno fa il livello era molto alto, ma oggi c'è stato un calo abissale... Peccato, un vero peccato, perché è appunto la cura della liturgia che fa percepire che si era in chiesa e non in una sala conferenze! Stessa cosa per gli ottoni, tanto valeva far suonare solamente l'organo piuttosto che far su qualcosa in modo approssimativo e frettoloso solo per il gusto coreografico di avere degli strumentisti... Ah, ma forse l'organo è troppo "da chiesa", ecco spiegato il motivo.
    Il peggior vespro di S. Ambrogio che io ricordi, spero vivamente che anche chi di dovere se ne sia reso conto.

  8. #28
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Milano
    Messaggi
    9,894
    Ringraziato
    882
    Citazione Originariamente Scritto da Cornetto Visualizza Messaggio
    ........................
    Carino l'inno a sant'Ambrogio ulla melodia di "Tu fonte viva".....
    Lo puoi sentire, naturalmente meglio di quanto si sia sentito quest'anno, nel mio video che ho postato in questa stessa discussione alcuni anni fa.
    http://www.cattoliciromani.com/59-li...l=1#post750363

  9. #29
    Nuovo iscritto
    Data Registrazione
    Nov 2012
    Località
    Brianza
    Messaggi
    28
    Ringraziato
    0
    Citazione Originariamente Scritto da Ambrosiano Visualizza Messaggio
    La trasmissione è stata funestata dal continuo inutile e sciocco chiacchericcio dei due dannati commentatori.
    In talune trasmissioni la ragazza è sola e si trattiene un po'. Questa volta hanno avuto la malaugurata idea di affiancarle un altro individuo e non hanno avuto ritegni.
    Per loro la cosa importante della trasmissione era l'omelia del Cardinale ed il resto un sovrappiù.
    Peccato che quel sovrappiù era la Liturgia Vespertina. Si vede che pensano che questa interessa solo i preti e qualche fissato. Agli altri devono per forza interessare i loro sproloqui, sproloqui che naturalmente ripeteranno pari pari stasera, domani e chissà quante altre volte nelle cosiddette trasmissioni di approfondimento.

    E quindi che senso aveva farli anche sopra la celebrazione liturgica? Mistero!

    In milanese, bonariamente, ma non troppo, viene da dire: Ghe vègna 'na göba .

    Una delle cose peggiori che abbia avuto occasione di sentire.
    Sono pienamente d'accordo con te.

  10. #30
    Nuovo iscritto
    Data Registrazione
    Nov 2012
    Località
    Brianza
    Messaggi
    28
    Ringraziato
    0
    Citazione Originariamente Scritto da Ciloster82 Visualizza Messaggio
    Ho partecipato ai vespri: ottima omelia del Cardinale, ma devo dire che il lato "sacro" dei vespri si è percepito veramente poco , tanto vale sostituire i vespri di S. Ambrogio con una bella conferenza...
    Il coro è stato letteralmente penoso, non ha invogliato per nulla il canto del popolo e il magnificat è stato cantato malissimo... forse l'avranno provato una volta sola. Ma è questa la cura nel preparare una celebrazione in S. Ambrogio? Qualche anno fa il livello era molto alto, ma oggi c'è stato un calo abissale... Peccato, un vero peccato, perché è appunto la cura della liturgia che fa percepire che si era in chiesa e non in una sala conferenze! Stessa cosa per gli ottoni, tanto valeva far suonare solamente l'organo piuttosto che far su qualcosa in modo approssimativo e frettoloso solo per il gusto coreografico di avere degli strumentisti... Ah, ma forse l'organo è troppo "da chiesa", ecco spiegato il motivo.
    Il peggior vespro di S. Ambrogio che io ricordi, spero vivamente che anche chi di dovere se ne sia reso conto.

    Come mia nonna dice: "non c'è più religione".
    Anche nella mia parrocchia i fedeli non cantano.
    Il mio parroco è arrivato al punto di creare un gruppetto di persone che a ogni celebrazione funge da coretto altrimenti il popolo non canta.

Discussioni Simili

  1. San Gennaro, Vescovo e martire, patrono di Napoli
    Di vito la colla nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 33
    Ultimo Messaggio: 22-08-2011, 13:59
  2. Esercizi spirituali in S. Ambrogio
    Di Ambrosiano nel forum Principale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-11-2007, 17:59
  3. Dedicato a S. Pio V: 30 Aprile (Patrono di questa sezione)
    Di Anselmo nel forum Storia della Chiesa e Agiografia
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 22-04-2007, 21:05

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •