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Discussione: La Quaresima Ambrosiana - Domande e curiosità

  1. #1
    Sacerdos L'avatar di donmitch
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    La Quaresima Ambrosiana - Domande e curiosità

    All’origine della Quaresima ambrosiana

    IL BATTESIMO DEI PRIMI CRISTIANI
    di mons. Marco Navoni

    La Quaresima, per la Chiesa di Milano, si struttura in maniera abbastanza precisa già a partire dall'epoca di S. Ambrogio, nello scorcio finale del quarto secolo, quando la società era in via di progressiva cristianizzazione e molti pagani, convertitisi al cristianesimo, chiedevano il battesimo diventando catecumeni.

    Ebbene, la Quaresima, in tale contesto, nacque non tanto come tempo di generica preparazione alla Pasqua, bensì come tempo in cui i catecumeni si preparavano a ricevere il battesimo nella veglia pasquale: ciò comportò che essa assumesse un forte carattere battesimale, ed è questa la caratteristica che la liturgia ambrosiana ha sempre conservato fino ai nostri giorni. Basterebbe passare in rassegna i Vangeli delle domeniche quaresimali, rileggendoli attraverso la chiave di lettura della liturgia battesimale (come spesso gli stessi prefazi ambrosiani ci suggeriscono).

    Le tentazioni di Gesù nel deserto e la sua vittoria su Satana fanno riferimento - ad esempio - alla lotta che il catecumeno deve affrontare contro il Male, se vuole diventare cristiano, e il rito delle rinunce al demonio, alle sue opere e alle sue seduzioni ne sono il corrispondente rito liturgico pre-battesimale.

    Nella seconda domenica il prefazio ambrosiano afferma che Cristo, fermatosi al pozzo di Giacobbe, aprì alla fede il cuore della Samaritana: e, anche in questo caso, il rito liturgico pre-battesimale della professione di fede nel Dio uno e trino diventa condizione necessaria per il passaggio dal paganesimo alla vera religione.

    La domenica di Abramo ci ricorda l'inserimento nella Chiesa, il vero e definitivo popolo di Dio composto dai discendenti di Abramo secondo la fede, piuttosto che secondo il sangue e la carne: e tale inserimento si realizza efficacemente attraverso il battesimo. Le domeniche quarta e quinta - ci dicono i rispettivi prefazi - introducono il tema del peccato originale: senza Cristo l'uomo è irrimediabilmente cieco (domenica del cieco nato) o - peggio ancora - è morto (domenica di Lazzaro); senza Cristo l'umanità porta dentro di sé una menomazione che lo aliena da Dio e da se stesso.

    Ma nel battesimo Cristo libera l'uomo dalla sua cecità, illuminandolo, e gli dona di risorgere dalla morte del peccato alla vita di grazia. Nascono di qui i due riti post-battesimali della consegna al neo-battezzato della lampada accesa e della veste bianca. Nell'antichità compiere il cammino della Quaresima battesimale era la condizione necessaria perché il catecumeno, proveniente dal paganesimo, venisse ammesso al sacramento del battesimo e diventasse cristiano.

    Oggi per noi, che abbiamo ricevuto il battesimo nei primi giorni della nostra vita, le cose non sono sostanzialmente cambiate: vivere ogni anno la Quaresima come riscoperta del battesimo e delle esigenze che da esso derivano, è condizione necessaria non tanto per diventare cristiani (visto che almeno anagraficamente lo siamo già), ma per esserlo effettivamente e soprattutto per restarlo.
    Ultima modifica di donmitch; 20-02-2007 alle 23:43

  2. #2
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    Basilica di Sant'Ambrogio
    L’antico canto ambrosiano in quaresima

    La comunità ambrosiana ha avuto la fortuna di ereditare un canto liturgico proprio, vero segno della fede e della cultura cristiana, che nella storia di due millenni ha raccontato e sostenuto il cammino della chiesa. Presso la Basilica di S. Ambrogio di Milano, per tutto il periodo di quaresima essendo proibito l’uso dell’organo da domenica 25 febbraio (prima di quaresima), sarà ripristinata l’antica pratica dell’ uso del violone o del contrabbasso (che veniva utilizzata nel periodo barocco in Lombardia e nel Veneto) in sostituzione dell’organo, il cui suono rievoca vivacità e gioia.

    La quaresima, tempo di digiuno, austerità e sacrificio, doveva essere vissuta e celebrata in modo modesto e rispettoso. Altra novità di assoluto rilievo musicale è da rilevare nell’esecuzione delle antiche Preces o invocazioni (brani ambrosiani risalenti al 397) in forma responsoriale con i testi tratti dall’antico e dal nuovo testamento, veri tesori musicali che solamente la chiesa milanese possiede e può eseguire nei riti esclusivi di quaresima.

    Le antiche invocazioni che ricorrevano nella messa di rito mozarabico e anglicano, svolsero un’importante funzione anche nei giorni penitenziali. Con l’inizio del periodo di quaresima il canto ambrosiano, un unicum nel mondo, vera poesia in musica, si arricchisce di fascino e stupore elevandosi ulteriormente.

    Nella Basilica Ambrosiana si avrà inoltre la possibilità di ascoltare gli offertori in forma responsoriale di particolare fascino, eseguiti esclusivamente per la domenica della Samaritana, di Abramo, del Cieco e di Lazzaro, con la tecnica dell’ison (falso bordone), prassi musicale derivata dalla tradizione greca e romana. Qui la musica si eleva ed è bellezza superiore che favorisce il raccoglimento silenzioso e il senso del mistero.

    Domenica 18 Febbraio alle ore 11.00 celebrerà la messa capitolare in lingua latina Mons. Cesare Pasini, Vice Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, mentre domenica 24 Febbraio presenzierà la celebrazione liturgica alle ore 11.00 Mons. Gianfranco Ravasi Prefetto della Biblioteca Ambrosiana.

    La Cappella della Basilica di S. Ambrogio, sotto la direzione del maestro Giovanni Scomparin, presenzia tutte le domeniche alle ore 11.00 la Messa Capitolare di lingua latina con l’esecuzione del canto ambrosiano e della polifonia.

  3. #3
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    VENERDÌ DI QUARESIMA IN DUOMO

    Nella Liturgia ambrosiana, i venerdì del Tempo di Quaresima sono giorni “aliturgici”, nei quali non si celebra l’Eucaristia. Questa particolarità non mira a presentare il venerdì come un giorno “vuoto”, senza preghiera, ma al contrario è segno di una più intima partecipazione alla Passione del Signore e di un’attesa più intensa della Eucaristia domenicale. Accanto al pio esercizio della «Via Crucis» viene quindi proposta la celebrazione comunitaria della Liturgia delle Ore ed un ascolto prolungato della Parola di Dio, alla luce della quale vivere il nostro cammino di conversione.
    Il primo venerdì di Quaresima e il Venerdì santo sono giorni di digiuno, oltre che di astinenza dalle carni: al digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato, mentre all’astinenza dalle carni coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.

    ore 7.00 - 10.00 - 12.45 Liturgia della Parola
    ore 7.30 - 11.00 Via Crucis
    ore 8.15 Ufficiatura corale in Cappella feriale
    ore 17.30 Vespri all’altare maggiore


  4. #4
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    IL COLORE NERO
    SEGNO DELLA PENITENZA QUARESIMALE


    Durante la Quaresima, nei giorni feriali dal lunedì al venerdì, la Liturgia ambrosiana offre la possibilità di utilizzare il colore liturgico “nero”, in luogo del colore “morello”. Questa scelta trova le sue origini nella più antica tradizione liturgica comune sia alla Chiesa d’Oriente che d’Occidente. Il nero, infatti, fu da sempre ritenuto capace di esprimere una risposta all’invito alla conversione, prestando voce – nel silenzioso, ma eloquente linguaggio dei colori – all’interiore anelito di salvezza. Con tale accezione fu riconosciuto come colore penitenziale per eccellenza, al punto da diventare simbolo della stessa vita monastica, contribuendo a identificare quanti si esercitavano assiduamente nella purificazione del cuore. Solo successivamente il nero fu accolto – e con significative eccezioni – anche nei riti esequiali, senza tuttavia perdere il suo principale significato: richiamare i credenti alla radicalità del rinnovamento. La liturgia milanese fino alla Riforma del Vaticano II conservò tale uso per le ferie di Quaresima e per i giorni segnati dal digiuno e da una più intensa invocazione della misericordia divina.
    Come ricordano le Premesse del Messale, «la differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche con mezzi esterni, la caratteristica particolare dei misteri della fede che vengono celebrati» (n. 320). Quindi non un banale esercizio di “archeologia”, ma una via per rimarcare, in modo più evidente, anche sul piano visivo e attraverso i segni sensibili – «tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica» (Sacrosanctum Concilium, n. 109) – un accento preciso del cammino quaresimale. Nel Rito ambrosiano, infatti, l’itinerario delle ferie dal lunedì al venerdì sottolinea maggiormente l’aspetto penitenziale, mentre assegna la memoria battesimale soprattutto ai sabati e alle domeniche. L’uso del colore liturgico nero – alternato al morello festivo – si carica quindi di un profondo simbolismo, capace di esprimere il senso della vita cristiana in cammino lungo il corso dell’anno liturgico, ispirando il pentimento e connotando fortemente i giorni austeri della Quaresima.

  5. #5
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    Museo del Duomo di Milano,
    San Carlo in abito penitenziale mentre
    reca in processione il Santo Chiodo,
    quadro di Fede Galizia, sec. XVI.

  6. #6
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    Il rito di Imposizione delle ceneri, andrebbe celebrato il Lunedì della prima settimana di quaresima. Ma da sempre viene celebrato al termine delle messe della prima domenica di quaresima.

    Il Cardinale celebra personalmente il rito alla Messa delle ore 17,00 in Duomo.

  7. #7
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    Norme liturgiche per la Quaresima.

    Durante la Quaresima
    - è vietata la celebrazione di qualsiasi festa e solennità, ad eccezione di San Giuseppe (20 marzo) e dell’Annunciazione (25 marzo).
    - Sono permesse le messe rituali e dei defunti.
    - Per la celebrazione di eventuali nozze, gli sposi siano esortati a rispettare nelle formalità esteriori il carattere austero di questo tempo.
    - E’ permesso il suono dell’organo solo per sostenere il canto.
    - Non si mettono fiori sull’altare.
    - Nelle ferie quaresimali (dal lunedì al venerdì) si può usare ad libitum il colore nero che, secondo la tradizione ambrosiana, prima di essere il colore del lutto è il colore tipico della penitenza.

    Indulgenza Plenaria
    In data 29 maggio 1992 (Memoria dei SS. Martiri Anauniani) la Penitenzieria Apostolica ha concesso che nelle Chiese di rito Ambrosiano si possa acquistare l’Indulgenza Plenaria nelle domeniche di Quaresima, recitando devotamente la preghiera Eccomi, o mio amato e buon Gesù (cfr Cantemus Domino p.72) davanti all’immagine del Crocifisso e dopo essersi comunicati.

  8. #8
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    un mio scritto dello scorso anno sul bollettino parrocchiale....

    Quaresima è tempo santo.
    Inizia così l’inno proprio per il tempo di quaresima della Chiesa di Milano. Inno attribuito allo stesso S.Ambrogio. Ed è proprio questo legame alle nostre origini e a Sant’Ambrogio che fa della Quaresima ambrosiana un unicum all’interno della Chiesa Cattolica.

    La Quaresima Ambrosiana si struttura in maniera abbastanza precisa già a partire dall'epoca di S.Ambrogio, quando la società era in via di progressiva cristianizzazione e molti pagani, convertitisi al cristianesimo, chiedevano il battesimo diventando catecumeni. La Quaresima, in tale contesto, nasce non tanto come tempo di generica preparazione alla Pasqua, bensì come tempo in cui i catecumeni si preparavano a ricevere il battesimo nella veglia pasquale: ciò comportò che essa assumesse da subito un forte carattere battesimale, ed è questa la caratteristica che la liturgia ambrosiana ha conservato fino ai nostri giorni.

    Facendoci aiutare dal commento di Mons. Marco Navoni, dottore della Bibliteca Ambrosiana, passiamo in rassegna i Vangeli delle domeniche quaresimali, rileggendoli attraverso la chiave di lettura della liturgia battesimale.

    Le tentazioni di Gesù nel deserto e la sua vittoria su Satana fanno riferimento alla lotta che il catecumeno deve affrontare contro il Male, se vuole diventare cristiano, e il rito delle rinunce al demonio, alle sue opere e alle sue seduzioni ne sono il corrispondente rito liturgico pre-battesimale.
    Nella seconda domenica il prefazio ambrosiano afferma che Cristo, fermatosi al pozzo di Giacobbe, aprì alla fede il cuore della Samaritana: e, anche in questo caso, il rito liturgico pre-battesimale della professione di fede nel Dio uno e trino diventa condizione necessaria per il passaggio dal paganesimo alla vera religione.
    La domenica di Abramo ci ricorda l'inserimento nella Chiesa, il vero e definitivo popolo di Dio composto dai discendenti di Abramo secondo la fede, piuttosto che secondo il sangue e la carne: e tale inserimento si realizza efficacemente attraverso il battesimo. Le domeniche quarta e quinta - ci dicono i rispettivi prefazi - introducono il tema del peccato originale: senza Cristo l'uomo è irrimediabilmente cieco (domenica del cieco nato) o - peggio ancora - è morto (domenica di Lazzaro); senza Cristo l'umanità porta dentro di sé una menomazione che lo aliena da Dio e da se stesso.
    Ma nel battesimo Cristo libera l'uomo dalla sua cecità, illuminandolo, e gli dona di risorgere dalla morte del peccato alla vita di grazia. Nascono di qui i due riti post-battesimali della consegna al neo-battezzato della lampada accesa e della veste bianca. Nell'antichità compiere il cammino della Quaresima battesimale era la condizione necessaria perché il catecumeno, proveniente dal paganesimo, venisse ammesso al sacramento del battesimo e diventasse cristiano.
    Oggi per noi, che abbiamo ricevuto il battesimo nei primi giorni della nostra vita, le cose non sono sostanzialmente cambiate: vivere ogni anno la Quaresima come riscoperta del battesimo e delle esigenze che da esso derivano, è condizione necessaria non tanto per diventare cristiani (visto che almeno anagraficamente lo siamo già), ma per esserlo effettivamente e soprattutto per restarlo.

    Il giorno del nostro battesimo abbiamo ricevuto una candela accesa e una veste candida, segni della nostra appartenenza a Gesù Cristo. Con i nostri peccati abbiamo macchiato la nostra veste e spento la nostra luce. Ma il Signore quest'anno ci riempie di un dono grande, unico e irripetibile. Ci perdona da tutte le nostre colpe.
    Abbiamo acceso le nostre luci alla luce di Cristo, prepariamoci con il cuore per accogliere il suo perdono, prepariamo la nostra mente ad ascoltare la sua parola, prepariamo i nostri occhi per incontrare il suo sguardo, prepariamo la nostra bocca per ringraziarlo per i suoi doni.

    Quaresima è tempo santo, tocca a noi santificarci.
    Buona Quaresima a tutti.

  9. #9
    Partecipante a CR L'avatar di vonengeln
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    Grazie mille don Mitch!!!

    Bellissima spiegazione della nostra santa Quaresima!!!!

    Grazie a Dio di avermi concesso la Grazia di essere ambrosiano!!!

  10. #10
    Sacerdos L'avatar di donmitch
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    LA LITURGIA DELLA CHIESA DI MILANO




    Sulla base di alcuni volumi ultimamente usciti, si vuole qui appuntare l’attenzione sull’ antico Rito Liturgico che ancora oggi è proprio dell’Archidiocesi di Milano e di alcune Parrocchie nelle Diocesi di Bergamo, Novara, Como, Pavia e Lugano nella Confederazione Elvetica.

    Il “caso Ambrosiano” è l’unico all’interno della famiglia dei Riti Liturgici Latini.
    Il nucleo centrale si fa risalire all’opera di Sant’Ambrogio e definiamo Rito Ambrosiano “…la liturgia che realmente o anche solo nominalmente, si ispira alla Liturgia usata da Sant’Ambrogio e che si concretizza in quella tradizione propria che gravita attorno a Milano, sede episcopale di Ambrogio, e ai territori limitrofi o satelliti della metropoli.”[1]
    Chi oggi vuole studiare e approfondire la Liturgia Ambrosiana nella sua massima espressione, ovvero quella celebrata nel Duomo di Milano, che è Cattedrale e Madre di tutte le Chiese della Diocesi, ha a disposizione un bellissimo testo corredato di un ottimo apparato fotografico edito lo scorso mese di Dicembre dalle Edizioni Centro Ambrosiano e curato da Mons. Marco Navoni, Dottore della Biblioteca Ambrosiana e Vice Maestro delle Cerimonie del Duomo.[2]

    Mons. Navoni, con la competenza e la finezza che gli sono proprie, ci presenta la Liturgia Ambrosiana nella sua forma celebrativa esemplare, ovvero quella presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Milano, che del Rito Ambrosiano è sommo custode e “Capo Rito”. Proprio questa caratteristica dell’Arcivescovo ha fatto sì che fin dai secoli antichi i libri liturgici fossero concepiti come se a presiedere i Riti fosse sempre l’Arcivescovo, nella sua qualità appunto di “Capo Rito”. Per un primo approccio storico ben strutturato possiamo vedere il testo a cura di Marco Mauri dal titolo La tunica variegata. Conversazioni sul Rito Ambrosiano.[3]
    Il “caso milanese” non è una particolarità, visto che l’area geografica italiana nel periodo storico compreso fra le origini del Cristianesimo e il secolo VII vede la particolare fioritura di diverse tradizioni liturgiche come quella ambrosiana, aquileiese, campano-beneventana, e quella ravennate. Di tutte queste diverse tradizioni liturgiche oggi non resta che il solo ricordo, fatta eccezione per quella ambrosiana . Per gustarne la profondità e la ricchezza teologica. Si possono consultare a questo proposito sia il Dizionario di Liturgia Ambrosiana, sia il testo L’anno Liturgico Ambrosiano. Brevi meditazioni, entrambi a cura di Mons. Marco Navoni.[4]
    Nei secoli che vanno grosso modo dal I al III-IV, non abbiamo traccia di particolari codificazioni liturgiche, tanto è vero che possiamo parlare di “improvvisazione” e di generale “proliferazione” di riti e formule, anche eucologiche. Ma a Milano, la prima evangelizzazione è accompagnata da un progressivo avvio della codificazione liturgica con la fissazione delle prime formule scritte.
    Tra i secoli III-IV e VI-VII, si assiste a una diffusa codificazione dei Riti liturgici ad opera di grandi Vescovi. Milano non è da meno in questo campo, basti ricordare che San Simpliciano (+401) porta a compimento l’Ufficio Ambrosiano dove Sant’Ambrogio non aveva terminato. Fu proprio il santo Vescovo milanese ad introdurre nella Liturgia alcuni inni, veglie liturgiche e splendide antifone.
    Il Rito Ambrosiano ha una matrice del tutto particolare che possiamo sintetizzare così:
    1.profondo antiarianesimo (difatti la nascita, lo sviluppo e la stabilizzazione del Rito Ambrosiano sono segnate dall’aspro confronto con l’arianesimo puro e poi di tipo barbarico) che imprime nel cuore liturgico della Chiesa di Milano un forte e inattaccabile “Cristocentrismo”;
    2.particolare vicinanza con elementi liturgici orientali.
    Non solo nella forma celebrativa, ma anche nello stesso calendario, la Chiesa di Milano ha delle sue particolarità significative. L’anno liturgico comincia con la I Domenica di Avvento, come nel Rito Romano, ma con la differenza che l’Avvento Ambrosiano inizia due settimane prima di quello Romano. Gli ambrosiani hanno quindi sei settimane, e non quattro, di preparazione al Natale.
    La Quaresima inizia non con l’austera celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, ma con la I Domenica che viene definita “in capite quadragesimae” e si caratterizza con l’usanza di non celebrare la Santa Messa i Venerdì di Quaresima. Il Venerdì risulta quindi essere giorno “aliturgico”. La Settimana Santa poi, centro e cuore di tutto l’anno liturgico, ha un suo ordine proprio e un particolare modo di celebrazione incentrato sugli aspetti cronologici degli ultimi momenti di vita del Signore.
    La Chiesa milanese ha anche un diverso uso dei colori liturgici nei sacri paramenti, come il colore rosso per le celebrazione che pongono particolare rilievo al “mistero eucaristico” (in Rito Romano si usa il bianco) o il “morello” (particolare tonalità del viola) durante la Quaresima e l’Avvento.
    Tra i maggiori studiosi della tradizione liturgica milanese non posso dimenticare Mons. Marco Magistretti (Milano 1862-1921). Molti dei suoi manoscritti, conservati nell’archivio del Venerando Capitolo del Duomo, attendono di essere ripresi e pubblicati.[5]


    [1]Cfr. M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, pag. 278.

    [2]Cfr. M. Navoni (a cura di), Il Duomo di Milano e la Liturgia Ambrosiana, Milano, Edizioni Centro Ambrosiano, 2005, pag. 160.

    [3]Cfr. M. Mauri (a cura di), La tunica variegata. Conversazioni sul Rito Ambrosiano, Milano, NED, 1995, pagg. 256.

    [4]Cfr. M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, pag. 647 e M. Navoni, L’Anno Liturgico Ambrosiano. Brevi meditazioni, Milano, NED, 1993, pag.180.

    [5]Si veda a questo proposito M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, alla voce Magistretti Marco, pagg. 305-307.
    Ultima modifica di donmitch; 22-02-2007 alle 18:47

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