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Discussione: Notizie varie riguardo alle vicissitudini della riforma del Rito Ambrosiano

  1. #1
    Moderatore L'avatar di Carbonate
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    Notizie varie riguardo alle vicissitudini della riforma del Rito Ambrosiano

    Citazione Originariamente Scritto da Carolum Visualizza Messaggio
    PS
    Nel 1970, in clima di rinnovamento liturgico, fu introdotto a Milano l'avvento di quattro settimane.
    Fu Paolo VI - inorridito - a far ripristinare l'avvento di 6 settimane.
    .....in un clima di devastazione liturgica, più che di rinnovamento.... e questo aneddoto, che non conoscevo, ne è un'altra conferma....

    Oltre ad essere l'ennesimo "attentato" sventato contro il rito ambrosiano lungo i secoli

    Ma quindi quell'anno il calendario ambrosiano contò davvero solo quattro settimane di Avvento? Oppure la riforma fu solo proposta e da Roma calò la scure prima che il progetto vedesse la luce?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Carolum Visualizza Messaggio
    Qui c'è tutta la spiegazione.

    http://www.amicidomenicani.it/leggi_...te.php?id=4316

    PS
    Nel 1970, in clima di rinnovamento liturgico, fu introdotto a Milano l'avvento di quattro settimane.
    Fu Paolo VI - inorridito - a far ripristinare l'avvento di 6 settimane.

    Ringraziando il cielo all'epoca c'era Paolo VI che per anni era stato arcivescovo di Milano e riuscì così ad impedire questa assurdità. Mi pare di averne sentito parlare proprio in questo forum, forse da Ambrosiano. Ma ci fu proprio un anno con un Avvento di quattro settimane? O fu solo una proposta che il buonsenso e la cultura "ambrosiana" di Paolo VI fecero presto cassare? Ci sono dei documenti in merito?
    O Signore, dai a ciascuno la sua morte. La morte che è il frutto di quella vita in cui aveva amore, senso e necessità (R. M. Rilke)

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    Ma quindi quell'anno il calendario ambrosiano contò davvero solo quattro settimane di Avvento?
    Io ero troppo piccolo per ricordare, ma pare fosse proprio così. Del resto la differenza era più formale che di sostanza (fino al recente Nuovo Lezionario).

    Più in generale, era a rischio il Rito Ambrosiano stesso che poteva essere "assorbito" nel nuovo Rito Romano postconciliare, in nome dell'uniformità, del rinnovamento, della semplicità. Fu sempre Paolo VI a volere il mantenimento del Rito Ambrosiano:

    «In quest’epoca di rinnovamento liturgico il rito ambrosiano può e
    deve continuare. Si segua questa norma: adeguarsi senza
    uniformarsi. L’uniformismo sarebbe impoverire la Chiesa e
    sarebbe contrario alla lettera e allo spirito del Concilio. La vitalità
    del rito ambrosiano ha giovato molto in passato e gioverà ancora
    per l’avvenire non solo per la diocesi milanese, ma per la Chiesa
    universale.» (11 aprile 1970)

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Carolum Visualizza Messaggio
    Più in generale, era a rischio il Rito Ambrosiano stesso che poteva essere "assorbito" nel nuovo Rito Romano postconciliare, in nome dell'uniformità, del rinnovamento, della semplicità. Fu sempre Paolo VI a volere il mantenimento del Rito Ambrosiano:
    Va detto anche che gran parte del merito di questa decisione del Beato Papa Montini va ascritto al Cardinale Giovanni Colombo.
    Bonus pastor animam suam ponit pro ovibus
    (Io. 10,11)

  5. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    Ambrosiano (04-03-2017)

  6. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Va detto anche che gran parte del merito di questa decisione del Beato Papa Montini va ascritto al Cardinale Giovanni Colombo.
    Questo non lo so.
    Però mi hanno raccontato che erano forti le pressioni per abbandonare il RA per il nuovo RR riformato, che accoglieva elementi della tradizione ambrosiana.
    Cambiando qua e cambiando là, tanto valeva unificare, si diceva (come hanno fatto per il Rito Mozarabico oppure per i riti degli ordini religiosi).

    Non credo che il card. Colombo avrebbe salvato il RA se non fosse stato per l’intervento del Romano Pontefice.

  7. #6
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    Se il card. Colombo fosse stato solo molto probabilmente non sarebbe riuscito a salvare il rito ambrosiano.
    In quegli anni un po' tutti avevano perso il lume della ragione e lui, anche per il carattere non certo battagliero, era molto probabilmente in minoranza anche rispetto a parecchie figure di riferimento del clero diocesano (se si pensa che mons. Enrico Cattaneo, direttore della rivista Ambrosius, cioè proprio di quella che avrebbe dovuto tener alto il nome del rito ambrosiano, nel 1970 pubblicò un articolo in cui ne chiedeva l'abbandono!).

    Per fortuna il card. Colombo era però una persona piena di buon senso e sicuramente capiva che la decisione di abbandonare il rito ambrosiano era di una stupidità assoluta, per non dir altro.
    Molto probabilmente quindi ha agito giocando, come si suol dire, di sponda, coinvolgendo per quanto possibile Paolo VI in modo da avere il suo appoggio esplicito, molto chiaramente e pubblicamente espresso.

    La dichiarazione di Paolo VI riportata in un post precedente è stato il punto di svolta che ha permesso al card. Colombo di troncare ogni indugio e di ordinare la redazione e pubblicazione del Messale Ambrosiano riformato.

    Comunque sull'argomento della riforma del Messale ambrosiano, riporto qui un ampio stralcio del capitolo VII del Libro "Ambrosianum Mysterium" di Cesare Alzati.
    Trovate raccontata per sommi capi la storia sicuramente travagliata di quegli anni.
    Grande evento della storia ecclesiastica del XX secolo, il concilio Vaticano II fu animato da aspirazioni ideali molteplici e non sempre omogenee. Agli apporti di natura squisitamente ecclesiale, quali la riscoperta della teologia patristica, il movimento liturgico, l'attenzione per le tradizioni ecclesiastiche non latine e non cattoliche, gli studi biblici, si affiancarono stimoli provenienti dalla storia culturale degli ultimi due secoli, segnatamente dai dibattiti intorno all'uomo e alla società che, a partire dall'Illuminismo, si erano venuti sviluppando.
    Nella realtà cattolica preconciliare era in particolare evidente la carenza di riflessione teologica in merito alla Chiesa locale, considerata prevalentemente come entità istituzionale-canonica e in tal senso configurata quale porzione dell'unitario organismo ecclesiale retto dall'autorità universale del sommo pontefice: una carenza che si rifletteva nella comune formazione del clero e che avrebbe avuto non poca incidenza nella fase applicativa dei documenti conciliari. Se il concilio, attingendo soprattutto alla riflessione patristica, poté sviluppare un ampio rinnovamento ecclesiologico, condensatosi in costituzioni quali la Lumen gentium o la Christus Dominus e riversatosi anche nel primo documento sinodale, la costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, i dibattiti per la traduzione operativa della riforma conciliare in rapporto al rito ambrosiano evidenziarono carenze proprio su questo punto.
    Il limite ecclesiologico di quanti erano i più sensibili alle istanze di rinnovamento fu in effetti all'origine di prese di posizione e di scelte obiettivamente contraddittorie rispetto alla valorizzazione delle diverse tradizioni ecclesiali nell'ambito della comunione cattolica, quale era stata auspicata dal concilio:
    “Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera su una stessa base di diritto e di onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati, e desidera che, ove sia necessario, vengano prudentemente e integralmente riveduti nello spirito della sana tradizione, e venga loro dato nuovo vigore come richiedono le circostanze e le necessità del nostro tempo”.


    Così il concilio si era espresso. Di fatto nell'archidiocesi di Milano si manifestò tra i preti una corrente molto ampia favorevole all'abolizione del rito ambrosiano e alla sua sostituzione col rito romano (definito il “nuovo rito occidentale”). Mons. Enrico Cattaneo offrì un'organica esposizione delle proprie opinioni su questo tema nell'editoriale "Una svolta" con cui aprì il n° 1 dell'annata XLVI (1970) di “Ambrosius”, rivista da lui diretta: a suo giudizio, avendo Roma offerto “il suo dono a tutte le Chiese d'Occidente”, Milano doveva farlo proprio, sicchè “le parti proprie del rito ambrosiano” avrebbero dovuto ridursi a “pietre preziose incastonate nella corona milanese del nuovo rito occidentale”.


    Alla questione non poteva non essere vivamente interessato Paolo VI, stante anche il suo precedente ministero episcopale sulla cattedra di Ambrogio. Al riguardo papa Montini si espresse configurando come improponibile l'abolizione del rito. Fu grazie a questa indicazione pontificia, autorevolmente enunciata nell'udienza dell'11 Aprile 1970 all'arcivescovo, che il card. Colombo poté intraprendere con determinazione il lavoro per l'edizione dei nuovi testi.


    Com'era prevedibile, la necessaria definizione dei criteri di revisione dei libri ricevuti dalla tradizione diede vita a nuovi dibattiti. Il ricorso ai maggiori liturgisti milanesi (Enrico Cattaneo, Pietro Borella, Angelo Paredi, Ernesto Teodoro Moneta Caglio) e ad altri esperti presenti nella Chiesa ambrosiana si rivelò inconcludente.


    Quanto al Messale, la situazione d'incertezza fu sbloccata dall'assegnazione del lavoro a don Inos Biffi. Divenne quasi naturale assumere quale punto di riferimento e modello metodologico il Messale romano di Paolo VI.
    L'Ordo missae già nelle edizioni provvisorie in lingua italiana era stato notevolmente assimilato a quello romano.
    (Ancora saldamente legato alla tradizione ambrosiana era stato il Messale "ad experimentum" edito a fascicoli nel 1965. Ma già con caratteri marcatamente romanizzanti erano stati i Messali provvisori editi nel 1969 e 1972).

    Il nuovo Messale recepì tali scelte: furono aboliti i saluti dei ministri che in ambito ambrosiano precedevano le orazioni, le orazioni stesse furono introdotte dall'invito Oremus, furono assimilati i riti introduttivi e le formule offertoriali, il Simbolo fu trasferito dopo il Vangelo. Nel Calendario si assunsero i criteri romani quanto all'eliminazione delle Domeniche prequaresirnali, e ancora ci si uniformò a Roma in merito al Santorale, al cui interno furono abolite le vigilie.

    Significativi risultano gli interventi nei confronti dell'Avvento. Quest'ultimo era stato ridotto in un primo tempo a 4 sole settimane.
    Questa grave rottura rispetto alla tradizione era stata introdotta già nel Calendario Ambrosiano per l'anno 1970. Va notato che lo stesso Calendario Ambrosiano per l'anno 1976, preparato in vista della promulgazione del nuovo Messale e che dalla Pasqua lo presupponeva, indicava al 14 di novembre la "Domenica XXXIII dell'Anno" e al 21 novembre la "Solennità di Cristo Re".

    Il rifiuto di Paolo VI d'accogliere tale mutamento rispetto alla tradizione ambrosiana comportò, nell'imminenza della pubblicazione del Messale (già in stampa), una rapida elaborazione dei formulari per 6 settimane, peraltro non più calcolate a partire dalla Domenica dopo s. Martino (Quadragesima sancti Martini), ma dalla Domenica dopo s. Iosafat Kuncevic, essendosi abbandonato il principio tradizionale di celebrare l'eventuale Domenica di Vigilia del Natale (sicché in tale occorrenza l'Avvento si riduce attualmente a 5 settimane).
    Interventi rilevanti furono compiuti anche sull'ordinamento rituale della Fería VI in Parasceve e della Veglia Pasquale.

    Non trascurabile sul piano ecclesiologico risultò il fatto che il nuovo Messale apparisse “presbiterale” e non “arcivescovile”, come nella tradizione ambrosiana, che fino ad allora era stata solita considerare la celebrazione dell'arcivescovo quale paradigma, riproposto nelle varie realtà locali della Chiesa ambrosiana.
    Un parziale recupero di tale significativo elemento della tradizione ecclesiale milanese rappresenta, nella ristampa del Messale approvata il 18/11/1990, l'appendice alle norme introduttive, nella quale vengono esposti i "Riti propri della chiesa metropolitana nelle celebrazioni solenni presiedute dall'Arcivescovo".

    Il nuovo Messale Ambrosiano venne promulgato nel 1976. Nuove disposizioni (più conformi alla tradizione) furono impartite dall'arcivescovo nel Programma pastorale del 1978-79. Tali disposizioni risultano recepite nell'edizione latina del 1981 e nella ristampa dell'edizione italiana del 1986.
    In forza di tali disposizioni dalla I di Avvento del 1978 il Simbolo di fede fu riportato, secondo la tradizione, prima della preghiere sulle offerte quale segno di comunione nell'ortodossia introduttivo all'anafora, mentre lo scambio del segno di pace venne di norma collocato in apertura dei riti di offerta.

    Il connesso Lezionarío, edito ad experimentum nel 1976, è tuttora vigente (NB: il libro di Alzati è del 2000). Quest'ultimo libro ancora non definitivo ratifica per l'intera Chiesa ambrosiana la lettura di Genesi e Proverbi nelle ferie II-V di Quaresima, e di Giobbe e Tobia nella Settimana Autentica; salvaguarda inoltre le tradizionali pericopi evangeliche delle ferie e delle Domeniche quaresimali; ma per l'Avvento e per le connesse solennità tenta d'assimilarsi il più possibile all'ordinamento dei cicli romani, totalmente assunti nel tempo “per annum”.
    Il testo non ne fa cenno ma aggiungo che furono anche recuperate le formule offertoriali ambrosiane e l'ingresso solenne.
    Con l'introduzione del Nuovo Lezionario si sono ulteriormente recuperati elementi della tradizione ambrosiana come le vigilie, le domeniche pre-quaresimali (anche se con altra sfumatura rispetto al passato), ma soprattutto si è ridata una formulazione finalmente adeguata al tempo di Avvento, riportato al suo svolgimento tradizionale.

    Rimangono comunque, secondo me, dei punti ancora aperti che spero potranno essere risolti dalla nuova edizione del Messale, praticamente già pronta da vari anni e che prima o poi, Messale romano permettendo, verrà pubblicata.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 05-03-2017 alle 16:18

  8. 4 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Carolum (05-03-2017), Gerensis (05-03-2017), Piusromanus (05-03-2017), Vox Populi (05-03-2017)

  9. #7
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    Visto che siamo in tema, prima della promulgazione del Nuovo Lezionario, è vero che le letture delle prime due domeniche di Avvento corrispondevano alle ultime due domeniche per annum romane?

    Ma è possibile? Non si sovrappone la festa di Cristo Re ?

  10. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Carolum Visualizza Messaggio
    Visto che siamo in tema, prima della promulgazione del Nuovo Lezionario, è vero che le letture delle prime due domeniche di Avvento corrispondevano alle ultime due domeniche per annum romane?

    Ma è possibile? Non si sovrappone la festa di Cristo Re ?
    I Domenica di Avvento
    Anno A: Is 51,4-6 / 2Ts 2,1-4.8-10.13-14 / Mt 24,1-14.29-31.42
    Anno B: Dn 12,1-3 / Eb 10,11-14.18 / Mc 13,24-32
    Anno C: Ml 3,19-20 / 2Ts 3,7-12 / Lc 21,5-19

    II Domenica di Avvento
    Anno A: Ml 3,1-4 / Eb 10,35-39 / Mt 21,1-9
    Anno B: Sof 3,14-14 / Rm 11,25-33 / Mc 11,1-10
    Anno C: Zc 9,9-10 / Gal 3,23-29 / Lc 19,29-38
    Queste erano le letture previste dal lezionario ambrosiano ad experimentumin vigore fino al 2008 per le prime due domeniche di Avvento.
    Chi ha la pazienza (e soprattutto un lezionario romano sotto mano ) può verificare se c'era una qualche corrispondenza con la XXXIII e la XXXIV per Annum romane

  11. Il seguente utente ringrazia Carbonate per questo messaggio:

    Carolum (05-03-2017)

  12. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Carbonate Visualizza Messaggio
    Queste erano le letture previste dal lezionario ambrosiano ad experimentumin vigore fino al 2008 per le prime due domeniche di Avvento.
    Chi ha la pazienza (e soprattutto un lezionario romano sotto mano ) può verificare se c'era una qualche corrispondenza con la XXXIII e la XXXIV per Annum romane
    Le letture delle ultime due domeniche per annum nel Rito Romano sono le seguenti:

    XXXIII Domenica
    Anno A: Pr 31,10-13.19-20.30-31; 1 Ts 5,1-6; Mt 25,14-30
    Anno B: Dn 12,1-3; Eb 10,11-14.18; Mc 13, 24-32
    Anno C: Ml 3, 19-20; 2 Ts 3, 7-12; Lc 21, 5-19

    XXXIV Domenica (solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell'Universo):
    Anno A: Ez 34,11-12.15-17; 1 Cor 15,20-26a.28; Mt 25,31-46
    Anno B: Dn 7,13-14; Ap 1,5-8; Gv 18,33b-37
    Anno C: 2 Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

    Nel precedente Lezionario ambrosiano, pertanto, vi era corrispondenza solo tra le letture della XXXIII domenica romana degli Anni B e C e la I domenica di Avvento ambrosiana dei medesimi anni.
    Nella I domenica anno A e nella II domenica di tutti e tre i cicli invece le letture erano differenti.
    Bonus pastor animam suam ponit pro ovibus
    (Io. 10,11)

  13. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    Carolum (05-03-2017)

  14. #10
    Moderatore Globale L'avatar di Ambrosiano
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    Riporto qui lo stralcio relativo all'Avvento tratto dalla Presentazione del "Supplemento ambrosiano al Lezionario romano" (è il cosiddetto Lezionario ad experimentum rimasto in vigore dal 1976 al 2008).
    Reca la firma di mons. Enrico Galbiati, famoso biblista e profondo conoscitore sia del rito ambrosiano che dei riti orientali (era infatti bi-rituale).
    L'Avvento ambrosiano incomincia due settimane prima di quello romano e coincide con le settimane 33 e 34 "per annum". Ragioni pastorali impongono, per quanto è possibile, di mantenere le letture ambrosiane in armonia con quelle che negli stessi giorni vengono proposte nelle chiese di rito romano. Ciò si è potuto in gran parte realizzare, grazie al carattere particolare delle settimane 33 e 34, che nel Lezionario romano sviluppano la tematica della Parusia, già presente nel vecchio Messale romano nell'ultima domenica (XXIV) dopo Pentecoste.


    Nella I Domenica di Avvento l'anno A presenta la pura tradizione ambrosiana con notevoli abbreviazioni delle letture ed arricchita di un adatto Salmo responsoriale. Gli anni B e C presentano le letture del Lezionario romano nella corrispondente domenica 33 "per annum": esse esprimono la medesima tematica dell'attesa della Parusia.


    Nella II Domenica, a cui corrisponde nel Lezionario romano (Dom. 34) la Solennità di Cristo Re, avendo anticipato questa festa nell'ultima domenica dell'anno ecclesiastico ambrosiano (Dom. 32) è stata creata una triplice serie di letture per gli anni A, B, C. Questa serie è ispirata alla tematica della IV Domenica della tradizione ambrosiana, l'ingresso di Gesù in Gerusalemme, che non ricorre nell'Avvento romano, mentre per il resto, nelle sue molteplici letture, sviluppa gli stessi temi dell'Avvento ambrosiano. E' stata dunque trasportata in questa II Domenica la pericope evangelica di Matteo tradizionalmente assegnata alla IV Domenica, facendovi corrispondere negli anni B e C i passi paralleli rispettivamente di Marco e di Luca e completando la serie delle letture mediante pericopi tradizionali dell'Avvento ambrosiano e altre scelte in corrispondenza al tema. Qui appare il tema della futura conversione d'Israele e quello complementare dell'Israele nuovo, temi tradizionali da non lasciar cadere nella riforma del rito, se non altro per i possibili opportuni sviluppi ecumenici.


    Le letture feriali sono prese totalmente dal Lezionario romano, perché in armonia con la tematica di queste due prime settimane. La prima lettura è quella assegnata all'anno pari nelle settimane 33 e 34, cioè l'Apocalisse. Il Vangelo nella settimana II (34) è tutto il discorso escatologico di Luca 21; nella settimana I (33), mentre serve a concludere la lettura continua di Luca (esclusa la Passione e la Risurrezione), riferisce le circostanze storiche (da Gerico al Tempio), che fanno da corona all'ingresso di Gesù in Gerusalemme (tema della II Domenica) e preparano il discorso escatologico (tema della I e della III Domenica).


    Le altre quattro settimane di Avvento riproducono le letture dei giorni corrispondenti del Lezionario romano. Le ferie prenatalizie sono solo sette: tenendo conto che fra i giorni 17-24 cade sempre la VI Domenica, sono state abolite le letture del giorno 20, che ripetono il tema della Domenica VI. In questa Domenica, solennità dell'Incarnazione o della Divina Maternità, si usano ogni anno le letture che il Lezionario romano propone per l'anno B.


    La struttura, così ottenuta per ragioni pratiche presenta tuttavia una costruzione logica, pastoralmente valida. In essa distinguiamo quattro periodi o cicli. 1) Il ciclo escatologico, dalla I alla III Domenica, con la quale si conclude; nell'ambrosiano l'ingresso in Gerusalemme ne forma la parte centrale, il Messia che entra nella città regale mostra la fedeltà di Dio alle antiche promesse ed anticipa il giudizio di condanna che chiude un'epoca ormai superata. 2) Il ciclo della profezie, nelle ferie della III settimana e nelle ferie II-IV della IV settimana: in queste ferie le profezie di Isaìa danno il tema, che diversi episodi del Vangelo dimostrano realizzato in Cristo. 3) Il ciclo del Precursore, nelle Domeniche IV e V e nelle ferie corrispondenti, cominciando dalla feria V della IV settimana. 4) Il ciclo dell'Incarnazione: comprende la Domenica VI e le ferie prenatalizie (dal 17 al 24), nelle quali Mt 1 e Lc 1 costituiscono la lezione evangelica continua, illustrata da profezie o tipologie dell'Antico Testamento.
    Commenti miei:

    • leggendo questa Presentazione, ho sempre avuto l'impressione che mons. Galbiati sia stato coinvolto all'ultimo momento per togliere le castagne dal fuoco, cercare di mettere una pezza e giustificare l'ingiustificabile dopo il pasticcio che si erano inventati con l'accorciamento dell'Avvento a 4 settimane e il seguente diniego di Paolo VI di accettare una cosa del genere. Me lo fa pensare sia quella premessa "ragioni pastorali impongono" che quel "per ragioni pratiche" che il monsignore infila nell'ultima frase. Come dire: avete voluto la bicicletta e ora tenetevela; al massimo io posso cercare di magnificarne la vernice esterna, come fanno gli imbonitori.
    • checchè se ne dica tutta la struttura dell'Avvento si capiva che era rabberciata alla bell'e meglio.
      La I e la III domenica erano praticamente un duplicato una dell'altra: ad esempio nel 2006 (Anno C) nella prima di Avvento il Vangelo era Lc 21, 5-18, cioè la distruzione di Gerusalemme e nella terza di Avvento Lc 21, 25-28 che è sostanzialmente lo stesso tema.
    • tutti quelli che avevano un po' di amore per la liturgia capivano che era una situazione che andava quanto prima riportata alla normalità
    Ultima modifica di Ambrosiano; 05-03-2017 alle 14:35

  15. Il seguente utente ringrazia Ambrosiano per questo messaggio:

    Carolum (05-03-2017)

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