Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dalla Diocesi di Padova

  1. #1
    CierRino
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    Cronache dalla Diocesi di Padova




    Cronache dalla Diocesi di Padova

    Diocesis Patavina




    Storia e geografia

    Alcuni cenni sulla storia della diocesi di Padova


    DAGLI INIZI ALLA DOMINAZIONE VENEZIANA
    (250-1405)

    Tra Padova e Roma, soprattutto a partire dal 49 avanti Cristo, vi furono stretti rapporti di carattere commerciale e culturale. Il cristianesimo, pertanto, fu certamente conosciuto sin dai primi secoli. Una organizzazione ecclesiastica, peró, é ipotizzabile soltanto dal 250 dopo Cristo, con la venuta del vescovo Prosdocimo (probabilmente da Alessandria d´Egitto).
    Nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano, Padova diede un grande esempio alla cristianitá con il martirio di Daniele e Giustina. Quest´ultima, giovanissima, si oppose all´imperatore Massimiano offrendo testimonianza di fedeltá a Roma, in quel tempo impegnata nella lotta antiariana e nell´opposizione allo gnosticismo.
    La chiesa padovana si mantenne fedele al vicario di Cristo, il papa, anche nella discesa delle varie popolazioni straniere: visigoti, bizantini, longobardi. Per essersi opposto il vescovo padovano ai longobardi, il territorio della diocesi, che si estendeva dalle Prealpi al mare, fu diviso e dato in buona parte alle diocesi confinanti. Soltanto con la discesa dei franchi (774) poté rinascere l´organizzazione ecclesiastica, soprattutto attraverso l´opera delle pievi, le chiese piú antiche e storicamente piú importanti.
    Dopo il Mille ci fu un rifiorire di vita cristiana, grazie ai benedettini, francescani, eremitani, camaldolesi che animarono con la loro cultura e spiritualitá l´importante Universitá degli studi, fondata con la collaborazione del vescovo padovano Giordano (1215-1228).
    Famosa in tutto il mondo é l´opera di evangelizzazione operata da sant´Antonio (morto a Padova nel 1231), conosciuto come grande taumaturgo.

    DALLA DOMINAZIONE VENEZIANA AL TRAMONTO DELLA SERENISSIMA
    (1405-1797)

    Mentre si diffondeva nel mondo un nuovo afflato di spiritualitá, con l´apporto di Giotto e dei suoi seguaci, il Quattrocento e il Cinquecento videro a Padova un affermarsi dell´arte eccellente di Donatello e Mantegna, strettamente legata a un´ispirazione religiosa. In questo clima, determinanti furono le figure di due pastori della chiesa padovana, il vescovo Pietro Barozzi (+1507) e il cardinale Francesco Pisani (+1567), patrocinatore della nuova cattedrale su disegno di Michelangelo.
    Il cardinale Gregorio Barbarigo (+1697) è senz´altro uno dei personaggi piú cospicui nella storia ecclesiastica di Padova, per la sua cultura e la sua alta spiritualitá. Canonizzato da Giovanni XXIII nel 1960, rimane uno degli antesignani nell´attuazione del Concilio di Trento e della riforma cattolica.
    Il Settecento fu un´epoca di spiriti forti e di ricercatori del vero nella chiesa padovana, che poteva annoverare splendidi cultori di letteratura e di scienza come l´abate Egidio Forcellini, creatore di un´opera di alta cultura e civiltá quale il Lexicon totius latinitatis.
    Grande testimonianza di caritá cristiana fu l´ospedale fondato dal vescovo Niccoló Giustiniani (+1796).

    DAL TRAMONTO DELLA SERENISSIMA AI NOSTRI GIORNI
    (1797-2005)

    Nelle vicissitudini dei vari eserciti che occuparono Padova fin oltre la metá del secolo XIX, deve essere citata l´operositá dei vescovi Francesco Scipione Dondi Dall´Orologio (+1819), Modesto Farina (+1856) e Federigo Manfredini (+1886).
    Dopo la risistemazione dei confini della diocesi (1818), che risentiva ancora dello smembramento operato dai longobardi, fiorirono iniziative interessanti, quali le missioni cattoliche e l´Opera della S. Infanzia. Attraverso l´Opera dei Congressi, le Associazioni operaie, l´incremento di una partecipazione alla vita sociale organizzata, la diocesi trovó, grazie anche ai vescovi del primo Novecento quali Giuseppe Callegari (+1906) e Luigi Pellizzo (+1923), una nuova organizzazione dell´azione pastorale, affiancata da nuovi mezzi di comunicazione sociale come il settimanale diocesano La difesa del popolo, e il Bollettino diocesano.
    Sorsero nuove chiese e nuove parrocchie, per opera soprattutto dei vescovi Carlo Agostini e Girolamo Bortignon. Poderosa opera di caritá é l´Opera della Provvidenza S. Antonio, una delle piú importanti realizzazioni di mons. Bortignon a favore dei sofferenti e degli emarginati nel territorio.
    Dal 1989 la Diocesi di Padova é guidata dall´arcivescovo mons. Antonio Mattiazzo.

    A cura di mons. Claudio Bellinati



    immagini da Flickr, testo dal sito della diocesi.



  2. #2
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    La diocesi in cifre

    Il territorio della diocesi non corrisponde a quello della provincia e, anzi, ha una conformazione molto irregolare e quasi discontinua. Esso si sviluppò infatti seguendo le antiche direttrici di predicazione dei monaci di Santa Giustina e comprende l'Altopiano di Asiago, la riviera del Brenta e i dintorni e l'area del massiccio del Grappa, toccando anche le provincie di Vicenza, Venezia, Treviso e Belluno.

    La sede vescovile è la città di Padova, dove si trova la cattedrale di santa Maria Assunta. Importante meta di pellegrinaggi è la basilica del Santo, centro della devozione a sant'Antonio di Padova.

    Le parrocchie della diocesi sono 459

    La diocesi al termine dell'anno 2004 su una popolazione di 1.039.117 persone contava 1.027.662 battezzati, corrispondenti al 98,9% del totale.

    il sito della Diocesi di Padova



    immagini da Flickr, testo dal sito della diocesi.


  3. #3
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    Cronotassi dei vescovi



    • San Prosdocimo † (?)
    • San Massimo † (?)
    • San Fidenzio † (166 - 168)
    • San Procolo † (?)
    • Teodoro † (?)
    • Arisiano † (?)
    • Ambrogio † (?)
    • San Siro † (inizio del III secolo)
    • Suadero † (?)
    • San Leolino (Leotino, Leonino) † (232 - 244)?
    • SantIlario † ( - 368 o 378 ?)
    • Crispino † (?)
    • Limpedio † (?)
    • Vitellio † (?)
    • Provinio † (?)
    • Beato Severiano † (?)
    • Beraulo † (?)
    • Beato Giovanni † (?)
    • Cipriano † (?)
    • Virgilio † (circa 579)
    • Nicolò † (?)
    • Olimpio † (?)
    • Felice † (?)
    • Adeodato † (?)
    • Beato Pietro di Limena † (?)
    • Felice † (?)
    • Audacio † (?)
    • Tricidio † (620 - ?)
    • Bergualdo † (?)
    • Vitale † (?)
    • Odo † (?)
    • Assalonne † (?)
    • Ricchinaldo † (?)
    • Consaldo † (?)
    • Diverto † (?)
    • Teodosio † (?)
    • Rodingo † (?)
    • Bodo † (?)
    • Giuseppe † (?)
    • Bodone † (?)
    • Luitaldo † (?)
    • Domenico † (circa 827)
    • Aldegusio † (?)
    • Nitingo † (?)
    • Encorado † (?)
    • Rorio † (menzionato nell'855 e nell'874)
    • Turingario † (menzionato nell'866)
    • Bilongo † (871 - 886)
    • Liotaldo † (886 - 894)
    • Pietro II (894 - 899)
    • Pietro III † (?)
    • Sibicone † (912 - 924)
    • Zenone † (?)
    • Ardemanno † (?)
    • Ildeverto † (942 - 964)
    • Gozzelino † (964 - 978)
    • Orso † (992 - 997)
    • Aistolfo † (1031)
    • Burcardo † (1046 - 1045 deceduto)
    • Arnaldo † (1046 - 1048)
    • Beato Bernardo Maltraverso † (1048 - 1059 deceduto)
    • Waltolff † (1060 - gennaio o febbraio 1064 deceduto)
    • Olderico † (1064 - 1080)
    • Milone † (1084 - 1095 deceduto)
    • Pietro IV † (1096 - 1106)
    • Sinibaldo † (1106 - 17 ottobre 1125 deceduto)
    • San Bellino Bertaldo † (1128 - 26 novembre 1147 deceduto)
    • Giovanni Cacio † (1148 - 1165 deceduto)
    • Gerardo Offreducci da Marostica † (1165 - 1213 dimesso)
    • Giordano † (1214 - 5 novembre 1228 deceduto)
    • Giacomo Corrado † (18 luglio 1229 - 5 aprile 1239 deceduto)
    • Sigebaldo Caballazio † (1243 - 28 luglio 1249 nominato vescovo di Novara)
    • Giovanni Forzatè † (1251 - 24 giugno 1283 deceduto)
    • Bernardo Platon † (10 febbraio 1287 - 21 maggio 1295 deceduto)
    • Giovanni Savelli, O.P. † (novembre 1295 - 1299 nominato vescovo di Bologna)
    • Ottobuono di Razzi † (11 febbraio 1299 - 31 marzo 1302 nominato patriarca di Aquileia)
    • Pagano della Torre † (31 marzo 1302 - 1319 nominato patriarca di Aquileia)
    • Ildebrandino Conti † (29 giugno 1319 - 2 novembre 1352 deceduto)
    • Giovanni Orsini † (14 gennaio 1353 - giugno 1359 deceduto)
    • Pietro Pileo di Prata † (12 giugno 1359 - 23 gennaio 1370 nominato arcivescovo di Ravenna)
    • Giovanni Piacentini † (23 gennaio 1370 - 28 aprile 1371 nominato arcivescovo di Patrasso)
    • Elia Beaufort † (1371 - 1373)
    • Raimondo † (1374 - 1386 dimesso)
    • Giovanni Enselmini † (1388 - 20 marzo 1392 dimesso)
    • Ugo Roberti † (20 marzo 1392 - 12 aprile 1396 dimesso)
    • Stefano da Carrara † (25 giugno 1396 - aprile 1405 nominato vescovo di Nicosia)
    • Alberto Micheli † (1405 - 1409 deceduto)
    • Pietro Marcello † (1409 - 1428 deceduto)
    • Pietro Donato † (16 giugno 1428 - 7 ottobre 1447 deceduto)
    • Fantino Dandolo † (8 gennaio 1448 - 17 febbraio 1459 deceduto)
      • Pietro Barbo † (9 marzo 1459 - 29 marzo 1460 dimesso) (vescovo eletto)

    • Jacopo Zeno † (1460 - 13 aprile 1481 deceduto)
      • Pietro Foscari † (15 aprile 1481 - 22 agosto 1485 deceduto) (amministratore apostolico)

    • Pietro Barozzi † (24 giugno 1487 - 10 gennaio 1507 deceduto)
    • Sisto Gara della Rovere † (11 giugno 1509 - 8 marzo 1517 deceduto)
    • Marco Corner † (11 marzo 1517 - 20 luglio 1524 deceduto)
    • Francesco Pisani † (8 agosto 1524 - 1555 dimesso)
    • Luigi Pisani † (1555 - 3 giugno 1570 deceduto)
    • Nicolò Ormanetto † (4 luglio 1570 - 18 gennaio 1577 deceduto)
    • Federico Corner † (19 luglio 1577 - 4 ottobre 1590 deceduto)
    • Alvise Corner † (ottobre 1590 - 20 ottobre 1594 deceduto)
    • Marco Corner † (1594 - 11 giugno 1625 deceduto)
    • Pietro Valier † (18 agosto 1625 - 4 aprile 1629 deceduto)
    • Federico Corner † (30 aprile 1629 - 11 giugno 1631 nominato patriarca di Venezia)
    • Marcantonio Corner † (settembre 1632 - 27 aprile 1636 deceduto)
    • Luca Stella † (11 luglio 1639 - 21 dicembre 1641 deceduto)
    • Giorgio Corner † (1643 - 15 novembre 1663 deceduto)
    • San Gregorio Giovanni Gasparo Barbarigo † (24 marzo 1664 - 18 giugno 1697deceduto)
    • Giorgio Corner † (26 agosto 1697 - 10 agosto 1722 deceduto)
    • Gianfrancesco Barbarigo † (20 gennaio 1723 - 26 gennaio 1730 deceduto)
    • Carlo della Torre Rezzonico † (11 marzo 1743 - 6 luglio 1758 eletto papa con il nome di Clemente XIII)
    • Sante Veronese † (11 settembre 1758 - 1º febbraio 1767 deceduto)
    • Antonio Maria Priuli † (6 aprile 1767 - 26 ottobre 1772 deceduto)
    • Nicolò Antonio Giustinian, O.S.B.Cas. † (14 dicembre 1772 - 24 novembre 1796 deceduto)
    • Sede vacante (1796-1807)
    • Francesco Scipione Dondi Dell'Orologio † (18 settembre 1807 - 6 ottobre 1819 deceduto)
    • Modesto Farina † (13 agosto 1821 - 10 maggio 1856 deceduto)
    • Federico Manfredini † (19 marzo 1857 - 16 agosto 1882 deceduto)
    • Giuseppe Callegari † (25 settembre 1882 - 14 aprile 1906 deceduto)
    • Luigi Pellizzo † (13 luglio 1906 - 24 marzo 1923 dimesso)
    • Elia Dalla Costa † (25 maggio 1923 - 19 dicembre 1931 nominato arcivescovo di Firenze)
    • Carlo Agostini † (30 gennaio 1932 - 5 febbraio 1949 nominato patriarca di Venezia)
    • Girolamo Bartolomeo Bortignon, O.F.M.Cap. † (1º aprile 1949 - 7 gennaio 1982 ritirato)
    • Filippo Franceschi † (7 gennaio 1982 - 30 dicembre 1988 deceduto)
    • Antonio Mattiazzo, dal 5 luglio 1989




    testo da Wikipedia, immagini da Flickr
    Ultima modifica di Il Padovano; 28-07-2010 alle 22:11


  4. #4
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    Una precisazione: la Basilica del Santo, sebbene si trovi a Padova in pieno centro cittadino, NON fa parte della giurisdizione del Vescovo di Padova, essendo governata in altro modo dalla Santa Sede mediante un Delegato Apostolico.
    Ultima modifica di Raffaele; 02-08-2010 alle 21:29 Motivo: off topic

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da ITER PARA TUTUM Visualizza Messaggio
    Una precisazione: la Basilica del Santo, sebbene si trovi a Padova in pieno centro cittadino, NON fa parte della giurisdizione del Vescovo di Padova, essendo governata in altro modo dalla Santa Sede mediante un Delegato Apostolico.
    Esattamente. Infatti, alla Pontificia Basilica del Santo è stata dedicata un'apposita discussione, qui.


  6. #6
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    S. E. Mons. Dr. ANTONIO MATTIAZZO Arcivescovo, Vescovo di Padova





    Nato il 20.04.1940 a Rottanova di Cavarzere (provincia di Venezia) dove la famiglia, originaria di Saletto (provincia e diocesi di Padova), s’era temporaneamente trasferita per motivi di lavoro. È entrato nel 1951 nel Seminario di Padova. Viene ordinato presbitero il 5 luglio 1964.

    1964 studente alla Pontificia Università Lateranense, frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica in Roma
    1968 Consegue la laurea in Utroque Jure. Viene inviato come Segretario alla Nunziatura Apostolica di Managua per gli Stati del Nicaragua e dell’Honduras
    1971 Segretario della Delegazione apostolica di Washington
    1975 Uditore della Nunziatura Apostolica di Brasilia
    1978 Uditore della Nunziatura Apostolica di Parigi
    1980 Consigliere nella Segreteria di Stato della Sede Apostolica-Sede Rapporti con gli stati
    1985 Il 16 novembre è eletto Arcivescovo titolare di Viruno e Nunzio Apostolico in Costa d’avorio, Pro-Nunzio apostolico in Burkina Faso e Niger
    il 14 dicembre dello stesso anno viene ordinato vescovo dal Cardinale Agostino Casaroli nella Cattedrale di Padova
    1989Eletto alla sede di Padova il 5 luglio, inizia il ministero episcopale in Diocesi di Padova il 17 settembre
    1989-2003 Segretario della Conferenza Episcopale Triveneta (Cet)
    1990 Membro della Commissione episcopale della Cei per la Cooperazione missionaria tra le Chiese
    1997 Presidente della Commissione Triveneta per le Comunicazioni sociali
    2000 Membro della Commissione Episcopale della Cei per la cultura e le comunicazioni sociali
    2004 Laurea Honoris Causa conferita da Facultatea de Teologie Ortodoxa – univeristatea “1 Decembrie 1918” – Alba Iulia (Romania)
    2005 Ordine di San Sergio di Radonej conferito da Sua Santità il partriarca di Mosca e di tutte le Russie per mano di S. Em. Ionafan, arcivescovo di Kerson e Travia (Ucraina)
    2005 Membro della Commissione episcopale Cei per la cultura e le comunicazioni sociali per il quinquennio 2005-2010
    1994-2006 è in corso la Visita pastorale alle comunità parrocchiali (459 della Diocesi, avendo finora visitato 37 vicariati foranei su 42)
    2006 Vice Gran Cancelliere della Facoltà teologica del Triveneto
    Laurea Honoris Causa, conferita dalla Facoltà di teologia ortodossa “Patriarhul Justinian” dell’Università di Bucarest (Romania)

    Lo stemma di mons. Antonio Mattiazzo


    Recapitulare omnia in Christo è il motto scelto dal vescovo Antonio, dal versetto di Efesini 1,10 "ricapitolare in Cristo tutte le cose"
    E lo stemma episcopale rappresenta graficamente questo impegno e questo messaggio.

    Un libro aperto e una croce simboli dell'annuncio della Parola e della Redenzione che viene da Cristo. Annuncio che va a tutte le genti (i raggi che si diffondono dal centro della croce) e si intersecano con i meridiani (che toccano tutto il mondo e tutte le cose) ma contemporaneamente ritornano al centro: perché tutte le cose si ricapitolano in Cristo.






  7. #7
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    Chiesa: Vescovo Padova, ho imparato dalla fede e prove vita

    Omelia mons. Mattiazzo per 25 anni da ordinazione episcopale


    (ANSA) - PADOVA, 12 DIC - ''Ho imparato un po' alla volta a essere vescovo, l'ho imparato dalla fede e insieme dalla vita con le sue prove'': lo ha detto il Vescovo di Padova, mons.

    Antonio Mattiazzo, nell'omelia in occasione della celebrazione del 25. anniversario della sua ordinazione episcopale.

    Nel corso dell'omelia, ha ricordato il messaggio ricevuto da Papa Benedetto XVI ed espresso un ringraziamento a tutte le persone che in forme diverse l'hanno aiutato in questi anni. (ANSA).
    ..Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi in domum Domini ibimus..

  8. #8
    Fedelissimo di CR
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    Risposte di giustizia/2
    Matteo è una vittima innocente
    È turbato, il vescovo Antonio Mattiazzo, per la sofferenza che un’interpretazione distorta delle sue parole ha provocato tra i familiari di Matteo Miotto – «che è prima di tutto una vittima innocente» – e in molti fedeli, specialmente nella comunità thienese. Risponde alle polemiche, invitando a non cedere alle tentazioni retoriche.

    «Parliamo di tutto, e parliamone a lungo. Ma con una premessa, per spiegare la grande difficoltà che noi vescovi incontriamo quando cerchiamo di far sentire la nostra voce. Ci sono problematiche di carattere etico, morale, religioso che non è possibile degradare a battuta, a lancio d’agenzia, per poi raccogliere tra politici e intellettuali un florilegio di dichiarazioni buone solo ad accendere le polemiche. E allora domando a voi giornalisti: se rinunciamo all’idea che l’opinione pubblica possa e debba elaborare un suo pensiero critico, se trasformiamo il dibattito pubblico in un botta e risposta alimentato più da interessi di parte che dall’amore per la verità, se ci limitiamo a sollecitare la reazione emotiva delle persone, quale contributo date a questa nostra società?»
    La premessa è amara, ma giustificata. Anche perché le frasi che tante polemiche hanno suscitato attorno alla morte di Matteo Miotto, l’arcivescovo Mattiazzo le aveva pronunciate sabato scorso al tradizionale incontro con i giornalisti, al termine di un lungo dialogo con Gianni Riotta ruotato in gran parte proprio attorno al ruolo dell’informazione e a quelle parole di Giovanni, «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32), che a prescindere dal loro significato religioso condensano un monito d’impressionante forza per chiunque intenda dedicarsi all’entusiasmante, ma delicatissima, professione giornalistica. E la verità, vien da chiosare, è quasi sempre troppo complessa per essere racchiusa in poche righe.
    «E già che ci siamo, sia ben chiaro che sfido chiunque a interpretare le mie parole in senso politico, come se il vescovo di Padova intervenisse per aiutare un partito piuttosto che l’altro. Come tutti sanno, da quando entriamo in campagna elettorale non ricevo più alcun politico ed è per me motivo di vanto dire che ben difficilmente lei o chiunque altro sarebbe in grado di dire a chi va il mio voto».
    A prescindere dagli aspetti politici molti, soprattutto a Thiene e tra gli alpini, sono rimasti scossi dalle sue parole. E l’hanno accusata di avere mancato di compassione verso due genitori che, prima d’ogni altra cosa, chiedevano di essere accolti e compresi nel loro dolore straziante.
    «Mi dispiace profondamente. Ai tanti nostri alpini vorrei ricordare in questa occasione l’eucarestia e le giornate trascorse assieme ad Asiago e sul Grappa, durante le loro adunate, e le mie parole sui valori della tradizione alpina. Ma soprattutto ai genitori di Matteo, alla sua fidanzata e a tutti i parenti e gli amici voglio ribadire ancora una volta la mia preghiera, la mia sincera vicinanza e il mio dolore. Ai genitori di Matteo ho inviato una lettera personale per assicurare loro la mia vicinanza e il mio conforto. Ho pregato per Matteo, così come per il lagunare Matteo Vanzan di cui ho personalmente celebrato le esequie a Camponogara. Se in questo caso non è avvenuto, è soltanto perché il funerale solenne era già stato celebrato a Roma da un altro vescovo, l’ordinario militare Vincenzo Pelvi. Ma questo non modifica in alcun modo né il mio dolore, né la pietà per un ragazzo che considero una vittima».
    Cosa intende per vittima?
    «Matteo è una vittima perché morto innocente e ingiustamente; una vittima che pongo accanto alla più grande vittima della storia, che è Gesù Cristo. E a lui che sa cosa significa essere uccisi innocenti e ingiustamente avrei consegnato nel funerale un ragazzo che ha perso la vita in quel tragico modo. Questo è il mio sentire profondo, e le mie riflessioni non intendevano toccare in alcun modo la sorte di Matteo. Anzi, proprio la grande pietà che sento per ogni vittima mi spinge a sollecitare una riflessione profonda, per evitare il benché minimo rischio che la sua tragedia venga sfruttata per altri scopi».
    Più esattamente lei ha messo in guardia dai rischi di un’esaltazione retorica.
    «E l’ho fatto proprio a partire dalla vicinanza umana alla famiglia e alla comunità di Thiene. Lo so che costa fatica, ma domandiamoci cosa dev’essere messo al centro della nostra attenzione: la vittima di questa tragedia, la persona di Matteo con il suo carico di valori e di scelte, la stessa sofferenza dei suoi cari, o a dominare la scena dev’essere l’apparato retorico costruito dallo stato attorno al lutto di una intera comunità? Questo è un rischio che come vescovo sento il dovere di sottolineare, ed è una questione che va ben oltre il singolo caso e non tocca in alcun modo la persona di Matteo».
    Intende dire che la morte Matteo rischia di essere strumentalizzata dallo stato? È per questo che non ritiene opportuno definirlo un eroe?
    «Questa è una prassi che si ripete sempre e da sempre. Di fronte alla morte di un soldato, quel che entra in gioco senza che i cittadini se ne accorgano può essere la tendenza o la tentazione alla sacralizzazione tipica della religione civile, di quella dimensione del vivere sociale che al pari della fede cristiana – e spesso mutuandola da essa – ha elaborato lungo i secoli i suoi specifici riti, una sua simbologia e un suo linguaggio. Non è un caso se a Roma sorge l’altare della patria, così come non a caso nella prima guerra mondiale l’Italia veniva definita “irredenta”. E le accuse di disfattismo lanciate a papa Benedetto XV quando definì quella guerra una “inutile strage”, sono proprio il frutto della rabbia di chi vedeva all’improvviso sconfessata e messa a nudo la retorica della religione civile. Ma questa per me è poco più che mitologia. E invece di scandalizzarsi, sarebbe bene ragionare a fondo sulla questione».
    Come definire allora un eroe, o se preferisce come definire l’eroismo, in un contesto civile? Quante volte la stampa definisce eroico il comportamento di magistrati, forze dell’ordine, semplici cittadini che mettono a repentaglio la loro vita? Si è scritto che di questi tempi perfino fare il proprio dovere è da eroi.
    «Mi pare un’enfatizzazione retorica, affermare che ogni vita onesta o ogni comportamento coraggioso sia di per sé stesso eroico, salvo poi celebrare tanto eroismo solo quando a morire è un ragazzo in divisa. Altrimenti non capisco perché non ci si senta in dovere di pronunciare le stesse parole e di organizzare funerali solenni per le migliaia di nostri cittadini che dopo un’intera vita “eroica” lasciano nella loro comunità un ricordo di onestà, senso del dovere, abnegazione. Aggiungo di più: ma lo stato ha solo eroi in divisa da commemorare solennemente? Maria Bonino, la nostra pediatra del Cuamm morta nel 2005 a Luanda, in Angola, di febbre emorragica, non era forse un’eroina? E i suoi colleghi che scelsero di non scappare dall’area del-l’epidemia, anche a rischio della vita? La salma del vescovo Padovese assassinato lo scorso giugno in Turchia, dopo aver offerto una splendida testimonianza di coraggio e di amore, è tornata su un anonimo aereo da trasporto merci. A questo punto, di fronte a tante vicende esemplari rimaste sepolte nel silenzio, non le pare che abbia ragione, quantomeno a denunciare il rischio di una possibile esaltazione retorica? Questo non toglie nulla al valore personale davanti a Dio».
    Eccellenza, per essere un’intervista non so bene chi stia facendo più domande, se io o lei...
    «Ciò che non è stato colto della mia riflessione di sabato scorso sono proprio gli interrogativi che ho riproposto per l’ennesima volta ai giornalisti presenti, e che purtroppo rimangono senza risposta. In occasione delle celebrazioni per i 60 anni di Medici con l’Africa Cuamm, davanti al presidente della repubblica, ho pronunciato delle affermazioni che giudico molto serie, ricordando come il sistema della cooperazione internazionale italiana sia ormai obsoleto e denunciando lo scandalo di un’Italia che è oggi al penultimo posto tra i paesi donatori, nonostante tutti gli impegni solennemente presi in sede internazionale. Napolitano, devo dire con grande serietà, ha subito ripreso il tema nel suo intervento. Ma perché la mia affermazione non ha avuto alcuna risonanza? Perché nessun giornalista si è sentito in dovere di approfondire il tema, o di riflettere sulla drammatica questione delle mine di cui abbiamo disseminato il mondo? Perché tutto questo non interessa a nessuno? Perché l’opinione pubblica non è sollecitata a riflettere sul problema della fame nel mondo o del sottosviluppo? Perché di quel che succede in Costa d’Avorio non parlano mai i nostri telegiornali? A tutto questo non varrebbe la pena dedicare un dibattito? Mi chiedo se non prevalga invece una rappresentazione del mondo ancora impregnata di ideologia e di una retorica che spesso serve a coprire interessi economici e politici».
    In fondo ogni stato ha costruito lungo i secoli una sua retorica, come trama essenziale per la vita civile e politica. Senza andare a Mussolini e al fascismo, cosa sarebbe la nostra stessa repubblica se non avesse elaborato il mito della resistenza, o il mito della costituzione, per affermare e corroborare i valori fondanti di una comunità sociale? Anche questo è sbagliato?
    «In Thailandia, dove la monarchia costituzionale è il collante dello stato, ancora oggi i ragazzi ogni mattina a scuola fanno l’alzabandiera e il saluto al re. Certo, le società sono come un corpo e un corpo deve avere un’anima. Capisco benissimo che una simbologia profondamente interiorizzata può servire a tenere insieme una nazione, ma non so quanto ancora questo potrà durare. E soprattutto oggi dobbiamo avere il coraggio di chiederci cosa tenga insieme il popolo italiano, quali siano i valori profondi a cui ci affidiamo. Come ha ricordato recentemente anche il papa, l’anima profonda di un popolo ha bisogno di formarsi su valori trascendenti. Oggi non li vedo, e non possono certo essere degli stereotipi a sostituirli. Ecco perché come pastori siamo chiamati anche a saper proporre un pensiero profetico, che abbia la forza necessaria a scardinare le ovvietà, che costringa ciascuno di noi a mettere in discussione quanto abbiamo passivamente assorbito. Il profeta, voglio ricordarlo, è colui che sa leggere più in profondità nelle cose e ha il coraggio di denunciare quanto c’è di ambiguo, di non vero, quanto risponde solo a interessi personali, a orgoglio, a vanagloria. I profeti sono quelli che mettono in chiaro la verità. E naturalmente la verità scotta».
    Che cosa pensa lei delle cosiddette missioni di pace?
    «La parola “missione” mi è particolarmente cara; per me è fondata sul vangelo. Il missionario del vangelo è uno disarmato. Nella nostra costituzione abbiamo ben scritto che la repubblica ripudia la guerra. C’è uno spazio di azione profetica nel voler far avanzare quella intuizione, nel darle concretezza, ben conoscendo la complessità delle situazioni. In tutta coscienza penso che di fronte a noi abbiamo uno scenario in cui tante guerre sono il frutto avvelenato del caparbio rifiuto di riformare un sistema di governo internazionale ormai inadeguato».
    Ma in questo modo non si esclude qualsiasi spazio di intervento dell’Onu e della comunità internazionale? Anche papa Giovanni Paolo II durante la guerra in Bosnia fece un esplicito appello a fermare le atrocità.
    «Il diritto internazionale su questo è molto chiaro, ed esclude che un singolo stato o una coalizione possa farsi giustizia da solo attraverso la guerra. Così come, aggiungo io, è chiaro che non possono essere i membri del G8 ad arrogarsi il diritto di governare il mondo. Ecco perché è necessario esercitare la giusta pressione sulle istituzioni e sull’opinione pubblica per far evolvere la situazione e fare dell’Onu una reale autorità sovranazionale. L’attuale sistema è imperfetto, e non potrebbe essere altrimenti visto che i singoli stati avranno sempre e comunque dei loro interessi da difendere. Oppure non ci si spiega perché i potenti della terra non abbiano ritenuto opportuno intervenire, oltre che in Afghanistan o in Iraq, anche in Sudan, e in tanti altri scenari locali funestati da massacri e oppressi da regimi dittatoriali. Ma di questo la nostra stampa non parla, e l’opinione pubblica finisce suo malgrado per reagire in maniera puramente emotiva alle enormi questioni che sono in gioco».
    In questi giorni c’è chi la definisce un vescovo coraggioso, chi un ingenuo “anche se ha fatto tanti anni il diplomatico”...
    «Quanto a ingenuità, anche Gesù può essere definito un ingenuo, quando ogni giorno prego “Venga il tuo Regno” sono forse un ingenuo? Se ho fatto bene il diplomatico, è proprio perché avevo il coraggio di dire la verità e di dirla per il bene della gente...».
    ...chi le consiglia di andarsene a conoscere l’Afghanistan, chi la definisce un ignorante come il ministro La Russa. Una ricca collezione di giudizi...
    «...che mi lasciano del tutto sereno e tranquillo. Direi anzi che non porto alcun sentimento negativo verso nessuno, e so che il mio compito mi espone anche al rischio di qualche incomprensione. Le dico però questo: credo di avere maturato studi ed esperienza sufficienti a poter riflettere su questioni tanto delicate. E conosco abbastanza l’anima umana per sapere quali ragioni e quali pulsioni muovono alcune critiche così rancorose. Non ultima la difficoltà di tanti nostri politici nell’articolare un ragionamento più profondo delle battute che sono soliti consegnare ai telegiornali della sera».
    Molte lettere giunte in questi giorni alla nostra redazione, si tratti della morte di Matteo Miotto come delle vicende politiche italiane, non si limitano a criticare le prese di posizione di voi vescovi. Dopo aver detto la sua, chi le scrive annuncia l’intenzione di non frequentare più la chiesa perché offeso come cristiano. Come vescovo, cosa si sente di dire loro?
    «So che questo avviene, e la prima cosa su cui dobbiamo riflettere è che evidentemente siamo di fronte a una fede molto imperfetta, soprattutto quando fatichiamo a comprendere la necessaria mediazione che va trovata tra le verità fondamentali della fede e la loro applicazione alla singola problematica concreta. C’è poi un secondo aspetto ed è quello che definirei come la “religione del soggettivo”. Si basa sull’idea, in gran voga peraltro in ogni ambito della società contemporanea, secondo cui gli altri devono necessariamente corrispondere al nostro sentimento o alle nostre idee. Se lungo questa strada prescindiamo da quel che oggettivamente la fede cristiana è nella sua essenza, ecco che ogni presa di posizione rischia di alimentare abbandoni. Dal mio punto di vista, invece di andarsene sarebbe bene chiedere perché un pastore si è espresso in un certo modo, a partire da quali verità di fede e da quale riflessione teologica. La nostra fede domanda anche spirito critico. Aggiungo che la chiesa intende essere vicina a tutti senza alcuna discriminazione e per questo manda sacerdoti per i militari, i carabinieri, la polizia, come negli ospedali e nelle carceri. Ma ha uno sguardo universale e di preferenza per i più deboli e i più poveri. Per quelli che non hanno voce».
    Guglielmo Frezza
    tratto da http://www.diocesipadova.it/pls/s2ew...id_pagina=3790

    @@@@

    Tenuto conto della fine dell'ultima discussione su tale fatto, un solo commento - alla veneta - che (a mio parere) l'è pezo el tacon del buso!

  9. #9
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    valdobbiadene
    Il duomo è stato rimesso a nuovo
    Via le impalcature, terminati i lavori di risanamento della copertura



    VALDOBBIADENE. Sono giunti al termine i lavori di risanamento
    conservativo della copertura del Duomo di S. Maria Assunta di
    Valdobbiadene. Nell’estate del 2011 alcune crepe presenti lungo il
    soffitto della navata centrale e al di sopra del presbiterio avevano
    allarmato i parrocchiani della Pieve. Dopo le prime segnalazioni, il
    parroco don Paolo Rizzato aveva avviato un’analisi sulle condizioni
    della copertura del Duomo scoprendo che sia i numerosi coppi spostati da
    cause naturali o dovute al traffico, sia il clima umido e non ventilato
    del sottotetto rischiavano di compromettere seriamente la solidità
    delle travi portanti e della volta. Nel settembre scorso sono stati
    attivati dei lavori di pulizia del sottotetto, utili per definire da
    parte dei tecnici i dettagli dell’intervento di risanamento vero e
    proprio. Terminata questa prima operazione il Duomo è stato rivestito
    esternamente dalle impalcature e temporaneamente un tratto di via Piva è
    stato regolato da un senso unico alternato semaforico per permettere il
    posizionamento dei ponteggi. Il lavoro principale è stato quello di
    agganciare i coppi ed arieggiare il sottotetto aprendo delle feritoie
    adeguatamente protette dalla pioggia. Ripulire le tre grandi in statue
    pietra di Vicenza che vigilano sulla facciata del Duomo raffiguranti San
    Venanzio Fortunato, il Beato Nicolò Boccasino e San Prosdocimo.

    12 agosto 2012

    fonte
    " Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. " Osea 4:6

  10. #10
    Fedelissimo di CR L'avatar di Sacrista Pontificio
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    piccola osservazione...la notizia andrebbe inserita nelle Cronache dalla Diocesi di Padova, in quanto Valdobbiadene appartiene alla diocesi di Padova
    Ultima modifica di Vaticanista; 14-08-2012 alle 19:04 Motivo: Eliminata la parte quotata e già ripostata
    ..Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi in domum Domini ibimus..

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