Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Brescia - 2011

  1. #111
    Cronista onorario di CR L'avatar di Jean Valjean
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    Breno: “Nel segno di maggio”, un documentario su mons. Vittorio Bonomelli

    Presentato da Eugenio Fontana – peraltro autore della più bella e completa biografia su mons. Vittorio Bonomelli (1917-1984) – è stato proiettato a Breno il documentario “Nel segno di maggio” del regista bergamasco Angelo Mazzola. L’evento ha segnato l’inizio delle molte manifestazioni per la festa patronale di San Valentino (fiera, convegni, premiazioni, fiaccolata, concerto, visite guidate, celebrazioni religiose, cerimonie civili, ecc.). Il lavoro cinematografico era più che altro incentrato sulle apparizioni mariane di Ghiaie di Bonate (Bergamo), a tutt’oggi non ancora riconosciute dalla Chiesa e si è limitato a comprendere la
    figura del prete camuno soltanto per i fatti bellici accaduti nel 1944 in piena Seconda guerra mondiale. Purtroppo troppo poco dell’uomo, del sacerdote, dell’impegno socio-politico, della pastorale, della sollecitudine culturale, degli studi storici, ecc. Tuttavia le pagine abbastanza straordinarie scritte dall’allora curato di Sonico (in seguito parroco di Breno) costituiscono un apporto personale alle vicende della Resistenza, che va ricordato specie alle nuove generazioni. Radio Londra, verso la fine del 1944 più volte trasmise il messaggio “Gioppino ha messo gli scarponi”: dietro il nome della celebre maschera bergamasca si nascondeva Bonomelli, che stava per essere paracadutato. Don Vittorio, alias Gioppino, alias Platone, assume spericolatamente un suo preciso, segreto ruolo nell’Intelligence Service alleato agli ordini del capitano Pietro Cooper. Il filmato di Mazzola racconta molto bene come – sempre del ’44 – nonostante la guerra, molti pellegrini affluivano verso Ghiaie per assistere agli incontri di Adelaide Roncalli (sette anni) con la Madonna. Per salvare tutta questa povera gente Bonomelli interpone i suoi buoni offici presso gli anglo-americani e Bergamo e Bonate vengono prodigiosamente risparmiate dai bombardamenti aerei. (e.g.)
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  2. #112
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    Domenica 20 febbraio due bresciane nell’Ordine delle vergini
    La vocazione a consacrare la verginità nella comunità ecclesiale


    Domenica 20 febbraio alle ore 17.30 in Cattedrale saranno consacrate da mons. Luciano Monari nell’Ordo virginum diocesano: Maria Gritti, della parrocchia di Castelcovati, catechista e collaboratrice dell’oratorio, frequenta l’ultimo anno del corso di teologia per laici; Ivana Ortolani, della parrocchia di S. Alessandro in Città, catechista, frequenta il 3° anno dell’Istituto superiore di scienze religiose, indirizzo pastorale familiare. L’Ordine delle vergini riunisce donne che accolgono la vocazione divina a consacrare la loro verginità nella comunità ecclesiale. Sulla scia del Concilio Vaticano II, papa Paolo VI ha ripristinato nel 1970 questo rito spentosi nel tempo. Va sottolineata la caratteristica diocesana di questa vocazione: mentre la vita monastica e gli istituti, sia religiosi che secolari, hanno un fondatore o una fondatrice all’origine del proprio carisma, ogni vergine consacrata in questo Ordine ha il mistero della Chiesa come sorgente di spiritualità e la diocesi come propria famiglia. Diretto referente è il Vescovo. La celebrazione del rito di consacrazione introduce la vergine in un corpo (ordo) ecclesiale e coinvolge tutta la sua esistenza in un cammino di fedeltà a Cristo, a servizio della Chiesa secondo un carisma e un progetto di vita personale. Esse si pongono ordinariamente nel mondo come consacrate mantenendo normali consuetudini di vita e di lavoro. Dalla consacrazione non derivano regole o forme di vita comune o l’obbligo di assumere forme proprie degli istituti di vita consacrata. Nell'impostare la propria vita, la vergine consacrata è animata dal desiderio di rispondere alla chiamata ricevuta con pienezza e verità, accogliendo la propria situazione lavorativa, familiare, ecclesiale come dono di Dio, luogo di santificazione e incontro con i fratelli. Questo la porta a discernere la modalità di vita a lei possibile e favorevole: vivere da sola, in famiglia, con altre vergini consacrate o in altre condizioni. Tali modalità di vita possono cambiare nel corso del tempo secondo il variare
    delle circostanze e delle esigenze.

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  3. #113
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    Il rev. sac. RUGGERI SANTO;
    n. Paspardo 30.5.1919; ord. Brescia 15.6.1946; della parr. di Paspardo; vic. coop. Piamborno (1946-1948); vic. coop. Corna (1948-1949); vic. econ. Loveno (1949-1950); parroco Loveno (1950-1952); capp. Ente Maremma a Pescia Romana, Viterbo (1953-1956); vic. coop. Roé Volciano (1957-1968); parroco Piovere (1968-1993); deceduto a Bogliaco; funerato a Paspardo il 30.06.2010.

    Requiem aeternam dona ei, Domine, et lux perpetua luceat ei
    R. I. P.

    Don Santo Ruggeri
    Un pastore colto e riservato


    Appena oltrepassata la soglia dei 90 anni di età, don Santo Ruggeri, ospite della casa per anziani “Feltrinelli” di Bogliaco, il 28 giugno dello scorso anno ha lasciato questo mondo per ricevere il premio della vita eterna. Lui, figlio della terra camuna, dopo tanti anni di lontananza, ha voluto essere sepolto a Paspardo, suo paese natale, fra i monti della sua infanzia e giovinezza. Lì era nato il 30 maggio 1920. Ordinato sacerdote nel 1946, ha speso i suoi primi anni di ministero come curato in alcuni paesi della sua valle: Pianborno, Corna, Loveno, dove divenne anche parroco per due anni, poi cominciò una stagione apostolica altrove. Prima di tutto l’esperienza di cappellano dell’Ente Maremma, con sede a Pescia Romana in provincia di Viterbo, iniziata nel 1953. Dopo tre anni tornò nel Bresciano, non più in Valle Camonica ma sulle sponde del Garda: a Roè Vociano dove per oltre un decennio svolse un prezioso servizio pastorale in una parrocchia vasta, con tante frazioni. Anche ’insegnamento nella scuola è stato un mezzo di apostolato fecondo. Poi accolse volentieri la nomina di parroco di Piovere, parrocchia che guidò per 25 anni, fino al pensionamento. Don Ruggeri è stato un sacerdote colto, riservato, ma anche dotato di un grande pragmatismo, messo al servizio del bene del prossimo. Una delle sue passioni è stata la grande attenzione ai giovani perché si formassero, continuassero gli studi, sviluppassero le loro capacità per costruire una vita migliore. In particolare a Piovere invitava i ragazzi a utilizzare la sua biblioteca ricca di numerosi testi, adatti anche a loro. Amava la musica, anche se a causa di una malattia non gli era possibile cantare. Dedicava volentieri il suo tempo libero all’antiquariato e alla conoscenza delle lingue straniere, con particolare riferimento al tedesco che gli fu utile dal punto di vista pastorale per coinvolgere i turisti stranieri in vacanza o di passaggio nella piccola frazione. Don Ruggeri è stato un prete che ha continuamente tenuto formato se stesso per meglio formare i fedeli. Curò importanti opere di restauro per la chiesa di San Marco Evangelista a Piovere: dalla radicale sistemazione del tetto al rifacimento interno, con importanti interventi di restauro delle opere lignee dello scultore bresciano Boscaì e delle tele di vari autori del Seicento e Settecento. (g. f.)
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  4. #114
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    E' tornato alla casa del Padre:

    03.06.2010 - CODENOTTI DON GIOVANNI; nato a Concesio il 10.1.1916; ordinato a Fornaci-Brescia 14.8.1938; della parrocchia di S. Vigilio di Concesio; vicario parrocchiale Roncadelle 1938-1946; parroco Cecino di Degagna 1946-1948; vicario parrocchiale SS. Nazaro e Celso in città 1948-1955; vice Rettore Convitto S. Giorgio in città 1955-1961; Rettore Convitto S. Giorgio in città 1961-1971; parroco Saiano 1071-1991; deceduto a Brescia presso la Domus Caritatis di Brescia il 3.6.2010; funerato e sepolto a S. Vigilio di Concesio il 5.6.2010

    Don Giovanni Codenotti
    Il carisama dell'educare e la sollecitudine del pastore


    Carico di anni e di meriti, il 3 giugno 2010, si è spento serenamente alla Domus caritatis Paolo VI don Giovanni Codenotti. Ora riposa nel cimitero di S. Vigilio di Concesio, dove era nato il 10 gennaio 1916. Don Giovanni è uno di quei preti che hanno attraversato il Novecento, dando un contributo silenzioso, ma notevole, alla vita della comunità cristiana e civile. La sua giovinezza sacerdotale, dopo l’ordinazione avvenuta del 1938, la spese come curato a Roncadelle, quando tanta gioventù era in guerra e i tempi erano duri per la maggioranza delle famiglie. Poi la particolare esperienza di parroco, per un biennio, nella piccola parrocchia di Degagna, frazione di Vobarno. Gli anziani, nonostante il breve tempo di permanenza, ricordano don Giovanni come giovane e brillante sacerdote, buon predicatore. All’esperienza di parroco in Val Sabbia seguirono i sette anni in città, nella parrocchia dei SS. Nazaro e Celso. Nel gruppo dei curati, don Codenotti era particolarmente dedito alla gioventù. Erano tempi di sacrifici e molti non hanno dimenticato che don Giovanni riduceva il suo pasto a un pezzo di stracchino per poter comprare un pallone in più per il gioco dei ragazzi o aiutare qualche famiglia povera. Ma, soprattutto, trovavano in lui un prete educatore, che sapeva guidare con saggezza la crescita dei giovani. Fu a causa di questa sua capacità che nel 1955 fu chiamato al Convitto San Giorgio, prima come vicerettore quando la casa per studenti era collocata nel Palazzo vantiniano Gerolamo Rossa in via Bronzetti, poi come rettore nella nuova sede di via Galilei. Sono stati anni intensi quelli della sua presenza al S. Giorgio, anni nei quali la gioventù è cambiata rapidamente mettendo spesso alla prova le figure degli educatori. Don Codenotti colse questa sfida fino a quando comprese di dover passare il testimone. Accettò allora ben volentieri la nomina a parroco di Saiano, la comunità che guidò per un ventennio fino al 1991, quando ormai settantacinquenne si ritirò all’ombra della vicina Abbazia di Rodengo, fino al tempo del ricovero alla Domus caritatis Paolo VI. Don Giovanni svolse il suo ministero secondo i canoni tradizionali della pastorale bresciana: mentre la gioventù era affidata all’oratorio, al parroco toccava maggiormente il rapporto con le famiglie, gli adulti, gli anziani, i gruppi. L’educazione è sempre stata importante nella Chiesa. E anche la diocesi bresciana ha potuto contare su una schiera benemerita di sacerdoti e laici che hanno vissuto in modo profondo il carisma dell’educazione. Don Giovanni Codenotti è da annoverare in questa eletta schiera.
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  5. #115
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    Don Alessandro Tomasoni Il decano dei sacerdoti bresciani
    Una vita all’ombra di Maria



    Don Alessandro Tomasoni, decano dei presbiteri bresciani, se n’è andato dopo oltre un secolo di vita (avrebbe compiuto 101 anni il 27 luglio prossimo) e quasi 77 di sacerdozio. È mancato lunedì 7 febbraio in serata, dopo che al mattino una brutta caduta avvenuta nella sua stanza della Domus caritatis ne aveva causato il ricovero alla clinica Città di Brescia. I suoi funerali sono stati celebrati dal vescovo mons. Luciano Monari nella Basilica delle Grazie, dove don Alessandro ha prestato servizio per oltre settant’anni. Il sacerdote è stato poi tumulato nella tomba di famiglia a Ludriano. Il rettore delle Grazie mons. Mario Piccinelli e i padri del Santuario lo ricordano soprattutto come uomo di preghiera, “un grande aiuto – dice don Piccinelli – per noi: stava tutto il giorno in chiesa a pregare e a confessare”. Don Tomasoni era nato il 27 luglio 1910 a Farfengo, frazione di Borgo San Giacomo, da genitori bergamaschi (bergamì, si diceva in dialetto), che avevano le vacche e d’estate stavano in montagna, mentre d’inverno scendevano in pianura. Da ragazzo ha vissuto a Trenzano e a Ludriano, e nel 1922 è entrato in Seminario grazie al curato del suo paese. Nella sua classe erano in 60, prima nel complesso monastico di San Cristo, e poi a Sant’Angelo, dove ora ha sede il Centro pastorale Paolo VI. Dopo l’ordinazione, il 26 maggio 1934 da parte di mons. Giacinto Tredici, venne assegnato a Roccafranca, ma si ammalò di tifo, rischiando di morire; tanto che il medico locale lo visitava diverse volte al giorno e persino mons. Tredici gli fece visita. Ricevette l’unzione dei malati, ma si rimise completamente; durante la convalescenza maturò il desiderio di entrare nei padri Oblati, sacerdoti offerti al Vescovo, che si spostano in vari paesi mandati da lui a confessare e a predicare. La prima sede era in via Monti in città, poi nel 1945 la congregazione si è spostata presso il Santuario delle Grazie, ambiente lasciato vacante per i bombardamenti. Don Alessandro è stato in quasi tutte le parrocchie della diocesi per reggerle nei periodi di vacanza del parroco, ma è stato anche vigoroso predicatore e attento confessore, guadagnandosi l’affetto e la stima di tanti. In oltre cent’anni, don Tomasoni ha visto passare nove papi e sei vescovi, ma ha pure incontrato personalità di grande rilievo. Un santo, anzitutto, Riccardo Pampuri, medico all’ospedale Sant’Orsola, che gli tolse un dente. Ha poi conosciuto tre beati: Angelo Giuseppe Roncalli, papa Giovanni XXIII; il cardinale Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano dal 1929 al 1954, e poi il beato don Mosè Tovini, che era rettore del Seminario diocesano quando don Tomasoni era studente. Don Alessandro è stato anche vicino a due grandi personaggi che sono servi di Dio: Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI, che proprio alle Grazie celebrò nel 1920 la sua prima Messa, e il prof. Vittorino Chizzolini, insigne educatore. (Fabio Larovere)
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  6. #116
    Vecchia guardia di CR L'avatar di Pax et bonum
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    Pisogne: ancora un furto in chiesa
    Dopo i 7 colpi in Valcamonica, è toccato alla parrocchiale di S. Maria Assunta. Il bottino è cospicuo: c'è anche un porta messale in legno del XIX secolo



    L'altare principale () della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta a Pisogne

    Ore: 09:38
    martedì, 22 febbraio 2011
    Sembra non avere mai fine la serie di furti nelle chiese di Valcamonica e Sebino. Dopo i colpi di Breno, Angone, Ceto, Esine, Malegno e Niardo anche la parrocchiale di Pisogne, intitolata a Santa Maria Assunta, è finita nel mirino dei soliti ignoti.
    Dall'altare principale è stato sottratto un porta messale in legno, risalente al diciannovesimo secolo, mentre da un altare laterale sono scomparse tre cartaglorie (dette anche «segrete»), vale a dire cornici di medie dimensioni contenenti documenti quali il prologo di San Giovanni, la Formula del Lavabo ed il Canone Romano.
    Il tutto è avvenuto nel pomeriggio di sabato, indicativamente intorno alle 15.30. È stato il parroco del paese, don Ermanno Turla, ad accorgersi la mattina seguente della mancanza degli ornamenti. «È veramente un grande dispiacere - ha spiegato il parroco -. Soprattutto perché sono oggetti di un grande valore artistico, culturale ed economico. Il furto rappresenta un impoverimento per tutta la comunità. Uomini e donne hanno lavorato duramente per potere regalare alla propria parrocchia oggetti di valore, come appunto questi». Il parroco ha subito allertato i Carabinieri della stazione di Pisogne.
    Il furto di Pisogne, si diceva, va ad aggiungersi a quelli verificatisi nei giorni scorsi in Vallecamonica. L'ultimo colpo era stato commesso nella parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo di Ceto. Venerdì mattina il parroco si era accorto che sia dall'altare laterale della Madonna sia da quello principale erano stati asportati degli oggetti. Dall'altare laterale era sparita una delle due tavolette in legno raffigurante degli angeli e due putti decorativi; dalla tavola liturgica, invece, era stato asportato il basamento in marmo del tabernacolo.
    La lunga lista è composta anche dalle chiese di Breno (il duomo in centro storico), la Santa Maria di Esine e la Parrocchiale di Angone, visitata per ben due volte in meno di 10 giorni, poco prima di Natale.
    Essendo la chiesa vittima dello scempio in questione della parrocchia in cui sono nato, mi permetto di apportare alcune correzioni all'articolo. Anzitutto, l'altare della fotografia non è l'altare principale ma il primo altare laterale di destra dedicato alla madonna del Buon Consiglio. C'è tuttavia in esso un ricordo dell'altare maggiore: le balaustre, esse infatti sono parte di quelle che originariamente chiudevano il presbiterio della chiesa stessa, maldestramente asportate nei restauri degli anni '80 e da poco ricollocate in questa posizione. Una considerazione in merito: forse non sarà stata rispettata la loro collocazione originaria ma almeno sono state tolte dalla polvere della cantina e soprattutto si è tornato a parlare di balaustre... Inoltre, le carteglorie non contengono in Canone Romano per intero ma solo le parole consacratorie.
    Il leggio rubato era un pezzo d'arte davvero significativo: antico, molto grande e bello. Era stato rimesso in funzione dall'attuale parroco dopo che per decenni era stato abbandonato per far posto a un obbrobrio moderno che nulla aveva a che vedere con lo stile neoclassico della chiesa. Un vero peccato che sia sparito.
    Molto bello anche il commento dell'Arciprete Turla riguardo ai sacrifici fatti dalla gente nei secoli per ornare le nostre chiese. Riflessione che avrebbero dovuto fare anche i suoi predecessori prima di distruggere, svendere o bruciare parti splendide dell'arredamento e della suppellettile della nostra chiesa.
    Auspico vivamente che i pezzi vengano ritrovati e restituiti insieme a quelli delle altre chiese della Valle e per questo invito tutti coloro che leggono la discussione a pregare per la conversione dei ladri sacrileghi.
    Da mihi animas et coetera tolle - S. Giovanni Bosco

  7. #117
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di sere85
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    E la messa???
    In inverno la Messa durante la settimana viene celebrata in una stanzetta dell'oratorio. Mentre la domenica rimarrà aperta solo durante la celebrazione.

  8. #118
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    DIOCESI DI BRESCIA
    Ufficio migranti




    Il Vescovo Mons. Luciano Monari
    presenta la Lettera alle comunità cristiane sulla pastorale per gli immigrati


    Scarica la locandina in formato PDF

    "Stranieri ospiti concittadini"
    venerdì 4 marzo alle ore 20.30
    presso il salone parrocchiale della Stocchetta (Bs)


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  9. #119
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    Pellegrinaggio in Val d'Aosta per il missionario del carcere
    MARCHENO. Venerdì tante persone raggiungeranno un santuario e insieme un vecchio amico
    Padre Fortunato ha lavorato a lungo tra i detenuti costretti a vivere per anni «nell'università del delitto»

    23/02/2011



    Padre Fortunato Muffolini

    Nella giornata di venerdì, su iniziativa della parrocchia molti marchenesi parteciperanno a un pellegrinaggio particolare diretto ad Aosta, al santuario di Maria Immacolata Regina della Valle. Un gesto di devozione mariana e una manifestazione di affetto per padre Fortunato Muffolini, viceparroco nella parrocchia del santuario nella quale è superiore di una piccola comunità dell'ordine degli «Oblati M.I.». Proprio venerdì, infatti, il religioso marchenese compirà 80 anni e festeggerà i 55 anni di sacerdozio. Un sacerdozio speciale, che lo ha visto cappellano per 16 anni nelle carceri aostane di Brissogne.
    Mite e sempre delicato, prima di parlare di sé ricorda le tante vocazioni «oblate» bresciane; e tra queste padre Paolo Archiati di Leno, da 14 anni consigliere del superiore dell'ordine (attualmente l'americano Louis Lougem); i padri Enzo Abbatinali di Pievedizio e Mario Lombardi di Montirone, missionari in Laos fino all'espulsione; Piermario Bonometti di Gussago e Pietro Bignami di Rezzato (della famiglia dei camiciai), per oltre 50 anni tra i nativi del Nord canadese; i «fratelli scolastici» Silvio Bertolini a Dakar e Palmiro Delaglio a Lourdes.
    Nella sua infanzia ha conosciuto la povertà della montagna, con l'unico riferimento della parrocchia nella quale don Severino Cardoni spronava i ragazzi più diligenti e volonterosi. Nel 1942, Fortunato è entrato nella scuola apostolica degli Oblati a Onè di Fonte. Dopo il liceo a Firenze il noviziato a Ripalimosani; poi i voti religiosi nel '50. È stato ordinato sacerdote il 9 dicembre del '56 a San Giorgio Canavese da mons. Maturino Blanchet, vescovo oblato di Aosta. Poi l'Università Lateranense e 25 anni di apostolato vagante per l'Italia, predicatore, insegnante, superiore in diverse Case. Nel 1986 l'approdo ad Aosta . Per 16 anni la mattina presto ha celebrato messa nella casa delle suore di San Giovanni Bosco, e alle 8 era in carcere a Brissogne. Pausa per il pranzo in parrocchia e alle 14 il ritorno in «ufficio» (lo chiama così), per restarci fino a quando serviva.
    È l'esperienza che più lo ha segnato nella vita e nella memoria. Ne parla sempre con un tono particolare; un sussurro quasi ma fermo, dal quale traspare l'indignazione per il carcere, definito «l'università del delitto: 250 reclusi dove dovevano essere 156; la povertà assoluta di tanti...». Lui faceva quel che poteva. I risultati ? Qualcuno ancora gli scrive, e gli capita in piena Aosta di veder fermarsi all'improvviso in auto qualcuno che vuole salutarlo; per ringraziare.
    E oggi ha un messaggio per tutti: «Bisogna ricominciare dai giovanissimi, insegnare loro la gioia di far del bene agli altri; di donare e donarsi».
    Oremus pro Pontifice nostro Benedicto

  10. #120
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    DIOCESI DI BRESCIA
    Ufficio Catechistico


    GIORNATA DI SPIRITUALITÀ DEI CATECUMENI
    E RITO DELLA ELEZIONE

    13 marzo 2011

    L'Ufficio Catechistico ricorda che domenica 13 marzo 2011 si tiene presso il "Paolo VI" la Giornata di spiritualità diocesana dei catecumeni adulti (dalle 14.30 alle 16.30).
    Al termine della giornata, alle ore 17.30, verrà celebrato in Cattedrale il Rito della Elezione per i catecumeni che, dopo aver percorso il cammino del catecumenato per almeno due anni, riceveranno i sacramenti dell'iniziazione cristiana nella notte della prossima Pasqua.
    Si ricorda che, per poter partecipare al rito della Elezione, è necessario che il parroco faccia pervenire per tempo all'Ufficio Catechistico Diocesano i documenti previsti dal Direttorio per l'iniziazione cristiana degli adulti.

    Oremus pro Pontifice nostro Benedicto

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