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Discussione: Cronache dalla Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla - 2012

  1. #441
    Cronista di CR L'avatar di Sunshine
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    Così va meglio:

    http://www.webdiocesi.chiesacattolic...?idPagina=5310

    Comunque è bello che abbiate un giornale cattolico così ricco di foto, video e notizie!



  2. #442
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Così va meglio:

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    Comunque è bello che abbiate un giornale cattolico così ricco di foto, video e notizie!
    Ok, grazie!
    Ma vedi che non sono capace?
    Riproverò.
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  3. #443
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Santuario della Beata Vergine della Ghiara



    In Ghiara sabato 8 settembre alle 17

    La benedizione dei bambini


    Per la prima volta in Ghiara, nella festa della Natività della Beata Vergine Maria, alle ore 17 ci sarà un momento di festosa accoglienza e di benedizione dei bambini. Ci sembra che possa essere una delle più felici occasioni per questo rito semplice ma significativo, seguendo le indicazioni del Benedizionale edito dalla Conferenza Episcopale Italiana esattamente venti anni fa.

    La Natività di Maria, che precede e annuncia il Natale di Gesù, ci richiama parole belle come queste: "Ogni bambino che nasce porta al mondo la notizia che Dio non è ancora stanco degli uomini" (Tagore).

    La Giareda è un’occasione in cui i genitori e i nonni portano volentieri i bambini a contemplare in Ghiara l’immagine della Madre e del Bambino che sono in beata e reciproca contemplazione. Il gesto benedicente della mano del Bambino, in risposta alle mani giunte in preghiera della Madre, è rivolto a tutti coloro che guardano l’immagine, ma certamente è indirizzato in modo particolare ai piccoli. Pregando la Madre con le parole “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno” siamo noi a esprimere la nostra lode, ma siamo sempre noi a sentire il bisogno della benedizione. (a.m.t.)



    Una festa di famiglia
    Sabato 8 settembre, alle 11 in Ghiara, la Messa solenne presieduta dal Vescovo Adriano




    Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo (Mt 1,16).

    Così recita il Vangelo che sarà proclamato l’8 settembre nella Natività della Beata Vergine Maria.
    Queste parole hanno una particolare risonanza nel nostro cuore guardando il manifesto della Giareda 2012 che riproduce una tela di G. Gandolfi (1734-1802) collocata nella chiesa parrocchiale di Bagno (RE). E’ un’immagine del tutto originale, perché alla Madre che adora il Figlio da lei generato si aggiunge la presenza di S. Giuseppe, lo sposo della Vergine e custode del Redentore, che abbraccia e sorregge il Bambino Gesù. Ne risulta un quadro della Santa Famiglia veramente caratteristico.

    Ci sembra un’immagine molto adatta per accompagnare i giorni della Giareda ( 4-9 settembre) che sono una vera festa di famiglia per tutti i reggiani che all’esterno e all’interno del Santuario si sentono convocati per momenti significativi di vita civile e religiosa. I bambini e i giovani, gli adulti e gli anziani, tutti si muovono e si incontrano nel contesto di un ambiente familiare.
    La Giareda è un contenitore della fede, della cultura, della solidarietà e della laboriosità del popolo reggiano. Nel dipinto del Gandolfi, scelto come manifesto, c’è un ulteriore elemento che richiama l’aspetto religioso e lavorativo della nostra terra: è la figura di S. Antonio abate, protettore del mondo agricolo e degli animali domestici, come il maialino che si vede ai piedi del santo e viene accarezzato da un angioletto.
    Con questi temi della famiglia, della festa e del lavoro, la Giareda continua la riflessione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si è tenuto a Milano dal 30 maggio al 3 giugno e che aveva come manifesto ufficiale un’immagine della Santa Famiglia dell’artista Marko Rupnik. La Santa Famiglia ha conosciuto la festa del sabato a Nazaret e della Pasqua con il pellegrinaggio a Gerusalemme; ha conosciuto la fatica e la preoccupazione del lavoro nell’esilio in Egitto e nella quotidianità della Galilea.

    Durante la Giareda nel nostro pensiero e nella nostra preghiera saranno presenti le famiglie in crisi di affetti e di lavoro. Un ricordo particolare ci sarà per le famiglie colpite dal terremoto che ha distrutto case, fabbriche e chiese: sono tre luoghi significativi della famiglia, del lavoro, della festa. Affidiamo le speranze di tutte le famiglie alle mani operose di S. Giuseppe, a quelle oranti di Maria e a quelle benedicenti di Gesù, così come ci appaiono nel manifesto della Giareda.

    Padre Anacleto M. Tommasi
    dei Servi di Maria



    Il manifesto
    Il programma della Giareda

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  4. #444
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Lutto in diocesi

    È morto don Enio Freddi
    Funerale a San Martino di Guastalla giovedì 6 settembre



    Don Enio Freddi


    Martedì 4 settembre alle ore 16 alla Casa del Clero di Montecchio è morto Don Enio (una enne sola) Freddi. Nato il 4 maggio 1920 a S. Martino di Guastalla in una famiglia numerosa,
    si è sposato e ha avuto tre figli, tuttora viventi.
    È rimasto legato alla sua famiglia e alla professione di contadino. Dopo la morte della moglie, avendo conosciuto i Servi della Chiesa, entrò a far parte dell’Istituto. Con molta premura si prendeva cura del servizi liturgici e caritativi nella sua parrocchia. Venne così proposto al vescovo Baroni come candidato al sacerdozio. La preparazione teologica, inevitabilmente ridotta, si svolse attraverso contatti personali con Don Alberto Altana e altri, senza entrare in seminario. Non è stato l’unico caso in quel tempo. Il vescovo Gilberto Baroni lo ordinò sacerdote all’età di 69 anni nell’abbazia di Marola il 28 luglio 1989. È stata l’ultima ordinazione sacerdotale del vescovo Gilberto, il quale poco dopo lasciò la diocesi reggiana per raggiunti limiti di età.
    Lo stesso anno dell’ordinazione sacerdotale fu nominato cappellano dell’ospedale di Guastalla e della vicina Casa di riposo. Avvicinava i malati con molta premura e si dedicava con generosità e fede forte alla celebrazione dell’Eucaristia e alle confessioni.
    Quando arrivò la malattia fu ospite della Casa di Riposo a Guastalla, finché l’aggravarsi delle condizioni di salute rese necessario il ricovero nella Casa del Clero di Montecchio, dove ha concluso il suo pellegrinaggio terreno martedì 4 settembre verso le ore16.
    Semplicità d’animo e disponibilità al servizio liturgico e caritativo sono le caratteristiche principali di Don Enio Freddi.

    Il funerale è fissato per giovedì 6 settembre alle ore 10 a S. Martino di Guastalla





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  5. #445
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    piacevole scoperta



    "SANTI" REGGIANI"
    Verso la santità Tilde Manzotti, testimone della fede a Reggio

    Morì di tubercolosi
    a 24 anni, offrendosi per le vocazioni sacerdotali


    ANNO DELLA FEDE

    In una calda sera di giugno mi chiama il Vescovo Adriano: "Per la formazione dell’Ordo Virginum del prossimo anno, riesci a pensare ad una figura femminile da proporre? È l’anno della fede: cerca magari qualcuna che sia testimone soprattutto di fede". Tutti gli anni, infatti, all’interno della nostra formazione permanente presentiamo una persona che sia di stimolo e di aiuto nella nostra riflessione e di modello se ha uno stile di vita simile al nostro, di laiche consacrate nel mondo.
    Mi metto subito alla ricerca e passo in rassegna due o tre figure, ma non mi convincono fino in fondo. Prendo in mano un vecchio numero de La Libertà (11 novembre 2006) e mi imbatto nel nome, solo quello,
    di Tilde Manzotti. Chi è?

    Una creatura speciale

    La curiosità mi muove immediatamente, guardo su internet e leggo le prime parole: "Serva di Dio, Tilde Manzotti, nata a Reggio Emilia il 28 maggio 1915, morta a Paterno di Pelago (Firenze) il 3 ottobre 1939». Come nata a Reggio Emilia? Come Serva di Dio? Ed è vissuta nella nostra città per 22 anni su 24 della sua vita?
    Da quel momento, stupita e grata, non smetto di cercare notizie e scritti suoi o su di lei. Leggo tutto quello che trovo, mi metto in contatto con le persone che stanno curando il processo di beatificazione, postulatore compreso, poi col fratello ancora vivente, ma soprattutto... scopro lei!
    Creatura davvero speciale e piena di sorprese, con un carattere determinato, sensibilissima, intelligente, molto affettiva e intensa nella sua fede provata anche dalla malattia oltre che dai duri momenti di buio e di dubbio.
    Nata da papà Primo e mamma Giuseppa Ferretti, a Reggio Emilia (quartiere di San Pellegrino), residente in una casa in viale dei Mille, famiglia di fede cristiana, Tilde è la prima di sette figli, battezzata in Battistero a Reggio, piccola pietra viva al cuore della nostra Chiesa.
    Silenziosa Tilde, che proprio qui, ancora, nessuno conosce. Davvero sepolta con Cristo, veglia su di noi e per noi reggiani da allora, lei una di noi. Lei, che il giorno prima di morire scherzava con gli altri recitando una delle nostre poesie in dialetto reggiano!
    Tilde ha abitato in città a Reggio. Prima in viale dei Mille, poi in viale Risorgimento, in un edificio conosciuto come "la casa degli impiegati", ancor oggi riconoscibile.
    Ha ricevuto la Cresima a Reggio e la prima Comunione nella parrocchia di Sant’Agostino, ha frequentato le scuole elementari e si è iscritta all’Istituto Magistrale, lo stesso che ho frequentato io, come tante altre insegnanti.
    Amava lo studio, i libri erano il suo ‘viatico’ (scrive lei), voleva insegnare. In seconda magistrale si ammala gravemente di tubercolosi, la malattia che la porterà alla morte. Con la famiglia, d’estate, si trasferiva a La Vecchia, in una casa ancora visibile, per respirare un po’ d’aria meno calda che in città. Ha un’amica del cuore, Saffo, che abita nella zona di Mancasale. I parenti di Saffo, abitano ancora a Reggio, le lettere di Tilde all’amica e le sue risposte sono conservate dal fratello della Serva di Dio e fanno parte della documentazione utile al processo di beatificazione iniziato nel 1995 nella diocesi di Fiesole, dove nel 1999 si è conclusa la fase diocesana. Poi gli atti sono stati inviati alla Congregazione dei Santi, a Roma.

    Il totale abbandono a Dio

    N
    el corso della malattia ha dovuto affrontare periodi di sanatorio e di lontananza dalla famiglia che le sono pesati moltissimo, spesso ha nostalgia della mamma e della sua casa. E nel suo diario scrive, a questo riguardo, frasi di una tenerezza commovente, espressioni che ce la fanno percepire come una ragazza del tutto normale, affettuosa, amante della vita, simpaticamente sincera con se stessa e con gli altri e di una delicatezza di anima non comune. Capace di essere così schietta da non nascondersi mai nemmeno a sé, ma dolcemente preoccupata per mamma e papà, tanto da risparmiare loro i dettagli della sua sofferenza in vari momenti, preferendo la confidente amica Saffo (alla quale scriveva in francese perché altri non ‘spiassero’ le sue cose più personali); oppure la sorella Lilia, di poco più giovane, dalla quale si sente ampiamente compresa e lo sarà fino alla morte. Tilde nella sua sincerità (così tipicamente ‘reggiana’), resterà comunque sempre riservata su di sé, rimanendo un mistero da scoprire nel suo personalissimo rapporto col Signore, che ha amato come il tutto della sua vita, ma non senza prove o ribellioni riconosciute e un abbandono a Lui, ottenuto come dono.
    A 24 anni si può solo vivere: lei ha vissuto la strada che il Signore le ha posto davanti dapprima con fatica, interrogativi, momenti di sconforto, smarrimento e buio. Anche questo ce la fa sentire molto vicina, non irraggiungibile come esempio di un’anima comunque mistica. Ha accettato di vedere stravolti tutti i suoi ragionevoli e del tutto comprensibili ‘piani’ di giovane donna per seguire Lui e Lui soltanto.
    Tilde ha potuto sperimentare il suo desiderio di essere un’
    insegnante solo per un periodo breve e sempre qui a Reggio, precisamente nella scuola elementare di Rondinara alta, dicono i documenti, nell’anno scolastico 1932-1933.
    Proprio l’8 ottobre 1932 , scrive sul suo diario: "Ho messo da parte tutte le malinconie e credo con tutta la forza della mia anima!". È per me significativa l’espressione di fede autentica e appassionata che sta alla radice del suo essere e che, nello stesso tempo
    , ancora parla delle ‘sue forze’, mentre il Signore la porterà a fidarsi solo di Lui. Scriverà poi: "Bisogna che impari a buttarmi di slancio, senza paura di farmi male, nel cuore di Gesù".

    Voleva conoscere Colui che la amava

    Quando il papà ottiene un posto di Ispettore scolastico a Firenze, trasferendo lì tutta la famiglia, Tilde è una giovane universitaria iscritta al Magistero. È il 1937, solo due anni prima della sua morte.
    Incontra qui la FUCI (la Federazione degli universitari dell’Azione Cattolica), di cui desidera far parte (già a Reggio era membro della Gioventù Femminile di Azione Cattolica); si avvicina alla spiritualità domenicana e deciderà di diventare terziaria, grazie all’incontro con fra Antonio Lupi, novizio dello stesso Ordine. Proprio a questo amico e confidente, ma non ancora sacerdote, rivolgerà le sue domande senza risposta.
    "Si capiva che voleva conoscere bene Colui che la chiamava", disse poi fra Antonio. Nella semplicità della frase c’è già un richiamo a fare anche noi altrettanto.
    Sarà ancora lui, fra Lupi, a presentare a una Tilde sempre più assetata di risposte e di guida il padre che diventerà il suo direttore spirituale negli ultimi tempi, padre Stefano Lenzetti, anche lui domenicano, che saprà accoglierla come figlia, saprà rassicurarla e accompagnarla sulla vetta a cui lui stesso si rendeva conto che il Signore la chiamava.
    Nelle sue mani Tilde emette la sua promessa di consacrazione in forma privata e offre al Signore la sua vita, col suo permesso, per le vocazioni sacerdotali, e in particolare per quella del giovane fra Antonio, che in effetti considera un ‘suo figlio’, mentre lui considera Tilde (di tre anni solamente maggiore di lui) la "madre della sua vocazione sacerdotale".
    È di fra Antonio la testimonianza della loro amicizia spirituale, amicizia nella quale entrambi hanno portato avanti la loro vocazione, rispettosamente, e sempre in questa hanno imparato a conoscersi molto bene e a perseguire gli stessi ideali, seppur con modalità diverse.
    Su questa profonda relazione spirituale sarà presto pubblicato un libro che è di stimolo per il dibattito su un tema così caro a tutti, soprattutto ai genitori e agli educatori.

    "Sono sempre viva!"

    Tilde muore il 3 ottobre 1939 a soli 24 anni. Due giorni prima aveva avuto una crisi fortissima e non riuscendo a respirare per tre ore angoscianti, ripresasi un po’, confida: "Non pensavo si potesse soffrire così tanto! Credo che a pochi il Signore abbia dato un’agonia così dolorosa. Ma la mia morte non sarà così", rassicura lei stessa; "dopo questa agonia il Signore mi verrà a prendere dolcemente". E infatti si addormenta due giorni dopo, dopo aver fissato il cielo un’ultima volta, circondata dall’affetto dei suoi cari e sorridendo. "Di fronte a quel sorriso nessuno fu capace di piangere. Era così bella! ", scriverà uno dei testimoni.
    Tilde aveva lasciato scritto al papà come suo personale ricordo: "Sono sempre viva!".
    Sulla sua tomba sono riportate alcune delle sue ultime parole, scritte nel diario tre mesi prima: "Voglio essere soltanto un palpito teso verso la luce".
    E così è: lei è viva qui tra noi, diventata figlia di Dio qui, ha camminato in questa città, è cresciuta nella nostra diocesi, qui si è ammalata, qui ha pregato, qui ha gioito e sofferto, e qui ha pieno diritto di essere conosciuta, stimata e... pregata.
    Il processo di beatificazione segue il suo corso e ora ci (e vi) terremo aggiornati su tutte le novità, ma sta a ciascuno di noi raccogliere il forte messaggio della ‘nostra Tilde’, e il suo palpito teso verso la luce che è Gesù Cristo.
    Fabiana Guerra
    dell'
    Ordo Virginum diocesano
    Per informazioni ulteriori ed eventuale materiale su Tilde, rivolgetevi pure a me....



    Nel suo diario possiamo leggere il suo dialogo intimo e sincero con Gesù.
    A 24 anni si può solo vivere. Lei ha vissuto la strada che il Signore le ha posto davanti, dapprima con fatica e sconforto, poi con un abbandono totale a Dio e alla sua volontà.

    Dal Diario di Tilde.
    Le ultime pagine: Gesù il compimento e la meta
    "FRA LE TUE BRACCIA, SUL TUO CUORE, IO DORMO..."

    "Firenze, sabato 3 giugno: Ave Maria! T’amo tanto, ogni minuto di più, che non riesco più nemmeno a dirtelo. Ti guardo e T’amo e Ti torno a guardare senza saziarmi e vorrei amarTi quanto io non posso capire. Nemmeno più so capire il mio desiderio che trascina il cuore dove non so. Lo porta molto lontano da me, ma sempre in me, nel cuore della mia anima, dove Tu sei, o mio Amore e mio Tesoro, che io abbraccio e adoro e stringo con tutte le mie forze. Amore che sei in me e nei cieli, tutto mio in questa mia anima che è Tua, tutto mio per questo mio amore che vuole amore e luce e ancora amore, che vuole soltanto e per sempre Te."

    "Firenze, sabato 10 giugno: Ave Maria! Tra le Tue braccia, sul Tuo Cuore, io dormo, sogno, penso, fantastico. Se sogno ad occhi aperti sogno di Te, Amore, e so che il vento non disperderà affatto l’aerea e lieve luminosità di questo Amore di cielo. Per il mio spirito, ansioso di verità, Tu sei la Verità eterna e immutabile, riposo per tutte le ricerche, forza contro ogni scetticismo e lume per ogni buio e tormentoso pessimismo. Per il mio cuore, sei l’amore ardente, infinito, termine di ogni ansia, fonte di desiderio insaziato, sorgente di soavità. Alla mia tenerezza, Ti offri, Gesù, con un dono di Te che mi fa vibrare d’amore: al mio amore, teso alla sofferenza, offri piaghe e sangue, sangue rosso di amore, sangue vivo, sangue Tuo. Dammi, Gesù, di soffrire per Te; uniscimi a Te, ma nel puro e solo dolore. Soltanto così potrò sentirmi tua. Fondi la mia anima al fuoco del Tuo sangue Gesù; il mio cuore spera ed attende."
    "Firenze, lunedì 12 giugno: Ave Maria! Al suo Gesù stasera la Tilde non sa dire nulla; soltanto che desidera morire per essere con Lui. Desiderio nato da non so dove, forse dal Suo Cuore, dove l’amore ha la sua sorgente, dove si spengono le false luci del mondo. Tutto mi dà fastidio: ma Gesù è la mia vita e vorrei che fosse, presto, la mia morte. Ma così non va: troppo presto dimentico che devo soffrire, con serenità e pace, stretta a Lui, per amore suo e amore degli uomini."
    Tilde Manzotti
    dal libro di Elena Cammarata "Rimanete nel mio amore. Ininerario spirituale di Tilde Manzotti"
    (Ed. Feeria Comunità di San Leolino, 2002, pagg. 118-119)



    www.portaleirc.it




    Ultima modifica di letizia.2; 05-09-2012 alle 15:36
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  6. #446
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    "SANTI REGGIANI"
    Verso la santità Tilde Manzotti, testimone della fede a Reggio

    Morì di tubercolosi
    a 24 anni, offrendosi per le vocazioni sacerdotali




    A 24 anni si può solo vivere.
    Veramente una "piacevole" e sorprendente scoperta!
    In particolare colpisce quell'abbinamento tra "amore alla vita" e la santità!
    Ma, in fondo, i santi non ci testimoniamo proprio questo? La cosa bella è che, anche ai nostri tempi, è possibile!

  7. #447
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Sì, Tilde è attualissima, come lo sono tutti i mistici!
    Ed è una buonissima compagna di viaggio.
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  8. #448
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Villa Minozzo. Missione popolare francescana



    Da venerdì 7 a domenica 16 settembre, parrocchia di Villa Minozzo:
    Missione popolare francescana nel 70° della Scuola Materna e di presenza delle Suore Piccole Figlie.


    Sono previsti una veglia di preghiera vocazionale, una processione mariana, incontri con ragazzi e giovani suddivisi per fasce di età ed una Via Crucis conclusiva per le vie del paese. Nei locali della Rocca sarà allestita la mostra fotografica permanente: 70 anni della Scuola materna “Iori e Olmi” e le suore Piccole Figlie di Parma.
    Presso la chiesa di Villa Minozzo, mostra permanente su monsignor Agostino Chieppi e la beata Eugenia Picco: “Accoglienza, educazione e cura dell’uomo: 150 anni delle Piccole Figlie a Parma”.


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  9. #449
    Cronista di CR L'avatar di Sunshine
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    Sì, Tilde è attualissima, come lo sono tutti i mistici!
    Ed è una buonissima compagna di viaggio.
    Infatti e poi oltre al suo Amore per Dio, ho apprezzato la bellezza... è perfetta, semplicemente bellisima con quegli occhi così intensi e luminosi, che è un piacere guardarla anche umanamente!



  10. #450
    Decano dei Cronisti di CR L'avatar di letizia.2
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    Infatti e poi oltre al suo Amore per Dio, ho apprezzato la bellezza... è perfetta, semplicemente bellisima con quegli occhi così intensi e luminosi, che è un piacere guardarla anche umanamente!
    Sunshine, hai perfettamente ragione!
    Dio rende anche belli fisicamente o perlomeno gli occhi!
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