Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Castellaneta - 2018

  1. #1
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    Cronache della Diocesi di Castellaneta - 2018

    Cronache

    della

    Diocesi di Castellaneta

    2018

    Sede suffraganea dell'Arcidiocesi di Taranto




    ________________________________________

    Cronache 2017

    Cronache 2016

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  2. #2
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    Territorio

    La Diocesi di Castellaneta (in latino: Dioecesis Castellanetensis) è una sede della Chiesa Cattolica, suffraganea dell' Arcidiocesi di Taranto, appartenente alla

    Regione Ecclesiastica Puglia.

    Nel 2013 contava 125.861 battezzati su 128.687 abitanti. È attualmente retta dal Vescovo Claudio Maniago.

    La Diocesi comprende i comuni di Castellaneta, Laterza, Ginosa, Massafra, Mottola, Palagianello e Palagiano.

    Sede vescovile è la città di Castellaneta, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta.

    Il territorio si estende per 1.043 km² ed è suddiviso in 35 parrocchie.



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  3. #3
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    Storia della Diocesi

    LE ORIGINI
    La Diocesi di Castellaneta venne istituita verso la fine dell'XI sec. Quale suffraganea dell'arcidiocesi di Taranto. Il primo vescovo Amuri (Amuris) viene attestato, nell'ottobre e nel dicembre del 1099, temporaneamente titolare delle diocesi di Mottola e Castellaneta. L'istituzione della diocesi avvenne per impulso del normanno Riccardo Senescalco, nipote del Guiscardo e dominus di Mottola e Castellaneta, nel segno del processo di latinizzazione del territorio e ridefinizione del quadro diocesano sollecitato dagli accordi di Melfi (1059) e di Ceprano (1080).
    Infatti una concessione del 1100 dello stesso Amuri, diretta all'abate bantino Orso, si legge che essa veniva effettuata oltre che con il consenso dei chierici della chiesa di San Nicola, patrono di Castellaneta, anche con "Auctoritate domini Alberti Tarentina ecclesia Archipresulis qui mihi eandem quam predicti Castellanetensem ecclesiam funditus tradit ad agendam, faventibus Rogerio duce atque Riccardo Senescalco".

    DAI NORMANNI AL CONCILIO DI TRENTO
    Dopo l'episcopato di Amuri le sedi vescovili di Mottola e Castellaneta si ritrovarono distinte, ognuna con un proprio titolare. Lo attesta un documento del luglio 1110 che conferma alcuni monasteri e chiese rurali, rupestri e sub divo, all'abate cavense Pietro; in esso intervengono, oltre a Riccardo Senescalco «advocatus et susceptor» della Chiesa locale, il vescovo di Mottola Valcauso e il vescovo di Castellaneta Nicola. Non sono note le ragioni della separazione delle due diocesi.
    Il vescovo Nicola visse un lungo e fecondo episcopato interloquendo abilmente con il potere politico. Il presule è ricordato ancora in un diploma di Ruggero II del 1133. Sino alla fine del XII secolo non si conoscono le vicende religiose locali e l'impegno pastorale dei presuli della diocesi castellane tana. Solo dal 1196 con il vescovo Roberto si hanno notizie più regolari e dettagliate.
    La tutela e la munificenza normanna avevano consentito ai presuli un'ampia giurisdizione locale rispettata dai monasteri che ne condividevano l'attività pastorale e ne rispettavano l'autorità. Del resto per tutto il XII sec. i vescovi, impegnati nel processo di radicamento della Chiesa latina, fecero leva sulle cellule monastiche benedettine presenti nel territorio, soprattutto in ambiti rupestri, verso cui mostrarono particolare benevolenza concedendo forme più o meno ampie di esenzione o avallando la munificenza normanna verso chiese e monasteri diruti. Nel X!!! Sec., forse perché consapevoli di poter assolvere meglio alle proprie responsabilità pastorali, cercarono di limitare o di annullare i diritti delle chiese monastiche. Dal 1226 i presuli cominciarono a subire contestazioni e in alcuni casi usurpazioni, anche se fronteggiate con l'intervento di mediatori e concluse con la sostanziale conferma delle concessioni fatte nel secolo precedente: un primo esplicito esempio è fornito dall'altercatio, sorta appunto nel 1226, tra il vescovo Marco e i cavensi per il possesso delle chiese monastiche rupestri di San Matteo e San Sabino, che, per evitare scandali e dissenso, si concluse con un accordo che confermava la loro esenzione da ogni diritto episcopale e parrocchiale e riduceva l'honor canonicus in un censo annuo di una libbra di cera e di una cannata di olio da versarsi a Natale e Pasqua.
    Il problema dell'esenzione è alla base delle tensioni che accompagnarono gli instabili e difficili rapporti tra vescovi e monaci per tutto il XIII sec. Nella seconda metà del XIII sec, mutato il quadro politico e venuto meno quelle forme di tutela che ne avevano consentito l'espansione, la presenza cavense nella diocesi via via si ridusse a vantaggio dei vescovi che avanzavano rivendicazioni giurisdizionali talvolta sfociate in vere azioni di forza.
    Il lungo e spigoloso contenzioso tra cavensi e vescovo Boemondo, riguardante il processo della Chiesa di San Matteo de domo e delle sue pertinenze, è un segnale del clima di tensione, di prevaricazione e di degenerazione istituzionale che regnava nello scenario ecclesiastico locale dominato da vescovi insolenti e riottosi, chierici rissosi, concubini e usurai, monaci poco caritatevoli.

    DAL CONCILIO DI TRENTO AL 1818
    La prassi di visite cognitive dei vescovi ebbe particolare impulso anche per la diocesi di Castellaneta dopo il Concilio di Trento. La prima visita pastorale si ebbe nel 1572 da parte di Bartolomeo IV Sirigo, una delle personalità più in vista nella storia della diocesi di Castellaneta, il quale, per infermità di monsignor Massarelli, aveva svolto le funzioni di segretario del concilio di Trento. Il presule resse la diocesi per trentatre anni (1544-1577), succedendo a soli ventisette anni allo zio Roberto III o Abramo da Creta. La visita si mons. Sirigo riflette un momento pregante di assestamento dell'organizzazione ecclesiastica in una diocesi situata in un'area interna in cui si erano sedimentati i caratteri originari, nel senso che si avvertivano poco le spinte riformatrici tridentine. Sotto il suo episcopato assunse rilevanza il problema dell'obbligatorietà della residenza dei vescovi nelle proprie diocesi. Infatti l'assenza era stata uno dei motivi della degenerazione dell'ordinamento ecclesiastico, per quanto attiene alla disciplina del clero, e della deviazione nel senso ereticale della religiosità popolare. Non solo, l'abbandono delle diocesi aveva dato luogo a continue erosioni del patrimonio ecclesiastico, oggetto di frequenti soprusi baronali.
    La necessità del rispetto dell'obbligo della residenza fu un obiettivo perseguito nei primi decenni del XVII sec. da Antonio De Matteis, vescovo dal 1618 al 1635. Nel 1618, infatti, egli osservava che il suo impegno pastorale mirava a ripristinare nel clero e nel popolo la disciplina religiosa e morale andata in grave detrimento «propter absentiam antecessoris». A tale proposito sono significativi gli episcopati, tra il XVII e il XVIII sec, di alcuni prelati che dettero un'impronta decisiva all'organizzazione della diocesi e all'attività pastorale e di rigenerazione morale del tessuto ecclesiastico: dal citato Antonio De Matteis, abruzzese, al leccese Domenico Antonio Bernardini (1677-1696), al barese OnofrioMontesoro (1696-1722), a Blasio Bonaventura (1724-1722) di Ceppaloni, a Massenzio Filo (1733-1778) di Altamura. Accanto a questi vescovi di provenienza regnicola, vi furono anche una serie di vescovi provenienti dall'Italia settentrionale, che, per la brevità del loro episcopato o, soprattutto, per la scarsa conoscenza della realtà locale, suscitarono dissenso e tensione nel tessuto ecclesiastico: dal bresciano Aurelio Averoldi (1607-1618), al parmigiano Angelo Melchiorre (1645-1650) al milanese Carlo Antonio Agudio (1650-1673).
    Nel Settecento, un secolo difficile per l'episcopato locale, si registrano qualche rinunzia e periodi più o meno lunghi di vacanza. Dopo la rinunzia del vescovo Vitetta (1764-1781) avvenuta nel 1781, la sede restò vacante sino al 1792. Poi al brevissimo episcopato di Gioacchino Vassetta(1792-1793), di appena un anno, seguì un altro periodo di vacanza di cinque anni sino al 1797, quando venne nominato vescovo Vincenzo Maria Castro che governò la diocesi sino al 1800. Ne seguì una lunga vacanza che si concluse nel 1818.
    Sin dalla fine del XVI sec., dinamici interlocutori dell'episcopato furono i movimenti confraternali e le comunità regolari che ne sostennero l'attività pastorale. Il movimento confraternale inizialmente contava quattro confraternite: del Sacramento, del Rosario, del Nome di Cristo e di Santa Maria della Misericordia, quest'ultima particolarmente importante per la gestione dell'unico ospedale locale; e dalla fine del Seicento nove, con l'aggiunta di quelle della Buona Morte, di Santa Maria del Carmine, di Santa Maria «de ausilio», del Crocifisso e della Vergine Consolatrice. Le comunità religiose maschili erano presenti con domenicani, francescani riformati e cappuccini; quelle femminili sin dai primi decenni del Seicento con clarisse e cappuccine. Se si esclude la scomparse dei domenicani queste istituzioni conventuali sopravvissero al decennio francese.
    In seguito al concordato tra Pio VII il re Ferdinando I di Borbone (6 febbraio 1818), il territorio della soppressa diocesi di Mottola - che comprendeva Mottola, Massafra, Palagiano e Palagianello - venne unito a Castellaneta.

    LA DIOCESI DALL'OTTOCENTO AL NOVECENTO
    L'episcopato del XIX e XX sec. si segnale per le molteplici iniziative sociali, per l'attività caritatevole, per l'istituzione del seminario e per la formazione del clero. Dopo una vacanza ventennale, il vescovo Salvatore Lettieri (1818-1825), eletto «cum decreti erigendi Seminarium», dovette affrontare una serie di spigolose questioni che riguardavano il risanamento morale del clero della diocesi e il ripristino, dopo settant'anni, delle visite pastorali che consentivano di superare il malumore conseguente alla soppressione di Mottola. L'azione riformatrice, tuttavia fu avviata da Pietro Lepore (1827-1850) e completata sotto l'episcopato di Bartolomeo D'Avanzo (1851-1873). In particolare Pietro Lepore, anche lui eletto «cum decreti erigendi Seminarium», durante il suo lungo episcopato dette impulso alle visite pastorali e restaurò la cattedrale ottenendo dalla Sede apostolica il ripristino di due canonicati soppressi durante il decennio francese. Anche Bartolomeo D'Avanzo portò avanti alcune riforme ecclesiastiche e dette impulso all'attività caritatevole istituendo un collegio per giovanette povere e soccorrendo i colpiti dal colera nel 1854.
    Le difficoltà politiche di fine secolo limitarono l'azione pastorale di Mariano Positano (1873-1880) e Gaetano Bacile (1880-1886), i quali rivolsero le loro cure alle confraternite e alle pie unioni, potenziando quelle esistenti e favorendo la nascita di altre.
    La riforma della disciplina ecclesiastica, la cura dei seminaristi, l'organizzazione delle confraternite, le opere assistenziali a favore degli organi e degli anziani, il costante esercizio della carità e l'istituzione di nuove parrocchie caratterizzarono il lungo episcopato di Agostino Laera (1910-1931), Francesco Potenza (1931-1958), Nicola Riezzo (1958-1969).
    Nel 1976 alla diocesi di Castellaneta furono aggregate anche Ginosa e Laterza che per secoli erano appartenute alle circoscrizioni ecclesiastiche di Acerenza e, poi, di Matera.


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  4. #4
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    Cronotassi dei Vescovi


    DAL 1000 AL 1500


    Teobaldo (1071)
    Giovanni (1088)
    Amuri (1100)
    Nicola (1110)
    Roberto (1196)
    Santoro (1220)
    Marco (1226)
    Biagio (1258)
    Pietro (1282 deceduto)
    fra Giovanni ofm (1283)
    Boemondo (1297)
    Angelo (1310)
    Teobaldo (1319-1342 deceduto)
    Pietro de Baia (1343)
    fra Tommaso da Sulmona (1363)
    fra Benedetto Andrighelli (1381-1385 deceduto)
    fra Bartolomeo da Siena (1386-1396 deceduto)
    fra Benedetto, agostiniano (1396)
    fra Roberto de Gratiano (1407-1418 deceduto)
    Francesco Arcamono (1418-1424 deceduto)
    Bartolomeo di Stefano da Castellaneta (1424-1431 deceduto)
    Gregorio Restio (1431-1443 deceduto)
    Teodoro (1443)
    Eustachio da Massafra (1447-1459)
    Giovanni Francesco Orsini (1459)
    Antonio de Pirro (1477-1494 rinuncia)
    fra Alfonso Galliego (1494)


    DAL 1500 AL 1900

    Marco Antonio Fiodo (1517-1536 deceduto)
    Giovan Pietro Santoro (1536 deceduto)
    Bartolomeo Sirigo jr. (1536-1544 rinuncia)
    Bartolomeo Sirigo sr. (1545-1577 rinuncia)
    Giovan Luigi de Benedictis (1577-1584 rinuncia)
    Bernardo de Benedictis (1585-1607 deceduto)
    Aurelio Averoldi (1607-1617 rinuncia)
    Antonio de Mattheis (1618-1635 deceduto)
    Ascenzio Guerrieri (1635-1645 deceduto)
    Angelo Melchiorre (1645-1950 deceduto)
    Carlo Antonio Agudio (1650-1673 deceduto)
    Carlo Falconi (1673-1675 deceduto)
    Domenico Antonio Bernardini (1677-1698 trasferito)
    Onofrio Montesoro (1696-1722 trasferito)
    fra Luigi Maria de Dura (1723-1724 deceduto)
    fra Bonaventura Blasio (1724-1733 deceduto)
    Massenzio dei Conti Filo della Torre di Santa Susanna (1733-1763 d.)
    Giovan Filippo Leonardo Vitetti (1764-1778 deceduto)
    Gioacchino Vassetta (1792-1793 deceduto)
    Vincenzo Castro (1797-1800 deceduto)
    Giuseppe Capocelatro Arcivescovo di Taranto (1800-1818) amm. Ap. Sede vacante
    Salvatore Lettieri (1818-1826 trasferito)
    Pietro dei Baroni Lepore (1827-1851 deceduto)
    Card. Bartolomeo D'Avanzo (1852-1872 promosso cardinale)
    Mariano Postano (1873-1980)
    Gaetano dei Baroni Bacile (1880-1986 trasferito)


    DAL 1900 AL 2000

    fra Giocondo de Nittis ofm (1886-1908 deceduto)
    Giuseppe Ricciardi Vescovo di Nardò (1908) amministratore ap. Sede vacante
    Antonio Lamberti Vescovo di Conversano (1908-1909) amministratore ap. Sede vacante
    Federico de Martino (1909 deceduto)
    Antonio Lamberti vescovo di Conversano (1909-1910) amministratore ap. Sede vacante
    Agostino Laera (23 giugno 1910-1931 deceduto)
    Francesco Potenza (1 settembre 1931-11 gennaio 1958 deceduto)
    Guglielmo Motolese vescovo di Estime (21 novembre 1956-21 novembre 1957) Amministratore ap. Sede Plena
    Giacomo Palombella arcivescovo di Matera (21 novembre 1957-6 luglio 1958)
    amministratore ap. Sede Plena
    Nicola Riezzo (25 marzo 1958-28 aprile 1969 nominato arcivescovo di Otranto)
    Guglielmo Motolese arcivescovo di Taranto (25 maggio 1969-14 maggio 1974)
    amministratore ap. Sede vacante
    Cleto Bellucci vescovo di Melzi (Africa), (1969) vicario generale, per Castellaneta, dell'Arcivescovo di Taranto
    Guglielmo Motolese (14 maggio 1974 - 27 settembre 1980 dimesso)
    Francesco Voto (22 dicembre 1980 - 21 dicembre 1982 deceduto)
    Ennio Appignanesi (15 settembre 1983 - 3 luglio 1985 nominato arcivescovo, come titolo personale, ausiliario di Roma)


    DAL 2000 AD OGGI

    Martino Scarafile (31 ottobre 1985 - 14 febbraio 2003 ritirato - deceduto il 27 dicembre 2011)
    Pietro Maria Fragnelli (14 febbraio 2003 - 24 settembre 2013 eletto Vescovo di Trapani)

    Claudio Maniago (14 settembre 2014 - )


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  5. #5
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    Vescovo Diocesano

    S.E. Rev.ma Mons. Claudio Maniago



    È nato l'8 febbraio 1959 a Firenze.Dopo la maturità classica entra nel seminario maggiore frequentando lo studio teologico fiorentino. Alunno dell'Almo collegio Capranica, ha conseguito la licenza in liturgia presso la Pontificia Università di Sant'Anselmo.Il 19 aprile 1984 riceve l'ordinazione sacerdotale. Dal 1987 al 1994 è Rettore del Seminario minore diocesano, Direttore del Centro Diocesano Vocazioni e membro del Consiglio pastorale diocesano e assistente ecclesiastico del Serra Club.Nel 1988 diviene cerimoniere dell'arcivescovo di Firenze e comincia ad insegnare Liturgia presso la facoltà teologica dell'Italia centrale; nel 1991 è nominato Direttore dell'Ufficio Liturgico diocesano e membro della commissione ordinandi.Nel 1994 diviene pro-vicario generale dell'arcidiocesi metropolitana, moderatore della curia arcivescovile e canonico onorario della chiesa cattedrale di Firenze. Nel 2001 è nominato Vicario generale dell'arcidiocesi fiorentina.Il 18 luglio 2003 papa Giovanni Paolo II lo nomina Vescovo ausiliare di Firenze assegnandogli la sede titolare di Satafi.L'8 settembre 2003, ad appena 44 anni, è consacrato vescovo dal cardinale Silvano Piovanelli (è il vescovo più giovane d'Italia).
    Nel 2008 l'Arcivescovo Giuseppe Betori lo conferma Vicario generale dell'arcidiocesi.

    Il 12 luglio 2014 papa Francesco lo nomina vescovo di Castellaneta.

    Il 14 settembre 2014, Festa della Esaltazione della Santa Croce, Mons. Claudio Maniago inizia il suo ministero episcopale nella Diocesi di Castellaneta.
    Il 21 maggio 2015 la Conferenza Episcopale Italiana, riunita in Assemblea generale, lo elegge presidente della Commissione Episcopale per la Liturgia (CEL).
    Il 3 ottobre 2015 viene inoltre nominato, dal Consiglio Episcopale Permanente della CEI, presidente del Centro di Azione Liturgica (CAL).

    Il 28 ottobre 2016 papa Francesco lo nomina membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.






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  6. #6
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    Vescovo originario della Diocesi

    S.E. Rev.ma Mons. Giuseppe Favale (Palagiano, 29 Febbraio 1960), VESCOVO di Conversano-Monopoli



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  7. #7
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    Cattedrale



    Cattedrale Santa Maria Assunta

    La Cattedrale di Castellaneta, intitolata a S. Maria Assunta e probabilmente prima a San Nicola, costituisce una delle più significative testimonianze della storia dell'arte e della spiritualità cittadina. Quasi nulla sappiamo della chiesa primitiva che fu necessario edificare con l'istituzione della sede vescovile, negli ultimi decenni dell'anno mille, in uno con la generale riorganizzazione dell'Italia Meridionale da parte dei normanni.
    E' certo invece che la primitiva chiesa fu sostituita nel secolo XIV da una nuova e grandiosa costruzione nelle forme del romanico pugliese tipico, con pianta basilicale a tre navate divise da colonnati in pietra, tre absidi e copertura della navata centrale a capriate.

    Centro della religiosità cittadina per effetto della presenza del Vescovo e del Capitolo con le sue quattro dignità (priore, arcidiacono, cantore e tesoriere), diventò sempre più importante e oggetto di attenzione delle confraternite e dei casati nobili attraverso la testimonianza degli altari di famiglia.
    La cappella del SS.mo Sacramento, che prima veniva onorato sull'altare maggiore, fu fondata nel 1538 per volere dell'omonima confraternita. Dopo circa un secolo, nel 1643, a fianco fu costruita la cappella di S. Maria Consolatrice per opera della già costituita confraternita de'centuriati, e successivamente fu aggiunta la terza cappella cioè quella del SS.mo Crocifisso.
    Nel 1771 fu aggiunta una nuova imponente facciata realizzata in pietra calcarea bianca, che ha definitivamente cancellato ogni traccia esterna delle forme romano-gotiche che aveva precedentemente.
    Oggi restano ancora alcune membrature medievali, oltre che nel campanile, nelle tracce di archi trilobi sulle murature laterali sovrastanti, e nella parte sud del transetto, in corrispondenza della cappella di San Nicola, da due capitelli scolpiti uno con motivi vegetali e l'altro recante tra il fogliame di una maschera.
    Nel secolo XVIII oltre ad altri lavori di rinnovamento furono sostituiti quattro altari esistenti con altri più preziosi in marmo a tarsie policrome, opere d'arte di pregevole fattura, testimonianza della famosa tradizione artigianale napoletana capace di produrre particolari di qualificata fattura.









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  8. #8
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    Santuari Diocesani



    Santuario Mater Domini in Laterza






    Santuario Madonna della Scala in Massafra






    Santuario Parrocchia Gesù Bambino in Massafra
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  9. #9
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    Santi Patroni


    San Nicola di Bari, Patrono principale

    San Francesco di Paola,
    compatrono della Diocesi.
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  10. #10
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    Buon anno! Gli auguri del Vescovo Claudio



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