Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Brescia 2018

  1. #1
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    Cronache della Diocesi di Brescia 2018

    Cronache della Diocesi di Brescia
    anno 2018



  2. #2
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    PROFILO STORICO

    Le origini del cristianesimo a Brescia sono ancora avvolte nell’oscurità, a causa della penuria di documentazione affidabile. Mancano notizie precise anche a riguardo dei primi vescovi della sede bresciana, quasi certamente una filiazione di quella milanese tra la fine del III e l’inizio del IV secolo. Il primo vescovo di cui si possieda un riferimento storico preciso è Ursicino, di cui è attestata la partecipazione al concilio di Serdica del 343.

    L’evangelizzazione non dev’essere tuttavia stata né facile né rapida.
    Una documentazione più ampia ci viene in soccorso tramite le omelie del vescovo Gaudenzio, vissuto a cavallo tra il IV ed il V secolo. Da esse veniamo a sapere di una cristianizzazione ormai bene avviata, come pure di una certa persistenza del paganesimo. Il cristianesimo bresciano delle origini non sembra essere stato l’oggetto di particolari persecuzioni, in ragione, forse, della sua composizione sociale; appare, invece, particolarmente vivace nella realizzazione di opere caritative, come risulta da molti elementi di carattere archeologico e toponomastico.

    Per il periodo della dominazione gotica e gli inizi di quella longobardica (VIVII secolo) dobbiamo registrare una serie di turbolenze in tutta l’area del cristianesimo dell’Italia settentrionale con lo scisma dei Tre Capitoli, cui aderì anche il vescovo di Brescia. La seconda metà del VII secolo vide aumentare il processo di integrazione tra i dominatori longobardi, ormai avviati alla conversione definitiva al cristianesimo, e le istituzioni ecclesiastiche locali.
    Tale sviluppo trovò la sua manifestazione più eloquente nella fondazione di due monasteri, l’uno, quello femminile di S. Salvatore (762) in città, l’altro, quello maschile di Leno (758), in provincia, destinati a diventare imprescindibili punti di riferimento per la storia bresciana, e non solo quella ecclesiastica. Entrambi i cenobi vennero istituiti dal re longobardo Desiderio.

    Nel periodo franco-carolingio (VIII-IX secolo) la Chiesa bresciana assiste, come segno della propria accresciuta importanza nella complessa rete di attività politiche, economiche ed istituzionali, ad un incremento progressivo del prestigio dei propri vescovi, tra i quali eccelle Ramperto (824-844), ricordato per il suo fervoroso zelo pastorale e riformatore. Una delle sue opere più significative rimane l’edificazione del monastero di S. Faustino, ben presto rinomatissimo centro di cultura.

    Le turbolente vicende che, verso la fine del IX secolo, determinarono la dissoluzione dell’impero dei carolingi non potevano non ripercuotersi negativamente nei confronti di una diocesi, come quella bresciana, molto legata a questa dinastia. In tempi di forte particolarismo feudale, tuttavia, la struttura ecclesiastica, con la sua fitta rete di pievi, diaconie ed istituzioni caritative, rimase l’unico punto di riferimento certo ed il motore di una animazione religiosa e civile destinata a più consistenti sviluppi.

    Il secolo X, il cosiddetto “secolo oscuro” nella storia della Chiesa, presenta grandi traversie e difficoltà anche per la nostra Chiesa locale, coinvolta nella politica espansionistica di Berengario d’Ivrea e, più in generale, nel grande processo di feudalizzazione che coinvolgeva il cristianesimo occidentale. Si rendeva per questo necessario un progetto di riforma che tendesse a rafforzare l’autorità vescovile all’interno della diocesi, soprattutto nei confronti dei grandi monasteri, che godevano del privilegio dell’esenzione. Un’altra direttrice del-l’azione riformista dei vescovi bresciani della prima metà dell’XI secolo pare essere stata quella della disciplina della vita canonicale, istituzione che in quel tempo conosceva una fioritura mai più eguagliata.

    Nella seconda metà dell’XI secolo la diocesi vive in maniera piuttosto intensa il coinvolgimento nelle questioni di vitale interesse per la Chiesa intera. Brescia assiste da protagonista agli eventi decisivi come la riforma, popolare e monastica, e lo scontro tra papato ed impero. La tradizione filo-papale dei grandi monasteri, Leno soprattutto, ma anche il rinnovamento spirituale legato al monachesimo cluniacense che, soprattutto in pianura e nella Franciacorta aveva conosciuto particolare fervore, fecero scaturire un momento di particolare tensione nel 1086, quando Enrico IV fece eleggere un vescovo a lui fedele, Oberto, cui venne contrapposto dal partito fedele a Gregorio VII il vescovo Arimanno. La vittoria di quest’ultimo gli permise di proseguire la sua politica riformatrice, con una particolare attenzione alla disciplina del clero.

    Ma fu proprio la corruzione del mondo ecclesiastico, evidentemente un problema dalla soluzione alquanto ardua, a costituire l’ambiente vitale che favorì il sorgere della protesta di Arnaldo, che ebbe grande seguito in città, visti i notevoli precedenti del movimento patarinico. Anche dopo la sua cacciata da Brescia, la città fu ancora sconvolta da violente lotte, fin verso la metà del XII secolo.
    È a partire da questo momento che assistiamo ad un profondo mutamento di tempi e situazioni: è il passaggio dall’età feudale a quella comunale, che vede l’attivo inserimento del vescovo di Brescia, a fianco del Comune, nelle lotte che li opposero a lungo all’imperatore Barbarossa ed ai suoi alleati. Il bilancio di queste vicende se, dal punto di vista politico, può essere abbastanza soddisfacente, presenta forti elementi di preoccupazione dal punto di vista religioso, come la crisi degli inizi del XIII secolo sembra evidenziare.

    Il patrimonio vescovile e capitolare è in rovina; le grandi fondazioni benedettine e cluniacensi stanno per entrare in quel periodo di decadenza dal quale non si risolleveranno più; la presenza dell’eresia, soprattutto quella dei Catari, sembra farsi sempre più minacciosa all’interno della città. Fu l’arrivo dei Francescani e dei Domenicani, richiesti ed appoggiati dal Comune, a ridare nuovo impulso alla vita religiosa. La loro attività pastorale, alla quale si unirono in seguito Agostiniani e Carmelitani, si svolse secondo le due principali direttrici della lotta all’eresia e della catechesi al popolo: iniziativa, quest’ultima, che condusse alla formazione delle prime congregazioni laicali.

    Figura eminente dell’episcopato bresciano della fine del XIII secolo fu Berardo Maggi (1275-1308), che cercò di recuperare il ruolo di equilibrata centralità della figura vescovile, conferendo ordine all’amministrazione e dando nuovi impulsi all’attività pastorale. Con lui il vescovo divenne il perno non solo della vita religiosa ma anche di quella civile, al punto che, dal 1298 fino alla sua morte, fu scelto come Signore di Brescia, carica che contribuì ad incrementare ulteriormente il suo prestigio e la sua autorità.

    Se le vicende politiche di Brescia nel XIV secolo furono piuttosto tormentate, come tormentate lo furono in quel tempo quelle dell’Italia intera, la ricerca storica locale ha invece evidenziato, in questo periodo, una certa vivacità della vita religiosa, contrassegnata dal fiorire delle confraternite laicali, soprattutto a carattere caritativo e penitenziale. Principali e meritorie attività di queste istituzioni furono la fondazione e la conduzione di ospedali e luoghi di assistenza, che culminarono, tra alterne vicende, nella costruzione dell’Ospedale Maggiore, approvata dal Consiglio Comunale cittadino nel 1429.

    La dominazione veneta, dal 1426 al 1797, conferisce alla storia della Chiesa bresciana una certa omogeneità. Basti osservare, ad esempio, come, in questo periodo, i vescovi di Brescia (ad eccezione del Duranti nel 1551) vennero imposti dalla Dominante, sempre particolarmente attenta, soprattutto dal XVI secolo, ad aumentare le sue prerogative giurisdizionali. Nonostante la presenza di vescovi di notevole levatura, come Pietro del Monte (1442-1457) e Domenico dè Dominici (1464-1478) la vita religiosa nella diocesi procede verso un inarrestabile degrado, motivato sia dall’assorbimento di uno stile di vita di stampo rinascimentale, come anche dall’incapacità del centro della Chiesa ad imporre quella reformatio in capite et in membris tanto attesa da certuni quanto temuta da altri. L’effetto negativo non mancò di manifestarsi in una religiosità popolare incline alla superstizione ed alla magia, dovuta all’assenza di una sistematica opera di formazione da parte di un clero notevolmente ignorante e corrotto.

    I primi decenni del Cinquecento vedono, da una parte, l’apparire dei primi cenni di adesione all’eresia protestante, soprattutto nelle vallate camune e triumpline, come anche il formarsi di quei nuclei che danno il primo impulso alla Riforma Cattolica, tra i quali menzioniamo, in modo particolare, la geniale intuizione di Angela Merici e, più tardivamente, la luminosa figura di Alessandro Luzzago.

    Due vescovi meritano, inoltre, una speciale considerazione: Durante Duranti e Domenico Bollani. Il primo (1551-1558) è colui che mette la diocesi sulla strada della riforma; il secondo (1559-1579) è il grande protagonista di una prima applicazione del Concilio di Trento. Il Bollani proveniva da un’eccellente preparazione politica e diplomatica e trovò efficace sintonia d’intenti con un altro protagonista della storia ecclesiastica di quegli anni, Carlo Borromeo. Troppo note sono le sue attività riformatrici, tra le quali ricordiamo almeno le visite pastorali e la fondazione del Seminario (1568), perché trovino in questa succinta esposizione lo spazio che meritano. Il Bollani rimane, nondimeno, al cuore del Cinquecento religioso bresciano.

    Il Seicento, nella storia religiosa bresciana, risente delle grandi crisi, a respiro europeo, di questo secolo, da quelle economiche a quelle naturali (si pensi alle ricorrenti pestilenze e carestie). La vicenda dell’interdetto di Paolo V su Venezia ebbe notevoli ripercussioni anche nella diocesi bresciana. Ma, malgrado gli ostacoli frapposti dall’ingerenza della Serenissima nel controllo delle vicende ecclesiastiche, alcuni vescovi riuscirono a proseguire l’attività riformatrice tridentina: Marino Zorzi (1596-1631), Vincenzo Giustiniani (1633-1645) e, soprattutto, Bartolomeo Gradenigo (1682-1698). Le fonti di questo periodo, inoltre, abbondano nel testimoniare il grande successo della predicazione popolare, soprattutto con le missioni dei gesuiti, non di rado osservate con diffidenza da Venezia per i possibili disordini che potevano scaturirne.
    Non dobbiamo tacere le ombre, notevoli, di questo secolo nella storia ecclesiastica bresciana: dai rigurgiti dell’eterodossia, come appare dalla presenza dei “pelagini” in Valle Camonica inclini al quietismo, alla piaga delle monacazioni forzate, con la vicenda delle monache domenicane di S. Caterina.

    Il Settecento vide prolungarsi, attraverso l’opera di alcuni vescovi particolarmente illuminati, l’assetto culturale di un’azione pastorale tendente a qualificare maggiormente il clero dal punto di vista intellettuale, per far fronte alla sfida del secolo dei Lumi. Si segnalarono a questo proposito il vescovo Badoer, forse non esente da rimproveri per il suo intransigente rigore in certi procedimenti, ma soprattutto Angelo Maria Querini. Questi è forse, insieme al Bollani, la figura più eminente dell’episcopato bresciano, colui che riuscì a fondere in sintesi armonica le caratteristiche del prelato dotto ma anche dello zelante pastore, preoc-cupato di raggiungere il popolo non solo attraverso una visita pastorale impegnativa ed accurata, ma soprattutto per mezzo di un clero all’altezza della sua missione.
    Durante il suo episcopato assistiamo ad un impulso notevole nella costruzione di nuove chiese, culminato in quella della nuova cattedrale; ma anche alla fondazione di una delle prime biblioteche pubbliche d’Italia.

    Fu l’impulso dato dal Querini a fare di Brescia una delle capitali della cultura ecclesiastica, con le sue numerose cattedre di teologia, come pure una delle diocesi di riferimento per la vita religiosa italiana ed europea.
    Ma la fertile politica culturale del Querini favorì anche, durante gli ultimi anni della dominazione veneta, l’impostazione di correnti di sapore giansenistico, che turbò notevolmente l’episcopato di mons. Molin prima e mons. Nani poi. L’istituzione della Repubblica Bresciana nel 1797 fece vivere alla diocesi uno dei momenti più infelici della sua storia, soprattutto per lo scempio operato, in nome della Ragione, di libri, opere d’arte e preziose testimonianze di una millenaria storia di fede. Il bilancio della storia della Chiesa bresciana nel periodo veneto presenta luci ed ombre: pastori degni di questo nome affiancano prelati più solleciti della loro carriera o dei loro interessi; un clero che, con l’andar del tempo, appare più qualificato ed istruito, soprattutto più vicino ad un popolo dalla pietà che, in qualche caso, andava regolata, comunque sempre profondamente sentita. Dopo la bufera rivoluzionaria, che non aveva in ogni caso scavato solchi profondi negli animi, fu merito del vescovo Gabrio Maria Nava l’aver restaurato le condizioni per una ripresa della vita religiosa: dal Seminario, all’attività edilizia, catechetico-educativa e caritativa.

    L’Ottocento nella storia ecclesiastica bresciana pare contrassegnato, innanzitutto, da un forte rinnovamento e sviluppo della vita consacrata, soprattutto femminile, che porta alla nascita di congregazioni religiose dedite in modo particolare all’assistenza ed all’educazione; un secondo elemento connotante il secolo è il coinvolgimento del clero diocesano nelle tensioni politiche dell’età risorgimentale, che, in ultima analisi portarono ad una spaccatura tra una minoranza che simpatizzava col Risorgimento e una maggioranza che, pur critica nei confronti del governo austriaco, si mostrava diffidente, a ragion veduta come il futuro avrebbe dimostrato, nei confronti di molti esponenti liberaldemocratici.
    L’aspetto maggiormente caratterizzante il XIX secolo è, comunque, l’emer-gere del “movimento cattolico” che, particolarmente nella sua sensibilità sociale, trova a Brescia uno dei suoi terreni d’elezione: nomi come quello di Tovini, Capretti, Bazoli, Longinotti e Montini sono, a questo proposito, altamente evocativi.

    Il lungo episcopato di uomini come Verzeri, Corna Pellegrini, Gaggia consentì il consolidamento delle istituzioni parrocchiali, degli oratori, dell’Azione Cattolica, permettendo alla diocesi di resistere ai fenomeni collegati alla nascita della società di massa, come l’urbanesimo e l’industrializzazione.

    Nella prima metà del secolo XX la Chiesa bresciana sviluppò una particolare sensibilità formativa, facendo leva sulla quale mons. Gaggia ispirò un atteggiamento di fermezza nel periodo della dittatura fascista.
    Sotto la guida di mons. Tredici (1933-1964), la Chiesa bresciana fu in grado di affrontare le gravi prove del secondo conflitto mondiale del secolo e della Resistenza, allargando l’ambito della carità e la sua presenza nella lotta per la libertà.

    Nel 1963 è da registrare un avvenimento storico per la Chiesa bresciana: l’elezione di un bresciano, il card.Giovan Battista Montini, a Sommo Pontefice: Papa Paolo VI (1897-1978)

    I recenti episcopati di mons. Luigi Morstabilini (1964-1983), di mons. Bruno Foresti (1983-1998) e di mons. Giulio Sanguineti (1998-2007) hanno promosso un’attività di ricezione dei dettami del concilio Vaticano II non priva di difficoltà ma, nel complesso, graduale e sicura. Il cammino post-conciliare di questa Chiesa locale è, tuttavia, ancora troppo ravvicinato per essere oggetto di analisi storica serena ed obiettiva.

    È nella consapevolezza di avere alle spalle una vicenda cristiana di notevole respiro e prestigio, nella fedeltà creativa alla sua grande tradizione che la Chiesa bresciana prosegue il suo cammino nella storia

    fonte: http://www.diocesi.brescia.it/storia-diocesi-brescia


  3. #3
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    PATRONI DELLA DIOCESI


    Santi Faustino e Giovita


    Le notizie storiche sui SS. Faustino e Giovita si presentano caratterizzate da un alto grado di incompiutezza e di frammentarietà, contribuendo così a farne figure incerte e discusse. Fino al sec. V la loro figura era assolutamente sconosciuta nella Chiesa bresciana; il vescovo Gaudenzio (m. 406 circa), che raccolse reliquie di martiri da altre città e persino dall’Oriente, per consacrare la sua basilica detta concilium sanctorum, non li nomina affatto nei suoi sermoni. La prima attestazione relativa a S. Faustino è rinvenibile nei Dialoghi di S. Gregorio Magno, il quale parla di un «beatus Faustinus martyr in cuius ecclesia corpus [Valeriani] fuerat humatum» (Dialogi, IV, 54). La loro memoria trova invece incremento e sviluppo a partire da una passio, che li presenta come due fratelli, rispettivamente presbitero (Faustino) e diacono (Giovita), contribuendo riguardo a quest’ultimo a superare l’errata identificazione in una donna. La passio non ha alcun valore storico; composta infatti, molto probabilmente, tra VIII e IX secolo, da un certo presbitero milanese Giovanni, è un favoloso racconto in cui abbondano i tormenti, i miracoli, le conversioni, espedienti usati dai leggendisti medievali con l’intento di comporre racconti edificanti e fantastici. L’autore, infatti, narra che Faustino e Giovita, arrestati a Brescia, subirono una serie di torture sia in questa città sia a Roma e a Napoli, finché non furono decapitati a Brescia un 15 febbraio al tempo di Adriano.
    A fronte della scarsità di notizie sicure dal punto di vista storico, è invece da rilevare la persistenza di un culto sviluppatosi in origine nella chiesa detta di S. Faustino ad sanguinem, sorta in un’area cimiteriale e legata alle prime presenze cristiane a Brescia. Da qui, nell’806 (o nell’817) i corpi dei due martiri furono trasferite nella chiesa di S. Faustino Maggiore, accanto alla quale nell’841 verrà fondato un monastero benedettino. In questa occasione le loro reliquie vennero distribuite ad altre città. Punto qualificante della devozione dei Bresciani ai due santi martiri è l’episodio della loro partecipazione ad alcune calamità cittadine come l’assedio del 1438, cosicché a fianco dell’autorità religiosa è la stessa autorità civile a sollecitarne con insistenza la celebrazione. L’iconografia dei due santi ha visto nel corso del tempo un progressivo cambiamento. La prima attestazione iconografica è un’immagine a sbalzo sulla astile Croce del campo, innalzata quale insegna di combattimento sul Carroccio: le teste dei due santi, avulse dal corpo, non presentano altro attributo che la giovane età e occupano il braccio corto della argentea croce (princ. sec. XII; Duomo Vecchio). Tale immagine primitiva sulla Croce del campo potrebbe aver influito sulla connotazione in termini guerrieri dei due santi, avviando così quella corrente tipologica che li raffigura quali soldati e che si svolge parallela all’altra che rappresenta Faustino come sacerdote e Giovita come diacono. Le due rappresentazioni di fatto coesistono e producono un’iconografia contraddittoria. La corrente tipologica che presenta Faustino presbitero e Giovita diacono deriva dalla passio e ha il suo primo esempio nelle monete cittadine in uso verso la seconda metà del sec. XIII. La formulazione iconografica che vuole Faustino e Giovita soldati o cavalieri trova avvio in un rozzo bassorilievo medievale che mostra Faustino a cavallo indossante una divisa. Al riguardo, giova ricordare che durante l’assedio di Brescia del 1438 condotto da Niccolò Piccinino apparvero sullo spalto del Roverotto due guerrieri in armature d’oro a respingere gli assalitori della città, per cui il Piccinino comandò ai suoi di ripiegare, affermando di esser solito combattere contro i fanti, ma non contro i santi. A partire da questo fatto singolare Faustino e Giovita vennero riconosciuti patroni della città e della diocesi, sostituendo i santi vescovi Apollonio e Filastrio. L’ultima ricognizione dei resti dei due santi risale al 1° febbraio 1923, mentre la loro memoria liturgica è fissata al 15 febbraio.S. Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa

    Dal 1651 S. Antonio di Padova, insieme ai SS. Faustino e Giovita patroni, è copatrono della diocesi.
    S. Angela Merici, vergine

    Dal 2010 S. Angela Merici è patrona secondaria della diocesi.

    fonte: http://www.diocesi.brescia.it/patroni-diocesi-brescia


  4. #4
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    SANTI, BEATI, VENERABILI E SERVI DI DIO BRESCIANI

    SANTI
    Afra, martire
    Anastasio, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Anatalo, protovescovo di Milano, ritenuto fondatore della Chiesa bresciana (III secolo)
    Angela Merici, vergine (1474-1540) patrona secondaria della diocesi
    Apollonio, vescovo di Brescia (IV secolo)
    Arcangelo Tadini, sacerdote (1846-1912)
    Bartolomea Capitanio, vergine (1807-1833)
    Cipriano, vescovo di Brescia (VI secolo)
    Clateo, vescovo di Brescia (IV secolo)
    Daniele Comboni, (1831-1881)
    Deusdedit, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Domenico, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Dominatore, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Ercolano, vescovo di Brescia (VI secolo)
    Faustino, martire, compatrono della diocesi
    Faustino, vescovo di Brescia, (IV secolo)
    Felice, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Filastrio, vescovo di Brescia (IV secolo), Padre della Chiesa
    Gaudenzio, vescovo di Brescia (V secolo), Padre della Chiesa
    Gaudioso, vescovo di Brescia (V secolo)
    Geltrude Comensoli, vergine (1847-1903)
    Giovanni Battista Piamarta, sacerdote (1841-1913)
    Giovita, martire, compatrono della diocesi (sec. III)
    Giulia, vergine e martire (V secolo)
    Latino, vescovo di Brescia (IV secolo)
    Maria Crocifissa Di Rosa, vergine (1813-1855)
    Obizio, eremita, (XIII secolo)
    Onorio, vescovo di Brescia (VI secolo)
    Ottaziano, vescovo di Brescia (V secolo)
    Paolo I, vescovo di Brescia (V secolo)
    Paolo II, vescovo di Brescia (VI secolo)
    Paolo III, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Paterio, vescovo di Brescia (VII secolo)
    Riccardo Pampuri, religioso (1897-1930)
    Rusticiano, vescovo di Brescia ( VI secolo)
    Silvia, vergine e martire (IV secolo)
    Silvino, vescovo di Brescia (V secolo)
    Siro, vescovo di Pavia, patrono della Valcamonica (IV sec.)
    Teofilo, vescovo di Brescia (V secolo)
    Teresa Eustochio Verzeri, vergine (1801-1852)
    Tiziano, vescovo di Brescia (V secolo)
    Ursicino, vescovo di Brescia (IV secolo)
    Viatore, vescovo di Brescia (IV secolo)
    Vigilio, vescovo di Brescia (V secolo)
    Vincenza Gerosa, vergine (1784-1847)


    BEATI
    Annunciata Cocchetti, vergine (1800-1882)
    Giovanni Bodeo, religioso, martire (....-1611)
    Giovanni Battista Zola, sacerdote, martire (1575-1626)
    Giuseppe Antonio Tovini, laico (1841-1897)
    Guala, vescovo di Brescia (1180-1244)
    Innocenzo da Berzo, religioso (1844-1890)
    Irene Stefani, vergine (1891-1930)
    Lodovico Pavoni, sacerdote (1784-1849)
    Maria Maddalena Martinengo, vergine (1687-1737)
    Maria Troncatti, vergine (1883-1969)
    Mosè Tovini, sacerdote (1877-1930)
    Paola Gambara Costa, laica (1463-1515)
    Paolo VI, papa, Giovanni Battista Montini (1897-1978)
    Sebastiano Maggi, religioso (1414-1496)
    Stefana Quinzani, vergine (1457-1530)


    VENERABILI
    Alessandro Luzzago, laico (1551-1602)
    Elisa Baldo, laica (1862-1926)
    Elisabetta Girelli, laica (1839-1919)
    Maddalena Girelli, laica (1838-1923)


    SERVI DI DIO
    Angelo Bosio, sacerdote (1779-1863)
    Angiolino Bonetta, laico (1948-1963)
    Antonia Lesino, laica (1897-1962)
    Fausto Gei, laico (1927-1968)
    Fortunato Redolfi, sacerdote(1777-1850)
    Giacomo Bulgaro, laico (1879-1967)
    Giovanni Fausti, sacerdote, martire (1899-1946)
    Giovanni Battista Zuaboni, sacerdote (1880-1939)
    Ireneo Mazzotti, religioso (1887-1976)
    Lodovico da Breno, religioso (1616-1679)
    Lucia Ripamonti, vergine (1909-1954)
    Vittoria Razzetti, laica (1834-1912)
    Vittorino Chizzolini, laico (1907-1984)

    fonte:http://www.diocesi.brescia.it/santi-...-dio-bresciani



  5. #5
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    DIOCESI IN CIFRE

    4538,39 sono i km2 del territorio diocesano, che non coincide con quello della provincia.
    1.153.587 sono gli abitanti della diocesi, 204.058 nella zona urbana, 949.529 nelle zone extraurbane, segnalati dai parroci, di cui 25.634 nel territorio delle province di Bergamo e di Sondrio.
    77.843 sono i bresciani in altre diocesi: Verona (73.343); Bergamo (4.500).
    473 sono le parrocchie, comprese 3 delegazioni vescovili, 1 missione in cura d’anime: 59 urbane, 414 extraurbane; 10 sono affidate ai religiosi: 6 urbane, 4 extraurbane.
    11 sono le unità pastorali.
    32 sono le zone pastorali in cui è divisa la diocesi.
    62.549 sono gli abitanti della zona pastorale più abitata: la XXV.
    20 sono i Vescovi bresciani viventi.
    1 sono i presbiteri titolari di 7 parrocchie ciascuno
    3 sono i presbiteri titolari di 6 parrocchie ciascuno.
    6 sono i presbiteri titolari di 5 parrocchie ciascuno.
    6 sono i presbiteri titolari di 4 parrocchie ciascuno.
    26 sono i presbiteri titolari di 3 parrocchie ciascuno.
    61 sono i presbiterii titolari di 2 parrocchie ciascuno.
    778 sono i presbiteri diocesani (compresi i quattro Vescovi).
    61 sono i presbiteri che risiedono fuori diocesi (22 Fidei Donum)
    20 sono i presbiteri defunti nel 2017.
    4 sono i presbiteri ordinati nel 2017
    24 sono i presbiteri extradiocesani residenti in diocesi.
    56 sono i diaconi permanenti.
    51 sono i seminaristi, di cui 37 in teologia.
    241 sono i religiosi che risiedono in diocesi in 35 comunità: 192 presbiteri, 50 non presbiteri.
    1.343 sono le religiose presenti in diocesi in 152 comunità (escluse quelle di clausura).
    7 sono i monasteri di clausura, con 97 monache.
    15 sono gli Istituti Secolari, con 334 membri.
    8 sono i membri dell’Ordo Virginum.
    1 sono le società di vita apostolica.
    8 sono le associazioni pubbliche di fedeli.
    16 sono le associazioni private di fedeli.

    fonte: http://www.diocesi.brescia.it/dati-diocesi-brescia

    Ultima modifica di inesistente; 03-01-2018 alle 12:37

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    UNITA' PASTORALI


    (in ordine cronologico dalla più recente)


    Unità pastorale “Suor Dinarosa Belleri”
    comprendente le parrocchie di: Cailina, Carcina, Cogozzo e Villa Carcina (data di costituzione: 18/4/2017)
    Coordinatore: don Cesare Verzini (nominato il 18/4/2017)

    Unità pastorale “Valgrigna”
    comprendente le parrocchie di: Berzo Inferiore, Bienno, Esine, Plemo e Prestine (data di costituzione: 3/3/2017)
    Coordinatore: don Giovanni Giacomelli (nominato il 3/3/2017)

    Unità pastorale “Sacra Famiglia - padre Marcolini”
    comprendente le parrocchie di: Brescia - Badia e Violino (data di costituzione: 08/11/2016)
    Coordinatore: don Raffaele Donneschi (nominato il 08/11/2016)

    Unità pastorale “Trasfigurazione di Cristo”
    comprendente le parrocchie di: Ome, Padergnone, Rodengo e Saiano (data di costituzione: 23/10/2016)
    Coordinatore: don Luciano Bianchi (nominato il 23/10/2016)

    Unità pastorale “Cardinale-Parroco Giulio Bevilacqua”
    comprendente le parrocchie di: S. Antonio, S. Anna e S. Giacomo in città (data di costituzione: 24/5/2016)
    Parroco: don Faustino Pari (nominato il 24/5/2016)
    ---
    Unità pastorale “Madonna della Rosa”
    comprendente le parrocchie di: Offlaga, Cignano e Faverzano (data di costituzione: 13/4/2016)
    Parroco: don Felice Frattini (nominato il 14/4/2016)
    ---
    Unità pastorale “Maria Santissima Madre della Chiesa”
    comprendente le parrocchie di: Bornato, Calino, Pedrocca e Cazzago S. Martino (data di costituzione: 23/2/2016)
    Coordinatore: don Andrea Ferrari (nominato il 23/2/2016)
    ---
    Unità pastorale “San Giovanni Battista”
    comprendente le parrocchie di: Lumezzane Fontana, Gazzolo, Pieve, Sant'Apollonio, San Sabastiano, Valle, Villaggio Gnutti (data di costituzione: 25/11/2015)
    Coordinatore: don Riccardo Bergamaschi (nominato il 25/11/2015)
    ---
    Unità pastorale “don Giacomo Vender”
    comprendente le parrocchie di: Pendolina, Urago Mella, Torricella e S. Spirito (data di costituzione: 5/11/15)
    Coordinatore: don Gianluca Gerbino (nominato il 5/11/15)
    ---
    Unità pastorale “Sancta Maria ad undas”
    comprendente le parrocchie di: Anfo, Bagolino, Capovalle, Idro, Ponte Caffaro, Treviso Bresciano (data di costituzione: 03/03/15)
    Coordinatore: don Marco Pelizzari (nominato il 03/07/16)
    ---
    Unità pastorale “San Bonifacio”
    comprendente le parrocchie di: Erbusco, Villa Pedergnano, Zocco (data di costituzione: 13/01/15)
    Coordinatore: don Luigi Goffi (nominato il 14/01/15)
    ---
    Unità pastorale “Madonna della Rocca”
    comprendente le parrocchie di: Carpeneda, Collio, Degagna, Pompegnino, Teglie e Vobarno (data di costituzione: 09/12/14)
    Parroco: don Giuseppe Savio
    ---
    Unità pastorale "San Francesco d'Assisi"
    comprendente le parrocchie di: Cecina, Fasano, Gaino, Maderno, Monte Maderno, Toscolano (data di costituzione: 23/09/14)
    Coordinatore: don Leonardo Farina (nominato il 1/10/2014)
    ---
    Unità pastorale "Sant'Arcangelo Tadini"
    comprendente le parrocchie di: Botticino S. Maria Assunta, Ss. Faustino e Giovita, S. Bartolomeo (data di costituzione: 26/04/09)
    Parroco: don Raffaele Licini
    ---
    Unità pastorale del Centro Storico
    comprendente le parrocchie di: Santa Maria Assunta e Santi Pietro e Paolo - Cattedrale, Sant'Afra, Sant'Agata, Sant'Alessandro, Santi Faustino e Giovita, San Giovanni, San Lorenzo, Santa Maria in Calchera, Santi Nazaro e Celso (data di costituzione: 01/07/2008)
    Coordinatore: mons. Alfredo Scaratti (nominato il 01/03/2007)

    fonte: http://www.diocesi.brescia.it/unita-...iocesi-brescia


  7. #7
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    IL VESCOVO
    MONS. PIERANTONIO TREMOLADA



    LA BIOGRAFIA DEL VESCOVO DI BRESCIA


    S.E. Mons. Pierantonio Tremolada, nato a Lissone il 04 ottobre 1956, è stato ordinato presbitero della Diocesi di Milano il 13 giugno 1981.
    Ha proseguito gli studi a Roma presso il Pontificio Istituto Biblico, dove ha conseguito prima la Licenza (1984) e poi il Dottorato (1996) in Scienze Bibliche, con una tesi sulla Passione secondo Luca. A partire dal 1985 è stato per più di 25 anni docente di Sacra Scrittura (Introduzione ed Esegesi del Nuovo Testamento e Greco biblico) presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale con sede nel Seminario diocesano e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, offrendo però anche un aiuto pastorale in alcune parrocchie della Diocesi.
    È stato capo redattore della Rivista “Parole di Vita” dell’Associazione Biblica Italiana. Ha pubblicato contribuiti per riviste bibliche di carattere scientifico e divulgativo.
    Si è dedicato in Diocesi di Milano al servizio della Parola di Dio in ambito pastorale, con diverse iniziative rivolte agli adulti e ai ragazzi. Nominato nel 1997 dal Card. C. M. Martini Rettore per la Formazione al Diaconato permanente, ha svolto questo compito fino al 2007.
    Dal 2007 al 2012 ha ricevuto dal Card. D. Tettamanzi l’incarico di Collaboratore per la Formazione Permanente del Clero e Responsabile dell’Istituto per l’accompagnamento dei giovani sacerdoti (ISMI).
    Dal 2012 è Vicario Episcopale del Card. Angelo Scola per l’Evangelizzazione e i Sacramenti e come tale si occupa in Diocesi della Catechesi, della Liturgia, della Pastorale giovanile e della Pastorale scolastica e universitaria.
    Nel maggio 2014 è stato nominato dal Santo Padre Vescovo Ausiliare di Milano: l’ordinazione episcopale è avvenuta il 28 giugno dello stesso anno. È membro della Commissione per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università della Conferenza Episcopale Italiana.



    FONTE:
    http://www.diocesi.brescia.it/vescovo-diocesi-brescia

  8. #8
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    STEMMA E MOTTO

    S.E.R. Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovo di Brescia






    “D’argento, alla croce patriarcale d’azzurro uscente da un innestato in punta dello stesso a due burelle ondate del primo, accompagnata da due rotoli della Scrittura in capo e da due cervi brucanti affrontati in punta, il tutto al naturale”

    La croce patriarcale (doppia) è un noto simbolo della Chiesa di Brescia in quanto richiama la reliquia delle Sante Croci custodita in Cattedrale. Alla base di questa è posto un corso d’acqua, simbolo dell’acqua della Vita, scaturita dal costato trafitto del Cristo Redentore (Gv 19,31-37).
    A questa fonte si abbeverano due cervi. Essi richiamano il motto episcopale «Haurietis de fontibus salutis», citazione di Is 12,3 ed evocano il Salmo 42: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a Te, o Dio». I due cervi alludono anche la comunione dei fedeli: alle sorgenti della salvezza ci si abbevera insieme.
    Gli antichi rotoli della Scrittura rimandano alla Parola di Dio a noi offerta nelle Sante Scritture, esse stesse sorgente della Salvezza. Il campo dello scudo è in argento, simbolo della trasparenza, quindi della Verità e della Giustizia, doti che devono accompagnare lo zelo pastorale del Vescovo; inoltre argento e azzurro sono i colori di Brescia.

    FONTE: http://www.diocesi.brescia.it/main/v...stemma-e-motto


  9. #9
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    BIBLIOGRAFIA


    Gli scritti di mons. Pierantonio Tremolada

    1988
    “L’azione contro Gesù e le sue implicazioni nel libro degli Atti degli Apostoli”, in, La Scuola Cattolica 116, 609-670.


    1994

    “Vegliate per non entrare in tentazione”, in, Parole di Vita 4/1994, 18-23.

    1996

    «E fu annoverato fra empi». Prospettive di lettura della Passione secondo Luca alla luce di Lc 22,37 (Is 53,12d), Analecta Biblica, Pontificio Istituto Biblico, Roma.
    “L’annuncio del destino del Figlio dell’Uomo” (Mc 8,31-33), in, Parole di Vita 4/1996, 11-15.
    “Il ritorno del Figlio dell’Uomo” (Mc 13,1-37), Parole di Vita, in, 5/1996, 30-36.
    “Il Figlio di Dio crocifisso” (Mc 15,21-39), in, Parole di Vita, 6/1996,. 23-30.

    1998

    “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?” (Mc 7,17-18). Trasfigurazione dell’uomo e percezione di Dio”, in, L’attitudine al discernimento, Ancora, Milano, 31-58.
    “Prospettive di lettura della Passione secondo Luca alla luce di Lc 22,37”, in, Il confronto tra le diverse culture nella Bibbia da Esdra a Paolo. XXXIV Settimana Biblica Nazionale, Ricerche Storico-bibliche, 1-2, 317-328.
    “La teologia di Luca. Una panoramica bibliografica (1986-1996)”, in, La Scuola cattolica 126, 59-108.

    2000

    Conoscenza della salvezza e remissione dei peccati. Considerazioni sulla soteriologia lucana a partire dal Cantico di Zaccaria, in, La Scuola Cattolica 128.
    “Profezia delle Scritture e fede pasquale (Lc 24)”, in, Parola spirito e vita 41, 135-145.

    2001

    “Il proemio al Vangelo di Luca (Lc 1,1-4)”, in, Parola spirito e vita 43, 121-137.
    “Spunti per una lettura delle figure ministeriali attuali in prospettiva biblica”, in, Preti ma non da soli. Presbiterio e comunità, Ancora, Milano, 96-120.

    2002

    “Il racconto della Passione nel Vangelo di Luca”, in M. Laconi e collaboratori, Vangeli Sinottici e Atti degli Apostoli. Logos, Corso di studi Biblici, Vo. 5, II edizione, Elledici, Torino, 431-450.
    “Gesù e lo Spirito nel Vangelo di Luca. Annotazioni esegetiche per una cristologia secondo lo Spirito”, in, La Scuola Cattolica 130.

    2004

    “La vocazione di Geremia (Ger 1,1-19). Un’opera di Dio tra storia ed eternità”, in, La Scuola Cattolica 132, 451-478.
    “Tradizione e kerygma nei discorsi apostolici del libro degli Atti degli Apostoli”, in, Torah e kerygma: dinamiche della tradizione nella Bibbia. XXXVII Settimana Biblica Nazionale 2002, Ricerche Storico-bibliche, EDB, 1-2, 313-336.
    “Zaccaria, Elisabetta, Simeone e Anna: la vecchiaia benedetta da Dio”, in, Parola spirito e vita 49, 125-139.

    2006

    “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi” (Lc 24,44). Il compimento canonico-cristologico delle Scritture in Lc-At, in, Rivisitare il compimento. Le Scritture d’Israele e la loro normatività secondo il Nuovo Testamento, Glossa, Milano, 41-73.
    I Vangeli, in, F. Manzi (Ed.) AsSaggi biblici. Introduzione alla Bibbia anima della teologia, Ancora. Milano, 141-200.

    2007

    “Tessalonica, Atene, Corinto: esperienza apostoliche e intuizioni spirituali”, in, La potenza del Vangelo. Con Paolo da Atene a Corinto, Ancora, Milano, 19-39.

    2009

    “I viaggi e il viaggio: missione apostolica e cammino spirituale dell’apostolo delle genti”, in, I primi passi della Parola. Tarso e Antiochia, l’inizio del viaggio di Paolo, Ancora, Milano, 69-87.

    2010

    “La correzione fraterna e il perdono (Mt 18,15-35)”, in, Santità e riforma. Alla scuola del Vangelo con san Carlo, Quaderni della Formazione Permanente del clero, 2 (2010), Centro Ambrosiano, Milano, 13-37.

    2011

    “In ascolto della Parola di Dio. Aquila e Priscilla collaboratori di Dio per la fede dei fratelli”, in, Generare alla fede. Il ministero, la famiglia, la vita di Dio, Quaderni della Formazione Permanente del clero, 3 (2011), Centro Ambrosiano, Milano, 13-37.

    2016

    “Pietro e gli altri: come preservare il confronto dal rischio del conflitto”, in, Si diedero la destra. Conversione e fraternità, Quaderni della Formazione Permanente del clero, 7 (2016), Centro Ambrosiano, Milano, 13-37.

    FONTE: http://www.diocesi.brescia.it/main/v...a/bibliografia



  10. #10
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    IL SEMINARIO

    Storia


    Il Seminario, come istituzione vera e propria, è frutto del Concilio di Trento (1547-1563). Tuttavia non sono mai mancate anche in precedenza forme di preparazione al sacerdozio. A Brescia è documentata una lunga tradizione in questo senso.
    Le origini…

    Nei primi secoli della chiesa fu attorno ai Vescovi che, specie nelle città più popolose e civili, si raccolse un corpo clericale ben preparato, anche a vantaggio delle comunità minori, e fu attorno ad essi che spesso si riunirono in vita comune gli aspiranti al sacerdozio o al servizio della chiesa nel diaconato per la loro preparazione e qualificazione. A Brescia abbiamo nel IV e V secolo le figure di due grandi vescovi, i santi Filastrio e Gaudenzio (quest’ultimo consacrato da Sant’Ambrogio), che probabilmente furono tra i principali maestri della scuola di scienza sacra presso la cattedrale. Più tardi tale funzione venne talvolta affidata ai monasteri o alle pievi più importanti. Nei secoli successivi è documentata la presenza di un collegio di chierici, o capitolo, non solo presso la cattedrale, ma anche presso altre basiliche della città come San Desiderio, Sant’Andrea, San Giovanni che si reggevano sulla regola agostiniana e in cui un prevosto presiedeva il clero ivi residente in vita comune. Ma pare che simili scuole dovessero essere diffuse su tutto il territorio bresciano: numerosi benefici erano destinati al sostentamento dei chierici residenti presso canoniche o collegiate quali San Giorgio a Montichiari, Santa Maria a Onzato di Castelmella, San Michele di Colonio nella pieve di Orzinuovi, San Cesario di Nave, Santa Maria Maddalena sul monte Demo.
    Durante il periodo di Papa Gregorio VII (dal 1073), contrassegnato da una forte azione riformatrice e di restaurazione dell’ordine presso il clero, Brescia ebbe un grande vescovo in Arimanno, che fu in prima linea a sostenere la riforma gregoriana. È documentata l’apertura di nuove “scuole” presso le canoniche rurali di Rezzato, Chiari, Salò, dove i capitoli avevano l’obbligo di mantenere e istruire i chierici necessari per l’officiatura locale.
    In questo periodo i chierici venivano reclutati tra la popolazione locale e mantenuti a spese del capitolo. Se erano invece reclutati tra classi agiate vivevano nelle proprie case frequentando scuole pubbliche o pedagoghi privati.

    Il Concilio di Trento

    Nonostante queste iniziative, ancora sporadiche e poco istituzionalizzate, la condizione della formazione del clero nel XVI secolo risultava anche a Brescia scarsa. Con il Concilio di Trento fu dato un impulso molto forte perché in ogni diocesi si provvedesse a fornire un’adeguata formazione al clero. In Lombardia è la figura di San Carlo Borromeo a sostenere con forza l’attuazione del Concilio. A Brescia egli trovò sponda nel vescovo Domenico Bollani, amico e grande ammiratore del metropolita milanese. Le relazioni tra i due furono molto intense tra il 1560 e 1579. Da questi scambi e dalla visita pastorale del 1565, nella quale il vescovo bresciano aveva avuto conferma della scarsa preparazione del clero locale, nacque l’iniziativa del Bollani di istituire un seminario.

    La prima sede

    Il 27 ottobre 1568 fu posta la prima pietra. L’ubicazione era entro le mura cittadine, in un’area nella quale ora sorge l’ospedale militare. In attesa che si completasse l’edificio i chierici trovarono una sede provvisoria presso la canonica del prevosto di San Lorenzo. Quando la costruzione fu pronta nel 1570 il vescovo ne affidò la direzione ai Padri della Pace (che qualche anno dopo, nel 1622, avrebbero aderito alla congregazione oratoriana di San Filippo Neri).
    Il 27 settembre 1580 il seminario, che aveva ormai più di dieci anni di vita, ricevette la visita di San Carlo Borromeo.

    Sedi locali e vicende storiche

    Date le dimensioni della diocesi, fin da quasi subito accanto al seminario cittadino il vescovo autorizzò l’apertura di piccoli seminari locali che per diversi secoli formarono preti autorevoli e preparati. Tre in particolare sono le sedi più longeve e di spicco con cattedre di filosofia e teologia: Salò sul lago di Garda (attivo da 1595 fino alla soppressione napoleonica del 1797), Vione in alta Valcamonica (fin dal 1568) e Lovere sul lago d’Iseo (documentato fin dal 1531, ampliato nel XVIII secolo e soppresso nel 1821). Vita molto più breve ebbe anche una sede per la bassa a Montichiari, aperta nel 1759 e chiusa nel 1781.
    La vita procedette per oltre due secoli, tra crisi e riprese. Due vescovi del XVIII secolo furono tra i più impegnati nel sostenere e ravvivare l’istituzione. Il primo fu Gianfranco Barbarigo (1714-1723) che qualificò e rese autorevole il seminario dal punto di vista della formazione culturale e spirituale scegliendo educatori e docenti di spicco. Il secondo fu Angelo Maria Querini (1727-1755), famoso per il suo mecenatismo culturale, con lui la scuola del seminario raggiunse il massimo splendore e fu aperto anche alla gioventù laica, mediante corsi paralleli a quelli dei seminaristi.
    La rivoluzione giacobina portò alla chiusura del seminario con decreto del 24 ottobre 1797. L’edificio fu spogliato di tutti i mobili e quadri e della biblioteca e destinato a ospitare soldati feriti. Da allora divenne ospedale militare e il seminario non vi fece più ritorno. I chierici dispersi furono raccolti dal rettore in una scuola di morale che egli tenne presso il palazzo vescovile, altri furono raccolti in nuove iniziative periferiche (presso il prevosto di Chiari e all’eremo di S. Pietro a Bienno). Il seminario rimase senza una sede precisa fino al 1805.

    In San Pietro in castello
    Passata la fase rivoluzionaria più dura, nell’aprile 1804 fu decisa la restituzione dei locali al seminario. La restituzione però non avvenne mai e l’edificio rimase ospedale militare. In seguito a vive proteste, l’autorità civile propose in cambio come nuova sede per il seminario il convento di San Pietro in Oliveto, presso il castello. Le attività scolastiche qui ripresero nell’anno 1806-1807 con 68 chierici residenti (nello stesso anno a Lovere ce n’erano 85, cresciuti dopo la chiusura di Vione) e un centinaio studiavano privatamente in città e sparsi per la diocesi.
    Il seminario fu di nuovo chiuso a fasi alterne tra 1848 e 1851 per i moti risorgimentali ai quali parteciparono anche alcuni chierici (anche Tito Speri fu ospite del seminario nel 1846-47). In particolare nel 1849, in occasione delle Dieci Giornate di Brescia, il seminario in san Pietro fu punto di riferimento del comitato clandestino di insurrezione popolare e fu saccheggiato dagli austriaci. Durante i periodi bellici la struttura fu chiusa e i chierici sfollati a Chiari presso il convento di San Bernardino.


    In Santangelo e San Cristo
    Altra figura decisiva fu poi il vescovo Mons. Girolamo Verzeri (1850-1883). Sotto il suo episcopato il seminario divenne progressivamente l’unico centro della formazione al sacerdozio. In primo luogo pensò di dare una nuova sistemazione al seminario con l’acquisto di Palazzo Santangelo ex-Gambara (attuale sede del centro pastorale Paolo VI). Con l’unità d’Italia e i contrasti tra stato italiano e chiesa il seminario subì ispezioni (1863) e confische dei suoi beni (1867). Nel 1872 la direzione fu affidata ai Gesuiti.
    Contemporaneamente al Verzeri vi fu anche don Pietro Capretti (1842-1890), insegnante in seminario, che si adoperò per sostenere i chierici poveri. Nel 1865 aprì, presso la chiesa di san Nazaro, un pensionato di chierici poveri che accedevano poi alle classi teologiche.

    Il numero sempre crescente di chierici poveri portò a trasferire il pensionato prima in una casa alle pendici del castello poi, nel 1870, all’acquisto del convento di San Cristo che divenne “Ospizio o Seminario dei chierici poveri”. Qui i ragazzi trovavano vitto e alloggio, assistenza materiale e spirituale, mentre per la scuola frequentavano il Seminario Santangelo o i collegi cittadini. Nel 1875 Mons. Verzeri decise di trasformare il seminario di don Capretti in Seminario minore per le classi ginnasiali, riservando Santangelo come Seminario maggiore per filosofia e teologia.
    Il numero di studenti andò crescendo nel corso degli anni e si ripropose la necessità di aprire delle sedi locali. Negli anni ’80 dell’Ottocento una sezione fu aperta a Corteno in Valcamonica per iniziativa del parroco locale, ma durò pochi anni. Negli anni ’30 del ‘900 fu invece il seminario stesso a procurarsi due sedi staccate per ovviare al sovraffollamento del seminario minore. La prima fu a Capodiponte di Valcamonica, la seconda a Botticino Sera. Gli studenti vi frequentavano la prima classe e il corso preparatorio. Entrambi gli ambienti furono poi provvidenziali durante la seconda guerra mondiale per aver reso possibile lo sfollamento dei due seminari della città.
    Con la guerra i locali del seminario di San Cristo risultavano fatiscenti e si decise nel dopoguerra la costruzione di un nuovo seminario minore.


    La sede di via Bollani

    Fu così che si arrivò a progettare la struttura di via Bollani, a nord della città, che originariamente doveva ospitare solo il seminario minore (medie, ginnasio, liceo) mentre il seminario teologico avrebbe dovuto rimanere a Santangelo.
    Il 10 ottobre 1954 vi fu la posa della prima pietra. Era l'anno del centenario della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, per questo si decise di intitolare il nuovo seminario a "Maria Immacolata".
    Il 4 ottobre 1957 iniziarono le lezioni per gli studenti delle medie. San Cristo fu venduto ai Missionari Saveriani.
    Il primo lotto fu inaugurato il 23 novembre 1957.


    L’11 gennaio 1959 fu posta la prima pietra del II lotto (ginnasio). Nell’ottobre 1962 entrarono gli studenti del ginnasio e l’anno successivo quelli della I liceo (IV anno delle superiori).
    Il ridimensionamento del numero dei seminaristi portò successivamente a trasferire nella sede attuale anche i corsi teologici e a rivedere il progetto iniziale, ridimensionandolo decisamente.
    Con il nuovo millennio la struttura è risultata sempre più sovradimensionata rispetto alle esigenze e non più rispondente alle normative di sicurezza.
    In via sperimentale tra 2001 e 2006 la Comunità Propedeutica ("Comunità delle Vocazioni Giovanili") ha trovato una sede distaccata in via Martinengo da Barco. Nell'autunno 2006 è rientrata nella sede di via Bollani.
    Nel luglio 2007 una parte della struttura è stata venduta all’Università Cattolica che vi trasferirà parte delle sue sedi bresciane.

    Verso nuove soluzioni

    L'esigenza di strutture più funzionali, meno dispendiose, più ridotte a causa del progressivo calo dei seminaristi e adeguate alle normative di legge ha portato a cercare nuove soluzioni.
    Per questo a partire dal settembre 2010 il seminario minore si è trasferito nel centro storico presso l'oratorio della parrocchia di Santa Maria in Calchera, in via Musei. La nuova struttura è stata inaugurata il 24 ottobre 2010 dal vescovo Luciano Monari.
    Il seminario maggiore e la comunità propedeutica dall'ottobre 2011 hanno trovato invece sistemazione presso la struttura delle Missionarie Laiche di San Paolo, in via Scuole. L'inaugurazione è avvenuta l'8 dicembre 2011, solennità dell'Immacolata Concezione, patrona del Seminario.



    FONTE: http://www.seminariobrescia.it/web/index.php

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