Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache della Diocesi di Brescia 2018

  1. #11
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    Il Vescovo - Omelie
    Santa Messa nella giornata mondiale della pace
    01 Gennaio 2018

    All’inizio di questo nuovo anno celebriamo in comunione con tutte le diocesi della Chiesa universale e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà la giornata mondiale della pace. Lo facciamo ormai da molti anni, cioè da quando, il primo gennaio del 1968, Paolo VI decise di istituirla. Fu la sua un’intuizione felice, nata dal suo grande cuore di pastore della Chiesa universale e dal suo grande desiderio di contribuire al bene dell’intera umanità.

    La causa della pace chiede costante attenzione e attiva dedizione, e ancor prima domanda che si coltivi la chiara consapevolezza del suo inestimabile valore. Dalla sua presenza o meno dipende in gran parte la vita di ogni persona e la forma stessa della socialità umana, la sua autenticità e dignità, ma anche il suo sviluppo e il suo progresso.

    La liturgia dell’Ottava del Natale, che viene sempre a coincidere con il primo giorno dell’anno e ci invita a contemplare il mistero della divina Maternità di Maria, propone sempre come prima lettura un testo del libro dei Numeri molto suggestivo. Vi si riporta la preghiera di benedizione sui figli di Israele, che il fratello di Mosè, Aronne, investito del compito sacerdotale, viene invitato a pronunciare. È una formula di benedizione che il Signore stesso gli consegna e nella quale troviamo un esplicito riferimento alla pace. Si legge nel nostro testo: “Il Signore parlò a Mosè e disse: « Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,25-27).

    La pace viene dunque dalla benedizione di Dio: ne è insieme i frutto e il segno. L’uomo creato in origine e chiamato a condividere la vita stessa del suo Creatore, l’uomo e la donna, da lui benedetti sin dall’inizio secondo quanto racconta il Libro della Genesi: “Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi”, sono posti dal Signore Dio entro un giardino, simbolo di armonia e di bellezza. Nulla vi è in quel giardino che evochi violenza, conflitto, aggressività. Non vi sono sentimenti di odio e di gelosia. Non vi si trovano ambizione e avidità. Le relazioni sono sane, limpide, sincere. Nessuno sente il bisogno di difendersi o prova disagio alla presenza dell’altro. Il suolo offre spontaneamente i frutti per il nutrimento e gli animali sono una compagnia gradita, tutti, senza eccezione: nessuno di loro è feroce e pericoloso.

    Questa pace delle origini è la pace che domandiamo a Dio ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, con una invocazione che segue e fa eco fa eco alla preghiera del Signore, cioè il Padre nostro. Essa dice così: “Liberaci o Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo”. Qui emergono tre aspetti essenziali di quella esperienza della pace che purtroppo non è più quella delle origini dell’umanità, ma quella della nostra attuale. Il suo primo aspetto è la necessità della liberazione dal peccato: essa ci ricorda che il cuore dell’uomo è ormai ferito, che alla sua soglia è accovacciato il peccato (cfr. Gen 4,7), cioè il desiderio prepotente di ricercare a qualsiasi costo la propria soddisfazione individuale. Il secondo aspetto è l’esigenza di superare il turbamento, cioè la paura di vedere compromessa la propria sicurezza e la propria felicità: da qui derivano il senso di estraneità e di difesa nei confronti degli altri e l’istintiva incertezza di fronte a situazioni ed eventi. Il terzo aspetto è l’amara costatazione che in questo mondo non perfetto il bene e il male saranno sempre intrecciati, fino al giorno in cui – secondo la beata speranza che i credenti coltivano – verrà il nostro Signore Gesù Cristo.

    La pace di cui tanto sentiamo il bisogno, la pace che invochiamo come dono prezioso di Dio dall’alto e come frutto del nostro sincero impegno quotidiano, deve dunque misurarsi, oggi come ieri, con l’egoismo insito nel cuore di ognuno di noi, con il senso di insicurezza e di paura che questo egoismo provoca nel mondo, con l’evidenza inquietante che la storia degli uomini dovrà sempre fare i conti con il male. La pace di Dio, quella armonia e quella bellezza che il Creatore ha pensato e voluto per l’umanità che ama, oggi va difesa e conquistata, va perseguita con tenacia e costanza, in una sorta di combattimento contro ciò che tende a comprometterla. Un combattimento che è prima di tutto interiore ma che diventa anche esteriore, e assume l’aspetto di un impegno pubblico e condiviso. La società umana ha bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di operare contro ogni forma di ingiustizia, di sopraffazione, di emarginazione, di discriminazione e con illuminata intelligenza costruiscano relazioni sane e serene. C’è bisogno di uomini di buona volontà, che contrastino efficacemente, facendo fronte comune, le logiche di potere che, ispirate dalla brama distruttiva del profitto ad ogni costo e senza misura, generano conflitti, avvelenano le relazioni, compromettono anche i legami più sacri e profanano la bellezza del creato.

    La voce ferma e chiara di papa Francesco si leva da tempo a difesa di una pace che non può prescindere da una decisa revisione dei parametri che ispirano il nostro vissuto sociale. Quando l’umana convivenza è consegnata a criteri che non pongono al primo posto la dignità della persona e il bene comune, si creano inevitabilmente condizioni di vita insostenibili, che portano poi a fenomeni sociali di enorme portata. Uno di questi è la migrazione dei popoli cui stiamo assistendo. Là dove regnano la violenza e l’ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento, là dove non vi sono prospettive per un futuro degno di questo nome, il bisogno di speranza di ogni cuore umano porta ad affrontare anche grandi rischi e pericoli. Di questi migranti e rifugiati papa Francesco ha parlato nuovamente nel discorso proposto alla Chiesa e al mondo in occasione di questa giornata della pace 2018, chiedendo di assumere nei loro confronti un atteggiamento molto chiaro, che si definisce attraverso quattro verbi molto precisi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. È un appello che non possiamo lasciar cadere. Cosa significhi precisamente per ciascuno di noi, per la nostra chiesa diocesana ma anche per la società civile, farsi carico di questa istanza che sale anche dalla buona coscienza di ognuno di noi, andrà sempre meglio compreso. Il compito non è facile, perché esige di fondere insieme coraggio e realismo, slancio del cuore e oculata organizzazione, impegno individuale e collaborazione sociale. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che cercano speranza e domandano aiuto significata impostare un’opera sociale lungimirante, che sa guardare molto avanti e accetta di misurarsi lucidamente con una duplice concomitante questione: quella del bene delle persone accolte e delle persone che accolgono. Il segreto della pace è tutto nella capacità di non sentirsi condannati a temersi perché diversi e prima ancora nel non rimanere preda di reciproci egoismi e pretese. Ma tutto questo domanda tempo e coraggio; domanda soprattutto fiducia nella bontà provvidente di Dio, il Signore della storia, che sa parlare ai cuori, sa ispirare pensieri di pace e di comunione, sa aprire strade sempre nuove e sa accompagnare coloro che con umile tenacia desiderano percorrerle.

    Alla Beata Vergine Maria, che oggi veneriamo come Madre di Dio e a cui guardiamo nella luce consolante del Natale del Signore, affidiamo questi pensieri e desideri che la Parola del Signore ci ha suggerito nel giorno che inaugura il nuovo anno. La sua materna benevolenza sostenga tutti gli uomini e le donne di buona volontà che nel mondo si stanno spendendo per la costruzione di quella che Paolo VI amava definire la “civiltà dell’amore” e aiuti ognuno di noi, in forza della nostra fede, a divenir sempre più dei veri operatori di pace.

    fonte: http://www.diocesi.brescia.it/main/v...sa-per-la-pace

  2. #12
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    In ascolto della Chiesa e del territorio


    L'anno che verrà nelle parole di don Adriano Bianchi, direttore del settimanale diocesano "La Voce del Popolo"



    L’8 luglio del 1893 usciva il primo numero de “La Voce del Popolo”. Nasceva dall’intuizione lungimirante di figure come Giorgio Montini e del beato Giuseppe Tovini che, con il settimanale diocesano, intendevano dotare la Chiesa bresciana di un nuovo ed efficace strumento di evangelizzazione.Dal quel primo numero sono passati 125 anni, eppure, come ci ha ricordato anche papa Francesco nell’udienza concessa alla Fisc e all’Uspi il 16 dicembre scorso, la finalità di giornali come il nostro non è cambiata. Ha dovuto certo adattarsi a contesti sempre nuovi e, in questi ultimi anni, in rapidissimo cambiamento. “I settimanali diocesani − ci ha ricordato papa Francesco − possono rivelarsi utili strumenti di evangelizzazione, uno spazio nel quale la vita diocesana può validamente esprimersi e le varie componenti ecclesiali possono facilmente dialogare e comunicare. Lavorare nel settimanale diocesano significa sentire in modo particolare la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa”. Nei suoi 125 anni di storia “Voce” ha cercato di “sentire” sempre al meglio la Chiesa e il territorio bresciano. Ne ha raccolto e descritto le preoccupazioni e le ansie nei momenti più bui della sua storia, ma ha anche dato spazio alle tante pagine felici, a partire da quella scritta il 21 giugno del 1963 con l’elezione di Paolo VI. Nel 2018 ormai alle porte, confortati anche dalle parole di papa Francesco, continueremo a profondere il massimo dello sforzo per continuare a svolgere questo servizio. La speranza è quella di potere aggiungere un’altra bella pagina alle tante scritte in questi anni: la canonizzazione di papa Paolo VI. Coltivando nella preghiera la speranza che questo passaggio tanto atteso diventi realtà, “Voce” metterà in campo alcune iniziative speciali. Cinque anni fa, in occasione del 120° anniversario di pubblicazione, la storia del settimanale era stata ripercorsa attraverso la pubblicazione di alcune prime pagine storiche. Per il 2018 stiamo pensando a iniziative che mettano il risalto, attualizzandolo, il legame che c’è sempre stato tra il settimanale, la Chiesa e il territorio bresciano, per ribadire che la missione di “Voce”, come ha ricordato ancora papa Francesco, è rispondere all’“urgente bisogno di notizie comunicate con serenità, precisione e con un linguaggio pacato”.

    fonte:
    http://www.lavocedelpopolo.it/diocesi/in-ascolto-della-chiesa-e-del-territorio

  3. #13
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    Sinodalità: la parola guida del Vescovo


    L'anno che verrà nelle parole di mons. Cesare Polvara, provicario generale della Diocesi di Brescia



    Sono alcune parole e alcune sollecitazioni che il nuovo vescovo Pierantonio Tromalada ha più volte ricordato, a segnare il 2018 della Chiesa bresciana. La prima è sicuramente “sinodalità”. Più volte il Vescovo ha espresso il desiderio di coinvolgere tutte le comunità e la diocesi nello stile sinodale. Per questo a sua scelta è stata quella di incontrare tutti i sacerdoti: per due giorni ha scelto di essere nelle diverse zone pastorali in cui è divisa la diocesi per avere con loro, dopo un momento di preghiera e di ascolto della Parola, occasioni di incontro comunitari e individuali. La domenica, poi, come ha già fatto nelle prime settimane del suo episcopato, continuerà a celebrare la Santa Messa in una delle parrocchie delle diverse zone pastorali della diocesi per vivere un momento di incontro con le comunità, condividendo, poi, con i sacerdoti un momento di fraternità. Un altro elemento che caratterizzerà il 2018 della Chiesa bresciana sarà l’attenzione al mondo giovanile. Ci stiamo preparando a vivere il sinodo dedicato ai giovani, e come lo stesso vescovo Tremolada ha più volte avuto modo di sottolineare, la chiesa bresciana nel corso dell’anno si metterà in ascolto dei giovani così da poter leggere quanto uscirà dal Sinodo stesso e studiare come viverlo al meglio in diocesi questa attenzione a giovani e vocazioni che lo stesso Vescovo ha più volte inserito tra le priorità pastorali della nostra Chiesa. Non meno importante, nel corso del prossimo anno, sarà l’attenzione e l’impegno per la famiglia con una particolare cura a tanti aspetti critici perché possa trovare pieno compimento quanto ha raccomandato papa Francesco con l’Amoris Laetitia. Il Vescovo chiede anche di conoscere meglio il cammino dell’Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi e delle Unità pastorali.

    Guardando ancora al 2018 credo che un ultimo elemento, già oggetto di riflessione in queste prime settimane dell’episcopato bresciano del vescovo Tremolada, e che, nel segno della già ricordata sinodalità, sarà materia di confronto anche nei diversi organismi di compartecipazione di cui la Chiesa dispone (dal consiglio episcopale in giù, ndr), sarà quello di una riforma della Curia. Si tratta di un tema sul tavolo già da tempo e che sarà motivo di riflessione perché la Curia, come ha indicato lo stesso mons. Tremolada, diventi con i suoi uffici uno strumento a servizio della Chiesa bresciana e delle sue comunità.

    fonte: http://www.lavocedelpopolo.it/diocesi/sinodalita-la-parola-guida-del-vescovo

  4. #14
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    Saremo capaci di fare sistema?

    L'anno che verrà nelle parole di mons. Giacomo Canobbio, delegato vescovile per la cultura



    Prefigurare quanto avverrà nel 2018 per quanto attiene alla cultura non è così semplice, anche perché si ha la percezione che molti soggetti si muovano individuando percorsi di carattere pseudoculturale, ritenendo che in questo modo si promuova la cultura a Brescia. Probabilmente c’è un’idea di cultura corrispondente alla percezione che si ha dell’esistenza e cioè semplicemente come espressione a spot degli impulsi che ci si porta dentro. In verità cultura è qualcosa di impegnativo, riguarda il sistema simbolico dentro il quale le persone umane interpretano e costruiscono la loro esistenza.
    Ciò comporterebbe, qualora si volesse prefigurare il 2018, che ci si metta insieme e si provi a pensare quale progetto umanistico si voglia introdurre nella mente e nel cuore dei cittadini. Il 2018 è un anno che può essere occasione opportuna.
    Negli ultimi tre anni, attraverso Corpus Hominis, si è cercato di costruire una rete che, attraverso diverse iniziative, potesse far capire il rapporto che c’è tra la Chiesa che è corpo di Cristo, e la città che è il corpo dei cittadini. Il progetto, forse, non ha raggiunto gli obiettivi sperati, non è riuscito a insinuarsi dentro le pieghe delle molteplici iniziative dei diversi soggetti in causa.
    Alla luce di questo occorrerebbe forse riflettere se non valga la pena di sedersi attorno a un tavolo e provare a interrogarsi su quale città veramente si voglia costruire, come si pensa di recuperare la tradizione del passato.
    Oggi sembra che tutto proceda secondo la fretta e secondo l’intenzione particolare di gruppi, senza riuscire a mettere insieme un orizzonte condiviso. Sembra che la vivacità culturale sia intensa, in verità si procede semplicemente a spot. La comunità cristiana e la Chiesa bresciana potrebbero avere il compito, almeno al loro interno, di creare un corpo che prefiguri un orizzonte di città che tragga le sue motivazioni attingendo alle radici del passato. Le opere d’arte che abbiamo, tutta la tradizione culturale che la città di Brescia piò vantare potrebbero diventare fonte di ispirazione per creare percorsi di sapienza.

    fonte: http://www.lavocedelpopolo.it/dioces...i-fare-sistema

  5. #15
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    MESSA DELLE GENTI


    Sabato 06 Gennaio 2018 alle ore 15.30, la Diocesi di Brescia, come da tradizione, celebra la “Festa delle Genti”, con la Messa presieduta dal Vescovo Pierantonio Tremolada.
    Alla funzione saranno presenti anche le diverse comunità migranti cattoliche residenti a Brescia e Provincia, che animeranno la celebrazione pregando e cantando nei loro costumi tradizionali.
    Un appuntamento tradizionale che non manca mai di offrire uno spunto di riflessione sulla società contemporanea e sul senso dell'Epifania. Il messaggio di questa celebrazione si può riassumere con la seguente frase «pluralità e diversità sono una ricchezza per la vita di tutti».

    fonte:
    http://www.diocesi.brescia.it/main/uffici-pastorali/evangelizzazione-e-dialogo/ufficio-per-i-migranti/messa-delle-genti2

  6. #16
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    CALENDARIO DIOCESANO GENNAIO 2018


    06-01-2018
    Epifania del Signore

    Messa delle genti - Cattedrale, ore 15.00

    07-01-2018
    Esercizi spirituali per i Sacerdoti - Inizio

    11-01-2018
    Itinerari zonali di Spiritualità per giovani - Seminario

    12-01-2018
    Esercizi spirituali per i Sacerdoti - Fine

    14-01-2018
    Incontro unitario gruppi vocazionali e guide dell'Oratorio

    15-01-2018
    Presentazione Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei - Sala Bevilacqua (via Pace, 10 a Brescia)

    18-01-2018
    Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani - Inizio

    19-01-2018
    Celebrazione ecumenica della Parola - Chiesa valdese, Via dei Mille 4 (Brescia), ore 20.30

    20-01-2018
    Incontro per la vita consacrata "Alle radici della Consacrazione" - Auditorium Capretti (Brescia), ore 9.30

    Celebrazione ecumenica dei Vespri - chiesa di Sant’Antonio (sul colle), Villaggio Badia a Brescia, ore 20.30

    21-01-2018
    Convegno Caritas Parrocchiali

    Intervento di mons. Gianfranco Mascher (Chiesa valdese, Via dei Mille 4), ore 10.30

    Intervento della pastora Anne Zell (Chiesa di S. Maria della Pace), ore 19.00

    24-01-2018
    S. Messa e incontro del Vescovo con i giornalisti e gli operatori delle comunicazioni sociali - Centro Pastorale Paolo VI, ore 10.30

    25-01-2018
    Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani - Fine

    26-01-2018
    S. Messa del Vescovo per gli insegnanti - Basilica Santuario S. Maria delle Grazie, ore 18.00

    27-01-2018
    Primo incontro corso bollettini parrocchiali - Eremo dei SS. Pietro e Paolo a Bienno, ore 9.30

    S. Messa presso il Santuario di S. Angela Merici, ore 16.00

    28-01-2018
    Giornata Diocesana di Avvenire

    FONTE:
    http://www.diocesi.brescia.it/calendario-diocesano-brescia

  7. #17
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    Paolo VI, un Santo tra noi


    Don Antonio Lanzoni, vicepostulatore della causa, descrive gli aneddoti del processo di canonizzazione. La determinazione di una madre (Vanna) unita alla protezione di Paolo VI ha permesso la nascita di Amanda Maria Paola

    “Se trovate un miracolo, procediamo alla canonizzazione”. La mattina del 19 ottobre del 2014, pochi minuti prima della beatificazione, Papa Francesco, rispose così al postulatore padre Antonio Marrazzo. Nella ricerca del miracolo entrano in gioco logiche che non sono umane. Ci sono, però, dei segni da cogliere. Su un quotidiano veronese (L’Arena) il 3 gennaio del 2015 esce una notizia che ha come titolo “Prematura e viva per miracolo. Lo scricciolo di Natale cresce”. La notte di Natale del dicembre 2014 era nata, infatti, Amanda Maria Paola dopo una gravidanza difficile. La madre, nelle tre righe finali dell’articolo, attribuisce il miracolo all’intercessione di Paolo VI. La pubblicazione viene comunicata a don Antonio Lanzoni, vicepostulatore della causa di canonizzazione, che incontra la famiglia (papà Alberto e mamma Vanna). I genitori di Amanda Maria (in onore delle Grazie) Paola (per Paolo VI) raccontano di essere stati alle Grazie nell’ottobre del 2014 su suggerimento di un’amica (aveva conosciuto un medico che le aveva spiegato della beatificazione di Montini per la guarigione di un feto), lì hanno recitato con fiducia la preghiera per chiedere l’intercessione di Paolo VI. Il restauro del santuario delle Grazie fu scelto come opera segno della Diocesi dopo la beatificazione. La preghiera viene portata a casa anche ai nonni. Nei mesi più difficili, Paolo VI ha, quindi, “vegliato come un angelo custode su questo cammino che ha il sapore di Abramo che si muove nell’oscurità della fede”. Giovanni Battista Montini, nato dopo un parto difficile, venne battezzato alla Pieve di Concesio il 30 settembre del 1897, il giorno della morte di Teresina del Bambin Gesù che aveva scritto nelle sue memorie che avrebbe vegliato sui bambini che nascevano.

    La vita è il tema che ritorna più volte. “Vanna ha affrontato un clima non favorevole: i medici le suggerivano di non portare avanti la gravidanza. La sua determinazione unita all’alleanza con il Papa che ha scritto a difesa e promozione della vita l’Humanae Vitae, di cui ricorre il 50°, è stata decisiva. Questo fa risaltare la profezia di Paolo VI. Una vita in fase nascente torna a scuoterci”. Tra i tanti aneddoti, c’è anche un particolare legato alla visita del Papa a Bozzolo del 20 giugno 2017. Francesco, incontrando don Lanzoni, disse: “C’è un miracolo. Forza. Paolo VI lo voglio fare Santo: è il mio maestro”. Il processo di canonizzazione prevede ora il parere positivo della Congregazione nella forma della plenaria dei Cardinali. Poi nel Concistoro (a marzo) il Papa annuncerà la data (presumibilmente a ottobre). La Diocesi può e deve riprendere il percorso intrapreso con la beatificazione. “Chi viene da fuori sottolinea che non valorizziamo a sufficienza la figura di Montini. Forse – conclude Lanzoni – varrebbe la pena pensare che un Santo è vissuto tra noi. Il passaggio dei Santi è sempre un passaggio di Dio di fronte al quale dobbiamo aprire il cuore, la nostra speranza, e riconoscere i segni della sua presenza”.


    fonte:
    http://www.lavocedelpopolo.it/diocesi/paolo-vi-un-santo-tra-noi

  8. #18
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    Il Vescovo - Omelie
    Santa Messa dell'Epifania
    06 Gennaio 2018

    Celebriamo con gioia la solennità dell’Epifania, la festa della manifestazione alle genti del Cristo redentore. È una festa che mette in evidenza la dimensione universale della nostra fede: il grande dono della presenza del “Dio con noi” è offerto a tutti i popoli che compongono l’umanità. Di questi popoli, delle genti di tutto il mondo, i Magi, di cui parla il Vangelo di Matteo, sono gli autorevoli rappresentanti. La tradizione cristiana e la pietà popolare ce li ha rappresentati così, con le sembianze anche fisiche di etnie diverse. Sono uomini sapienti che vengono da lontano, che giungono all’incontro con Gesù attratti dallo splendore di una stella interpretata come segno di un evento grandioso. Sono perciò anche l’esempio di una scienza non superba, di una sapienza che sa adorare il mistero eccedente, di un’intelligenza umile, riconoscente e generosa. Anche per questo motivo sono figure che sono diventate care ai cristiani di ogni tempo e hanno sempre suscitano simpatia e affetto.

    I Magi giungono a Betlemme attirati dallo splendore di una stella. La luce di questo astro singolare apparso nel cielo è per loro il segno di una presenza straordinaria che il mondo ha ricevuto in dono, una nascita meravigliosa, il grande re destinato a compiere meraviglie. In realtà la luce è lui stesso: questo bambino nel quale risplende una gloria del tutto singolare. Per vederlo essi decidono di mettersi in cammino. Il re che i Magi si attendono di incontrare non nasce però a Gerusalemme, come essi immaginano, ma nel piccolo borgo di Betlemme, non nel palazzo del re ma in una grotta. Colui che porta con sé lo splendore di Dio entra nella storia degli uomini con discrezione e vi prende casa senza attirare l’attenzione. È come un seme che cade nel terreno e subito scompare per prepararsi a produrre grande frutto; è come il lievito che si mescola alla pasta per farla segretamente fermentare. Questa misericordia che coniuga umiltà e mansuetudine è principio della vita nuova che l’umanità riceve nel Natale del Signore.

    Il viaggio dei Magi evoca le antiche profezie. Richiama un gesto simile compiuto dalle genti di tutto il mondo, un pellegrinaggio di cui parla un testo del Libro del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. È il suggestivo pellegrinaggio di tutte le genti verso Gerusalemme, la città posta sul monte Sion, la città amata da Dio: “Alzati Gerusalemme, rivestiti di luce – dice il profeta – perché viene la tua luce la gloria del Signore è sopra di te … Le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te … Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda, tutti costoro si sono radunati, vengono a te”. Le genti si mettono dunque in cammino verso Gerusalemme dai diversi punti della terra. Questo dice il profeta. Perché dunque lo fanno? Che cosa cercano? Che cosa li attira? Il profeta stesso risponde: li attira la gloria del Signore che vedono riflessa in questa città, lo splendore di bellezza che è proprio del Signore e che qui trova la sua manifestazione.

    Questa città è divenuta trasparenza nel mondo di Dio stesso, del suo splendore di santità. È sempre il profeta a spiegare più avanti che cosa si può trovare in questa città di decisamente affascinante. Il Signore dichiara infatti per mezzo suo: “Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese, di devastazione e di distruzione nei tuoi confini”. Se le tenebre – come spiega bene san Giovanni nella sua prima lettera – sono l’odio che divide gli uomini tra loro e distrugge ogni forma di socialità, la luce è la pace che deriva dalla giustizia, è la comunione che vince ogni forma si inimicizia.

    Nella lettura del Nuovo Testamento, questa città santa splendente della gloria di Dio, che sorge dal mistero dell’incarnazione e della morte e risurrezione di Gesù, è la Chiesa. La gloria della sua santa umanità ora è donata ai suoi discepoli e fratelli, che in lui e per lui costituiscono l’assemblea dei salvati. “Dalla sua pienezza abbiamo ricevuto – dice san Giovanni – e grazia su grazia” (Gv 1,17). E san Paolo aggiunge: “Ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (Col 1,12-13).

    La Chiesa del Signore, città posta sul monte e riflesso della gloria di Dio nel mondo, è la Chiesa della Pentecoste. È cioè la Chiesa delle genti, della comunione nella differenza, della unità nella diversità. Chiesa delle genti con le loro lingue, le loro culture, le loro identità, i loro doni. Ma anche la Chiesa che è un solo corpo: una famiglia di popoli, popolo di Dio che si riconosce unito nell’annuncio del Vangelo, nella proclamazione condivisa delle meraviglie di Dio, nell’opera di salvezza divenuta esperienza condivisa di vita. La Chiesa è una ma non omogenea: essa sa coniugare l’unità dei diversi popoli nella forma dell’amicizia e della reciproca fermentazione. Non dunque una mescolanza che annulla le identità ma un mosaico che le esalta, dentro un quadro unitario. La Chiesa è chiamata a fornire al mondo la testimonianza di qualcosa che potrebbe sembrare impossibile, che cioè si può camminare insieme anche quando si è diversi.

    Cominciamo dunque noi, noi che condividiamo la stessa fede nel Signore Gesù Cristo. Offriamo al mondo globalizzato che ci guarda in ogni luogo in cui siamo l’immagine attraente di una famiglia di popoli, di una convivialità di culture. Mostriamo a tutti come in nome di Cristo si possa stringersi la mano con simpatia, comunicare in una lingua che ci permette di comprenderci senza cancellare necessariamente la propria, sentirsi parte di una cultura che accoglie rimanendo fieri della propria e vedendola riconosciuta con rispetto e simpatia. Noi che preghiamo insieme nel nome del Signore, che celebriamo insieme i misteri di Cristo, che ascoltiamo insieme la Parola di Dio, che viviamo insieme la fraternità cristiana nella forma della stima reciproca, della reciproca solidarietà e prima ancora della reciproca conoscenza, possiamo rendere evidente il disegno di comunione che Dio ha pensato da sempre per l’umanità.

    Cominciamo noi, che siamo fratelli nel Signore e, pur provenendo da diversi nazioni e continenti, ci sentiamo uno in Cristo Gesù. Non separiamoci, non creiamo recinti, gruppi che semplicemente si affiancano ma mai si incontrano, ambienti ricostruiti a immagine di quelli lasciati per sentirsi a casa là dove ci sembra di essere soltanto degli stranieri. Non è questa l’esperienza di Chiesa che il Signore si attende da noi. La Chiesa risplende della luce di gloria che è la carità stessa di Dio, il suo mistero di comunione. Nella potenza dello Spirito santo è divenuto possibile ai credenti in Cristo sentirsi uno senza essere tutti uguali. Uguali sì nella dignità ma non nella cultura, nello stile di vita, nelle tradizioni, nel modo di esprimersi.

    L’umanità è chiamata ad elevare al suo Creatore un inno di lode ma questo avverrà quando le voci e i suoni saranno in reciproca armonia. La lode è Dio è sinfonica, come lo è ogni vero canto e come lo è la musica stessa quando mette in campo diversi strumenti. Se ogni voce ed ogni strumento musicale seguisse una propria autonoma melodia non avremmo certo l’effetto dell’armonia. Occorre intrecciare voci e suoni, accordarli e intonarli, eseguire l’unica melodia lasciando che ciascuno faccia la sua parte ma all’interno di un disegno complessivo. Questo deve avvenire anche nella Chiesa del Signore, la Chiesa della Pentecoste. Siamo chiamati a sentirci un cuore solo e un’anima sola. I nostri volti sono molto più importanti del vestito che portiamo. I nostri sentimenti più veri e più nobili si trasmettono con una lingua che è universale.

    Cominciamo noi ad accoglierci e ad amarci tra cristiani di diverse terre ora chiamati a vivere sulla stessa terra. Questo è il primo passo che ci consentirà di compiere i successivi e di aprirci a tutti i credenti in Dio e a tutti gli uomini di buona volontà, per condividere con loro tutto che è buono e nobile, ciò che è virtù e merita lode, tutto ciò che rende onore all’umanità di ogni tempo.

    Non ci illudiamo certo che il compito sia facile. Sappiamo bene quanto sia alto il rischio che gli intendimenti si fermino molto prima della soglia dell’attuazione, che cioè le parole non siano seguite dai fatti. Sappiamo anche che il cammino sarà lungo, che non dovremo pretendere di vedere subito dei risultati entusiasmanti. Dovremo essere tenaci e costanti, pazienti e risoluti. Dovremo inoltre tenere lo sguardo fisso sulle nuove generazioni, sui nostri ragazzi e giovani, il cui futuro di comunione domanda di essere costruito a partire dal presente. Molto più di noi adulti essi si sentono cittadini del mondo e insieme figli di una terra: con loro dovremo sempre meglio capire che cosa questo significa, tenendo conto delle forti trasformazioni in atto. Ma laddove la coscienza è chiara e retta, laddove il desiderio di operare per il bene è sincero, lì – ne siamo convinti – la grazia di Dio e la sua sapienza fanno sentire tutta la loro forza.

    Ai Magi che giunsero dall’Oriente a Gerusalemme gli abitanti della città con alla testa il loro re riservarono un’accoglienza che non fu entusiasmante. Non seppero condividere il loro stupore per la scoperta del segno celeste, la gioia per il grande evento annunciato, la gratitudine per la rivelazione ricevuta. Non furono ammirati dalla loro decisione di intraprendere un così lungo viaggio. Qualcuno tentò addirittura di servirsi di loro per fini criminosi. Tutti sentimenti che dimostrano quanto il cuore dell’uomo può rinchiudersi in se stesso, negandosi alle grandi prospettive che in verità gli appartengono. Noi vediamo nei Magi un esempio mirabile di apertura alla universalità che è propria della nostra fede in Cristo Gesù. Il nostro grande desiderio è che la Chiesa di Cristo sappia mostrare al mondo la gloria di Dio proprio attraverso quella sorta di miracolo sociale che è la comunione universale, composizione armonica di unità nella diversità, di concordia nella varietà, di coesione nella complessità. Ci conceda il Signore di camminare decisamente in questa direzione, per offrire all’umanità di oggi una testimonianza luminosa e quindi attraente della nuova vita scaturita dal Vangelo.

    fonte:
    http://www.lavocedelpopolo.it/diocesi/camminiamo-insieme-nelle-diversita

  9. #19
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    Mons. Tremolada: la fede, via che unisce

    Il Vescovo ha incontrato ieri in Episcopio i rappresentanti delle comunità e della associazioni islamiche presenti nel Bresciano



    "Noi camminiamo gli uni accanto agli altri non solo perché viviamo nello stesso territorio, ma anche perché abbiamo convinzioni che sono comuni che traiamo da esperienze religiose che rimandano alla conoscenza di Dio e alla fede il Lui".
    È con queste parole che il vescovo Tremolada ha accolto ieri in Episcopio una delegazione delle comunità e delle associazioni islamiche presenti nel Bresciano. I molteplici impegni del tempo del Natale non avevano reso possibile effettuare prima l'incontro. Questo "slittamento" non ha fatto venire meno il senso "augurale" dell'incontro, come ha sottolineato lo stesso Vescovo. "L'augurip - ha ricordato infatti mons. Tremolada - è una forma preziosa di dono perché fa emergere i migliori sentimenti che abbiamo. Significa chiedere che la vita altrui sia felice, ma anche che si possa fare un'esperienza positiva nella propria esistenza".

    Nel suo intervento il Vescovo ha sottolineato anche l'importanza della conoscenza. "È importante conoscersi sempre meglio - sono state le sue parole - sapere quali sono le idee che l'altro considera preziose e ritiene importanti. Partendo da un grande rispetto reciproco e da una consapevolezza sempre più chiara di ciò che interviene a dare la forma più autentica alla vita di una persona". Quello della conoscenza, ha auspicato mons. Tremolada, "è un compito che dobbiamo reciprocamente assumerci".

    Rivolgendosi poi ai giovani presenti nella delegazione, il Vescovo ha ricordato il dovere di un'attenzione particolare alla giovani generazioni. "Ci aiutano a comprendere il valore dell'esperienza che stiamo vivendo insieme - ha affermato - e le differenze, che non devono essere viste come un problema ma come un'opportunità.
    Della delegazione di comunità e associazioni islamiche facevano parte Jamal Hemmadi, presidente del Centro culturale islamico di Brescia, l'Imam Sheikh Amin Alhazmi, Raisa Labaran, in rappresentanza del mondo giovanile, Mohammad Junaid Qadridell'organizzazione Minhaj ul Quran e il portavoce della comunità islamica Ajam Omar che ha rimarcato l'importanza dell'incontro con mons. Tremolada. Il presidente del Centro culturale islamico cittadino ha invece ribadito al Vescovo che l'incontro testimonia anche la volontà di rafforzare il dialogo. "Siamo a Brescia come un'unica famiglia - ha affermato - e dobbiamo lavorare insieme, parlarci, visitare reciprocamente i nostri luoghi di culto. Tra le religioni non devono esistere conflitti e questo è un messaggio che dobbiamp trasmettere a tutti i credenti.

    Al termine dell'incontro che era stato introdotto da don Roberto Ferranti, direttore dell'Ufficio per il dialogo interreligioso poi, uno scambio di doni. Al vescovo Tremolada è stato fatto omaggio di un cesto di frutta, ricambiato con la consegna ai rappresentati delle comunità e delle associazioni islamiche di una copia del messaggio steso da papa Francesco per la recente Giornata mondiale della pace "Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace".

    fonte: http://www.lavocedelpopolo.it/italia...ia-che-unisce#

  10. #20
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    INIZIATIVE UFFICIO ECUMENISMO GENNAIO 2018

    XXIX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei e Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani


    Lunedì 15, alle ore 20.45,
    presso la Sala Bevilacqua di via Pace 10, il Vescovo Pierantonio e il dott. Vittorio Robiati Bendaud presenteranno il tema proposto dalla CEI e dalla Comunità Ebraica: il libro delle Lamentazioni dalle cinque Meghillot.

    Venerdì 19, alle ore 20.45,
    presso la chiesa Valdese di via Dei Mille 4, ci sarà una Celebrazione ecumenica della Parola di Dio. Sarà presente anche il Vescovo Pierantonio.

    Sabato 20, alle ore 17.00
    nella chiesa di Sant’Antonio (sul colle), Villaggio Badia, solenne celebrazione ecumenica dei Vespri con la comunità della Chiesa ortodossa rumena guidata da Padre Ioan Cirlan.

    Domenica 21, alle ore 10.30,
    nella Chiesa Valdese di via Dei Mille 4, il Vicario Generale mons. Gianfranco Mascher parlerà durante il culto presieduto dalla Pastora.

    Alle ore 19.00, nella chiesa della Pace, la Pastora Anne Zell della Chiesa Valdese-Metodista parlerà dopo i riti di comunione durante la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vicario Generale.

    Iniziative Ufficio Ecumenismo Gennaio 2018
    Il libro delle Lamentazioni
    Potente è la tua mano, Signore - Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani

    fonte:
    http://www.diocesi.brescia.it/main/u...o-gennaio-2018

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