Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronache dal Patriarcato di Venezia - 2018

  1. #11
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    Epifania nel Patriarcato di Venezia

    Nel giorno della solennità dell’Epifania – sabato 6 gennaio 2018 – il Patriarca Francesco presiede la S. Messa solenne delle ore 10.30 nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia.

    Fonte: www.genteveneta.it
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  2. #12
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    Gli appuntamenti del Patriarcato

    Appuntamento Giorno Orario Luogo Descrizione
    Conferenza sul tema "Fine o nuovo inizio?" - "Immortalità e risurrezione" Giovedì 11 gennaio 2018 18,00 Sala Sant'Apollonia - Venezia La conferenza sarà tenuta da Mons. Romano Penna, della Pontificia Università Lateranense di Roma.
    Conferenza sul tema "Fine o nuovo inizio?" - "Apocalisse: fine del mondo?" Venerdì 12 gennaio 2018 18,00 Sala Sant'Apollonia - Venezia La conferenza sarà tenuta da don Michele Marcato, della Facoltà Teologica del Triveneto.

    «Morte, resurrezione, fine dei tempi, vita eterna – spiegano gli organizzatori – sono temi su cui si interrogavano i cristiani delle origini, tanto che san Paolo, con il linguaggio che gli è proprio e che era in uso allora, interviene con la sua parola per rassicurare i fratelli della giovane chiesa di Tessalonica. Le due conferenze di gennaio, affidate a due biblisti che hanno dedicato i loro studi soprattutto al periodo delle origini cristiane, hanno lo scopo di aiutarci a comprendere meglio quello che la Scrittura in generale, e il Nuovo Testamento in particolare, hanno da dirci sull’argomento, perché una riflessione sul “dopo” non può che aiutarci a vivere meglio l’”ora”».

    Fonte: www.genteveneta.it
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  3. #13
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    Imparare a leggere le letture della Messa

    Il corso formativo “Diventare lettori” interessa l’intera collaborazione pastorale formata dalle parrocchie di San Giuseppe, San Marco e Corpus Domini di Mestre.


    L’obiettivo è migliorare il servizio della proclamazione della Parola nelle assemblee eucaristiche. Non basta una buona dizione, pur fondamentale: occorre rafforzare una buona preparazione liturgica e spirituale.


    Il primo dei cinque incontri è per martedì 9 gennaio dalle 18.30 nella sala San Giovanni Paolo II in patronato a San Giuseppe, con la guida di don Natalino e Sabina Tutone e il coordinamento di Chiara Bertocco (ch.bertocco@hotmail.it).

    Fonte: www.genteveneta.it
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  4. #14
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    Giovedì 4 alle 11, a Burano, i funerali di mons. Ezio Memo

    Saranno celebrati giovedì 4 gennaio, alle ore 11, nella chiesa parrocchiale di Burano, i funerali di mons. Ezio Memo, scomparso sabato 30 dicembre, all’età di 86 anni.


    Sarà il Patriarca a presiedere il rito delle esequie del sacerdote, originario di Burano, che ha dedicato la sua vita alla Chiesa di Venezia, ricoprendo numerosi e rilevanti incarichi.


    Ordinato sacerdote nel 1955 dal Patriarca Roncalli, infatti, don Ezio Memo è stato per circa quarant’anni docente in Seminario. Membro a lungo del Consiglio presbiterale, è stato – inoltre e tra l’altro – vice Cancelliere, Pro Vicario generale e Moderator Curiae (dal 1989 al 2002), Economo diocesano, Vicario patriarcale per gli istituti di vita consacrata, direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali e Delegato del Gran Cancelliere (cioè dei Patriarchi Scola e Moraglia) per lo Studium Generale Marcianum. Ha ricoperto anche l’incarico di segretario aggiunto della Cet, la Conferenza episcopale triveneta.


    Da alcuni anni si era ritirato nella sua casa di Burano, dove è mancato.

    Fonte: www.genteveneta.it
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  5. #15
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    L'Omelia del Patriarca nel giorno dell'Epifania

    Carissimi,


    a tutti rivolgo il mio saluto natalizio di pace e gioia.


    In particolare saluto i nostri cari diaconi che oggi partecipano a questa celebrazione. Li ringrazio per il prezioso ministero che svolgono a servizio della Chiesa che è in Venezia a favore delle differenti collaborazioni pastorali, della Caritas, degli ospiti delle carceri e degli ospedali; col loro ministero contribuiscono a rendere visibili le opere di misericordia spirituali e corporali.


    Uno speciale ed affettuosissimo ricordo va ai nostri missionari laici, consacrati e del clero di Venezia che si trovano in Africa e in America Latina ad annunciare la buona notizia di Gesù; tutti portiamo oggi, nella comune preghiera, all’altare di Cristo.


    Siamo giunti alla solennità dell’Epifania, momento importante del ciclo natalizio; i Magi, infatti, esprimono l’universalità del Natale e il viaggio di questi misteriosi personaggi – che non appartengono al popolo d’Israele – diventa per la comunità ecclesiale di ogni tempo e, quindi, anche per noi, oggi, occasione per un esame di coscienza.


    Tutti i popoli e tutti gli uomini sono chiamati ad incontrare Dio. I Magi hanno lasciato tutto e si sono incamminati verso un futuro sconosciuto – che non era il risultato di puri calcoli umani – sorretti da una speranza che nasceva da una Grazia a cui avevano detto il loro sì.


    I Magi chiedono, quindi, di ripensare la nostra vita di “stagionati” uomini e donne di Chiesa; abbiamo bisogno di porre coraggiosi gesti di conversione per tornare ad un autentico e reale contatto con Gesù.


    Riprendiamo il Vangelo di Matteo appena proclamato dal diacono: “…alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»” (Mt 2,1-2).


    Una domanda subito si pone: cos’è mai stata questa stella? E come si è imposta nella loro vita? Perché l’hanno seguita? Perché si sono lasciati “prendere” da quella scia luminosa che appariva, svaniva e riappariva in cielo?


    In questo nostro tempo così disincantato, in un’epoca come la nostra in cui – come è stato detto – basta girare un interruttore per illuminare una stanza, un edificio, un centro commerciale, un’intera città, come è possibile seguire la luce incerta e tremula di una stella? Insomma: come è possibile, per un cristiano adulto, leggere questa pagina del Vangelo di Matteo senza provare disagio o un senso di malcelata superiorità?


    Si può anche perdere la fede e, così, finire per credere ad ogni cosa; Chesterton ce lo ricorda con il suo genio inarrivabile e tutto concentra in una frase su cui dovremmo riflettere di più, sia personalmente sia comunitariamente.


    Oggi il credente ha più di un complesso d’inferiorità verso il mondo che si professa lontano da Dio, agnostico o ateo: ”Chi non crede più in Dio – dice Gilbert Keith Chesterton – non è vero che non crede più in niente, piuttosto, comincia a credere ad ogni cosa“.


    Si giunge talvolta all’incredulità partendo da piccoli dettagli, un testo non compreso o compreso male e si finisce per mettere in questione tutto il Vangelo. Si tratta, in tal modo, di riscoprire nella nostra vita il valore di una conoscenza capace di cogliere non solo i mezzi ma anche il fine, non solo la parte ma il tutto, non solo il visibile ma l’invisibile.


    Il simbolo o, se preferiamo, i simboli non negano quello che significano; dato che ti faccio un regalo simbolico – si dice: “è solo un piccolo segno” (un segno) -, questo non vuol dire che non ti ho fatto un regalo! Il simbolo non nega, piuttosto, dice qualcosa che va oltre la realtà che lo costituisce segno; è, quindi, realtà capace di dire qualcosa di più della sua pura materialità. Ma il simbolo richiede d’esser letto anzi – lasciatemi dire – “intus” letto (letto “dentro”). Dobbiamo educare ed educarci alla realtà simbolica; allora ci scopriremo umanamente più veri e ricchi di umanità.


    Blaise Pascal, ancora una volta, ci viene incontro e col suo “genio”, insieme, ci sorprende ed apre nuove luci alla nostra intelligenza: “Dio – sono sue parole – ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere”.


    È il mistero della libertà umana, l’invito che oggi ci rivolgono i Magi!


    Tra il simbolo e la realtà indicata vi è un nesso che chiede d’esser accolto, investigato, compreso ed è in grado di dischiudere l’accesso a realtà nuove, a realtà “ulteriori” che ci conducono ”oltre” e danno senso a quanto prima non coglievamo.


    Ma se non siamo in grado di cogliere la realtà simbolica ovvero se non riusciamo ad andare oltre la materialità propria del segno, allora, nella nostra vita, tutto si riduce ad un misero e puro funzionalismo che rinchiude ogni cosa nella morsa di un efficientismo fine a se stesso; l’uomo, così, si riduce a ciò che tocca e percepisce nella materialità della cosa di volta in volta percepita.


    Un proverbio recita: allo sciocco indichi la luna, lui guarda il tuo dito!


    Ora, se si perde la capacità di cogliere la dimensione simbolica del reale si smarrisce o si è già smarrito l’uomo che è in noi o, meglio, in noi emerge o è già emerso un tipo d’uomo che potrà anche essere più efficiente, capace di produrre di più e in tempi più brevi ma, alla fine, inabile a porsi le domande circa il senso della vita che svelano l’uomo all’uomo, ossia quale è la sua vera realtà.


    Potremo, quindi, essere anche più veloci, più produttivi, più tonici come forza muscolare, ma meno uomini.


    È questo il dramma di un uomo o, meglio, di un’intera umanità che, perseguendo la pura efficienza e non volendo più riconoscere i propri limiti, mira sempre a nuove performances, prestazioni che comunque – e questo va tenuto ben fermo – ogni macchina può raggiungere prima e meglio. Noi, infatti, non eguaglieremo mai la velocità di calcolo del più desueto dei computer e non riusciremo, mai, a sviluppare la minima quantità della forza d’urto del più piccolo mezzo meccanico.


    Siamo immersi e facciamo parte, senza neppure accorgercene – grazie al martellamento mediatico -, di una cultura funzionalista e utilitarista per cui ci interroghiamo solo su come avvengano le cose e non sul perché avvengano o esistano.


    Sì, solo le affermazioni capaci d’andar oltre la pura verifica sperimentale e il mero calcolo quantitativo dicono la dignità di un sapere che sia all’altezza dell’uomo.


    Se rimaniamo chiusi all’interno di una visione del mondo che attinge solo i mezzi e non raggiunge più i fini, se ci fermiamo alla pura verifica sperimentale e al mero calcolo, allora non possiamo sapere più nulla di veramente umano; secondo una mentalità non certo minoritaria, il discorso sui fini rimane ostaggio della soggettività umana e quindi non ha valore universale. Così, tutto ciò che esula dal metodo scientifico (razionalità sperimentale), appartiene al mondo pre-scientifico – in altre parole al mito – e fa parte, quindi, della leggenda; è una pura fiaba, appartiene ad un passato che non esiste più.


    Tale posizione, però, rende problematici considerare degni dell’uomo quei saperi che, in realtà, fondano e rendono possibile l’umana convivenza: il diritto (la giustizia), l’etica (il bene), l’arte in tutte le sue manifestazioni (il bello) e, prima ancora, la filosofia (il vero).


    I Magi, ossia i saggi venuti dall’Oriente, hanno saputo cogliere il segno della stella e hanno permesso che parlasse loro; si sono “lasciati” interrogare e mettere in questione da un segno.


    Nel 1925 è stato pubblicato il calendario stellare di Sippar, una tavoletta di terracotta con lettere cuneiformi, un reperto prezioso che proviene dalle sponde dell’Eufrate, sede di una rinomata scuola di astrologia babilonese. In quel calendario sono riportati tutti le congiunzioni celesti dell’anno 7 a.C.


    Perché proprio di quell’anno? Perché – secondo questi scienziati – nel 7 a.C. la congiunzione di Giove (il pianeta dei dominatori del mondo) con Saturno (il pianeta protettore di Israele) nel segno dei Pesci (il segno della fine dei tempi, inizio dell’era messianica) si sarebbe verificata il 29 maggio, il 1° ottobre e il 5 dicembre.


    Mentre tale congiunzione si verifica ogni 794 anni e per una volta sola: nel 7 a.C., invece, si ebbe per ben tre volte. Anche questo calcolo degli antichi scienziati della scuola di Sippar fu confermato dai rilievi degli astronomi contemporanei. Tutto questo ci fa riflettere!


    Le più o meno recenti scoperte dell’archeologia – vedi appunto il calendario di Sippar – contribuiscono ad avvalorare l’idea che alcuni testi della Scrittura – che una certa esegesi aveva consegnato ad una lettura mitica – in realtà hanno motivi per rimanere ben ancorati alla storia; certo, non vanno letti in modo fondamentalista ma nemmeno come se trattassero di miti; vanno letti, piuttosto, in modo storico-teologico.


    Dunque, anche attraverso il contributo dell’archeologia e di una competente scienza biblica, la narrazione di Matteo sui Magi – e altre parti dell’Antico e del Nuovo Testamento – non possono considerarsi come puro mito.


    Anche le acquisizioni che vengono dalle scienze archeologiche aiutano a comprendere meglio i testi e a capire come la fede abbia un rapporto con la ragione, con la storia, con la realtà e, quindi, a pieno titolo, assuma la forma del dono che interpella la libertà dell’uomo coinvolgendo tutta la persona: grazia, sentimenti, cuore, intelletto, corpo, storia personale e storia comunitaria.


    Cari amici, anche quest’anno abbiamo avuto la grazia di vivere, con le celebrazioni liturgiche del Santo Natale, ciò che personalmente ed ecclesialmente siamo chiamati a testimoniare con la vita affinché il Natale ci salvi e ci renda anche migliori.


    Alla luce di tali riflessioni ritorniamo perciò al Vangelo di Matteo: “…alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»” (Mt 2,1-2).


    Cari fedeli, in questa significativa solennità liturgica che ci mostra l’adorazione dei Magi, vorrei invitare tutti a sapere, a nostra volta, adorare lo stesso Gesù, presente realmente nel Santissimo Sacramento dell’altare.


    L’Amore deve essere amato e noi non possiamo non sentire questa urgenza. Per poter dare amore al nostro prossimo dobbiamo attingere dall’Amore.


    La Santa Madre di Dio, che ha portato l’Amore nel suo seno immacolato, che lo ha avvolto in fasce e lo ha adorato, sia la nostra Stella cometa nel percorrere le vie di questo mondo verso il Signore Gesù!

    Fonte: www.patriarcatovenezia.it
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  6. #16
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    È morto padre Luciano Facchinello


    È mancato all’improvviso, nel sonno, forse per un infarto, mentre era nella sua casa di Nove, nel Vicentino, per un paio di giorni di riposo.



    Così è tornato al Cielo padre Luciano Facchinello, sacerdote Canossiano. Aveva 67 anni e dal settembre scorso era impegnato nella parrocchia di San Giobbe, a Venezia.


    Prima, negli ultimi dieci anni, aveva svolto il suo impegno pastorale a Feltre, dove i Canossiani reggono una comunità, di cui padre Luciano era stato Superiore.


    In pochi mesi, nella parrocchia di Cannaregio, era già riuscito a legare con i parrocchiani e a farsi apprezzare. «Guardava alla vita sacerdotale come ad una bellezza da contemplare e da vivere», ricorda oggi il parroco, padre Vincenzo Torrente che, proprio con padre Luciano e con padre Stefano, formava la comunità di religiosi cui è affidata la parrocchia.


    Padre Facchinello era consueto nell’usare l’immagine della famiglia per spiegare l’impegno cristiano in parrocchia: «Diceva – ricorda padre Vincenzo – che i meccanismi che regolano una buona famiglia sono gli stessi che regolano una buona comunità parrocchiale. Noi sacerdoti, ci suggeriva, dobbiamo curare la parrocchia come fanno i genitori con la propria casa e con i propri figli».


    I funerali di padre Luciano Facchinello saranno celebrato venerdì 5 gennaio, alle ore 10, nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo a Nove.

    Fonte: www.genteveneta.it
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  7. #17
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    Gli appuntamenti del Patriarcato

    Appuntamento Giorno Orario Luogo Descrizione
    Scuola di Preghiera diocesana per giovani Venerdì 12 gennaio 20,30 Parrocchia di Santa Maria Goretti (Mestre) Incontro mensile della scuola diocesana di preghiera denominata “Se vuoi”. L’iniziativa è promossa dalla Pastorale giovanile e vocazionale diocesana insieme al Seminario Patriarcale.
    “Legge di bilancio 2018: quali ricadute sulle famiglie e sul sociale” Venerdì 12 gennaio 20,30 Associazione Palladio in via Capitello Albrizzi, 35 (Mira Vecchia) L'incontro è organizzato dal circolo Acli di Mira e dalla Lega Consumatori di Venezia. Interverrà nell’occasione l’on. Pierpaolo Baretta – sottosegretario dell’Economia e delle Finanze del governo Gentiloni – che ha seguito molto da vicino tutte le fasi di composizione e di approvazione della legge e che potrà illustrare quindi tutti gli elementi di novità che la contraddistinguono. A margine dell’evento, inoltre, verrà avviato il tesseramento per le due associazioni promotrici dell’incontro.
    Incontro vocazionale per giovani in ricerca Domenica 14 gennaio Nel pomeriggio
    A cura della Pastorale giovanile e vocazionale diocesana e insieme al Seminario Patriarcale, è in programma l’incontro vocazionale mensile del percorso “Tu, seguimi. Proposte per vivere la vocazione” offerto a giovani – ragazzi e ragazze dai 18 anni in su – disponibili ad avviare un percorso di verifica del loro desiderio di donarsi a Dio con la consacrazione della vita. Il cammino mensile, promosso dalla Pastorale giovanile e vocazionale diocesana e dal Seminario Patriarcale, si tiene in un luogo riservato ed è caratterizzato dall’ascolto della Parola di Dio, dalla disponibilità ad un tempo prolungato di preghiera, dall’impegno al discernimento e nell’accogliere una regola di vita spirituale nonché dall’accompagnamento di una guida spirituale. Per informazioni: don Fabrizio Favaro: cell. 3495462611 – email: fabrizio@patriarcatovenezia.it .

    Fonte: www.genteveneta.it
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  8. #18
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    Itinerari di formazione per animatori dei Gruppi di ascolto della Parola di Dio

    Prendono il via nel mese di gennaio i nuovi itinerari di formazione per animatori dei Gruppi di ascolto della Parola di Dio.

    Martedì 09 gennaio
    Martedì 16 gennaio
    Martedì 23 gennaio
    20,30 - 22,00 Parrocchia di Santa Maria Concetta (Eraclea) Don Giorgio Scatto Litorale
    Sabato 20 gennaio
    Sabato 27 gennaio
    Sabato 03 febbraio
    16,00 - 18,00 Seminario Patriarcale (Venezia) Don Fabrizio Favaro Venezia
    Sabato 20 gennaio
    Sabato 27 gennaio
    Sabato 03 febbraio
    15,00 - 18,00 Centro Pastorale Cardinale Urbani (Zelarino) Don Luigi Vitturi Mestre, Marghera
    Sabato 20 gennaio
    Sabato 27 gennaio
    Sabato 03 febbraio
    15,00 - 18,00 Parrocchia di San Pietro in Bosco (Oriago) Don Paolo Ferrazzo Riviera

    Da sabato 13 gennaio, inoltre, presso il Centro pastorale card. Urbani di Zelarino – dalle ore 15.00 alle 18.00 – cominciano anche gli incontri mensili di formazione per nuovi animatori dei Gruppi di Ascolto; i successivi appuntamenti si terranno poi nelle seguenti date: 10 febbraio, 3 marzo, 7 aprile e 5 maggio 2018.

    Fonte: www.genteveneta.it
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  9. #19
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    Le foto del Patriarcato

    Visita e S. Messa del Patriarca nel carcere femminile della Giudecca (Venezia, 05 gennaio)























    Fonte: Album Flickr del Patriarcato
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  10. #20
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    La figura del vescovo oggi: un confronto fra i vescovi del Triveneto



    Un racconto reciproco e un confronto fraterno, ad ampio raggio e a cuore aperto, sulla figura del Vescovo oggi: è quanto hanno fatto i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto (Cet) l’8 e il 9 gennaio presso Casa Maria Assunta a Cavallino (Venezia) nel corso della “due giorni” che li riunisce tradizionalmente subito dopo il periodo natalizio.


    “Abbiamo desiderato vivere quest’appuntamento – hanno affermato – ripensando alla nostra identità e al nostro ministero di Vescovi, a partire dall’esperienza personale e concreta di ciascuno di noi, per aiutarci a comprendere meglio e insieme le sfide che incontriamo e sperimentiamo ogni giorno. È stato un continuo raccontarsi, mettendoci tutti davanti alle nostre responsabilità episcopali, con le proprie esperienze, e dicendo ognuno agli altri confratelli come cerchiamo di vivere la nostra umanità e la nostra fede, il servizio pastorale che ci è stato affidato e come ci poniamo di fronte alla realtà ecclesiale e al mondo”.


    Gli interventi personali di chi è alla guida delle Diocesi del Nordest – e i vari momenti di dialogo – hanno, di volta in volta, toccato diversi aspetti: l’umanità della persona del Vescovo, la sua fede e vita spirituale, il modo di tradurre concretamente il compito di essere “padre” e “pastore” in mezzo al popolo, il rapporto del Vescovo con i sacerdoti, la concreta attuazione della comunione e collegialità del ministero episcopale. Filo conduttore è stata l’esigenza di comprendere meglio come il Vescovo, per il suo ministero e nella sua persona, sia oggi chiamato ad annunciare il Vangelo in un contesto di profondi cambiamenti e che desta molti interrogativi.


    Nella prima parte della “due giorni” i Vescovi hanno ascoltato l’intervento e la testimonianza di alcune persone significative che hanno raccontato, a loro volta, come il Vescovo è percepito oggi e che cosa da lui ci si aspetta nel mondo ecclesiale e nella società. Hanno partecipato a questa sessione dei lavori il giornalista di Avvenire Umberto Folena che ha evidenziato come il Vescovo sia spesso oggetto di richieste pressanti ma contraddittorie tra loro o sia spesso “classificato” e sottoposto ad etichette fuorvianti, il monaco camaldolese e sociologo Giovanni Dalpiaz che ha cercato di raccogliere impressioni e diverse modalità di “riconoscimento” che riguardano il Vescovo e che arrivano da parte dei giovani e dei preti in un mix di vicinanza e lontananza, e infine la prof.ssa Pina De Simone – docente di etica, filosofia delle religioni e teologia – che ha sottolineato il carattere di “unicità” che appartiene ad ogni Vescovo soffermandosi poi sull’esigenza, non sempre bene espressa sia da chi è dentro la realtà ecclesiale sia da chi rimane “sulla soglia”, che il Vescovo sia soprattutto “un padre e un maestro”.


    A conclusione della due giorni il Presidente della Cet Francesco Moraglia ha dichiarato che “le molte riflessioni emerse hanno delineato un profilo spirituale molto ricco e articolato del Vescovo che cerca di vivere bene il suo ministero episcopale a servizio di questo territorio. Abbiamo anche individuato alcune modalità di maggiore condivisione, dialogo e preghiera comune tra noi Vescovi del Triveneto e che già nelle prossime occasioni d’incontro contiamo di realizzare per accentuare il nostro cammino di fraternità e collegialità episcopale”.

    Fonte: www.genteveneta.it
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