Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia 2018

  1. #1
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    Cronaca della Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia 2018


    Di Francesco Fiorellini - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/inde...curid=25268553





    Cronache della Diocesi di
    Ariano Irpino-Lacedonia

    A.D 2018


    Cronache anni precedenti
    2017





  2. #2
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    1. La diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia (in latino: Dioecesis Arianensis Hirpinus-Laquedoniensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2015 contava 65.800 battezzati su 66.500 abitanti.

    2. Territorio e Storia

    3. Cronotassi dei vescovi

    4. Santo patrono della città di Ariano Irpino (sede vescovile) : Sant'Ottone

  3. #3
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    Biografia del Vescovo


    Mons. Sergio Melillo – Vescovo della Diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia , è nato ad Avellino il 16 Novembre 1955, da Giuseppe e Lea Matarazzo. Dopo un’esperienza lavorativa nella pubblica amministrazione, intraprende il suo percorso formativo nel Seminario Campano dei Padri Gesuiti di Posillipo. Negli anni del seminario, viene eletto Segretario degli studenti e membro del Consiglio di Facoltà e di Sezione della Pontificia Facoltà Teologica di Napoli. Nel tempo del diaconato in vista dell’ordinazione presbiterale, opera nella parrocchia S. Francesco d’Assisi al Borgo Ferrovia di Avellino, insegnando Religione Cattolica presso l’Istituto Tecnico Commerciale G. Fortunato di Avellino. È ordinato sacerdote il 9 Settembre 1989. Sempre a Posillipo, in Napoli, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sezione S. Luigi, consegue il Baccellierato in Teologia e la Licenza di Specializzazione in Teologia Dogmatica – indirizzo ecclesiologico. Dal 1989 al 1994 è Parroco delle Parrocchie di San Vitaliano in Parolise (Av) e dei Santi Pietro e Paolo in Salza Irpina (Av), dove è padre spirituale dell’ Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione.
    Dal 1995 è vicario parrocchiale della Parrocchia Santa Maria Assunta della Cattedrale di Avellino, dove nel 2013 diventa parroco e Padre Spirituale delle Arciconfraternite dell’Immacolata Concezione e di Santa Maria dei Sette Dolori di Avellino. Dal 1991 è docente di Teologia Dogmatica presso l’Istituto di Scienze Religiose San Giuseppe Moscati di Avellino e docente di Cultura Religiosa all’Università della Terza Età di Avellino. Per alcuni anni, insegna inoltre I.R.C. presso il Liceo-Ginnasio “Pietro Colletta” di Avellino. Dal 1999 al 2002 è stato Vicario della Forania Urbana di Avellino, membro del consiglio presbiterale e dell’Ufficio Catechistico. Dal 2000 al 2005 è vice-direttore della Caritas Diocesana, seguendo il percorso formativo in Caritas Italiana (Caritas Parrocchiali), ricoprendo anche il ruolo di membro della Commissione Area Internazionale di Caritas Italiana. Negli stessi anni si occupa dell’Associazione onlus “Avellino per il mondo”, voluta dalla Caritas Diocesana con alcuni medici volontari per la riqualificazione dell’Ospedale nella Diocesi di Reschen, in Albania. Per la Caritas ha seguito la formazione degli Operatori diocesani, ed è stato relatore a convegni di studio dell’Ordine dei Medici e dei volontari ospedalieri sul Volontariato e Servizio Civile e sui Centri di Ascolto.
    È membro, inoltre, del consiglio direttivo della Fondazione onlus “Antonietta Cirino”, della Fondazione del “Conservatorio delle Oblate” in Avellino, della Fondazione onlus “Opus Solidarietatis Pax” in Avellino e della Fondazione “Nicolò De Filippis” in Santa Lucia di Serino (Av). Ha seguito la formazione in diverse parrocchie degli operatori pastorali, seguendo l’organizzazione in Diocesi del corso di formazione per le guide del Grande Giubileo del 2000, oltre che di convegni pastorali diocesani. È stato delegato per il congresso Eucaristico Nazionale di Bari (2005) e del Convegno Ecclesiale di Verona (2006).
    Tra gli altri incarichi è stato Assistente dell’ACR Diocesana di Avellino; direttore del “Bollettino diocesano”; consulente Ecclesiastico dell’U.C.I.D.; cappellano del Tribunale Civile di Avellino e Assistente Ecclesiastico della “Zona Hirpinia” dell’AGESCI.
    Ha frequentato i corsi del Master in Arte Architettura e Liturgia presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma.
    Ha collaborato a diverse testate giornalistiche locali ed è autore di pubblicazioni di carattere storico e pastorale.
    Eletto Vescovo di Ariano Irpino Lacedonia il 13 Maggio 2015. Ha ricevuto l’Ordinazione Episcopale per le mani di S.E. Mons. Francesco Marino ad Avellino il Luglio 2015. Ha fatto il suo ingresso in Diocesi il 9 Agosto 2015.


    Lo stemma

    Al centro dello scudo araldico campeggia l’Agnus Dei, icona mistica di Cristo Redentore, crocifisso e risorto per la salvezza di ogni uomo. Proprio l’agnello immolato consegnatocidall’Apocalisse è il simbolo più immediato dell’amore misericordioso del Padre, che si manifesta senza riserve nell’opera della Redenzione. Così è immediato il riferimento al motto iscritto sul cartiglio: Gesù è il volto della misericordia del Padre, secondo le parole di apertura della Bolla di Indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia. Proprio di questa misericordia il Vescovo è «ambasciatore» (2Cor 5, 20), venendo a portare al popolo di Dio null’altro se non Gesù Cristo, e Gesù Cristo crocifisso, Agnello immolato per noi (1Cor 2, 2). L’agnello pasquale, poi, è il simbolo della Diocesi di Avellino, dalla quale Mons. Melillo viene, e dove egli è diventato sacerdote e ha svolto il suo ministero fino alla nomina a Vescovo della Diocesi di Ariano Irpino – Lacedonia, nel 2015. L’argento dello sfondo richiama, invece, la verità e la giustizia, attributi essenziali di una autentica misericordia. Il mistero della Redenzione torna nella parte superiore dello scudo, con l’immagine di Cristo sole di giustizia e luce delle genti. È un richiamo non solo al punto di riferimento comune, ma anche alla missione propria della Chiesa, e quindi del Vescovo: «Illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa», come ricordava l’ultimo Concilio (Lumen Gentium I, 1). Il sole con il trigramma del Nome del Signore è, tra l’altro, anche il simbolo della Compagnia di Gesù, cui il Vescovo è legato per gli anni della formazione al sacerdozio presso il Seminario Interregionale Campano di Posillipo, in Napoli. Proprio nella festa del Santo Fondatore della Compagnia, Ignazio di Loyola, Monsignor Melillo è ordinato Vescovo. La stella, infine, è il riferimento a Maria, stella del mattino, stella della nuova evangelizzazione. Maria è Madre della Misericordia perché «nessuno come [lei] ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo» (Misericordiae Vultus, 24). Solo guardando a quella stella, il popolo di Dio – pastore e fedeli insieme – può camminare al sicuro senza perdersi. Il verde dello sfondo è un omaggio alla «Verde Irpinia», in cui il Vescovo Mons. Melillo è chiamato a pascere il gregge a lui affidato.

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  4. #4
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    Il testo integrale del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018, che si celebra il 14 gennaio 2018. Il tema scelto è: «
    Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati»

    Cari fratelli e sorelle!
    «Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio» (Lv19,34).
    Durante i miei primi anni di pontificato ho ripetutamente espresso speciale preoccupazione per la triste situazione di tanti migranti e rifugiati che fuggono dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Si tratta indubbiamente di un “segno dei tempi” che ho cercato di leggere, invocando la luce dello Spirito Santo sin dalla mia visita a Lampedusa l’8 luglio 2013. Nell’istituireil nuovoDicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ho voluto che una sezione speciale, postaad tempussotto la mia diretta guida, esprimesse la sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta.
    Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfrMt25,35.43). Il Signore affida all’amore materno della Chiesa ogni essere umano costretto a lasciare la propria patria alla ricerca di un futuro migliore.[1]Tale sollecitudine deve esprimersi concretamente in ogni tappa dell’esperienza migratoria: dalla partenza al viaggio, dall’arrivo al ritorno. E’ una grande responsabilità che la Chiesa intende condividere con tutti i credenti e gli uomini e le donne di buona volontà, i quali sono chiamati a rispondere alle numerose sfide poste dalle migrazioni contemporanee con generosità, alacrità, saggezza e lungimiranza, ciascuno secondo le proprie possibilità.
    Al riguardo, desidero riaffermare che «la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare».[2]
    Considerando lo scenario attuale,accoglieresignifica innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione. In tal senso, è desiderabile un impegno concreto affinché sia incrementata e semplificata la concessione di visti umanitari e per il ricongiungimento familiare. Allo stesso tempo, auspico che un numero maggiore di paesi adottino programmi disponsorshipprivata e comunitaria e aprano corridoi umanitari per i rifugiati più vulnerabili. Sarebbe opportuno, inoltre, prevedere visti temporanei speciali per le persone che scappano dai conflitti nei paesi confinanti. Non sono una idonea soluzione le espulsioni collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.[3]Torno a sottolineare l’importanza di offrire a migranti e rifugiati una prima sistemazione adeguata e decorosa. «I programmi di accoglienza diffusa, già avviati in diverse località, sembrano invece facilitare l’incontro personale, permettere una migliore qualità dei servizi e offrire maggiori garanzie di successo».[4]Il principio della centralità della persona umana, fermamente affermato dal mio amato predecessoreBenedetto XVI,[5]ci obbliga ad anteporre sempre la sicurezza personale a quella nazionale. Di conseguenza, è necessario formare adeguatamente il personale preposto ai controlli di frontiera. Le condizioni di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, postulano che vengano loro garantiti la sicurezza personale e l’accesso ai servizi di base. In nome della dignità fondamentale di ogni persona, occorre sforzarsi di preferire soluzioni alternative alla detenzione per coloro che entrano nel territorio nazionale senza essere autorizzati.[6]
    Il secondo verbo,proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal lorostatusmigratorio.[7]Tale protezione comincia in patria e consiste nell’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza e nella loro salvaguardia dalle pratiche di reclutamento illegale.[8]Essa andrebbe continuata, per quanto possibile, in terra d’immigrazione, assicurando ai migranti un’adeguata assistenza consolare, il diritto di conservare sempre con sé i documenti di identità personale, un equo accesso alla giustizia, la possibilità di aprire conti bancari personali e la garanzia di una minima sussistenza vitale. Se opportunamente riconosciute e valorizzate, le capacità e le competenze dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati, rappresentano una vera risorsa per le comunità che li accolgono.[9]Per questo auspico che, nel rispetto della loro dignità, vengano loro concessi la libertà di movimento nel paese d’accoglienza, la possibilità di lavorare e l’accesso ai mezzi di telecomunicazione. Per coloro che decidono di tornare in patria, sottolineo l’opportunità di sviluppare programmi di reintegrazione lavorativa e sociale. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti. Ad essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del lorostatusmigratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento.[10]Nel rispetto del diritto universale ad una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita. La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso «una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale».[11]Lostatusmigratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.
    Promuoverevuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.[12]Tra queste dimensioni va riconosciuto il giusto valore alla dimensione religiosa, garantendo a tutti gli stranieri presenti sul territorio la libertà di professione e pratica religiosa. Molti migranti e rifugiati hanno competenze che vanno adeguatamente certificate e valorizzate. Siccome «il lavoro umano per sua natura è destinato ad unire i popoli»,[13]incoraggio a prodigarsi affinché venga promosso l’inserimento socio-lavorativo dei migranti e rifugiati, garantendo a tutti – compresi i richiedenti asilo – la possibilità di lavorare, percorsi formativi linguistici e di cittadinanza attiva e un’informazione adeguata nelle loro lingue originali. Nel caso di minori migranti, il loro coinvolgimento in attività lavorative richiede di essere regolamentato in modo da prevenire abusi e minacce alla loro normale crescita. Nel 2006Benedetto XVIsottolineava come nel contesto migratorio la famiglia sia «luogo e risorsa della cultura della vita e fattore di integrazione di valori».[14]La sua integrità va sempre promossa, favorendo il ricongiungimento familiare – con l’inclusione di nonni, fratelli e nipoti –, senza mai farlo dipendere da requisiti economici. Nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in situazioni di disabilità, vanno assicurate maggiori attenzioni e supporti. Pur considerando encomiabili gli sforzi fin qui profusi da molti paesi in termini di cooperazione internazionale e assistenza umanitaria, auspico che nella distribuzione di tali aiuti si considerino i bisogni (ad esempio l’assistenza medica e sociale e l’educazione) dei paesi in via di sviluppo che ricevono ingenti flussi di rifugiati e migranti e, parimenti, si includano tra i destinatari le comunità locali in situazione di deprivazione materiale e vulnerabilità.[15]
    L’ultimo verbo,integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca. È un processo prolungato che mira a formare società e culture, rendendole sempre più riflesso dei multiformi doni di Dio agli uomini».[16]Tale processo può essere accelerato attraverso l’offerta di cittadinanza slegata da requisiti economici e linguistici e di percorsi di regolarizzazione straordinaria per migranti che possano vantare una lunga permanenza nel paese. Insisto ancora sulla necessità di favorire in ogni modo la cultura dell’incontro, moltiplicando le opportunità di scambio interculturale, documentando e diffondendo le buone pratiche di integrazione e sviluppando programmi tesi a preparare le comunità locali ai processi integrativi. Mi preme sottolineare il caso speciale degli stranieri costretti ad abbandonare il paese di immigrazione a causa di crisi umanitarie. Queste persone richiedono che venga loro assicurata un’assistenza adeguata per il rimpatrio e programmi di reintegrazione lavorativa in patria.
    In conformità con la sua tradizione pastorale, la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona per realizzare tutte le iniziative sopra proposte, ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile, ciascuno secondo le responsabilità proprie.
    Durante il Vertice delle Nazioni Unite, celebrato a New York il 19 settembre 2016, ileadermondiali hanno chiaramente espresso la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati per salvare le loro vite e proteggere i loro diritti, condividendo tale responsabilità a livello globale. A tal fine, gli Stati si sono impegnati a redigere ed approvare entro la fine del 2018 due patti globali (Global Compacts), uno dedicato ai rifugiati e uno riguardante i migranti.
    Cari fratelli e sorelle, alla luce di questi processi avviati, i prossimi mesi rappresentano un’opportunità privilegiata per presentare e sostenere le azioni concrete nelle quali ho voluto declinare i quattro verbi. Vi invito, quindi, ad approfittare di ogni occasione per condividere questo messaggio con tutti gli attori politici e sociali che sono coinvolti – o interessati a partecipare – al processo che porterà all’approvazione dei due patti globali.
    Oggi, 15 agosto, celebriamo la solennità dell’Assunzione di Maria Santissima in Cielo. La Madre di Dio sperimentò su di sé la durezza dell’esilio (cfrMt2,13-15), accompagnò amorosamente l’itineranza del Figlio fino al Calvario e ora ne condivide eternamente la gloria. Alla sua materna intercessione affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e gli aneliti delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al sommo comandamento divino, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come noi stessi.
    Dal Vaticano, 15 agosto 2017
    Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria
    FRANCESCO
    [1]CfrPio XII, Cost. Ap.Exsul Familia, Tit. I, I.
    [2]Discorso ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”, 21 febbraio 2017.
    [3]CfrIntervento dell’Osservatore permanente della Santa Sede alla 103ª Sessione del Consiglio dell’OIM, 26 novembre 2013.
    [4]Discorso ai partecipanti al Forum Internazionale “Migrazioni e pace”.
    [5]CfrBenedetto XVI, Lett. Enc.Caritas in veritate, 47.
    [6]CfrIntervento dell’Osservatore Permanente della Santa Sede alla XX Sessione del Consiglio dei Diritti Umani, 22 giugno 2012.
    [7]CfrBenedetto XVI, Lett. Enc.Caritas in veritate, 62.
    [8]CfrPontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, Istr.Erga migrantes caritas Christi, 6.
    [9]CfrBenedetto XVI,Discorso ai partecipanti al VI Congresso Mondiale per la pastorale dei Migranti e dei Rifugiati, 9 novembre 2009.
    [10]Cfr Id.,Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato(2010); Osservatore Permanente della Santa Sede,Intervento alla XXVI Sessione Ordinaria del Consiglio per i Diritti dell’Uomo sui diritti umani dei migranti, 13 giugno 2014.
    [11]Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti e Pontificio ConsiglioCor Unum,Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzosamente sradicate, 2013, 70.
    [12]CfrPaolo VI, Lett. Enc.Populorum progressio, 14.
    [13]Giovanni Paolo II, Lett. Enc.Centesimus annus, 27.
    [14]Benedetto XVI,Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2007.
    [15]CfrPontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e gli Itineranti e Pontificio ConsiglioCor Unum,Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzosamente sradicate, 2013, 30-31.
    [16]Giovanni Paolo II,Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2005, 24 novembre 2004.



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    In occasione della Giornata Mondiale dei Ragazzi, domenica 7 gennaio, con inizio alle ore 17:00, presso la parrocchia "San Nicola Vescovo" di Savignano Irpino, si terrà una Veglia missionaria presieduta da S. E. Mons. Sergio Melillo. Pubblichiamo la traccia di preghiera per celebrare la GMR.


    Veglia

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