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Discussione: Cronaca dell'Arcidiocesi di Oristano - Anno 2020

  1. #331
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    Cultura: Il racconto degli autori sardi ci proietta in scenari di fantastica realtà

    Viaggio immaginario per bravi lettori

    La Sardegna, terra dalla storia millenaria, fatta di rocce, vento, musica e parole, non è soltanto mare e nuraghi, pecore e pastori, banditi ormai estinti e rapimenti. La sua più antica e duratura forma di bellezza e resistenza risiede proprio nella voce plurale e polifonica dei suoi poeti, nei canti spesso improvvisati e si ritrova in ognuno dei suoi autori. Proprio con questo spirito, lo scrittore cagliaritano Cristian Mannu, vincitore del Premio Calvino 2015 con Maria di Ísili, ha lanciato sul suo profilo Facebook una proposta culturale e alternativa per conoscere meglio la sua Isola letteraria: si tratta di un viaggio immaginario ricco di suggerimenti di lettura rivolto a chi in Sardegna quest’anno non verrà, ma anche a chi verrà o a chi già c’è. Il suo itinerario ideale partirebbe dal centro perché nel centro c’è la Nùoro eterna e universale di Salvatore Satta o quella ormai mitica di Grazia Deledda. La stessa Nuoro nella quale affonda le radici e produce frutti nuovi l’elegante penna di Marcello Fois. Poi proseguirebbe verso la Sassari regale e nobile di Salvatore Mannuzzu e verso la Siligo pastorale e agreste di Gavino Ledda. Da lì fino a Cagliari percorrendo l’unica strada vera che c’era e ancora c’è. È la Cagliari dai mille volti: la città dei quartieri storici (Castello, Marina, Villanova, Stampace) descritta da Milena Agus, fatta di stradine strette, balconcini, giardinetti e il porto sullo sfondo. La Cagliari notturna e irriverente, generosa, ma anche ironica di Francesco Abate; la città moderna e metropolitana di Marco Porru. La Cagliari degli emarginati di Sergio Atzeni, che dalle periferie si muove leggero per attraversare tutta l’isola, nello spazio e nel tempo. È la stessa Sardegna dell’incedere ipnotico di Giulio Angioni e di Flavio Soriga. L’isola dei 377 paesi e delle loro microstorie: la Villacidro di Giuseppe Dessì, la Cabras (ma non solo) di Michela Murgia, la Terralba di Davide Piras, la Jerzu e l’Ogliastra tutta di Gesuino Nemus, la Castelsardo di Anna Melis, l’Alghero di Paola Soriga, la Carloforte di Roberto Delogu, di Ciro Auriemma e di Renato Troffa, la Perdasdefogu di Giacomo Mameli. L’isola dei paesi immaginari, più o meno verosimili e riconoscibili, tra i tanti Nuraiò, Piracherfa, Fraus, Arasolè. L’isola nera e avvolta dal mistero narrata da Giorgio Todde, Piergiorgio Pulixi, Mauro Pusceddu, Elias Mandreu; quella distopica e densa di Gianni Tetti. L’isola poetica di Francesco e Alberto Masala, di Maria Giacobbe e di Alberto Capitta. La Sardegna ancestrale e magica di Vanessa Roggeri, quella lirica e petrosa di Savina Dolores Massa, l’isola ariosa di Cristina Caboni, quella storica di Fabrizio Lo Bianco, Valeria Pecora, Luciano Marroccu e Ilario Carta, quella leggendaria e aspra di Salvatore Niffoi, quella poetica e fiabesca di Mauro Tetti, quella precisa e avvolgente di Alessandro De Roma. C’è anche la Sardegna nascosta e proiettata altrove raccontata da Nicola Lecca e quella nuova, giovane e brava di Matteo Porru e Angelica Grivel Serra. Qualcuna di queste voci l’avrò purtroppo senz’altro qui dimenticata scrive Cristian Mannu. Qualcun’altra si aggiungerà, quando riemergerà dalla memoria. Qualcuna la aggiungerà chi vuole e sa, per completare questo itinerario immaginario per “turisti” vecchi e nuovi. Quello descritto è un affascinante tour della Sardegna, anche se manca una tappa, Isili, dove si intrecciano fili di lana, emozioni ed esperienze di vita raccontati proprio dalle parole di Cristian Mannu. Con molta eleganza non cita se stesso, ma fa parte con pieno merito di questo viaggio.
    E.O.



    Fonte: settimanale Diocesano l'Arborense n° 21 del 31 maggio 2020

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  2. #332
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    Iniziativa della CES per affidare alla Patrona Massima della Sardegna il popolo Sardo

    Il 2 giugno tutti i Vescovi della Sardegna si ritroveranno a Bonaria per una Solenne Concelebrazione

    Martedì 2 giugno, alle ore 11, nella Basilica di Bonaria tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale Sarda concelebreranno una Santa Messa (trasmessa in diretta dall’emittente Videolina) per affidare alla Patrona Massima della Sardegna l’intero popolo sardo in questo momento di grande sofferenza. La celebrazione sarà anche l’occasione per un Messaggio unitario di incoraggiamento e di fiducia che i Vescovi rivolgeranno a tutta l’Isola.

    L’iniziativa è stata proposta durante l’incontro della Conferenza Episcopale Sarda. Infatti, dopo i tre mesi di forzata e doverosa interruzione dei propri incontri periodici, la Conferenza Episcopale Sarda si è ritrovata per una prolungata riunione nei giorni 19-20 maggio. Molte le questioni affrontate, dalle modalità con le quali si è gestita l’emergenza da Coronavirus e il relativo impatto sulla vita e sulle attività ordinarie della Chiesa, ad alcune questioni riguardanti il Seminario Regionale e la Facoltà Teologica della Sardegna, alla riassegnazione delle Deleghe vescovili e ad alcune scelte pastorali per il prossimo futuro.

    Nella sua relazione introduttiva, il presidente S.E. Monsignor Antonello Mura, ha fatto una breve sintesi sui mesi appena trascorsi di forzata quarantena e conseguente interruzione dei sacramenti e delle altre attività pastorali. I sacerdoti, insieme ai catechisti, hanno saputo mettere in campo fantasia e uso intelligente dei social sia per la diffusione delle celebrazioni a porte chiuse, sia per mantenere vivo il rapporto educativo con il mondo dei ragazzi e con il servizio della parola agi adulti. Anche la Sardegna, sebbene con numeri ridotti ma pur sempre devastanti, ha pagato il suo prezzo di contagi e di vite umane e continuerà a pagare a caro prezzo le conseguenze devastanti sull'economia e sul versante della produzione e del lavoro. Aspetti, che i Vescovi affrontano con particolare attenzione e preoccupazione insieme alle proprie comunità. In questo tempo di chiusura e di restrizioni delle attività, ha avuto per contro uno straordinario slancio l’azione della Caritas in tutte le Diocesi sarde in termini di interventi e di prossimità con le fasce più povere della società. Si può dire che alla mancanza del culto si è risposto con un surplus di sostegno a persone e famiglie, grazie anche alla straordinaria generosità di enti, esercizi commerciali, produttori e singoli cittadini. E se i temi economici e delle nuove povertà hanno avuto e avranno la necessaria preminenza, non meno delicata e determinante, per i Vescovi, è la questione educativa dei fanciulli e dei ragazzi. Sarà cura della Chiesa sarda, in accordo con le Autorità competenti, predisporre appositi protocolli sanitari per far vivere in sicurezza progetti e iniziative estive rivolte ai ragazzi.

    Sono state individuate due iniziative per dare risalto a questo periodo di passaggio a una lenta ripresa delle attività istituzionali della Chiesa.

    La prima iniziativa è la concelebrazione del 2 giugno di cui si parla sopra.

    La seconda è che i Vescovi, ancora, a nome delle rispettive Diocesi, hanno deciso di destinare la somma di € 30.000,00 al centro di accoglienza “Il Gabbiano” della Comunità Padre Monti ad Oristano, come gesto di attenzione al mondo della disabilità e per dotarlo di adeguati presidi sanitari.

    Altro tema affrontato è stato il protocollo d’intesa tra la RAS e la CES siglato nel 2016, e riconfermato nelle sue linee generali, con qualche ritocco, nell'incontro che si è tenuto tra la CES e il presidente Solinas lo scorso mese di dicembre. Tre i tavoli di lavoro attorno a cui si snoda la collaborazione, che si avvale anche di finanziamenti delle due parti: patrimonio e beni culturali ecclesiastici; inclusione sociale e sanità; formazione professionale, istruzione, lavoro.

    Procedendo all'attribuzione delle deleghe vescovili per i diversi ambiti pastorali della regione ecclesiastica, è risultato il seguente organigramma.


    • Monsignor Antonello Mura: Comunicazioni sociali e Insegnamento della Religione Cattolica.
    • Monsignor Giuseppe Baturi: Dottrina delle Fede, Annuncio e Catechesi; Pastorale sociale e del lavoro; Osservatorio Giuridico Regionale.
    • Monsignor Roberto Carboni: Evangelizzazione dei Popoli e Cooperazione tra le Chiese; Tutela dei minori.
    • Monsignor Gian Franco Saba: Cultura, Educazione, Scuola e Università; Ecumenismo e dialogo interreligioso.
    • Monsignor Sebastiano Sanguinetti: Liturgia e lingua sarda nella liturgia; Beni Culturali ed Edilizia di Culto; delegato per l’attuazione del protocollo d’Intesa RAS-CES.
    • Monsignor Giovanni Paolo Zedda: Caritas; Migranti; Pastorale della salute; Progetto Policoro.
    • Monsignor Mauro Maria Morfino: Clero e vita consacrata, Commissione presbiterale Regionale, CISM e USMI.
    • Monsignor Corrado Melis: Apostolato dei laici; Pastorale giovanile e vocazionale; Pastorale familiare.
    • Monsignor Arrigo Miglio: Sovvenire al sostegno economico alla Chiesa.
    • Monsignor Ignazio Sanna: Pastorale del turismo.
    • Monsignor Mosè Marcia, affiancherà Monsignor Melis con delega per la Pastorale Familiare.

    Sebastiano Sanguinetti , segretario


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  3. #333
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    #CondiviDono

    Pastorale Giovanile Oristano

    CIAO RAGAZZI! Abbiamo terminato solo ieri con la nostra rubrica #sempreonline, vi ringraziamo per averla seguita e speriamo vi sia piaciuta! Ma... non vi lasciamo soli! Eccoci con la nostra nuova rubrica che ci accompagnerà durante tutta questa settimana: si chiama #CondiviDono, rubrica a cura della Pastorale Giovanile e Vocazionale della nostra Diocesi. Ogni giorno pubblicheremo un video nel quale parleremo di un dono dello Spirito Santo, incontrando voci e video diversi lungo questo nuovo percorso! Siete pronti? Oggi partiamo con la Sapienza! Aiutateci con un piccolo mi piace e con la condivisione del video! A domani con la prossima puntata di #CondiviDono

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  4. #334
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    Nomina di don Giuseppe Pani

    NOMINE (2 Giugno 2020)


    La Curia Arcivescovile rende noto che in data 28 maggio 2020, mons. Arcivescovo, con un suo decreto, ha istituito l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Universitaria, la Cultura e l’Evangelizzazione Digitale, nominando come Responsabile il rev. don Giuseppe Pani, docente stabile di Teologia Morale all’ISSR di Sassari e e all’Istituto Euromediterraneo di Tempio Ampurias.
    Mons. Antonino Zedda
    Cancelliere Arcivescovile

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  5. #335
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    I sette doni dello Spirito Santo

    I ragazzi della Pastorale Giovanile condividono i sette doni dello Spirito Santo

    Nella settimana che segue la solenne festa di Pentecoste i ragazzi della Pastorale Giovanile e Vocazionale della nostra Arcidiocesi raccontano e #CondiviDono i sette doni dello Spirito Santo. Ogni mattina, per tutta la settimana, verrà pubblicato un breve videomessaggio sul “canale YouTube Chiesa di Oristano” con la condivisione, il racconto, l’esperienza su ciascuno dei sette doni dello Spirito. I video sono dedicati ai giovani, in particolar modo ai ragazzi che si stanno preparando a ricevere il Sacramento della Cresima.



    Già pubblicati:

    #CondiviDono la #Sapienza (GUARDA ORA)
    #CondiviDono l’#Intelletto (GUARDA ORA)


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  6. #336
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    Il messaggio dei Vescovi della Sardegna nella Basilica di Bonaria

    CES. La fede e il futuro del nostro popolo nel tempo della prova.

    Consolate, consolate il mio popolo… (Isaia 40,1).

    Come Vescovi della Sardegna, in questa stagione della nostra storia inedita e drammatica, che continua a chiedere a tutti – anche in presenza di confortanti segnali di attenuazione dell’epidemia – gesti di responsabilità per la tutela della nostra salute, desideriamo far sentire la nostra voce – concorde e solidale con le nostre Chiese – per interpretare e accompagnare tutte le altre voci che giungono dalle famiglie, dalle realtà associative, dalla scuola e dal mondo del lavoro. Ci sentiamo soprattutto accompagnati dalla voce del Maestro, che ci invita a essere forti nella fede, senza perdere mai la speranza, specialmente nella burrasca. Le nostre voci intendono far riecheggiare nuovamente le parole che papa Francesco, nell'indimenticabile preghiera del 27 marzo scorso in una piazza San Pietro deserta, pronunciò come appello alla nostra fede fragile: Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

    Non ignoriamo che anche in Sardegna, dove pure il virus Covid-19 ha avuto una diffusione molto inferiore rispetto ad altre Regioni, le conseguenze siano state evidenti, in particolare per l’esperienza della fragilità personale e collettiva che, accompagnata dalla paura del contagio, ha messo in discussione stili di vita, relazioni interpersonali e consuetudini secolari, alle quali eravamo tradizionalmente abituati. Se si aggiungono, inoltre, gli evidenti riflessi che l’epidemia sta avendo sulla nostra economia e sull'occupazione, intaccando anche il risparmio del nostro popolo e indebolendo la preesistente e fragile situazione della nostra Isola, non è sbagliato affermare che l’emergenza sanitaria sia diventata un’autentica emergenza sociale. Possa l’esperienza della fragilità che abbiamo vissuto e ancora viviamo aiutarci a valutare sempre con sapienza le nostre scelte di vita e i modelli di sviluppo che ci vengono offerti.

    Noi Vescovi non siamo né politici né economisti, né tantomeno medici, ma vogliamo – a nome del Vangelo – accompagnare e far risuonare ancora più forti le voci provenienti dalle persone concrete e dai loro bisogni essenziali. Pensiamo alle famiglie, spesso più impoverite e senza un sostegno adeguato; ai ragazzi e ai giovani che hanno vissuto anche un’emergenza educativa, non solo scolastica; ai lavoratori che vivono l’incertezza della precarietà, senza certezze per il futuro; alle imprese, molte delle quali a rischio fallimento e agli anziani, che hanno pagato il prezzo dell’isolamento, diventando spesso vittime involontarie del virus. Pensiamo molto ai poveri, vecchi e nuovi, temiamo per loro perché c’è il rischio che continueranno a vivere nella solitudine, persino nell'abbandono. E non vogliamo dimenticare la realtà delle persone disabili, perché la loro fragilità e il loro disagio sono aumentati ancora di più con l’emergenza sanitaria.

    Come Vescovi continuiamo a essere vicini a tutte le persone deboli che vivono nelle famiglie, nelle strutture sanitarie o nelle case di accoglienza, alle loro ferite fisiche, psicologiche e mentali, rinnovando la nostra profonda ammirazione e il nostro ringraziamento per chi si occupa di loro, non solo per un naturale senso del dovere, ma anche per i sentimenti più belli che fanno la differenza quando ci si prende cura degli altri, i sentimenti della passione per la vita.

    Sentiamo come nostro compito, dopo aver ripreso con gioia le celebrazioni pubbliche della fede, quello di far rifiorire nel nostro popolo la speranza nel futuro, soprattutto quando ci giungono – talvolta disperatamente – appelli da persone in difficoltà, alla cui attenzione come Chiesa stiamo dedicando tutto il nostro impegno di pastori, insieme ai sacerdoti e ai diaconi, alle religiose, grazie alla generosità dei volontari delle nostre Caritas e dei vari enti che gravitano nel mondo ecclesiale, rispondendo talvolta anche solo ai loro bisogni immediati per affrontare la vita di ogni giorno.

    Per questo desideriamo incoraggiare e rafforzare tutte le scelte che riguardano la concreta esistenza delle persone e il loro futuro. Mentre ci difendiamo giustamente dal “virus” che lavora per la morte, siamo però chiamati a sviluppare idee e progetti per un altro “virus”, quello per la vita. Appare necessario che la politica, l’economia, la sanità, la giustizia e la cultura si mettano in gioco, preparando una terapia adatta che consenta al nostro popolo un respiro ampio e rigenerante. Preoccupano invece alcuni sguardi limitati, interventi con il fiato corto e la lentezza nel passare dalle promesse ai fatti, anche a causa di un percorso burocratico esasperante.

    Ci sentiamo incoraggiati come credenti anche dalla fede del nostro popolo, dalla memoria di donne e uomini che ci hanno trasmesso esperienze di rinascita e passaggi storici rivelatisi fondamentali per tutta la nostra storia.

    In questa stagione altri temi meritano la nostra attenzione e quella dell’opinione pubblica. Il primo riguarda le scuole paritarie, che pur non essendo statali sono comunque pubbliche e non tutte cattoliche, la cui voce in Sardegna si è levata ultimamente per ricordare che promuoverle e difenderle significa tener conto non solo della loro specificità nel campo dell’istruzione, ma anche della necessità di mantenere la loro offerta educativa accessibile alle famiglie, in linea con la Legge n.62 del 2000, che attua l’articolo 33 della Costituzione. Senza dimenticare il valore della loro proposta educativa in una società pluralista come quella attuale e senza sottovalutare il risparmio economico che esse rappresentano per lo Stato.

    Sempre nel campo educativo inoltre, insieme agli educatori, attendiamo con fiducia le Linee guida applicative per le nostre comunità e per i centri oratoriani che permettano – fin da questa estate – l’animazione dei bambini e dei ragazzi, veri tesori del nostro futuro. Siamo infatti persuasi della necessità di tornare in modo convinto a investire nell'educazione, favorendo per la scuola la libertà di scelta e assicurando risorse ai diversi settori che si occupano di formare le nuove generazioni.

    Una parola desideriamo pronunciarla anche sul tema del turismo. Difficile pensare al futuro della Sardegna senza una salutare scossa che faccia ripartire questo settore. Sosteniamo con vigore l’ambizioso ma necessario impegno di tutti coloro, politici e imprenditori, che hanno manifestato tante idee innovative anche per quest’estate. La nostra Isola, con la sua naturale bellezza e la possibilità di essere una Regione Covid-free, può rappresentare un modello da imitare e contemporaneamente compiere una svolta significativa della sua storia. Importante accompagnarla e favorirla risolvendo finalmente l’annoso tema dei trasporti e contribuendo, con opportune e coraggiose decisioni, a offrire l’immagine di una Sardegna non solo autonoma ma anche accogliente e solidale, modello di una società che sa rigenerarsi e rinnovarsi. Un impegno particolare chiediamo alle comunità ecclesiali, perché offrano un’accoglienza liturgica e spirituale che aiuti ogni turista a rigenerare anche lo spirito.

    Due gesti accompagnano questo nostro Messaggio. Uno religioso, con la celebrazione di oggi nella Basilica di Bonaria, la nostra Massima Patrona che imploriamo come Madre premurosa del nostro cammino e l’altro, non meno importante, di condivisione interdiocesana, rivolto al Centro di accoglienza Il Gabbiano della Comunità Padre Monti a Oristano, segno della nostra attenzione al mondo della disabilità, al quale doniamo 30 mila euro per dotarlo di adeguati presidi sanitari.

    Che Dio ci benedica tutti, mantenendoci nel suo Amore.

    Cagliari 2 giugno 2020
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  7. #337
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    Antonello Mura: «La Sardegna deve ritrovare fiducia». Un gesto non solo religioso.

    Coronavirus. La Sardegna si affida alla Madonna di Bonaria

    Francesco Ognibene

    Nei 650 anni dall'arrivo miracoloso dell’immagine mariana dal mare, Bonaria le ha viste assolutamente tutte, condividendo ogni ferita di Cagliari e del popolo sardo di cui è patrona. Il coronavirus si aggiunge a una lunga lista di guerre, epidemie e crisi, prove durante le quali la Sardegna ha sempre saputo nel fondo del suo cuore dove bussare e a chi ricorrere. Naturale che i Vescovi delle 10 diocesi sarde abbiano pensato a un gesto di affidamento dell’Isola a Nostra Signora di Bonaria, per il 2 giugno. A guidarli è monsignor Antonello Mura, che di Diocesi ne governa due (Nuoro e Lanusei) e che con i confratelli ha firmato un Messaggio di grande speranza ma anche di acuta analisi religiosa, sociale ed economica. La sua riflessione rispecchia il pensiero condiviso dai Vescovi che oggi daranno voce all’anima cristiana della gente.

    Cosa vuole dire alla Sardegna e ai sardi il vostro Messaggio?

    In questi mesi abbiamo sofferto con la nostra gente e ne abbiamo condiviso paure e fragilità, ora volevamo incoraggiarla a ripartire e, mantenendo la prudenza, invitarla a guardare con fiducia al futuro. Desideriamo anche dar voce alle persone in difficoltà, voci che ci giungono come un appello particolarmente dalle famiglie, dalla scuola e dal mondo del lavoro.

    Che significato può avere oggi per la gente un gesto come quello che compite a Bonaria?

    E’ la nostra patrona, e il suo sguardo di Madre ci aiuta a ritrovare più autenticamente i nostri. Lo stesso colle dove è collocata la Basilica sembra invitarci continuamente a scrutare gli orizzonti, a vedere oltre questo tempo e a scoprire, grazie alla fede, un sguardo unitario per la nostra terra, spaziando dal cielo alla terra, dal presente al futuro.

    Cos'ha imparato la Chiesa sarda dall'esperienza della pandemia? E quale contributo
    offre ora alla regione?

    Direi che più dei contagi e dei morti, inferiori ad altre regioni, il virus ci ha fatto riscoprire delle risorse morali e di fede che, pur presenti, non sempre erano evidenti. Penso alla solidarietà che, oltre che vissuta privatamente si è manifestata con gesti di generosità pubblici verso i più poveri; ma anche al grande rispetto che abbiamo dimostrato verso le disposizioni che ci venivano richieste, rinunciando così a momenti e gesti che facevano parte delle nostre tradizioni. E inoltre anche da noi la Chiesa – parrocchie e Diocesi – si è interrogata sul linguaggio migliore per parlare al suo popolo in questo tempo.

    Nel vostro Messaggio parlate di «virus della vita», contrapposto a quello che lavora per distruggere. Cosa occorre perché si contagi, vincendo i fondati timori per il futuro?

    Occorrono idee originali e progetti nuovi. Perché la ripetizione di quanto fatto nel passato non basterà più. Finora abbiamo creduto che sguardi limitati e interessi di parte, in ogni campo, potessero comunque salvarci. Non sarà più così, credo. Vale per la politica e per l’economia, ma anche per la sanità e la cultura. Per non parlare del turismo, carta che la Sardegna continua a giocare ben poco se pensiamo a quanto ha ricevuto in dono. La bellezza del territorio e le sue potenzialità meritano una creatività che sappia guardare lontano.

    Cosa chiedete come Vescovi alle istituzioni, alla politica e all'economia della regione?

    Chiediamo quello che chiede la nostra gente, come afferma anche il messaggio che indirizziamo dalla Basilica di Bonaria. La Sardegna non è solo un bel palcoscenico estivo, che tra l’altro nessuno può vantarsi di aver creato. Ha anche bisogno di persone che, mantenendo alti i valori storici dell’autonomia e senza giustificare nessun tipo di isolamento, creino condizioni perché – ad esempio – i giovani non debbano andar via per realizzare i loro sogni e perché le zone interne non rimangano emarginate. C’è anche bisogno che chi vive in Sardegna ritrovi fiducia, allietando il futuro di nuove nascite, con famiglie finalmente incoraggiate attraverso idonee scelte di politica familiare. Senza dimenticare i trasporti, una piaga non solo per chi arriva dal resto d’Italia ma per la viabilità al nostro interno. Invece di aiutare i paesi piccoli con incentivi fine a se stessi, bisognerebbe offrire agli abitanti la possibilità di raggiungere senza difficoltà i luoghi di lavoro o di studio, per poi facilmente rientrare a casa.



    Da 650 anni la Madonna venerata a Cagliari indica la rotta da seguire e protegge i sardi

    «Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani». San Paolo VI il 24 aprile del 1970 a Cagliari così definiva il legame inscindibile tra i sardi e la Vergine di Bonaria. Quattro Pontefici in meno di mezzo secolo sono stati pellegrini sul colle che domina il Golfo di Cagliari, rendendo omaggio alla Madonna con il bimbo in braccio e la candela, guida sicura dei naviganti. Edificato per volere dell’infante Alfonso nel 1324 durante l’assedio di Castel di Castro (l’attuale quartiere di Castello) sul colle detto in catalano di «Bon Aire» (buona aria), il santuario nel 1370 accolse il simulacro giunto sulla spiaggia in maniera miracolosa. Il termine «Bon Aire» evoca Buenos Aires, per questo papa Francesco nel settembre 2013 venne pellegrino poco dopo l’inizio del pontificato. I Mercedari sono tuttora custodi del santuario, della Basilica (XVIII secolo) e del culto alla Vergine, patrona massima della Sardegna. (R. Comp.)



    Tutto il Paese vive una fase di speranze e di incertezze. Cosa dice la fede cristiana in un tempo così difficile?

    Questo tempo ci chiede prima di tutto di non evitare di interrogarci, perché la stessa fede ha dovuto prendere atto di diversi cambiamenti nella pastorale, nell'immagine dei sacerdoti e dello stesso Vescovo, oltre che nell'uso dei beni. In futuro inciderà ad esempio un dato di questi mesi: quello che ha visto venir meno diversi servizi pastorali (culto, catechesi, eventi, oratori...) e contemporaneamente emergere però una presenza inedita dei sacerdoti (e del Vescovo) accanto alla gente, con più creatività, generosità e discrezione. Così come, per quanto riguarda l’uso dei beni, le difficoltà economiche della gente, destinate ad aumentare, ci costringeranno a fare per necessità quello che non abbiamo fatto per scelta, realizzando così una coraggiosa chiarezza sul loro uso. La stessa struttura parrocchiale andrà ripensata a favore di un funzionamento reale di Chiesa locale, con comunità che privilegiano più autenticamente la prossimità e la sensibilità alla sequela di Gesù.

    La sintesi del Messaggio dei vescovi sardi sull'uscita dall'emergenza coronavirus
    Affidato a un versetto di Isaia («Consolate, consolate il mio popolo...») il compito di riassumerne il senso in un’immagine, i Vescovi della Sardegna sviluppano nel loro Messaggio diffuso il 2 giugno dal santuario di Bonaria una riflessione su «La fede e il futuro del nostro popolo nel tempo della prova» levando la voce della Chiesa «per interpretare e accompagnare tutte le altre voci che giungono dalle famiglie, dalle realtà associative, dalla scuola e dal mondo del lavoro». E’ la condivisione profonda del momento attraversato dall'Isola che si coglie in un testo nel quale i Vescovi avvertono «come nostro compito, dopo aver ripreso con gioia le celebrazioni pubbliche della fede, quello di far rifiorire nel nostro popolo la speranza nel futuro, soprattutto quando ci giungono – talvolta disperatamente – appelli da persone in difficoltà, alla cui attenzione come Chiesa stiamo dedicando tutto il nostro impegno». In Sardegna come altrove il virus ha fatto compiere «l’esperienza della fragilità personale e collettiva», presentando ora il conto con «gli evidenti riflessi che l’epidemia sta avendo sulla nostra economia e sull'occupazione» logorando «la preesistente e fragile situazione della nostra Isola», tanto che «non è sbagliato affermare che l’emergenza sanitaria sia diventata un’autentica emergenza sociale». Per questo «appare necessario che la politica, l’economia, la sanità, la giustizia e la cultura si mettano in gioco, preparando una terapia adatta che consenta al nostro popolo un respiro ampio e rigenerante», superando «sguardi limitati, interventi con il fiato corto e la lentezza nel passare dalle promesse ai fatti». Lanciato un appello per le scuole paritarie, i Vescovi chiedono il coraggio di «idee innovative» – ad esempio nel turismo – perché la Sardegna «accogliente e solidale» diventi «un modello da imitare» compiendo «una svolta significativa della sua storia», il «modello di una società che sa rigenerarsi e rinnovarsi». Servono segnali. Come quello che i Vescovi offrono donando 30.000 euro al Centro di accoglienza Il Gabbiano della Comunità Padre Monti a Oristano.



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    Ultima modifica di Augustynus; 02-06-2020 alle 22:50
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  8. #338
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    Appuntamento settimanale in videoconferenza. E a breve anche una piccola sorpresa

    Prove di canto al tempo del Covid. Il coro gospel “Sounds of Freedom” resiste online

    La musica e la voglia di cantare tutte insieme non sono mai venute a mancare per le coriste del “Sounds of Freedom Gospel Choir”, neanche durante l’emergenza sanitaria che ha costretto tutti a fermarsi e stare in casa. I mezzi tecnologici e internet sono stati due ottimi alleati e compagni di viaggio per il coro gospel – per ora solo al femminile – di Oristano. Le prove settimanali non si sono mai fermate, nonostante tutto. Sulla piattaforma Zoom, ogni martedì sera l’appuntamento imperdibile con la musica e con il loro “canto libero”. “Ogni martedì continuiamo a esercitarci insieme”, si legge sulla pagina Facebook delle Sounds of Freedom, “e durante il resto della settimana ci teniamo in allenamento con i compiti che la nostra direttrice Maria Rosa Romanello ci assegna”. Un modo non solo per stare insieme nonostante la distanza, ma anche per mantenersi in allenamento con il canto. E se è vero che la forza e il senso di un coro sta soprattutto nel poter cantare insieme, l’unione del gruppo non è venuta meno in questi mesi, anzi. E questo grazie alla passione per la musica e l’aiuto della tecnologia.
    E per il futuro? Anche per loro, come per tanti musicisti e tutti coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo, si spera quanto prima di tornare a fare musica e cantare dal vivo. Nel mentre però, le “Sounds of Freedom” proprio in questi giorni stanno preparando una piccola sorpresa per tutti quelli che le seguono: l’annuncio sarà pubblicato nella loro pagina Facebook.

    “Sounds of Freedom Gospel Choir“. Il coro nasce a Oristano nel 2017, per volontà di un gruppo di persone accomunate dalla passione per il Gospel e il canto corale. Attualmente è diretto da Maria Rosa Romanello, che si occupa della scelta dei brani da inserire in repertorio. Prima del lockdown, il coro si riuniva per le prove tutti i martedì sera nel salone parrocchiale dei Cappuccini, a Oristano.

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    Si cerca un nuovo locale per i senzatetto

    Dormitorio chiuso. I volontari di Domus non si arrendono: un tetto per chi cerca un po’ di dignità

    Non si vogliono arrendere i volontari dell’associazione Domus che gestiscono il dormitorio di Oristano, chiuso in via Palmas, perché il locale non più idoneo rispetto alle nuove norme sull'emergenza coronavirus. Fanno sapere di essere “alla ricerca di locali che garantiscano un servizio migliore in favore dei tanti che ogni notte occupano panchine, parcheggi, rifugi di ogni genere”. In una nota ricostruiscono la triste vicenda il cui “ultimo atto”, ricordano, “è la chiusura, non si sa ancora se definitiva, del dormitorio di via Palmas, decisa dalla ASSL e posta in essere dal PLUS di Oristano venerdì 29 maggio”. “La vicenda aveva preso inizio nella prima settimana di marzo”, si legge nel comunicato, “quando i volontari dell’associazione Domus Oristano, che gestiscono il dormitorio in convenzione con il PLUS, avevano segnalato la situazione di oggettivo pericolo di contagio a cui erano esposti gli ospiti del dormitorio, costretti a trascorrere il giorno all'aperto, in condizioni igienico-sanitarie precarie, e la notte in spazi troppo ristretti per attuare le misure di distanziamento che si andavano profilando”. “Un confronto con il sindaco e i Servizi sociali aveva quindi portato alla soluzione non più rimandabile di collocare in hotel gli ospiti allora presenti in dormitorio”, si legge ancora nella nota. “La situazione si è protratta fino a quando, il 18 maggio, è stata stabilita la fine ufficiale del lockdown, pur nel permanere dell’emergenza sanitaria”. “Alla richiesta della ripresa del servizio”, spiega la nota di Domus, “i volontari del dormitorio hanno chiesto alla ASSL un controllo degli spazi e un preciso protocollo a cui attenersi, per garantire sicurezza a se stessi e agli ospiti, ed evitare ulteriori occasioni di diffusione del virus”. “La risposta dell’Ufficio di Igiene ha sciolto ogni dubbio: per la disposizione degli spazi, evidentemente inadeguati in tempi di Covid, il dormitorio non può riaprire nei locali fino ad ora utilizzati”. “Ai sensi del regolamento del dormitorio”, prosegue la nota di Domus, “il PLUS ha comunicato agli ospiti presenti in hotel il non reinserimento, giustificando la decisione con lunga permanenza in struttura, ma dichiarando di impegnarsi a sostenerli nella ricerca di una soluzione abitativa alternativa, almeno per il mese di giugno”. “Al momento”, conclude la nota dell’associazione Domus che gestisce il dormitorio di Oristano, “questo sembra essere il capolinea di una vicenda che per quasi sei anni ha visto decine di volontari impegnati dell’accoglienza di ormai un centinaio di persone senzatetto, provate dalle più svariate vicende della vita e spesso alla ricerca di una dignità e di una voglia di ricominciare che sembrava perduta”.



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    L'impegno in Kenia della sede oristanese del Volontariato Internazionale Cristiano

    La raccolta fondi in piazza è slittata a settembre, ma il riso solidale dell’Osvic resta una cosa seria


    La pandemia quest’anno ha fatto saltare anche l’usuale appuntamento del secondo fine settimana di maggio con l’OSVIC (Organismo Sardo di Volontariato Internazionale Cristiano) e la campagna di raccolta fondi “Abbiamo riso per una cosa seria“: tutto rimandato all'autunno. Se ne riparlerà tra fine settembre e inizio ottobre, con il coinvolgimento a livello nazionale di FOCSIV – Volontari nel Mondo, Coldiretti e Campagna Amica. L’OSVIC di Oristano in questi ultimi mesi ha dovuto ridurre le attività e trovare nuovi metodi di intervento, ma non si è fermato. In Italia si cerca di offrire servizi alle famiglie in difficoltà, in Kenya si continua a sostenere le comunità, distribuendo viveri e permettendo ai bambini di avere ogni giorno i farmaci salvavita. Ma anche i cento minori orfani e sieropositivi assistiti nella casa di accoglienza “Tumaini” a Nanyuki, in Kenya, soffrono gli effetti della pandemia: sono dovuti tornare nei villaggi di origine, affidati a parenti che spesso non hanno i mezzi per sostenerli.
    Quale sarà il futuro con il covid e dopo il covid nel campo della solidarietà? “Quello che è certo è che bisognerà lavorare ‘perché tutto non ricominci come prima’, perché le situazioni che c’erano prima erano un problema e non la soluzione”, spiega l’Osvic. “Le cause delle pandemie risiedono anche in modelli di sviluppo basati sul profitto, che non guardano al bene delle persone e alla salvaguardia dell’ambiente. E allora il futuro si potrà trovare nell’applicazione di modelli basati su giustizia sociale e sistemi di produzione sostenibili, i quali mettano al centro i singoli e le comunità, e non il profitto, in qualunque parte del mondo ci si trovi”. Nel frattempo, dalla sede Osvic di Oristano (in via Goito 25) si continua ad offrire i pacchi di riso della Filiera Agricola Italiana. Acquistare quel pacco di riso a 5 euro è “un gesto consapevole di chi decide di difendere il diritto al cibo e al lavoro agricolo di tanti nel nord e nel sud del mondo”. Per ricevere il riso a casa è sufficiente una telefonata al numero 0783.71817. Grazie ai fondi raccolti con i pacchi di riso si finanzieranno un intervento in Italia e 34 nel mondo. Tra questi c’è il progetto dell’Osvic in Kenia, che oltre a prendersi cura dei ragazzi sieropositivi sostiene l’agricoltura familiare nella casa di Nanyuki. Secondo il report dello scorso aprile del World Food Programme, in almeno 30 paesi del mondo potrebbero scatenarsi carestie a causa del coronavirus, facendo aumentare il numero di persone che soffrono di fame dagli attuali 135 a 250 milioni. La conseguenza della pandemia globale può essere una catastrofe umanitaria e alimentare, i cui segnali sono chiari in molti paesi, non solo dell’Africa, ma anche dell’America Latina e dell’Asia. La crisi provocata dal Covid-19, inoltre, avrà impatti sulla povertà a livello globale: si calcola che mezzo miliardo di persone potrebbe cadere sotto la soglia di indigenza dei 5,50 dollari al giorno. Contraccolpi che investiranno non solo le aree più povere del Pianeta, ma anche il Nord ricco. Coldiretti registra in Italia, dall’inizio del lockdown, un incremento di un milione di persone bisognose di generi alimentari: il 114% in più rispetto alle consuete richieste, conferma la Caritas. “Abbiamo riso per una cosa seria” è un piccolo contributo e da anni rappresenta un grande movimento di contadini italiani e del resto del mondo, sostenuti dai consumatori responsabili, che decidono di scegliere il riso di questa campagna solidale per la difesa della dignità dei lavoratori e per il diritto al cibo sano e di qualità per tutti. Una filiera di persone per sostenere le comunità, ma anche per attirare l’attenzione sulla sicurezza alimentare, i cambiamenti climatici, l’accaparramento da parte delle multinazionali, le migrazioni forzate, per promuovere il valore dell’agricoltura familiare come risposta alla crisi globale, per la richiesta di politiche adeguate.


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