Raccondiamoci il luogo che ci ha veramente toccato e dove abbiamo sentito veramente la presenza di Dio. Ed impegnamoci ad aprire singole discussioni su ciascuno di questi luoghi santi.
pace e bene
Raccondiamoci il luogo che ci ha veramente toccato e dove abbiamo sentito veramente la presenza di Dio. Ed impegnamoci ad aprire singole discussioni su ciascuno di questi luoghi santi.
pace e bene
Beh...non è Cattolico...ma questo luogo mi ha dato qualcosa che nessun altro luogo mi ha dato fin ora: il monastero di Ossios Loukas in Beozia, Grecia. Ci ho passato un pomeriggio ed è stato fantastico, ancora adesso a distanza di un anno mi viene la pelle d'oca solo a pensarci.
Se il tuo pensiero dimora in Dio, la forza di Dio dimora in te
Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo, Assisi, Subiaco. Ce ne sono di luoghi.![]()
Ut unum sint. Giovanni 17;21
Concordo che in ogni luogo sacro si avverte la presenza di Dio ma ritengo che secondo la propria sensibilità si possa cogliere delle percezioni particolari in uno specifico luogo.
Oltre ad Assisi, che se avessi scoperto la fede nel tempo giusto mi sarei trasferito in quei luoghi, posso testimoniare che solo in una chiesa di Napoli riesco a partecipare spiritualmente alla SS.Messa e riesco a non distrarmi, cosa che non mi succede in altro luogo sacro.
pace e bene
Io, lavoro permettendo, vado due volte all'anno all'Eremo delle Carceri ad Assisi.
Una volta vado da solo e i frati mi danno una celletta nella parte più antica dell'eremo; nella solitudine, vado a gennaio, cerco di riparare i danni.
Poi vado anche con la famiglia, hanno una piccola foresteria, ed è terapeutico per tutti, Dio lì sembra più vicino e pregare è facile.
Lisieux mi ha davvero toccato. In particolare davanti alla tomba di Santa Teresa
Conoscete la Verità e la Verità vi farà liberi. Giovanni 8,32
E' un luogo stupendo come daltronte tutti i luoghi toccati dal Serafico Padre Francesco. Spero questa volta di andare al Monte Verna dopo che ho visto da un documentario che tutti i giorni i frati officiano una funzione religiosa fino al luogo dove il Santo ebbe le stimmate.
pace e bene
Il Convento della Verna, ove san Francesco ricevette le stimmate
“Nel crudo sasso intra Tevero e Arno da Cristo prese l’ultimo sigillo che le sue membra due anni portarno”.
In queste due terzine del canto XI del Paradiso di Dante, è mirabilmente racchiuso il miracoloso evento delle stimmate ricevute da san Francesco d’Assisi nel settembre del 1224 sul monte della Verna.
Giunto al culmine della sua esperienza mistica, a due anni dalla morte, che sarebbe giunta nel me-se di ottobre del 1226, il santo di Assisi si era ritirato sulla Verna. Stanco e malato, dopo aver avuto la sicurezza dell’approvazione della Regola da parte del Papa Onorio III (29 novembre 1223), nella quale aveva dato ai suoi frati il “midollo del Vangelo”, Francesco aveva rinunciato alla guida dell’ordine da lui fondato circa venti anni prima. Ora anelava soltanto all’unione con Dio nella soli-tudine e nell’orazione.
Nelle lunghe veglie di preghiera chiedeva a Dio di provare un po’ dell’amore e del dolore che Ge-sù sentì nei momenti della sua Passione. Fu esaudito e, nella notte tra il 16 e il 17 settembre del 1224, pochi giorni dopo la festa dell’Esaltazione della Croce (14 settembre), un serafino con le sembianze di Cristo gli trasverberò le mani, i piedi e il costato. Fu il primo caso di stimmatizzazione avvenuto nella Chiesa, un enorme privilegio concesso da Cristo a chi si era conformato di più a Lui.
Sul finire del mese di settembre, Francesco lasciò la Verna e per due anni cercò di nascondere i segni del prodigio, conosciuti solo da pochi intimi prima del suo santo trapasso, avvenuto nella not-te tra il 3 e il 4 ottobre del 1226.
Un incontro decisivo a San Leo
Ma come era giunto san Francesco alla Verna, questo luogo affascinante e selvaggio, che si eleva, all’altezza di oltre 1200 metri, nelle montagne toscane ricoperte di faggi e di querce secolari, che separano la Val Tiberina dal Casentino?
Nella primavera del 1213, il Poverello di Assisi, in compagnia di frate Leone, percorreva la regio-ne del Montefeltro, che attualmente si trova nell’estremo nord delle Marche, quando, giunto nei pressi del castello di San Leo, ebbe notizia di una festa che vi si stava svolgendo.
Il santo non si lasciò sfuggire l’occasione di fare un po’ di apostolato e salì immediatamente al ca-stello, giungendovi mentre dei menestrelli stavano gareggiando tra loro. Francesco montò su di un muretto e, pieno di amore di Dio, declamò la sua canzone di amore: “Tanto è quel bene ch’io aspet-to, che ogni pena m’è diletto”.
Tutti gli astanti furono colpiti dall’intensità di quel richiamo, in particolare il conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani, il quale, alla fine della predica, volle aprire la sua anima al serafico.
Francesco, che ben conosceva le regole della cortesia medievale, nelle quali si sublimava la carità cristiana, gli chiese di adempiere prima i doveri nei confronti dei suoi ospiti: “Onora gli amici tuoi che ti hanno invitato per la festa e desina con loro, e dopo desinare parleremo insieme quanto ti piacerà”.
Durante il colloquio che ne seguì, il conte fu colpito dalla grazia di Dio e, conoscendo il desiderio di solitudine dell’umile frate, gli disse: “Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalla gente, o a chi desiderasse fare vita solitaria. S’egli ti piacesse, volentieri lo ti donerei a te e ai tuoi compagni per salute dell’anima mia”.
Francesco accettò di buon grado l’offerta e, dopo avervi mandato in avanscoperta due frati ed es-sere stato da loro rassicurato sulla santità del luogo, vi andò, eleggendolo a suo romitorio preferito.
I “Fioretti” narrano che quando egli vi si recò, fu accolto alle falde del monte da “una grande torma di diversi uccelli, li quali con battere l’ali mostravano tutti grandissima festa e allegrezza”. San Francesco prese questo fatto come un segno dell’approvazione divina: “Al nostro Signore Gesù Cristo piace che abitiamo in questo luogo solitario”.
Il sommo privilegio delle Stimmate
L’eccezionalità dell’evento delle sacre stimmate ha fatto della Verna uno dei luoghi più venerati dai francescani e dai fedeli del santo di Assisi di tutte le epoche e di ogni parte del mondo.
Il convento della Verna, nato come eremo attorno alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, in sosti-tuzione delle piccole capanne di frasche e di legname fatte costruire per Francesco e per i suoi frati dal conte Orlando Catani, si è via via ingrandito nel corso dei secoli, fino a raggiungere le dimen-sioni attuali. Ora vi vivono una sessantina di frati.
Il suo cuore è costituito dalla Cappella delle Stimmate, costruita sul luogo dove san Francesco ri-cevette i segni della Passione di Nostro Signore. Così san Bonaventura, il grande teologo francesca-no, descrive il miracoloso avvenimento:
«Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina lo trasse in disparte e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna. Qui egli ave-va iniziato, secondo il suo solito, a digiunare la quaresima in onore di S. Michele Arcangelo (…)
Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate discende-re dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effigie di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce (…)
Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso.
Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte dai chiodi; le capocchie dei chiodi spor-gevano dalla parte interna della mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta (…) Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cica-trice rossa, che spesso emanava sacro sangue» (S. Bonaventura, Legenda Maior, XIII FF 1223-1226).
Luogo di fede, raccoglimento e riposo
Accanto alla Cappella delle Stimmate si trova il Romitorio delle Stimmate nel quale, seguendo la Regola che san Francesco scrisse per “coloro che vogliono vivere religiosamente nei romitori”, vi-vono alcuni frati che, in forma temporanea e in fraternità, si dedicano in modo più intenso alla pre-ghiera e alla contemplazione.
Il Convento è dotato di una sessantina di stanze a disposizione dei pellegrini con il pagamento di una modesta pensione. L’ospitalità dei discepoli di san Francesco è squisita ed improntata alla sem-plicità francescana; la cucina, abbondante e genuina, è quella stessa dei frati; il panorama, che ab-braccia le montagne e le vallate del Casentino e della Val Tiberina, è mozzafiato; l’aria, frizzante e pura; i boschi, verdi e silenziosi.
I buoni frati assicurano il servizio religioso, con la celebrazione di diverse messe al giorno, una processione pomeridiana al luogo delle stimmate, e la possibilità di confessarsi senza problemi.
Insomma, tutto invita a trascorrere un fine settimana diverso, dedicato alla spiritualità ed alla na-tura, o, perché no, anche una breve vacanza, a meno di tre ore di macchina da Roma, un’ora da Fi-renze e da Bologna. Una piccola pausa, lontano dalle preoccupazioni di tutti i giorni, per ritrovare se stessi e le radici cristiane della nostra nazione.
[QUOTE=perla;729936]Il Convento della Verna, ove san Francesco ricevette le stimmate
Grazie sei stata molto esaustiva.
pace e bene
L'emozione più grande l'ho provata entrando per la prima volta nel S. Sepolcro.
Mi sono innamorato talmente tanto di Gerusalemme, da esserci tornato per tre anni consecutivi.
(A Dio piacendo ci tornerò nel dicembre 2010).
Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore (salmo 89).