Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 4 PrimaPrima 1234 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 36

Discussione: Istituzione e attività della Pontificia Academia Latinitatis

  1. #11
    Veterano di CR L'avatar di Gabinus
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Provincia di Roma
    Età
    39
    Messaggi
    1,674
    Ringraziato
    15

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Don Roberto Spataro, S.D.B. (ecco il nesso di cui parlava Gabinus )
    A parte la battuta, è docente di Letteratura Cristiana Antica presso la Pontificia Università Salesiana

    Pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio (S. Gregorio)

  2. #12
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
    Data Registrazione
    Dec 2006
    Località
    Latina
    Età
    35
    Messaggi
    43,431
    Ringraziato
    3109

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Don Roberto Spataro, S.D.B. (ecco il nesso di cui parlava Gabinus )
    A parte la battuta, è docente di Letteratura Cristiana Antica presso la Pontificia Università Salesiana
    Ah ottimo, perché garantirà parallelismo stra accademia e università salesiana.
    Si sanno per caso anche i membri accademici?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  3. #13
    Triumviro di Liturgie papali L'avatar di Pikachu
    Data Registrazione
    Dec 2007
    Località
    Diocesi di Alba
    Messaggi
    6,218
    Ringraziato
    2307

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Ah ottimo, perché garantirà parallelismo stra accademia e università salesiana.
    E perchè dovrebbe?


  4. #14
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
    Data Registrazione
    Dec 2006
    Località
    Latina
    Età
    35
    Messaggi
    43,431
    Ringraziato
    3109

    Premi

    Citazione Originariamente Scritto da Pikachu Visualizza Messaggio
    E perchè dovrebbe?
    È scritto nel Mp che accademia e ateneo dovranno collaborare; e cosa c'è di meglio di avere un capo accademia che è anche docente in quel determinato ateneo?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  5. #15
    CierRino L'avatar di Vaticanista
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Reggio Emilia e Bologna
    Età
    29
    Messaggi
    7,037
    Ringraziato
    398
    Sono veramente entusiasta per la nomina del mio preparatissimo Magnifico Rettore alla presidenza della nuova Pontificia Accademia, anche perché prima di essere eletto Rettore faceva parte del mio dipartimento, storia.

  6. #16
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
    Data Registrazione
    Nov 2006
    Località
    Regio dissimilitudinis
    Messaggi
    5,429
    Ringraziato
    1248

    Premi

    Riguardo a don Roberto Spataro S.D.B., faccio comunque notare che si tratta di una figura che s'è spesa non poco per la promozione della lingua latina: qualche giorno fa ha partecipato all'inaugurazione dell'a.a. dell'Accademia Vivarium Novum di Roma (accademia che accoglie ogni anno gratuitamente decine di studenti insegnando loro materie umanistiche e praticando il cosidetto "metodo natura"), ha pubblicato articoli in difesa del latino (qui, ad esempio): insomma, una figura di tutto rispetto.
    Detto questo, mi auguro di vero cuore che questa accademia ottenga ottimi risultati, approfittando anche del recente risveglio d'interesse verso la lingua latina non solo nella Chiesa cattolica, ma anche in tanti altri ambienti.
    Citazione Originariamente Scritto da Vaticanista Visualizza Messaggio
    faceva parte del mio dipartimento, storia.
    Ah, sei un collega, dunque. Auguri.

  7. #17
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
    Data Registrazione
    Sep 2006
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    3,196
    Ringraziato
    609
    10/11/2012
    «Il latino è la lingua delle nostre radici ma funziona anche su Twitter»

    Intervista con don Roberto Spataro, segretario della nuova Pontificia Accademia di Latinità istituita da Benedetto XVI

    ANDREA TORNIELLI
    CITTÀ DEL VATICANOCon la pubblicazione del motu proprio che istituisce la Pontificia Accademia di Latinità, Benedetto XVI ha voluto sottolineare come oggi, nel contesto di un generalizzato affievolimento degli studi umanistici», appaia concreto «il pericolo di una conoscenza sempre più superficiale della lingua latina, riscontrabile anche nell’ambito degli studi filosofici e teologici dei futuri sacerdoti». Vatican Insider ha intervistato il latinista salesiano don Roberto Spataro, che Papa Ratzinger ha nominato oggi segretario della nuova Accademia

    Don Roberto, che senso ha istituire un’Accademia per il latino nell’epoca di twitter? Non rischia di essere un’operazione nostalgica?
    «Le rispondo anzitutto con un’osservazione: Twitter è uno strumento che impone una comunicazione rapida. Il latino, a confronto delle lingue moderne, per esprimere un concetto, in genere, adopera meno parole. Se dico in inglese “the corruption of the best one is horrible”, in latino, al posto delle otto inglesi, sono sufficienti tre parole: corruptio optimi pessima. Il latino è una lingua che aiuta a pensare con chiarezza, precisione e sobrietà. Tuttavia, il motivo principale che ha spinto il Santo Padre ad istituire questa Accademia è ancora più profondo: non si può e non si deve spezzare il legame con le radici della cultura umanistica che si è espressa in latino, nata nel mondo greco-romano, fiorita con il Cristianesimo, approfondita dall’Umanesimo, e che ha prodotto un patrimonio eccezionale di scienza, di sapienza, di fede».
    Una questione di cultura, dunque…

    «Senza questa cultura, diventiamo tutti più poveri. Dall’ethos dei popoli dell’Occidente e di altre regioni del mondo, viene tolta una parte dell’anima. Il latino è la lingua di maestri che non conoscono tramonto: Terenzio, con il suo homo sum, Cicerone con il suo concetto di humanitas e il suo ideale di res publica, Orazio con la sua aurea mediocritas, Livio con i suoi esempi di virtus, Seneca che ci insegna che tutti gli esseri umani, anche gli schiavi, hanno la loro dignità inalienabile, e tutti gli altri autori della Latinitas classica, argentea, aurea, postclassica, cristiana, tardomediovale, medievale, umanistica e neolatina.

    Come opererà l’Accademia? Che cosa si può fare per far conoscere di più la lingua latina?

    «L’Accademia, essendo un’istituzione scientifica, attiverà le iniziative tipiche di un organismo del genere: corsi, convegni, pubblicazioni. In particolar modo, nello Statuto, viene auspicata e sollecitata una stretta collaborazione con il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis, fondato dal Papa Paolo VI nel 1964, nel quale anche io ho l’onore di insegnare. C’è, però, un dettaglio nel Motu proprio del Papa che mi sembra significativo. Egli dichiara che l’insegnamento del latino dovrà svolgersi con “metodi didattici adeguati alle nuove condizioni”. Credo che faccia riferimento al cosiddetto “metodo natura” che, dov’è applicato, ottiene grande successo. Ho l’esempio dell’accademia Vivarium Novum ove questo metodo viene impiegato: i giovani studenti, provenienti da ogni parte del mondo, in poco tempo apprendono il latino ed imparano a leggere i classici senza l’uso del vocabolario.

    Qual è il rapporto esistente tra la lingua latina e la fede cristiana?

    «È un rapporto di amicizia! Nella costituzione apostolica Veterum Sapientia di Giovanni XXIII (1962) si ricorda che la lingua latina è immutabile, dunque è fissata in registri ben definiti e sottratti alla mutevolezza delle lingue nazionali. Ciò le conferisce la possibilità di esprimere i concetti con chiarezza e solidità di pensiero. Il latino si è rivelato perciò una lingua validissima per comunicare il pensiero con certezza, forza, precisione, e ricchezza di sfumature. È perciò la lingua del magistero, soprattutto in materia dogmatica, ove non si ammettono ambiguità, e della liturgia, ove terra e Cielo si incontrano, e le res humanae, di per sé transeunti, sono immerse nelle res divinae, eterne ed immutabili nella loro perfezione».

    All’ultimo Concilio il latino era ancora una lingua conosciuta dai padri conciliari. Quale sarà secondo lei la lingua del Vaticano III, quando si celebrerà?

    «Non credo che la celebrazione del Concilio Vaticano III sia imminente. Tuttavia, è chiaro che l’editio typica dei documenti ufficiali non potrà che essere in latino!»

    http://vaticaninsider.lastampa.it/in...apa-poe-19643/

  8. #18
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    52,223
    Ringraziato
    3454
    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Ah ottimo, perché garantirà parallelismo stra accademia e università salesiana.
    Citazione Originariamente Scritto da Pikachu Visualizza Messaggio
    E perchè dovrebbe?
    Come ha detto Phantom, nel motu proprio pubblicato oggi (precisamente all'art. 2 §2) il Santo Padre scrive che la nuova Pontificia Accademia dovrà collaborare con il Pontificio Istituto Superiore di Latinità; questo Istituto ha sede proprio presso la Pontificia Università Salesiana
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

  9. #19
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    52,223
    Ringraziato
    3454
    Quei classici più attuali di noi
    A colloquio con il presidente della nuova istituzione


    di Silvia Guidi

    Quanta vita in una lingua tecnicamente morta come il latino, non solo in Italia: in Germania è la terza lingua straniera più studiata (dal 2000 a oggi gli studenti sono cresciuti del 30 per cento). E non solo in Europa: in Cina è attivo dal giugno scorso Latinitas Sinica, il primo centro studi nel suo genere nella Repubblica Popolare.
    Ma gli esempi non mancano. «Il latino è inaspettatamente presente -- spiega a «L'Osservatore Romano» Ivano Dionigi, rettore dell'università di Bologna e presidente della istituenda Pontificia Accademia di Latinità -- anche in ambito informatico. La parola computer viene da computare, benché ritorni nella nostra lingua come prestito dell'inglese; la stessa chiocciola @ della posta elettronica (l'at inglese) rinvia al latino ad.

    «Le signe européen c'est le latin» scriveva de Maistre: non è più così?


    Da quando ho saputo della nomina mi sto facendo molte domande, prima di tutto su come interpretare al meglio questa istituzione e inserirla nelle dinamiche del presente. Come rendere utile e necessaria una lingua morta? Sempre più spesso da qualche decennio a questa parte si tende a rimuovere la cultura classica anche in Italia. Perché il latino? Perché il greco e i classici? Per tre motivi essenzialmente, il primo è la tutela dei beni culturali. «Mai l'America, se Roma fosse sorta nel Texas, si sarebbe comportata come fa la scuola italiana» diceva Giuseppe Pontiggia parlando della trascuratezza per l'immenso patrimonio di arte, scultura, architettura, cultura in senso lato che l'Italia ha a disposizione. In gioco c'è un destino culturale ma anche una concreta convenienza economica, la possibilità di investimenti a lungo termine e opportunità di lavoro e di occupazione per i giovani. Come si fa a non capirlo? Come si fa a intendere e a tramandare questo patrimonio se non si hanno gli strumenti per farlo? Secondo: il greco e il latino ci aiutano a parlare bene, questo lo ammettono anche coloro che non stravedono per i classici, da Toqueville a Gramsci. Parlar male, scrive Platone nel Fedone, oltre a essere una cosa brutta in sé fa male anche all'anima. Nulla appare scritto a caso, o “di fretta” nei classici, e questo è particolarmente prezioso per noi che viviamo all'interno di un clima diffuso di entropia linguistica, in cui le parole vengono ridotte a vocaboli. Tutte le nostre lingue europee dal Mar Nero all'Atlantico hanno risentito del latino; tempo fa ho basato un corso sull'etimologia di duecento parole, ogni termine è un campo magnetico che illumina una porzione di storia. Tutta la nostra tradizione letteraria si è modellata sul latino; se lo buttiamo via dobbiamo buttar via anche tanto altro. Terzo, i classici ci aiutano a pensare bene, è il loro lascito più vantaggioso; sono al contempo fondamento del presente e antagonisti al presente. Non voglio insistere sul tema delle radici identitarie perché sono evidenti. Nella storia linguistica e culturale dell'Europa, il latino ha avuto ruoli diversi nel tempo -- come ha ben spiegato Françoise Vaquet -- è stata la lingua della scuola, della Chiesa, dello Stato ma grazie alla sua universalità e alla sua brevitas è stata anche la lingua della scienza. Pensiamo al lessico tecnico delle varie lingue, con i termini di derivazione greca o latina.

    Originalità è tornare alle origini, diceva Gaudí; sulla stessa linea della frase di Verdi diventata proverbiale, «torniamo all'antico e sarà un progresso». Un elogio della tradizione che arriva da due artisti al di sopra di ogni sospetto di “passatismo” nostalgico.

    Questa ossessione di recidere i legami col passato ci rende tutti dei marcionisti culturali, una definizione coniata da Rémi Brague, recentemente premiato dalla Fondazione Ratzinger per le sue acute diagnosi delle malattie del pensiero contemporaneo. L'eretico Marcione voleva azzerare i legami del cristianesimo con le sue radici ebraiche, e così stiamo facendo noi con l'eredità di chi ci ha preceduto. Oltre al lessico fondamentale delle varie discipline, dal diritto alla politica, dalla farmacologia alla medicina, dalla matematica all'agricoltura, c'è un lascito culturale specifico, una forma mentale, un pensiero plurale metamorfico, fatto di argomentazioni, conflitto di idee, critica e autocritica, mentre oggi tutto converge verso la linearità. Ci si stupisce di meno davanti alle culture altre e alla globalizzazione se si conosce la koinè ellenistica e la globalizzazione romana, ci si “accasa” meglio nella modernità conoscendo l'apertura e l'educazione all'inclusione romana.

    Il ciclo di incontri sui classici fondato insieme ai suoi allievi nel 2002, a Bologna, negli anni ha riscosso un successo crescente; «più i tempi sono aridi più il lavoro diventa urgente» ha detto recentemente introducendo una lezione sul mito di Prometeo.

    Perché la gente fa la fila e tante persone non riescono a entrare? Perché il giornale del mattino alla sera lo butti via, ma non succede lo stesso con i testi che hanno segnato la nostra storia. Classico è ciò che ancora ha da essere diceva Osip Mandelstam, è un testo scritto per noi, non solo per narcisismo o per far soldi. Quando mi chiedono «ci renda attuali i classici», rispondo sempre «loro lo sono già, siamo noi che non siamo attuali!». Parlano di un mondo radicalmente diverso dal presente, per questo sono così interessanti.

    Contemporaneamente fondamento del presente e antagonisti al presente, come ha detto prima.

    Su questo, io sto con Eliot; fortunatamente il latino e il greco sono lingue morte, così ce ne possiamo spartire l'eredità. Certo, bisogna evitare l'accecamento grammaticalistico, la coniunctivitis professoria come la chiamava Giorgio Pasquali, e anche le iniziative di tante sodalitates nostalgiche, inutili se non controproducenti. I malintesi non sono mancati, purtroppo, il fascismo ha messo le mani sui classici e li ha ridotti a pretesto, a veicolo di una retorica tossica e marziale, le celebrazioni dedicate a Virgilio e Orazio hanno provocato danni irrimediabili. «L'Italia ha perso la guerra e gli italiani non sanno il latino», commentava amaramente Guido Calogero. Ma anche il dibattito negli anni Sessanta è stato drogato dall'ideologia, la cultura classica è stata considerata uno status symbol, uno strumento di difesa del potere, mentre secondo me è l'opposto, è uno strumento di difesa “dal” potere. In Italia, nonostante tutto, abbiamo ancora i migliori licei d'Europa, non sono ancora riusciti a rovinarli. Una lingua strutturalmente temporale come il latino può essere un antidoto alla dittatura del presente, alla mancanza di prospettiva storica tipica della nostra epoca

    Non solo brevitas, quindi, ma anche complessità creativa, rispetto alla banalità omologante di un linguaggio esclusivamente veicolare.

    Come diceva Baudelaire, il verbo è l'angelo del movimento che dà spinta alla frase. Il latino, fondato sul verbo, è lingua dinamica, è lingua sub specie temporis. Noi siamo tempo: nasciamo, cambiamo, moriamo. C'è un ordo verborum che non è immediato; e anche questo aiuta a guardare più in profondità, non tutto in primo piano, come avviene per una lingua puramente strumentale. Quando si legge un brano latino tutto il filo del discorso resta sospeso proprio perché c'è un prima, un durante e un dopo proprio all'interno della stessa formulazione linguistica.

    Come è nato il centro studi «La permanenza del Classico»?

    Insieme a Massimo Cacciari; avevamo quattrocento persone ai nostri seminari e ci siamo trasferiti a teatro, e poi in altri spazi più attrezzati, trasformando la lezione accademica in incontri dove la lezione è scandita da letture di attori e ritmata da intervalli musicali. Ci tengo a citare una frase dell'amico Cacciari: «Chi abbia letto una sola tragedia greca, una sola invettiva dantesca, un verso della Ginestra, saprà ascoltare, saprà riconoscere i propri limiti e il valore altrui, ma obbedire passivamente mai». Abbiamo tra le mani un patrimonio prezioso ed esplosivo, come la tradizione greca, Virgilio o la sapienza senecana, sarebbe egoismo tenerlo solo per noi, tutti devono poterne fruire. Il latino può essere una bussola; ce ne sono altre, ma avere queste parole originarie e necessitanti nello zaino interiore aiuta, sono un viatico importante. Parole, e non vocaboli, perché il vocabolario è un ossario; le parole si ribellano se vengono trattate male, non bisogna torcergli il collo, sono come le persone. L'Europa è figlia di quella storia che ha parlato ininterrottamente latino; il padre e la madre puoi ucciderli ma li hai nel sangue.

    Come è nata, nella sua storia personale, la passione per il latino?

    Tra i miei maestri ci sono don Silvio Linfi, di Pesaro, morto da poco tempo, e monsignor Elio Sgreccia, che è stato mio professore. Nella vita, tutto dipende dagli incontri. E la divisione dei saperi e delle cosiddette due culture, umanistica e scientifica, è un falso e un anacronismo. Tutto è scientia, scientia rerum. Erano umanisti o scienziati i presocratici? Io sto con il mio Seneca, il quale alla domanda «che cos'è il bene?», rispondeva «la conoscenza delle cose» (scientia rerum); «e il male, l'ignoranza delle cose» (imperitia rerum). L'uomo è intero, e noi lo vogliamo “cittadino”, non “utile impiegato”, come diceva Nietzsche. «Credono di tirar su la verità dal pozzo -- dice in un altro passo celebre -- servendosi di agà e di catà. L'antichità stessa va in pezzi per opera dei filologi»; anche le cause più giuste si perdono se vanno in mano agli avvocati sbagliati.

    Il Vaticano II e il latino: un malinteso?

    All'epoca il cardinale Montini riprese una frase di Agostino, melius est reprehendant nos grammatici quam non intelligant populi («è meglio che i grammatici biasimino noi, piuttosto che la gente non comprenda», Enarrationes in Psalmos, 138, 20) per spiegare le scelte della Chiesa a favore delle lingue nazionali. In fondo non è una novità: il primo riconoscimento ufficiale dell'esistenza di un volgare è una delibera del concilio di Tours dell'813, che ne raccomanda l'uso nelle omelie. Al clero Giovanni XXIII avrebbe poi rivolto un accorato elogio della classicità, la Veterum sapientia, in cui insiste sull'urgenza della conoscenza di un patrimonio irrinunciabile: è la lingua in cui hanno scritto e pregato i Padri, è segno dell'universalità cattolica e per la sua stessa inalterabilità è stata la forma nella quale è stato trasmesso e fissato il contenuto della fede cristiana; in più, si potrebbe aggiungere con una certa dose di ingenuità o di malizia, rende bene il senso del mistero grazie alla sua incomprensibilità e oscurità. Ma in fondo, paradossalmente, non la Chiesa ha scelto il latino, ma il latino ha scelto la Chiesa.

    Quali sono le priorità in agenda?

    Due innanzitutto, la prima ripristinare l'obbligatorietà del latino nei seminari e, in secondo luogo, creare ponti a tutti i livelli: tra la ricerca che si occupa di tradizione cristiana e quella classica e pagana, tra le università, nella divulgazione ad alto livello. Dobbiamo capitalizzare al meglio questo grande patrimonio. Serviranno sempre mediatori culturali, un "piccolo gregge" capace di tramandare e tradurre, lievito per tutti gli altri. Lucrezio e Seneca sono sempre uguali e diversi, il classico è sempre idem et alius. C'è il Lucrezio della retorica barocca del Seicento e quello razionalista ottocentesco di Rapisardi, ogni epoca ha bisogno di traduzioni e interrogazioni nuove, ma senza solide basi linguistiche e filologiche ogni discorso sulla letteratura diventa pura chiacchiera. Del latino si può fare a meno, ma si vive peggio.

    (©L'Osservatore Romano 11 novembre 2012)


    fonte: http://paparatzinger5blograffaella.b...li-di-noi.html
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

  10. #20
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    52,223
    Ringraziato
    3454
    Ravasi: «Ci sono vescovi che non capiscono il latino»

    di Gian Guido Vecchi


    «I giovani preti? Se è per questo pure diversi vescovi fanno fatica, anche all'ultimo sinodo un po' si rideva, molti hanno una difficoltà quasi strutturale a leggere e comprendere il latino, anche fra gli europei, e dico quello ecclesiastico che è molto più semplice della lingua di Cicerone...».

    Il cardinale Gianfranco Ravasi sorride con una punta di mestizia, come presidente del Consiglio della Cultura vaticano sarà lui a controllare la nuova «Pontificia Accademia di Latinità» (Pontificia Academia Latinitatis) che Benedetto XVI ha istituito ieri con un motu proprio nel quale scrive (in latino, ovvio) quanto sia «urgente» contrastare «il pericolo di una conoscenza sempre più superficiale».
    La Chiesa, aggiunge il Papa, è da duemila anni «custode e promotrice» del latino nel mondo.

    Eminenza, il Papa parla dei seminari ma in generale dei giovani e del «vasto mondo della cultura». Quale sarà il ruolo dell'Accademia?

    «Esistevano già delle istituzioni vaticane come la Latinitas, da ora estinta, però adesso si vuole rivedere tutta la questione in modo diverso. Anzitutto c'è un valore che si considera permanente dell'umanità: il latino — con il greco, naturalmente — è una delle matrici assolute della cultura europea e occidentale. Per questo il Santo Padre ha nominato presidente dell'Accademia un grande latinista come il professor Ivano Dionigi, rettore dell'università di Bologna. Non è solo un problema ecclesiale».

    Quindi, come si muoverà?

    «Prima di tutto ci si impegnerà nella diffusione della cultura latina alta e dei suoi contenuti, che sono inscindibili dalla conoscenza della lingua. Ogni traduzione è sempre una belle infidèle, come diceva Gilles Ménage, anche se è bella è infedele. Io, per dire, penso che Agostino perda la metà.
    Pensi alle Confessioni, «Nondum amabam, et amare amabam... quaerebam quid amarem, amans amare...», ma come si fa?, è come tradurre Dante, Agostino sta dicendo che ancora non amava davvero perché non sapeva quale fosse l'oggetto del suo amore e c'è una bellezza musicale nella lingua, lui ne è un cultore raffinato, ci gioca. Così vogliamo recuperare tutto il grande patrimonio culturale latino, classico, patristico e medievale: per il mondo. L'Accademia si amplierà a livello internazionale, con diverse personalità laiche».

    Benedetto XVI parla anche dei seminari...

    «Certo, il secondo elemento è ad intra. Il latino è stato ed è la lingua ufficiale della Chiesa, in latino sono gli scritti dei Padri, i documenti della tradizione, i testi dei Concili, del magistero dei Papi, i libri liturgici... Ci vuole un impegno maggiore nei seminari, bisogna fare in modo che riescano a capirli!».

    Come si è arrivati a questa situazione?

    «Non è solo colpa della Chiesa, c'è un problema generale degli studi umanistici. Del resto una volta per studiare teologia nei seminari si doveva venire dal liceo classico e poi non è stato più così, i corsi integrativi non sono bastati, bisogna fare di più. Ma c'è un terzo livello...».

    Quale?

    «Il recupero del latino nella modernità. Oggi c'è il gusto di ritornare alla lingua, lo sa che in Finlandia esiste un quindicinale per ragazzi in latino? Perché il latino ha una funzione formativa.
    L'inglese parlato — non dico quello alto — è una semplificazione, quasi un "twitteraggio" del pensiero. Mentre il latino ha una forte impronta razionale, la costruzione dei casi, i verbi, la consecutio temporum... Per questo lo si vuole riproporre ai giovani».

    C'è chi farà l'equazione latino-Chiesa preconciliare...

    «Lo so, purtroppo. Se si vuole c'è un recupero del passato e del suo patrimonio, ma non reazionario né sterile. La bellezza del latino non è alternativa o contrapposta alla Chiesa postconciliare. E poi mi piacerebbe sapere se quelli che partecipano ai riti latini sarebbero in grado di tradurmi gli inni di Sant'Ambrogio, così raffinati e complessi... Anche loro ne hanno bisogno!».


    © Copyright Corriere della sera, 11 novembre 2012


    fonte: http://paparatzinger5blograffaella.b...i-che-non.html
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •