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Discussione: Ha ancora senso studiare il latino nelle scuole? Riflessioni sullo studio del latino.

  1. #1
    Fedelissimo di CR L'avatar di Amatrixian
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    Question Ha ancora senso studiare il latino nelle scuole? Riflessioni sullo studio del latino.

    Il latino baluardo contro l’omologazione culturale

    Cancellare l’insegnamento della lingua latina in Italia, come già proposto in Francia, sarebbe un’enorme sconfitta per la stessa umanità. Non pretendiamo che possa comprenderlo chi il latino non l’ha mai studiato o chi, oggi, preferisce valutare le attitudini dei giovani da una semplice crocetta tra alternative già prontamente servite. La lingua latina, utile a sviluppare le capacità logiche dell’allievo, è oggi fortemente incompatibile col sistema produttivo della civiltà post-moderna a cui necessitano masse di lavoratori eccellentemente preparati in materie come l'inglese, la matematica o l'informatica.


    DI ROBERTA BARONE - 5 GIUGNO 2015


    “O tempora! O mores!”, avrebbe esclamato ancora una volta Cicerone se oggi avesse assistito allo scempio di un’Europa unita da una moneta e da un Parlamento, ma così distante e miope nei confronti della sua grande storia. Non la giovane America, ma il vecchio continente oggi sempre più in balia di logiche consumistiche e processi di globalizzazione che la vorrebbero conformare, omologare al pensiero unico della produzione e dei mercati. Una “globalizzazione culturale” che tende a cancellare le differenze sociali, culturali, storiche dei singoli Stati europei al fine di standardizzarli, appiattirli, renderli terribilmente uguali di fronte l’unica cultura dominante del capitalismo finanziario. Una miopia che ti permette di guardare il contesto vicino, perdendo però la cognizione di quello lontano, dell’orizzonte da cui lo stesso presente nasce, si sviluppa e si evolve fino a giustificare l’attuale forma visibile ai nostri occhi. Ma come comprendere il presente, come riscoprirsi italiani o europei, se diventiamo incapaci di trarre dalla stessa lingua latina- baluardo della nostra civiltà (non certo quella vantata oggi dalla finta destra italiana in funzione anti-islamica) – l’origine del nostro presente, della nostra identità?

    Bombardati da pubblicità, talk show, fiction, fast food, modelli “culturali” che di culturale nulla hanno (vedi quello americano), siamo oggi sempre più docili e facilmente manovrabili da un sistema che considera morta una lingua sopravvissuta per secoli, mentre ti impone di conoscere obbligatoriamente quella inglese per conformarti alle nuove esigenze di una società sempre più dinamica, produttiva, globalizzata, occidentalizzata. Fin dalla più tenera età, l’insegnamento della lingua inglese in Italia come in tutte le scuole europee diventa condizione necessaria per conformare i giovani non tanto ad una lingua, quanto- oserei dire psicologicamente e inconsciamente – all’idea di una cultura dominante, di una supremazia che varca i confini del vecchio colonialismo da cui la stessa imposizione della lingua inglese trae le sue ragioni, per colonizzare le menti, a partire dai consumi, dall’immagine di una bandiera sempre più insistente nel mondo della moda. Imparare l’inglese, rafforzare l’insegnamento di materie immediatamente spendibili (dopo gli studi) nel “mercato del lavoro” come la matematica e l’informatica e indebolire quelle umanistiche (o “umaniste” come direbbe di fronte una lavagna, Renzi). Un processo già ampiamente avviato ed oggi gradualmente accettato nelle società, a partire dalla quella italiana (Chomky lo spiegherebbe con il principio della rana bollita).

    Ma ritorniamo al latino. Negli anni sessanta, in piena riforma della scuola italiana con la nascita della Scuola media unica, il giornalista Pier Paolo Pasolini rispondeva così - tra le pagine della rivista “Vie nuove” - ad un lettore che chiedeva il suo parere in merito all’importanza di lasciare o meno l’insegnamento del latino nelle scuole:

    «Pur con molte incertezze, se io dovessi dare il mio voto sull’insegnamento del latino nelle medie, sarei per il sì. Sarei per il sì, ma evidentemente, in previsione di una riforma radicale della scuola. Perché, stando così le cose, il latino che si insegna a scuola è un’offesa alla tradizione. È il latino del perbenismo piccolo-borghese, accademico: criminale, insomma. Sotto tutta la televisione, atrocemente aleggiante, c’è, questo latino: piccolo, miserabile privilegio di cultura. Ma la colpa non è del latino. La colpa è della storia, che si insegna nelle scuole, o della letteratura, che si insegna nelle scuole, o della scienza, che si insegna nelle scuole..»
    .

    Lo scrittore friulano se la prendeva dunque non con il latino in sé e per sé, ma con l’uso che di quel latino “criminale” si faceva: non per “conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa del nuovo capitalismo” - come egli stesso auspicava - ma per rimarcare i privilegi di una classe sociale sacrificata e venduta alla modernizzazione, alla speculazione. L’uso del latino doveva piuttosto rispondere ad esigenze sociali e culturali, invece rispondeva quasi agli stessi fini del latinorum usato da Don Abbondio ne I Promessi Sposi per far sentire Renzi piccolo e ignorante di fronte la sua furba maestria lessicale. L’ira di Pasolini colpisce il progressismo volto alla coltivazione di un egualitarismo culturale a partire dalla scuola media; tutto ciò a discapito del latino, della storia, dell’identità. Una finta uguaglianza che, senza radici e senza consapevolezza del proprio passato, perdeva ogni valore.

    Quello della lingua latina è un argomento di cui oggi tanto si discute in Italia in relazione alla famosa riforma della scuola del Governo Renzi. Cancellare l’insegnamento della lingua latina, come già proposto in Francia, sarebbe un’enorme sconfitta non per i singoli Paesi ma per la stessa umanità (l’uso in molti contesti, come quella della Chiesa, è già stato abolito). Non pretendiamo che possa comprenderlo chi il latino non l’ha mai studiato o chi, pur avendolo studiato, lo ha sempre fatto con superficialità. Chi un giorno si perdeva, seppur con fatica e frustazione ed armato di un vocabolario, tra le righe di una versione per ricostruirne i nessi logichi della frase, adattandone le parole al contesto, agli usi, ai costumi, al messaggio che si voleva rivolgere certamente ci penserà più volte prima di affermare che quella “palestra mentale” sia stata inutile alla propria formazione umana prima che culturale. Non pretendiamo nemmeno che possa capirlo chi, oggi, preferisce valutare le attitudini dei giovani da una semplice crocetta tra alternative già prontamente servite, o da chi ritiene che per fare il medico o l’avvocato sia soltanto utile aver studiato medicina e legge, tralasciando l’importanza di conoscere la derivazione di molte parole e detti latini molto diffusi in questi come in altri ambiti nella nostra lingua italiana.

    La verità forse è che la lingua latina, utile a sviluppare ed esercitare le capacità logiche dell’allievo e dei giovani, è oggi fortemente incompatibile col sistema produttivo a cui necessitano masse di lavoratori eccellentemente preparati in ambiti utili al rafforzamento delle aziende e del tessuto imprenditoriale volte a logiche di accumulazione. Percorsi formativi immediatamente spendibili, dunque, nel mondo del lavoro della civiltà post-moderna non possono che essere allora quelli che ti insegnano a lavorare ma non poi così tanto a vivere.

    Fonte:
    http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/il-latino-baluardo-contro-lomologazione-culturale/



    Al di là dell'opportunità o meno del latino, mi piacerebbe saper perchè aiuterebbe a sviluppare le capacità logiche dell'allievo. Intendo rispetto a qualunque altra lingua, ovviamente.
    "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Amatrixian Visualizza Messaggio
    Al di là dell'opportunità o meno del latino, mi piacerebbe saper perchè aiuterebbe a sviluppare le capacità logiche dell'allievo. Intendo rispetto a qualunque altra lingua, ovviamente.
    In effetti spesso si adduce questa ragione a difesa del latino, ma sinceramente mi sembra un motivo abbastanza traballante.
    Dal canto mio sposo quanto afferma il prof. Luigi Miraglia, latinista (cfr. qui):
    [...] per me, che credo non possa esistere altra ragione per difendere lo studio del latino nelle scuole se non quella semplicissima che esso è la lingua che ci consente d’accedere a un immenso patrimonio di testi antichi, medievali, umanistici e postumanistici, la questione, che pure è stata analizzata, non ha grande importanza. Il latino è la chiave di tutta la cultura europea: letteraria, giuridica, filosofica, storica, teologica, scientifica, antropologica, di conoscenza di sé e delle altre civiltà; ma tutti i tesori ch’esso può dischiudere rimangono ben custoditi nelle arche e cassaforti delle opere che ce li hanno tramandati, se non si possiede la lingua al punto di poter leggere correntemente interi libri, di autori come Erasmo, Copernico, Spinoza.
    Dello stesso autore (cfr. Luigi Miraglia, Nova via Latine doceo, Montella, Edizioni Accademia Vivarium Novum, 2009, p. 5):
    [...] sembra infatti accettare come fatto scontato che il latino, di per sé, come si dice, non serva a niente, e che fuori di esso, in altre discipline, in altri campi sia necessario trovare la ragione della sua sopravvivenza, magari ridotta al lumicino, magari specializzata, magari trasformata, magari opzionale. Tutto ciò è assurdo: il latino porta tanti vantaggi, è vero, a chi lo sa, come tanti vantaggi portano altre materie di studio: ma è nel latino stesso, nell'incalcolabile peso culturale che esso ha come chiave d'infiniti tesori del nostro patrimonio occidentale, come porta d'accesso alla nostra storia, come lingua della memoria, che sono da ricercarsi le ragioni non solo della sua sopravvivenza, ma, soprattutto in un Paese come l'Italia, della sua promozione, della sua crescita, della sua valorizzazione a livello scolastico e universitario.

  3. #3
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    "Il latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini non saranno più adeguati a essa. Quando inizierà 'era dei demagoghi, dei ciarlatani, una lingua come quella non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere un pubblico discorso e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna. E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di gradevole effetto "sonoro" , potrà parlare un'ora senza dire niente."
    (Giovannino Guareschi in "Chi sogna nuovi gerani? 1956)

  4. #4
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    Io sto proprio quest'anno per terminare il mio percorso di studi al liceo classico, dove ho avuto modo di approfondire molto il latino, sia a livello grammaticale che letterario.
    Pur (lo confesso) non essendo una cima nella traduzione delle versioni, posso dire a ragion veduta che lo studio di questa lingua è stato un qualcosa di fondamentale.
    Tralasciando il discorso sull'aumento della capacità logica che può portare lo studio del latino, desidererei piuttosto dire che tale lingua è fondamentale per la comprensione delle radici della nostra cultura.
    Pertanto, sono totalmente favorevole al fatto che l'apprendimento di tale lingua permanga nel percorso di studi del liceo, compreso quello scientifico.
    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

  5. #5
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    Noi parliamo ancora latino, e la sintassi latina è struttura del nostro pensiero; il Classicismo latino è un apice che permane, che dura nel nostro pensiero a testimoniare radici classiche e poi cristiane. Perché il latino da antico, nel suo svolgimento nei secoli, ha creato il nostro modo di pensare e la storia dei secoli dell'età di mezzo si è evoluta grazie al pensiero latino e cristiano insieme. Prescindere dal latino è impossibile, nessuna globalizzazione cancellerà mai la potenza di una parlata che da sette secoli prima di Cristo rimbomba potente nella nostra psiche collettiva di europei.

  6. #6
    Moderatore bibliotecario L'avatar di 3manuele
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    Onestamente trovo l'articolo postato in apertura fuorviante e pessimo.
    Tralascio l'impiego un po' "scanzonato" dell'italiano e i refusi rimasti senza correzione dopo 7 giorni. Intendiamoci: non sono gli errori la sostanza, ma in un articolo dove si parla di lingua, di buona lingua aut similia io mi aspetterei un po' più di attenzione alla forma.
    Anche la sostanza, però, è avariata. In primis si cita Pasolini discutendo del latino nelle scuole superiori, mentre questi parlava a riguardo delle scuole medie italiane, dove oggi il latino non è più materia curriculare. Secondariamente l'argomento centrale delle parole di PPP era la necessità di evitare che il latino si riducesse all'ennesimo modo che l'accademia e/o le strutture di potere hanno per mantenere i privilegi che possedevano atavicamente. Ora, mi sembra che l'articolo della Barone sia un po' lo strepito di chi ha studiato il latino, ma non sa nulla di informatica, e si vede sopraffatto da programmatori, blogger esperti di comunicazione etc. - i quali non sanno nulla di latino. Non era (forse) questo che voleva Pasolini, no, ma certamente voleva un mondo, o almeno una scuola, dove il progresso sociale di tutti non fosse dettato (solo) dalla provenienza accademica dei genitori e dalla (loro) conoscenza del latino. Una posizione che è si può rintracciare anche negli scritti di Don Milani.


    A mio parere la conoscenza del latino e l'interesse per questa lingua è stata patrimonio di pochi in passato, è patrimonio di pochi oggi, sarà patrimonio di pochi in futuro. Quei pochi in passato erano, perlopiù, anche detentori del potere. Oggi assolutamente no, quasi ormai in nessun campo (nemmeno quello accademico); domani probabilmente ancora meno.
    L'interesse per il latino sarà appannaggio dei "virtuosi" o degli amanti delle lingue, in senso lato. Che sono sempre stati una esigua minoranza.

    E' indispensabile conoscere il latino per vivere nel mondo di oggi. Certamente no.
    E' importante per aver successo nel mondo di oggi. Certamente no.
    Con ciò, non so dire che sia inutile. E anche se fosse, sarebbe in compagnia di molte altre cose, per esempio della poesia. Un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà.
    Come del resto la filosofia, la storia antica: ciò, appunto, di cui parla il post di Fidei e ciò per la cui consocenza approfondita il latino è necessario.

    Inoltre, non è vero che nella nostra psiche risuona il latino, che il latino ha creato o crea il nostro modo di pensare o la nostra identità (per la quale - a vedere e interpretare le notizie che si tovano sui giornali - fanno molto di più le lingue regionali, ora in decremento di parlanti, vive sul territorio italiano). Dal punto di vista teorico basti dire che il latino è una lingua non-configurazionale, mentre le lingue romanze sono tutte configurazionali.
    Ultima modifica di 3manuele; 12-06-2015 alle 19:02

  7. #7
    Moderatore bibliotecario L'avatar di 3manuele
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    Naturalmente potrei toglierti tutti i refusi, senza fare l'acido, ma lasciamelo fare (affettuosamente! Ormai mi conosci e lo sai che ti stimo):
    Fai benissimo! Anzi grazie.
    Ma io ho scritto su un forum (non su un blog o un sito di opinione), e dopo 15 minuti non posso più modificare (come avete scelto voi moderatori: in pratica "tu" imponi le regole del gioco del calcio e poi mi sbeffeggi perché non posso usare le mani ). E non ho scritto due volte cose del genere di "di fronte il" come locuzione preposizionale (v. Barone...).

  8. #8
    Moderatore bibliotecario L'avatar di 3manuele
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    Citazione Originariamente Scritto da UbiDeusIbiPax Visualizza Messaggio
    Ennò! Le regole del gioco le stabilisce l'amministratore Raffaele. Noi siamo suoi umili servitori
    Scherzavo eh!
    Per tornare IT: tu che risposta dai al quesito che hai posto tu stesso in apertura di thread? Perché?

  9. #9
    Moderatore Ecumenico L'avatar di DenkaSaeba25
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    Più che non avere senso lo studio della lingua latina in sé, cosa che penso sia indimostrabile, credo che non abbia senso il modo assurdo in viene verificata la conoscenza della lingua, ossia attraverso la traduzione a prima vista di pezzi completamente casuali e tirati fuori dal contesto.
    Securus iudicat orbis terrarum

  10. #10
    Fedelissimo di CR L'avatar di Amatrixian
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    Citazione Originariamente Scritto da DenkaSaeba25 Visualizza Messaggio
    Più che non avere senso lo studio della lingua latina in sé, cosa che penso sia indimostrabile, credo che non abbia senso il modo assurdo in viene verificata la conoscenza della lingua, ossia attraverso la traduzione a prima vista di pezzi completamente casuali e tirati fuori dal contesto.
    Nell aprova di maturità classica, la traduzione era a sorpresa contestualizzata.
    "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?"

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