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Discussione: "Dignitas Personae": istruzione della CDF su alcune questioni di bioetica

  1. #1
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    "Dignitas Personae": istruzione della CDF su alcune questioni di bioetica

    CONFERENZA STAMPA DEL 12 DICEMBRE 2008

    Si informano i giornalisti accreditati che venerdì 12 dicembre 2008, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, avrà luogo la Conferenza Stampa di presentazione dell’Istruzione "Dignitas personæ. Su alcune questioni di bioetica" a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Interverranno:

    S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede;

    S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita;

    S.E. Mons. Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita;

    Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, Professore Associato di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Presidente dell’Associazione "Scienza & Vita".

    (...)

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    «O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà!
    Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto!
    Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi».
    (San Giovanni Paolo II, Omelia per l'inizio del Pontificato, 22 ottobre 1978)

  2. #2
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    Nuovo documento della Congr. per la Dottrina della Fede su "questioni di bioetica"

    Domani presentata Dignitas Personae



    Venerdì 12 dicembre, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, avrà luogo la Conferenza Stampa di presentazione dell’Istruzione "Dignitas personæ. Su alcune questioni di bioetica" a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Alla Conferenza stampa interverranno:
    mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede;
    mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la vita;
    mons. Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita;
    Maria Luisa Di Pietro, presidente di Scienza&vita.

    fonte:http://www.mpv.org/pls/mpv/V3_S2EW_C...id_pagina=2166

  3. #3
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    SINTESI DELL’ISTRUZIONE "DIGNITAS PERSONAE. SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA" A CURA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE , 12.12.2008

    SINTESI IN LINGUA ITALIANA

    A PROPOSITO DELL’ISTRUZIONE DIGNITAS PERSONAE

    Scopo
    Negli ultimi anni le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi, che aprono nuove prospettive terapeutiche, ma suscitano anche seri interrogativi non esplicitamente affrontati dall’Istruzione Donum vitae (22 febbraio 1987). La nuova Istruzione, che porta la data dell’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria, intende proporre risposte ad alcune nuove questioni di bioetica, che provocano attese e perplessità in vasti settori della società. In tal modo si cerca di «promuovere la formazione delle coscienze» (n. 10) e di incoraggiare una ricerca biomedica rispettosa della dignità di ogni essere umano e della procreazione.

    Titolo
    L’Istruzione inizia con le parole Dignitas personae – la dignità della persona, che va riconosciuta ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. Questo principio fondamentale «esprime un grande "sì" alla vita umana», che «deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica» (n. 1).

    Valore
    Si tratta di una «Istruzione di natura dottrinale» (n. 1), emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata espressamente dal Santo Padre Benedetto XVI. L’Istruzione, quindi, appartiene ai documenti che «partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro» (Istruzione Donum veritatis, n. 18), da accogliere dai fedeli con «l’assenso religioso del loro spirito» (Istruzione Dignitas personae, n. 37).

    Preparazione
    Da diversi anni la Congregazione per la Dottrina della Fede studia le nuove questioni biomediche per apportare un aggiornamento all’Istruzione Donum vitae. Nel procedere all’esame di tali nuove questioni, «si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell’analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell’antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l’esame dei problemi considerati» (n. 2).

    Destinatari
    L’Istruzione «si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità» (n. 3). Nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, la Chiesa, infatti, «attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita» (n. 3).

    Struttura
    L’Istruzione «comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano» (n. 3).

    Prima parte:
    aspetti antropologici, teologici ed etici della vita e della procreazione umana

    I due principi fondamentali

    «L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita» (n. 4).
    «L’origine della vita umana… ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l’amore reciproco tra l’uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro deve essere il frutto del matrimonio» (n. 6).
    Fede e dignità umana
    «È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato» (n. 7). Dio ha creato ogni uomo a sua immagine; nel suo Figlio incarnato ha rivelato pienamente il mistero dell’uomo; il Figlio fa sì che noi possiamo diventare figli di Dio. «A partire dall’insieme di queste due dimensioni, l’umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell’uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l’amore trinitario del Dio vivente» (n. 8).

    Fede e vita matrimoniale
    «Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all’essere umano di venire all’esistenza, nei quali l’uomo e la donna si donano mutuamente l’uno all’altra, sono un riflesso dell’amore trinitario. Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre… Lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale (del matrimonio) offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù» (n. 9).

    Magistero ecclesiastico e autonomia della scienza
    «La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita» (n. 10).

    Seconda Parte:
    nuovi problemi riguardanti la procreazione

    Le tecniche di aiuto alla fertilità
    Tra le tecniche volte a superare l’infertilità sono attualmente poste in atto:

    «tecniche di fecondazione artificiale eterologa» (n. 12): «volte a ottenere artificialmente un concepimento umano a partire da gameti provenienti almeno da un donatore diverso dagli sposi, che sono uniti in matrimonio» (nota 22);
    «tecniche di fecondazione artificiale omologa» (n. 12): volte a ottenere artificialmente «un concepimento umano a partire dai gameti di due sposi uniti in matrimonio» (nota 23);
    «tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità» (n. 12);
    «interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13);
    «la procedura dell’adozione» (n. 13).
    Al riguardo, sono lecite tutte le tecniche che rispettano «il diritto alla vita e all’integrità fisica di ogni essere umano», «l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro» e «i valori specificamente umani della sessualità, che esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi» (n. 12).

    Sono quindi «ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all’atto coniugale e alla sua fecondità… L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto» (n. 12).
    Sono «certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale» (n. 13).
    È «auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare… la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani». È importante incoraggiare «le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità» (n. 13).
    Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni
    L’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che nel contesto delle tecniche di fecondazione in vitro «il numero di embrioni sacrificati è altissimo» (n. 14): al di sopra dell’80% nei centri più sviluppati (cf. nota 27). «Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati»; molte coppie «ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l’unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli»; tra gli embrioni prodotti in vitro «un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati»; la tecnica del trasferimento multiplo, cioè «di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti…, comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni» (n. 15).
    «La pacifica accettazione dell’altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell’atto coniugale con una procedura tecnica… contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall’intimità degli sposi animata dall’amore coniugale… Di fronte alla strumentalizzazione dell’essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che l’amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l’uomo maturo o l’anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l’impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale» (n. 16).

    L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)
    L’Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI) è una variante della fecondazione in vitro, in cui «la fecondazione non avviene spontaneamente in provetta, bensì mediante l’iniezione nel citoplasma dell’ovocita di un singolo spermatozoo precedentemente selezionato o, talora, mediante l’iniezione di elementi immaturi della linea germinale maschile» (nota 32).
    Tale tecnica è moralmente illecita: «opera una completa dissociazione tra la procreazione e l’atto coniugale», «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell’intervento», «affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana» (n. 17).

    Il congelamento di embrioni
    «Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un’altra gravidanza» (n. 18). Il congelamento o la crioconservazione in riferimento agli embrioni «è un procedimento di raffreddamento a bassissime temperature al fine di consentirne una lunga conservazione» (nota 35).

    «La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni» (n. 18)
    Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Al riguardo, tutte le proposte avanzate (usare tali embrioni per la ricerca o destinarli a usi terapeutici; scongelarli e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri; metterli a disposizione di coppie infertili, come "terapia dell’infertilità"; procedere ad una forma di "adozione prenatale") pongono problemi di vario genere. «Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni "congelati", i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane» (n. 19).
    Il congelamento di ovociti
    «Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti» (n. 20).
    Al riguardo, la crioconservazione di ovociti, non di per sé immorale e prospettata anche in altri contesti che qui non vengono considerati, «in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile» (n. 20).

    La riduzione embrionale
    «Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l’idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione» (n. 21). «Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave» (n. 21).

    La diagnosi pre-impiantatoria
    «La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari» (n. 22).
    «Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale…, alla diagnosi pre-impiantatoria segue ordinariamente l’eliminazione dell’embrione designato come "sospetto" di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria… è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce… Trattando l’embrione umano come semplice "materiale di laboratorio", si opera un’alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana… Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile» (n. 22).

    Nuove forme di intercezione e contragestazione
    Esistono mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito.

    «Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno» (n. 23), ad esempio attraverso «la spirale… e la cosiddetta "pillola del giorno dopo"» (nota 42).
    Esse sono «contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato» (n. 23), ad esempio attraverso «la pillola RU 486» (nota 43).
    Sebbene gli intercettivi non provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione, si deve notare «che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente». Nel caso della contragestazione «si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato… L’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale» (n. 23).

    Terza parte:
    Nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione
    o del patrimonio genetico umano

    La terapia genica
    Per terapia genica si intende «l’applicazione all’uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica» (n. 25).

    La terapia genica somatica «si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche» (n. 25).
    La terapia genica germinale mira «a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all’eventuale discendenza del medesimo» (n. 25).
    Dal punto di vista etico vale quanto segue:

    Quanto agli interventi di terapia genica somatica, essi «sono in linea di principio moralmente leciti… Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l’integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante» (n. 26).
    Quanto alla terapia genica germinale, «i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili» e, pertanto, «allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie» (n. 26).
    Quanto all’ipotesi di applicare l’ingegneria genetica per presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica, si deve osservare che tali manipolazioni favorirebbero «una mentalità eugenetica» e introdurrebbero «un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell’uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui… Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l’uomo pretende di sostituirsi al Creatore» (n. 27).
    La clonazione umana
    Per clonazione umana si intende «la riproduzione asessuale e agamica dell’intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più "copie" dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all’unico progenitore» (n. 28). Le tecniche proposte per la clonazione umana sono la fissione gemellare, che consiste «nella separazione artificiale di singole cellule o gruppi di cellule dall’embrione, nelle prime fasi dello sviluppo, e nel successivo trasferimento in utero di queste cellule, allo scopo di ottenere, in modo artificiale, embrioni identici» (nota 47), e il trasferimento di nucleo, che consiste «nell’introduzione di un nucleo prelevato da una cellula embrionaria o somatica in un ovocita precedentemente denucleato, seguita dall’attivazione di questo ovocita che, di conseguenza, dovrebbe svilupparsi come embrione» (nota 47). La clonazione viene proposta con due scopi: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca.
    La clonazione è «intrinsecamente illecita, in quanto… intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l’atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana» (n. 28).

    Quanto alla clonazione riproduttiva, essa «imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un’altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest’ultima e all’uguaglianza fondamentale tra gli uomini… Ognuno di noi incontra nell’altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all’amore di Dio, del quale solo l’amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste» (n. 29).
    Quanto alla clonazione terapeutica, occorre precisare che «creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l’intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell’esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica» (n. 30).
    Come alternativa alla clonazione terapeutica, alcuni hanno proposto nuove tecniche, che sarebbero capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre la distruzione di veri embrioni umani, ad esempio, attraverso il trasferimento di un nucleo alterato (ANT) o la riprogrammazione assistita dell’ovocita (OAR). Al riguardo sono però ancora da chiarire i dubbi «riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del "prodotto" così ottenuto» (n. 30).
    L’uso terapeutico delle cellule staminali
    «Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo» (n. 31).
    Per la valutazione etica occorre considerare soprattutto i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali.

    «Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale» (n. 32).
    «Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente… causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso la ricerca… non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori» (n. 32).
    «L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo» (n. 32).
    Si rileva comunque che numerosi studi tendono ad accreditare alle cellule staminali adulte dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali.

    Tentativi di ibridazione
    «Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane… , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all’uso di ovociti umani» (n. 33). «Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell’essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l’identità specifica dell’uomo» (n. 33).

    L’uso di "materiale biologico" umano di origine illecita
    Per la ricerca scientifica e per la produzione di vari prodotti talora vengono utilizzati embrioni o linee cellulari che sono il risultato di un intervento illecito contro la vita o l’integrità fisica dell’essere umano.

    Quanto alla sperimentazione sugli embrioni, essa «costituisce un delitto nei riguardi della loro dignità di esseri umani, che hanno diritto al medesimo rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona. Queste forme di sperimentazione costituiscono sempre un disordine morale grave» (n. 34).
    Quanto all’impiego da parte di ricercatori di "materiale biologico" di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio, vale sempre «l’esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l’aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo. A tale proposito è insufficiente il criterio dell’indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l’utilizzo di "materiale biologico" di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall’altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica». Va precisato che «il dovere di rifiutare quel "materiale biologico"… scaturisce dal dovere di separarsi, nell’esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente» (n. 35).
    «Naturalmente all’interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l’utilizzo del suddetto "materiale biologico". Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D’altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione» (n. 35).
    [01914-01.01] [Testo originale: Italiano]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di PaoVac; 12-12-2008 alle 11:53

  4. #4
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    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELL’ISTRUZIONE "DIGNITAS PERSONAE. SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA" A CURA DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE , 12.12.2008

    INTERVENTO DI S.E. MONS. LUIS FRANCISCO LADARIA FERRER, S.I.

    INTERVENTO DI S.E. MONS. RINO FISICHELLA

    INTERVENTO DELLA PROF.SSA MARIA LUISA DI PIETRO

    INTERVENTO DI S.E. MONS. ELIO SGRECCIA

    Alle ore 11.30 di oggi, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione dell’Istruzione "Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica" a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Prendono parte alla Conferenza Stampa S.E. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede; S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita; S.E. Mons. Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita; la Prof.ssa Maria Luisa Di Pietro, Professore Associato di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Presidente dell’Associazione "Scienza & Vita".
    Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:


    INTERVENTO DI S.E. MONS. LUIS FRANCISCO LADARIA FERRER, S.I.

    In questa introduzione generale alla nuova Istruzione Dignitas personae mi limito a dire una breve parola innanzitutto circa il contesto in cui il Documento è nato, poi circa il suo scopo e valore dottrinale e, infine, circa la struttura del testo e il suo messaggio centrale.

    1. Contesto
    Lo sviluppo delle scienze biomediche costituisce indubbiamente uno dei segni più caratteristici dei nostri tempi. Al riguardo la Congregazione per la Dottrina della Fede è già intervenuta con l’Istruzione Donum vitae del 22 febbraio 1987, offrendo due criteri fondamentali per il discernimento morale in merito agli interventi sull’embrione e alle varie forme di fecondazione artificiale: (a) il rispetto incondizionato dell’essere umano fin dal suo concepimento e (b) il rispetto dell’originalità della trasmissione della vita umana tramite gli atti propri dei coniugi. Tali principi e le rispettive valutazioni morali, ribaditi autorevolmente nell’Enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II (del 25 marzo 1995), conservano intatto il loro valore.
    Negli ultimi vent’anni, tuttavia, le scienze biomediche hanno fatto enormi progressi, giungendo a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione. Le nuove tecnologie, da una parte, aprono nuove prospettive terapeutiche finora sconosciute, come, ad esempio, le terapie contro l’infertilità oppure l’uso delle cellule staminali adulte. D’altra parte, esse suscitano seri interrogativi di natura antropologica ed etica, se pensiamo, ad esempio, al congelamento, alla selezione e alla distruzione di migliaia e migliaia di embrioni, ai tentativi di clonazione umana o alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tali tematiche interessano oggi non solo alcuni medici e ricercatori, ma vengono ampiamente divulgate dai mezzi di comunicazione sociale; esse provocano attese e dubbi in settori sempre più vasti dell’opinione pubblica e richiedono talora decisioni da parte degli stessi Legislatori. Nel 2002 la Congregazione per la Dottrina della Fede decise pertanto di iniziare uno studio più approfondito circa le nuove questioni di bioetica al fine di apportare un aggiornamento alla Donum vitae.
    Il compito di esaminare gli aspetti scientifici di tali questioni e di offrirne una prima valutazione morale fu affidato alla Pontificia Accademia per la Vita, istituita da Giovanni Paolo II con il compito specifico di "studiare, informare e formare circa i principali problemi di biomedicina e di diritto, relativi alla promozione e alla difesa della vita" (Motu Proprio Vitae mysterium, 11 febbraio 1994). La ricerca fu svolta, sotto la competente guida del Presidente emerito, S.E. Mons. Elio Sgreccia, da alcuni gruppi di lavoro, costituiti da un gran numero di esperti in materia provenienti da ogni parte del mondo.
    Nel 2005 e 2006 l’ampia documentazione preparata dalla Pontificia Accademia per la Vita fu sottoposta alle istanze ordinarie della Congregazione per la Dottrina della Fede, cioè alla Consulta (riunione dei Consultori) e alla Sessione Ordinaria (riunione degli Em.mi ed Ecc.mi Membri). Dopo la decisione di preparare un nuovo Documento, sulla base di suddetta documentazione fu redatto un progetto di Istruzione, esaminato poi da una Commissione di esperti e quindi dalla Consulta e, infine, dalla Sessione Plenaria della Congregazione, svoltasi all’inizio del 2008. Dopo l’integrazione dei suggerimenti proposti dai Padri, il testo fu sottoposto ancora una volta alla Sessione Ordinaria e approvato da Benedetto XVI nell’Udienza del 20 giugno 2008.

    2. Scopo e valore dottrinale
    La nuova Istruzione, che porta la data dell’8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria, intende "promuovere la formazione delle coscienze" (n. 10) in un campo che riguarda non soltanto alcune tecniche biomediche, ma ha ripercussioni immediate per la concezione della stessa vita umana e del ruolo insostituibile del matrimonio nella trasmissione della vita. Con tale intervento il Magistero "non interviene nell’ambito della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato" (n. 10). Intende incoraggiare una ricerca biomedica che sia veramente rispettosa della dignità di ogni essere umano e della procreazione, auspicando "che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito" (n. 3).
    L’Istruzione "si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità" (n. 3). Attingendo "alla luce sia della ragione sia della fede", essa intende contribuire ad elaborare "una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita" (n. 3). Si auspica, quindi, un confronto aperto e sereno tra tutti gli uomini di buona volontà al fine di affrontare insieme, per il bene dell’umanità, le questioni antropologiche che sottostanno alla ricerca biomedica.
    Quanto al valore dottrinale del nuovo Documento, occorre ribadire che si tratta di una "Istruzione di natura dottrinale" (n. 1), emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata espressamente dal Sommo Pontefice. Essa pertanto appartiene a quei documenti della Congregazione che "partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro" (Istruzione Donum veritatis sulla vocazione ecclesiale del teologo, 24 maggio 1990, n. 18). Simili documenti sono da accogliere da parte dei fedeli con "l’assenso religioso del loro spirito" (n. 37).

    3. Struttura e messaggio centrale
    L’Istruzione "comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell’embrione o del patrimonio genetico umano" (n. 3). Una breve Introduzione spiega la natura e lo scopo del Documento, la Conclusione riassume il suo messaggio centrale.
    La nuova Istruzione inizia con le parole programmatiche Dignitas personae – la dignità della persona, che va riconosciuta ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. Questo principio fondamentale "esprime un grande ‘sì’ alla vita umana", che "deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica" (n. 1). Ribadendo tale principio, la Chiesa intende difendere i poveri del mondo, ai quali appartengono anche gli esseri umani non ancora nati: "Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani" (n. 37; citazione di Giovanni Paolo II, Lettera a tutti i Vescovi circa "Il Vangelo della vita", 19 maggio 1991).
    Il Documento, quindi, incoraggia la ricerca biomedica che rispetta la dignità di ogni essere umano e della procreazione ed auspica che "i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario" (n. 3). Nel contempo esclude, come eticamente illecite, diverse tecnologie biomediche e sarà probabilmente accusato di contenere troppi divieti. Di fronte a tale prevedibile accusa occorre tuttavia ribadire che la Chiesa sente di dover dare voce a coloro che non hanno voce. "L’adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati… Dietro ogni ‘no’ rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande ‘sì’ al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all’esistenza" (n. 37).
    In conclusione, si spera che i fedeli e anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere i contenuti della presente Istruzione, "volti alla tutela della fragile condizione dell’essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana" (n. 37).

    [01920-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DI S.E. MONS. RINO FISICHELLA

    Nella costituzione pastorale Gaudium et spes, i Padri conciliari scrivevano: "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura" (n. 51). È sulla lunghezza d'onda di questo insegnamento che si dovrebbe porre l'Istruzione Dignitas personae. I suoi contenuti non sono altro che una genuina promozione del senso della vita umana e una sua spassionata difesa. Perché la vita umana possa essere promossa è necessario che si crei una cultura favorevole alla sua accoglienza in ogni espressione che ne viene manifestata. È necessario, per questo, l'apporto condiviso di quanti, credenti o non credenti, ritengono che questo sia il momento favorevole per approdare a uno sforzo comune in favore dell'accoglienza della vita personale. Se in alcuni momenti, comunque, diventa urgente giungere anche a una difesa della umana, per paradossale che possa sembrare, significa che questa è in serio pericolo. Non è la visione catastrofica quella che caratterizza l'insegnamento della Chiesa; ciò che preme, piuttosto, è una lettura realistica del momento presente che come ogni epoca storica è sottoposta a tante luci e molte ombre.
    Non deve meravigliare, d'altronde, l'impegno del Magistero in questo particolare settore. La Chiesa è stata impegnata in prima persona nel corso dei secoli in difesa di alcuni principi fondamentali che oggi sono patrimonio dell’umanità. Certo, all’epoca fu contestata da frange di benpensanti che proprio in nome del progresso e delle leggi dell’economia preferivano calpestare i diritti fondamentali delle persone. Come dimenticare, ad esempio, l’impegno dei missionari contro la schiavitù nei paesi soggetti alla colonizzazione oppure la difesa dei lavoratori agli inizi dell’ottocento? Oggi la posta in gioco che segnerà i prossimi decenni e la vita della società è determinata dalla difesa della dignità della persona dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
    L’Istruzione della Dottrina della fede, per questo motivo, si viene a porre in un momento del tutto peculiare. I suoi contenuti, particolarmente in riferimento alle varie tecniche di sperimentazione sull’embrione susciteranno reazioni diverse. Alcuni preferiranno ignorarli con supponenza come se non li riguardassero, altri rincorreranno la via più facile della derisione ed altri ancora etichetteranno quelle pagine come foriere di buio oscurantismo che impedisce il progresso e la libera ricerca. Molti altri, infine, condivideranno certamente la nostra preoccupazione e la nostra analisi. Al di là degli schieramenti, quindi, ci saranno persone che saranno provocate da queste pagine a formulare qualche interrogativo e, vorranno verificare la validità delle argomentazioni portate. Rimane, in ogni caso, una considerazione che merita di essere riportata per verificare l'ambito all'interno del quale l'Istruzione intende procedere: "La Chiesa giudicando della valenza etica di alcuni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l’uomo e le sue origini, non interviene nell’ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita" (Dignitas personae, n. 10). Nessuna invasione di campo, pertanto, da parte del magistero della Chiesa quando entra in un ambito specifico come quello della sperimentazione sull’embrione, che è oggetto di più scienze di cui nessuna può arrogarsi il diritto di dire l’ultima parola. Ciò che questa Istruzione intende fare è esprimere il proprio contributo autorevole nella formazione della coscienza non solo dei credenti, ma di quanti intendono porre ascolto alle argomentazioni che vengono portate e con queste intende confrontarsi. Un intervento, pertanto, che rientra pienamente nella sua missione e che dovrebbe essere accolto non solo come legittimo, ma anche come dovuto in una società pluralistica, laica e democratica.
    Risulterebbe veramente difficile, anche per un pensiero estraneo alla fede, non ritrovarsi nell’affermazione di Dignitas personae: "Per il solo fatto d’esistere, ogni essere umano deve essere rispettato. Si deve escludere l’introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute" (n. 8). Ciò che viene affermato, come si nota, è l’uguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita. Il vero punto di confine, quindi, per verificare la competenza dell'intervento e la sua legittimità in difesa della vita è fornito dal venire all’esistenza. Davanti a questo principio, passano in secondo ordine l’intelligenza, la bellezza, lo stato fisico, l’età, la razza o la condizione sociale, ecc. Ciò che veramente conta è la vita che viene posta in essere; vita che, fin dall’inizio, è contrassegnata come umana e che in forza di questo deve essere rispettata da tutti, sempre e senza alcuna eccezione.
    Alla luce di questi principi si comprendono i giudizi morali che vengono dati in riferimento ad alcune condizioni peculiari; in primo luogo alla sperimentazione sulle cellule staminali, sull’embrione e sulla clonazione. Ciò che muove il pensiero del magistero in proposito è in primo luogo la difesa dell’ordine creaturale, secondo cui la fecondazione e la nascita di un essere umano vanno conservati e custoditi in quell’orizzonte della natura che riflette non solo la bellezza della creazione, ma la sapienza stessa del mistero d’amore del Creatore che tutto ha organizzato in un ordine insostituibile e perfetto. Non si dovrebbe dimenticare, inoltre, un ulteriore principio che viene più volte riaffermato nel corso dell'Istruzione: l’uguaglianza fondamentale tra gli uomini. Proprio questo principio cozza contro ogni pretesa di clonazione umana o manipolazione genetica diversa da quella terapeutica . Se si vuole, Dignitas personae compie un passo in avanti nei confronti della precedente Donum vitae del 1987, quando si richiama alla difesa della dignità dell'embrione. Nella precedente Istruzione, infatti, per non entrare direttamente nel dibattito filosofico non si entrò nel merito circa la definizione dell'embrione come "persona". Nell'Istruzione odierna si esplicita testualmente che: "La realtà dell'essere umano per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L'embrione umano, quindi, ha fin dall'inizio la dignità propria della persona" (n. 5).
    Non sarà da dimenticare, da ultimo, il coraggio con cui Dignitas personae affronta il tema della manipolazione genetica che in molti casi ormai ha tutte le caratteristiche per essere definita eugenetica e, pertanto, intrinsecamente immorale. Questo giudizio si fonda sul presupposto che tale sperimentazione teorizza di fatto la disuguaglianza tra le persone, enfatizzando oltre misura doti e caratteristiche che non costituiscono l’essenza e la peculiarità della persona stessa. In questo senso, l'insegnamento che se ne ricava è quanto mai lungimirante. Esso provoca a riflettere sul rischio di non cadere in nuove forme di schiavitù che già si affacciano all'orizzonte. Si è dinanzi, infatti, a una schiavitù biologica secondo cui una persona si arroga il diritto arbitrario di determinare le caratteristiche genetiche di un altro essere umano. Quanto questa pretesa manifesti una hybris talmente riprovevole non ha bisogno di dimostrazione. Questo comportamento, che ben poco ha dello scientifico, non trova giustificazione alcuna se non l’esercizio del puro potere del più forte sugli altri. Una simile sperimentazione va chiamata con il suo giusto nome e non dovrà essere la Chiesa ad avere timore nel doverne denunciare i pericoli.
    Pensiamo che solo una vera educazione al rispetto di sé e degli altri, unita ad una corretta formazione a cogliere il proprio limite possa permettere un rinnovato senso di impegno per la vita. D'altronde, la grandezza della persona consiste proprio nell'avere coscienza del proprio limite e in forza di questo, saper guardare oltre verso una trascendenza infinita che ha voluto imprimere dignità alla vita umana assumendola su di sé e diventando egli stesso persona. Poiché in Gesù di Nazareth "la vita si è fatta visibile" (1 Gv 1,2) e noi ne siamo testimoni, viviamo con la responsabilità di rendere partecipi uomini e donne che incontriamo nel cammino della vita di questo grande mistero che suscita ogni giorno meraviglia e stupore.
    [01921-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DELLA PROF.SSA MARIA LUISA DI PIETRO

    A partire dai principi espressi nella prima parte dell’Istruzione, vengono analizzati nella seconda parte alcuni problemi che sono emersi o si sono delineati negli anni successivi alla pubblicazione dell’Istruzione Donum Vitae. Le questioni prese in esame sono:
    1) Le tecniche di aiuto alla fertilità
    2) La FIV (o fecondazione in vitro) e l’eliminazione volontaria degli embrioni
    3) La ICSI (o iniezione intra-citoplasmatica di spermatozoi)
    4) Il congelamento di embrioni
    5) Il congelamento di oociti
    6) La riduzione embrionale
    7) La diagnosi pre-impiantatoria
    8) Le nuove forme di intercezione e di contragestazione
    Occorre richiamare, prima di prendere in esame le singole questioni, i tre beni fondamentali su cui si commisurano le singole scelte:
    a) il riconoscimento della dignità di persona ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, con la conseguente soggettività del diritto alla vita e alla integrità fisica;
    b) l’unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre solo l’uno attraverso l’altro;
    c) i valori specificatamente umani della sessualità, che "esigono che la procreazione di una persona debba essere perseguita come il frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra gli sposi" (n. 12).
    Iniziamo l’analisi del testo a partire da quest’ultimo punto. Il desiderio da parte di una coppia di sposi di avere un figlio è più che legittimo: questo fatto giustifica, però, il ricorso a qualsiasi tecnica in grado di soddisfarlo? E quali sono le caratteristiche di quell’atto coniugale che il fare del medico e del biologo vuole sostituire con le tecniche di fecondazione artificiale?
    E’ un atto che coinvolge nella totalità e nella reciprocità i coniugi: ed è proprio in questa relazione interpersonale che può realizzarsi la chiamata all’esistenza di una nuova vita umana. Dal dono delle persone scaturisce il dono della vita: "L’atto coniugale - si legge al n. B.4 della Istruzione Donum vitae – esprime simultaneamente l’apertura al dono della vita: è un atto inscindibilmente corporale e spirituale. E’ nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre". Può questo atto essere consegnato nelle mani di estranei o essere ridotto ad una mera successione di fatti tecnici?
    Le tecniche di fecondazione artificiale nella forma sia intracorporea (ad esempio l’inseminazione artificiale con prelievo del seme fuori dall’atto coniugale) sia extracorporea (ad esempio la FIV e la ICSI) sostituiscono con la tecnica l’atto coniugale nella chiamata all’esistenza di una nuova vita: "Alla luce di tale criterio – si legge al n. 12 della Istruzione Dignitas personae – sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell’atto coniugale".
    Esse attuano – in altre parole – una divisione tra l’unione dei coniugi e la possibilità di procreare: da effetto di un incontro diretto e immediato dei coniugi, la nuova vita diviene il risultato di una procedura tecnica, che può essere anche perfetta da un punto di vista tecnico, ma che resta inesorabilmente impersonale. Non sono i genitori a dare la vita, ma un medico o un biologo: una presenza – quest’ultima – non accidentale, ma determinante.
    L’artificialità è, allora, sempre un fatto negativo? La risposta a questa si trova nel n. 13 della Istruzione Dignitas personae, che – richiamando la Istruzione Donum vitae – scrive: "Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell’arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell’amore e al dono della vita".
    Non vi è, dunque, rifiuto dell’artificialità in generale, ma di quella artificialità che stravolge il più personale degli atti umani, quello procreativo. Non vi è, dunque, rifiuto dell’artificialità intesa come ciò che l’uomo è in grado di produrre e può sopperire ad una funzione del corpo, ma di quell’artificialità che contraddice la natura dell’essere umano.
    Artificialità non equivale ad impiego di una tecnica: essa può essere lecitamente utilizzata anche in presenza di infertilità. Stimolare l’ovulazione, effettuare interventi di microchirurgia per rimuovere zone di endometriosi o per restaurare la pervietà di una tuba di Falloppio, sono forme di intervento tecnico che hanno il solo scopo di restituire la funzionalità ad un organo necessario per una procreazione altrimenti non possibile. Ed ancora, prelevare il seme ottenuto durante l’atto coniugale con un SCD (Semen Collection Device) perforato per veicolarlo, previa preparazione, nelle vie genitali femminili, comporta un ricorso alla tecnica, ma l’intervento del medico è successivo – di aiuto – ad un atto coniugale già verificatosi. "Il medico – si legge al n. 12 della Istruzione Dignitas personae – è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L’intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità della persona, quando mira ad aiutare l’atto coniugale sia per facilitare il compimento, sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto".
    Non vi è dubbio che la difficoltà di avere un figlio può essere motivo di grande sofferenza per la coppia. Per questo motivo il desiderio di una gravidanza è da considerare un’esigenza profondamente umana. È, quindi, necessario, innanzitutto, prevenire l’infertilità in tutte quelle situazioni in cui essa possa essere riconducibile a comportamenti a rischio individuali o a non adeguati interventi di ecologia ambientale o di politica della casa e del lavoro. Si pensi – a questo proposito – che il primo fattore di rischio di infertilità è l’età avanzata della donna nel momento in cui si cerca una gravidanza. Si legge, infatti, al n. 13 della Istruzione Dignitas personae: "C’è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento la ricerca e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità". Ed ancora deve essere massimo l’impegno nella diagnosi e nella cura della sterilità.
    Qualora, però, questo tipo di interventi non consenta alla coppia di realizzare questa legittima aspirazione, la risposta non può passare attraverso la violazione del diritto alla vita del nascituro o alla distruzione dei significati stessi del matrimonio e della coniugalità. Si deve, invece, aiutare la coppia a scoprirsi "feconda": "Per venire incontro – si legge al n. 13 della Istruzione – al desiderio di non poche coppie di avere un figlio, sarebbe auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno per il loro adeguato sviluppo umano di un focolare domestico".
    Il ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea, come la FIV e la ICSI, porta alla "produzione" di un essere umano. Il rapporto tra chi fabbrica (il medico) e chi ordina (gli aspiranti genitori) la vita e chi viene fabbricato (l’embrione umano) è simile a quello di un produttore con il suo prodotto: e ciò che è prodotto può essere manipolato, selezionato, scartato.
    "(Il) desiderio (di un figlio) – si legge al n. 16 della Istruzione – non può giustificare la produzione, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificare l’abbandono e la distruzione". È questo il punto centrale della valutazione etica delle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea, cui si aggiungono altre considerazioni tese a confutare le affermazioni di chi ne sostiene, invece, l’uso. Viene, in modo particolare, evidenziata l’elevata perdita di embrioni umani o – come viene definita – l’elevata abortività delle tecniche di fecondazione artificiale. Tale elevata perdita di embrioni non si è modificata con il passare degli anni (oltre l’80% degli embrioni viene perso anche nei centri più accreditati) ed è insita alla tecnica stessa. Di conseguenza, seppur talora in apparenza non ricercato, il sacrificio di embrioni è, comunque, previsto. Né questa perdita può essere paragonata a quella che si ha, naturalmente, di embrioni: ciò che in natura si manifesta come danno all’essere umano va – se possibile – corretto, ma non certamente imitato.
    Alla perdita degli embrioni legata alla tecnica (asincronia ovaio/endometrio; alterazioni cromosomiche, etc.) vanno aggiunte le perdite "volute": per scopi selettivi (con la diagnosi preimpianto); per aumentare la possibilità di annidamento di embrioni in utero (con il trasferimento di un numero elevato di embrioni e conseguente aborto selettivo); per creare una "scorta" di embrioni da utilizzare in un secondo momento. "Questa triste realtà – si legge al n. 15 della Istruzione – spesso taciuta, è del tutto deprecabile in quanto le varie tecniche di riproduzione artificiale che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono a nuovi attentati contro la vita". Una situazione paradossale, che non verrebbe, tra l’altro, ammessa in nessun’altra situazione medica: ovvero che una tecnica abbia un tasso così elevato di esiti negativi e fatali.
    Quali conseguenze del ricorso alle tecniche di fecondazione artificiale extracorporea vi sono, dunque, la crioconservazione (congelamento) degli embrioni e la riduzione delle gravidanze multiple qualora siano stati trasferiti più embrioni di quelli che possono realmente svilupparsi in utero.
    La prassi della crioconservazione di embrioni viene valutata dalla Istruzione Dignitas personae (n. 18) come "incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani", dal momento che: ne presuppone la produzione in vitro; li espone a rischio di morte o di danno alla loro integrità; li priva temporaneamente dell’accoglienza materna; li espone ad ulteriori offese e manipolazioni. Spesso questi embrioni sono in stato di abbandono e si pone la domanda "cosa fare di loro?".
    A chi ha come solo scopo di svuotare le banche di embrioni, si contrappone chi si rende conto della grave ingiustizia fatta nei loro confronti e vorrebbe porvi rimedio. Premesso che cercare una soluzione senza far cessare la produzione di embrioni è un fatto di per sé sbagliato, la Istruzione Dignitas personae esclude sia l’uso degli embrioni abbandonati (orfani) per la ricerca o per usi terapeutici, sia il loro scongelamento, sia la loro cessione a coppie infertili: In quest’ultimo caso si ricadrebbe in una forma di fecondazione artificiale eterologa e di maternità surrogata. Anche la cosiddetta "adozione prenatale", pur essendo "lodevole nelle intenzioni", presenta "vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati" (n. 19).
    Risulta, dunque, evidente come l’unica vera soluzione sia la cessazione della produzione di embrioni. "Non si intravede – come ricordava già nel 1996 Giovanni Paolo II – una via d’uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni congelati…" (n. 19).
    Il ricorso alla riduzione embrionale, che si configura come "un aborto intenzionale" e che non trova mai alcuna giustificazione, è considerato inaccettabile (cf. n. 21), così come la diagnosi preimpianto, in cui lo strumento diagnostico è strettamente collegato con l’eliminazione dell’embrione "considerato ‘sospetto’ di difetti genetici o cromosomici o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate" (n. 22). Si attua, così una vera e propria forma di eugenismo che "porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie o disabilità" (n. 22).
    Il collegamento con le tecniche di fecondazione artificiale e le già indicate conseguenze a danno dell’embrione umano sono le ragioni del rifiuto della crioconservazione di oociti in ordine "al processo di procreazione artificiale" (n. 20).
    Un’altra forma di attentato alla dignità di persona dell’embrione umano è rappresentato dal ricorso a prodotti ad azione intercettiva, che impediscono l’annidamento dell’embrione in utero, o ad azione contragestativa che provocano il distacco dell’embrione già annidato. Tra i prodotti intercettivi si fa riferimento alla spirale e alla "pillola del giorno dopo"; il prodotto controgestativo più noto è la pillola RU486, oltre le prostaglandine e il Metrotrexate. Per quanto riguarda l’intercezione, con cui l’azione di impedimento dell’impianto può essere – anche se non sempre – presente, è da sottolineare che già la sola probabilità che questo possa avvenire rende l’intenzionalità di chi la prescrive e di chi la usa abortiva.. Di conseguenza – si legge al n. 23 della Istruzione Dignitas personae – "l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale" (n. 23).

    [01922-01.01] [Testo originale: Italiano]


    INTERVENTO DI S.E. MONS. ELIO SGRECCIA

    La terza parte dell’Istruzione Dignitas personae comprende i numeri 24-35 cui fanno seguito due numeri dedicati alla conclusione generale di tutto il documento. In questi brevi e concisi passaggi vengono esaminate, soprattutto dal punto di vista etico, le più recenti prospettive di ricerca; alcune sono cariche di speranza per la terapia, mentre altre sono segnate da problematicità etica.

    1. Anzitutto viene presentato un breve giudizio sulla terapia genica, i cui progressi ancora sono limitati rispetto alle grandi attese coltivate dopo la scoperta del DNA e dei suoi meccanismi replicativi, dopo la messa a punto delle tecniche di ingegneria genetica e dopo il sequenziamento del DNA umano portato a termine con grande dispendio di energie intellettuali e di risorse finanziarie. Per ora la possibilità di sostituire geni malformati, causa e origini di malattie genetiche, rimane una speranza. Ma gli scienziati non disperano e guardano al miglioramento delle tecniche, in particolare all' individuazione di vettori più sicuri.
    Quello che il Documento evidenzia è che occorre tenere conto di una fondamentale distinzione: la terapia genetica teoricamente si può applicare alle cellule somatiche con finalità direttamente terapeutiche, o sulle cellule germinali. Sulle cellule somatiche si può intervenire ad esempio a livello del midollo spinale per correggere le cellule emopoietiche malate in un determinato soggetto e l'effetto prodotto rimane limitato all'individuo. Quando si interviene a livello di cellule germinali, invece, l'effetto è diverso, perché le cellule della linea germinale vanno a comporre i gameti e vanno a influenzare la ereditarietà e la discendenza. Non essendo ancora sicura la tecnica, per quanto riguarda l'intervento sulle cellule germinali, questo tipo d'intervento non è eseguibile, perché può comportare il rischio di indurre malformazioni nel patrimonio genetico ereditario, delle generazioni future.
    Pertanto la norma etica è che, con le debite condizioni deontologiche proprie di ogni intervento medico, è possibile tentare di correggere geneticamente soltanto le cellule somatiche. Sono stati eseguiti interventi clinici con trattamento ex vivo, cioè prelevando cellule dell'individuo e trattandole geneticamente in laboratorio e poi reinserendo le cellule trattate. Sono stati fatti tali interventi clinici sulle cellule somatiche per la correzione di patrimonio genetico di cellule emopoietiche e in ambito immunologico. Esistono ancora difficoltà e rischi, ma in linea di principio il Documento considera che questa prospettiva può essere considerata eticamente praticabile. Mentre l'intervento sul patrimonio genetico delle cellule germinali, in assenza di possibilità di controllo, rimane vietato. Il Documento su questo punto rimarca questo divieto che oggi di fatto è condiviso anche dalla maggioranza degli scienziati.
    Il Documento prende in esame, in appendice a questo tema, l'ipotesi dell'uso di tecniche di ingegneria genetica per il "miglioramento genetico". Si tratta di un'ipotesi presa in esame dalla letteratura, ma questa ipotesi può sconfinare verso la ideologia, perché la realizzazione poggerebbe su pratiche di eugenismo negativo (eliminazione di embrioni meno dotati)o di eugenismo positivo cioècon potenziamento di dotazione genetica. In tale ottica eugenetica questa strategia è condannabile nelle finalità e nei metodi.
    Altra cosa è il miglioramento della salute nelle popolazioni curando i metodi e le strategie dell'igiene, dell'alimentazione e l'eliminazione delle malattie infettive, ecc. Il Documento si esprime con la condanna dell'eugenismo alternativo e migliorativo a carattere ideologico perché fonte di disuguaglianza e discriminazione. Perciò anche proposte del "transumanesimo" fatte da alcuni filosofi e genetisti rimangono fuori dal consenso etico della Chiesa e credo anche dal consenso civile.

    2. Un argomento che ha scosso l’opinione pubblica e il mondo scientifico, ripreso nei nn. 28-30 dal Documento, è costituito dalla clonazione. L’impressione, generata a suo tempo, fatta di esaltazione e di paura della scienza manipolatoria, è calata di molto, dopo che due insuccessi hanno quasi posto in oblio questo percorso di ricerca. Il primo insuccesso è stato a carico del primo animale clonato: la pecora Dolly è morta, precocemente invecchiata, uccisa con morte pietosa e giunta a pochi mesi di età. L'altro incidente fu a carico di uno scienziato che in Corea aveva divulgato il successo di clonazioni umane, che in realtà non furono comprovate come vere. Da allora la stampa e le polemiche delle assemblee parlamentari nazionali e internazionali sono cessate.
    In realtà la manipolazione che si realizza con la clonazione è profonda e ai limiti della sfida dalle leggi della stessa biologia: si tratta di generazione asessuale e agamica, operata per la cosiddetta divisione gemellare o più frequentemente per nucleo transfer.
    La distinzione tra clonazione riproduttiva e clonazione terapeutica è, come si sa, una distinzione insostenibile, perché anche quella cosiddetta terapeutica presuppone sempre una riproduzione.
    La clonazione riproduttiva, per ora utilizzata soltanto in ambito zoologico e botanico, nel caso dell'uomo è stata immaginata per soddisfare ad alcuni desideri: il controllo della evoluzione, la scelta predeterminata del sesso, la sostituzione di una persona cara deceduta con una di simile aspetto: grazie a Dio sono rimaste ipotesi teoriche.
    Continua a sollecitare la volontà degli sperimentatori la clonazione terapeutica per realizzare individui con patrimonio genetico predeterminato, e perciò idoneo a fornire cellule staminali embrionali, trasferibili per determinate terapie. Il tema si lega a quello dell'uso delle cellule staminali embrionali.
    Quanto al giudizio etico sulla clonazione, il Documento elenca le ragioni in contrario sia per il tipo di clonazione terapeutica sia quella riproduttiva: l'esercizio di dominio da parte dell'uomo sperimentatore sull'essere umano clonato fa sorgere la più forte obiezione per l'offesa alla dignità umana e la strumentalizzazione dell'essere umano da parte di un altro uomo. Per quanto riguarda l'aspetto riproduttivo, non c'è soltanto la separazione della dimensione unitiva da quella procreativa come nelle procreazioni artificiali, ma c'è l'alterazione delle dimensioni di paternità-maternità, con la creazione di un essere privo di ancoraggio parentale umano. In ogni caso lo stesso principio dell'uguaglianza fra uomini verrebbe sconvolto.
    Riguardo alla stessa clonazione terapeutica, a parte l'intenzione e la problematicità del successo, il Documento sottolinea la strumentalizzazione dell'uomo sull'uomo che sta alla radice di questa procedura.

    3. La medicina rigenerativa: l'uso e la sperimentazione delle cellule staminali. Come è noto, sembra essere questa la scoperta più promettente, una fase nuova della medicina: quella che utilizza cellule specializzate e primitive che si trovano all'interno del corpo umano, capaci di moltiplicarsi, anche fuori dell'organismo e capaci di specializzarsi in diversi tipi di tessuti una volta trasferite e pertanto orientate a sostituire cellule malate e così rigenerare tessuti. Il Documento ricorda le sorgenti da cui possono essere raccolte le cellule staminali, praticamente da diverse sedi del corpo adulto, dal sangue del cordone ombelicale, dall'embrione e dai feti abortiti.
    La differenza significativa si è stabilita fra le cellule staminali embrionali e tutte le altre di origine somatica: tale differenza si è imposta soprattutto per un fatto eticamente rilevante, per il fatto che le cellule staminali embrionali si possono prelevare, e di fatto si prelevano, nell'embrione allo stadio di blasticiste fecondato in vitro o da residui della fecondazione artificiale, provocandone la morte. Questo fatto ha posto una specie di criterio discriminante che ha diviso i ricercatori, per il riferimento alla identità dell'embrione come essere umano. Inoltre, nonostante la priorità e l'impegno della ricerca sulle cellule staminali embrionali, le ricerche non hanno offerto finora risultati significativi in ordine alla plasticità e all’efficacia nella rigenerazione dei tessuti, mentre nel frattempo la ricerca nelle cellule staminali somatiche hanno dato e continuano a dare risultati nel piano sperimentale e ormai anche nelle applicazioni cliniche.
    La Pontificia Accademia per la Vita aveva pubblicato già con data del 25 agosto 2000 una Dichiarazione nel senso del divieto dell'uso delle cellule staminali embrionali, a motivo della distruzione dell'embrione ed ha dato l'incoraggiamento per la sperimentazione e per l'uso delle cellule staminali somatiche con prelievo dell'organismo adulto, da feti abortiti spontaneamente o da sangue del cordone ombelicale. Nel 2006 il Congresso organizzato dallastessa Pontificia Accademia per la Vita, insieme alla Federazione Internazionale dei Medici Cattolici, ha incoraggiato questa strada sulla scorta dei risultati ottenuti dai vari gruppi ricerca.
    Il Documento sintetizza le stesse posizioni precisando anche il problema etico di collaborazione che si pone per chi acquista e utilizza le cellule staminali embrionali tramite il commercio, anche se procurate e raccolte da altri. Nella polemica intensa sia nella stampa fra gli apposti gruppi di ricercatori sia in Parlamento hanno influito anche gli interessi economici attorno alla cattura dei fondi statali o internazionali posti a disposizione per i ricercatori.

    4. Per l'aggiornamento è rilevante una notizia che non è presente nel Documento per prudenza verso una novità ancora da consolidare: nel Congresso del 2006 uno scienziato giapponese Yamanaka ha proposto una tecnica d'ingegneria genetica per la quale risulta possibile la riprogrammazione di una cellula somatica fino a riportarla allo stadio di cellula embrionale, senza passare per la formazione dell'embrione. Questo fatto, qualora venga comprovato, farebbe cadere ogni motivo per sostenere la ricerca sulle cellule provenienti dall'embrione.
    Il Documento inoltre cita nella nota 49 anche alcune nuove tecniche che si avvalgono di procedimenti che implicano il dubbio sulla riproduzione dell'embrione, anche se i ricercatori che le propongono sostengono che le cellule embrionali sarebbero prodotte senza che venga formato l'embrione: si tratta di tecniche sperimentali di dubbia eticità e sono l'Altered Nuclear Transfer (ANT) e l' Oocyte Assisted Reprogramming (OAR) e l'applicazione della partenogenesi all'uomo. Il Documento si limita a dire: "Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del ‘prodotto’ così ottenuto".

    5. La terza parte dell’Istruzione si conclude con un giudizio negativo sui recenti tentativi di clonazione ibrida, in cui sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane al fine di estrarne cellule staminali embrionali. In proposito il Documento afferma al n. 33: "Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell'essere umano a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l'identità specifica dell'uomo".

    6. Infine il Documento nei due numeri 34-35 esamina criticamente il caso di cooperazione al male che si realizza quando si utilizza "materiale biologico" proveniente da feti o da embrioni volontariamente abortiti o sottoposti a congelamento dopo procreazione artificiale o, comunque, profittando di fatti illeciti anche quando di tali fatti non si è stati né partecipi né consenzienti.
    Riferendosi al paragrafo rispettivo dell’Istruzione Donum vitae, ove si parla della utilizzazione a fini di ricerca dei cadaveri di feti o embrioni volontariamente abortiti, chiarendo le condizioni già poste da Domun vitae (1,4), si afferma nel nostro Documento che per la liceità di una tale utilizzazione, pur condotta per nobili fini, normalmente non basta la sola indipendenza e separazione delle responsabilità tra chi opera l'illecito e utilizza il cadavere, quando c'è una situazione permessa ingiustamente dalla legge e che si diffonde nella prassi.
    L'obbligo di rimuovere lo scandalo obbliga a non partecipare a simili concomitanti utilizzazioni dei misfatti, ma ad assumere una posizione di dissenso, rifiutando di utilizzare anche se indirettamente i risultati di tali eventi. Questa norma di coerenza può consentire ugualmente, come avviene negli USA, l'utilizzazione di preparati per la vaccinazione dei bambini nelle scuole, anche se soltanto remotamente provengono dalle utilizzazioni di feti abortiti, ma comunque in questa situazione si richiede una mobilitazione perché questo tipo di vaccino venga sostituito con altri preparati ormai possibili.
    Come si vede, si tratta di tematiche ricche di novità, di complessità e di responsabilità etica che impegnano i ricercatori, ma anche i cittadini e i formatori della coscienza degli operatori.

    [01923-01.01] [Testo originale: Italiano]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Ultima modifica di PaoVac; 12-12-2008 alle 11:51

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    Per difendere la vita serve uno sforzo comune

    di Rino Fisichella

    Nella costituzione pastorale Gaudium et spes, i padri conciliari scrivevano: "Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura" (51). L'istruzione Dignitas personae si pone su questa lunghezza d'onda. I suoi contenuti non sono altro che promozione e difesa della vita umana. Per questo è necessario che si crei una cultura favorevole alla sua accoglienza. Ed è indispensabile anche l'apporto condiviso di quanti, credenti o non credenti, ritengono che questo sia il momento per uno sforzo comune. Se diventa urgente una difesa della vita umana, per paradossale che possa sembrare, significa che questa è in serio pericolo. Non è la visione catastrofica quella che caratterizza l'insegnamento della Chiesa; ciò che preme, piuttosto, è una lettura realistica del tempo in cui viviamo.
    Non deve meravigliare l'impegno del Magistero in questo particolare settore. La Chiesa è stata impegnata in prima linea nel corso dei secoli in difesa di alcuni principi fondamentali che oggi sono diventati patrimonio dell'umanità. All'epoca fu contestata da frange di benpensanti che proprio in nome del progresso e delle leggi dell'economia preferivano calpestare i diritti fondamentali delle persone. Basti pensare all'impegno dei missionari contro la schiavitù nelle colonie oppure alla difesa dei lavoratori nell'Ottocento. La posta in gioco che segnerà la vita della società nei prossimi decenni è ora la difesa della dignità della persona dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. L'Istruzione, per questo motivo, arriva in un momento del tutto peculiare. I suoi contenuti, particolarmente in riferimento alle varie tecniche di sperimentazione sull'embrione, susciteranno reazioni diverse. Alcuni preferiranno ignorarli con supponenza, altri rincorreranno la via più facile della derisione e altri ancora etichetteranno quelle pagine come foriere di buio oscurantismo che impedisce il progresso e la libera ricerca. Molti altri, infine, condivideranno certamente la nostra preoccupazione e la nostra analisi. Per verificare l'ambito all'interno del quale l'Istruzione intende procedere è utile riportare un suo passaggio: "La Chiesa giudicando della valenza etica di alcuni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l'uomo e le sue origini, non interviene nell'ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita" (10).
    Non c'è dunque nessuna invasione di campo da parte del magistero della Chiesa quando questo entra in un ambito specifico come quello della sperimentazione sull'embrione, che è oggetto di più scienze fra le quali nessuna può arrogarsi il diritto dell'ultima parola. Ciò che questa Istruzione intende fare è esprimere il proprio contributo autorevole nella formazione della coscienza non solo dei credenti, ma di quanti intendono porre ascolto alle argomentazioni che vengono portate, con la volontà di confrontarsi. Un intervento, pertanto, che rientra pienamente nella sua missione e che dovrebbe essere accolto non solo come legittimo, ma anche come dovuto in una società pluralistica, laica e democratica.
    Risulterebbe veramente difficile, anche per un pensiero estraneo alla fede, non ritrovarsi in questa affermazione della Dignitas personae: "Per il solo fatto d'esistere, ogni essere umano deve essere rispettato. Si deve escludere l'introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute" (8). Ciò che viene affermato, come si nota, è l'uguale dignità di ogni essere umano per il fatto stesso di essere venuto alla vita.
    Non si dovrebbe dimenticare, dunque, il principio che viene più volte riaffermato nel corso dell'Istruzione: l'uguaglianza fondamentale tra gli uomini. Proprio questo principio cozza contro ogni pretesa di clonazione umana o manipolazione genetica diversa da quella terapeutica. Dignitas personae compie un passo in avanti nei confronti dell'istruzione Donum vitae del 1988, quando si richiama alla difesa della dignità dell'embrione. Nella precedente Istruzione, infatti, per non entrare direttamente nel dibattito filosofico non si arrivò alla definizione dell'embrione come "persona". Nella Dignitas personae si esplicita che l'embrione umano "ha fin dall'inizio la dignità propria della persona" (5).
    Bisogna, infine, sottolineare il coraggio con cui Dignitas personae affronta il tema della manipolazione genetica che in molti casi ormai ha tutte le caratteristiche per essere definita eugenetica e, pertanto, intrinsecamente immorale. Questo giudizio si fonda sul presupposto che tale sperimentazione teorizza di fatto l'inuguaglianza tra le persone, enfatizzando oltre misura doti e caratteristiche che non costituiscono l'essenza e la peculiarità della persona stessa. È dunque un insegnamento lungimirante, che invita a riflettere sul rischio di non cadere in nuove forme di schiavitù già all'orizzonte. Si è dinanzi, infatti, a una "schiavitù biologica": una persona si arroga il diritto arbitrario di determinare le caratteristiche genetiche di un altro essere umano. È la hybris che accompagna l'esercizio del puro potere del più forte sugli altri. Una simile sperimentazione va chiamata con il suo giusto nome e la Chiesa non avrà paura di denunciarne i pericoli; la grandezza della persona consiste nell'avere coscienza del proprio limite e in forza di questo, saper guardare oltre, verso una trascendenza infinita che ha voluto imprimere dignità alla vita umana assumendola su di sé.



    (©L'Osservatore Romano - 13 dicembre 2008)
    «O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà!
    Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto!
    Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi».
    (San Giovanni Paolo II, Omelia per l'inizio del Pontificato, 22 ottobre 1978)

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    Istruzione "Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica"

    A cura della Congregazione per la Dottrina della Fede




    CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 12 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'Istruzione “Dignitas personae. Su alcune questioni di bioetica”, a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede, presentata questo venerdì in Sala Stampa vaticana.





    * * *



    INTRODUZIONE

    1. Ad ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale, va riconosciuta la dignità di persona. Questo principio fondamentale, che esprime un grande "sì" alla vita umana, deve essere posto al centro della riflessione etica sulla ricerca biomedica, che riveste un'importanza sempre maggiore nel mondo di oggi. Il Magistero della Chiesa è già intervenuto più volte, al fine di chiarire e risolvere i relativi problemi morali. Di particolare rilevanza in questa materia è stata l'Istruzione Donum vitae. A vent'anni dalla sua pubblicazione è emersa nondimeno l'opportunità di apportare un aggiornamento a tale documento.

    L'insegnamento di detta Istruzione conserva intatto il suo valore sia per i principi richiamati sia per le valutazioni morali espresse. Nuove tecnologie biomediche, tuttavia, introdotte in questo ambito delicato della vita dell'essere umano e della famiglia, provocano ulteriori interrogativi, in particolare nel settore della ricerca sugli embrioni umani e dell'uso delle cellule staminali a fini terapeutici nonché in altri ambiti della medicina sperimentale, così da sollevare nuove domande che richiedono altrettante risposte. La rapidità degli sviluppi in ambito scientifico e la loro amplificazione tramite i mezzi di comunicazione sociale provocano attese e perplessità in settori sempre più vasti dell'opinione pubblica. Al fine di regolamentare giuridicamente tali problemi, le Assemblee legislative sono spesso sollecitate a prendere decisioni, coinvolgendo talora anche la consultazione popolare.Queste ragioni hanno portato la Congregazione per la Dottrina della Fede a predisporre una nuova Istruzione di natura dottrinale, che affronta alcune problematiche recenti alla luce dei criteri enunciati nell'Istruzione Donum vitae e riprende in esame altri temi già trattati, ma ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti.

    2. Nel procedere a questo esame, si è inteso sempre tenere presenti gli aspetti scientifici, giovandosi dell'analisi della Pontificia Accademia per la Vita e di un gran numero di esperti, per confrontarli con i principi dell'antropologia cristiana. Le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l'esame dei problemi considerati.Nel variegato panorama filosofico e scientifico attuale è possibile constatare di fatto una ampia e qualificata presenza di scienziati e di filosofi che, nello spirito del giuramento di Ippocrate, vedono nella scienza medica un servizio alla fragilità dell'uomo, per la cura delle malattie, l'alleviamento della sofferenza e l'estensione delle cure necessarie in misura equa a tutta l'umanità. Non mancano, però, rappresentanti della filosofia e della scienza che considerano il crescente sviluppo delle tecnologie biomediche in una prospettiva sostanzialmente eugenetica.

    3. La Chiesa cattolica, nel proporre principi e valutazioni morali per la ricerca biomedica sulla vita umana, attinge alla luce sia della ragione sia della fede, contribuendo ad elaborare una visione integrale dell'uomo e della sua vocazione, capace di accogliere tutto ciò che di buono emerge dalle opere degli uomini e dalle varie tradizioni culturali e religiose, che non raramente mostrano una grande riverenza per la vita.Il Magistero intende portare una parola di incoraggiamento e di fiducia nei confronti di una prospettiva culturale che vede la scienza come prezioso servizio al bene integrale della vita e della dignità di ogni essere umano. La Chiesa pertanto guarda con speranza alla ricerca scientifica, augurando che siano molti i cristiani a dedicarsi al progresso della biomedicina e a testimoniare la propria fede in tale ambito. Auspica inoltre che i risultati di questa ricerca siano resi disponibili anche nelle aree povere e colpite dalle malattie, per affrontare le necessità più urgenti e drammatiche dal punto di vista umanitario. E infine intende essere presente accanto ad ogni persona che soffre nel corpo e nello spirito, per offrire non soltanto un conforto, ma la luce e la speranza. Queste danno senso anche ai momenti della malattia e all'esperienza della morte, che appartengono di fatto alla vita dell'uomo e ne segnano la storia, aprendola al mistero della Risurrezione. Lo sguardo della Chiesa infatti è pieno di fiducia perché «la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza». La presente Istruzione si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità. Essa comprende tre parti: la prima richiama alcuni aspetti antropologici, teologici ed etici di importanza fondamentale; la seconda affronta nuovi problemi riguardanti la procreazione; la terza prende in esame alcune nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell'embrione o del patrimonio genetico umano.





    PRIMA PARTE: ASPETTI ANTROPOLOGICI, TEOLOGICI ED ETICI DELLA VITA E DELLA PROCREAZIONE UMANA

    4. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell'uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell'uomo. Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all'insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un "programma" ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell'Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull'embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

    5. Quest'affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell'essere umano.Se l'Istruzione Donum vitae non ha definito che l'embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un'affermazione d'indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un'anima spirituale non può essere rilevata dall'osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull'embrione umano a fornire «un'indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell'essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L'embrione umano, quindi, ha fin dall'inizio la dignità propria della persona.

    6. Il rispetto di tale dignità compete a ogni essere umano, perché esso porta impressi in sé in maniera indelebile la propria dignità e il proprio valore. L'origine della vita umana, d'altra parte, ha il suo autentico contesto nel matrimonio e nella famiglia, in cui viene generata attraverso un atto che esprime l'amore reciproco tra l'uomo e la donna. Una procreazione veramente responsabile nei confronti del nascituro «deve essere il frutto del matrimonio». Il matrimonio, presente in tutti i tempi e in tutte le culture, «è stato sapientemente e provvidenzialmente istituito da Dio creatore per realizzare nell'umanità il suo disegno di amore. Per mezzo della reciproca donazione personale, loro propria ed esclusiva, gli sposi tendono alla comunione delle loro persone, con la quale si perfezionano a vicenda, per collaborare con Dio alla generazione e all'educazione di nuove vite» . Nella fecondità dell'amore coniugale l'uomo e la donna «rendono evidente che all'origine della loro vita sponsale vi è un "sì" genuino che viene pronunciato e realmente vissuto nella reciprocità, rimanendo sempre aperto alla vita… La legge naturale, che è alla base del riconoscimento della vera uguaglianza tra le persone e i popoli, merita di essere riconosciuta come la fonte a cui ispirare anche il rapporto tra gli sposi nella loro responsabilità nel generare nuovi figli. La trasmissione della vita è iscritta nella natura e le sue leggi permangono come norma non scritta a cui tutti devono richiamarsi».

    7. È convinzione della Chiesa che ciò che è umano non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato. Dio, dopo aver creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cf. Gn 1, 26), ha qualificato la sua creatura come «molto buona» (Gn 1, 31) per poi assumerla nel Figlio (cf. Gv 1, 14). Il Figlio di Dio nel mistero dell'Incarnazione ha confermato la dignità del corpo e dell'anima costitutivi dell'essere umano. Il Cristo non ha disdegnato la corporeità umana, ma ne ha svelato pienamente il significato e il valore: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo». Divenendo uno di noi, il Figlio fa sì che possiamo diventare «figli di Dio» (Gv 1,12), «partecipi della natura divina» (2 Pt 1, 4). Questa nuova dimensione non contrasta con la dignità della creatura riconoscibile con la ragione da parte di tutti gli uomini, ma la eleva ad un ulteriore orizzonte di vita, che è quella propria di Dio e consente di riflettere più adeguatamente sulla vita umana e sugli atti che la pongono in essere. Alla luce di questi dati di fede, risulta ancor più accentuato e rafforzato il rispetto nei riguardi dell'individuo umano che è richiesto dalla ragione: per questo non c'è contrapposizione tra l'affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana. «I diversi modi secondo cui nella storia Dio ha cura del mondo e dell'uomo, non solo non si escludono tra loro, ma al contrario si sostengono e si compenetrano a vicenda. Tutti scaturiscono e concludono all'eterno disegno sapiente e amoroso con il quale Dio predestina gli uomini "ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8, 29)».

    8. A partire dall'insieme di queste due dimensioni, l'umana e la divina, si comprende meglio il perché del valore inviolabile dell'uomo: egli possiede una vocazione eterna ed è chiamato a condividere l'amore trinitario del Dio vivente. Questo valore si applica a tutti indistintamente. Per il solo fatto d'esistere, ogni essere umano deve essere pienamente rispettato. Si deve escludere l'introduzione di criteri di discriminazione, quanto alla dignità, in base allo sviluppo biologico, psichico, culturale o allo stato di salute. Nell'uomo, creato ad immagine di Dio, si riflette, in ogni fase della sua esistenza, «il volto del suo Figlio Unigenito… Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per l'uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna di essere amata in se stessa, indipendentemente da qualsiasi altra considerazione – intelligenza, bellezza, salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva, la vita umana è sempre un bene, poiché "essa è nel mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza, orma della sua gloria" (Evangelium vitae, 34)».

    9. Queste due dimensioni di vita, quella naturale e quella soprannaturale, permettono anche di comprendere meglio in quale senso gli atti che consentono all'essere umano di venire all'esistenza, nei quali l'uomo e la donna si donano mutuamente l'uno all'altra, sono un riflesso dell'amore trinitario. «Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell'uomo e nella donna la vocazione a una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre». Il matrimonio cristiano «affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l'uomo e la donna, e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l'intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d'amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù».

    10. La Chiesa, giudicando della valenza etica di taluni risultati delle recenti ricerche della medicina concernenti l'uomo e le sue origini, non interviene nell'ambito proprio della scienza medica come tale, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro operato. Ricorda loro che il valore etico della scienza biomedica si misura con il riferimento sia al rispetto incondizionato dovuto ad ogni essere umano, in tutti i momenti della sua esistenza, sia alla tutela della specificità degli atti personali che trasmettono la vita. L'intervento del Magistero rientra nella sua missione di promuovere la formazione delle coscienze, insegnando autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo dichiarando e confermando autoritativamente i principi dell'ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana.









    SECONDA PARTE: NUOVI PROBLEMI RIGUARDANTI LA PROCREAZIONE

    11. Alla luce dei principi sopra ricordati occorre ora prendere in esame alcuni problemi riguardanti la procreazione, emersi e meglio delineatisi negli anni successivi alla pubblicazione dell'Istruzione Donum vitae.





    Le tecniche di aiuto alla fertilità

    12. Per quanto riguarda la cura dell'infertilità, le nuove tecniche mediche devono rispettare tre beni fondamentali: a) il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento fino alla morte naturale; b) l'unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro; c) i valori specificamente umani della sessualità, che «esigono che la procreazione di una persona umana debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale specifico dell'amore tra gli sposi». Le tecniche che si presentano come un aiuto alla procreazione «non sono da rifiutare in quanto artificiali. Come tali esse testimoniano le possibilità dell'arte medica, ma si devono valutare sotto il profilo morale in riferimento alla dignità della persona umana, chiamata a realizzare la vocazione divina al dono dell'amore e al dono della vita». Alla luce di tale criterio sono da escludere tutte le tecniche di fecondazione artificiale eterologa e le tecniche di fecondazione artificiale omologa che sono sostitutive dell'atto coniugale. Sono invece ammissibili le tecniche che si configurano come un aiuto all'atto coniugale e alla sua fecondità. L'Istruzione Donum vitae si esprime così: «Il medico è al servizio delle persone e della procreazione umana: non ha facoltà di disporre né di decidere di esse. L'intervento medico è in questo ambito rispettoso della dignità delle persone, quando mira ad aiutare l'atto coniugale sia per facilitarne il compimento sia per consentirgli di raggiungere il suo fine, una volta che sia stato normalmente compiuto». E, a proposito dell'inseminazione artificiale omologa, dice: «L'inseminazione artificiale omologa all'interno del matrimonio non può essere ammessa, salvo il caso in cui il mezzo tecnico risulti non sostitutivo dell'atto coniugale, ma si configuri come una facilitazione e un aiuto affinché esso raggiunga il suo scopo naturale».

    13. Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell'infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all'origine dell'infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell'atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l'atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile.Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell'adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico. C'è da osservare, infine, che meritano un incoraggiamento le ricerche e gli investimenti dedicati alla prevenzione della sterilità.


    Fecondazione in vitro ed eliminazione volontaria di embrioni

    14. Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l'eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall'Istruzione Donum vitae. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L'esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l'embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione.

    15. Spesso si obietta che tali perdite di embrioni sarebbero il più delle volte preterintenzionali, o avverrebbero addirittura contro la volontà dei genitori e dei medici. Si afferma che si tratterebbe di rischi non molto diversi da quelli connessi al processo naturale della generazione, e che voler comunicare la vita senza correre alcun rischio comporterebbe in pratica astenersi dal trasmetterla. È vero che non tutte le perdite di embrioni nell'ambito della procreazione in vitro hanno lo stesso rapporto con la volontà dei soggetti interessati. Ma è anche vero che in molti casi l'abbandono, la distruzione o le perdite di embrioni sono previsti e voluti. Gli embrioni prodotti in vitro che presentano difetti vengono direttamente scartati. Sono sempre più frequenti i casi in cui coppie non sterili ricorrono alle tecniche di procreazione artificiale con l'unico scopo di poter operare una selezione genetica dei loro figli. È prassi ormai comune in molti Paesi la stimolazione del ciclo femminile per ottenere un alto numero di ovociti, che vengono fecondati. Tra gli embrioni ottenuti un certo numero è trasferito nel grembo materno, e gli altri vengono congelati per eventuali futuri interventi riproduttivi. La finalità del trasferimento multiplo è di assicurare, per quanto possibile, l'impianto di almeno un embrione. Il mezzo impiegato per giungere a questo fine è l'utilizzo di un numero maggiore di embrioni rispetto al figlio desiderato, nella previsione che alcuni vengano perduti e, in ogni caso, si eviti la gravidanza multipla. In questo modo la tecnica del trasferimento multiplo comporta di fatto un trattamento puramente strumentale degli embrioni. Colpisce il fatto che né la comune deontologia professionale né le autorità sanitarie ammetterebbero in nessun altro ambito della medicina una tecnica con un tasso globale così alto di esiti negativi e fatali. Le tecniche di fecondazione in vitro in realtà vengono accettate, perché si presuppone che l'embrione non meriti un pieno rispetto, per il fatto che entra in concorrenza con un desiderio da soddisfare.Questa triste realtà, spesso taciuta, è del tutto deprecabile, in quanto «le varie tecniche di riproduzione artificiale, che sembrerebbero porsi a servizio della vita e che sono praticate non poche volte con questa intenzione, in realtà aprono la porta a nuovi attentati contro la vita».

    16. La Chiesa, inoltre, ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell'atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva. La pacifica accettazione dell'altissimo tasso di abortività delle tecniche di fecondazione in vitro dimostra eloquentemente che la sostituzione dell'atto coniugale con una procedura tecnica – oltre a non essere conforme al rispetto che si deve alla procreazione, non riducibile alla sola dimensione riproduttiva – contribuisce ad indebolire la consapevolezza del rispetto dovuto ad ogni essere umano. Il riconoscimento di tale rispetto viene invece favorito dall'intimità degli sposi animata dall'amore coniugale. La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la "produzione", così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l'abbandono o la distruzione.In realtà si ha l'impressione che alcuni ricercatori, privi di ogni riferimento etico e consapevoli delle potenzialità insite nel progresso tecnologico, sembrano cedere alla logica dei soli desideri soggettivi e alla pressione economica, tanto forte in questo campo. Di fronte alla strumentalizzazione dell'essere umano allo stadio embrionale, occorre ripetere che «l'amore di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza… Per questo il Magistero della Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale».





    L'Intra Cytoplasmic Sperm Injection (ICSI)

    17. Tra le tecniche recenti di fecondazione artificiale ha progressivamente assunto un particolare rilievo l'Intra Cytoplasmic Sperm Injection. L'ICSI è diventata la tecnica di gran lunga più utilizzata nell'ottica della migliore efficacia, e può superare diverse forme di sterilità maschile.Come la fecondazione in vitro, della quale costituisce una variante, l'ICSI è una tecnica intrinsecamente illecita: essa opera una completa dissociazione tra la procreazione e l'atto coniugale. Infatti anche l'ICSI «è attuata al di fuori del corpo dei coniugi mediante gesti di terze persone la cui competenza e attività tecnica determinano il successo dell'intervento; essa affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana. Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e all'uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli. Il concepimento in vitro è il risultato dell'azione tecnica che presiede alla fecondazione; essa non è né di fatto ottenuta né positivamente voluta come l'espressione e il frutto di un atto specifico dell'unione coniugale».





    Il congelamento di embrioni

    18. Uno dei metodi adoperati per ottenere il miglioramento del tasso di riuscita delle tecniche di procreazione in vitro è la moltiplicazione del numero dei trattamenti successivi. Per non ripetere i prelievi di ovociti nella donna, si procede a un unico prelievo plurimo di ovociti, seguito dalla crioconservazione di una parte importante degli embrioni ottenuti in vitro, in previsione di un secondo ciclo di trattamento, nel caso di insuccesso del primo, ovvero nel caso in cui i genitori volessero un'altra gravidanza. Talvolta si procede al congelamento anche degli embrioni destinati al primo trasferimento, perché la stimolazione ormonale del ciclo femminile produce degli effetti che consigliano di attendere la normalizzazione delle condizioni fisiologiche prima di procedere al trasferimento degli embrioni nel grembo materno. La crioconservazione è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un'alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell'accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni. La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono "orfani". I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l'esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro.

    19. Per quanto riguarda il gran numero di embrioni congelati già esistenti si pone la domanda: che fare di loro? Alcuni si pongono tale interrogativo senza coglierne la sostanza etica, motivati unicamente dalla necessità di osservare la legge che impone di svuotare dopo un certo tempo i depositi dei centri di crioconservazione, che poi saranno nuovamente riempiti. Altri sono coscienti, invece, che è stata commessa una grave ingiustizia e si interrogano su come ottemperare al dovere di ripararvi. Sono chiaramente inaccettabili le proposte di usare tali embrioni per la ricerca o di destinarli a usi terapeutici, perché trattano gli embrioni come semplice "materiale biologico" e comportano la loro distruzione. Neppure la proposta di scongelare questi embrioni e, senza riattivarli, usarli per la ricerca come se fossero dei normali cadaveri, è ammissibile. Anche la proposta di metterli a disposizione di coppie infertili, come "terapia dell'infertilità", non è eticamente accettabile a causa delle stesse ragioni che rendono illecita sia la procreazione artificiale eterologa sia ogni forma di maternità surrogata; questa pratica comporterebbe poi diversi altri problemi di tipo medico, psicologico e giuridico.È stata inoltre avanzata la proposta, solo al fine di dare un'opportunità di nascere ad esseri umani altrimenti condannati alla distruzione, di procedere ad una forma di "adozione prenatale". Tale proposta, lodevole nelle intenzioni di rispetto e di difesa della vita umana, presenta tuttavia vari problemi non dissimili da quelli sopra elencati. Occorre costatare, in definitiva, che le migliaia di embrioni in stato di abbandono determinano una situazione di ingiustizia di fatto irreparabile. Perciò Giovanni Paolo II lanciò un «appello alla coscienza dei responsabili del mondo scientifico ed in modo particolare ai medici perché venga fermata la produzione di embrioni umani, tenendo conto che non si intravede una via d'uscita moralmente lecita per il destino umano delle migliaia e migliaia di embrioni "congelati", i quali sono e restano pur sempre titolari dei diritti essenziali e quindi da tutelare giuridicamente come persone umane».


    Il congelamento di ovociti

    20. Per evitare i gravi problemi etici posti dalla crioconservazione di embrioni, è stata avanzata nell'ambito delle tecniche di fecondazione in vitro la proposta di congelare gli ovociti. Una volta che è stato prelevato un numero congruo di ovociti nella previsione di diversi cicli di procreazione artificiale, si prevede di fecondare soltanto gli ovociti che saranno trasferiti nella madre, e gli altri verrebbero congelati per essere eventualmente fecondati e trasferiti in caso di insuccesso del primo tentativo. Al riguardo occorre precisare che la crioconservazione di ovociti in ordine al processo di procreazione artificiale è da considerare moralmente inaccettabile.


    La riduzione embrionale

    21. Alcune tecniche usate nella procreazione artificiale, soprattutto il trasferimento di più embrioni al grembo materno, hanno dato luogo ad un aumento significativo della percentuale di gravidanze multiple. Perciò si è fatta strada l'idea di procedere alla cosiddetta riduzione embrionale. Essa consiste in un intervento per ridurre il numero di embrioni o feti presenti nel seno materno mediante la loro diretta soppressione. La decisione di sopprimere esseri umani, in precedenza fortemente desiderati, rappresenta un paradosso e comporta spesso sofferenza e sentimento di colpa, che possono durare anni. Dal punto di vista etico, la riduzione embrionale è un aborto intenzionale selettivo. Si tratta, infatti, di eliminazione deliberata e diretta di uno o più esseri umani innocenti nella fase iniziale della loro esistenza, e come tale costituisce sempre un disordine morale grave. Le argomentazioni proposte per giustificare eticamente la riduzione embrio-nale si fondano spesso su analogie con catastrofi naturali o situazioni di emergenza nelle quali, malgrado la buona volontà di ciascuno, non è possibile salvare tutte le persone coinvolte. Queste analogie non possono fondare in alcun modo un giudizio morale positivo su una pratica direttamente abortiva. Altre volte ci si richiama a principi morali, come quelli del male minore o del duplice effetto, che qui non sono applicabili. Non è mai lecito, infatti, realizzare un'azione che è intrinsecamente illecita, neppure in vista di un fine buono: il fine non giustifica i mezzi.




    La diagnosi pre-impiantatoria

    22. La diagnosi pre-impiantatoria è una forma di diagnosi prenatale, legata alle tecniche di fecondazione artificiale, che prevede la diagnosi genetica degli embrioni formati in vitro, prima del loro trasferimento nel grembo materno. Essa viene effettuata allo scopo di avere la sicurezza di trasferire nella madre solo embrioni privi di difetti o con un sesso determinato o con certe qualità particolari.Diversamente da altre forme di diagnosi prenatale, dove la fase diagnostica è ben separata dalla fase dell'eventuale eliminazione e nell'ambito della quale le coppie rimangono libere di accogliere il bambino malato, alla diagnosi pre-impian-tatoria segue ordinariamente l'eliminazione dell'embrione designato come "sospetto" di difetti genetici o cromosomici, o portatore di un sesso non voluto o di qualità non desiderate. La diagnosi pre-impiantatoria – sempre connessa con la fecondazione artificiale, già di per sé intrinsecamente illecita – è finalizzata di fatto ad una selezione qualitativa con la conseguente distruzione di embrioni, la quale si configura come una pratica abortiva precoce. La diagnosi pre-impiantatoria è quindi espressione di quella mentalità eugenetica, «che accetta l'aborto selettivo, per impedire la nascita di bambini affetti da vari tipi di anomalie. Una simile mentalità è lesiva della dignità umana e quanto mai riprovevole, perché pretende di misurare il valore di una vita umana soltanto secondo parametri di normalità e di benessere fisico, aprendo così la strada alla legittimazione anche dell'infanticidio e dell'eutanasia». Trattando l'embrione umano come semplice "materiale di laboratorio", si opera un'alterazione e una discriminazione anche per quanto riguarda il concetto stesso di dignità umana. La dignità appartiene ugualmente ad ogni singolo essere umano e non dipende dal progetto parentale, dalla condizione sociale, dalla formazione culturale, dallo stato di sviluppo fisico. Se in altri tempi, pur accettando in generale il concetto e le esigenze della dignità umana, veniva praticata la discriminazione per motivi di razza, religione o condizione sociale, oggi si assiste ad una non meno grave ed ingiusta discriminazione che porta a non riconoscere lo statuto etico e giuridico di esseri umani affetti da gravi patologie e disabilità: si viene così a dimenticare che le persone malate e disabili non sono una specie di categoria a parte perché la malattia e la disabilità appartengono alla condizione umana e riguardano tutti in prima persona, anche quando non se ne fa esperienza diretta. Tale discriminazione è immorale e perciò dovrebbe essere considerata giuridicamente inaccettabile, così come è doveroso eliminare le barriere culturali, economiche e sociali, che minano il pieno riconoscimento e la tutela delle persone disabili e malate.





    Nuove forme di intercezione e contragestazione

    23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l'embrione è già costituito, prima o dopo l'impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l'embrione prima del suo impianto nell'utero materno, e contragestative, se provocano l'eliminazione dell'embrione appena impiantato. Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l'effetto di impedire l'impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l'impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l'intenzionalità abortiva è generalmente presente.Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell'aborto di un embrione appena annidato.Come si sa, l'aborto «è l'uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita». Pertanto l'uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l'aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali.









    TERZA PARTE: NUOVE PROPOSTE TERAPEUTICHE CHE COMPORTANO LA MANIPOLAZIONE DELL'EMBRIONE O DEL PATRIMONIO GENETICO UMANO

    24. Le conoscenze acquisite negli ultimi anni hanno aperto nuove prospettive per la medicina rigenerativa e per la terapia delle malattie su base genetica. In particolare ha suscitato un grande interesse la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sulle possibili applicazioni terapeutiche future, che tuttavia fino ad oggi non hanno trovato riscontro sul piano dei risultati effettivi, a differenza della ricerca sulle cellule staminali adulte. Dal momento che alcuni hanno ritenuto che i traguardi terapeutici eventualmente raggiungibili mediante le cellule staminali embrionali potevano giustificare diverse forme di manipolazione e di distruzione di embrioni umani, è emerso un insieme di questioni nell'ambito della terapia genica, della clonazione e dell'utilizzo di cellule staminali, sulle quali è necessario un attento discernimento morale.





    La terapia genica

    25. Con il termine terapia genica si intende comunemente l'applicazione all'uomo delle tecniche di ingegneria genetica con una finalità terapeutica, vale a dire, con lo scopo di curare malattie su base genetica, anche se recentemente si sta tentando di applicare la terapia genica al trattamento di malattie non ereditarie, ed in particolare al trattamento del cancro. In teoria, è possibile applicare la terapia genica a due livelli: nelle cellule somatiche e nelle cellule germinali. La terapia genica somatica si propone di eliminare o ridurre difetti genetici presenti a livello delle cellule somatiche, cioè delle cellule non riproduttive, che compongono i tessuti e gli organi del corpo. Si tratta, in questo caso, di interventi mirati a determinati distretti cellulari, con effetti confinati nel singolo individuo. La terapia genica germinale mira invece a correggere difetti genetici presenti in cellule della linea germinale, al fine di trasmettere gli effetti terapeutici ottenuti sul soggetto all'eventuale discendenza del medesimo. Tali interventi di terapia genica, sia somatica che germinale, possono essere effettuati sul feto prima della nascita – si parla allora di terapia genica in utero – o dopo la nascita, sul bambino o sull'adulto.

    26. Per la valutazione morale occorre tener presenti queste distinzioni. Gli interventi sulle cellule somatiche con finalità strettamente terapeutica sono in linea di principio moralmente leciti. Tali interventi intendono ripristinare la normale configurazione genetica del soggetto oppure contrastare i danni derivanti da anomalie genetiche presenti o da altre patologie correlate. Dato che la terapia genica può comportare rischi significativi per il paziente, bisogna osservare il principio deontologico generale secondo cui, per attuare un intervento terapeutico, è necessario assicurare previamente che il soggetto trattato non sia esposto a rischi per la sua salute o per l'integrità fisica, che siano eccessivi o sproporzionati rispetto alla gravità della patologia che si vuole curare. È anche richiesto il consenso informato del paziente o di un suo legittimo rappresentante.Diversa è la valutazione morale della terapia genica germinale. Qualunque modifica genetica apportata alle cellule germinali di un soggetto sarebbe trasmessa alla sua eventuale discendenza. Poiché i rischi legati ad ogni manipolazione genetica sono significativi e ancora poco controllabili, allo stato attuale della ricerca non è moralmente ammissibile agire in modo che i potenziali danni derivanti si diffondano nella progenie. Nell'ipotesi dell'applicazione della terapia genica sull'embrione, poi, occorre aggiungere che essa necessita di essere attuata in un contesto tecnico di fecondazione in vitro, andando incontro quindi a tutte le obiezioni etiche relative a tali procedure. Per queste ragioni, quindi, si deve affermare che, allo stato attuale, la terapia genica germinale, in tutte le sue forme, è moralmente illecita.

    27. Una considerazione specifica merita l'ipotesi di finalità applicative dell'ingegneria genetica diverse da quella terapeutica. Taluni hanno immaginato la possibilità di utilizzare le tecniche di ingegneria genetica per realizzare manipolazioni con presunti fini di miglioramento e potenziamento della dotazione genetica. In alcune di queste proposte si manifesta una sorta di insoddisfazione o persino di rifiuto del valore dell'essere umano come creatura e persona finita. A parte le difficoltà tecniche di realizzazione, con tutti i rischi reali e potenziali connessi, emerge soprattutto il fatto che tali manipolazioni favoriscono una mentalità eugenetica e introducono un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti e enfatizzano doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano. Ciò contrasterebbe con la verità fondamentale dell'uguaglianza tra tutti gli esseri umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui. Inoltre, ci si chiede chi potrebbe stabilire quali modifiche siano da ritenersi positive e quali no, o quali dovrebbero essere i limiti delle richieste individuali di presunto miglioramento, dal momento che non sarebbe materialmente possibile esaudire i desideri di ciascun singolo uomo. Ogni possibile risposta a questi interrogativi deriverebbe comunque da criteri arbitrari ed opinabili. Tutto ciò porta a concludere che una tale prospettiva d'intervento finirebbe, prima o poi, per nuocere al bene comune, favorendo il prevalere della volontà di alcuni sulla libertà degli altri. Si deve rilevare infine che nel tentativo di creare un nuovo tipo di uomo si ravvisa una dimensione ideologica, secondo cui l'uomo pretende di sostituirsi al Creatore.Nell'affermare la negatività etica di questo tipo di interventi, che implicano un ingiusto dominio dell'uomo sull'uomo, la Chiesa richiama anche la necessità di tornare ad una prospettiva di cura delle persone e di educazione all'accoglienza della vita umana nella sua concreta finitezza storica.





    La clonazione umana

    28. Per clonazione umana si intende la riproduzione asessuale e agamica dell'intero organismo umano, allo scopo di produrre una o più "copie" dal punto di vista genetico sostanzialmente identiche all'unico progenitore. La clonazione viene proposta con due scopi fondamentali: riproduttivo, cioè per ottenere la nascita di un bambino clonato, e terapeutico o di ricerca. La clonazione riproduttiva sarebbe in teoria capace di soddisfare alcune particolari esigenze, quali, ad esempio, il controllo dell'evoluzione umana; la selezione di esseri umani con qualità superiori; la preselezione del sesso del nascituro; la produzione di un figlio che sia la "copia" di un altro; la produzione di un figlio per una coppia affetta da forme di sterilità non altrimenti trattabili. La clonazione terapeutica, invece, è stata proposta come strumento di produzione di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico pre-determinato, in modo da superare il problema del rigetto (immunoincompatibilità); essa è dunque collegata con la tematica dell'impiego delle cellule staminali.I tentativi di clonazione hanno suscitato viva preoccupazione nel mondo intero. Diversi organismi a livello nazionale e internazionale hanno espresso valutazioni negative sulla clonazione umana e nella stragrande maggioranza dei Paesi è stata vietata. La clonazione umana è intrinsecamente illecita, in quanto, portando all'estremo la negatività etica delle tecniche di fecondazione artificiale, intende dare origine ad un nuovo essere umano senza connessione con l'atto di reciproca donazione tra due coniugi e, più radicalmente, senza legame alcuno con la sessualità. Tale circostanza dà luogo ad abusi e a manipolazioni gravemente lesive della dignità umana.

    29. Qualora la clonazione avesse uno scopo riproduttivo, si imporrebbe al soggetto clonato un patrimonio genetico preordinato, sottoponendolo di fatto – come è stato affermato – ad una forma di schiavitù biologica dalla quale difficilmente potrebbe affrancarsi. Il fatto che una persona si arroghi il diritto di determinare arbitrariamente le caratteristiche genetiche di un'altra persona, rappresenta una grave offesa alla dignità di quest'ultima e all'uguaglianza fondamentale tra gli uomini.Dalla particolare relazione esistente tra Dio e l'uomo fin dal primo momento della esistenza deriva l'originalità di ogni persona, che obbliga a rispettarne la singolarità e l'integrità, inclusa quella biologica e genetica. Ognuno di noi incontra nell'altro un essere umano che deve la propria esistenza e le proprie caratteristiche all'amore di Dio, del quale solo l'amore tra i coniugi costituisce una mediazione conforme al disegno del Creatore e Padre celeste.

    30. Ancora più grave dal punto di vista etico è la clonazione cosiddetta terapeutica. Creare embrioni con il proposito di distruggerli, anche se con l'intenzione di aiutare i malati, è del tutto incompatibile con la dignità umana, perché fa dell'esistenza di un essere umano, pur allo stadio embrionale, niente di più che uno strumento da usare e distruggere. È gravemente immorale sacrificare una vita umana per una finalità terapeutica.Le obiezioni etiche, sollevate da più parti contro la clonazione terapeutica e contro l'uso di embrioni umani formati in vitro, hanno spinto alcuni scienziati a proporre nuove tecniche, che vengono presentate come capaci di produrre cellule staminali di tipo embrionale senza presupporre però la distruzione di veri embrioni umani. Queste proposte hanno suscitato non pochi interrogativi scientifici ed etici, riguardanti soprattutto lo statuto ontologico del "prodotto" così ottenuto. Finché non sono chiariti questi dubbi, occorre tenere conto di quanto affermato dall'Enciclica Evangelium vitae: «tale è la posta in gioco che, sotto il profilo dell'obbligo morale, basterebbe la sola probabilità di trovarsi di fronte ad una persona per giustificare la più netta proibizione di ogni intervento volto a sopprimere l'embrione umano».





    L'uso terapeutico delle cellule staminali

    31. Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali: a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi; b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche. Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.Nell'uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l'embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell'adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione. Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali. I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l'uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti.

    32. Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale. Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale. Il prelievo di cellule staminali dall'embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito. In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell'umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori. La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità». L'utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo. Per quanto riguarda l'uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un'informazione completa al grande pubblico. È da incoraggiare l'impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l'impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici.





    Tentativi di ibridazione

    33. Recentemente sono stati utilizzati ovociti animali per la riprogrammazione di nuclei di cellule somatiche umane – generalmente chiamata clonazione ibrida – , al fine di estrarre cellule staminali embrionali dai risultanti embrioni, senza dover ricorrere all'uso di ovociti umani. Dal punto di vista etico simili procedure rappresentano una offesa alla dignità dell'essere umano, a causa della mescolanza di elementi genetici umani ed animali capaci di turbare l'identità specifica dell'uomo. L'eventuale uso delle cellule staminali, estratte da tali embrioni, comporterebbe inoltre dei rischi sanitari aggiuntivi, ancora del tutto sconosciuti, per la presenza di materiale genetico animale nel loro citoplasma. Esporre consapevolmente un essere umano a questi rischi è moralmente e deontologicamente inaccettabile.





    L'uso di "materiale biologico" umano di origine illecita

    35. Una fattispecie diversa viene a configurarsi quando i ricercatori impiegano "materiale biologico" di origine illecita che è stato prodotto fuori dal loro centro di ricerca o che si trova in commercio. L'Istruzione Donum vitae ha formulato il principio generale che in questi casi deve essere osservato: «I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani. In particolare non possono essere oggetto di mutilazioni o autopsie se la loro morte non è stata accertata e senza il consenso dei genitori o della madre. Inoltre va sempre fatta salva l'esigenza morale che non vi sia stata complicità alcuna con l'aborto volontario e che sia evitato il pericolo di scandalo». A tale proposito è insufficiente il criterio dell'indipendenza formulato da alcuni comitati etici, vale a dire, affermare che sarebbe eticamente lecito l'utilizzo di "materiale biologico" di illecita provenienza, sempre che esista una chiara separazione tra coloro che da una parte producono, congelano e fanno morire gli embrioni e dall'altra i ricercatori che sviluppano la sperimentazione scientifica. Il criterio di indipendenza non basta a evitare una contraddizione nell'atteggiamento di chi afferma di non approvare l'ingiustizia commessa da altri, ma nel contempo accetta per il proprio lavoro il "materiale biologico" che altri ottengono mediante tale ingiustizia. Quando l'illecito è avallato dalle leggi che regolano il sistema sanitario e scientifico, occorre prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l'impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste. Ciò infatti contribuirebbe a aumentare l'indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici. Talvolta si obietta che le considerazioni precedenti sembrano presupporre che i ricercatori di buona coscienza avrebbero il dovere di opporsi attivamente a tutte le azioni illecite realizzate in ambito medico, allargando così la loro responsabilità etica in modo eccessivo. Il dovere di evitare la cooperazione al male e lo scandalo, in realtà, riguarda la loro attività professionale ordinaria, che devono impostare rettamente e mediante la quale devono testimoniare il valore della vita, opponendosi anche alle leggi gravemente ingiuste. Va pertanto precisato che il dovere di rifiutare quel "materiale biologico" – anche in assenza di una qualche connessione prossima dei ricercatori con le azioni dei tecnici della procreazione artificiale o con quella di quanti hanno procurato l'aborto, e in assenza di un previo accordo con i centri di procreazione artificiale – scaturisce dal dovere di separarsi, nell'esercizio della propria attività di ricerca, da un quadro legislativo gravemente ingiusto e di affermare con chiarezza il valore della vita umana. Perciò il sopra citato criterio di indipendenza è necessario, ma può essere eticamente insufficiente.Naturalmente all'interno di questo quadro generale esistono responsabilità differenziate, e ragioni gravi potrebbero essere moralmente proporzionate per giustificare l'utilizzo del suddetto "materiale biologico". Così, per esempio, il pericolo per la salute dei bambini può autorizzare i loro genitori a utilizzare un vaccino nella cui preparazione sono state utilizzate linee cellulari di origine illecita, fermo restando il dovere da parte di tutti di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini. D'altra parte, occorre tener presente che nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono dell'orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione. Nel contesto della urgente mobilitazione delle coscienze in favore della vita, occorre ricordare agli operatori sanitari che «la loro responsabilità è oggi enormemente accresciuta e trova la sua ispirazione più profonda e il suo sostegno più forte proprio nell'intrinseca e imprescindibile dimensione etica della professione sanitaria, come già riconosceva l'antico e sempre attuale giuramento di Ippocrate, secondo il quale ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità».





    CONCLUSIONE

    36. L'insegnamento morale della Chiesa è stato talvolta accusato di contenere troppi divieti. In realtà esso è fondato sul riconoscimento e sulla promozione di tutti i doni che il Creatore ha concesso all'uomo, come la vita, la conoscenza, la libertà e l'amore. Un particolare apprezzamento meritano perciò non soltanto le attività conoscitive dell'uomo, ma anche quelle pratiche, come il lavoro e l'attività tecnologica. Con queste ultime, infatti, l'uomo, partecipe del potere creatore di Dio, è chiamato a trasformare il creato, ordinandone le molteplici risorse in favore della dignità e del benessere di tutti gli uomini e di tutto l'uomo, e ad esserne anche il custode del valore e dell'intrinseca bellezza.Ma la storia dell'umanità è testimone di come l'uomo abbia abusato, e abusi ancora, del potere e delle capacità che gli sono state affidate da Dio, dando luogo a diverse forme di ingiusta discriminazione e di oppressione nei confronti dei più deboli e dei più indifesi. I quotidiani attentati contro la vita umana; l'esistenza di grandi aree di povertà nelle quali gli uomini muoiono di fame e di malattia, esclusi dalle risorse conoscitive e pratiche di cui invece dispongono in sovrabbondanza molti Paesi; uno sviluppo tecnologico ed industriale che sta creando il concreto rischio di un crollo dell'ecosistema; l'uso delle ricerche scientifiche nell'ambito della fisica, della chimica e della biologia per scopi bellici; le numerose guerre che ancor oggi dividono popoli e culture, sono, purtroppo, soltanto alcuni segni eloquenti di come l'uomo possa fare un cattivo uso delle sue capacità e diventare il peggior nemico di se stesso, perdendo la consapevolezza della sua alta e specifica vocazione di essere collaboratore dell'opera creatrice di Dio. Parallelamente la storia dell'umanità manifesta un reale progresso nella comprensione e nel riconoscimento del valore e della dignità di ogni persona, fondamento dei diritti e degli imperativi etici con cui si è cercato e si cerca di costruire la società umana. Proprio in nome della promozione della dignità umana si è, perciò, vietato ogni comportamento ed ogni stile di vita che risultava lesivo di tale dignità. Così, per esempio, i divieti, giuridico-politici e non solo etici, nei confronti delle varie forme di razzismo e di schiavitù, delle ingiuste discriminazioni ed emarginazioni delle donne, dei bambini, delle persone malate o con gravi disabilità, sono testimonianza evidente del riconoscimento del valore inalienabile e dell'intrinseca dignità di ogni essere umano e segno di un progresso autentico che percorre la storia dell'umanità. In altri termini, la legittimità di ogni divieto si fonda sulla necessità di tutelare un autentico bene morale.

    37. Se il progresso umano e sociale si è inizialmente caratterizzato soprattutto attraverso lo sviluppo dell'industria e della produzione dei beni di consumo, oggi si qualifica per lo sviluppo dell'informatica, delle ricerche nel campo della genetica, della medicina e delle biotecnologie applicate anche all'uomo, settori di grande importanza per il futuro dell'umanità nei quali, però, si verificano anche evidenti e inaccettabili abusi. «Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora, quando un'altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dare voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati e oppressi nei loro diritti umani». In virtù della missione dottrinale e pastorale della Chiesa, la Congregazione per la Dottrina della Fede si è sentita in dovere di riaffermare la dignità e i diritti fondamentali e inalienabili di ogni singolo essere umano, anche negli stadi iniziali della sua esistenza, e di esplicitare le esigenze di tutela e di rispetto che il riconoscimento di tale dignità a tutti richiede.L'adempimento di questo dovere implica il coraggio di opporsi a tutte quelle pratiche che determinano una grave e ingiusta discriminazione nei confronti degli esseri umani non ancora nati, che hanno la dignità di persona, creati anch'essi ad immagine di Dio. Dietro ogni "no" rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande "sì" al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all'esistenza. I fedeli si impegneranno con forza a promuovere una nuova cultura della vita, accogliendo i contenuti di questa Istruzione con l'assenso religioso del loro spirito, sapendo che Dio offre sempre la grazia necessaria per osservare i suoi comandamenti e che in ogni essere umano, soprattutto nei più piccoli, si incontra Cristo stesso (cf. Mt 25, 40). Anche tutti gli uomini di buona volontà, in particolare i medici e i ricercatori aperti al confronto e desiderosi di raggiungere la verità, sapranno comprendere e condividere questi principi e valutazioni, volti alla tutela della fragile condizione dell'essere umano nei suoi stadi iniziali di vita e alla promozione di una civiltà più umana.





    Il Sommo Pontefice Benedetto XVI, nell'Udienza concessa il 20 giugno 2008 al sottoscritto Cardinale Prefetto, ha approvato la presente Istruzione, decisa nella Sessione Ordinaria di questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.

    Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'8 settembre 2008, Festa della Natività della Beata Vergine Maria.









    WILLIAM Card. LEVADA

    Prefetto

    +LUIS F. LADARIA, S.I.

    Arcivescovo tit. di Thibica

    Segretario

    Congregazione per la Dottrina della fede

  7. #7
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    io mi fido di Zenit ma come mai il testo non è pubblicato sul sito della Santa Sede?

  8. #8
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    fidati, fidati....

    La “Dignitas personae”, un invito della ragione

    di Chiara Mantovani

    ROMA, domenica, 14 dicembre 2008 (ZENIT.org).- Molte cose cambiano, negli anni. Le conoscenze scientifiche e le applicazioni tecniche, ad esempio. Ma altre cose non cambiano, e le chiamiamo “universali”, indicando così non solo una validità in tutto il mondo, ma anche in ogni tempo.
    La dignità degli esseri umani, per esempio, è la stessa da sempre, indipendentemente dalla considerazione e dal rispetto che di volta in volta noi stessi siamo disposti a riconoscere. Che gli uomini siano uguali nella preziosità del loro essere, l’abbiamo ammesso da poco, nelle legislazioni, ma questo non cambia un fatto: che lo fossero e continuino ad esserlo comunque e dovunque, senza eccezioni di sorta.
    Dovremmo essere grati a chi, singoli o istituzioni, periodicamente ce lo ricordano, perché la nostra convivenza civile dipende da questo annuncio accolto e applicato.
    L’Istruzione “Dignitas personae” rientra in questo servizio di rinnovamento della memoria, di esortazione a non perdere la bussola nelle sfide che i nostri progressi nel “fare” suscitano al nostro “pensare”. A vent’anni dalla pubblicazione della “Donum vitae” ancora c’è bisogno di riflettere sul senso della “tecné”, anche perché questa si è affinata e ci mette nelle condizioni di fare ciò che prima non immaginavamo neppure.
    La riflessione è offerta a tutti, “ai fedeli e a tutti coloro che cercano la verità”, si presenta come un approfondimento ragionevole e condivisibile di temi già ampiamente esaminati, ma “ritenuti bisognosi di ulteriori chiarimenti”.
    Certamente per chi si definisce cattolico è un documento particolarmente prezioso, da accogliere con quell’assenso dell’intelletto e della volontà che contraddistingue colui che volontariamente ha scelto di essere parte, di partecipare alla vita della Chiesa. Fin dall’inizio vengono ricordati “le Encicliche Veritatis splendor ed Evangelium vitae di Giovanni Paolo II ed altri interventi del Magistero” dal momento che essi “offrono chiare indicazioni di metodo e di contenuto per l'esame dei problemi considerati”: agli occhi del fedele, esperto o meno delle tematiche bioetiche affrontate, questo è un indizio significativo della sua importanza.
    Non si nasconde, il documento, la difficoltà e la molteplicità delle opinioni oggi presenti nella nostra cultura, ovvero nel modo di concepire la vita umana e di attribuirle dignità e valore. Non è un elenco disincarnato e utopico di ciò che un fedele di una religione dovrebbe fare per guadagnare un premio: è l’invito della ragione che non si autocensura a rintracciare i fondamenti del rispetto tra i componenti di qualsiasi comunità umana. Affinché l’utile non abbia la meglio sul giusto, il desiderio non diventi diritto, la cura del malato non si riduca ad accademico interesse per la malattia.
    Ancora una volta è l’uomo al centro dell’attenzione e della preoccupazione della Chiesa. E pazienza se non mancherà chi ne lamenterà solo la presenza di divieti. A tutti gli uomini di buona volontà e di retta ragione non sfuggirà lo sguardo lungimirante e amorevole.
    Per i medici e gli operatori nello smisurato campo sanitario, a contatto con quelle stagioni della vita che non hanno “utilità”, che mostrano – spogliato di ogni accessorio attraente – il valore incommensurabile di ogni vita, queste pagine saranno oggetto di meditazione e spesso anche di conforto: le accogliamo con gratitudine grande e con l’impegno di farne tesoro.

    ----------
    * Vicepresidente nazionale per il nord dell’Associazione Medici Cattolici Italiani

  9. #9
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    io mi fido di Zenit ma come mai il testo non è pubblicato sul sito della Santa Sede?
    Ah sì? E questo cos'è?

    Comunque non tutti i documenti delle Congregazioni vengono pubblicati integralmente sul sito della Santa Sede. La pubblicazione integrale di solito avviene per i testi del Papa, per quelli degli altri organismi vaticani spesso vengono pubblicate delle sintesi, come quella fornita dalla sala stampa per Dignitas Personae
    Se guardi ad esempio l'elenco dei documenti di carattere disciplinare noterai che di alcuni documenti c'è il testo, di altri solo i riferimenti bibliografici al volume degli Acta Apostolicae Sedis sui quali essi sono pubblicati
    «O Cristo! Fa’ che io possa diventare ed essere servitore della tua unica potestà!
    Servitore della tua dolce potestà! Servitore della tua potestà che non conosce il tramonto!
    Fa’ che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi».
    (San Giovanni Paolo II, Omelia per l'inizio del Pontificato, 22 ottobre 1978)

  10. #10
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    Riflessioni sulla «Dignitas personae»
    Per non riportare indietro
    le lancette della storia



    di Rino Fisichella
    Arcivescovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita
    Secondo una felice consuetudine i documenti del magistero della Chiesa condensano nelle prime parole il loro contenuto. Dignitas personae non fa eccezione. I due termini che compongono l'ultima istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede evidenziano immediatamente l'obiettivo del documento. La dignità della persona non può essere un proclama astratto che in diversi momenti della storia si sente il bisogno di riaffermare; è molto di più. Esprime, infatti, un fondamento reale, inequivocabile e non in balìa di arbitrarie interpretazioni soggette al sentire del tempo. Nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, questa istruzione viene a ribadire alcuni principi che sembrano sempre più oscurati per il sorgere di nuovi diritti che manifestano spesso un'inspiegabile e ingiustificata pretesa individuale.
    La dignità della persona costituisce la base su cui ognuno costruisce la propria identità, le relazioni interpersonali che segnano la vita e la solidarietà che forma le diverse società sparse per il mondo intero. La dignità della persona è una conquista faticosa dell'umanità, non una palla al piede per il suo progresso. Dimenticare il grande dibattito e le battaglie che hanno segnato le diverse epoche storiche, portando alla codificazione del principio d'uguaglianza d'ogni persona e della sua irrinunciabile dignità, equivarrebbe a riportare indietro le lancette della storia di alcuni secoli. Nessuno, si spera, vorrà cadere in una simile trappola col negare il principio basilare del vivere personale e sociale; è un fatto di tale evidenza che per fortuna va al di là degli schieramenti politici e ideologici così da imporsi come una realtà profondamente naturale e per questo universale.
    In un suo saggio sull'etica, il grande medico Albert Schweitzer scriveva così: "Chiunque s'imbarca sulla navicella del rispetto della vita non è un naufrago che va alla deriva; è, piuttosto, un passeggero intrepido che sa dove deve andare e come mantenere fermo il timone nella giusta direzione". L'immagine colpisce per la sua attualità e per la carica di verità che vi è contenuta; occuparsi oggi del tema della vita, d'altronde, equivale a inserirsi in un cammino che richiede una buona dose di coraggio e, soprattutto, una visione lungimirante. Intorno a questo tema, infatti, si gioca il futuro della società, delle giovani generazioni che in questo momento sono inconsapevoli spettatrici di quanto stiamo preparando per il loro modo di pensare e di comportarsi e della stessa Chiesa che tocca con mano quanto la missione dell'evangelizzazione sia sempre una sfida aperta sul terreno della storia. L'annuncio della vita appartiene al dna della Chiesa perché è testimone diretta non solo del pieno valore che la vita personale possiede, ma soprattutto perché annuncia una vita che ha vinto il limite della morte. È intorno a questa dimensione che si incontrano e scontrano le varie visioni sulla vita umana, ma è anche questo lo spazio dove vengono a confluire le domande che richiedono una risposta carica di senso, non più soggetta alle ipotesi o teorie di lavoro, ma capace di dare certezza per permettere di costruire la vita di ognuno su un fondamento reale, stabile e sicuro.
    La cultura contemporanea si evolve costantemente nella ricerca di nuove forme sperimentali che consentano di esprimere al meglio la propria esistenza nonostante la spada di Damocle dell'imprevisto, della malattia non programmata e della morte inevitabile. Ogni giorno il progresso della tecnica mentre, da una parte, spalanca nuovi orizzonti che permettono fortunatamente di superare la sofferenza e il dolore, dall'altra pone sempre nuovi interrogativi che si estendono inevitabilmente all'istanza etica per le implicanze che possiedono. Merito di Dignitas personae è quello di ribadire con forza e a più riprese il valore dell'etica nella scienza, nella sperimentazione e nelle varie tecnologie biomediche. Qualcuno, in nome del progresso, vorrebbe eliminare tout court l'etica da questi ambiti. Tentativo impossibile perché ciò che si vorrebbe far uscire dalla porta entrerebbe di nuovo con insistenza dalla finestra per rimanere in casa a dispetto di quanti ne vorrebbero l'eliminazione. L'etica appartiene all'uomo di ogni tempo e di ogni cultura; è una condizione cardine dell'uomo nella sua ricerca di felicità. Porla fuori gioco equivarrebbe a imporre spazi in cui entra solo la regola del più forte di turno, per le ingenti risorse finanziarie che si sono investite in questi ampi spazi della nuova economia. Dignitas personae presenta molti degli interrogativi che tanti si pongono dinanzi al progresso delle tecnologie e che soprattutto nell'ingegneria genetica presentano tratti talmente nuovi da affascinare, ma non per questo da apparire meno problematici. Il campo di indagine è ampio e più si entra nel mistero della materia, per paradossale che possa sembrare, più l'enigma invece di restringersi e condurre a soluzioni si espande a dismisura e non smette di provocare meraviglia e stupore. I problemi etici intorno al tema della vita proprio per questo si moltiplicano e spesso sembrano entrare in conflitto realtà che sono chiamate invece a collaborare per una soluzione che trovi l'accordo della scienza con il principio etico.
    Non è necessario credere in Dio per sapere che la vita è un bene prezioso e un dono di cui dobbiamo essere grati e riconoscenti a qualcuno. La scoperta esistenziale di dipendere da qualcuno non è un dogma della Chiesa ma un principio filosofico ovvio e universalmente accolto. È proprio nel riconoscimento di questa relazione di dipendenza che nasce la consapevolezza della gratuità e dell'enigmaticità dell'esistenza. Avrei potuto non essere, eppure, non sono il frutto della casualità. Sono stato pensato, desiderato, voluto: questo è ciò che ogni uomo alla fine pensa di sé per non lasciare la propria vita nel vago e nel vuoto dell'indeterminatezza. La vita umana non è un esperimento da laboratorio, ma un atto d'amore che segna per sempre l'esistenza. Per questo è un bene inviolabile e indisponibile che ogni ordinamento giuridico è costretto a porre a proprio fondamento. Succede, purtroppo, che in alcuni casi questo principio venga violato e contraddetto. Ciò non costituisce una conquista che rende alcuni Paesi più evoluti di altri; al contrario, è ciò che rende evidente, purtroppo, la contraddizione in cui cadono quando si pongono nel cono d'ombra del relativismo.
    In questo contesto, una riflessione di particolare interesse merita il richiamo di Dignitas personae al tema della scienza e della ricerca. L'istruzione fin dall'inizio della sua argomentazione esprime fiducia nella scienza, riconosce gli ingenti progressi che si sono verificati per la passione e la dedizione di tanti scienziati ed esprime il suo giudizio positivo per quanto l'ulteriore ricerca potrà compiere a favore dell'umanità per debellare alcune malattie e ridurre il dolore e la sofferenza: "Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell'uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi" (Dignitas personae, n. 4). Sarebbe ingiusto che i commentatori di questo documento soprassedessero su queste riflessioni per procedere immediatamente alla contestazione circa il giudizio negativo dato su alcuni aspetti della sperimentazione. Non sarà da dimenticare un principio fondamentale dell'ermeneutica, la quale richiede che un'espressione sia letta e interpretata all'interno del contesto e della globalità del testo, non astraendola dal tutto e alterandone il significato. Se, comunque, il documento non ha remore nel riconoscere ed esprimere un giudizio positivo sul progresso della scienza in vari ambiti della ricerca medica, non ha neppure timore nel dover costatare come la sperimentazione sull'embrione possa portare alla sua distruzione. Questo fatto, oltre a essere intrinsecamente male perché parte dal presupposto che in quell'embrione non vi sia vita veramente umana, contraddice ogni forma di rispetto dovuto alla dignità di un essere umano vivente. Un passaggio importante viene richiamato dall'istruzione perché porta una novità, soprattutto se confrontata con il documento Donum vitae della stessa Congregazione. Si legge infatti: "La realtà dell'essere umano per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L'embrione umano, quindi, ha fin dall'inizio la dignità propria della persona" (Dignitas personae, n. 5). Come si nota non si afferma esplicitamente che l'embrione è "persona" per non entrare nel merito del complesso dibattito filosofico e giuridico; in ogni caso, implicitamente si ammette che lo sia perché se ne riconosce la "dignità" dovuta alla persona. La cosa non è di poco conto per il giudizio morale e per la valutazione che si è chiamati a compiere nei confronti delle varie tecniche sperimentali.
    Dignitas personae si muove giustamente con prudenza quando si trova a dover giudicare sperimentazioni con finalità terapeutiche che ancora non hanno ottenuto il consenso della comunità scientifica e si muovono su un terreno che richiede ulteriore studio e riflessione (cfr. n. 26). Quando, invece, deve affrontare casi concreti che già permettono di verificare quanto avviene nell'abuso delle cellule embrionali o degli stessi embrioni allora il suo giudizio si fa moralmente certo senza lasciare spazio a dubbi. Le parole del documento in questi casi riflettono non solo la giusta preoccupazione che la Chiesa manifesta in proposito, ma ribadiscono giustamente anche il male intrinseco che queste azioni posseggono quando viene meno il principio fondamentale del rispetto della dignità e dell'uguaglianza degli esseri umani. È bene, pertanto, che si possa distinguere nell'argomentazione di Dignitas personae quanto serve per una finalità terapeutica, che non solo viene approvata moralmente come lecita ma anche sostenuta perché possa produrre di più; e quanto, invece, diventa arbitrio individuale che impone il sacrificio di essere umani oppure la loro selezione eugenetica.
    Dignitas personae si richiama ad alcuni principi fondamentali che, come s'è accennato, hanno il loro fondamento nella dignità della persona, nell'uguaglianza tra tutti gli essere umani e nella professione di fede che attesta ogni persona essere "immagine di Dio" (cfr. n. 8). Come si nota, i primi sono principi che la ragione raggiunge nel suo riflettere sulla realtà, mentre l'essere immagine di Dio Trinità è frutto della fede. Proprio l'unità di questa prospettiva dovrebbe aiutare a comprendere meglio l'intrinseco valore che la vita umana possiede e come la sua inviolabilità e sacralità non siano altro che due facce della stessa medaglia. Giustamente l'istruzione afferma: "Non c'è contrapposizione tra l'affermazione della dignità e quella della sacralità della vita umana" (n. 7). È su questa strada che gli scienziati dovrebbero porsi perché la loro ricerca sia il più possibile conforme ai principi etici e capace di superare eventuali conflitti che potrebbero venire a crearsi con i giudizi etici e morali presenti nei diversi contesti culturali, religiosi e sociali. Forse, potrebbe richiedere più tempo e investimenti maggiori, ma la certezza di compiere qualcosa di straordinario che permette di collaborare con il Creatore di tutto l'universo non dovrebbe creare dubbi. La vera scienza si coniuga con l'umiltà non con l'arroganza; essa si nutre di gratuità non di facile guadagno. Il rispetto che si richiede per la propria persona e per il lavoro che si svolge a servizio di tutti invoca uguale consapevolezza che nella propria ricerca si sta toccando qualcosa che non è neutrale o generico, ma è vita umana che impone a tutti, nessuno escluso, il rispetto per la dignità di cui è rivestita. Dignitas personae, pertanto, viene a ricordare il carattere inviolabile della vita umana: un valore che si applica a tutti senza distinzione alcuna. Una sfida che, se accolta, può rappresentare una tappa significativa per il progresso coerente dell'umanità.

    (©L'Osservatore Romano - 26 febbraio 2009)

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