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Risultati da 21 a 30 di 44

Discussione: Testamento biologico? No grazie!

  1. #21
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    A chi spetta decidere sulla vita o sulla morte? Siamo sicuri sia lecito credere di essere depositari di diritti sulla vita? Il Signore ci ha fatto nascere e vivere in un certo periodo della storia dell'umanità, non siamo frutto del caso, siamo voluti ad amati e a Lui siamo destinati. Non è riduttivo pensare che nella malattia, fatto più o meno ineluttabile nella vita di ciascuno, con tutto il rispetto dovuto, si possanno trovare elementi di unione o di scoperta di Dio? E' importante che la medicina attui delle serie cure palliative e contro il dolore affinchè ognuno di noi nel momento difficile possa essere accompagnato e non fatto fuori.
    L'accanimento terapeutico a mio parere è quasi una leggenda metropolitana...con i costi della Sanità non ci si può permettere alcun accanimento. Lasciamo decidere a Dio quando è l'ora di chiamarci e cerchiamo di creare un clima di amore e calore attorno ai malati.
    <<Benedirò il Signore in ogni tempo: sulla mia bocca sempre la sua lode>>

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da cavour Visualizza Messaggio
    Poichè vedo tanta gente,anche su questo sito, che pare avere la verità in tasca su temi tanto complessi, personalmente faccio mie le parole dei due pontefici e penso che il rispetto della volontà del paziente,anche presunta sia una questione fondamentale. Ma insomma "il libero arbitrio" dove è andato a finire? La volontà di una persona va rispettata,sempre, soprattutto quando riguarda direttamente la "sua" vita.
    Vi prego di soffermarvi sulle parole di PIo XII:".... l'interruzione di tentativi di rianimazione è soltanto indirettamente causa della cessazione della vita........ d'altra parte, siccome queste forme di cura superano i mezzi ordinari, che si è obbligati ad usare, non si può sostenere che sia obbligatorio ricorrere a tali forme e quindi autorizzare il medico ad applicarle".
    Trovo bellissime,umane, vere, perché così dirette al rispetto delle persone queste parole che spero di avere fatto cosa gradita a trascrivere, se non altro per dare un contributo (non mio) su un argomento tanto delicato.
    Ecco, mi togli le parole di bocca.. Grazie per il post.

  3. #23
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    Io farei un testamento biologico inverso per chi vuole soppravvivere a tutti i costi in qualsiasi situazione. Si potrebbe autorizzare il medico....." sondare e incanulare tutti gli orifizi del proprio corpo per poter prolungare a qualsiasi costo la vita anche con interventi chirurgici per applicare stomie ed introdurre in maniera innaturale cibo e acqua per le funzioni vegetative dell' organismo" Per chi ha fatto un testamento del genere lo Stato dovrà provvedere a far si che sia applicato. Per chi non lo fa verranno date le cure ordinarie in accordo con i familiari senza prolungare eccessivamente l' agonia.
    Ecco il paragrafo 2278 del Catechismo della Chiesa Cattolica
    "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente"
    Ultima modifica di abatex; 28-02-2011 alle 20:40

  4. #24
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    Ecco il paragrafo 2278 del Catechismo della Chiesa Cattolica
    "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente"
    sono sempre così belle e chiare le parole del catechismo

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da carità Visualizza Messaggio
    sono sempre così belle e chiare le parole del catechismo
    Vorrei solo aggiungere che si tratta di parole scritte dall'allora Cardinale Ratzinger (2278)

  6. #26
    Iscritto L'avatar di Tabatha
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    Citazione Originariamente Scritto da abatex Visualizza Messaggio
    Ecco il paragrafo 2278 del Catechismo della Chiesa Cattolica
    "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente"
    Poche e semplici parole che spiegano chiaramente la posizione della Chiesa in materia di accanimento terapeutico.
    Resta solo da chiarire perché "coloro che ne hanno legalmente il diritto" debbano essere solo i medici e non piuttosto un familiare o congiunto a cui il paziente, quando ancora ne aveva la capacità, aveva espresso il proprio desiderio.
    Serenità è farsi portare dal Signore

  7. #27
    Utente Senior L'avatar di Selvaticus
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    E chi lo sa,se avremo mai il modo di poterci esprimere,nel momento fatale quando ci dovesse prendere un ictus,una paralisi,un tumore dal decorso fulminante....sembrano favole sulle quali riderci sopra ma...basta andare in qualche corsia d'ospedale...ahimè..
    Allora,spero tanto che una mia sorella che mi dovesse assistere,non faccia scemenze,se la scienza mi riempità di tubi e tubicini,mi volesse tagliuzzare,ben sapendo che mi regalerà solo due o tre giorni di sofferenze,e si farà avanti esprimendo quanto per iscritto ho già vergato,la volontà cioè di lasciare questo benedetto mondo dove il buon Dio mi ha fatto nascere e da dove ripartirò,non fra dolori atroci...se si potrà,ma dolcemente,lasciando che il male fisico mi riporti là,da dove sono venuto. Chiederò solo che mi venga tolto il dolore,ben sapendo che la medicina già lo fa con risultati efficaci. Ho dato quello che potevo,ho peccato a piene mani ed ho chiesto perdono infinite volte al Padreterno; qualcosa di bene l'ho costruito e,come tutti gli esseri umani,sarò esistito per portare un tassello all'eterno progetto di Dio. Sarà quindi ora di salutare questo mondo e di lasciare il posto ad altri che completeranno,miglioreranno,faranno certo meglio di quanto avrò potuto fare io. Dopo tre giorni,pochi ricorderanno che non ci sono più...la vita continuerà a scorrere sugli stessi binari,in un treno dove per anni ho alloggiato,ed ora altri sono saliti. Lasciate almeno che me ne vada senza dolori...e che lo decida io,senza protervia,senza alcuna volontà di fare male ad alcuno,senza disturbare altri...e lasciare parti del mio corpo,se sarà necessario e possibile,a chi ne avesse bisogno. Il tutto fatto con coscienza e piena consapevolezza. Il discorso sarebbe lungo,ma lo conosciamo già...poi,neanche io so come andrano veramente le cose.Il tutto è permeato dalla infinita misericordia,che tutto sa e tutto vede.

  8. #28
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    Da "La Bussola Quotidiana", l'ottimo Tommaso Scandroglio:

    "Perché cibo e acqua non sono mai terapia


    di Tommaso Scandroglio
    23-03-2011




    Possiamo rifiutare solo le cure
    L’art. 32 della Costituzione afferma che un soggetto può rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, eccezion fatta per quelli ritenuti obbligatori dalla legge. Allora i sostenitori dell’eutanasia si trovano nella necessità di qualificare idratazione e alimentazione come trattamenti sanitari. Se non fossero terapie di conseguenza non potrebbero essere oggetto di rifiuto. Ma acqua e cibo sono o non sono terapie? L’idratazione e l’alimentazione soddisfano sete e fame, che sono bisogni fisiologici e non patologie. Se non sono patologie ovviamente acqua e cibo non curano alcunché e quindi non sono terapie. Fame e sete, al pari del sonno e della “fame” di ossigeno, non possono con piena evidenza essere considerate delle malattie altrimenti almeno un paio di volte al giorno ci staremmo curando. Perciò quando un paziente deve essere aiutato nella nutrizione e idratazione con particolari strumenti – es. flebo o sondino naso-gastrico - queste particolari forme di idratazione e alimentazione non possono configurare un trattamento sanitario, bensì devono essere intese come mezzi di sostentamento vitale.


    Detto ciò, quali sono invece le argomentazioni proposte dai filo-eutanasici per considerare acqua e cibo come terapie? Vediamone alcune qui di seguito:



    Il medico
    Secondo alcuni idratazione e alimentazione se fornite da un medico diventano vere e proprie cure. Non è così. Il medico infatti, ad esempio somministrando liquidi ad una paziente tramite flebo, aiuta questi nell’esplicare una funzione fisiologica, ma non modifica la natura dell’idratazione, cioè non fa diventare l’acqua una terapia. Anche l’oculista ci aiuta a vedere nel darci un paio di occhiali: ma il vedere rimane comunque una funzione fisiologica.



    I preparati artificiali
    Altra obiezione: ai pazienti gravi non viene di certo dato un piatto di pasta o un buon Barolo. La nutrizione e l’idratazione vengono somministrare attraverso preparati artificiali. Questa trasformazione dei cibi comporta anche una trasformazione dell’alimentazione e idratazione da semplici mezzi di sostentamento ad autentiche terapie. Questa obiezione non regge almeno per due motivi. Il primo: anche un piatto di pasta e una bottiglia di vino sono un preparato artificiale dal momento che gli spaghetti, il pomodoro, l’olio, il vino etc. non si trovano di certo sotto queste sembianze in natura. Il secondo: sia i preparati artificiali ad uso ospedaliero che il piatto di pasta o un’ottima entrecôte possono essere ridotti agli stessi elementi nutrizionali di base: carboidrati, zuccheri, proteine, sali minerali, etc. Ciò a dimostrazione che anche i preparati artificiali sono cibo al pari di quelli che quotidianamente assumiamo.



    Le procedure artificiali
    Poi si tenta di appellarsi al fatto che alimentazione e idratazione vengono somministrate in ospedale attraverso metodiche artificiali: il sondino naso-gastrico, la PEG (cioè un ago-cannula inserita nell’addome), etc. Risposta: tutti noi mangiamo o beviamo attraverso strumenti artificiali: posate e bicchieri per esempio. La maggior o minor artificiosità del mezzo di assunzione non fa mutare la natura dell’atto dell’idratazione e alimentazione. Una cosa è la natura di acqua e cibo, un’altra sono gli strumenti per assumere acqua e cibo. Questi ultimi possono essere sì trattamenti sanitari – vedi PEG – ma non hanno il potere di trasformare la nutrizione e l’idratazione anche’esse in cure.



    Le funzioni vitali
    Nel giugno del 2009 la Federazione Nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), oltre ad elencare in suo documento dedicato all’alimentazione e idratazione artificiale tutte queste obiezioni abbastanza comuni, ne aggiunse un’altra che ha dell’incredibile. L’alimentazione artificiale è una terapia perché è finalizzata a “sostenere funzioni vitali”. E’ lapalissiano che mangiamo per rimanere in vita. Ma questo non fa del cibo una cura. Forse che la FNOMCeO intendeva che se mangiamo scampiamo alla malattia della morte? Ma la morte non è una malattia, bensì la conseguenza, l’effetto di una patologia letale.




    In conclusione
    Se dunque l’alimentazione e l’idratazione, seppur fornite in modo artificiale, non sono terapie ma mezzi di sostentamento non possono essere ricomprese sotto l’ombrello di garanzia dell’art. 32 della Costituzione e quindi non possono essere rifiutate.

    "
    Ultima modifica di AntonellaB; 29-03-2011 alle 13:05

  9. #29
    Moderatrice L'avatar di AntonellaB
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    Fine vita: si faccia la legge ma il problema è culturale

    di Michele Aramini
    29-03-2011



    Il clima di forte bipolarismo etico che caratterizza il dibattito nel nostro Paese non favorisce l’elaborazione e l’accoglienza condivisa delle leggi sulle questioni bioetiche. Dopo il forte scontro sulla legge 40 relativa alla FIVET, anche la legge sulle DAT sta completando il suo iter tra forti polemiche e tentativi di insabbiarla o di svuotarla anche all’ultimo tratto.


    Considerando ciò che è accaduto alla legge 40, che è stata fatta oggetto di una sistematica opera di smantellamento dei punti qualificanti, sia attraverso il rimando alla Consulta sia attraverso singole sentenze di tribunali c’è da essere preoccupati sul destino della nuova legge sulle Dat. È questa la ragione per la quale da certe posizioni cattoliche si vorrebbe rinunciare del tutto alla legge stessa.

    La politica, il cui prestigio negli ultimi anni si è fortemente indebolito, lasciando spazio all’iniziativa garibaldina di certi magistrati, deve riprendere il suo compito di regolatore e di ricerca del bene comune. E tra i campi del suo intervento è certo che l’ambito della difesa della vita e della dignità di ogni persona è quello dove dire una parola precisa.


    Non si deve avere timore dei magistrati, perché non tutti i magistrati sono culturalmente imbevuti della cultura libertaria dei diritti senza fondamento. Inoltre i magistrati sono tentati di sentenze creative proprio per il vuoto politico e per la mancanza di prese di posizione chiare.


    Penso perciò che la legge sia necessaria per bloccare ogni possibile deriva eutanasica. Piuttosto si deve avere la preoccupazione di produrre un testo di qualità, semplice, chiaro che non presti il fianco a interpretazioni incerte o opposte. Visto che il testo dovrà tornare al senato, vale la pena di revisionarlo proprio in questa luce, al fine di fornire disposizioni facilmente comprensibili e univoche.


    Esiste poi un secondo profilo che deve interessare i cattolici e le persone che condividono l’impegno per una vera difesa della dignità di ogni uomo dall’inizio alla fine naturale dell’esistenza. Si tratta proprio dell’aspetto culturale che aiuta a comprendere quale sia la giusta concezione della persona umana, quali siano i suoi veri diritti, la giusta concezione della libertà e del suo profilo di autodeterminazione. Insomma non basta affidarsi al diritto, occorre generare una nuova cultura libera dall’ubriacatura dei diritti e libera dalle assurdità per cui i diritti degli animali sono sacri e l’embrione umano è solo oggetto biologico.


    Il precedente della legge 40 non è incoraggiante. I valori morali e i beni giuridici difesi da quella legge non sono diventati patrimonio comune, direi neppure tra i cattolici. Per il futuro occorrerà attrezzarsi meglio.

    www.labussolaquotidiana.it
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  10. #30
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    La scienza medica internazionale definisce l' alimentazione e l' idratazione artificiale come modalità terapeutiche. Poi per l' idratazione vengono usate anche sostanze direttamente in vena....

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