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Discussione: Pontificia Accademia per la Vita: attività e notizie

  1. #31
    Vecchia guardia di CR
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    Qualche anno fa è morto mio nonno: ha passato le ultime tre settimane di vita con ossigeno, flebo, catetere, sondino naso-gastrico e guanti che gli impedivano di usare le mani, affinchè non si strappasse tutto l’armamentario.
    Il tutto per che cosa? Era chiaro come il sole fin dall’inizio che sarebbe morto.
    Un tempo nessuno avrebbe detto che “è morto di fame” perché non gli avevano applicato il sondino, bensì si sarebbe preso atto che non poteva più alimentarsi e ci si sarebbe rassegnati.
    Non so cosa è meglio e cosa è peggio. Dico solo che a me quell’agonia artificialmente prolungata è parsa più una cattiveria che un gesto di carità. Se avessi potuto, avrei fatto togliere quantomeno il sondino (e forse anche la flebo, giacchè non urinava più e tutti i liquidi gli si accumulavano negli arti) e, senza sensi di colpa, avrei lasciato che si spegnesse naturalmente…
    Un tempo, ma oggi non è più così, e meno male.

    La morte per fame è orrenda, e nutrirlo con il sondino, per quanto possa sembrarti orribile, li ha negato quell'agonia.

    Non è stata artificialmente prolungata, perchè sono non cure, ma trattamenti di supporto alla vita. Penseresti altrimenti che nutrire un malato di cancro che morirà al 100% sia inutile? O un gesto di agonia?
    Di certo ha vissuto più tempo di quanto avrebbe fatto se non avesse avuto il sondino. Ma non è stato accanimento.

  2. #32
    Cronista di CR L'avatar di Phantom
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    Ma infatti l'alimentazione non è terapia.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  3. #33
    Veterano di CR L'avatar di aldo12
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    Citazione Originariamente Scritto da Pellegrina Visualizza Messaggio
    Ed ecco la radice del tuo errore! Quando si parla di "accanimento terapeutico", non si fa riferimento ad una persona anziana o incurabile "che si è stancata di vivere"... L'accanimento di cui si parla è quello di certi medici (o pazienti o loro famigliari) che insistono nella somministrazione di cure e terapie che non portano a nessun giovamento per il paziente: nè in termini di guarigione, nè in termini di alleviare le sue sofferenze, anzi al contrario possono essere invasive e/o dolorose.
    Ti faccio un esempio: un tumore incurabile e inoperabile, non c'è nessun reale vantaggio a voler sottoporre il paziente a un trattamento chemioterapico, che non solo non porterà alcun vantaggio terapeutico, ma nemmeno di benessere, in quanto - si sa - è un trattamento invasivo e dai numerosi effetti collaterali. (Ti faccio questo esempio, perchè parlo di qualcosa che conosco per esperienza diretta: la mia mamma era uno di questi casi, e la primaria dell'hospice ha sconsigliato una terapia che non sarebbe servita a nulla, se non a procurarle delle inutili sofferenze, in cambio di cosa? di una settimana o due di vita in più? Se n'è andata serenamente, senza soffrire - grazie alle cure palliative - e con la sua dignità e tutti i suoi capelli, ancora neri all'età di 80 anni!)

    Conosco uno che aveva un tumore al fegato in metastasi nel 1994 ( 80 % di mortalità ad un anno ) e non era la malattia più grave delle molte che aveva. Non aveva ancora 32 anni..
    La più grave ed incurabile aveva una mortalità del 100% a 4-10 mesi a seconda dello stato di avanzamento.
    Ben 8 medici ( non servivano i medici per capire certe cose) gli avevano detto di andare a morire a casa, o in un Hospice ( Santa Chiara PD ) se non riusciva più ad alimentarsi o se la neuropatia lo paralizzava a letto.. o se la polmonite lo soffocava.
    A Santa Chiara quelli con la polmonite venivano quasi sempre sedati fino alla morte.
    Gli era quasi impossibile non vomitare qualsiasi cosa solida .. Riusciva a trattenere un po' di acqua e sostanze liquide.
    Aveva ancora un po' vitalità anche se il suo peso da 90 e passa kg calò a 50 kg in pochissimo tempo
    Non era ancora arrivato il tempo di andare a S.Chiara.
    Non si sa come dopo qualche mese era ancora vivo.
    Un medico ( ricercatore ) meravigliato perché era ancora vivo, per pietà e compassione ebbe l'idea di accanirsi terapeuticamente anche con terapie sperimentali di cui conosceva indirettamente qualche dato clinico (di una fase due non ancora terminata in doppio cieco di cui ufficialmente in Italia non si sapeva nulla..).Il paziente era consapevole che la malattia più grave non era il tumore ed accettò lo stesso di offrirsi come "cavia" non ufficiale dei nuovi farmaci.
    Il tumore che avanzava non era il "bersaglio" del medico.
    La chemioterapia iniziò mesi dopo quando in maniera prodigiosa ci fu la conferma che la terapia sperimentale ( non per il tumore ) qualche efficacia poteva avere.
    Dopo 23 anni è ancora vivo anche se un po' malandato..
    La sua fidanzata non fu così fortunata o "miracolata".

  4. Il seguente utente ringrazia aldo12 per questo messaggio:

    nofear (20-11-2017)

  5. #34
    Vecchia guardia di CR
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    Citazione Originariamente Scritto da aldo12 Visualizza Messaggio
    Conosco uno che aveva un tumore al fegato in metastasi nel 1994 ( 80 % di mortalità ad un anno ) e non era la malattia più grave delle molte che aveva. Non aveva ancora 32 anni..
    La più grave ed incurabile aveva una mortalità del 100% a 4-10 mesi a seconda dello stato di avanzamento.
    Ben 8 medici ( non servivano i medici per capire certe cose) gli avevano detto di andare a morire a casa, o in un Hospice ( Santa Chiara PD ) se non riusciva più ad alimentarsi o se la neuropatia lo paralizzava a letto.. o se la polmonite lo soffocava.
    A Santa Chiara quelli con la polmonite venivano quasi sempre sedati fino alla morte.
    Gli era quasi impossibile non vomitare qualsiasi cosa solida .. Riusciva a trattenere un po' di acqua e sostanze liquide.
    Aveva ancora un po' vitalità anche se il suo peso da 90 e passa kg calò a 50 kg in pochissimo tempo
    Non era ancora arrivato il tempo di andare a S.Chiara.
    Non si sa come dopo qualche mese era ancora vivo.
    Un medico ( ricercatore ) meravigliato perché era ancora vivo, per pietà e compassione ebbe l'idea di accanirsi terapeuticamente anche con terapie sperimentali di cui conosceva indirettamente qualche dato clinico (di una fase due non ancora terminata in doppio cieco di cui ufficialmente in Italia non si sapeva nulla..).Il paziente era consapevole che la malattia più grave non era il tumore ed accettò lo stesso di offrirsi come "cavia" non ufficiale dei nuovi farmaci.
    Il tumore che avanzava non era il "bersaglio" del medico.
    La chemioterapia iniziò mesi dopo quando in maniera prodigiosa ci fu la conferma che la terapia sperimentale ( non per il tumore ) qualche efficacia poteva avere.
    Dopo 23 anni è ancora vivo anche se un po' malandato..
    La sua fidanzata non fu così fortunata o "miracolata".
    Quel tipo è stato molto fortunato. E l'accanimento terapeutico nei suoi confronti era da lui accettato di buon grado.

    Ha senso però solo per un caso farlo su tutti?

    Lui è stato molto fortunato. E scommetto che oggi sia una persona fortissima, vero, Aldo?

    PS: Sei un brav'uomo, e mi dispiace che tu abbia dovuto passare tutto questo. Sei tu quel tale, vero?

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