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Discussione: Giornata Alzheimer

  1. #161
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    Ma se partisse dall'anima, perché ciò provoca un processo cerebrale, e in che modo il processo cerebrale e l'anima interagiscono nel pensiero cosciente?
    Forse perché tali processi non partono dall'anima, ma solo dalla corteccia cerebrale.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  2. #162
    Veterano di CR L'avatar di Brocabruno
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    Ma torniamo alla partenza. Se il cervello ha disfunzioni tali per cui non riesce più a associare la vista di me, alla mia persona, e alla serie di ricordi e consapevolezze che il malato dovrebbe avere di me, queste disfunzioni non dovrebbero riguardare l'anima. Se è così, perché in qualche modo, nonostante i danni al cervello, non avviene il riconoscimento?
    L'anima NON è la mente. Il contenuto della mente, per ora almeno, ti è dato dal cervello. Non è che sia una conoscenza così rivoluzionaria, non c'è certo bisogno delle neuroscienze per rendersene conto: anche un cavernicolo poteva rendersi conto che se chiude gli occhi non vede più; similmente, poiché tu usi il cervello per pensare, se il cervello ha danni strutturali, pensi male. E quando dormi, non scompari forse? Ci sono varie definizioni di anima, ma la più importante è quella di forma. Si potrebbe dire, credo, che il principio che fa esistere il tuo corpo è anche quello che ti fa pensare; in ogni caso, i cattolici non sono dualisti, distinguono ma non separano col machete.
    Ora, spiegare in che modo l'anima possa pensare anche senza corpo, questo direi che va al di là delle nostre capacità. Come fa a percepire senza organi di senso? Come vedrà Dio, e cosa vedrà in Esso? Puoi capire in che modo può pensare e percepire un essere che può esistere atemporalmente? Ma comunque, noi crediamo anche nella resurrezione dei corpi, quindi...
    In ogni caso, anche da un punto di vista biologico, io non ridurrei il pensiero ad un meccanismo. Se infatti facessi così, allora non potresti pensare nulla di vero se non per caso. Il nostro pensiero è fatto per conoscere qualcosa di vero sul mondo, oppure no? I pragmatici rispondono di no, il nostro pensiero, dicono, serve a fare previsioni utili ma non necessariamente rispecchiando il mondo. Mi pare una posizione di buon senso, ma se la metti così, capisci che devi rinunciare ad un bel po' di cose.

    In volata, volevo segnalare a margine che esiste un semisconosciuto videogioco per sistemi iOS, "Leibniz", che sostiene la ricerca sull'Alzheimer. Semplicissimo ma geniale, se volete farci un pensiero è anche per una buona causa.

  3. #163
    Veterano di CR
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    Quindi sostanzialmente la mia domanda su come farà l'anima a gestire la vita, la consapevolezza di sé, la coscienza, il ricordo quando saremo senza corpo (perché comunque fino alla fine dei tempi, quella sarà la nostra condizione) è destinata a rimanere senza risposte, nemmeno ipotetiche, perché vanno al di là di ogni indagine filosofica?

  4. #164
    Veterano di CR L'avatar di Brocabruno
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    Be', se vuoi puoi provare a rispondere tu. Forse Dio imprimerà il mio principio immortale in qualcosa di diverso dalla materia in attesa di darmi un nuovo corpo? Forse ciò che percepirò e saprò lo percepirò e saprò partecipando, nella misura in cui può un essere limitato, all'onniscienza divina, guardando in essa? Probabilmente qualcuno ha provato a dare delle risposte. Io non ne sento un gran bisogno, non mi cambia molto... In fondo, a dirla tutta, se non sono in grado di dirti come può un'anima ricordare e pensare senza cervello, in realtà tuttora non sono neanche in grado di dirti come faccia il cervello a generare esperienze semplici soggettive.

  5. #165
    Fedelissimo di CR
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    Uso questa discussione per non aprirne una nuova, ma la questione che occupa spesso i miei pensieri, riguarda il decadimento mentale che colpisce chi è affetto da questa malattia. Non si tratta di semplice perdita della memoria, ma a volte di un vero e proprio cambio di personalità, qualcuno sembra l'essenza del proprio "io". Di fronte a questo, un cristiano come me, rimane colpito: come è possibile che una malattia ad un organo, ad un pezzo del proprio corpo, non solo comprometta delle meccaniche capacità mentali (come quelle mnemoniche), ma addirittura intacchi la nostra personalità, il nostro "io". In questo senso, l'anima, lo pneuma, che fine fa? Se i nostri ricordi, il nostro io, il nostro carattere, la nostra vita, sono registrate in un organo destinato a marcire, dopo che saremo morti, come faremo a continuare ad essere noi stessi? O, se invece il nostro io è racchiuso nell'anima, e non nel cervello, perché questo sembra comunque eclissarsi in alcuni malati di Alzheimer?
    Volendo sintetizzare con una provocazione semplicistica: se il cervello della nonna non è più in grado di riconoscermi, e tutta la sua persona non mi riconosce, perché la sua anima non è in grado di farlo? E se è in grado, perché non riesce a "farsi sentire"? Quando, un giorno, quel cervello non dovesse più avere vita, in che modo la sua anima si ricorderà di me, se ora sembra che tutto il suo vissuto sia custodito nel cervello e nella materia?
    Mio nonno aveva l'Alzheimer. Mia madre ci racconta che la sera in cui morì in ospedale a 88 anni e mezzo (senza alcuna previsione, si era fratturato una costa, ed era in via di guarigione) lui disse di salutare tre persone. Mia madre crede che stesse parlando di noi tre, i suoi nipoti. Lo pensa perchè ci chiamò tutti con il nome di mio fratello, che probabilmente ricordava più saldo nella sua memoria perchè è lo stesso del padre adottivo della moglie (mia nonna). Mio fratello è stato infatti nominato come lui.

    Mia madre lo crede perchè altrimenti chi avrebbe voluto salutare? Perchè proprio tre?

    Questo è un'esempio di quel che sto per specificare.
    La mente non è l'anima.

    L'anima è il principio primo che vivifica il corpo, che se comunica con il cervello (quando questo è sano) è in grado di compiere appieno le sue funzioni sul corpo.
    Eppure l'anima è limitata dal corpo. Lo sappiamo bene.

    Quando il cervello è danneggiato, l'anima non riesce più a comunicare con il corpo, per cui ne derivano malfunzionamenti. E' come un segnale televisivo. Le onde radio trasmettono un programma che se viene ben ricevuto si traduce in un audio e un video perfetto.
    Se però il televisore è danneggiato (paragona il televisore al corpo), il suo "prodotto" differisce dal segnale ricevuto, e sembrerà magari che invece di trasmettere un programma tv, il segnale invece trasmetta qualcosa di insensato (e questo "prodotto" ultimo è la mente).

    E' solo un'impressione. Non cambia l'anima del soggetto, questa non può semplicemente comunicare adeguatamente con il corpo, il che si traduce apparentemente in una modifica degli atteggiamenti delle persone. In realtà, non è pienamente così.

    La mente è diversa dall'anima, in quanto risente dei danni organici che potrebbe subire il corpo. L'anima al massimo ne riceve i contraccolpi, ma non evolve in conseguenza di ciò.
    Se io subisco dei danni gravi al lobo frontale del cervello, potrei perdere i freni inibitori che consentivano alla mia anima, tramite quella struttura cerebrale, di controllare i miei comportamenti sbagliati, limitandoli. Se la struttura in questione è danneggiata, ne consegue che l'anima non è più in gradi, con la stessa forza, di bloccare la mia aggressività. Quindi sembro cambiare comportamento. In realtà è solo un venir meno di questi freni inibitori, il mio vero Io non cambia.
    La mente invece può a lungo andare risentirne, e quindi la percezione che ho di me e che ho dell'ambiente circostante esserne deficitaria.
    Questa percezione però non è la mia anima, ma è la mia mente che dall'anima tuttavia è influenzata. Ma sono distinte.

    In conclusione: un malato di Alzheimer ha un cervello danneggiato a causa di processi degenerativi, in conseguenza dei quali perde materia cerebrale e quindi anche le connessioni che vi sono tra anima e corpo. Senza queste connessioni, l'anima non controlla più perfettamente il soggetto, e quindi la sua mente cambia. La mente è ciò che il soggetto pensa, ricorda, insomma, la sua coscienza e autocoscienza. Essa è limitata dal cervello.

    Ma sono sicuro che quando mio nonno pronunciò quelle parole stesse parlando di noi. Forse, così mi piace pensare, la sua mente in un momento è riuscita nonostante tutto, deformandone l'informazione iniziale, a comunicare con quella materia cerebrale rimastagli con la sua anima per fargli esprimere un concetto che è il bene che ci voleva.


    Ovviamente questa è solo una mia interpretazione. Siamo cattolici, e a me piace vedere la questione in questi termini.
    Le neuroscienze al momento ci ricordano solo come il cervello e la mente siano distinti. La mente si basa sul cervello. Ma non si comprende se essa sia un suo epifenomeno oppure se essa origini altrove, nonostante risenta evidentemente del cervello, come si nota in seguito a danni gravi.

    L'anima in tutto questo non entra, però se si ammette che la mente sia indipendente dal cervello, viene spontaneo chiedersi da dove essa provenga. E secondo me proviene da qualcosa di profondo, l'Io che per noi cattolici si chiama anima.
    Si dice che il cuore lo giudicherà Dio.

    Ecco: quel cuore di cui si parla è l'anima. Il nostro vero Io. Nemmeno noi lo conosciamo. Paradossale, ma io credo che sia così. Quel che noi conosciamo è solo il nostro stato mentale, ossia la nostra mente. Che non è la nostra anima.

  6. #166
    Fedelissimo di CR L'avatar di teophilius
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    Citazione Originariamente Scritto da Lele93 Visualizza Messaggio
    Quindi sostanzialmente la mia domanda su come farà l'anima a gestire la vita, la consapevolezza di sé, la coscienza, il ricordo quando saremo senza corpo (perché comunque fino alla fine dei tempi, quella sarà la nostra condizione) è destinata a rimanere senza risposte, nemmeno ipotetiche, perché vanno al di là di ogni indagine filosofica?
    Direi proprio di no. La tua domanda ha risposte filosofiche e teologiche. Il punto è che il tipo di certezza che mostrano giustificano il credere o meno, non presentano una certezza "scientifica". Una risposta filosofica, ad esempio, è che l'anima non "gestisce" la vita, la consapevolezza, la coscienza: l'anima è vita, consapevolezza, coscienza. L'anima è "vita consapevole, cosciente, di essere viva". Questa risposta dovrebbe essere abbastanza credibile, la certezza possiamo trovarla nel riflettere, nel "sapere di sapere" o meglio nel "sapere di non sapere". E' una certezza che non è "scientifica" perchè non presenta alcuna "oggettività" misurabile, quindi in un certo senso ci devi credere che sia così. Cosa sarà della nostra anima dopo la morte non possiamo saperlo o crederlo con la stessa certezza con cui crediamo nella riflessione che ti ho proposto prima (per quanto credo ci siano stati esperimenti scientifici sullo stato di una persona in delle cosidette "camere di privazione sensoriale"), tuttavia anche per questo ci sono risposte.
    E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, nè lutto, nè lamento, nè affanno, perché le cose di prima sono passate \[T]/

  7. #167
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Nasce il centro per Alzheimer a Cadoneghe, Padova

    Cadoneghe, nasce il nuovo centro sollievo per i malati di Alzheimer:

    tutte le info utili


    In paese vivono oltre 3.600 cittadini ultrasessantacinquenni, il Comune ha l'obiettivo di valorizzare gli anziani


    Grazie al progetto regionale “Sollievo – Un nido per l’Alzheimer”, con il quale la Regione ha assegnato all’azienda Ulss 16 di Padova consistenti finanziamenti per attività di estensione e supporto della rete assistenziale dedicata ai malati di Alzheimer e di demenza senile, il Comune di Cadoneghe può ora varare un proprio percorso dedicato a queste delicate tematiche, intitolato “Insieme si può”. In base a una logica di rete solidaristica, il progetto si rivolge specificamente alle famiglie che gestiscono persone con diagnosi di declino cognitivo lieve o lieve/moderato che per qualche ora settimanale potranno lasciare il proprio caro in un ambiente vicino alla propria casa, in compagnia di specialisti e volontari preparati a gestire tali problematiche.

    IL NUOVO CENTRO.

    Nasce così anche a Cadoneghe il Centro Sollievo, servizio a favore delle persone con demenza in fase iniziale e delle loro famiglie. Il Comune ha affidato la gestione del progetto all’associazione “Un abbraccio per l’Alzheimer” e mette a disposizione gli spazi del Centro polifunzionale Altiero Spinelli, da tempo un punto di riferimento per gli anziani del territorio. Grazie ai volontari dell’associazione, per qualche ora la settimana, in un ambiente non "sanitario”, vengono proposte attività specifiche con lo scopo di favorire la socializzazione e mantenere il più possibile le capacità cognitive, alleggerendo l’attività di accudimento del nucleo familiare.

    I DATI.

    «A Cadoneghe vivono oltre 3.600 cittadini ultrasessantacinquenni – dice l’assessore ai Servizi sociali Augusta Parizzi – che costituiscono il 22,4% dell’intera popolazione. Per sostenere gli anziani non autonomi il Comune ha già avviato interventi di tipo socio-assistenziale finalizzati a offrire aiuto per le esigenze primarie (assistenza domiciliare, trasporto, telesoccorso, segretariato sociale…). Ma per migliorare la qualità della vita e a contenere il malessere dovuto alla mancanza di legami e di relazioni sociali è opportuno attivare anche iniziative di tipo aggregativo e socializzante. Si tratta di avere una visione dei servizi che non si limiti alle dimensioni assistenziali o di cura, ma comprenda anche quegli aspetti di vita che si fondano sul soddisfacimento dei bisogni di relazione, di partecipazione, di presenza significativa nel proprio ambiente di vita».

    LO SCOPO.

    L’idea è dunque quella di valorizzare il ruolo delle persone anziane nel territorio attraverso il loro coinvolgimento in programmi di socializzazione rivolti a promuovere il benessere loro, ma anche quello delle loro famiglie, spesso provate da pesanti carichi assistenziali come nel caso di assistenza a persone non autosufficienti o portatrici di Alzheimer. «L’obiettivo del progetto Insieme si può è quindi duplice – conclude l’assessore Parizzi –: dare a tali persone occasioni di socializzazione e stimolo e contemporaneamente permettere alle famiglie di usufruire di spazi temporali propri, alleggerendo il carico assistenziale e implementando la disponibilità nel mantenere a domicilio il proprio caro». A partire dal 10 gennaio 2018, il Centro Sollievo apre ogni mercoledì dalle ore 9:00 alle ore 12:00 al Centro Polifunzionale A. Spinelli (via Leopardi, 2). Per contattare l’ associazione “Un Abbraccio per l’Alzheimer”..

    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  8. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    teophilius (11-01-2018)

  9. #168
    Vecchia guardia di CR L'avatar di aldo12
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    La Pfizer ha gettato la spugna interrompendo ( probabilmente per sempre ) tutte le ricerche e le sperimentazioni di farmaci per la cura dell'Alzheimer e Parkinson.
    Le altre case farmaceutiche porteranno a termine i trial anche se sanno già che di miracoloso non ci sarà nulla.
    E' l'inizio della crisi di una fiducia illimitata nella scienza ?
    Sono 20 anni che non si fa altro che parlare di genetica per la cura delle malattie...
    Ma io non vedo all'orizzonte niente che possa dare una piccola speranza nella genetica per la cura di una malattia.

  10. #169
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Termoli.

    ALLA CASA DEL LIBRO UN VOLUME DEI RACCONTI DEI MALATI DI ALZHEIMER

    Termoli. Venerdì 12 gennaio alle 17 alla Casa del Libro in Corso Vittorio Emanuele III ci sarà l’incontro con l’associazione Molisana Malati di Alzheimer che presenterà L’Angolo dei Ricordi “Storia di vita, malattia e amore. Voci da un caffè Alzheimer”.

    L’evento nasce per raccogliere fondi con cui «rendere indelebile un ricordo destinato a svanire».

    http://www.primonumero.it/attualita/...alzheimer.html
    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  11. #170
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Torino

    Il 18 gennaio saremo a Torino al convegno "Il malato di Alzheimer:

    la sua presa in carico dal laboratorio al territorio", per fare il punto sulle possibilità di diagnosi e di terapia dell'Alzheimer.

    La giornata è rivolta ai professionisti del settore e vale 6 crediti ECM.

    Per info e iscrizioni:

    http://pretty.link/qFFFjF
    AOU Città della Salute e della Scienza di Torino




    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  12. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    AntonellaB (14-01-2018)

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