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Discussione: Il Tempo di Avvento

  1. #1
    CierRino L'avatar di Marcianus
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    Il Tempo di Avvento

    Era mio desiderio donarvi, all’inizio di questo nuovo anno liturgico, una breve presentazione del Tempo liturgico che sta per incominciare, quello d’Avvento.

    Con quest’ultima settimana per Annum termina l’anno liturgico 2006-07, già nei grandi magazzini e nei negozi e nei supermercati fanno bella mostra di se presepii, alberi di Natale, statuine, ghirlande, luci e quant’altro caratterizza l’immagine popolare (e commerciale) del Natale.

    La Chiesa si prepara a cominciare un nuovo anno liturgico che ci porterà a ricordare gli eventi principali della nostra salvezza, il primo di questi è il grande mistero della Incarnazione del Signore preceduto da un periodo di preparazione ad esso, chiamato, come dicevo poco sopra, Avvento.
    Esso è composto, nel Rito Romano, da quattro Domeniche.

    1. Storia del Tempo d’Avvento

    La tradizione liturgica per quanto concerne il Tempo d’Avvento non è uguale ovunque. È bene anzitutto evidenziare che lo stesso Avvento è un Tempo liturgico proprio dell’Occidente e all’interno delle Chiese di Rito latino le differenze fra i varii riti sono considerevoli.
    Volendo andare indietro nel tempo, si trovano le prime tracce di un periodo preparatorio al Natale in Gallia e Spagna sul finire del IV secolo, esso aveva una forte connotazione ascetica e pare trovi la sua origine e la motivazione di una tale connotazione nel fatto che era un tempo dedicato alla preparazione dei Catecumeni in vista del Battesimo amministrato nel giorno della Epifania del Signore. Dal 380, il Concilio di Saragoza esorta i fedeli ad essere più assidui alla Chiesa dal 17 Dicembre fino alla Epifania. Ciò che caratterizza questo periodo è perciò una forte ascesi, una preghiera più intensa e la partecipazione più assidua alle assemblee liturgiche. In Gallia, nel V secolo abbiamo la testimonianza di Perpetuo di Tours che istituisce un digiuno di tre giorni per settimana dalla festa di san Martino fino al Natale. A Roma si trova, verso la fine del VII secolo, un Avvento liturgico di cinque domeniche ricevuto forse dalla Gallia, da Ravenna o da Capua. Il Martimort, citando l’Hild pone l'accento sul fatto che a Roma «l’Avvento fu, fin dalla sua origine, un’istituzione liturgica, mentre dappertutto ebbe valore ascetico sia per il punto di partenza, sia per le norme della sua evoluzione». I formularii liturgici fanno fatica a trovare una loro locazione ben precisa all’interno dei libri liturgici del tempo: il Sacramentario Gelasiano antico riporta le Orationes de Adventu Domini dopo il Commune sanctorum alla fine del secondo libro titolato De nataliciis sanctorum, stesso discorso vale per il Sacramentario Gregoriano. Solo nei secoli VIII-IX i libri graduali e antifonarii cominciano a riportare le Messe d’Avvento all’inizio del ciclo annuale. Stando al Gelasiano, questo Avvento non sembra avesse lo scopo di preparare il Natale quanto piuttosto la seconda venuta (la parousìa) di Cristo. Tale ipotesi è supportata dall’etimologia dello stesso termine di “Avvento”, mutuato, come ci ricorda Bergamini, dal testo di Mt 24, 27: «Ita erit adventus Filii hominis».

    2. Il senso dell’Avvento romano

    Lo studio dei formularii liturgici di Messa e Ufficio divino ha permesso agli studiosi di comprendere quale fosse il senso che si sia voluto dare all’Avvento durante i secoli VI e VII. Esso è anzitutto un periodo di preparazione alla venuta del Signore. Esso è tempo di attesa, attesa gioiosa, e tale attesa del Natale del Signore orienta i fedeli verso l’attesa del ritorno di nostro Signore nella gloria alla fine dei tempi. E il termine originariamente pagano di Adventus viene così reinterpretato nel senso biblico di parousìa. La nostra attuale liturgia compendia in se i due aspetti escatologico (specialmente nella prima parte dell’Avvento) e natalizio (maggiormente sottolineato nella seconda parte).

    3. La Liturgia d’Avvento

    Il Tempo d’Avvento è diviso in due parti, la prima parte va dalla prima domenica d’Avvento fino al 16 Dicembre, la seconda parte va dal 17 Dicembre fino all’Ora Nona del 24 Dicembre.

    Se nella prima parte si trovano presenti ambedue gli aspetti di preparazione al Natale e preparazione alla venuta di Gesù nella gloria, la seconda parte è più direttamente orientata alla Solennità del Natale. Per avere ancor più chiare le idee basta leggere con attenzione i prefazii d’Avvento. Nel primo si canta la duplice venuta di Cristo.

    «Al suo primo avvento nell’umiltà della natura umana egli portò a compimento la promessa antica, e ci aprì la via dell’eterna salvezza. Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell’attesa».

    L’edizione italiana del Messale romano affianca al Prefazio d’Avvento I un ulteriore prefazio molto significativo che compendia in se le due venute di Cristo, “signore e giudice della storia”:

    «Tu ci hai nascosto il giorno e l’ora, in cui il Cristo tuo Figlio, Signore e giudice della storia, apparirà sulle nubi del cielo rivestito di potenza e di splendore. In quel giorno tremendo e glorioso passerà il mondo presente e sorgeranno cieli nuovi e terra nuova. Ora egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede e testimoniamo nell’amore la beata speranza del suo regno».

    Nella seconda parte, dal 17 Dicembre in poi, si passa dai Prefazii I e Ia ai Prefazii II e IIa. Nel Prefazio II è bene cantato il tema dell’attesa gioiosa di Cristo nel suo glorioso Natale:

    «Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo. Lo stesso Signore, che ci invita a preparare il suo Natale ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella sua lode».

    Il Prefazio IIa canta il tema di Maria nuova Eva.


    3.1 Le eucologie del Tempo d’Avvento

    Tutti i giorni del Tempo d’Avvento sono dotati dell’intera eucologia. Nelle Collette, spesso tratte da antichi Sacramentarii, il tema dominante è la venuta di Cristo, sia nel mistero della Incarnazione sia alla fine dei tempi come Signore e giudice (Cfr. Prefazio Ia). Si evince bene dalle eucologie che l’Avvento è incentrato sulla venuta del Salvatore, venuta che però non è meglio specificata ma è facile ricondurla talora alla prima venuta nel mondo talora al ritorno glorioso alla fine dei tempi. Le Collette delle Ferie Maggiori mettono maggiormente in risalto l’ormai imminente mistero della prima venuta di Gesù.
    Come possiamo ben vedere la Liturgia romana contempla ambedue le venute del Salvatore in intimo rapporto fra di loro. Cito letteralmente un passo del libro di Bergamini: «La nascita di Gesù prepara l’incontro definitivo con lui. Siamo, in qualche modo, di fronte al mistero di un’unica venuta, nel senso che la prima inizia già ciò che verrà portato a compimento nella seconda». Tale mistero è bene espresso nella Colletta della Messa vespertina nella Vigilia del Natale del Signore: «O Padre, che ogni anno ci fai vivere nella gioia questa Vigilia del Natale, concedi che possiamo guardare senza timore, quando verrà come giudice, il Cristo tuo Figlio che accogliamo in festa come Redentore».

    3.2 Le letture del Tempo d’Avvento

    Le letture domenicali non sono organizzate a caso ma hanno anch’esse come le eucologie un ben preciso ordine. La prima lettura fa riferimento alle profezie messianiche: Isaia, Baruc e Sofonia. Di tutte questa la più importante è quella della IV Domenica. La seconda lettura propone un insegnamento apostolico di tipo morale, essa tende a mostrare come le profezie si sono compiute in Gesù. Il Vangelo rievoca ogni anno il medesimo tema: la prima domenica è quella dell’attesa della venuta del Signore, seconda e terza sono quelle di Giovanni Battista mentre la quarta è quella dell’annunzio a Maria (B), a Giuseppe (A) e della Visitazione (C).

    3.3 La Liturgia delle Ore nel Tempo d’Avvento

    All’Ufficio delle letture è presente soprattutto la figura del profeta Isaia. Fra le letture patristiche troviamo sia i Padri greci sia quelli latini. Le Letture sono seguite dai Responsorii tradizionali come il celebre Aspiciens a longe.

    Per quanto riguarda il repertorio delle antifone non si può non parlare delle meravigliose “Grandi antifone O” delle Ferie maggiori d’Avvento che accompagnano il Magnificat dal 17 al 23 Dicembre. Queste antifone sembrano essere di origine romana. Esistevano già ai tempi di Carlo Magno. Il canto di queste antifone era eseguito, durante l’Avvento, con molta solennità nelle cattedrali e nei monasterii. La melodia di queste antifone, puramente gregoriana, è fra le più belle e suggestive. Esse sintetizzano il messianismo dell’Antico Testamento ed enarrano, attraverso le immagini bibliche (Sapientia, Adonai, Radix Jesse, Clavis David, Oriens, Rex gentium, Emmauel), i titoli del Verbo incarnato. L’invito “veni” ripetuto ad ogni grande antifona, è portatore di tutta la speranza della Chiesa. Possiamo dire che questo è davvero il punto più alto dell’Avvento, in cui esso giunge a pienezza. Occorre meditarle queste antifone, pregarle con fede, farsi ricolmare da tutta la ricchezza che esse contengono. È il modo migliore per poter entrare davvero pronti nel cuore delle celebrazioni del Natale.

    4 Conclusioni

    Dopo aver cercato, attingendo ai miei manuali di Liturgia e alle mie poche conoscenze, di sintetizzare per voi il significato e la Liturgia del Tempo d’Avvento, sicuramente trascurando elementi anche importanti, mi sento in dovere di augurare a voi che frequentate quotidianamente questa sezione un buon cammino d’Avvento.

    Vi auguro di poter vivere questo periodo come un tempo di attesa vigilante e gioiosa, come un tempo di conversione (sia per noi maestro in questo il Battista), come un tempo di speranza. Ecco: la speranza. Di figure che sperando non rimasero deluse l’Avvento ne presenta molte: la beata Vergine è la prima fra queste poi il Battista, san Giuseppe, Elisabetta, Zaccaria, Simeone. Tutti costoro hanno sperato nel Signore ed egli non li ha delusi. A lui hanno elevato il loro cuore e lui ha donato a loro e a noi il suo unico Figlio, il Messia, l’atteso dalle genti, colui che ha riempito i nostri cuori di speranza, colui che è la nostra unica speranza (Spes unica). Impariamo perciò in questo tempo d’Avvento a riporre in Dio le nostre speranze certi che in Cristo, che attendiamo nel mistero dell’Incarnazione, esordio della nostra salvezza, egli rinnoverà ogni cosa sollevandoci al di sopra di ogni miseria.

    Marcianus.
    «Renditi conto di ciò che farai,
    imita ciò che celebrerai,
    conforma la tua vita
    al mistero della Croce di Cristo Signore»
    .
    Dal Pontificale Romano



  2. Il seguente utente ringrazia Marcianus per questo messaggio:

    Carolum (03-12-2017)

  3. #2
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Liturgia e pietà poplare nel tempo d'Avvento

    Dal Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia
    (Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti)

    Nel tempo di Avvento
    96. L’Avvento è tempo di attesa, di conversione, di speranza:
    - attesa-memoria della prima, umile venuta del Salvatore nella nostra carne mortale; attesa-supplica dell’ultima, gloriosa venuta di Cristo, Signore della storia e Giudice universale;
    - conversione, alla quale spesso la Liturgia di questo tempo invita con la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3, 2);
    - speranza gioiosa che la salvezza già operata da Cristo (cf. Rm 8, 24-25) e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione, e «noi saremo simili a lui e lo vedremo così come egli è» (1 Gv 3, 2).

    97
    . La pietà popolare è sensibile al tempo di Avvento soprattutto in quanto memoria della preparazione alla venuta del Messia. Nel popolo cristiano è saldamente radicata la coscienza della lunga attesa che precedette la nascita del Salvatore. I fedeli sanno che Dio sosteneva con profezie la speranza di Israele nella venuta del Messia.
    Alla pietà popolare non sfugge l’evento straordinario, anzi essa lo rileva piena di stupore, per cui il Dio della gloria si è fatto bambino nel grembo di una donna vergine, umile e povera. I fedeli sono particolarmente sensibili alle difficoltà che la Vergine Maria dovette affrontare durante la gravidanza e si commuovono al pensiero che nell’albergo non vi fu un posto per Giuseppe e per Maria, che stava per dare alla luce il Bambino (cf. Lc 2, 7).
    In riferimento all’Avvento sono sorte varie espressioni di pietà popolare che sostengono la fede del popolo e trasmettono, da una generazione all’altra, la coscienza di alcuni valori di questo tempo liturgico.


    La corona di Avvento

    98. La disposizione di quattro ceri su una corona di rami sempre verdi, in uso soprattutto nei paesi germanici e nell’America del Nord, è divenuta simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani.
    La corona di Avvento, con il progressivo accendersi delle sue quattro luci, domenica dopo domenica, fino alla solennità del Natale, è memoria delle varie tappe della storia della salvezza prima di Cristo e simbolo della luce profetica che via via illuminava la notte dell’attesa fino al sorgere del Sole di giustizia (cf. Ml 3, 20; Lc 1, 78).


    Le processioni di Avvento

    99. Nel tempo di Avvento si celebrano, in diverse regioni, processioni di vario genere, che sono ora annuncio per le strade cittadine della prossima nascita del Salvatore (la “chiara stella” di alcune contrade italiane), ora rappresentazione del cammino di Giuseppe e di Maria verso Betlemme e della loro ricerca di un luogo ospitale per la nascita di Gesù (le “posadas” della tradizione ispanica e latino-americana).


    Le “Tempora d’inverno”

    100. Nell’emisfero boreale, nel tempo di Avvento, ricorrono le “tempora d’inverno”. Esse segnano un passaggio di stagione e un momento di tregua in alcuni settori dell’attività umana. La pietà popolare è molto attenta allo svolgimento del ciclo vitale della natura: mentre si celebrano le “tempora d’inverno”, il seme giace sotto la terra in attesa che la luce e il calore del sole, che proprio nel solstizio d’inverno riprende il suo cammino, lo faccia germogliare.
    Là dove la pietà popolare abbia istituito espressioni celebrative del cambio di stagione, esse vanno conservate e valorizzate come momenti di supplica al Signore e di riflessione sul significato del lavoro umano, che è collaborazione all’opera creatrice di Dio, autorealizzazione della persona, servizio al bene comune, attuazione del progetto della redenzione.[114]


    La Vergine Maria nell’Avvento

    101. Nel tempo di Avvento la Liturgia celebra frequentemente e in modo esemplare la beata Vergine:[115] ricorda alcune donne dell’Antica Alleanza, che erano figura e profezia della sua missione; esalta l’atteggiamento di fede e di umiltà con cui Maria di Nazaret aderì prontamente e totalmente al progetto salvifico di Dio; mette in luce la sua presenza negli avvenimenti di grazia che precedettero la nascita del Salvatore. Anche la pietà popolare dedica, nel tempo di Avvento, una particolare attenzione a santa Maria; lo attestano inequivocabilmente i vari pii esercizi, soprattutto le novene dell’Immacolata e del Natale.
    Tuttavia, la valorizzazione dell’Avvento «quale tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore»[116] non significa che questo tempo liturgico venga presentato come un “mese di Maria”.
    Nei calendari liturgici dell’Oriente cristiano, il periodo di preparazione al mistero della manifestazione (Avvento) della salvezza divina (Teofania) nei misteri della Natività-Epifania del Figlio Unigenito di Dio Padre, appare segnatamente mariano. L’attenzione si concentra sulla preparazione alla venuta del Signore nel mistero della Deipara. Per l’Oriente, tutti i misteri mariani sono misteri cristologici, cioè riferiti al mistero della nostra salvezza in Cristo. Così nel rito copto durante questo periodo si cantano le Lodi di Maria nei Theotokia; nell’Oriente siriano il tempo è chiamato Subbara, ossia Annunciazione, per sottolineare in tal modo la sua fisionomia mariana. Nel rito bizantino ci si prepara al Natale con una serie crescente di feste e di ritornelli mariani.

    102
    . La solennità dell’Immacolata (8 dicembre), profondamente sentita dai fedeli, dà luogo a molte manifestazioni di pietà popolare, la cui precipua espressione è la novena dell’Immacolata. Non c’è dubbio che il contenuto della festa della Concezione pura e senza macchia di Maria, in quanto preparazione fontale alla nascita di Gesù, si armonizza bene con alcuni temi portanti dell’Avvento: anch’essa rinvia alla lunga attesa messianica e richiama profezie e simboli dell’Antico Testamento, usati pure dalla Liturgia dell’Avvento.
    Dove si celebri la novena dell’Immacolata si dovranno mettere in luce i testi profetici, che partendo dal vaticinio di Genesi 3, 15 sfociano nel saluto di Gabriele alla “piena di grazia” (Lc 1, 28) e nell’annuncio della nascita del Salvatore (cf. Lc 1, 31-33).
    Accompagnata da molteplici manifestazioni popolari, nel Continente Americano si celebra, all’approssimarsi del Natale, la festa di Nostra Signora di Guadalupe (12 dicembre), la quale ben favorisce la disposizione ad accogliere il Salvatore: Maria, «unita intimamente alla nascita della Chiesa in America, fu la Stella radiosa che illuminò l’annuncio di Cristo Salvatore ai figli di questi popoli».[117]


    La novena del Natale

    103. La novena del Natale è sorta per comunicare ai fedeli le ricchezze di una Liturgia alla quale essi non avevano facile accesso. La novena natalizia ha svolto effettivamente una funzione salutare e può continuare ancora a svolgerla. Tuttavia nel nostro tempo, in cui è stata resa più agevole la partecipazione del popolo alle celebrazioni liturgiche, sarà auspicabile che nei giorni 17-23 dicembre sia solennizzata la celebrazione dei Vespri con le "antifone maggiori" e i fedeli siano invitati a parteciparvi. Tale celebrazione, prima o dopo della quale potranno essere valorizzati alcuni elementi cari alla pietà popolare, costituirebbe un’eccellente “novena del Natale” pienamente liturgica e attenta alle esigenze della pietà popolare. All’interno della celebrazione dei Vespri si possono sviluppare alcuni elementi già previsti (es. omelia, uso dell’incenso, adattamento delle intercessioni).


    Il presepio

    104. Come è noto, oltre alle rappresentazioni del presepio betlemita, esistenti fin dall’antichità nelle chiese, a partire dal secolo XIII si è diffusa la consuetudine, influenzata senza dubbio dal presepe allestito a Greccio da san Francesco d’Assisi nel 1223, di costruire piccoli presepi nelle abitazioni domestiche. La loro preparazione (in cui saranno coinvolti particolarmente i bambini) diviene occasione perché i vari membri della famiglia si pongano in contatto con il mistero del Natale, e si raccolgano talora per un momento di preghiera o di lettura delle pagine bibliche riguardanti la nascita di Gesù.


    La pietà popolare e lo spirito dell’Avvento

    105. La pietà popolare, per la sua comprensione intuitiva del mistero cristiano, può contribuire efficacemente alla salvaguardia di alcuni valori dell’Avvento, minacciati da un costume in cui la preparazione del Natale si risolve in una “operazione commerciale” con mille vacue proposte provenienti da una società consumistica.
    La pietà popolare, infatti, percepisce che non si può celebrare il Natale del Signore se non in un clima di sobrietà e di gioiosa semplicità e con un atteggiamento di solidarietà verso i poveri e gli emarginati; l’attesa della nascita del Salvatore la rende sensibile al valore della vita e al dovere di rispettarla e di proteggerla fin dal suo concepimento; essa intuisce pure che non si può celebrare coerentemente la nascita di colui «che salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 21) senza compiere uno sforzo per eliminare da se stessi il male del peccato, vivendo nella vigile attesa di Colui che ritornerà alla fine dei tempi.


    Nota sulle note: cliccandole, si apre il collegamento al testo completo del Direttorio, sul sito internet della Santa Sede.

  4. #3
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    Curiosità sull'Avvento

    - È possibile determinare empiricamente la data della prima Domenica d’Avvento anche avendo a disposizione un calendario muto (cioè un calendario senza indicazioni che non siano i giorni e i mesi) in due modi:
    1. contando a ritroso, a partire dal 25 dicembre, 4 domeniche: la quarta è l’inizio dell’Avvento.
    2. cercare la domenica più vicina al 30 novembre, festa di sant’Andrea apostolo.


    - Mentre nel resto dell’anno è generalmente il Vangelo a determinare la scelta della prima lettura della Messa, oppure entrambe seguono cicli indipendenti, nelle ferie dal lunedì della I settimana d’Avvento al mercoledì della II, è la prima lettura (lectio semicontinua del libro di Isaia) a determinare la scelta del Vangelo.


    - La lecito semicontinua del libro di Isaia si compie anche nell’Ufficio delle letture ed è così articolato
    ciclo unico: cfr. Liturgia delle Ore secondo il Rito Romano, vol. I, Tempo di Avvento - Tempo di Natale;
    ciclo biennale (previsto da Principi e Norme per la Liturgia delle Ore, ma mai entrato nell’uso generale):
    - per gli anni dispari è identico a quello del ciclo unico,
    - per gli anni pari, ai brani di Isaia non letti nel ciclo precedente si aggiungono il libro di Rut (dal mercoledì della III settimana alla III Domenica) e alcune profezie del libro di Michea (dal martedì al venerdì della III settimana - cfr. PNLO 147).
    Ultima modifica di Gerensis; 29-11-2015 alle 12:31 Motivo: Precisazioni sul ciclo biennale. Grazie all'utente pongo per i suggerimenti.

  5. Il seguente utente ringrazia Gerensis per questo messaggio:


  6. #4
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    Mentre giunge al termine questo lungo Avvento 2016 (lungo, perché abbiamo avuto la grazia di quattro settimane complete), vorrei condividere con voi un paio di articoli dal blog Sacramentum futuri - Liturgia e Bibbia.


    AVVENTO: COSE INAUDITE O QUASI (1)

    Solo uno spirito libero ed originale quale Luis Bouyer poteva scrivere le osservazioni che riportiamo da un testo di cui possediamo solo la versione inglese. Si tratta di un testo datato (1956), che conserva tuttavia il suo valore. Se non altro, perché vi si trovano delle posizioni chiare. In manuali più recenti e più aggiornati, invece, fra le ridda di ipotesi e dati, manca il coraggio di una sintesi. C’è da dire, è vero, che la sintesi nella scienza liturgica non può essere la quadratura del cerchio: è un organismo troppo complesso, la liturgia, perché per esso funzionino alla perfezione schemi e teorie troppo rigide. Ma fra il compilatore enciclopedico, che non si espone mai e appesantisce il testo con notazioni e note senza arrivare nemmeno ad un tentativo di soluzione, e lo studioso che, rischiando di venir contraddetto dall’ultimissima scoperta, prova comunque ad offrire un’interpretazione dei dati, preferiamo quest’ultimo. Preferiamo Louis Bouyer.

    Da questi fatti, si deve concludere che a prima vista può sembrare, forse, sconcertante, ma è comunque inevitabile. Questa conclusione è che l'Avvento, insieme con il Natale e l'Epifania, lungi dall'essere la prima parte o l'introduzione dell'anno liturgico, è propriamente la sua fine. Dal tardo Medioevo, è diventato generalmente consuetudine considerare la prima Domenica di Avvento come l'inizio del ciclo temporale dell'anno. L'usanza di mettere al primo posto nei libri liturgici la liturgia di questa Domenica potrebbe essere cresciuta più o meno come conseguenza di questa interpretazione errata del Natale, che noi abbiamo cercato di dissipare. [...] Lungi dall’essere un nuovo inizio, l'Avvento è ancora in diretta continuità con le ultime domeniche dopo la Pentecoste ...*

    Non possiamo riportare tutti i passaggi del capitolo in questione, che sostanzialmente ricentra l’Avvento e il Natale nell’attesa escatologica, compimento del mistero della salvezza. Compimento dunque, non inizio.
    Poco prima aveva scritto, azzardando una spiegazione dell’introduzione del ciclo natalizio nell’anno liturgico:

    …la celebrazione del Natale e dell'Epifania (le due feste sono così strettamente collegati da formare un’unica celebrazione) rivela un significato, la cui maestosa grandezza è stata spesso trascurata, ma la cui realtà non può essere messa in discussione. Questa celebrazione è quella dell’attesa escatologica: la speranza, l'ardente preghiera, per la Parusia. "Vieni, Signore Gesù. Vieni presto". Questa è l'ultima parola nella celebrazione del Mistero: nutre in noi l’insoddisfazione verso Dio, la santa impazienza dovremmo chiamarla, che deve rimanere nei nostri cuori, quando abbiamo celebrato il Mistero come dovremmo. Da questo punto di vista, è facile capire come mai il ciclo di Natale-Epifania sia stato introdotto nel l'anno liturgico, alla fine del IV secolo, quando la Chiesa di Costantino era ben inserita in questo mondo ed era in pericolo di perdere il fervore della sua speranza per il mondo a venire. Lo scopo di Avvento, Natale ed Epifania è di rianimare incessantemente in noi quella speranza, quell’aspettativa. Ma come possono farlo se riduciamo il loro significato di una commemorazione sentimentale dell'infanzia di Gesù, soprattutto quando in essa vediamo solo ciò che tocca il nostro cuore per tutta l'infanzia, trasmutato solo da qualche alone di divinità.*

    Comunque, è dai tempi Sant’Agostino che ci si interroga sul valore e sul senso della celebrazione liturgica del Natale: memoria o sacramento? Anche la questione della data, ossia la scelta della Chiesa di assumere un giorno fisso e non invece legato al ciclo mobile delle feste determinate dal calendario lunare, segnala la particolarità di tale festa. Ad essa, poi, si aggiunge il fatto che per la liturgia del Natale non vi è un evidente retroterra ebraico di feste o consuetudini, che Cristo abbia assunto e compiuto e che poi entrano in qualche modo anche nella liturgia cristiana.
    A questo punto ci viene in mente che Danielou, nel suo studio sulle feste, nota la singolarità della biblica festa delle Capanne, unica che non ha trovato una corrispondenza nella liturgia cristiana (1). L’ora tarda in cui scriviamo e la stanchezza che vince ormai il raziocinio ci fanno balenare un’associazione folle fra le capanne dei Tabernacoli e la «capanna» del presepe. Ma questo sarebbe troppo, troppo inaudito.

    (1) «Il Nuovo Testamento non annulla, ma porta a compimento il Vecchio. Non esiste dimostrazione più chiara della validità di questa affermazione che quella delle feste liturgiche: le grandi solennità del giudaismo, Pasqua e Pentecoste, sono state recepite dal Cristianesimo ed arricchite soltanto di un nuovo contenuto. C’è tuttavia un’eccezione a questa regola: la terza grande festa del giudaismo, quella dei Tabernacoli… […] … la Festa dei Tabernacoli non è interamente legata con alcun mistero della vita di Cristo. E’ forse per il fatto che, più di ogni altra festa, essa è legata a quello che tra i Suoi misteri non è ancora compiuto: quello dell’ultima Parusia»: J. Danielou, Bibbia e Liturgia. La teologia biblica dei Sacramenti e delle feste secondo i Padri della Chiesa, Roma 1998, 293.

    FONTE


    *Le parole tratte dal libro di Bouyer (capoversi rientrati) sono riportate solo in lingua inglese; la traduzione è completamente sotto la mia responsabilità (con l'aiuto di Google Translate). G.

  7. Il seguente utente ringrazia Gerensis per questo messaggio:

    Vox Populi (24-12-2016)

  8. #5
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    AVVENTO: COSE INAUDITE O QUASI (2)

    Continuiamo con alcune piccole note riguardanti particolari forse meno noti o comunque meno facili da ricordare, considerando la quantità di considerazioni talvolta un poco superficiali che si ascoltano o leggono qua e là.

    Ma il nostro intento non è affatto irriguardoso nei confronti di quanti perpetuano luoghi comuni, piuttosto quello di suscitare ancora una volta un grato stupore per come la Liturgia e la Scrittura si combinino insieme in modo mirabile e, nel piccolo esempio che vorremmo mostrare, davvero curioso. Dettagli, sì, ma che rivelano una Sapienza misteriosa e affascinante che accompagna la tradizione liturgica.

    «Isaia, profeta dell’Avvento». Quante volte abbiamo sentito questa espressione o considerazioni simili! Come se il primo dei profeti maggiori, nel suo carisma profetico, avesse immaginato la sua rilettura liturgica già da allora.

    In effetti, la presenza di pericopi isaiane nel tempo di Avvento è davvero impressionante. Ad eccezione di solennità e feste (Immacolata, Sant’Andrea, memorie particolari commemorate da famiglie religiose o chiese locali), quasi ogni giorno abbiamo una lettura sia nella celebrazione della Messa sia nella celebrazione dell’Ufficio delle Letture; antifone, responsori, letture brevi completano il quadro di un’insistenza considerevolissima di questo libro della Sacra Scrittura.

    Eppure, se consideriamo le origini di tale uso liturgico, potremmo dire che la presenza di Isaia nell’Avvento sia avventizia! Nel senso che essa è determinata da fattori esterni e non integrati, almeno all’inizio, in un insieme organico e coerente, bensì occasionali. Non era infatti l’Avvento l’inizio di quello che oggi consideriamo l’anno liturgico: così, nel ciclo della lettura continua della Scrittura nel corso dell’anno civile, al mese di dicembre corrispondeva la lettura di Isaia. In altre parole, è più antica la lettura di Isaia in questo periodo che il periodo stesso dell’Avvento come tale.

    Per questo, risulta sorprendente come, in seguito, il contesto liturgico dell’attesa escatologica e della commemorazione della nascita del Signore si siano armonizzati e integrati in modo unico e speciale con i testi e la spiritualità del libro di Isaia. Vero è che alcune letture testuali della versione latina della Bibbia abbiano facilitato un’interpretazione cristologica.

    Per finire, segnaliamo un ottimo articolo di P. Farnes, raccolto insieme a suoi altri studi in Dossier CPL 48 (Lettura de la Biblia en el Año liturgico): «Las lecturas biblica en adviento».

    FONTE

  9. Il seguente utente ringrazia Gerensis per questo messaggio:

    Vox Populi (24-12-2016)

  10. #6
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    Curiosità sull'Avvento/2

    In quest'anno 2016/17, abbiamo avuto la grazia di vivere le quattro settimane di Avvento nella loro completezza.
    Ciò è possibile solo quando la I Domenica d'Avvento cade il 27 novembre; dal 1970, anno di entrata in vigore del Calendario rinnovato, è avvenuto:
    - nel 1977/78 - anno A
    - nel 1983/84 - anno A
    - nel 1988/89 - anno C
    - nel 1994/95 - anno C
    - nel 2005/06 - anno B
    - nel 2011/12 - anno B.

    Il prossimo Avvento completo sarà nel 2022/23 - anno A.

  11. #7
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    Una riflessione sul tempo d'Avvento, quest'anno il più breve possibile, dal blog Sacramentum futuri - Liturgia e Bibbia


    LA VOSTRA SALVEZZA È PIÙ VICINA ORA...
    No, non si tratta di un titolo dal sapore millenarista, quello che abbiamo posto a queste brevi considerazioni. Si sarà riconosciuta la citazione del versetti 11 del capitolo 13 della Lettera ai Romani, che costituiscono la lettura breve alle Lodi della prima domenica di Avvento.

    Con questa espressione vorremmo semplicemente far notare come quest’anno, nell’anno liturgico 2017/2018, l’Avvento sia il più breve fra le diverse possibilità che derivano dal fatto che il Natale del Signore si celebri nella data fissa del 25 dicembre, qualsiasi sia il giorno della settimana in cui capiti.

    Quest’anno, appunto, il 25 dicembre cade di lunedì, per cui appena celebrata la IV domenica di Avvento, il 24 dicembre, la sera della stessa domenica sarà già vigilia di Natale. Solo 22 giorni di Avvento, un Avvento breve, il più breve possibile: «il tempo si è fatto breve», potremmo dire con San Paolo. Una curiosità in più: l’anno scorso, nel precedente anno liturgico, ci trovavamo nel caso opposto, ossia l’avvento 2016/2017 è stato il più lungo possibile; cadendo il 25 dicembre di domenica, fra la IV domenica di Avvento e la Solennità del Natale sono passati altri 6 giorni. La celebrazione della venuta del Salvatore, davvero «è più vicina ora»!

    Può sembrare un paradosso, eppure il periodo liturgico che fa riferimento ad una data fissa, conosce variazioni di durata, mentre la quaresima, il cui inizio è stabilito in base ad una data mobile, la Pasqua, mantiene invariato il numero dei suoi giorni.

    Dietro a queste semplici considerazioni ci sono questioni molto più complesse, che ora possiamo solo accennare. La prima, legata proprio alla data del 25 dicembre. Quante volte abbiamo dovuto ascoltare, in varie forme, la vulgata superficiale e mai documentata, secondo la quale la Chiesa (quale? quella di Roma, quella di Alessandria, quella di Antiochia…?) avrebbe cristianizzato una festa pagana. Una furbesca operazione di pastorale liturgica, ai limiti dell’inganno malizioso. Eppure c’è chi anche oggi loderebbe questo tipo di approccio! Peccato che già Thomas Talley, uno dei più grandi specialisti sull’anno liturgico, abbia dimostrato che se emulazione ci fu, accadde al contrario: di fronte al fervore della celebrazione del Natale cristiano, ci fu un tentativo di riportare in auge le antiche e ormai quasi dimenticate festività pagane (1). Studi ancora più recenti offrono ulteriori conferme e aprono interessantissime prospettive, che confermano che la Tradizione non si sbagliò (2) né ebbe bisogno di ricorrere a sotterfugi e doppiezze.

    Un’altra questione da approfondire, che allo stesso modo possiamo solo accennare, sarebbe quella di studiare se per caso nelle fasi di studio e di elaborazione del nuovo calendario liturgico si sia contemplata l’ipotesi di una diversa struttura del segmento Avvento-Natale. A tal proposito tornerebbe utile lo studio di Goñi Beasoain (3), che ha pubblicato gli schemi del relativo gruppo di studio: ad esso, e agli Atti del Concilio – per una ricerca ancora più completa – possiamo solo rimandare.Per adesso, santo e «breve» Avvento 2017!

    (1) T. J. Talley, Le origini dell’anno liturgico, Brescia 1991.
    (2) Cf. qui e, per una lettura più articolata, qui.
    (3) J. A. Goñi Beásoain de Paulorena, La reforma del año litúrgico y del calendario romano tras el Concilio Vaticano II (Bibliotheca “Ephemerides Liturgicae” “Subsidia”157), Roma 2011.

    fonte

  12. Il seguente utente ringrazia Gerensis per questo messaggio:

    Mysterium Fidei (04-12-2017)

  13. #8
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    AVVENTO

    dal Blog di padre Matías Augé Benet, C.M.F.

    Il termine latino adventus (traduzione del greco parousía o anche epipháneia), nel linguaggio cultuale pagano significava la venuta annuale della divinità nel suo tempio per visitare i suoi fedeli. Il Cronografo romano del 354 usa la formula Adventus Divi per designare il giorno anniversario dell’ascesa al trono di Costantino. Negli autori cristiani dei secoli III-IV, adventus è, tra l’altro, uno dei termini classici per indicare la venuta del Figlio di Dio in mezzo agli uomini, la sua manifestazione nel tempio della sua carne[1]. Il termine negli antichi Sacramentari romani viene adoperato per indicare sia la venuta del Figlio di Dio nella carne, l’adventus secundum carnem, che il suo ritorno alla fine dei tempi: in secundo cum venerit in maiestate sua (GrH, n. 813). Se Adventus, Natale, Epiphania esprimono la stessa realtà fondamentale, ci domandiamo come Adventus è passato a designare il periodo liturgico preparatorio al Natale.

    Alla fine del IV secolo, troviamo in Gallia e in Spagna le prime tracce di un tempo di preparazione all’Epifania. La testimonianza più antica sarebbe un testo attribuito a sant’Ilario di Poitiers (+ 367), dove si parla di tre settimane preparatorie all’Epifania[2]. Il canone 4 del Concilio I di Zaragoza, celebrato nell’anno 380, invita i fedeli a frequentare l’assemblea durante le tre settimane che precedono la festa dell’Epifania[3]. E’ un periodo che ha un carattere vagamente ascetico senza specifiche espressioni liturgiche. Sembra che si tratti di un tempo di preparazione al battesimo che nelle Chiese ispano-gallicane si conferiva, secondo l’uso orientale, nel giorno dell’Epifania. Nel V secolo abbiamo informazioni più precise in Gallia; la notizia più importante è l’ordinamento del digiuno di Perpetuo di Tours (+ 490). Si tratta di un digiuno tre volte la settimana nel tempo che va dalla festa di san Martino (11 novembre) a Natale. J.A. Jungmann crede che questa disposizione si fonda su una originaria “Quaresima di san Martino”[4].

    Nella Chiesa di Roma, dove la celebrazione del battesimo nell’Epifania non è stato mai in vigore, non si hanno notizie di una preparazione al Natale prima della seconda metà del secolo VI; essa però fin dalla sua origine è stata una specifica istituzione liturgica. I più antichi documenti al riguardo sono i testi liturgici del GeV e, in seguito, quelli del GrH. I formulari delle Tempora del mese di dicembre ebbero un significato indipendente dalla preparazione al Natale.

    Matias Auge


    [1] Cf Cipriano, Testimoniorum adversus Judaeos 2,13: PL 4,735; Ilario, Tractatus super psalmos 118,16,15: PL 9,612.
    [2] Su questo testo e la sua autenticità, cf A. Wilmart, Le parétendu “Liber Officiorum” de Saint Hilaire et l'Avent liturgique, in Revue Bénédictine 27 (1910) 500-513.
    [3] Cf J. Vives (ed.), Concilios visigóticos e hispano-romanos, Barcelona-Madrid 1963, 17.
    [4] Cf J.A. Jungmann, Advent und Voradvent, Gewordene Liturgie: Studien und Durchblicke. Innsbruck: F. Rauch, 1941237-249.
    Ultima modifica di Gerensis; 15-12-2017 alle 20:23

  14. #9
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    Curiosità sull'Avvento/3

    Giunge al termine, in quest'anno 2017/18, l'Avvento più breve possibile, composto sì da quattro domeniche, ma soltanto da tre settimane; succede quando la I Domenica d'Avvento cade il 3 dicembre.
    Dal 1970, anno di entrata in vigore del Calendario rinnovato, è avvenuto:
    - nel 1972/73 - anno B
    - nel 1978/79 - anno B
    - nel 1989/90 - anno A
    - nel 1995/96 - anno A
    - nel 2000/01 - anno B
    - nel 2006/07 - anno C.

    Il prossimo Avvento brevissimo sarà nel 2023/24 - anno B.
    Ultima modifica di Gerensis; 24-12-2017 alle 16:34

  15. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Gerensis Visualizza Messaggio
    Giunge al termine, in quest'anno 2017/18, l'Avvento più breve possibile, composto sì da quattro domeniche, ma soltanto da tre settimane; succede quando la I Domenica d'Avvento cade il 3 dicembre.
    Dal 1970, anno di entrata in vigore del Calendario rinnovato, è avvenuto:
    - nel 1972/73 - anno B
    - nel 1978/79 - anno B
    - nel 1989/90 - anno A
    - nel 1995/96 - anno A
    - nel 2001/02 - anno C
    - nel 2006/07 - anno C.

    Il prossimo Avvento brevissimo sarà nel 2023/24 - anno B.
    .... tanto per rimarcare le differenze, quando si verifica l'evento ricordato sopra per il rito romano invece per il rito ambrosiano c'è l'Avvento più lungo possibile composto da 6 settimane piene.

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