Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Inni della «Liturgia Horarum» - 1. Proprium de Tempore & Psalterium

  1. #11
    CierRino L'avatar di anacleto
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    Qua Christus hora sítiit

    Tempo di Quaresima sino al sabato della quinta settimana incluso, all'Ora Sesta
    Autore: anonimo dell'VIII secolo
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Qua Christus hora sítiit
    crucem vel in qua súbiit,
    quos præstat in hac psállere
    ditet siti iustítiæ.

    Simul sit his esúries,
    quam ipse de se sátiet,
    crimen sit ut fastídium
    virtúsque desidérium.

    Charísma Sancti Spíritus
    sic ínfluat psalléntibus,
    ut carnis æstus frígeat
    et mentis algor férveat.

    Christum rogámus et Patrem,
    Christi Patrísque Spíritum;
    unum potens per ómnia,
    fove precántes, Trínitas. Amen.
    _____________

    1. Nell’ora in cui Cristo ebbe sete e in cui salì sulla croce, [Lui stesso] riempia di sete di giustizia coloro a cui concede di pregare in questa [ora].
    2. Allo stesso tempo, abbiano costoro fame di essere saziati da Lui stesso, [tengano] il peccato come nausea, e la virtù come desiderio.
    3. Il dono dello Spirito Santo si riversi in coloro che salmeggiano, raffreddi l’ardore della carne e riscaldi il gelo dell’anima.
    4. Cristo supplichiamo e il Padre, e lo Spirito di Cristo e del Padre, unico che può tutto, asseconda noi che ti preghiamo, o Trinità. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 26-02-2009 alle 14:26

  2. #12
    CierRino L'avatar di anacleto
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    Ternis ter horis númerus

    Tempo di Quaresima sino al sabato della quinta settimana incluso, all'Ora Nona
    Autore: anonimo dell'VIII secolo
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Ternis ter horis númerus
    nobis sacrátus pánditur,
    sanctóque Iesu nómine
    munus precémur véniæ.

    Latrónis, en, conféssio
    Christi merétur grátiam;
    laus nostra vel devótio
    mercétur indulgéntiam.

    Mors per crucem nunc ínterit
    et post tenébras lux redit;
    horror dehíscat críminum,
    splendor nitéscat méntium.

    Christum rogámus et Patrem,
    Christi Patrísque Spíritum;
    unum potens per ómnia,
    fove precántes, Trínitas. Amen.
    _____________

    1. Tre volte il sacro numero di tre ore ci si manifesta, [noi, dunque,] imploriamo dal santo nome di Gesù il dono del perdono.
    2. Ecco: la confessione del ladrone merita la grazia di Cristo; la nostra lode e la [nostra] devozione ci ottenga l’indulgenza.
    3. Ora la morte perisce, attraverso la croce, e la luce ritorna dopo le tenebre; si squarci l’orrore dei peccati, spunti lo splendore delle anime.
    4. Cristo supplichiamo e il Padre, e lo Spirito di Cristo e del Padre, unico che può tutto, asseconda noi che ti preghiamo, o Trinità. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 26-02-2009 alle 14:26

  3. #13
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    Vexílla regis pródeunt

    Settimana Santa [e, ad libitum, anche nelle ferie della quinta settimana di Quaresima], ai Vespri
    Autore: San Venanzio Fortunato
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Vexílla regis pródeunt,
    fulget crucis mystérium,
    quo carne carnis cónditor
    suspénsus est patíbulo;

    Quo, vulnerátus ínsuper
    mucróne diro lánceæ,
    ut nos laváret crímine,
    manávit unda et sánguine.

    Arbor decóra et fúlgida,
    ornáta regis púrpura,
    elécta digno stípite
    tam sancta membra tángere!

    Beáta, cuius brácchiis
    sæcli pepéndit prétium;
    statéra facta est córporis
    prædam tulítque tártari.

    Salve, ara, salve, víctima,
    de passiónis glória,
    qua Vita mortem pértulit
    et morte vitam réddidit!

    O crux, ave, spes única!
    hoc passiónis témpore
    piis adáuge grátiam
    reísque dele crímina.

    Te, fons salútis, Trínitas,
    colláudet omnis spíritus;
    quos per crucis mystérium
    salvas, fove per sæcula. Amen.
    _____________

    1. I vessilli del re avanzano, rifulge il mistero della croce, sul quale patibolo è appeso il creatore della carne, fattosi carne;
    2. e su questo [patibolo], ferito dalla punta crudele di una lancia, [egli] effuse acqua e sangue, per lavarci dal peccato.
    3. Albero splendente di nobiltà, [fu] adornato dalla porpora del re, scelto come tronco degno di toccare un corpo così santo!
    4. Beato [albero]! Dai suoi bracci pendette il riscatto del mondo; divenne bilancia del corpo e portò il bottino dell’inferno.
    5. Salve, altare, salve, vittima, gloria a causa della passione, per la quale la Vita ha subito la morte e, con la morte, ha ridato la vita!
    6. Ti salutiamo, o croce, unica speranza! In questo tempo di passione, accresci la grazia ai devoti e cancella le colpe ai peccatori.
    7. O Trinità, sorgente di salvezza, ti lodi ogni spirito; e sostieni in eterno coloro che salvi per il mistero della croce. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 16-10-2009 alle 16:04

  4. #14
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    Pange, lingua, gloriósi prœlium certáminis
    Prima parte dell'inno Pange, lingua, ... certaminis

    Settimana Santa [e, ad libitum, anche nelle ferie della quinta settimana di Quaresima], all'Ufficio delle Letture
    Autore: San Venanzio Fortunato
    Metro: tetrametro trocaico.ˉ˘ˉ˘|ˉ˘ˉ˘||ˉ˘ˉ˘|ˉ˘x

    Pange, lingua, gloriósi prœlium certáminis,
    et super crucis tropæo dic triúmphum nóbilem,
    quáliter redémptor orbis immolátus vícerit.

    De paréntis protoplásti fraude factor cóndolens,
    quando pomi noxiális morte morsu córruit,
    ipse lignum tunc notávit, damna ligni ut sólveret.

    Hoc opus nostræ salútis ordo depopóscerat,
    multifórmis perditóris arte ut artem fálleret,
    et medélam ferret inde, hostis unde læserat.

    Quando venit ergo sacri plenitúdo témporis,
    missus est ab arce Patris Natus, orbis cónditor,
    atque ventre virgináli carne factus pródiit.

    Lustra sex qui iam perácta tempus implens córporis,
    se volénte, natus ad hoc, passióni déditus,
    agnus in crucis levátur immolándus stípite.

    Æqua Patri Filióque, ínclito Paráclito,
    sempitérna sit beátæ Trinitáti glória,
    cuius alma nos redémit atque servat grátia. Amen.
    _____________

    1. Canta, o lingua, la lotta del combattimento glorioso e racconta del nobile trionfo sul trofeo della croce, di come il redentore del mondo, immolato, abbia vinto.
    2. Addolorato per il peccato del progenitore, sua creatura, quando cadde nella rovina della morte, mangiando il frutto proibito, allora il creatore stesso destinò un legno, per porre rimedio ai danni venuti dal legno.
    3. Il piano della nostra salvezza aveva richiesto questo passaggio, per vanificare con astuzia, l’astuzia del multiforme corruttore [Satana] e per portare un rimedio proprio di là da dove il nemico aveva colpito.
    4. Quando, dunque, venne la pienezza del sacro tempo, fu inviato, dalla rocca del Padre, il Figlio creatore del mondo, che, fattosi carne, fu partorito da un ventre verginale.
    5. E questi, trascorsi ormai sei lustri, percorrendo sino alla fine il tempo della [sua] vita umana [letteralmente: terminando il tempo del [suo] corpo], consegnandosi di sua spontanea volontà alla passione — era nato per questo —, è sollevato sulla croce come un agnello da immolare su un ceppo.
    6. Al Padre e al Figlio e all’illustre Paraclito, sia un’eguale e sempiterna gloria, alla beata Trinità, la cui grazia vivificante ci ha redento e ci preserva. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 16-10-2009 alle 08:30

  5. #15
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    En acétum, fel, arúndo
    Seconda parte dell'inno Pange, lingua, ... certaminis

    Settimana Santa [e, ad libitum, anche nelle ferie della quinta settimana di Quaresima], alle Lodi Mattutine
    Autore: San Venanzio Fortunato
    Metro: tetrametro trocaico.ˉ˘ˉ˘|ˉ˘ˉ˘||ˉ˘ˉ˘|ˉ˘x

    En acétum, fel, arúndo, sputa, clavi, láncea;
    mite corpus perforátur, sanguis, unda prófluit;
    terra, pontus, astra, mundus quo lavántur flúmine!

    Crux fidélis, inter omnes arbor una nóbilis!
    Nulla talem silva profert flore, fronde, gérmine.
    Dulce lignum, dulci clavo dulce pondus sústinens!

    Flecte ramos, arbor alta, tensa laxa víscera,
    et rigor lentéscat ille quem dedit natívitas,
    ut supérni membra regis miti tendas stípite.

    Sola digna tu fuísti ferre sæcli prétium,
    atque portum præparáre nauta mundo náufrago,
    quem sacer cruor perúnxit fusus Agni córpore.

    Æqua Patri Filióque, ínclito Paráclito,
    sempitérna sit beátæ Trinitáti glória,
    cuius alma nos redémit atque servat grátia. Amen.
    _____________

    1. Ecco aceto, fiele, canna, sputi, chiodi, lancia; il corpo mansueto è perforato e ne scaturiscono sangue ed acqua; la cui corrente lava la terra, il mare, le stelle, il mondo!
    2. Croce fedele, nobile albero, unico tra tutti! Nessun bosco ne offre uno simile per fiore, fogliame, germoglio. Dolce legno, dolce palo, che porti un dolce peso.
    3. Piega i rami, alto albero, rilascia le [tue] fibre distese e si pieghi quella rigidità, che avesti dalla nascita, per concedere alle membra del re celeste un tronco tenero.
    4. Tu sola fosti degna di portare il riscatto della stirpe [umana] e di preparare un porto all'umanità, [ridotta come un] navigante naufrago, che il sangue sacro, effuso dal corpo dell’Agnello, ha unto.
    5. Al Padre e al Figlio e all’illustre Paraclito, sia un’eguale e sempiterna gloria, alla beata Trinità, la cui grazia vivificante ci ha redento e ci preserva. Amen.
    Ultima modifica di Ambrosiano; 05-03-2014 alle 23:10

  6. #16
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    Celsæ salútis gáudia

    Domenica delle Palme, all'Ora Media
    Autore: anonimo del X secolo
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Celsæ salútis gáudia
    mundus fidélis iúbilet:
    Iesus, redémptor ómnium,
    mortis perémit príncipem.

    Palmæ et olívæ súrculos
    cœtus viándo déferens,
    «Hosánna David fílio»
    claris frequéntat vócibus.

    Nos ergo summo príncipi
    currámus omnes óbviam;
    melos canéntes glóriæ,
    palmas gerámus gáudii.

    Cursúsque nostros lúbricos
    donis beátis súblevet,
    grates ut omni témpore
    ipsi ferámus débitas.

    Deo Patri sit glória
    eiúsque soli Fílio
    cum Spíritu Paráclito
    in sempitérna sæcula. Amen.
    _____________

    1. Il mondo dei credenti esulti per la gioia di una nobile salvezza: Gesù, redentore di tutti, annienta il principe della morte.
    2. La folla in cammino, portando ramoscelli di palma e di ulivo, ripete ad alta voce: «Osanna al figlio di Davide».
    3. Noi, dunque, corriamo incontro al sommo principe; cantando inni di gloria, innalziamo palme di gioia.
    4. [Egli] sostenga, con i doni beati, il nostro incerto cammino, affinché, in ogni tempo, noi stessi [a lui] rendiamo le dovute grazie.
    5. Sia gloria a Dio Padre, e al suo unico Figlio con lo Spirito Paraclito, per i secoli eterni. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 16-10-2009 alle 08:57

  7. #17
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    Salva, Redémptor, plasma tuum nóbile

    Venerdì Santo e Sabato Santo, all'Ora Terza
    Autore: anonimo del X secolo
    Metro: trimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Salva, Redémptor, plasma tuum nóbile,
    signátum sancto vultus tui lúmine,
    ne lacerári sinas fraude dæmonum,
    propter quod mortis exsolvísti prétium.

    Dole captívos esse tuos sérvulos,
    absólve reos, compedítos érige,
    et quos cruóre redemísti próprio,
    rex bone, tecum fac gaudére pérpetim. Amen.
    _____________

    1. Salva, o Redentore, la tua nobile creatura, segnata dalla santa luce del tuo volto; non permettere che sia straziato dall’inganno dei demoni colui [l’uomo] per il quale sciogliesti il debito della morte.
    2. Compatisci i tuoi servi fatti prigionieri, assolvi i peccatori, rialza gli schiavi in ceppi, e fa’ gioire per sempre con te coloro che hai redento con il tuo sangue, o re buono. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 28-02-2009 alle 13:37

  8. #18
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    Crux, mundi benedíctio

    Venerdì Santo e Sabato Santo, all'Ora Sesta
    Autore: San Pier Damiani
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Crux, mundi benedíctio,
    spes cértaque redémptio,
    olim gehennæ báiula,
    nunc clara cæli iánua,

    In te levátur hóstia
    ad se qui traxit ómnia,
    quam mundi princeps ímpetit
    suúmque nihil ínvenit.

    Patri, tibi, Paráclito
    sit æqua, Iesu, glória,
    qui nos crucis victória
    concédis usque pérfrui. Amen.
    _____________

    1. O croce, benedizione del mondo, speranza e certa redenzione, un tempo portavi alla Geenna, ora sei splendido accesso al cielo,
    2. Su di te è innalzata la vittima che ha attratto tutto a sé e che il principe del mondo attacca, senza trovare alcunché di suo.
    3. Al Padre, a te e al Paraclito, sia uguale gloria, o Gesù, che ci concedi di godere per sempre della vittoria della croce. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 16-10-2009 alle 15:34

  9. #19
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    Per crucem, Christe, quæsumus

    Venerdì Santo e Sabato Santo, all'Ora Nona
    Autore: San Pier Damiani
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Per crucem, Christe, quæsumus,
    ad vitæ transfer præmium
    quos ligni fixus stípite
    dignátus es redímere.

    Tuæ legis artículus
    vetus cassat chirógraphum;
    antíqua perit sérvitus,
    vera libértas rédditur.

    Patri, tibi, Paráclito
    sit æqua, Iesu, glória,
    qui nos crucis victória
    concédis usque pérfrui. Amen.
    _____________

    1. Per la [tua] croce ti preghiamo, o Cristo, conduci al premio della vita coloro che ti degnasti di redimere, inchiodato sul palo di legno.
    2. L’articolato della tua [nuova] legge annulla l’antico decreto [di condanna]; cade [in prescrizione] l’antica schiavitù, è resa la libertà vera. [tutti i termini sono giuridici]
    3. Al Padre, a te e al Paraclito, sia uguale gloria, o Gesù, che ci concedi di godere per sempre della vittoria della croce. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 16-10-2009 alle 08:50

  10. #20
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    Christe, cælórum Dómine

    Sabato Santo, all'Ufficio delle letture
    Autore: anonimo del V-VI secolo
    Metro: dimetro giambico. ˘ˉ˘ˉ|˘ˉ˘ˉ

    Christe, cælórum Dómine,
    mundi salvátor máxime,
    qui crucis omnes múnere
    mortis solvísti légibus,

    Te nunc orántes póscimus,
    tua consérves múnera,
    quæ sacra per mystéria
    cunctis donásti géntibus.

    Tu agnus mitis, ínnocens,
    oblátus terræ víctima,
    sanctórum vestes ómnium
    tuo lavásti sánguine.

    Quos redemísti prétio
    tui sacráti córporis,
    cælo resúrgens ádvehis
    ubi te laudant pérpetim.

    Quorum nos addas número,
    te deprecámur, Dómine,
    qui Patri nos ex ómnibus
    fecísti regnum pópulis. Amen.
    _____________

    1. O Cristo, Signore dei cieli, sommo salvatore della terra, che, con l’offerta sulla croce, hai sciolto tutti dalle leggi di morte,
    2. noi ora ti chiediamo nella preghiera di custodire i tuoi doni, che hai dato a tutte le genti, attraverso i sacri misteri.
    3. Tu, mite agnello innocente, offerto come vittima per il mondo, hai lavato con il tuo sangue le vesti di tutti i santi.
    4. Risorgendo, conduci al cielo, dove ti lodano in eterno, coloro che hai redento a prezzo del tuo corpo santissimo.
    5. Aggregaci al loro numero, te ne preghiamo, Signore, che hai fatto di noi, da tutti i popoli, un regno per il Padre. Amen.
    Ultima modifica di anacleto; 06-10-2009 alle 09:58

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