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Discussione: Breve storia del Rito Romano

  1. #11
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    Le notizie fornite sono molto interessanti, ammesso che siano esatte e complete, della qual cosa non ho elementi (non avendo fatto studi particolari) per giudicare.

    Però non ti nascondo alcuni punti di grande perplessità:
    - Alcuni passi francamente mi sembrano tendenziosi: per esempio dove si dice che “gli inginocchiatoi sono stati inventati nel XVI secolo”. Ma che significa ? Prima, ovviamente ci si inginocchiava per terra. Vai a vedere gli Ortodossi se non si inginocchiano per terra. Si inginocchiano e si prostrano. Gli ortodossi sono separati dai cattolici dal 1054, per cui se fanno ancora così sono testimoni di una tradizione che deriva, come minimo, dal 1054 (ma credo da molto, molto prima). Il che è logico, perché l’inginocchiarsi davanti a Gesù è strettamente evangelico (quanti passi del Vangelo in cui la gente si inginocchia o si prostra davanti a lui). Riporto questa descrizione fatta da un sito ortodosso:
    “Come, niente inginocchiatoi?
    In generale, non ci inginocchiamo. Talvolta ci prosterniamo. Questa non è come la prosternazione nella tradizione cattolica, dove ci si appiattisce a terra. Per fare una prosternazione ci inginocchiamo, poniamo le mani sul pavimento e tocchiamo la fronte a terra tra le nostre mani. È un po' come in quelle foto delle preghiere pubbliche musulmane, dove sembra che ci sia un mare di schiene. All'inizio la prosternazione sembra imbarazzante, ma nessun altro si imbarazza, per cui dopo un po' ci si sente a posto. Talvolta ci prosterniamo e ci rialziamo subito, come durante la preghiera di Sant'Efrem il Siro, che è usata frequentemente durante la Quaresima. Altre volte ci gettiamo a terra e rimaniamo così per un certo tempo, come durante una parte della Preghiera eucaristica. Non tutti si prosternano. Alcuni restano in ginocchio, altri stanno in piedi a capo chino, o siedono incurvando in dorso. Se si sta in piedi con aria imbarazzata, va bene lo stesso. Nessuno noterà se non vi prosternate. Nell'Ortodossia c'è un'accettazione molto più ampia di espressioni individualizzate di pietà, e molta meno sensazione che la gente ti osserva e si offende se fai le cose nel modo sbagliato.”

    Vedasi anche qui, dove si spiega che in molte chiese cattoliche c’erano gli inginocchiatoi in pietra: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344719

    - Altro elemento tendenzioso: dire che il Messale Romano stabilisce che i fedeli “possano” inginocchiarsi alla Consacrazione. Non dice che possono, dice che è la norma, a meno che non ostino gravi motivi. Per mio conto, se uno vuole prosternarsi va benissimo, se vuole stare in piedi perché ha il menisco in disordine, o perché è anziano e acciaccato va benissimo. Però non facciamo dire alla norma quello che non dice.

    - Ci sarebbero tante altre cose da dire ma mi accorgo che mi manca il tempo, e mi scuso di non poter proseguire oltre. Comunque l’osservazione di fondo è che la Messa volendo la si puo’ celebrare anche sdraiati su un’amaca sorseggiando un succo di frutta e sfogliando l’ultimo numero di Novella 2000, però l’atteggiamento del corpo lascia sospettare che non ci sia molta devozione. Poi magari è un giudizio temerario, però il sospetto viene spontaneo. Dall’atteggiamento del corpo viene spontaneo risalire all’atteggiamento del cuore (che è quello che conta) perche’ corpo e cuore sono uniti, l’uomo è uno, corpo e anima e cuore e spirito e mente e quant’altro.
    Per cui l’argomento che, per esempio, nei primi secoli non si faceva la comunione in ginocchio, si faceva con le mani (ammesso e non concesso che sia vero, che sia sempre stato così e non solo in un determinato momento storico ecc.) e’ un argomento privo di valore. Anzitutto perché a quei tempi si sopperiva con altri atteggiamenti del corpo (profondi inchini, prostrazioni, numerosissimi segni della croce ecc. come testimonia la prassi ortodossa). Poi perché lo Spirito Santo che opera nella Chiesa la sta guidando alla verità tutta intera, per cui nel tempo, nella misura in cui avviene una sempre maggior comprensione del significato del mistero eucaristico, si arriva anche a capire che un certo atteggiamento del corpo è più appropriato di un altro.
    Ultima modifica di Gerensis; 03-12-2015 alle 21:14

  2. #12
    CierRino L'avatar di anacleto
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    Per parte mia, mi permetto di rilevare due cose. Innanzitutto, circa IGMR e la posizione del corpo in ginocchio durante la Conscrazione. Prescindendo dalla riflessione storico-teologica, ovviamente utile e legittima, IGMR dà una norma molto precisa su come comportarsi. Dove parla dei gesti e atteggiamenti del corpo, durante la celebrazione dell'Eucaristia, dice, al numero 43, tra le altre cose:
    Genuflectant vero, nisi valetudinis causa, vel ob angustiam loci vel frequentiorem numerum adstantium aliasve rationabiles causas impediantur, ad consecrationem. Hi vero qui non genuflectunt ad consecrationem, inclinationem profundam peragant dum sacerdos genuflectit post consecrationem.
    La cui traduzione ufficiale CEI è:
    S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione.
    Non mi pare proprio che si conceda una grande libertà in proposito. Si dice: genuflectant -- si inginocchino -- con un congiuntivo, che in latino, come in italiano, è usato, nel caso della terza persona verbale, in sostituzione dell'imperativo presente, cui manca questa persona. Anche volendo leggere il congiuntivo semplicemente come un congiuntivo esortativo, il latino, come l'italiano, hanno un'infinità di modi per esprimere una grande libertà, quando ce ne sia l'intenzione! Qui mi pare proprio che l'intenzione non ci sia e che i casi di cui si parla subito dopo rafforzino, piuttosto che smorzare, l'idea dell'ingiunzione, rispetto all'esortazione o al consiglio: non sarebbe, infatti, necessario elencare casi specifici nei quali contravvenire ad un semplice consiglio od esortazione, mentre, invece, lo è se si ha a che fare con un'ingiunzione. Oltretutto, dopo aver fornito alcuni casi con grande precisione, si aggiunge un caso generico -- alias rationabiles causas impediantur (o altri ragiovenoli motivi lo impediscano) -- in cui si usa il verbo impedio, che indica un impedimento e, come è noto, ad impossibilia nemo tenetur!
    L'assenza degli inginocchiatoi, poi, chiaramente non implica che non ci si inginocchiasse! Pochissimi sono, nel mondo cattolico romano, i presbiterî nei quali siano stati o siano presenti inginocchiatoî, eppure in essi ci si è inginocchiati e ci si inginocchia spesso e volentieri! Ci si inginocchia benissimo per terra, in somma.

    Un'osservazione ancora sull'uso del pane azimo. Innanzitutto, non è vero che si è sempre ed universalmente usato pane azimo nel primo millennio: l'uso del pane lievitato per la celebrazione eucaristica in Oriente è prassi antica, consolidata ed ampiamente diffusa (anche tra i cattolici, ovviamente). Per quanto riguarda l'Occidente, è antico, consolidato e ampiamente diffuso l'uso del pane azimo. Non capisco il quid. Non ci comunichiamo oggi sempre nelle nostre chiese di rito romano (o ambrosiano) con pane azimo?
    Ultima modifica di Gerensis; 03-12-2015 alle 21:23
    CANTABO DOMINO IN VITA MEA

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da sedix Visualizza Messaggio
    ..... Poi perché lo Spirito Santo che opera nella Chiesa la sta guidando alla verità tutta intera, per cui nel tempo, nella misura in cui avviene una sempre maggior comprensione del significato del mistero eucaristico, si arriva anche a capire che un certo atteggiamento del corpo è più appropriato di un altro.


    Sono d' accordo con questo che hai scritto. Infatti il rito romano nella forma ordinaria (e ovviamente anche nella forma straordinaria) è il frutto di una lunga evoluzione.



    Citazione Originariamente Scritto da anacleto Visualizza Messaggio
    Non capisco il quid. Non ci comunichiamo oggi sempre nelle nostre chiese di rito romano (o ambrosiano) con pane azimo?

    Si hai ragione. Ci si riferiva piuttosto alla forma.

    dal XII secolo in poi prese la forma dell'ostia attuale

    Poi ci sarebbe invece il problema che l' attuale Ordinamento Generale non prevede l' uso delle ostie piccole come "regola".




    ORDINAMENTO GENERALE
    DEL MESSALE ROMANO


    321. La natura di segno esige che la materia della celebrazione eucaristica si presenti veramente come cibo. Conviene quindi che il pane eucaristico, sebbene azzimo e confezionato nella forma tradizionale, sia fatto in modo che il sacerdote nella Messa celebrata con il popolo possa spezzare davvero l'ostia in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli. Le ostie piccole non sono comunque affatto escluse, quando il numero dei comunicandi o altre ragioni pastorali lo esigano. Il gesto della frazione del pane, con cui l'Eucaristia veniva semplicemente designata nel tempo apostolico, manifesterà sempre più la forza e l'importanza del segno dell' unità di tutti in un unico pane e del segno della carità, per il fatto che un unico pane è distribuito tra i fratelli.



    L' uso del pane azzimo sotto la forma dell' attuale piccola ostia, risale al XII secolo, e sembrerebbe una eccezione alla regola. Infatti l' Ordinamento Generale del Messale Romano prevede che il pane eucaristico deve presentarsi veramente come cibo ed essere "spezzato" per essere dato ai fedeli. Le ostie piccole non sono affatto escluse in alcune circostanze. Ad esempio quando il numero dei comunicandi o altre ragioni pastorali lo esigano.

    Nelle Chiese Orientali il pane eucaristico possiede realmente le sembianze del cibo e viene dato ai fedeli "spezzato" dopo essere stato intinto nel vino.
    Nel nostro caso, l' uso del pane azzimo nella forma delle ostie piccole, sembrerebbe una eccezione che è diventata regola.....perchè la regola è di fatto un altra. (spezzare in più parti e distribuirle almeno ad alcuni dei fedeli).



    Per quanto riguarda "l' inginocchiarsi" posso confermare che prima del X secolo si rimaneva in piedi.
    Anche gli ortodossi insegnano questo, perchè fa parte della storia e della tradizione.

    Del resto troviamo già al canone XX del primo Concilio di Nicea (325 d.c.) questa chiara disposizione:

    XX. Che non si debba, nei giorni di domenica e di Pentecoste, pregare in ginocchio.


    Poiché vi sono alcuni che di domenica e nei giorni della Pentecoste si inginocchiano, per una completa uniformità è sembrato bene a questo santo sinodo che le preghiere a Dio si facciano in piedi.

    Nella Chiesa Ortodossa ci si inginocchia in rare occasioni, e il loro "prostrarsi" non è altro che un segno della croce con inchino fino a toccare la mano per terra.
    Ho partecipato ad una Divina Liturgia in una Chiesa Ortodossa ed è stato per me un pò faticoso rimanere dritto in piedi per così lungo tempo. Ad un certo punto mi sarei inginocchiato volentieri.

    Ci tengo a precisare ancora, che a me piace pregare anche inginocchio, soprattutto nelle adorazioni Eucaristiche. In questa discussione si vuole solo illustrare come si svolgeva la messa antica antecedente il X secolo.
    Ultima modifica di evergreen; 16-01-2011 alle 16:18

  4. #14
    CierRino L'avatar di anacleto
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    Citazione Originariamente Scritto da evergreen Visualizza Messaggio
    [...]Ci tengo a precisare ancora, che a me piace pregare anche inginocchio, soprattutto nelle adorazioni Eucaristiche. In questa discussione si vuole solo illustrare come si svolgeva la messa antica antecedente il X secolo.
    E infatti le mie osservazioni erano di metodo prima che di merito. Tu citavi -- in maniera per altro poco corretta -- l'attuale messale romano quasi a svalutare la posizioni in ginocchio durante la celebrazione eucaristica.
    Se l'intento è quello che dichiari -- e non ho motivo di dubitarlo --, è necessario presentare i dati in maniera precisa e documentata o suffragata da testi autorevoli, opportunamente citati.
    Per esempio, a me risulta che amministrare ai fedeli "particole" divise prima della celebrazione eucaristica vera e propria sia assolutamente la prassi anche nell'Oriente bizantino, come, di fatto, nell'Occidente romano (le ostie piccole vengono tagliate da un'unica sfoglia). La norma di IGMR che citi, non esclude l'uso delle ostie piccole, chiamate non per nulla tradizionalmente particole, piccole parti [del Corpo di Cristo]. Certo, IGMR vuole dare risalto al gesto della frazione, ma tiene presenti anche gli aspetti pratici della questione, aspetti che, tra gli altri, hanno indotto storicamente la Chiesa latina a preferire l'ostia piccola per i fedeli.
    CANTABO DOMINO IN VITA MEA

  5. #15
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    Molto interessante l'articolo di don Augé, sul suo equilibrato blog: http://liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/article-il-messale-di-pio-v-contesto-storico-e-caratteristiche-generali-64091034.html

    Approfitto per qualche domanda sui riti introduttivi della Messa: è possibile tracciarne delle linee evolutive? Come e quando sono entrate nella Liturgia le preghiere ai piedi dell'Altare? Su questo punto don Augé, come anche altri, parla di preghiere recitate in privato, che furono poi rese obbligatorie e pubbliche (e ricordo un lungo intervento di Marcianus sul Confiteor). Prima di Trento (o del Messale Lateranense, o prima ancora...) il Kyrie accompagnava l'ingresso del celebrante nel presbiterio, o si cantava dopo che il prete era già salito all'Altare? E l'incensazione, avveniva al Kyrie, come nella attuale forma straordinaria, o al termine della processione introitale, come avviene oggi col Messale di Paolo VI? E quindi, l'attuale assetto dei riti che aprono la Messa romana, rispecchia, ad esempio, una situazione pre-tridentina, o pre-lateranense?

    Una cosa che mi stupisce molto, invece, è il fatto che, stando a quel che scrive don Augé, la benedizione finale fu aggiunta solo col Messale di s. Pio V.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Narmo Visualizza Messaggio
    Approfitto per qualche domanda sui riti introduttivi della Messa: è possibile tracciarne delle linee evolutive? Come e quando sono entrate nella Liturgia le preghiere ai piedi dell'Altare?
    Fino al V sec. la Santa Messa iniziava direttamente con le letture - oggi questo modo di fare si conserva praticamente solo nella liturgia del Venerdì Santo. Poi, sia in Occidente che in Oriente, si sentì la necessità di premettere altri riti all'ascolto della parola di Dio, come preparazione. C'è da dire che, come gran parte delle riforme liturgiche pre-tridentine, si può parlare solo in senso largo di "riforma" - penso sia infatti più corretto il termine evoluzione, poiché è necessario sottolineare che lo sviluppo liturgico procedeva senza una vera e propria pianificazione.
    Premetto subito che seguirò nell'esposizione l'ordine delle preghiere della forma straordinaria del rito romano. Premetto pure che le informazioni sono tratte dalla benemerita opera del padre Jungmann S.J., Missarum Sollemnia. Origini, liturgia, storia e teologia della Messa romana, Torino, Marietti, 1953 (II ed.).
    Tralasciando la preparatio ad Missam e l'indossamento delle vesti sacre, che avviene generalmente in sacrestia, si può dire che fino all'età carolingia la celebrazione iniziasse coll'Introito. Nell'VIII sec. vengono aggiunte in terra franca diverse preghiere personali del sacerdote - cosiddette "apologie". Nel Pontificale di Aunardo (sec. X, area renana) si hanno nell'ordine: Introito, salmo Iudica; poi salendo all'altare l'Aufer a nobis e la preghiera Omnipotens sempiterne Deus qui me peccatorem nonché, dopo aver baciato il Vangelo, la preghiera Pax Christi, quam. Questa tipologia avrà successo - come testimoniato ad es. dal sacramentario di saint Denis (sec. XI).
    Il segno della croce iniziale all'inizio della Messa è piuttosto tardo (sec. XIV), anche se in altre occasion lo si trova già nel primo Medioevo.
    L'adozione del salmo 42 (Iudica), in occasioni particolari, è piuttosto antica (Sant'Ambrogio la utilizzava per accompagnare l'ingresso dei neofiti in chiesa - cfr. ad es. De sacr. IV, 2, 7). Raggiunse però una certa diffusione solo nel Tardo Medioevo (sec. XIV-XV), come testimonia la sua mancata adozione in riti del pieno Medioevo (domenicano, certosino, dei carmelitani scalzi).
    Una prima testimonianza del Confiteor è in Normandia (metà dell'XI sec.); dal XII sec. è diffusamente adottato. Pare sin dall'inizio fosse doppio (recitato cioè prima dal sacerdote e poi dai fedeli - o dai ministri) e probabilmente terminasse col Misereatur.
    I successivi versetti (Deus tu conversus, etc.) si sviluppano nel X-XII sec.
    Segue l'Aufer a nobis, che è preghiera molto antica (presente in nuce già in san Girolamo); la troviamo utilizzata già nel Sacramentario Leoniano (o Veronese)(V-VI sec.); assunse l'attuale posizione nel Tardo Medioevo.
    Il successivo Oramus te è dell'XI sec. ed è una preghiera che accompagna un gesto ben più antico, il bacio all'altare (testimoniato già nel primo Ordo Romanus - sec. VII: "Et surgens pontifex osculatur Evangelia et altare").
    Nelle Messe solenni (e, per analogia, in quelle cantate non solenni) segue l'incensazione dell'altare. Qui non è il caso di ripercorrere la storia dell'uso dell'incenso nella liturgia cristiana, che richiederebbe ben altro spazio. Mi limito a dire che l'utilizzo del turibolo nella liturgia è espressamente previsto nell'Ordo Romanus Primus (sopra citato) e che l'incensazione dell'altare è ricordata nell'XI sec. L'incenso veniva sempre benedetto (la formula attualmente in uso è del XIII sec.).
    Segue l'Introito, che originariamente era il canto atto ad accompagnare l'ingresso del celebrante e dei ministri (mantiene questa funzione nella Messa in cantu). E' molto antico (forse già nel IV sec., specie in area antiochena, ove si utilizzava già probabilmente col Gloria Patri coll'evidente intento di contrastare le idee ariane).
    Il Kyrie è invece prodotto originario delle liturgie orientali (era in uso nelle liturgie gerosolimitane del 400 ca.; venne adottato nella liturgia romana probabilmente nel sec. V, contemporaneamente alla progressiva scomparsa dell'Oratio fidelium.
    Segue il Gloria in excelsis, antichissimo inno liturgico, risalente probabilmente ai primi secoli dell'era cristiana (con lievi modifiche successive, ma il testo attuale si trova già esattamente nel IX sec. nel Salterio dell'abate Wolfcoz di san Gallo). Inizialmente limitato ad alcuni occasioni liturgiche, vide il suo uso ampliarsi nel tempo (le regole attuali si riscontrano grossomodo nel sec. XI).
    Infine, ultimo elemento - ma anche suo apice - dei riti introduttivi, è la cosiddetta Colletta. Buona parte di essi si formano nei sec. III-VI. Si tratta di uno degli elementi più antichi della parte della Messa che precede la liturgia della Parola (o parte didattica).
    Citazione Originariamente Scritto da Narmo Visualizza Messaggio
    Prima di Trento (o del Messale Lateranense, o prima ancora...) il Kyrie accompagnava l'ingresso del celebrante nel presbiterio, o si cantava dopo che il prete era già salito all'Altare?
    La domanda non è di facilissima risposta per il fatto che, come detto, sappiamo essere il Kyrie in uso nella liturgia romana almeno dal sec. V. Tuttavia, fino al VII sec. (Ordo Romanus Primus) noi non possediamo una vera e propria descrizione rubricale di come avvenga la liturgia della Messa. Abbiamo, è vero, il Sacramentario Leoniano (o Veronese), che in massima parte contiene materiale del V-VI sec., ma non contiene sostanzialmente rubriche - che venivano probabilmente date per scontate o cui erano dedicati altri libri liturgici che noi non possediamo. Nel VII sec., comunque, (Ord. Rom. Pr.), la Messa stazionale del Papa che vi è descritta e che poi, trasportata e adattata nei territori dell'impero carolingio (e post-carolingio), fornirà gli elementi grazie ai quali, nell'incontro con la liturgia gallicana ed elementi propri della pietà del pieno Medioevo (VIII-XII sec.), si verrà componendo l'attuale rito romano nella forma straordinaria. Come si svolgevano i riti introduttivi nell'Ordo Romanus Primus? Anzitutto invito chi conoscesse il latino a leggerli direttamente (si possono trovare in PL 78, 937-948, con supplementi in 948-960 - la Patrologia Latina è disponibile online su Documenta Catholica Omnia). In breve si può comunque descrivere così: il Papa giungeva a cavallo dal Patriarchio Lateranense assieme ad un corteo; veniva accolto nella Chiesa stazionale da una rappresentanza del clero locale; poi si recava nel Secretarium (la nostra Sagrestia) che si trovava all'ingresso della chiesa e lì si rivestiva dei sacri paramenti. Un accolito e un suddiacono portavano il Vangelo all'altare; il Papa prendeva il manipolo, si accendevano i ceri ed il turibolo; il coro dava via al canto dell'Introito e la processione d'ingresso partiva, con il Pontefice preceduto da 7 ceri. Due accoliti presentavano durante la processione al Papa una custodia con una particola dell'Eucarestia, cui il Papa faceva inchino. Quindi egli si recava all'altare, si inchinava, si segnava la fronte con la croce e dava il bacio di saluto ad un vescovo, un presbitero e a tutti i diaconi. Quindi si inginocchiava in preghiera silenziosa; al termine della stessa indicava al coro di cominciare a terminare il canto d'Introito, mentre lui si levava, salutava il Vangelo e baciava l'altare (e i diaconi dopo di lui). Il coro iniziava quindi subito il Kyrie, durante il quale il Papa si recava alla cattedra e ivi pregava rivolto verso oriente. Dopo il Kyrie il Pontefice medesimo intonava eventualmente il Gloria in excelsis, al termine del quale egli diceva il Pax vobis (non il Dominus vobiscum) e la colletta.
    Dato che quest'Ordo in massima parte servirà da "prototipo" per tutta la liturgia romana successiva, è facile intuire come la risposta alla domanda, in generale, sia che il Kyrie veniva recitato col celebrante già in presbiterio e non come canto d'ingresso (per il quale era previsto l'Introito).
    Citazione Originariamente Scritto da Narmo Visualizza Messaggio
    E l'incensazione, avveniva al Kyrie, come nella attuale forma straordinaria, o al termine della processione introitale, come avviene oggi col Messale di Paolo VI?
    Una delle prime testimonianze è nell'Ordo Romanus VI (prima metà del X secolo, proviene dall'area di Magonza)(PL 78, 990 D), ove mi par di capire che l'incensazione avvenisse all'incirca come avviene oggi nel Messale paolino.
    Citazione Originariamente Scritto da Narmo Visualizza Messaggio
    E quindi, l'attuale assetto dei riti che aprono la Messa romana, rispecchia, ad esempio, una situazione pre-tridentina, o pre-lateranense?
    In realtà l'attuale sistemazione non è un puro archeologismo, per cui contiene elementi differenti, che rispecchiano, grosso modo, una liturgia della seconda metà del primo millennio; ad essa sono però aggiunti elementi che, come abbiamo visto, compaiono nel Basso Medioevo (dopo il 1000, quindi), come il segno di croce ed l'atto penitenziale.
    Citazione Originariamente Scritto da Narmo Visualizza Messaggio
    Una cosa che mi stupisce molto, invece, è il fatto che, stando a quel che scrive don Augé, la benedizione finale fu aggiunta solo col Messale di s. Pio V.
    La benedizione vescovile al termine di una funzione liturgica è documentata già nel 400 ca. (cfr. Peregrinatio Aetheriae, XXIV, 2 [grassetto mio]: "Iam autem ubi coeperit lucescere, tunc incipiunt matutinos <h>ymnos dicere. Ecce et supervenit episcopus cum clero et statim ingreditur intro spelunca et de intro cancellos primum dicet orationem pro omnibus: commemorat etiam ipse nomina, quorum vult, sic benedicet cathecuminos. Item dicet orationem et benedicet fideles. Et post hoc exeunte episcopo de intro cancellos omnes ad manum ei accedunt, et ille eos uno et uno benedicet exiens iam, ac sic fit missa iam luce."). Ai sacerdoti era invece proibito benedire alla Messa pubblica (espressamente vietato nel sinodo di Agde del 506); nella liturgia gallicana era invece consentito al celebrante dopo il Pater. Fino al XIII sec. si riscontra raramente nei Messali la benedizione finale. Diverso è il caso del vescovo, ma non ho in merito molte informazioni, oltre a quanto già detto.
    Nihil amori Christi praeponere (Regula Benedicti IV,21)

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