Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Norme generali per l'ordinamento dell'Anno liturgico e del Calendario romano

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    Norme generali per l'ordinamento dell'Anno liturgico e del Calendario romano

    NORME GENERALI PER L'ORDINAMENTO DELL'ANNO LITURGICO E DEL CALENDARIO

    Note del redattore:
    Questa versione delle Norme generali dell'anno liturgico e del calendario è tratta da
    Calendario, di Alfredo Cattabiani (Oscar Mondadori, Milano 2008, pagg.327-337). Si tratta di una traduzione di studio, che può differire da quella presente nelle edizioni italiane del Messale Romano del 1973 e del 1983 e, pertanto, non ha alcuna pretesa di ufficialità.
    Alcune variazioni, indicate con #, sono state inserite sulla base di quanto pubblicato in Notitæ 23 (1987), pag. 397.
    Le note sono tratte dal Messale Romano, edizione italiana, Libreria Editrice Vaticana, 1973, pp. XLIV-XLIX, al quale ho attinto anche per altre piccole varianti.
    Il Sommo Pontefice Paolo VI, con la Lettera Apostolica Mysterii paschalis celebrationem del 14 febbraio 1969, data «motu proprio», approvava il nuovo ordinamento dell'anno liturgico e il calendario romano generale. Per mandato del medesimo Sommo Pontefice, questa S. Congregazione promulga questi documenti stabilendo che entrino in vigore col 1° gennaio del prossimo anno 1970. Mentre però si attendono il nuovo breviario e il nuovo messale, riformati secondo la Costituzione sulla sacra Liturgia, il nuovo calendario generale dovrà essere adattato ai libri liturgici tuttora in uso nel modo seguente:
    a) I giorni liturgici indicati come «solennità» saranno celebrati come feste di I classe; quelli che vengono detti «feste» saranno celebrati come feste di II classe; quelli denominati «memorie», come feste di III classe. Se però queste memorie cadono nelle ferie di Avvento dal 17 al 24 dicembre, nei giorni durante l'ottava di Natale e nelle ferie di Quaresima, la loro celebrazione è facoltativa e soltanto come commemorazione al termine delle Lodi, con antifona, versetto e orazione.
    Nell'ordinare la celebrazione delle ferie si osservino le norme finora vigenti.
    b) La festa del Battesimo del Signore e quella di Gesù Cristo Re dell’universo si celebreranno nei giorni assegnati loro recentemente; la festa della Santa Famiglia sia celebrata, già da quest’anno, la domenica subito dopo il Natale.
    c) Le feste che sono state tolte dal calendario generale non saranno più celebrate in tutto il rito romano; se però riguardano calendari particolari, si conservino.
    d) I santi che nel nuovo calendario vengono indicati come memoria facoltativa, siano ricordati sotto questa forma. Si celebrino come festa di III classe; se però cadono nelle ferie di Avvento dal 17 al 24 dicembre, nei giorni durante l'ottava di Natale e nelle ferie di Quaresima, si riduca la loro celebrazione a commemorazione da farsi al termine delle Lodi, con antifona, versetto e orazione.
    e) I santi che nel calendario generale rinnovato sono assegnati a un giorno diverso da quello attuale continueranno a essere celebrati nel giorno in cui sono ricordati nei libri liturgici attuali.
    f) I santi iscritti recentemente nel calendario rinnovato siano ricordati come memoria facoltativa, usando testi del Comune o la messa riportata nel messale tra quelle «pro aliquibus locis».
    Pertanto al calendario generale rinnovato viene aggiunto uno schema di calendario generale «provvisorio», da usarsi cioè fino alla promulgazione dei nuovi libri liturgici.
    Compiuta la riforma del calendario generale, è sembrato conveniente rivedere le Litanie dei Santi. Viene così pubblicato un duplice formulario di Litanie: uno più lungo, che verrà usato nelle pubbliche supplicazioni e nelle processioni, l'altro più breve, che verrà usato nei riti che sono inseriti nella celebrazione della messa.
    Questi due formulari si possono usare già fin d'ora e diverranno obbligatori con il 1° gennaio 1970.
    Tutti coloro che hanno il compito di preparare i calendari ed i Propri dell'ufficio e della messa, sia diocesani che religiosi, si studino di conformarsi al calendario generale, tenendo presenti le norme relative all'ordinamento liturgico. Questi calendari e i Propri, approvati dalla S. Sede saranno obbligatori quando andranno in vigore il messale e il breviario riformati.
    Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

    Dal Palazzo della Sacra Congregazione dei Riti, 21 marzo 1969.

    BENNO Card. GUT
    Prefetto della S.R.C.
    e Presidente del «Consilium»

    + FERDINANDO ANTONELLI
    Arciv. tit. di Idicra
    Segretario della S.R.C.



    NORME GENERALI PER L'ORDINAMENTO DELL'ANNO LITURGICO E DEL CALENDARIO*


    Capitolo I L'ANNO LITURGICO

    1. La santa Chiesa celebra, con sacro ricordo, in giorni determinati, nel corso dell'anno, l'opera di salvezza di Cristo. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica, fa la memoria della risurrezione del Signore, che ogni anno, insieme alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel corso dell'anno, poi, distribuisce tutto il mistero di Cristo e commemora il giorno natalizio dei Santi.
    La Chiesa, infine, nei vari tempi dell'anno, secondo una tradizionale disciplina, completa la formazione dei fedeli per mezzo di pie pratiche, spirituali e corporali, per mezzo dell'istruzione, della preghiera, delle opere di penitenza e di misericordia [1].

    2. I principi che qui vengono esposti si possono e si debbono applicare sia al rito romano che a tutti gli altri riti; le norme pratiche, invece, riguardano solo il rito romano, a meno che si tratti di cose che per la loro stessa natura si riferiscono anche ad altri riti [2].


    Titolo I. I GIORNI LITURGICI

    I. Il giorno liturgico

    3. Ogni giorno viene santificato dal popolo di Dio con celebrazioni liturgiche, specialmente con il sacrificio eucaristico e l'ufficio divino. Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte all'altra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente.

    II. La domenica

    4. La Chiesa, seguendo la tradizione apostolica che trae origine dal giorno stesso della risurrezione del Signore, celebra, nel primo giorno della settimana, che viene chiamato giorno del Signore o domenica, il mistero pasquale. Pertanto la domenica si deve considerare come la festa principale [3].

    5. Per la sua particolare importanza la domenica cede la sua celebrazione solamente alle solennità e alle feste del Signore; ma le domeniche di Avvento, di Quaresima e di Pasqua hanno sempre la precedenza anche sulle feste del Signore e su tutte le solennità. Le solennità, che coincidono con queste domeniche, si trasferiscono al lunedì seguente, se non occorrono la Domenica delle Palme o la Domenica di Risurrezione#.

    6. La domenica, per sé, esclude la designazione perpetua di qualsiasi altra celebrazione. Tuttavia:
    a) Nella domenica fra l'Ottava del Natale del Signore si celebra la festa della Santa Famiglia;
    b) Nella domenica dopo il 6 gennaio si celebra la festa del Battesimo del Signore;
    c) Nella domenica dopo Pentecoste si celebra la solennità della SS.ma Trinità;
    d) Nell'ultima domenica per annum si celebra la solennità di Cristo Re dell'universo.

    7. Nei luoghi dove le solennità dell'Epifania, dell'Ascensione, del Corpo e Sangue di Cristo non sono di precetto, saranno trasportate alla domenica come a giorno proprio, in questo modo:
    a) L'Epifania, alla domenica tra il 2 e Ì'8 gennaio;
    b) L'Ascensione, alla domenica VII di Pasqua;
    c) La solennità del Corpo e Sangue di Cristo, alla domenica dopo la SS.ma Trinità.

    III. Le solennità, le feste e le memorie.

    8. La Chiesa nel corso dell'anno, celebrando il mistero di Cristo, venera anche con amore particolare la beata Maria, Madre di Dio, e propone alla pietà dei fedeli la memoria dei Martiri e degli altri Santi[4].

    9. I Santi che hanno un rilievo universale si celebrano obbligatoriamente in tutta la Chiesa; gli altri, o sono elencati nel calendario per essere celebrati ad libitum, o sono lasciati alla venerazione di ciascuna Chiesa particolare, o nazione, o famiglia religiosa[5].

    10. Le celebrazioni, secondo l'importanza che viene loro attribuita, sono denominate e si distinguono fra di loro così: solennità, festa, memoria.

    11. Le solennità rientrano fra i giorni principali, la cui celebrazione inizia con i primi vespri, il giorno precedente. Alcune solennità hanno anche la messa propria della vigilia, da usarsi alla sera del giorno precedente, qualora si celebrasse la messa nelle ore serali.

    12. La celebrazione della Pasqua e del Natale, che sono le massime solennità, si protrae per otto giorni. Le due ottave sono ordinate da leggi proprie.

    13. Le feste si celebrano nell'ambito del giorno naturale; quindi non hanno i primi vespri, a meno che si tratti di feste del Signore che capitano nelle domeniche per annum e del tempo di Natale e ne sostituiscono l'ufficio.

    14. Le memorie sono obbligatorie o ad libitum; la loro celebrazione si compone con la celebrazione della feria secondo le norme esposte nelle Istruzioni generali relative alla messa e all'ufficio divino.
    Le memorie obbligatorie che coincidono con le ferie della Quaresima si possono celebrare solamente come memorie ad libitum.
    Se il calendario riporta nello stesso giorno più memorie ad libitum, se ne può celebrare una sola, omettendo le altre.

    15. Nei sabati per annum si può fare la memoria ad libitum della beata Vergine Maria, purché non coincida con una memoria obbligatoria.

    IV. Le ferie.

    16. I giorni della settimana che seguono la domenica, si chiamano ferie. La loro celebrazione differisce a seconda dell'importanza propria di ciascuna.
    a) Il mercoledì delle ceneri e le ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì incluso, hanno la precedenza su tutte le altre celebrazioni.
    b) Le ferie di Avvento, dal 17 al 24 dicembre incluso, e tutte le ferie di Quaresima hanno la precedenza sulle memorie obbligatorie.
    c) Le rimanenti ferie cedono alle solennità e feste e si compongono con le memorie


    Titolo II. IL CICLO DELL'ANNO LITURGICO

    17. La Chiesa celebra tutto il mistero di Cristo durante il corso dell'anno dall'Incarnazione alla Pentecoste e all'attesa del ritorno del Signore[6].


    I. Triduo pasquale.

    18. Il Triduo della passione e risurrezione del Signore risplende al vertice dell'anno liturgico[7], poiché l'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio è stata compiuta da Cristo specialmente per mezzo del mistero pasquale, col quale, morendo ha distrutto la nostra morte, e risorgendo ci ha ridonato la vita. La preminenza di cui gode la domenica nella settimana, la gode la Pasqua nell'anno liturgico[8].

    19. Il Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore inizia dalla messa vespertina in Coena Domini, ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della domenica di risurrezione.

    20. Il venerdì della passione del Signore[9], e, secondo l'opportunità, anche il sabato santo fino alla Veglia pasquale[10], si celebra ovunque il digiuno pasquale.
    Nel pomeriggio del venerdì santo ha luogo la celebrazione della passione del Signore.

    21. La Veglia pasquale, durante la notte in cui Cristo è risorto, è considerata come la «madre di tutte le Veglie»[11]. In essa la Chiesa attende, vegliando, la risurrezione di Cristo e la celebra nei sacramenti. Quindi tutta la celebrazione di questa sacra Veglia si deve svolgere di notte, cosicché o cominci dopo l'inizio della notte o termini prima dell'alba della domenica.

    II. Il tempo pasquale.

    22. I cinquanta giorni che succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell'esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come «la Grande Domenica»[12].
    Sono giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l'Alleluia.

    23. Le domeniche di questo tempo vengono considerate come domeniche di Pasqua e, dopo la domenica di Risurrezione, si chiamano domeniche II, III, IV, V, VI, VII di Pasqua. Questo sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude con la domenica di Pentecoste.

    24. I primi otto giorni del tempo pasquale costituiscono l'ottava di Pasqua e si celebrano come solennità del Signore.

    25. L'Ascensione del Signore si celebra il quarantesimo giorno dopo la Pasqua, eccetto nei luoghi in cui non è di precetto, dove viene trasferita alla VII domenica di Pasqua (cfr. n. 7).

    26. I giorni dopo l'Ascensione fino al sabato prima di Pentecoste incluso, preparano alla venuta dello Spirito Santo.

    III. Il tempo di Quaresima.

    27. Il tempo di Quaresima ha lo scopo di preparare la Pasqua: la liturgia quaresimale guida alla celebrazione del mistero pasquale sia i catecumeni, attraverso i diversi gradi dell'iniziazione cristiana, sia i fedeli, mediante il ricordo del battesimo e mediante la penitenza[13].

    28. Il tempo di Quaresima decorre dal mercoledì delle ceneri fino alla messa in Coena Domini esclusa.
    Dall'inizio della Quaresima fino alla Veglia pasquale non si canta l'Alleluia.
    29. Il mercoledì, da cui inizia la Quaresima, e che ovunque è giorno di digiuno, si impongono le ceneri[14].

    30. Le domeniche di questo tempo vengono chiamate domeniche I, II, III, IV, V di Quaresima. La sesta domenica, in cui inizia la settimana santa, si chiama «domenica delle Palme, della passione del Signore».

    31. La settimana santa ha per scopo la venerazione della passione di Cristo dal suo ingresso messianico in Gerusalemme.
    Il giovedì santo, la mattina, il vescovo, concelebrando la messa col suo presbiterio, benedice gli olii santi e consacra il crisma.

    IV. Il tempo di Natale.

    32. Dopo l'annuale rievocazione del mistero pasquale, la Chiesa non ha nulla di più venerando che la celebrazione del Natale del Signore e delle sue prime manifestazioni: ciò che essa compie nel tempo di Natale.

    33. Il tempo di Natale inizia con i primi vespri del Natale del Signore e termina la domenica dopo l'Epifania, cioè la domenica che cade dopo il 6 gennaio.

    34. La messa della vigilia di Natale si usa alla sera del 24 dicembre sia prima che dopo i primi vespri.
    Nel giorno di Natale, secondo l'antica tradizione romana, si possono celebrare tre messe: la notte, all'alba, nella giornata.

    35. L'ottava di Natale è così ordinata:
    a) Nella domenica fra l'ottava oppure, mancando questa, il 30 dicembre, si celebra la festa della santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.
    b) Il 26 dicembre, è la festa di santo Stefano protomartire;
    c) Il 27 dicembre, si celebra la festa di san Giovanni apostolo ed evangelista;
    d) Il 28 dicembre, si celebra la festa dei santi Innocenti;
    e) I giorni 29,30,31 sono giorni fra l'ottava;
    f) Al primo di gennaio, ottava del Natale, si celebra la solennità di Maria Madre di Dio, nella quale si commemora anche l'imposizione del santo Nome di Gesù.

    36. La domenica tra il 2 e il 5 gennaio è la domenica II dopo il Natale.

    37. L'Epifania del Signore si celebra il 6 gennaio; nei luoghi in cui non è di precetto, viene assegnata alla domenica che cade fra il 2 e l'8 gennaio (cfr. n. 7).

    38. Nella domenica dopo il 6 gennaio si fa la festa del Battesimo del Signore.

    V. Il tempo di Avvento.

    39. Il tempo di Avvento ha una duplice caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all'attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi.

    40. Il tempo di Avvento comincia dai primi vespri della domenica che capita il 30 novembre o è la più vicina a questa data, e termina prima dei primi vespri di Natale.

    41. Le domeniche di questo tempo si chiamano: domenica I, II, III, IV di Avvento.

    42. Le ferie dal 17 al 24 dicembre compreso sono ordinate a una più diretta preparazione al Natale del Signore.

    VI. Il tempo per annum

    43. Oltre i tempi che hanno proprie caratteristiche, ci sono trentatré o trentaquattro settimane durante il corso dell'anno, le quali sono destinate non a celebrare un particolare aspetto del mistero di Cristo, ma nelle quali tale mistero viene piuttosto venerato nella sua globalità, specialmente nelle domeniche. Questo periodo si chiama tempo per annum, o tempo ordinario.

    44. Il tempo per annum comincia il lunedì che segue la domenica dopo il 6 gennaio e si protrae fino al martedì prima della Quaresima; riprende poi con il lunedì dopo la Pentecoste per terminare prima dei primi vespri della I domenica di Avvento.
    Allo stesso modo vengono utilizzati i formulari per le domeniche e le ferie che si trovano nel breviario e nel messale.

    VII. Le Rogazioni e le Quattro Tempora.

    45. Durante le Rogazioni e le Quattro Tempora, la Chiesa suole pregare il Signore per le necessità degli uomini, soprattutto per i frutti della terra e per il lavoro dell'uomo; e ringraziarlo pubblicamente.

    46. Affinché le Rogazioni e le Quattro Tempora possano venire adattate alle diverse situazioni locali e alle necessità dei fedeli, d'ora in poi saranno regolate dalle Conferenze Episcopali, sia quanto al tempo che al modo di celebrarle.
    L'autorità competente perciò, tenendo presente la situazione locale, stabilirà le norme relative alla durata di tali celebrazioni, che potranno protrarsi per uno o più giorni, e riguardo alla loro eventuale ripetizione durante l'anno.

    47. La messa per i singoli giorni di queste celebrazioni si scelga tra quelle votive, che sono più adatte allo scopo delle celebrazioni.


    Capitolo II IL CALENDARIO

    Titolo I. IL CALENDARIO E LE CELEBRAZIONI DA ISCRIVERSI IN ESSO

    48. L'ordinamento della celebrazione dell'anno liturgico è regolato dal calendario, che è generale o particolare, secondo che riguardi tutto il rito romano o qualche Chiesa locale o famiglia religiosa.

    49. Nel calendario generale è segnato tutto il ciclo delle celebrazioni sia quello relativo al mistero della salvezza nel Proprio del tempo, sia quello relativo alle feste dei santi, di rilievo universale e quindi da celebrarsi obbligatoriamente da tutti, sia degli altri che manifestano l'universale e continua santità del Popolo di Dio.
    I calendari particolari contengono le celebrazioni proprie, inserite organicamente nel ciclo generale. È giusto, infatti, che le singole Chiese o le famiglie religiose venerino con particolare onore quei santi che, per qualche ragione particolare, sono loro propri.
    I calendari particolari, composti dall'autorità competente, devono essere confermati dalla Sede Apostolica.

    50. Nella composizione dei calendari particolari si devono tener presenti i seguenti principi:
    a) Il Proprio del tempo, cioè il ciclo dei tempi, delle solennità e delle feste, attraverso cui si svolge e si celebra il mistero della redenzione nell'anno liturgico, deve essere conservato integro e deve godere della dovuta preminenza sulle celebrazioni particolari.
    b) Le celebrazioni proprie devono comporsi organicamente con le celebrazioni universali, tenendo presente l'ordine e la precedenza indicati per ciascuna nella tabella dei giorni liturgici. Per non riempire eccessivamente i calendari particolari, i singoli santi avranno una sola celebrazione nell'anno liturgico. Se particolari ragioni pastorali lo richiedessero si potrà avere una seconda celebrazione in forma di memoria ad libitum per la traslazione o il ritrovamento dei santi Patroni o Fondatori di Chiese o famiglie religiose.
    c) Le celebrazioni votive non siano un duplicato di altre celebrazioni già contenute nel ciclo del mistero della salvezza, né il loro numero sia moltiplicato senza ragione.

    51. Per quanto sia opportuno che ciascuna diocesi abbia il suo calendario e il suo Proprio degli Uffici e delle Messe, nulla vieta che vi siano calendari Propri comuni a un'intera provincia o regione, o anche a una nazione o a un territorio più vasto, preparati in collaborazione tra tutti coloro cui tali calendari e Propri sono destinati.
    Lo stesso principio può essere applicato, per analogia, anche ai calendari religiosi, nel caso di più province esistenti in uno stesso territorio.

    52. Il calendario particolare si compone inserendo nel calendario generale le solennità, le feste e le memorie proprie, cioè:
    a) Nel calendario diocesano, oltre alle celebrazioni dei Patroni e della Dedicazione della chiesa cattedrale, i Santi e i Beati che hanno un particolare rapporto con la diocesi, ad esempio per esservi nati, per avervi abitato a lungo, per esservi morti.
    b) Nel calendario religioso, oltre alla celebrazione del Titolo, del Fondatore, e del Patrono, i Santi e i Beati che furono membri della famiglia religiosa o ebbero particolare relazione con essa.
    c) Nel calendario delle singole chiese, oltre alle celebrazioni della diocesi o della famiglia religiosa, le celebrazioni della chiesa stessa, elencale nella tabella dei giorni liturgici, e dei Santi il cui corpo si conserva nella chiesa stessa. I membri delle famiglie religiose si uniscono alla comunità della Chiesa locale nel celebrare l'anniversario della Dedicazione della chiesa cattedrale e del Patrono principale del luogo o del territorio in cui risiedono.

    53. Quando qualche diocesi o qualche famiglia religiosa ha un numero rilevante di Santi e di Beati, bisogna evitare che il calendario della diocesi o dell'Istituto sia appesantito più del necessario. Quindi:
    a) prima di tutto si può avere una celebrazione comune di tutti i Santi e Beati della diocesi o della famiglia religiosa, o di qualche loro categoria;
    b) si iscrivano nel calendario, con celebrazione singola, solo quei Santi o quei Beati che hanno una particolare importanza per tutta la diocesi o per tutta la famiglia religiosa;
    c) gli altri Santi o Beati si celebrino solo in quei luoghi con i quali hanno un rapporto stretto, o dove si conserva il loro corpo.

    54. Le celebrazioni proprie siano iscritte nel calendario come memorie obbligatorie o ad libitum, a meno che, per qualcuna, non sia previsto diversamente nell'elenco dei giorni liturgici, o ci siano particolari ragioni storiche o pastorali. Tuttavia nulla impedisce che alcune celebrazioni abbiano, in alcuni luoghi, un grado superiore di quanto non lo abbiano in tutta la diocesi o nella famiglia religiosa.

    55. Le celebrazioni iscritte nel calendario devono essere osservate da tutti coloro che sono tenuti a quel calendario; e non possono essere mutate di grado o cancellate senza l'approvazione della Sede Apostolica.


    Titolo II. IL GIORNO PROPRIO DELLE CELEBRAZIONI

    56. È stata costante consuetudine della Chiesa celebrare i Santi nel loro giorno natalizio: ciò si osserverà opportunamente anche per le celebrazioni da iscriversi nel calendario particolare.
    Tuttavia, benché le celebrazioni proprie abbiano speciale importanza per le Chiese particolari o famiglie religiose, è molto opportuno che, nella celebrazione delle solennità, feste e memorie obbligatorie, elencate nel calendario generale, si mantenga il più possibile l'unità.
    Pertanto, nel fissare il giorno delle celebrazioni proprie nel calendario particolare, si osserverà quanto segue:
    a) Le celebrazioni che sono elencate anche nel calendario generale, siano iscritte nel calendario particolare allo stesso giorno, mutando, se è necessario, il grado della celebrazione.
    Lo stesso si faccia nell'iscrivere le celebrazioni proprie di qualche chiesa per quel che riguarda il calendario diocesano o religioso.
    b) Le celebrazioni dei Santi, che non si trovano nel calendario generale, Mano fissate al loro giorno natalizio. Qualora si ignorasse il giorno natalizio, la celebrazione sia assegnata a un giorno che abbia qualche relazione con il Santo, per esempio al giorno dell'ordinazione, del ritrovamento delle reliquie, della traslazione; altrimenti in un giorno che, nel calendario particolare, sia libero da altre celebrazioni.
    c) Se il giorno natalizio o proprio è impedito da un'altra celebrazione obbligatoria, anche di grado inferiore, nel calendario generale o particolare, venga assegnata al giorno più vicino non impedito.
    d) Tuttavia, se si tratta di celebrazioni che per motivi pastorali non si possono trasferire in un altro giorno, si trasferisca la celebrazione che fa impedimento.
    e) Le altre celebrazioni, ossia le celebrazioni votive, siano poste nel giorno più adatto sotto l'aspetto pastorale.
    f) Affinché il ciclo dell'anno liturgico risplenda nella sua piena luce e non siano impedite per sempre le celebrazioni dei Santi, i giorni in cui abitualmente cade la Quaresima e l'ottava di Pasqua, come pure i giorni dal 17 al 31 dicembre, siano lasciati liberi da celebrazioni particolari, a meno che si tratti di memorie non obbligatorie o di feste elencate nella tabella dei giorni liturgici, al n. 8 commi a) b) c) d) o di solennità che non si possono trasferire ad altro tempo.
    La solennità di san Giuseppe (19 marzo), dove è di precetto, se coincide con la Domenica delle Palme, si anticipa al sabato precedente, 18 marzo; dove non è di precetto, può essere trasferita ad altro giorno fuori della Quaresima con decreto della Conferenza Episcopale#.

    57. Se alcuni Santi o Beati sono insieme iscritti nel calendario, saranno celebrati sempre insieme, ogni volta che saranno dello stesso grado, anche se uno o alcuni di essi sono più particolarmente propri. Ma se uno o più di questi Santi o Beati devono essere celebrati con un grado superiore si faccia l'ufficio solo di questi, tralasciando la celebrazione degli altri, a meno che convenga assegnarli ad altri giorni, come memorie obbligatorie.

    58. Allo scopo di curare il bene pastorale dei fedeli, è lecito riprendere nelle domeniche per annum quelle celebrazioni che capitano nella settimana e che sono particolarmente care alla pietà dei fedeli, purché queste, nella tabella delle precedenze, siano preposte alla domenica stessa. Di queste celebrazioni si possono dire tutte le messe a cui partecipa il popolo.
    59. La precedenza tra i giorni liturgici, in quanto alla loro celebrazione, è regolata unicamente dalla seguente tabella.

    TABELLA DEI GIORNI LITURGICI

    disposta secondo l'ordine di precedenza
    I
    1. Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore.
    2. Natale del Signore, Epifania, Ascensione, Pentecoste.
    Domeniche di Avvento, Quaresima e Pasqua.
    Mercoledì delle ceneri.
    Ferie della Settimana santa, dal lunedì al giovedì compreso.
    Giorni durante l'ottava di Pasqua.
    3. Solennità del Signore, della beata Vergine Maria e dei Santi, elencale nel calendario generale.
    Commemorazione di tutti i fedeli defunti.
    4. Solennità proprie, cioè:
    a) Solennità del patrono principale del luogo, del paese o della città;
    b) Solennità della dedicazione e dell'anniversario della dedicazione della propria chiesa;
    c) Solennità del titolo della propria chiesa;
    d) Solennità o del titolo o del fondatore, o del patrono principale dell'Ordine o della Congregazione.
    II
    5. Feste del Signore iscritte nel calendario generale.
    6. Domeniche del tempo di Natale e domeniche per annum.
    7. Feste della beata Vergine Maria e dei Santi, iscritte nel calendario generale.
    8. Feste proprie, e cioè:
    a) Festa del patrono principale della diocesi;
    b) Festa dell'anniversario della dedicazione della chiesa cattedrale;
    c) Festa del patrono principale della regione o provincia, della nazione, di un territorio più ampio;
    d) Festa del titolo, del fondatore, del patrono principale dell'Ordine o della Congregazione e della provincia religiosa, salvo quanto stabilito sopra al n. 4;
    e) Altre feste proprie di qualche chiesa;
    fi Altre feste elencate nel calendario di ciascuna diocesi, o dell'Ordine o della Congregazione.
    9. Ferie di Avvento dal 17 al 24 dicembre;
    Giorni durante l'ottava di Natale;
    Ferie di Quaresima.
    III
    10. Memorie obbligatorie iscritte nel calendario generale.
    11. Memorie obbligatorie proprie, e cioè:
    a) Memorie dei patrono secondario del luogo, della diocesi, della regione o provincia, della nazione, di un territorio più ampio; dell'Ordine, della Congregazione e della provincia religiosa;
    b) Altre memorie obbligatorie elencate nel calendario di ciascuna diocesi, e dell'Ordine o della Congregazione.
    12. Memorie ad libitum, che tuttavia si possono fare anche nei giorni elencati al n. 9, secondo le norme descritte nelle Istruzioni generali per il messale e l'ufficio.
    Per la stessa ragione si possono celebrare come memorie ad libitum le memorie obbligatorie che accidentalmente capitano nelle ferie di Quaresima.
    13. Ferie di Avvento fino al 16 dicembre.
    Ferie del tempo di Natale dal 2 gennaio al sabato dopo l'Epifania.
    Ferie del tempo pasquale dal lunedì dopo l'ottava di Pasqua al sabato prima della domenica di Pentecoste.
    Ferie per annum.

    60. Se nello stesso giorno capitano più celebrazioni, si celebra l'ufficio di quella celebrazione che nella tabella dei giorni liturgici occupa il posto superiore. Tuttavia una solennità impedita da un giorno liturgico, che ha la precedenza, si trasferisce al primo giorno seguente che sia libero da uno dei giorni elencati ai nn. 1-8 nella tabella delle precedenze, salvo quanto è stabilito al n. 5 delle Norme per l'anno liturgico.
    Le altre celebrazioni impedite per quell'anno si omettono.

    61. Se nel medesimo giorno si devono celebrare i vespri dell'ufficio del giorno corrente e i primi vespri del giorno seguente, hanno la precedenza i Vespri della celebrazione che nella tabella dei giorni liturgici ha la precedenza; a parità di precedenza, si celebrano i vespri del giorno corrente.


    * Traduzione italiana ripresa da Rivista Liturgica, 57 (1970) 2, pp. 188-198; con le varianti introdotte dall’edizione tipica del Missale Romanum. Cfr. Rivista Liturgica, 58 (1971) 1, pp. 126 e 130-131.
    Testo latino in Calendarium Romanum, Editio tyipica, Typis Poliglottis Vaticanis, 1969, pp. 11-12. Cfr. Notitiae, n. 46 (1969).
    Missale Romanum, Editio typica, Typis Poliglottis Vaticanis, 1970, pp. 100-112. Cfr. Notitiae, n. 64 (1970), pp. 191-192

    [1] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, nn. 102-105: A.A.S. 56 (1964) pp. 125-126.

    [2] Cfr ibdem, n. 3.

    [3] Cfr ibdem, n. 106.

    [4] Cfr ibdem, n. 103-104.

    [5] Cfr ibdem, n. 111.

    [6] Cfr ibdem, n. 102.

    [7] Cfr ibdem, n. 5.

    [8] Cfr ibdem, n. 106.

    [9] Cfr. Paolo VI, Costituzione Apostolica Pæntitemini, 17 febbraio 1966, II § 3: A.A.S. 58(1966) p. 184.

    [10] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 110: A.A.S. 56 (1964) pp. 127.

    [11] S. AGOSTINO, Sermo 219: PL 38, 1088.

    [12] S. ATANASIO, Epist. fest. 1: PG 26, 1366.

    [13] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 109: A.A.S. 56 (1964) pp. 127.

    [14] Cfr. Paolo VI, Costituzione Apostolica Pæntitemini, 17 febbraio 1966, II § 3: A.A.S. 58(1966) p. 184.
    Ultima modifica di Gerensis; 17-11-2017 alle 13:47

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