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Discussione: La Segreteria di Stato: informazioni, notizie e documenti

  1. #441
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    Celebrazione Eucaristica nel primo anniversario del terremoto a Norcia presieduta dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, 29.10.2017


    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Segretario di Stato Card. Pietro Parolin ha pronunciato questa mattina nel corso della Celebrazione Eucaristica davanti alla facciata della Basilica di San Benedetto a Norcia, nel primo anniversario del terremoto:

    Omelia del Cardinale Segretario di Stato

    Eccellenza,

    Distinte Autorità,

    Cari sacerdoti,

    Cari cittadini di Norcia,

    Cari fratelli e sorelle in Cristo,

    Siamo oggi riuniti per questa celebrazione eucaristica davanti alla facciata della Basilica di San Benedetto, ad un anno dal terremoto in Valnerina che, dopo le prime scosse del 24 agosto, tra il 26 e il 30 ottobre 2016 sconvolse il normale ritmo della vita di queste terre, ricche d’arte, di bellezze paesaggistiche e di tradizioni culturali, che hanno trovato la loro più solida ispirazione nella fede cristiana. vissuta e testimoniata lungo i secoli. Una fede vissuta e testimoniata lungo i secoli, che ha modellato il volto di queste colline e di questi spazi, che favoriscono il raccoglimento e la contemplazione, e che ha plasmato tanto le coscienze quanto le architetture delle vostre piazze e delle vostre chiese.

    La bellezza del creato e la laboriosità dell’uomo che lo cura, il succedersi armonioso di valli, fiumi, laghi e montagne e dell’opera dell’uomo che vi costruisce sapientemente paesi e città è tuttavia sempre inserita nel grande mistero dell’universo, deve confrontarsi con l’irruenza delle forze naturali, che si presentano il più delle volte come opportunità e ricchezza da gestire con saggezza e qualche volta si esprimono invece come forza distruttrice, che non possiamo prevedere con precisione né governare completamente.

    Il terremoto manifesta una di queste forze e ci ricorda che, anche se possiamo fare molto per arginarne gli effetti, la nostra esistenza rimane soggetta all’immensità delle forze cosmiche. Ci ricorda soprattutto che il creato – splendido e degno della nostra ammirazione – rimanda al Creatore e che l’essere umano è nelle sue mani, condotto da Lui ad un destino definitivo di salvezza, di pace e di felicità, laddove non vi saranno né i terremoti del suolo né le angosce dell’anima e tutti approderemo alla meta.

    La facciata di questa Basilica, ingabbiata nei ponteggi della ricostruzione, è l’emblema del sisma, ma è ancora di più la prova della capacità dell’essere umano di risollevarsi, di tornare a sperare, a guardare in alto verso il Cielo e, con la forza di questo sguardo, tornare verso la terra e porre tutta l’intelligenza, la maestria, la fantasia e l’impegno al servizio di un corale riscatto, per risollevare, insieme alle mura delle case, dei luoghi di lavoro e delle chiese, anche il morale delle persone e delle comunità e la gioia di vivere.

    Le letture di questa XXX domenica del tempo ordinario ci vengono in aiuto. Vi è un filo rosso che le unisce ed è precisamente lo stretto rapporto tra amore di Dio e amore per il prossimo, tra contemplazione ed azione, tra adorazione di Nostro Signore e piena disponibilità a servire l’uomo, ad essere ciascuno per il suo prossimo visibile testimonianza di carità.

    Come abbiamo udito dal brano di Vangelo di S. Matteo ora proclamato, il più grande comandamento presenta una duplice inscindibile forma, di cui l’una conferma la verità e necessità dell’altra.

    Non si può infatti amare veramente il prossimo se non si ama il Signore, se non gli si concede il primo posto, se, esplicitamente o implicitamente, non si riconosce di essere dipendenti da Qualcuno di ben più grande di noi che è all’origine del nostro essere e che incontreremo pienamente alla fine del nostro pellegrinaggio terreno.

    Senza quella pace interiore che deriva dal sapersi amati da Dio e dall’essere riconciliati con Lui, l’amore al prossimo è sottoposto al rischio di grave distorsione e parzialità. Senza amare Dio l’amore verso il nemico risulta inconcepibile, e diventa molto difficile anche l’amore verso il lontano, il diverso da noi. Alla fine risulta persino difficile amare in modo intelligente le persone a noi vicine, noi stessi e il creato in cui siamo immersi e nel quale ci muoviamo. Quando viene a mancare un solido rapporto con Dio infatti, finiamo per non sopportare più né i nostri limiti, né le ferite e le asprezze che l’esistenza stessa comporta.

    D’altra parte però, un amore a Dio che volesse isolarsi dall’essere umano, sarebbe invece la sua più evidente negazione. Se Dio ha inviato il suo Figlio nel mondo per salvarlo, se la croce dimostra il vertice dell’amore per l’essere umano da parte di Dio, come potrà un credente in Dio non amare l’essere umano? Come non accorgersi che la più sicura verifica del nostro amore per Dio, che non vediamo, è l’amore, la compassione, la tenerezza verso l’essere umano che incontriamo ogni giorno?

    Come affermava l’Apostolo Giacomo: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” (Gc 2, 14-17).

    A sua volta San Giovanni Crisostomo avvertiva: "Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità … Il corpo di Cristo che sta sull'altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura” (Omelia N. 5 sul Vangelo di S. Matteo).

    I farisei, eruditi, ma bloccati e incapaci di aprirsi alla pienezza della verità, credevano di mettere in difficoltà Gesù con la loro domanda su quale fosse il più grande comandamento. La risposta del Signore invece pone davanti allo specchio ogni coscienza che afferma di credere in Dio e la invita a confermare la sua fede con la misericordia, la bontà, la generosità verso il prossimo nel bisogno e verso tutti.

    I farisei, come tutti quelli che si fanno scudo dell’osservanza letterale di leggi e tradizioni per tradirne indisturbati l’autentico spirito, sono essi ad essere messi in difficoltà, sono invitati a vivere in pienezza l’amore a Dio e al prossimo, se intendono davvero dirsi religiosi.

    A seguito delle calamità naturali, dopo che si sono scatenati gli elementi, si è scatenata anche la generosità, l’altruismo, la corsa a donare il proprio tempo, le proprie energie e il proprio denaro per essere d’aiuto alle persone più colpite e bisognose. In quei frangenti l’insieme dei pubblici poteri, in sinergia con le associazioni della società civile ed i singoli, si sono impegnati in un’azione congiunta per portare i soccorsi.

    Penso in concreto all’impegno delle differenti istituzioni pubbliche a partire dalla Protezione Civile e dai diversi enti locali e statali, alla solidarietà manifestata alla Chiesa di Spoleto-Norcia da parte del Santo Padre, da parte della Santa Sede, da diverse Diocesi e dalla Conferenza Episcopale, penso alla generosità di parrocchie, istituti ed associazioni religiose e, in modo speciale, al sostegno e alla vicinanza a voi mostrata dalla Caritas diocesana e nazionale. Penso ai tanti privati cittadini che hanno dato il loro fattivo contributo.

    Significativo è stato poi l’impegno delle massime istituzioni europee a finanziare l’opera di ricostruzione di questa Basilica, riconoscendo implicitamente il ruolo insostituibile per l’Europa del Cristianesimo e della cultura che ha saputo ispirare.

    La generosità che immancabilmente si riscontra all’indomani delle calamità, rappresenta anche un’implicita manifestazione di fede, che parte dal riconoscimento dell’essere tutti fratelli e sorelle da aiutare a risollevarsi dalle difficoltà. Ogni gesto di carità contiene dentro di sé il seme della fede e la luce della speranza.

    Questo lo affermo non per fornire a tutti i costi un’interpretazione religiosa ad ogni gesto di bontà, ma perché, laddove incontriamo la generosità e la carità, si percepisce anche il buon profumo di Dio, il soave aroma della sua presenza. Chi è mosso dalla carità, anche se non ne fosse pienamente avvertito, è mosso da Dio, perché Dio è carità, è amore sussistente che si dona liberamente.

    Da questo luogo così altamente simbolico faccio appello a tutte le istituzioni civili, ecclesiali e private perché cooperino con alacrità e costanza, in sintonia con le popolazioni interessate, affinché, quella sinergia dimostrata nei primi tempi dopo il sisma continui e, anzi, si intensifichi, in modo da portare a termine le opere progettate e quelle avviate, snellendo nei limiti del possibile le procedure. Si compia in tal modo ogni sforzo per evitare lo spopolamento di diversi borghi, ripetutamente feriti dagli eventi tellurici, che li hanno coinvolti in questi decenni, con crolli e diffuse lesioni.

    Auspico pertanto una corale e decisa azione che muova risorse e intelligenze per ricostruire, insieme alle case e alle Chiese, anche l’animo delle persone, per sconfiggere la paura e la rassegnazione, due calamità invisibili, eppure gravi quasi quanto un terremoto.

    Cari fratelli e sorelle, sono lieto di portarvi il saluto e la benedizione del Santo Padre Francesco, unita alla Sua preghiera e al Suo affetto.

    Il Papa, nel ricordo della visita che Egli fece a San Pellegrino di Norcia il 4 ottobre 2016 e dell’udienza alle popolazioni terremotate del 5 gennaio scorso, vi incoraggia a riprendere il cammino, a non lasciarvi abbattere dalle difficoltà, ma a guardare con speranza al futuro. Vi esorta a trarre dall’esempio della vostra storia la forza che vi ha sempre permesso di rialzarvi dopo ogni pur difficile prova.

    Il Santo Padre, nell’augurare a tutti voi di superare al più presto mediante l’impegno e la solidarietà di tanti fratelli e sorelle, le conseguenze del sisma, vi esorta a rivolgervi con filiale fiducia al Signore Gesù e a Sua Madre Maria, ad aprire loro senza esitazione la porta del cuore e della mente, per ricevere, insieme alla consolazione del Signore, l’energia necessaria a portare avanti con determinazione e coraggio l’opera di ricostruzione.

    Così sia.

    [01630-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0751-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #442
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    Il cordoglio del Santo Padre Francesco per le vittime della strage in una chiesa battista in Texas (U.S.A.), 07.11.2017


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio per le vittime della strage avvenuta il 5 novembre in una chiesa battista a Sutherland Springs, in Texas (U.S.A.), inviato a nome del Santo Padre Francesco dal Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, all’Arcivescovo di San Antonio, S.E. Mons. Gustavo Garcia-Siller, M.Sp.S.:

    Telegramma

    The Most Reverend Gustavo Garcia-Siller
    Archbishop of San Antonio

    Deeply grieved by news of the loss of life and grave injuries caused by the act of senseless violence perpetrated at the First Baptist Church in Sutherland Springs, the Holy Father asks you kindly to convey his heartfelt condolences to the families of the victims and the wounded, to the members of the congregation, and to the entire local community. He asks our Lord Jesus Christ to console all who mourn and to grant them the spiritual strength that triumphs over violence and hatred by the power of forgiveness, hope and reconciling love.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [01662-EN.01] [Original text: English]

    [B0767-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #443
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    Il cordoglio del Santo Padre per le vittime del terremoto avvenuto al confine tra l’Iraq e l’Iran, 13.11.2017


    Riportiamo di seguito i messaggi di cordoglio per le vittime del terremoto che ha colpito nella nottata di ieri le popolazioni al confine tra l’Iraq e l’Iran, inviati a nome dal Santo Padre Francesco dal Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin:

    Messaggio - Iraq:

    His Holiness Pope Francis was deeply saddened to learn of the severe earthquake which has struck Iraq, and he assures all affected by this tragedy of his prayerful solidarity. In expressing his sorrow to all who mourn the loss of their loved ones, he offers his prayers for the deceased and commends them to the mercy of the Almighty. Upon the injured and the emergency and civil authorities engaged in rescue and recovery efforts, His Holiness invokes the divine blessings of consolation and strength.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    Messaggio - Iran:

    His Holiness Pope Francis was deeply saddened to learn of the severe earthquake which has struck Iran, and he assures all affected by this tragedy of his prayerful solidarity. In expressing his sorrow to all who mourn the loss of their loved ones, he offers his prayers for the deceased and commends them to the mercy of the Almighty. Upon the injured and the emergency and civil authorities engaged in rescue and recovery efforts, His Holiness invokes the divine blessings of consolation and strength.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [01699-EN.01] [Original text: English]

    [B0786-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #444
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    Messaggio del Santo Padre per l’equipaggio del sottomarino disperso nell’Atlantico meridionale (Argentina), 18.11.2017


    Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin ha inviato, a nome del Santo Padre, all’Ordinario Militare dell’Argentina, Mons. Santiago Olivera, per l’equipaggio del sottomarino disperso nelle acque argentine dell’Atlantico meridionale:

    Messaggio

    MONS. SANTIAGO OLIVERA
    ORDINARIO MILITAR

    EL PAPA FRANCISCO ASEGURA SU FERVIENTE ORACIÓN POR LOS 44 TRIPULANTES DEL ARA SAN JUAN, QUE SE ENCUENTRA DESAPARECIDO DESDE EL PASADO MIÉRCOLES Y LE RUEGA QUE HAGA LLEGAR A SUS FAMILIARES Y A LAS AUTORIDADES MILITARES Y CIVILES DE ESE PAÍS SU CERCANÍA EN ESTOS DIFÍCILES MOMENTOS. ASIMISMO, ALIENTA LOS ESFUERZOS QUE SE ESTÁN LLEVANDO A CABO PARA ENCONTRAR EL NAVÍO.

    SU SANTIDAD LOS CONFÍA A LA MATERNAL INTERCESIÓN DE LA SANTÍSIMA VIRGEN Y, A LA VEZ QUE LES RUEGA QUE RECEN POR ÉL Y POR SU MINISTERIO AL SERVICIO DEL SANTO PUEBLO DE DIOS, PIDE AL SEÑOR QUE LES INFUNDA SERENIDAD ESPIRITUAL Y ESPERANZA CRISTIANA EN ESTAS CIRCUNSTANCIAS, EN PRENDA DE LO CUAL LES IMPARTE DE CORAZÓN LA CONFORTADORA BENDICIÓN APOSTÓLICA.

    CARDENAL PIETRO PAROLIN
    SECRETARIO DE ESTADO DE SU SANTIDAD

    [01736-ES.01] [Texto original: Español]

    [B0799-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #445
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    Comunicato della Segreteria di Stato, 21.11.2017

    Il Santo Padre ha costituito la Terza Sezione della Segreteria di Stato con la denominazione di Sezione per il Personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, rafforzando l'attuale ufficio del Delegato per le Rappresentanze Pontificie.

    La Sezione, che dipenderà dal Segretario di Stato, sarà presieduta dal Delegato per le Rappresentanze Pontificie (attualmente S.E. Mons. Jan Romeo Pawlowski). Avrà la finalità di dimostrare l'attenzione e la vicinanza del Santo Padre e dei Superiori della Segreteria di Stato al Personale di ruolo diplomatico. A questo scopo il Delegato per le Rappresentanze Pontificie potrà prevedere di rendere visita alle sedi delle Rappresentanze Pontificie con regolarità.

    La Terza Sezione si occuperà esclusivamente delle questioni attinenti alle persone che lavorano nel servizio diplomatico della Santa Sede o che vi si preparano - quali ad esempio la selezione, la formazione iniziale e permanente, le condizioni di vita e di servizio, gli avanzamenti, i permessi, ecc.

    Nell'esercizio di queste funzioni godrà della giusta autonomia e, nello stesso tempo, procurerà di stabilire una stretta collaborazione con la Sezione per gli Affari Generali (che continuerà ad occuparsi delle questioni generali delle Rappresentanze Pontificie) e con la Sezione per i Rapporti con gli Stati (che continuerà ad occuparsi degli aspetti politici del lavoro delle Rappresentanze Pontificie). In questo senso, il Delegato per le Rappresentanze Pontificie parteciperà, insieme all'Ecc.mo Sostituto per gli Affari Generali e all'Ecc.mo Segretario per i Rapporti con gli Stati, alle riunioni settimanali di coordinamento presiedute dal Segretario di Stato. Egli, inoltre, convocherà e presiederà le riunioni ad hoc per la preparazione delle nomine dei Rappresentanti Pontifici. Infine, sarà responsabile, insieme al Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, per quanto riguarda la selezione e la formazione dei candidati.

    http://press.vatican.va/content/sala...815/01757.html
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  6. #446
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    Viaggio del Sostituto della Segreteria di Stato in Malesia per l’inaugurazione della nuova Nunziatura a Kuala Lumpur, 23.11.2017


    Riportiamo di seguito l’indirizzo di saluto che l’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, ha pronunciato oggi all’inaugurazione della nuova Nunziatura Apostolica a Kuala Lumpur, in Malesia:

    Indirizzo di saluto di S.E. Mons. G. Angelo Becciu

    Eminenza,
    Cari fratelli Vescovi,
    Eccellenze, Distinte Autorità e Membri del Corpo Diplomatico,
    Cari sacerdoti e religiosi,
    Signore e Signori,

    Sono molto lieto di essere qui oggi e di trasmettere a tutti voi i cordiali saluti di Sua Santità Papa Francesco mentre siamo riuniti in occasione dell’inaugurazione di questi nuovi uffici e della residenza della Nunziatura Apostolica in Malesia. Rivolgo in particolare il mio saluto a S.E. il Cardinale Anthony Soter Fernandez e al Vescovo Sebastian Francis, Presidente della Conferenza Episcopale, insieme a S.E. (il Vice Ministro degli Esteri), che qui rappresenta il Primo Ministro ed i membri del Governo Federale. In modo speciale, porto i saluti di Papa Francesco a Sua Maestà il Sultano Muhammad V, il Yang di-Pertuan Agong XV. L’edificio che oggi inauguriamo è stato possibile grazie all’aiuto della Conferenza Episcopale e di tutti coloro che sono convinti dell’importanza e del significato di stabilire un luogo permanente per la Nunziatura Apostolica in Malesia. A tutti esprimo la cordiale gratitudine di Sua Santità.

    In questa struttura, che simboleggia i legami d’amicizia tra Malesia e Santa Sede, desidero offrirvi qualche breve riflessione sull’importanza di tale relazione. La nuova Nunziatura è un segno della missione internazionale della Santa Sede e della sua sollecitudine per la comunità cattolica in questa Nazione, come per il bene di tutto il popolo della Malesia. Il nostro incontro ci ricorda l’importanza sia delle relazioni diplomatiche che dei valori religiosi per la costruzione dell’armonia e della pace nella famiglia umana.

    L’attività della Chiesa nella comunità internazionale è ispirata dal precetto evangelico che ci chiede di amare Dio e il prossimo. Esso trova espressione negli sforzi per incoraggiare la costruzione della pace attraverso la promozione del dialogo e della mutua comprensione, del rispetto per la dignità e i diritti della persona umana e nell’impegno per lo sviluppo e il progresso umano integrale. Esso include anche la preoccupazione per l’appropriata cura del nostro habitat naturale ed umano, come parte essenziale della nostra responsabilità collettiva verso la nostra casa comune. A questo proposito, sono lieto che la nuova Nunziatura sia stata costruita secondo i principi dell’Index degli “Edifici Verdi” della Malesia. Questo perciò rappresenta un modesto, ma reale contributo a quella ecologia integrale raccomandata da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’.

    Una Nunziatura Apostolica può essere pensata come una sorta di canale. Essa permette che le premure, le preoccupazioni e le necessità delle comunità e delle Chiese locali possano essere condivise con il Papa e, reciprocamente, permette alla Sua attenzione pastorale per tutte le aree del mondo di trovare effettiva espressione. Come sapete, l’universale ministero del Papa è un’espressione della sollecitudine della Chiesa per l’intera umanità. Il suo contributo spazia dalla preoccupazione pratica per i poveri, all’aiuto nella sanità e nell’istruzione, all’arricchimento culturale, intellettuale e spirituale della società. Mentre rispetta la diversificazione delle competenze che si trovano nella sfera sociale, culturale ed economica, la Chiesa cerca di offrire visioni e valori utili nel promuovere la libertà, la giustizia e la pace all’interno della famiglia delle Nazioni.

    Questa cerimonia di inaugurazione ci ricorda che le strutture fisiche e il quadro legale sono componenti importanti e necessarie per il lavoro diplomatico. Tuttavia, le sue pietre fondative sono le persone individuali, ciascuna dotata di specifiche e complementari qualità e doni che contribuiscono alla delicata arte della costruzione della pace e della promozione del bene comune. La partecipazione della Malesia nell’organizzazione dell’ASEAN, per esempio, e l’aiuto della Santa Sede nell’ambito della mediazione tra Nazioni, dipendono dal contributo di diplomatici dediti alla loro missione.

    A questo riguardo, desidero riconoscere il lavoro dell’Arcivescovo Joseph Marino, primo Nunzio Apostolico in Malesia, come dei suoi zelanti collaboratori. Penso inoltre a Sua Eccellenza Bernard Giluk Dompok, primo Ambasciatore residente della Malesia presso la Santa Sede, che ha giocato un ruolo importante nello stabilimento delle relazioni diplomatiche nel 2011 – l’anno che vide la significativa visita del Primo Ministro a Sua Santità Benedetto XVI.

    La Santa Sede guarda con rispetto alla ricca diversità dell’eredità culturale e religiosa del popolo della Malesia. Come in altri Paesi con comunità multiculturali, tale diversità – piuttosto che un ostacolo alla solidarietà – può diventare uno stimolo positivo per un dialogo più intenso e per la reciproca comprensione. La costituzione federale della Malesia, mentre esprime l’importanza dell’Islam per l’identità nazionale, ha sancito i valori dell’eguaglianza e della libertà di religione. Questi fondamentali diritti umani sono delle pietre miliari perché venga assicurata l’armonia e l’amicizia tra genti di costumi e tradizioni differenti.

    L’armonia, l’unità e la solidarietà vengono costruite mediante passi concreti e segni di buona volontà. Come spesso Papa Francesco mette in risalto, l’amore non ha confini, e ogni atto concreto di aiuto efficace verso l’altro, serve a rimuovere le barriere che dividono i popoli, forgia ponti di armonia sociale, e semina semi di concordia all’interno e tra le comunità. Un ruolo essenziale in questo processo è svolto dall’educazione. L’impegno della Chiesa nell’educazione dei giovani si pone al servizio, non solo della locale comunità cattolica, ma rappresenta anche un contributo al più vasto bene della società della Malesia. Una solida formazione incoraggerà quella cultura dell’incontro che privilegia il dialogo, la mutua comprensione e la solidarietà come via della pace.

    Cari amici,

    L’inaugurazione di questa nuova Nunziatura, e il desiderio della Malesia e della Santa Sede di approfondire i legami di amicizia che ci rallegrano, sono segni del nostro obiettivo condiviso: costruire un mondo più fraterno in cui la concordia, la giustizia e la pace possano fiorire.

    È un onore per me essere presente in questo momento di felice auspicio per le relazioni tra Malesia e Santa Sede e rinnovare l’orante augurio del Papa Francesco che tutti possano trovare qui, nella “Casa di Pietro”, un amichevole benvenuto e parole di incoraggiamento. Affido questo edificio, e tutti coloro che vi prestano servizio, alla cura e alla protezione dell’Altissimo.

    Molte grazie!

    [01779-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #447
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    Viaggio del Sostituto della Segreteria di Stato in Malesia per l’inaugurazione della nuova Nunziatura Apostolica a Kuala Lumpur, 24.11.2017


    Pubblichiamo di seguito l’omelia che l’Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, ha pronunciato oggi nel corso della Santa Messa a Kuala Lumpur (Malesia) per l’inaugurazione della nuova Nunziatura Apostolica:

    Omelia di S.E. Mons. Angelo Becciu


    Eminenza,

    Eccellenze,

    Nel brano evangelico di oggi, il Signore dice a San Pietro che lui è la roccia si cui avrebbe edificato la sua Chiesa e che le porte degli inferi non avrebbero prevalso su di essa. È significativo che Gesù punti al futuro: “Su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). La Chiesa in Malesia doveva diventare parte di quel futuro. Per grazia di Dio, in questo nostro tempo, la vibrante vitalità delle comunità cristiane in questo Paese sta realizzando la promessa del Signore in un modo magnifico.

    San Pietro, “la roccia” su cui nostro Signore ha costruito la sua Chiesa, era, come sappiamo, un uomo comune, un semplice pescatore. Pietro conosceva sé stesso e ha proclamato la sua propria debolezza davanti a Gesù. Nemmeno i Vangeli la nascondono: questi parlano della sua paura paralizzante davanti alla tempesta, del suo rifiuto di lasciare Cristo lavargli i piedi, e del suo triplice rinnegamento del Signore nelle ore precedenti la crocifissione. E nonostante ciò, conoscendo bene Pietro e guardando nel suo cuore, Gesù lo ha scelto per essere il primo degli Apostoli, princeps Apostolorum.

    Qui vediamo la bellezza della grazia di Dio. Gesù rende la debolezza di Pietro una fonte di forza, una forza chiaramente evidente dopo la resurrezione e la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. Pietro ha proclamato il Vangelo senza paura a Gerusalemme, ad Antiochia, a Roma, e finalmente ha dato la suprema testimonianza a Cristo nel proprio martirio. Nel nostro ministero di Vescovi, anche noi sperimentiamo il potere della grazia di Dio, lavorando attraverso le nostre stesse debolezze, mentre ci sforziamo in umiltà di essere una roccia per coloro che serviamo.

    In un certo modo, voi in quanto Vescovi in unione con il Successore di Pietro a Roma, siete chiamati ad essere un segno visibile della presenza di Dio come roccia nella Chiesa universale e in ciascuna delle vostre Chiese particolari. Se ci sono momenti in cui vorremmo manifestare le nostre debolezze a Cristo, come fece Pietro, dobbiamo confidare nella promessa incrollabile del Signore di essere sempre con noi, di rafforzarci nella nostra missione di araldi del Vangelo e di del popolo fedele di Dio. La sua promessa non verrà mai meno.

    L’edificio che oggi dedichiamo è la casa di Pietro; simbolizza la vostra unità, e quella delle vostre Chiese locali, con il Santo Padre, il cui ministero come Successore di Pietro lo rende fondamento visibile e principio dell’unità della Chiesa nella fede: ubi Petrus, ibi Ecclesia. Nel salmo responsoriale abbiamo cantato: “Ecco com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme” (Sal 133). Preghiamo perché questa casa, e tutti coloro che vi abitano, siano sempre segno del ministero di servizio del Santo Padre alla nostra comunione nella Chiesa Cattolica. Possa anche questa cappella, come cuore della nuova Nunziatura, essere una sorgente di luce spirituale e di forza per il Nunzio e per i suoi collaboratori nel loro sforzo quotidiano di condividere con il Successore di Pietro le difficoltà come anche le gioie sperimentate dal Popolo di Dio nelle vostre rispettive diocesi e di trasmettere a loro volta la preoccupazione pastorale e l’incoraggiamento del Santo Padre. In questo modo, la presenza della Nunziatura qui può contribuire all’unità che i Vescovi godono con il Papa, tra loro e con il clero, con i religiosi e con i fedeli laici delle Chiese locali. Incoraggerà l’intera comunità cattolica a testimoniare il Vangelo e nel diffondere, tramite le loro buone opere, l’amore misericordioso di Cristo per tutta l’umanità.

    Il salmista descrive la bontà dell’unione fraterna attraverso l’immagine dell’olio fragrante che scende sulla barba di Aronne e sull’orlo delle sue vesti. Qui vediamo bene una profezia dello Spirito Santo versato sulla Chiesa, nel senso della ricchezza dei suoi doni carismatici e gerarchici, per la sua edificazione nella fede, nella speranza e nella carità. Ognuno di noi, per grazia di Dio, ha ricevuto quel dono in abbondanza, specialmente nel giorno della sua consacrazione. Possa la benedizione di questa cappella essere l’occasione di una rinnovata effusione dei doni dello Spirito Santo. Possa l’olio della sua gioia ungere le nostre vite e rafforzarci nella santità e nello zelo per l’apostolato. Se a volte ci sentiamo deboli e sopraffatti dalle difficoltà che affrontiamo, lo Spirito ci ricordi che Cristo ha costruito la sua Chiesa sulla roccia e continua a guidarla ad ogni passo. Fortifichiamoci l’un l’altro nell’unità e nella fiducia nella promessa del Signore.

    Desidero rinnovare la gratitudine del Papa Francesco verso l’intera Conferenza Episcopale e verso tutti coloro che hanno reso possibile la costruzione di questo edificio della Nunziatura Apostolica. Come sappiamo, ogni casa ha bisogno di una madre. Rivolgiamoci a Maria, Madre della Chiesa, e chiediamo la sua intercessione, affidando tutti i nostri sforzi, il nostro popolo, le nostre speranze e noi stessi alla sua cura materna. Possa Ella guidarci alla nostra patria celeste nella comunione col corpo di Cristo, la Chiesa, e in unità di mente e di cuore con il Successore di Pietro a Roma.

    [01786-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #448
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    Il cordoglio del Santo Padre per le vittime dell’attentato in una moschea sufi nel Sinai settentrionale (Egitto), 24.11.2017


    Pubblichiamo di seguito il telegramma di cordoglio che il Santo Padre Francesco ha inviato, a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, per le vittime dell’attentato terroristico avvenuto oggi nella moschea sufi al-Rawda di Bir al-Abed, a ovest della città di Arish, nel Sinai settentrionale:

    Telegramma

    His Holiness Pope Francis was profoundly grieved to learn of the great loss of life caused by the terrorist attacks on the Rawda mosque in North Sinai. In expressing his solidarity with the Egyptian people at this hour of national mourning, he commends the victims to the mercy of the Most High God and invokes divine blessings of consolation and peace upon their families. In renewing his firm condemnation of this wanton act of brutality directed at innocent civilians gathered in prayer, His Holiness joins all people of good will in imploring that hearts hardened by hatred will learn to renounce the way of violence that leads to such great suffering, and embrace the way of peace.

    Cardinal Pietro Parolin
    Secretary of State

    [01808-EN.01] [Original text: English]

    [B0830-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #449
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    Messaggio del card. Parolin per i 60 anni dei Trattati di Roma

    “L’Europa si trova ad uno snodo di particolare significato nella sua storia. Se non sapesse” riscoprire “l’essenza degli ideali che l’hanno ispirata, trovando con creatività la strada per alimentare le sue istituzioni con la sua originaria carica ideale, correrebbe il rischio di rimanere bloccata da forze stanche e miopi”
    . Lo ha scritto il Segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in una nota inviata ai relatori del convegno promosso dall’Istituto Sturzo, che si è tenuto ieri sera a Roma a conclusione dell’anno delle celebrazioni per i sessant’anni dei Trattati di Roma.

    “Ogni generazione – ha aggiunto il cardinale – si trova ad affrontare i problemi che la caratterizzano e la nostra si misura in particolare con la dimensione globale delle questioni, che presentano una complessità tale che difficilmente possono essere affrontate con speranza di successo, senza un intelligente coordinamento e il convinto concorso di energie di un singolo Paese”.

    Il Segretario di Stato Vaticano - riporta l'agenzia Sir - ha parlato delle “migrazioni forzose di intere popolazioni”, ponendo l’accento sui “drammi causati in diverse zone del mondo dagli scontri bellici, con i loro tragici effetti, le ingenti perdite umane e le distruzioni, accompagnate da carestie e masse di rifugiati, la salvaguardia dell’ambiente naturale e il crescente impatto che le attività dell’uomo hanno sul clima”.

    Al centro del suo intervento anche l’economia, definita “eccessivamente dipendente dalla speculazione finanziaria e dei rischi che questo comporta per la sua stabilità e per la difficoltà a creare opportunità di lavoro dignitoso e stabile”, ma anche le armi di distruzione di massa, il loro controllo e riduzioni, “con il contrasto efficace al fanatismo di matrice islamica e di altre matrici, che alimentano il terrorismo”.

    “L’Europa, uscita dalle devastazioni delle due guerre mondiali, seppe affrontare con coraggio e inventiva le enormi sfide del suo futuro tempo. Riuscì ad individuare prospettive nuove e a seguirle con determinazione, estinguendo inimicizie” e “trasformando le rivalità in collaborazione e le reciproche gelosie in opportunità. Promuovendo un innegabile sviluppo, pur con gli inevitabili errori di percorso. Lo seppe fare perché non era solo mossa da interessi di breve momento”, ma da “ideali, profondamente ispirati dalla concezione cristiana della persona umana e della società e dal ricordo lancinante di cosa significhi lasciare che tali ideali si illanguidiscano nella vita delle nazioni e nelle relazioni tra gli Stati”.

    “I padri fondatori del progetto europeo – ha affermato il card. Parolin nel suo messaggio – compresero che mettere in comune le risorse e lavorare insieme era il vero rimedio all’insorgere di nuovi sanguinosi conflitti come quelli che avevano lacerato la prima metà del XX secolo. Oggi si avverte il bisogno di un simile slancio ideale, di una simile consapevolezza dell’urgenza del momento, della necessità di un impegno corale, di una forte assunzione di responsabilità”.

    Nel suo intervento scritto, il Segretario di stato Vaticano ha poi ricordato come Papa Francesco abbia mostrato “notevole attenzione per le sorti dell’Europa, percependone la ricchezza storica e culturale come pure le potenzialità e le difficoltà in un mondo globalizzato e in continuo e repentino mutamento”. Infine, l’auspicio che sia possibile “riportare l’Europa all’altezza dei compiti che le spettano, facendola uscire da un immobilismo che rischia di trasformarsi in decadenza”.


    fonte: Radio Vaticana
    Bonus pastor animam suam ponit pro ovibus
    (Io. 10,11)

  10. #450
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    Saluto del Cardinale Segretario di Stato in occasione dell’iniziativa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù “Caro Papa Francesco, ti regalo un disegno” (Palidoro, 19 dicembre 2017), 20.12.2017


    È stata inaugurata ieri la mostra di disegni esposti nella sede dell'Ospedale di Palidoro (Fiumicino), inaugurata dall’Em.mo Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e dalla quale parte la campagna di raccolta fondi promossa dall'Ospedale Bambino Gesù e dalla "La Civiltà Cattolica", per l’iniziativa "Caro Papa Francesco, ti regalo un disegno", che ha l'obiettivo di sostenere la cura e l'accoglienza dei pazienti provenienti dall'estero.

    Pubblichiamo di seguito il saluto dell’Em.mo Card. Pietro Parolin, pronunciato ieri nel corso dell’inaugurazione:

    Saluto del Segretario di Stato

    Eccellenza,
    Signora Presidente,
    Illustri medici e personale paramedico,
    Signore e Signori,
    Cari amici,

    È per me una gradita occasione intervenire all'inaugurazione della Mostra "Caro Papa Francesco, ti regalo un disegno". Ringrazio per l'invito il Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Parimenti ringrazio per la loro presenza le Autorità qui intervenute.

    La mostra raccoglie i disegni donati al Santo Padre dai bambini di cinque continenti. Essi comunicano il mondo visto dai fanciulli. Desidero mettere in evidenza la collaborazione tra l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la rivista La Civiltà Cattolica a cui questi preziosi disegni erano affidati perché portassero frutto, come dei piccoli talenti. Sono un dono dei bambini al Papa e ora possono diventare un dono per altri bambini.

    L’Ospedale avvia in tal modo un'iniziativa diretta al sostegno delle attività di cura sanitaria rivolte ai piccoli pazienti privi di copertura sanitaria e provenienti dai vari continenti. La Santa Sede, che ha a cuore il bene dei bambini, sostiene con gioia questo progetto.

    Nell’attività internazionale della Santa Sede un posto privilegiato occupa l'attenzione per i bambini e in tale ambito un compito di primo piano è svolto dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che unisce la passione della carità all'intelligenza del sapere medico. Sostenere la sua azione significa allargare i confini della solidarietà, sia nell'accoglienza dei bambini provenienti da diversi Paesi del mondo, sia nella diffusione della formazione e del sapere.

    Sono lieto di visitare in questa occasione la sede di Palidoro. Questa bella struttura ci testimonia l'intuizione profetica del Beato Paolo VI che nel 1978 – quasi 40 anni fa – affidava il centro, prima gestito dalla Pontificia Opera di Assistenza, alla direzione dell'Ospedale.

    Possiamo leggere in quel gesto un'azione di discernimento per interpretare i segni dei tempi: dopo la scoperta del vaccino di Sabin e debellata la poliomielite, la struttura, dedicata alla cura di quella malattia, aveva bisogno di trovare una nuova vocazione. Era una sfida importante che richiedeva investimenti economici e risorse umane competenti da indirizzare in un territorio isolato e periferico.

    Quella sfida di ieri, oggi, vede il germoglio di alcuni frutti. Come ha affermato il Papa Francesco durante l'Udienza, concessa alla comunità dell'Ospedale nel dicembre dello scorso anno: “Il ‘Bambin Gesù’ non ha guardato alle sue ristrettezze, ma ha creato nuovi spazi e tanti progetti ... Questo ci dice che la qualità della cura non dipende solo dagli aspetti logistici, ma dagli spazi del cuore. È essenziale allargare gli spazi del cuore: poi la Provvidenza non mancherà di pensare anche agli spazi concreti!

    Il grande impegno e la grande passione delle persone che hanno lavorato a Palidoro, sono il segno della capacità di saper allargare gli spazi del cuore e saper attendere, con gli occhi della speranza che questo si trasformi in spazio concreto di accoglienza. Un ringraziamento lo dobbiamo a tutti coloro che in tutto questo tempo hanno contribuito quotidianamente allo sviluppo della sede.

    Oggi osserviamo risultati significativi che portano il centro di Palidoro ad essere un riferimento importante per il sistema sanitario nazionale italiano; un luogo dove si offrono risposte concrete ai bambini e ai ragazzi malati. Si tratta di una struttura che punta all'eccellenza, dotata di strumenti di ultima generazione per la riabilitazione e per la diagnostica.

    Il tempo liturgico d'Avvento, che stiamo vivendo, ci insegna la feconda prospettiva di coniugare attesa e speranza. Ci sprona quindi a prepararci sempre meglio all'accoglienza per rispondere alle necessità dei piccoli malati e migliorarci ulteriormente. Nel servizio di cura abbiamo bisogno continuamente di seguire la strada dell'innovazione scientifica e tecnica, mantenendo sempre al centro il paziente e la sua famiglia, rispettandone pienamente i diritti e intercettandone i bisogni.

    È questa da sempre la missione di tutto l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Per compierla è cruciale che le attività di diagnosi e di cura siano basate su valori evangelici condivisi da tutto il personale e i dirigenti e siano ispirati all'alta professionalità e alla trasparenza.

    Vorrei concludere con le parole di Papa Francesco: “Lo sguardo di Maria, Consolatrice degli afflitti, illumina il volto della Chiesa nel suo quotidiano impegno per i bisognosi e i sofferenti. I frutti preziosi di questa sollecitudine della Chiesa per il mondo della sofferenza e della malattia sono motivo di ringraziamento al Signore Gesù, il quale si è fatto solidale con noi, in obbedienza alla volontà del Padre e fino alla morte in croce, perché l'umanità fosse redenta” (Messaggio per la XXVª Giornata mondiale del malato, 2017).

    Nell’esprimervi un sincero ringraziamento per il vostro impegno, vi incoraggio a perseverare nel cammino intrapreso ed auguro a tutti voi e alle vostre famiglie un santo Natale e un sereno Anno Nuovo.

    [01959-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0916-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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