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Discussione: La Segreteria di Stato: informazioni, notizie e documenti

  1. #21
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    il messaggio di (vtr) è sufficientemente chiaro per rispondere alla domanda posta da Sciiamchiamens.
    Alle considerazioni del collega moderatore, aggiungo solo che la visita a Cuba riveste certamente un'importanza maggiore rispetto agli altri viaggi e missioni diplomatiche del Segretario di Stato, non solo per la commemorazione del X anniversario della visita di Giovanni Paolo II in quel Paese, ma soprattutto considerata la particolare situazione socio-politica di Cuba. Credo che raramente in quello Stato venga concesso a un ecclesiastico di tenere un numero così elevato di discorsi e interventi pubblici, quindi è giusto che ad essi sia data una particolare visibilità.
    Peraltro, l'osservazione che il sito della Santa Sede dia troppo spazio al Card. Bertone mi sembra priva di fondamento, in quanto su quel sito esiste da sempre una pagina web dedicata ai discorsi, omelie e interventi del Segretario di Stato, anche quando questo ruolo era rivestito dal Card. Sodano.
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
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  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Sciiamchiamens Visualizza Messaggio
    Il suddetto Bollettino gia' in passato aveva presentato attivita' "particolari" di alcuni cardinali della Santa Sede. Ma a me e' sembrato un po' eccessivo il racconto dettagliato delle parole dei discorsi vari del Cardinale Tarcisio.
    Il Cardinale Sodano invece, pur lavorando come l'attuale Segretario di Stato, non era cosi' alla ribalta con dichiarazioni e discorsi vari sul bollettino della Sala Stampa come mi sembra appaia ultimamente sullo stesso. Il mio intento e' solo di discutere e meglio capire. Grazie.
    I discorsi del Cardinal Bertone non sono inseriti nel bollettino in quanto "interventi di Bertone Tarcisio sdb" ma in quanto "interventi del Segretario di Stato di Sua Santità il Sommo Pontefice".
    Il fatto che siano più frequenti ora che prima è stato ben spiegato da Vox.
    Riporto l'articolo 39 della costituzione apostolica "Pastor Bonus" (Giovanni Paolo II, 28-VI-1988), che stabilisce il ruolo della Segreteria di Stato:
    Articolo 39
    La Segreteria di Stato coadiuva da vicino il sommo Pontefice nell'esercizio della sua suprema missione.
    Alla luce di ciò, le parole di Vox acquistano ancora maggior valore.

  3. #23
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Bilancio del cardinale Bertone dopo la visita nell'isola

    Per il bene del popolo di Cuba
    nuovo dialogo tra Chiesa e Stato



    "Ho detto sia al presidente, sia alle autorità cubane che lascio nelle mani della conferenza episcopale le istanze da portare avanti nel dialogo bilaterale e nell'impegno comune per lo sviluppo e per il bene del popolo di Cuba, un popolo che Dio ama e che la Chiesa ama". Sono alcune delle parole che racchiudono il senso dell'intervista del cardinale Tarcisio Bertone rilasciata a "L'Osservatore Romano" e alla Radio Vaticana al suo rientro da Cuba e che pubblichiamo di seguito.

    Emineza, Lei è stata la prima personalità esterna a incontrare Raúl Castro, dopo la sua elezione alla presidenza a seguito della rinuncia di Fidel. Quale è la convinzione che si è fatta dal colloquio con il nuovo presidente cubano?

    È vero che di fronte all'opinione pubblica mondiale sono apparso come il primo rappresentante del mondo diciamo socio-politico e religioso a incontrare il nuovo presidente del Consiglio di Stato e nuovo presidente della Repubblica dopo la sua elezione.
    L'incontro era fissato fin dal mio arrivo a Cuba. Raúl Castro ha ricevuto insieme con me la delegazione della Chiesa cattolica con una folta delegazione governativa. All'incontro hanno preso inizialmente parte i due vicepresidenti del Consiglio di Stato, Esteban Lazo e Carlos Lage; il ministro degli affari esteri Pérez Roque e la delegazione che mi accompagnava: il cardinale Jaime Ortega, arcivescovo dell'Avana; l'arcivescovo Luigi Bonazzi, nunzio apostolico; monsignor Juan García Rodríguez, presidente della Conferenza episcopale; il vescovo di Holguín, Juan de Dios Hernández segretario della Conferenza episcopale e monsignor Emilio Aranguren Echeverría.
    Il colloquio è stato dapprima aperto a uno scambio di impressioni su Cuba e sulla vitalità della Chiesa cattolica. Poi ho incontrato privatamente il presidente per un faccia a faccia di 55 minuti. Era stata una mia richiesta precisa e il neo presidente ha risposto positivamente. Abbiamo così potuto esaminare insieme problemi sia interni, attinenti la società cubana e i rapporti bilaterali, sia internazionali.

    Può riferire qualche dettaglio del suo colloquio con il Presidente Raúl?

    Abbiamo affrontato anzitutto la questione della permanenza dei valori nella società cubana. Anche il presidente Raúl è preoccupato della caduta dei valori nella società, soprattutto nel mondo giovanile. Egli deve guidare il Paese verso una nuova tappa della sua storia sociale, politica e religiosa.
    La preoccupazione per i valori e per la formazione dei giovani è pertanto una preoccupazione condivisa. Ci si chiede come vincere la disaffezione dei giovani nei confronti dei valori, come ascoltare le istanze e rispondere alle aspirazioni del popolo cubano. Su questo punto abbiamo convenuto che la Chiesa può dare un grande contributo nella formazione dei giovani ai valori. Il governo intende puntare sulla formazione dei giovani ai valori fondamentali attraverso i rinomati centri educativi superiori e universitari di cui Cuba dispone, e la Chiesa può contribuire molto efficacemente a perseguire un tale obiettivo educativo.
    Un secondo punto che abbiamo trattato riguarda l'azione della Conferenza episcopale e della Chiesa in relazione a quei problemi concreti che possono sorgere all'interno di una nazione, come ad esempio la costruzione di nuovi edifici di culto. Nella Chiesa in Cuba c'è molto fervore, soprattutto nei gruppi spontanei e nei gruppi giovanili. C'è un bel rapporto tra i sacerdoti, i religiosi e la società. La Caritas è molto stimata dal Governo cubano per la rete di attività che svolge soprattutto a favore dei più bisognosi, dei poveri e degli anziani. Esiste il problema concreto del riconoscimento della personalità giuridica alla Chiesa cattolica e di uno statuto giuridico per la Caritas. Si tratta di problemi che saranno studiati successivamente dal Governo e dalla Conferenza episcopale.
    Il presidente Raúl ha parlato, nel suo discorso di investitura, del rispetto della istituzionalità e delle istituzioni. A Cuba esiste questo problema anche per la Chiesa cattolica e per le sue varie istanze; problema che potrà essere affrontato bilateralmente e, si auspica con l'apertura e il coraggio necessari. Siamo poi passati ad una attenta valutazione della panoramica internazionale.

    L'opinione pubblica si attendeva qualche passo in favore dei prigionieri politici. Ne avete parlato?

    Abbiamo parlato del problema dell'assistenza ai detenuti. Soprattutto dell'assistenza spirituale nei confronti dei detenuti cattolici e non cattolici.
    Ho presentato al presidente Raúl una lista di nomi di prigionieri da prendere in considerazione per ragioni umanitarie, pur nel rispetto della sovranità di Cuba, dei diritti di tutti e quindi anche dei diritti del governo. Ho manifestato la preoccupazione della Chiesa per le famiglie dei detenuti.
    Il presidente ha sottolineato l'importanza di praticare a livello internazionale il dinamismo della reciprocità; si è detto disposto a trattare tutti i problemi con grande apertura ed anche a fare dei gesti concreti, in presenza di una reciprocità, nel rispetto dell'identità e della sovranità del popolo cubano.
    Come è noto, i problemi cruciali di Cuba sono quelli dell'embargo imposto dagli Stati Uniti e delle sanzioni economiche dell'Unione europea che frenano il suo sviluppo e non permettono di venire incontro alle gravi difficoltà socio-economiche che affliggono l'isola. Il presidente ha posto a tale riguardo anche il problema dei cinque prigionieri cubani negli Stati Uniti e quindi la questione di un trattamento umanitario anche per loro, con la eventuale possibilità di scambio.

    Lei ha ripetuto un appello molto caro ai cubani per la fine dell'embargo economico. Ma lo ha fatto anche in prospettiva di nuovi scenari che si delineano nell'isola e quale segno di incoraggiamento a un dialogo con gli Stati Uniti e con l'Ue che volti finalmente pagina?

    Sì, questa è l'aspettativa del presidente e credo che sia un'aspettativa di tanti uomini e donne di buona volontà. Come è noto, a causa dell'embargo chi soffre di più è il popolo. In questo caso il popolo cubano. Una delle conseguenze dell'embargo riguarda anche le banche, che non possono fare transazioni economiche per Cuba e per i cubani, e questo è un impoverimento, un modo di impedire anche il flusso di aiuti economici alle singole famiglie e alle singole persone.
    Da parte mia ho assicurato che la Santa Sede si adopererà perché vengano almeno ridotte queste sanzioni, se non eliminate. Poi, certamente questo deve comportare uno sviluppo verso una maggiore libertà, verso un riconoscimento dei diritti personali e sociali, politici ed economici. Ci sono già dei passi promettenti, perché Cuba si appresta a firmare le due convenzioni delle Nazioni Unite proprio sui diritti personali, sociali, economici e politici. Si tratta di un passo che permetterà una verifica sul campo anche da un punto di vista prettamente giuridico.
    Ma, come disse Giovanni Paolo II non bisogna solo pretendere che Cuba si apra al mondo, accetti certi criteri imposti dall'esterno, ma che il mondo si apra a Cuba, e che anche gli Stati Uniti e l'Unione europea abbiano maggiore fiducia in Cuba.

    Come interpretare il silenzio su Fidel Castro anche in momenti ufficiali e negli incontri che lei ha avuto con le autorità?

    Anzitutto abbiamo parlato frequentemente di Fidel Castro; non c'è stato un silenzio su di lui. Il presidente Raúl si è riferito al fratello, ha fatto votare una mozione anche dall'assemblea che ha eletto i nuovi membri del Consiglio di Stato.
    Il riferimento a Fidel è molto vivo. Egli ha seguito alla televisione e alla radio molte parti della mia visita. Ha ascoltato miei discorsi e li ha commentati con il presidente Raúl. Non ho potuto incontrarlo per comprensibili ragioni di salute. Si è parlato del suo invito a Benedetto XVI a visitare l'isola e Raúl ha confermato questo desiderio, che naturalmente pone nelle mani e nel cuore del Santo Padre.
    Raúl mi ha assicurato i saluti e gli auguri da parte di Fidel, che pertanto è stato più volte ricordato. Anche il comunicato dei vescovi, in cui si invitava a pregare per la salute di Fidel, è stato commentato molto positivamente dal fratello Raúl.

    Perché parlando di Chiesa in Cuba, lei non ha mai usato l'espressione di Chiesa perseguitata o con libertà vigilata come invece ritengono molti critici del Governo cubano?
    Perché la Chiesa in Cuba non è una Chiesa perseguitata. Incontra alcune difficoltà, esempio, come è stato detto, per la costruzione di nuove chiese o per l'insegnamento. Abbiamo parlato con il presidente Raúl anche dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. È chiaro che questa è una meta che non può essere realizzata adesso.
    Non si può fare un paragone tra la Chiesa che è a Cuba e la Chiesa che è in Italia, però la Chiesa in Cuba non è una Chiesa perseguitata nel senso storico delle persecuzioni, anche se le autorità, di fatto, seguono con particolare vigilanza alcuni Pastori della Chiesa. Ciò nonostante, in qualche modo c'è la possibilità di esprimere anche pubblicamente la propria fede.
    Non si può ignorare, naturalmente, il problema dei rapporti con i dissidenti politici, ma, tornando alla situazione della Chiesa, c'è stata una certa apertura anche per le manifestazioni pubbliche, come ad esempio per le processioni o le celebrazioni all'aperto. I mezzi di comunicazione hanno dato discreto spazio alla mia visita. In momenti particolari, il cardinale, il vescovo di Santa Clara e il vescovo di Guantánamo hanno parlato anche alla televisione. Per pochi minuti naturalmente, però sono i piccoli passi che dimostrano una concreta apertura.
    I ragazzi, i giovani, anche quelli della scuola latino-americana di medicina hanno manifestato pubblicamente la loro identità cattolica, la loro appartenenza alla Chiesa e l'impegno di portare valori cristiani nella società cubana. Nella mia visita nella scuola latino-americana di medicina, l'aula magna era gremita di giovani; alcuni hanno innalzato un cartello "somo de Cristo" e nessuno l'ha fatto rimuovere.
    Pur con dei limiti - naturalmente non possiamo fare dei paragoni - dobbiamo accettare i piccoli passi o, come diceva un famoso personaggio, la politica dei piccoli passi, che in questi dieci anni è stata fatta e che continua ancora adesso. Io credo che ci siano prospettive di ulteriore apertura e di ulteriore sviluppo.

    I suoi discorsi sono stati molto dettagliati nel descrivere la crescita pastorale della Chiesa cubana. Che cosa ha constatato che sia avvenuto a Cuba e nella sua Chiesa nei dieci anni seguiti alla visita di Giovanni Paolo II?

    Sono convinto che la Chiesa si esprima attraverso tutte le realtà che sono comuni a una società viva. Si esprime attraverso le celebrazioni liturgiche vere e proprie, si esprime attraverso gruppi di formazione, si esprime attraverso l'azione socio-assistenziale, si esprime anche attraverso l'organizzazione di attività, iniziative, convegni, pellegrinaggi.
    L'arcivescovo di Santiago di Cuba mi riferiva che ogni anno circa mezzo milione di persone vanno in pellegrinaggio al santuario della Madonna della Caridad del Cobre. Ho visto la crescita di questi segni di una Chiesa viva. Poi ci sono i mezzi di comunicazione sociale; c'è un bollettino "Vida cristiana" distribuito in circa sessantamila copie. È una piccola cosa, ma ci sono altre riviste, corsi di formazione, centri di spiritualità, che nel fine settimana sono pieni di gruppi.
    Vedo i segni positivi di una Chiesa "normale" come in tanti altri Paesi, certo con talune limitazioni per ora. Sono segni che documentano uno sviluppo positivo di Chiesa. Le risorse sono pochissime, lo Stato aiuta il restauro di antiche chiese, di antichi centri, con grande difficoltà, perché le risorse economiche e organizzative della Chiesa sono quelle di una Chiesa povera, in un Paese che è povero. Provvidenzialmente la Chiesa riceve aiuti dall'esterno, da altre Chiese che sono gemellate con le diocesi e i piccoli centri a Cuba.
    C'è anche il problema dell'ingresso a Cuba di nuovi religiosi e religiose, e di sacerdoti in aiuto alla Chiesa. Ma anche questa fase della concessione dei permessi va evolvendosi; l'ho sperimentato io stesso come arcivescovo di Genova quando ho favorito l'andata a Cuba di due sacerdoti liguri e di tre suore brignoline di Roma.
    Ho potuto constatare anche un certo aumento di vocazioni sacerdotali e vocazioni religiose. Ho visto novizie, aspiranti di congregazioni religiose femminili, nuovi sacerdoti, due di essi sono nuovi salesiani cubani. Questi sono segni belli.

    Dall'insieme della visita emerge una grande e reciproca simpatia tra il popolo cubano e la Santa Sede. Nel suo saluto finale lei parla di "affetto", può darne una spiegazione?

    Certo la Chiesa ha una sua storia a Cuba, anche nello sviluppo della rivoluzione cubana, e fino a questi ultimi anni rappresenta un punto di riferimento essenziale. Venendo a cadere altri punti di speranza o di ideali, si vede come gli ideali che propone la Chiesa sono sempre vivi e intramontabili, come è intramontabile la Parola di Dio, la vicinanza di Dio, del Dio amico, del Dio vicino, come ripete Benedetto XVI.
    I cubani hanno questa sensazione del Dio rivelato da Gesù Cristo e annunciato dalla Chiesa, che è vicino e che sostiene il popolo cubano anche nelle sue sofferenze.
    Nello stesso tempo, Giovanni Paolo II con la decisione di fare quella storica visita a Cuba ha suscitato un impatto incancellabile. Il ricordo di Giovanni Paolo II è vivo in tutte le comunità, in tutti i Paesi, in tutte le città e l'accoglienza dell'inviato del Papa, del segretario di Stato del Papa è stata entusiastica. Era impressionante e commovente vedere le file di gente, di bambini, di adulti, di famiglie sulle strade dove passava il corteo con il segretario di Stato. Salutavano e battevano le mani: "Viva il Papa". Tanti, poi, si sono raccomandati alle preghiere del Papa: "Dica al Papa che preghi per noi". "Benedizione" ripetevano.
    La presenza della Chiesa è una presenza di benedizione, di aiuto, soprattutto a Cuba nella sua situazione e nelle sue sofferenze.

    La sua visita si è aperta con la consegna di un messaggio del Papa ai vescovi e alla popolazione di Cuba e si è conclusa pubblicamente all'università con le parole di Benedetto XVI. È parsa chiara l'intenzione di rendere presente il Pontefice in ogni sua parola e azione. Come mai?

    Il Papa stesso mi ha incaricato di portare questa sua vicinanza e questo suo affetto alla Chiesa che è in Cuba, ai vescovi e a tutte le sue comunità. Personalmente essendo invitato a parlare all'università de La Habana, e anche alla scuola latino-americana di medicina - dove si formano ventimila ragazzi provenienti da vari Paesi latino-americani, ma anche da Paesi dell'Africa, da altre regioni per diventare i medici umanisti - mi veniva spontaneo citare e farmi portavoce della parola del Papa in questi ambiti molto significativi.
    Come sappiamo Benedetto XVI ha una ricchezza di contenuti e anche di modalità di espressioni così convincenti che erano accolti con entusiasmo sia all'università e sia nella scuola latino-americana di medicina.

    Lei pensa che Benedetto XVI risponderà positivamente all'invito di andare a Cuba, dopo tutto questo entusiasmo per il segretario di Stato?

    Mi farò portavoce di questo invito. Credo che il Papa Benedetto XVI avrebbe un grande desiderio di andare a Cuba e quindi di portare un'ulteriore iniezione di speranza e di vicinanza a questa Chiesa viva e al popolo cubano. Tutto questo deve però essere compreso nel disegno dei prossimi viaggi internazionali del Santo Padre che è da precisare.

    Ora che Cuba è lontana, il suo bilancio della visita pastorale risponde agli auspici della vigilia?

    Direi che ha superato le attese, considerando la situazione come viene presentata dai media o da come è vista dall'esterno anche in certi ambiti ecclesiali. Avevo per questo non dico un certo timore, ma mi proponevo certe mete, pur con fiducia nella grazia di Dio che opera incessantemente, ma anche con qualche incertezza sui risultati. Ripeto: i risultati sono stati molto superiori alle attese in ciò che ho visto della vitalità della Chiesa cubana in tutte le sue componenti e nelle sue iniziative.
    Fra l'altro ho incontrato una religiosa salesiana che nel mese di ottobre compierà cento anni, dei quali settantotto passati a Cuba. Per questo Paese si può dire che ha dato la vita, e questo dono non può essere inefficace, perché il Signore sa trarre frutti dai semi piantati anche quando noi dormiamo! Se Dio trae figli di Dio anche dalle pietre, tanto più dai sacrifici di coloro che si sono consacrati per il bene di questo popolo.
    Ho detto sia al presidente, sia alle autorità cubane che lascio nelle mani della conferenza episcopale le istanze da portare avanti nel dialogo bilaterale e nell'impegno comune per lo sviluppo e per il bene del popolo di Cuba, un popolo che Dio ama e che la Chiesa ama.



    (©L'Osservatore Romano - 1 marzo 2008)
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  4. #24
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    Viaggio del Cardinal Bertone a Cuba: bilancio “senz'altro positivo”
    Il Segretario di Stato vaticano ha visitato l'isola caraibica dal 21 al 26 febbraio


    CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 28 febbraio 2008 (ZENIT.org).- “Senz'altro positivo”: è questo il bilancio che il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, fa del viaggio che ha compiuto a Cuba dal 21 al 26 febbraio.

    La visita del porporato nell'isola caraibica è avvenuta nel decimo anniversario di quella di Giovanni Paolo II nel Paese.

    Il Cardinal Bertone ha rivelato alla “Radio Vaticana” che il bilancio è “senz’altro positivo, anzitutto per quanto riguarda l’incontro con la Chiesa cubana: una Chiesa viva, nonostante le difficoltà di azione in certe circostanze”.

    La Chiesa a Cuba, ha aggiunto, “è raccolta attorno ai Vescovi”, con “una bella Conferenza Episcopale unita, i sacerdoti, i religiosi, le religiose che si proiettano oltre la testimonianza della preghiera, della vita spirituale in una grande azione sociale di assistenza ai più poveri ed ai bisognosi, e di lavoro in mezzo ai giovani”.

    “Altrettanto positivo” è il bilancio “sul versante dei rapporti con le autorità civili”. Il Cardinale ha avuto “incontri bilaterali con delegazioni composte di responsabili della vita civile, del Governo, e incontri anche con singole persone, come poi l’ultimo giorno con il nuovo Presidente, Raúl Castro”.

    “Mi sembra che ci siano le prospettive per un lavoro insieme, di fiducia nell’azione della Chiesa e di possibilità di apertura di nuovi spazi di presenza”, ha ammesso.

    Circa il messaggio che ha voluto lasciare a Cuba, il porporato ha affermato che è quello “di essere molto vicini al popolo, di ascoltare le aspirazioni, 'los anhelos del pueblo' che ha sofferto molto, ha sofferto anche – come sappiamo – per le congiunture economiche e per le restrizioni che vengono dall’esterno, all’economia, allo sviluppo dell’Isola”.

    Nonostante le difficoltà, il popolo cubano “continua ad avere grandi ideali, soprattutto in mezzo ai giovani che vogliono risorgere e vogliono affermare la loro identità: una identità cattolica, in buona parte dei giovani”.

    “Ho lasciato anche il messaggio di avere fiducia nel futuro, perché tutti insieme si può lavorare per uno sviluppo integrale verso un umanesimo integrale”, ha confessato.

    Secondo il Cardinal Bertone, sono due i fattori che “affliggono” l’economia cubana: “l’embargo degli Stati Uniti e anche molte restrizioni che sono ancora mantenute dall’Unione Europea”.

    Pur riconoscendo che “questi atteggiamenti sono naturalmente mirati a fare evolvere il governo dell’Isola ad una maggiore libertà, ad un maggiore rispetto dei diritti umani”, il Segretario di Stato vaticano sostiene che “provvedimenti così pesanti, presi unilateralmente, non favoriscono lo sviluppo”.

    “Fanno soffrire la popolazione perché è la popolazione, sono le famiglie, sono i bambini, i giovani quelli che sono penalizzati da questi provvedimenti, e non riconoscono la dignità di Nazione nei suoi valori, nella sua indipendenza, nella sua tradizione, a Cuba. Quindi, sono inaccettabili”, ha denunciato.

    A questo proposito, ha assicurato che la Santa Sede si adopererà “perché vengano almeno ridotte queste sanzioni, se non eliminate”.

    Ovviamente, ha ricordato, questo passo dovrà comportare “uno sviluppo verso una maggiore libertà, verso un riconoscimento maggiore dei diritti personali e dei diritti sociali, come dei diritti politici e dei diritti economici”.


    Circa la situazione della Chiesa cattolica a Cuba, il Cardinale ha ammesso che “le difficoltà sono davanti ai nostri occhi e sono le difficoltà di tutti giorni, come ad esempio quelle relative alla costruzione di nuove Chiese”.

    “Ci sono tante comunità che nascono, che sorgono a livello popolare, specialmente nei villaggi, ma senza avere la possibilità di riunirsi in una chiesa; possono farlo soltanto nelle famiglie”, ha ricordato.

    “Le speranze sono relative a questa nascita o meglio rinascita di comunità vive, ovvero di piccole comunità anche senza sacerdoti, perché i sacerdoti sono pochi, ma i religiosi e le religiose cubane stanno crescendo”.

    Anche se le vocazioni nelle varie famiglie religiose “sono sempre insufficienti rispetto al fabbisogno”, ha concluso, “c'è un entusiasmo, c’è una freschezza di vita cristiana soprattutto in mezzo ai giovani”.

  5. #25
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    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE. 02.03.2008

    In considerazione della situazione creatasi in Armenia a seguito delle proteste e dello stato di emergenza dichiarato dal governo, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, non parte oggi, come previsto, per Yerevan.

    La visita, finora non annullata, potrà avere luogo nei prossimi giorni, con programma mutato. Resta confermata invece la visita in Azerbaijan.

    [00339-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0149-01.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  6. #26
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    Il cardinale Bertone ha visitato
    le comunità cattoliche dell'Armenia



    Yerevan, 5. Rimanere saldamente radicati nell'identità e nell'obbedienza cattolica e al contempo difendere l'ortodossia della tradizione armena e promuoverne la cultura: è il compito che il cardinale Tarcisio Bertone ha affidato al clero e ai fedeli cattolici, nel secondo giorno della visita ufficiale in Armenia. La giornata di mercoledì 5 marzo è stata dedicata a incontri con le comunità cattoliche di Panik, Gyumri e Ashotsk: ogni volta il segretario di Stato ha sottolineato il valore ecumenico della sua presenza nel Paese e ribadito la vicinanza di Benedetto XVI.
    Al mattino la sosta a Panik, simbolo del cattolicesimo in Armenia: un villaggio in cui la fede è rimasta viva anche dopo che tutti i sacerdoti erano stati sterminati; il primo luogo dove, dopo il comunismo, è tornato un sacerdote cattolico; la località dove ha scelto di essere sepolto l'arcivescovo Nerses der Nersessian, morto il 24 dicembre 2006. Il porporato ha voluto rendere omaggio alla tomba di quest'uomo che con la sua cultura, la santità di vita e il suo spirito ecumenico rese possibile la ripresa pastorale della Chiesa armena cattolica, in piena armonia con la Chiesa armena apostolica. Un esempio - ha commentato il cardinale Bertone - per tutta la cristianità; un sacerdote in cui risplendevano le doti della congregazione armena mechitarista, cui apparteneva. Da qui l'auspicio che tale eredità possa perdurare nella sua integrità, quale carisma prezioso concesso da Dio alla Chiesa.
    Successivamente il segretario di Stato ha visitato l'Ordinariato cattolico, la cattedrale armena apostolica della Madonna dei sette dolori e l'orfanotrofio diretto dalle Suore armene dell'Immacolata Concezione. Nel pomeriggio, ad Ashotsk, il porporato ha celebrato la messa e incontrato il personale e i malati dell'ospedale "Redemptoris Mater", voluto da Giovanni Paolo II e realizzato grazie alla Caritas italiana all'indomani del terribile terremoto del 1988. Nell'allora Repubblica socialista sovietica di Armenia, in assenza di qualsiasi forma organizzata della Chiesa cattolica, il Papa polacco volle offrire un segno tangibile di vicinanza al popolo. In un'area periferica, al confine con la Georgia, furono i Camilliani e le Piccole sorelle di Gesù ad avviare il nosocomio in condizioni di isolamento e di difficoltà dovute al clima e all'altitudine. Da questa struttura sono germogliati ambulatori, dispensari e realtà assistenziali nei villaggi circostanti, grazie anche alle attività delle Missionarie della carità di Madre Teresa. In precedenza, martedì sera, il segretario di Stato vaticano aveva incontrato a Yerevan il primo ministro e presidente eletto Sarkisian; mercoledì mattina, sempre nella capitale, il ministro degli esteri Oskanian.


    (©L'Osservatore Romano - 6 marzo 2008)
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    INCONTRO DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO TARCISIO BERTONE E DEL CATHOLICOS DI TUTTI GLI ARMENI, S.S. KAREKIN II, NELLA CATTEDRALE DI ETCHMIADZIN (ARMENIA) - 4 MARZO 2008 SALUTO DI SUA SANTITÀ KAREKIN II
    DISCORSO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE
    DICHIARAZIONE COMUNE
    Nel pomeriggio di martedì 4 marzo, il Segretario di Stato di Sua Santità, il Cardinale Tarcisio Bertone, iniziando la sua Visita ufficiale in Armenia, ha incontrato a Etchmiadzin S.S. Karekin II, Catholicos di tutti gli Armeni. Nella Cattedrale si è poi tenuta la Preghiera comune.
    Di seguito pubblichiamo il saluto del Catholicos di tutti gli Armeni, il discorso del Cardinale Segretario di Stato e la Dichiarazione congiunta firmata nel corso dell’incontro in Cattedrale:
    SALUTO DI SUA SANTITÀ KAREKIN II
    Your Eminence,
    It is our pleasure and joy to greet Your Eminence in the spiritual center of all Armenians – the Mother Cathedral of Holy Etchmiadzin, on the occasion of your visit to Armenia and our Mother See on behalf of our dear brother in Christ, His Holiness Benedict XVI, Pope of Rome.
    We are also happy to welcome the delegation that has accompanied Your Eminence on this pilgrimage to Armenia, and pleases us greatly to greet here today the Ambassador of the Republic of Armenia to the Vatican, His Excellency Edward Nalbandian, and thank him for his service to our two states.
    We offer thanks to Almighty God in heaven, that today we witness the historical ties between our two Churches filled with fraternal love and a spirit of collaboration, with new achievements and programs that crown our divine mission with success.
    In the not too distant past, our predecessors of blessed memory established the foundations for our cooperation through their luminous and wise decisions, which were reinforced through reciprocal visitations, mutual respect and an atmosphere of trust.
    The relationship today shall continue in that same spirit and along the path drawn by our fathers, contributing positively to our common witness and prayerful collaboration in this world filled with challenges and trials, for the glory of God and the welfare of our faithful sons and daughters.
    At this moment, we fondly recall our visit to the Vatican in 2000, and the visit of His Holiness John Paul II of blessed memory to Armenia, which opened new avenues of opportunity for our two Churches in the sphere of warm and brotherly relations.
    We wish to extend through Your Eminence, to His Holiness, our dear Brother in Christ, Pope Benedict XVI, our thanks for his cordial attitude to the Holy Armenian Apostolic Church and the Armenian people, which manifests itself in many spheres. A living example of this is the numerous opportunities afforded by the Catholic church to our young clergyman who are continuing their theological educations in Catholic universities and institutions of higher learning throughout the world. We further extend our appreciation to His Holiness for the recent allocation of the Saint Biagio church in Rome to the Armenian community of Italy to serve their spiritual and pastoral needs.
    Our commendation also to His Excellency Archbishop Claudio Gugerotti, Nuncio for Armenia, whose efforts directed at bringing our two Churches and states closer together are very much appreciated.
    Dear Cardinal, your presence here today provides deep consolation to us, as we stand together in prayer with our clergy and faithful, offering our appeal to God for the sake of our country in these difficult days, asking for our wounds to quickly heal and for the complex problems facing our nation and society to receive their just solutions.
    Please convey our warmest greetings to His Holiness Benedict XVI. We are hopeful that the Almighty shall grant us the joyful opportunity to meet, and to reconfirm and reinforce our friendship and brotherly love in our Lord Jesus Christ.
    Welcome to the Mother See of Holy Etchmiadzin. Welcome to Armenia.
    [00364-02.01] [Original text: English]
    DISCORSO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE
    Santità, Eminenze, Eccellenze,
    Reverendi Padri, cari fratelli e sorelle, vi saluto tutti con il santo bacio della pace.
    Appena sono arrivato in terra armena, Sua Santità il Catholicos Karekin II ha avuto la squisita bontà di accogliermi in questa Cattedrale, con il canto liturgico e la preghiera della Chiesa Armena. Sono venuto in questo luogo in pellegrinaggio, perché è un luogo santo. Oltre ad essere il centro della spiritualità e della vita ecclesiale degli Armeni, esso è anzitutto il luogo in cui, come dice il nome stesso, "l’Unigenito è disceso", disceso per apparire a San Gregorio Illuminatore. Ha posto così le fondamenta non solo di un tempio illustre, ma di una cristianità antica e fedele come è la Chiesa Armena.
    Mi inchino, come già fece il Papa Giovanni Paolo II di venerata memoria, di fronte alla storia di santità di questa Chiesa, che ha le sue radici nella predicazione dei Santi Apostoli Bartolomeo e Taddeo. Sono particolarmente lieto che proprio il Papa Giovanni Paolo II abbia voluto far pervenire alcune reliquie di questi Santi Apostoli al Catholicos Vazken I. Lo stesso Pontefice consegnò a Vostra Santità, durante l’indimenticabile visita che Ella ha compiuto alle tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, le reliquie di San Gregorio Illuminatore. Fino a quel momento esse erano custodite nel Convento di San Gregorio Armeno a Napoli e destinate alla nuova cattedrale di Yerevan, la cui bellezza mi è stata più volte decantata.
    Sì, è sul fondamento degli Apostoli che la Chiesa è edificata. E le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. La Chiesa Armena testimoniò Cristo non solo con la conversione del suo popolo, ma con una fedeltà che fu nel tempo pagata con un alto prezzo di sangue. Nessuno può togliere agli Armeni la loro fede, come non si può separare la pelle dal suo colore, diceva un vostro grande e antico autore.
    Il Papa Benedetto XVI, a nome dell’intera Chiesa Cattolica, vi ringrazia per questa storia di fedeltà, che si abbellì anche del martirio di sante Vergini, tra le quali spiccano Hripsimé e Gayané, i cui templi sorgono qui accanto. La santità è viva tra cristiani di varia provenienza e i santi sono la viva testimonianza della presenza di Dio tra noi.
    So quanto il potere ateistico si propose di indebolire questa Chiesa e so quanti testimoni della fede, e persino venerati Pastori, versarono il loro sangue in anni ancora vicini. Conosco soprattutto, Santità, quale impegno instancabile Ella abbia profuso per ricostruire la Chiesa indebolita dal regime sovietico. Davvero di nuovo "l’Unigenito discese", quando tanti cantieri furono aperti per costruire chiese che rimettessero visibilmente al centro della comunità la presenza di Cristo. Quando tanti giovani furono accolti nei seminari per servire il loro popolo mediante il Vangelo, fonte e origine della vostra cultura. E sono lieto e fiero che la Chiesa Cattolica, grazie soprattutto all’opera del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, abbia potuto accogliere molti di loro nelle proprie Università. Io stesso, che fui Rettore di una Università Pontificia, quella Salesiana, conosco quale motivo di orgoglio sia per noi aiutare i nostri fratelli che più hanno sofferto a compiere il loro servizio alla Chiesa mediante una salda formazione culturale e spirituale. La Santa Sede e l’intera Chiesa Cattolica rimangono disponibili in questo senso anche per il futuro.
    E qui vorrei ancora ricordare l’impegno profuso da Vostra Santità per far conoscere nelle scuole la storia del cristianesimo e per la diffusione della cultura cristiana anche attraverso i mezzi di comunicazione. Inoltre, con le sue ripetute visite pastorali Ella fa sentire la voce del Pastore agli Armeni in tutte le parti del mondo. Li mantiene uniti a questo luogo santo, nel quale "l’Unigenito discese". Sono davvero colpito dal diffondersi delle strutture sociali che, sotto la Sua guida, sorgono in Armenia per il servizio dei poveri e dei sofferenti, come ospedali e mense di carità, ma anche per l’educazione dei giovani, vero futuro della Chiesa e del Paese. Ho dedicato all’educazione, quale salesiano, figlio di San Giovanni Bosco, le forze migliori della mia gioventù e aspetto con trepidazione di incontrare i giovani accolti nel Centro che Ella ha voluto qui nella capitale, perché possano rituffarsi nelle migliori radici della propria storia. E non è un caso che, laddove gli Armeni erano portati dalle vicende della vita, là il sacerdote fosse non solo il loro padre spirituale, ma anche il maestro della loro cultura. Queste nuove chiese, questi nuovi spazi apostolici, sono il segno migliore per mostrare che quel Dio che si voleva cacciare dalla storia, ha ripreso possesso degli spazi e dei cuori. Questi luoghi sono il segno eloquente che, come ci ricorda la Scrittura, "la terra è di Dio".
    So che questo comporta sforzi immensi, che sembrano sottrarre tempo ed energie al lavoro più direttamente pastorale. Ma i fedeli hanno bisogno di segni concreti che parlino loro del Signore. Dunque questo lavoro così faticoso è già un rinnovato annuncio del Vangelo. E di ciò vi siamo riconoscenti.
    Il Santo Padre Benedetto XVI sa bene quali rapporti di fraternità leghino le nostre Chiese e quale impegno Vostra Santità vi abbia profuso. Conosce bene come la comunità cattolica in questo Paese abbia potuto riprendere il suo cammino riappropriandosi delle strutture ecclesiastiche e sociali, grazie anche all’appoggio ed alla benevolenza del venerato suo predecessore il Catholicos Vazken I. Fu lui a invitare personalmente il primo sacerdote cattolico dopo la caduta del comunismo. Il Papa sa pure come la collaborazione, la preghiera comune, la simpatia reciproca, l’accoglienza che Ella riserva al Rappresentante Pontificio in Armenia siano una realtà acquisita. Per questo oggi anch’io mi sento a casa, mentre porto il caro abbraccio fraterno del Santo Padre che La attende con gioia a Roma. Egli desidera esprimerLe di persona la sua ammirazione per lo straordinario tesoro culturale e spirituale che gli Armeni hanno regalato all’umanità. Benedetto XVI auspica per voi giorni di pace, interna ed esterna. Auspica il superamento di condizioni sociali per molti ancora precarie. Auspica il cammino verso un progresso che sia rispettoso dei valori religiosi e che da essi tragga fondamento e stimolo ad aiutare i più sofferenti per costruire un avvenire di giustizia, di fiducia e di trasparenza per tutta la Nazione. Questo appare ancora più chiaro in questi giorni che hanno portato ad eventi drammatici. Siamo qui anche per pregare per le vittime e per invocare da Dio per il popolo armeno pace nella giustizia e nel dialogo. Il Papa è ben consapevole del ruolo primario ed insostituibile che la Chiesa è chiamata a svolgere in questo processo. Egli assicura a Lei, ai Vescovi, ai sacerdoti e a tutto il popolo armeno il suo ricordo nella preghiera ed il calore del suo affetto e della sua grande stima.
    Grazie, Santità, per questa accoglienza che mi commuove profondamente. Voglia Dio onnipotente ricompensarLa e sostenerLa in ogni momento nelle fatiche del suo alto ministero.
    [00363-01.01] [Testo originale: Italiano]
    DICHIARAZIONE COMUNE
    JOINT COMMUNIQUÉ
    RELEASED ON THE OCCASION OF THE MEETING OF
    HIS HOLINESS KAREKIN II,
    SUPREME PATRIARCH AND CATHOLICOS OF ALL ARMENIAS
    AND HIS EMINENCE TARCISIO CARDINAL BERTONE,
    SECRETARY OF STATE OF THE HOLY SEE
    Mother See of Holy Etchmiadzin
    04 March 2008
    His Holiness Karekin II, Supreme Patriarch and Catholicos of All Armenians, and His Eminence Tarcisio Cardinal Bertone, Secretary of State for the Holy See, came together in the Mother Cathedral of Holy Etchmiadzin with a holy greeting of peace and offered their fervent prayers to Almighty God in heaven.
    The State Secretary, Cardinal Bertone, conveyed the warmest greetings of unity in Jesus Christ and the fraternal love of His Holiness Benedict XVI, the Pope of Rome, to His Holiness Karekin II, Catholicos of All Armenians. Cardinal Bertone also presented a handwritten letter from the Pope, with his invitation to visit the See of Peter.
    His Holiness and His Eminence offered their gratitude to God for this cordial meeting - a sign of the continuing development of ties between the Armenian Apostolic Church and the Caholic Church - to know one another better, to appreciate each other’s incomparable spiritual heritage, and to love one another, confirming their equal calling to serve mankind as is required by our one Lord Jesus Christ. They agreed to continue taking steps on these blessed paths.
    The Catholicos and the Cardinal appealed to God during these difficult days for Armenia, so that peace and reconciliation be established within the country. They prayed together for the souls of the victims and asked the Lord to keep and protect the Armenia people and reinforce them with faith, hope and love.
    The Cardinal expressed the complete support of the Catholic Church to the Armenian Church, for her efforts utilizing her high moral standing, aimed at providing solutions to all concerns through the promotion of dialogue and peaceful means and fostering a common sense of responsibility, so that the dignity of the Armenian people and state remain unharmed within international society.
    His Holiness and His Eminence jointly entreated the Most High to make statesmen and politicians realize that politics is also a spiritual calling, which demands honesty, mutual respect, love tolerance and defence of the rights of the poor and vulnerable.
    May God bless Armenia and all Armenians - the first Christian people in the world - so that all of Christendom can continue to enjoy their exceptional and irreplaceable contributions.
    INCONTRO DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO TARCISIO BERTONE CON LA COMUNITÀ CATTOLICA DI PANIK (ARMENIA) - 5 MARZO 2008 Pubblichiamo di seguito il saluto che il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha rivolto ieri mattina alla comunità cattolica armena di Panik, dopo essersi soffermato in preghiera sulla tomba di S. E. Mons. Nerses der Nersessian, primo Ordinario armeno cattolico:
    SALUTO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE Eccellenze,
    caro Padre Anton, parroco di questa comunità,
    reverendi Padri e Sorelle,
    cari amici!
    Con grande commozione mi trovo oggi qui a Panik, che è come il simbolo della presenza cattolica in Armenia. Quando il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II visitò il Paese, parlò proprio di questo villaggio e disse: "Quando uomini dal cuore malvagio spararono alla croce del campanile di Panik, essi cercavano di offendere quel Dio in cui non credevano". Ricordò il vostro impegno a cantare in questa chiesa le lodi del Signore, anche quando tutti i sacerdoti cattolici erano stati eliminati. Parlò del Catholicos Vazken I, di venerata memoria, il quale rese possibile, con grande apertura ecumenica, l’invio qui del primo sacerdote cattolico dopo il comunismo, Padre Komitas. Tutti ricordano la sua simpatia. Egli riposa ora accanto a questa chiesa. Dopo la visita del Papa, vicino a lui furono collocate le spoglie mortali del suo confratello mechitarista Padre Antonio, e quelle del vostro primo Ordinario, l’Arcivescovo Nerses, che ci ha lasciati da poco più di un anno. A lui il Papa Giovanni Paolo II era legato da profonda amicizia. Con la sua cultura e la sua santità di vita, col suo spirito ecumenico e la sua lungimiranza egli rese possibile la ripresa pastorale della Chiesa Armena Cattolica, in piena armonia con la Chiesa Armena Apostolica. Un vero esempio per tutta la cristianità. In lui risplendevano le qualità specifiche della Congregazione Armena Mechitarista, vero ponte ecumenico fin dalle origini. Questa Congregazione è rimasta saldamente radicata nell’identità e nell’obbedienza cattolica ed egualmente impegnata a difendere l’ortodossia della tradizione armena e a promuoverne la cultura, in tempi di gravi difficoltà. Auspico che tale atteggiamento possa perdurare nella sua integrità, quale carisma prezioso concesso da Dio alla Chiesa. Padre Nerses è stato per tutti un padre accogliente e un maestro spirituale. A nome del Papa Benedetto XVI desidero ora rendergli omaggio ed elevare la mia preghiera, la preghiera di tutta la Chiesa, per questo servo buono e fedele. Egli lasciò in tarda età le comodità di Venezia per venire tra i suoi figli, al pari del vecchio Simeone, come amava dire. Egli si sentì felice di aver veduto, alla fine, lo scopo della sua vita. Prego affinché la sua testimonianza esemplare non cessi di portare frutto, sulle linee da lui tracciate con sapienza e prudenza. A voi tutti, fratelli e sorelle di Panik, in particolare ai vostri bambini, agli anziani e ai malati, porto di tutto cuore il saluto e la benedizione del Papa.
    VISITA DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO TARCISIO BERTONE ALL’OSPEDALE "REDEMPTORIS MATER" DI ASHOTSK (ARMENIA) - 5 MARZO 2008 Pubblichiamo di seguito il discorso che il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha rivolto ieri pomeriggio al personale e ai malati dell’ospedale "Redemptoris Mater" ad Ashotsk, nel corso della Sua Visita Ufficiale in Armenia:
    DISCORSO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE Eccellenze,
    cari Religiosi e Religiose,
    Signor Direttore Sanitario, stimati medici e operatori sanitari,
    carissimi malati!
    Sono particolarmente lieto di visitare questo Ospedale, voluto dalla solidarietà del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, per il tramite soprattutto della generosità della Caritas Italiana. Fu costruito all’indomani del terribile terremoto che, quasi vent’anni fa, colpì questa terra provocando un gran numero di vittime. In quella che era ancora la Repubblica Socialista Sovietica di Armenia, e in assenza di qualsiasi forma organizzata della Chiesa Cattolica, fu questo il primo segno di amore e di vicinanza che il Papa poté mostrare al popolo armeno. Lo volle qui, in quest’area più periferica e per molti aspetti più sofferente del Paese. La generosa quanto pronta disponibilità dei Camilliani e delle Piccole Sorelle di Gesù consentì a quest’opera di servire i poveri, che sono le membra sofferenti del Corpo di Cristo, in piena gratuità, per tutti questi anni. Quanti malati sono passati di qui in questo periodo, dall’Armenia e dalla vicina Georgia! E quanta carità si è da qui irradiata nei numerosi ambulatori collocati nei paesi limitrofi e nelle attività di aiuto alle famiglie. Queste attività costituiscono l’instancabile ed encomiabile impegno dei Religiosi. Il Papa Giovanni Paolo II desiderava ardentemente visitare questo luogo, ma le sue condizioni di salute e le asperità del percorso non glielo permisero. Ora io sono venuto, inviato dal suo Successore, Sua Santità Benedetto XVI, quasi per portare a compimento quel desiderio.
    So bene quanti segni della Provvidenza, quanti veri miracoli accompagnarono la scelta di questo luogo, la costruzione e la conduzione di quest’opera. So come essa portò ad incontrare, apparentemente per caso, tanti cattolici che nei villaggi vicini avevano mantenuto la loro fedeltà. Eppure neppure un solo sacerdote era stato lasciato dal potere ateo ad assisterli. So come conservarono le piccole chiese con le loro stesse mani, collocandovi quanto di più bello avevano. Questa è la gloria della Chiesa! E il Papa seguì giorno dopo giorno l’edificazione di questo Ospedale. Ne benedisse il plastico in Vaticano alla presenza dei primi collaboratori. Ne chiese instancabilmente notizia. Destinò ad esso direttamente in non pochi casi quanto poteva esservi utile. Egli inoltre da subito volle mostrare che la testimonianza del Vangelo va manifestata sempre in comunione tra cristiani. Appoggiò per questo l’idea che nel Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale, che allora non poteva essere privato, vi fosse quella di un rappresentante ufficiale del Catholicos, oltre alle presenze cattoliche e a quelle delle Autorità civili. Ora che la proprietà è passata ai Padri Camilliani, questo impegno comune non può e non deve venire meno.
    Voglio dire ai Religiosi e alle Religiose che hanno qui lavorato, in questo isolamento, a questa altitudine e in questo clima, tutta la riconoscenza della Chiesa Cattolica. A loro va uno speciale ricordo del Papa. Ai medici, che hanno messo la loro competenza al servizio della vita e della dignità umana, voglio ricordare che il malato è Cristo stesso. Vi chiediamo qui di difendere la vita con ogni mezzo e ad ogni stadio del suo sviluppo. Vi chiediamo di mostrare che curare non è un mestiere ma una vocazione, alla quale forse non tutti sanno essere fedeli. Noi vogliamo operare con coloro che si sentono di assumere questa responsabilità, che è anche apportatrice di grande gioia. A tutto il personale voglio esprimere le mie felicitazioni per la dignità, la pulizia e l’ordine che regnano in questo Ospedale. Grazie per i servizi, spesso unici, che qui vengono svolti, come ad esempio la mensa per i malati.
    Proprio a voi, cari fratelli ricoverati, desidero esprimere la vicinanza del Papa e di tutto la Chiesa. Chi soffre nel corpo e nello spirito spesso non comprende i disegni di Dio. Ma il suo amore di Padre, anche se attraverso vie misteriose, non cessa di manifestarsi ed è fedele. La Chiesa di Cristo vuole essere un segno, con questa opera della Chiesa Cattolica, come con altre promosse in Armenia dalla Chiesa Apostolica, di questo amore fedele. La Chiesa vuole alleviare le sofferenze del malato prestando mente, cuore e mani a Dio stesso. Una struttura come questa, che lavora senza alcuna prospettiva di guadagno, ne è prova eloquente. Aggiungo in egual misura la riconoscenza per le attività delle Suore Armene dell’Immacolata Concezione e delle Missionarie della Carità, le Suore di Madre Teresa. Tutte lavorano per i bimbi e per i giovani più colpiti dalle asprezze di una vita precocemente drammatica. A volte proprio per questo, a rischio di rifiuto, ma a maggior ragione tanto più preziosa agli occhi di Dio.
    Tra non molto si ricorderà il ventennale del tremendo terremoto, alle cui tragiche conseguenze quest’opera volle in parte rispondere. Voglio fin da ora assicurare che ancora più forte e costante si farà in quella occasione la preghiera della Chiesa Cattolica per le anime dei fedeli defunti e per il conforto dei sopravvissuti. Da parte mia, vi domando una preghiera per il Papa, per il Catholicos, ed anche per il mio servizio nella Chiesa. Dio ascolta in modo speciale le preghiere di chi soffre. A tutti voi porto l’affetto e la Benedizione di Papa Benedetto XVI e la vicinanza di tutta la Chiesa Cattolica.
    VISITA DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO TARCISIO BERTONE ALL’ORFANOTROFIO DELLE SUORE ARMENE DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE A GYUMRI (ARMENIA) - 5 MARZO 2008 Pubblichiamo di seguito il saluto che il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha rivolto ieri agli ospiti dell’Orfanotrofio delle Suore armene dell’Immacolata Concezione a Gyumri in Armenia:
    SALUTO DEL CARDINALE TARCISIO BERTONE Eccellenza carissima,
    reverendi Padri,
    care Suore Armene dell'Immacolata Concezione,
    rivolgo un fraterno saluto all’Ecc.mo Vescovo Michele, Pastore della Chiesa Armena Apostolica in questa Diocesi di Shirak. Sono particolarmente lieto che i suoi studi a Roma, nel Pontificio Istituto Orientale, gli abbiano permesso di conoscere la Chiesa Cattolica e che questa abbia potuto offrirgli qualche strumento utile per la sua vita di cristiano e di pastore. Auguri alla sua comunità, Eccellenza! Cerchiamo di mostrare sempre la nostra stima e il nostro amore reciproci.
    Cari ragazzi e ragazze, avevo tanto sentito parlare di voi e delle cose meravigliose che fate in questa casa ed ho deciso di venirvi a trovare. Dopo quello che ho visto, capisco perché tutti abbiano tanta stima della vostra istituzione. Certo, cari amici, ci sono stati momenti tristi nella vita. Ma il Signore, che è sempre un buon papà, dà ai suoi figli più di quello che è stato loro tolto. Voi avete incontrato le Suore Armene, che vi hanno aiutato a ritrovare il sorriso, a sentire la gioia di vivere. Qui vi preparate a guardare al vostro futuro pieni di speranza. Avete ricevuto una formazione che spesso nemmeno i ricchi e i fortunati possono avere. Per questo ringraziate il Signore dei doni che ciascuno di voi ha ricevuto. Anch'io ho lavorato tanto con giovani che avevano situazioni difficili. Ho dedicato la mia vita ad aiutarli a crescere, seguendo un santo sacerdote italiano che ha fatto cose straordinarie per loro: si chiamava Padre Giovanni Bosco. Oltre che ai vostri santi armeni, vi affido anche a lui, perchè siate sempre coraggiosi e forti.
    Care Sorelle, non bastano le parole per esprimervi la gratitudine della Chiesa per quanto fate. Io credo che restituire la dignità a un bimbo abbia da Dio una benedizione speciale. Iddio ricompensi ampiamente ciascuna di voi e la vostra Congregazione. Un saluto alla cara Madre Generale, che prima di essere inviata a Roma nel suo presente incarico, ha trascorso anni in queste terre e in tempi ancor più difficili dei presenti. So che non dimenticherà di sostenervi in modo tutto particolare grazie a Suor Arousiag, che so instancabile fin dagli inizi della vostra presenza in Armenia. Lei non ha risparmiato le sue forze e con santa fantasia non ha cessato di elaborare progetti di bene per voi. Dio La benedica, cara sorella.
    Vi ringrazio ancora di questo bel momento comune, e su tutti voi ora invoco la Benedizione che il Santo Padre, il Papa Benedetto XVI, mi ha chiesto di impartirvi con affetto.
    Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede

  8. #28
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    Il cardinale Bertone: l'Azerbaigian modello
    di serena convivenza tra le religioni




    Baku, 7. L'inaugurazione di una chiesa in un Paese in cui i cattolici sono solo lo 0,004% della popolazione è "il segno che la civiltà poggia su una pietra concreta: la serena convivenza tra diverse religioni". Lo ha affermato il cardinale Tarcisio Bertone venerdì mattina, 7 marzo, nella capitale dell'Azerbaigian.
    Dedicato all'Immacolata Concezione, l'edificio di culto sorge su un terreno donato nel maggio 2002, durante la visita di Giovanni Paolo II, dall'allora presidente Heydar Aliev, padre dell'attuale capo dello Stato. Accanto sorge un parco per i bambini. Per l'intera, piccolissima comunità cattolica locale, guidata dal vescovo stimmatino Giuseppe Pasotto e dal parroco salesiano Jan Capla, si è trattato di un momento storico, reso ancor più significativo dal saluto di Benedetto XVI recato dal suo segretario di Stato. Ai trecento cattolici azeri - su quasi otto milioni e mezzo di abitanti - il porporato ha chiesto una testimonianza di vita esemplare, per mostrare una Chiesa che non conosce barriere né confini: "In essa chiunque è invitato d'onore, protagonista e membro di una medesima famiglia".
    Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato il presidente Ilham Aliev, il capo dei musulmani del Caucaso, il Vescovo ortodosso russo, il capo degli ebrei della Montagna, il corpo diplomatico accreditato a Baku, le autorità civili. Tutti i leader presenti hanno preso la parola. Commoventi i canti del Gloria e dell'Ave Maria intonati dalla filarmonica nazionale in latino e in lingua azera. Il cardinale Bertone ha offerto medaglie all'architetto e agli artisti. Segno concreto di rinascita spirituale e morale - ha detto il porporato - la nuova chiesa testimonia "l'impegno dell'Azerbaigian a promuovere un'autentica tolleranza religiosa"; una riprova "del valore irrinunciabile che gli azeri attribuiscono" ad essa. E proprio il libero esercizio della religione costituisce per il segretario di Stato "una causa che la Diplomazia internazionale considera di primaria importanza per la difesa dei singoli e delle comunità".
    Prima della celebrazione il cardinale ha incontrato il presidente della Repubblica, sottolineandone le doti di uomo "molto aperto alla tolleranza e alla convivenza pacifica tra le religioni". Un aspetto che è stato riscontrato "anche negli altri colloqui avuti con i vari esponenti religiosi: musulmani, ortodossi, ebrei e cattolici". Questo clima è stato reso possibile dal precedente presidente "che ha saputo gestire intelligentemente i primi anni dell'indipendenza del Paese dall'Unione Sovietica". Sulla sua tomba, il porporato ha deposto una corona di fiori.
    I temi del rispetto e della fraternità sono stati anche al centro del colloquio con il primo ministro, incontrato giovedì pomeriggio, 6 marzo, subito dopo l'arrivo del cardinale Bertone a Baku. È "fondamentale" che in una "zona di frontiera tra Europa e Asia" quale è il Caucaso, i rapporti tra Stati vicini siano amichevoli e pacifici. Solo così - ha detto - si potrà "dare visibilità" al giusto ruolo di quei Paesi "nello scenario internazionale". Il riferimento è al riaccendersi negli ultimi giorni degli scontri tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno Karabakh: una guerra non dichiarata che si protrae dal 1988 per il controllo della regione, enclave armena in territorio azero. Il segretario di Stato ha indicato anche le responsabilità delle "grandi potenze" che devono "rinunciare alle mire di condizionare politicamente" quest'area.
    Al termine del colloquio, parlando nell'ufficio del premier ai giornalisti, il cardinale Bertone ha spiegato: "Abbiamo toccato tra l'altro i temi della politica internazionale, cui il Vaticano dà un contributo con i suoi mezzi, che sono quelli della promozione della pace, dei rapporti amichevoli, soprattutto tra Stati vicini". Oltre al valore ideale della convivenza pacifica "ci sono - ha aggiunto - anche interessi concreti, che bisogna affrontare e risolvere pacificamente". Da qui l'appello a "non accendere i conflitti". Infine in materia di libertà religiosa l'Azerbaigian - paese a maggioranza musulmano-sciita - costituisce un vero modello. "Volesse il Signore - ha esclamato - che gli altri paesi avessero questo rispetto e questa promozione della convivenza tra le religioni".
    Il segretario di Stato è giunto nel Paese caucasico proveniente dall'Armenia e vi resterà fino a domenica prossima. Nel lasciare Yerevan aveva sostato in preghiera presso il monumento in memoria delle vittime armene. La deposizione di un omaggio floreale e la cerimonia di piantagione dell'albero commemorativo della visita avevano preceduto l'incontro con il presidente uscente Kocharian prima del congedo.

    (©L'Osservatore Romano - 8 marzo 2008)

  9. #29
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    Faccio qui la mia domanda in quanto potrebbe rigurdare un'attività della Segreteria di Stato.
    Quando un Vescovo inoltra la richiesta di concessione del titolo di Monsignore per un suo Sacerdote, chi è che se ne occupa? La Segreteria di Stato? Il Papa stesso? Oppure la Congregazione per il Clero?
    Credo che sia così: è il Santo Padre che nomina i Monsignori, ma firma la preziosa pergamena il Segretario di Stato, come per i vari Cavalieri.

  10. #30
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    Quando un Vescovo inoltra la richiesta di concessione del titolo di Monsignore per un suo Sacerdote, chi è che se ne occupa? La Segreteria di Stato?
    la Segreteria di Stato. Infatti le nomine a monsignore (Prelato d'onore o Cappellano di Sua Santità) non vengono pubblicate sul bollettino della Sala Stampa insieme alle nomine operate direttamente dal Santo Padre, ma esclusivamente sugli Acta Apostolicae Sedis, nella sezione Diarium Romanae Curiae
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
    ipse vos baptizabit in Spiritu Sancto et igni»
    (Luc. 3,16)

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