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Discussione: 1° gennaio : Giornata Mondiale della Pace

  1. #71
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    Un testo meraviglioso! Spunti e riflessioni dai quali ciascuno può attingere a piene mani.....

    Pace. Il Papa: rivoluzione che elimini la violenza da famiglia, politica e religione

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagin...messaggio-pace
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  2. #72
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    Marcia pace, Zuppi: nonviolenza scelta forte

    “La scelta del Papa ha una grande importanza in questo momento storico: parlare di nonviolenza in un’epoca in cui sembra prevalere la legittimazione della violenza, se non la sua accettazione, può sembrare una scelta ingenua. Riproporre questo tema oggi, invece, significa ribadire che è l’unica via per interrompere la catena dell’occhio per occhio, per spezzare la logica della contrapposizione e del riarmo”. Mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, commenta il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace, del prossimo 1° gennaio 2017, dedicato alla ‘Nonviolenza’, come ‘stile della politica per la pace’. Sarà proprio Bologna, sabato 31 dicembre, ad ospitare, infatti, la 49ma Marcia nazionale per la pace, organizzata dalla Cei, dalla Caritas, Pax Christi e Azione Cattolica, che come tradizione prende spunto proprio dal messaggio papale.

    Non solo buoni sentimenti

    “E’ molto significativo – prosegue il presule – anche il fatto che Francesco proponga la nonviolenza come stile politico. Vuole dirci che non è un atteggiamento per le anime buone, ma l’unica via per raggiungere davvero la pace. Dunque auspica una nonviolenza che non si traduca solo e tanto in buoni sentimenti ma soprattutto in una visione e in una politica”. “Anche in un’Europa spaventata nuovamente dal terrorismo, alla vigilia di Natale, la scelta nonviolenta non è affatto una scelta debole. Anzi, è una scelta forte, perché nonviolenza significa disarmo, intelligenza, anche fermezza, ma senza cadere mai nella logica terribile della violenza che causa violenza. Sappiamo quanto questo, in passato, abbia contribuito, paradossalmente, a non combattere adeguatamente il terrorismo. E’, infatti, una forma di violenza che non si combatte con le modalità tradizionali, ma con molta intelligenza e la scelta, appunto, di continuare a costruire ponti, a tessere dialogo, e non alzare muri”.

    Una nonviolenza che si fa azione

    “Proviamo nei confronti del Papa un sentimento di apprezzamento, oltre che di riconoscenza, per aver dedicato il suo Messaggio per la Giornata della Pace di quest’anno alla nonviolenza”, aggiunge Daniele Lugli, che nel 1961 fu tra i fondatori del Movimento nonviolento italiano. “Le sue parole mi hanno proprio rimandato all’epoca in cui, dopo al Marcia Perugia-Assisi, con Aldo Capitini e Piero Pinna, abbiamo dato vita al Movimento nonviolento. Francesco ha usato l’aggettivo ‘attiva’, per definire la ‘nonviolenza’, richiamandoci proprio a quell’atteggiamento sul quale insisteva tanto Capitini in quegli anni. Del resto, la nostra piccola rivista, che esce ormai da più di cinquant’anni, si chiama proprio ‘Azione nonviolenta’. Sia credenti che non credenti, nel nostro movimento, hanno accolto con gioia questa scelta del Papa, nella convinzione che un nuovo passo decisivo può essere fatto verso la pace. Non a caso saremo presenti con il nostro presidente Valpiana, in piazza San Pietro, il 1° gennaio, ad ascoltare l’augurio e il saluto del Papa”.

    Scongiurare l’autodistruzione

    “Penso che il Papa abbia colto il senso più profondo della nonviolenza”, aggiunge Lugli. “Capitini la definiva il punto di tensione più profondo per il sovvertimento di una società inadeguata. Significa opposizione alla guerra, ma anche alle ingiustizie e a un mondo che ha preso una piega suicida di cui bisogna invertire l’andamento”. “Il Papa chiede il disarmo e l’abolizione delle armi nucleari, anche se i grandi della terra sembrano andare in direzione contraria. Non so se è possibile invertire la marcia, ma so che è necessario, se si vuole dare all’umanità una prospettiva che non sia l’autodistruzione. Serve una robusta iniezione di nonviolenza nelle società e nelle politiche”.

    (Fabio Colagrande)


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #73
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    Ne ho già parlato in altre discussioni, vorrei comunque ricordare che il mio modo inconsueto, problemi familiari permettendo, di celebrare l'inizio del nuovo anno con una escursione in montagna, partendo dalla chiesa parrocchiale più alta della Liguria (Barbagelata m 1115) per arrivare a mezzanotte sul M. Caucaso m 1245, è strettamente legata proprio alla Giornata Mondiale della Pace.

    Quando il Beato Paolo VI la istitituì, l'indimenticabile don Agostino Dellepiane, parroco di Barbagelata ed indimenticabile "Santo Curato d'Ars di casa nostra", ebbe l'idea, visto che sul Caucaso c'è una cappellina intitolata proprio alla Madonna della Pace, di andare lì la notte di Capodanno e celebrarvi la Messa a mezzanotte. Quel primo anno erano in 4, parroco compreso: tre suoi amici avevano lasciato le famiglie a tavola per andare con lui.

    Negli anni successivi l'iniziativa prese campo, e ci si rese conto che la celebrazione in quel modo diventava impossibile: infatti, contandosi i partecipanti non più a unità ma a centinaia, era impossibile farli stare nella cappellina che a stringersi può contenere si e no una dozzina di persone, e dato il clima era anche impossibile celebrare all'aperto.

    Per cui la forma cambiò: la S. Messa si celebra alle 21 a Barbagelata nella nuova chiesa, consacrata nel 1972 da mons. Maverna, e poi la fiaccolata alla vetta con una preghiera a mezzanotte e quindi il ritorno.

    Fra i miei ricordi degli anni passati (quando gli inverni erano molto più rigidi di oggi) ce n'è uno particolare: essendo il sentiero coperto di neve gelata, la maggior parte dei fedeli rimase a Barbagelata festeggiando nelle opere parrocchiali e nella vicina trattoria, mentre un piccolo manipolo di coraggiosi di cui facevo parte andò comunque in vetta ma procedendo con ramponi e piccozza, necessari per via del fondo scivolosissimo.

    Un'altra volta mons. Careggio (quando era lui Vescovo di Chiavari veniva personalmente a celebrare, don Agostino era defunto da qualche anno) volle comunque salire in vetta anche se nevicava, e il solito piccolo manipolo, indossate le mantelline sugli zaini, lo accompagnò.

  4. #74
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    Marcia della pace: il 31 dicembre torna a Sotto il Monte, a 50 anni dalla prima edizione

    Sarà Sotto il Monte, paese natale del santo Papa Giovanni XXIII, ad ospitare il prossimo 31 dicembre la Marcia della pace promossa anche quest’anno da Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, Pax Christi Italia, Caritas Italiana e Azione Cattolica italiana. L’annuncio della sede è stato dato nei giorni scorsi da mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi: “Ritorniamo a Sotto il Monte dove si tenne, 50 anni fa, la prima marcia organizzata da Pax Christi, nella città natale di Papa Giovanni XXIII, il Papa del Concilio e della Pacem in Terris”. Per la diocesi di Bergamo, sul cui territorio si trova Sotto il Monte, “il capodanno 2018 ha un significato particolare perché – si legge in una nota – nei primi giorni del mese di giugno l’urna con il corpo di Papa Giovanni tornerà a Bergamo e a Sotto il Monte, nella felice ricorrenza di alcuni anniversari: il 60° dell’elezione (28 ottobre 1958), il 55° della morte (3 giugno 1963), il 50° dell’inaugurazione del nuovo Seminario diocesano, da lui voluto e che avrebbe desiderato inaugurare”. A riguardo, il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, commenta: “Si tratta di un dono che mi auguro raccolga non solo molte persone, ma diventi espressione di sentirsi popolo che abita le terre esistenziali dell’uomo fin nelle periferie della fragilità, diventi occasione di sostegno nell’impegno della vita cristiana, alla luce della testimonianza e della santità dell’indimenticato Pontefice, che torna oggi a consegnarci la responsabilità della pace nella società e dell’ecumenismo nella Chiesa, diventi momento per rivivere la pentecoste dello spirito del Concilio Vaticano II”.


    fonte: SIR
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  5. #75
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    Avviso di Conferenza Stampa, 22.11.2017


    Si avvisano i giornalisti accreditati che venerdì 24 novembre 2017, alle ore 11, presso la Sala Stampa della Santa Sede, in Via della Conciliazione 54, avrà luogo una Conferenza Stampa per la presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2018.

    Interverranno alla Conferenza stampa:

    - Rev.do Bruno Marie Duffé, Segretario per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale;

    - S.E. Mons. Silvano Maria Tomasi, Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale;

    - P. Michael Czerny, S.J., Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati;

    Inoltre, saranno presenti in Sala il Dr. Andrea Iacomini, Portavoce di UNICEF in Roma, P. Ismael Jose Chan-Gonzaga, S.J., Professore di legge all’Università dell’Ateneo di Manila e alcuni migranti e rifugiati.

    [01754-IT.01]

    [B0818-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  6. #76
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    Messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione della 51.ma Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2018), 24.11.2017


    Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la 51.ma Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il 1° gennaio 2018 sul tema: Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace:

    Messaggio del Santo Padre

    Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace

    1. Augurio di pace

    Pace a tutte le persone e a tutte le nazioni della terra! La pace, che gli angeli annunciano ai pastori nella notte di Natale,1 è un’aspirazione profonda di tutte le persone e di tutti i popoli, soprattutto di quanti più duramente ne patiscono la mancanza. Tra questi, che porto nei miei pensieri e nella mia preghiera, voglio ancora una volta ricordare gli oltre 250 milioni di migranti nel mondo, dei quali 22 milioni e mezzo sono rifugiati. Questi ultimi, come affermò il mio amato predecessore Benedetto XVI, «sono uomini e donne, bambini, giovani e anziani che cercano un luogo dove vivere in pace».2 Per trovarlo, molti di loro sono disposti a rischiare la vita in un viaggio che in gran parte dei casi è lungo e pericoloso, a subire fatiche e sofferenze, ad affrontare reticolati e muri innalzati per tenerli lontani dalla meta.

    Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale.

    Siamo consapevoli che aprire i nostri cuori alla sofferenza altrui non basta. Ci sarà molto da fare prima che i nostri fratelli e le nostre sorelle possano tornare a vivere in pace in una casa sicura. Accogliere l’altro richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate. Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, «nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, [per] permettere quell’inserimento».3 Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurarne i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare.4

    2. Perché così tanti rifugiati e migranti?
    In vista del Grande Giubileo per i 2000 anni dall’annuncio di pace degli angeli a Betlemme, San Giovanni Paolo II annoverò il crescente numero di profughi tra le conseguenze di «una interminabile e orrenda sequela di guerre, di conflitti, di genocidi, di “pulizie etniche”»,5 che avevano segnato il XX secolo. Quello nuovo non ha finora registrato una vera svolta: i conflitti armati e le altre forme di violenza organizzata continuano a provocare spostamenti di popolazione all’interno dei confini nazionali e oltre.

    Ma le persone migrano anche per altre ragioni, prima fra tutte il «desiderio di una vita migliore, unito molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la “disperazione” di un futuro impossibile da costruire».6 Si parte per ricongiungersi alla propria famiglia, per trovare opportunità di lavoro o di istruzione: chi non può godere di questi diritti, non vive in pace. Inoltre, come ho sottolineato nell’Enciclica Laudato si’, «è tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale».7

    La maggioranza migra seguendo un percorso regolare, mentre alcuni prendono altre strade, soprattutto a causa della disperazione, quando la patria non offre loro sicurezza né opportunità, e ogni via legale pare impraticabile, bloccata o troppo lenta.

    In molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio. Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano.8

    Tutti gli elementi di cui dispone la comunità internazionale indicano che le migrazioni globali continueranno a segnare il nostro futuro. Alcuni le considerano una minaccia. Io, invece, vi invito a guardarle con uno sguardo carico di fiducia, come opportunità per costruire un futuro di pace.

    3. Con sguardo contemplativo
    La sapienza della fede nutre questo sguardo, capace di accorgersi che tutti facciamo «parte di una sola famiglia, migranti e popolazioni locali che li accolgono, e tutti hanno lo stesso diritto ad usufruire dei beni della terra, la cui destinazione è universale, come insegna la dottrina sociale della Chiesa. Qui trovano fondamento la solidarietà e la condivisione».9 Queste parole ci ripropongono l’immagine della nuova Gerusalemme. Il libro del profeta Isaia (cap. 60) e poi quello dell’Apocalisse (cap. 21) la descrivono come una città con le porte sempre aperte, per lasciare entrare genti di ogni nazione, che la ammirano e la colmano di ricchezze. La pace è il sovrano che la guida e la giustizia il principio che governa la convivenza al suo interno.

    Abbiamo bisogno di rivolgere anche sulla città in cui viviamo questo sguardo contemplativo, «ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze [...] promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia»,10 in altre parole realizzando la promessa della pace.

    Osservando i migranti e i rifugiati, questo sguardo saprà scoprire che essi non arrivano a mani vuote: portano un carico di coraggio, capacità, energie e aspirazioni, oltre ai tesori delle loro culture native, e in questo modo arricchiscono la vita delle nazioni che li accolgono. Saprà scorgere anche la creatività, la tenacia e lo spirito di sacrificio di innumerevoli persone, famiglie e comunità che in tutte le parti del mondo aprono la porta e il cuore a migranti e rifugiati, anche dove le risorse non sono abbondanti.

    Questo sguardo contemplativo, infine, saprà guidare il discernimento dei responsabili della cosa pubblica, così da spingere le politiche di accoglienza fino al massimo dei «limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso»,11 considerando cioè le esigenze di tutti i membri dell’unica famiglia umana e il bene di ciascuno di essi.

    Chi è animato da questo sguardo sarà in grado di riconoscere i germogli di pace che già stanno spuntando e si prenderà cura della loro crescita. Trasformerà così in cantieri di pace le nostre città, spesso divise e polarizzate da conflitti che riguardano proprio la presenza di migranti e rifugiati.

    4. Quattro pietre miliari per l’azione
    Offrire a richiedenti asilo, rifugiati, migranti e vittime di tratta una possibilità di trovare quella pace che stanno cercando, richiede una strategia che combini quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.12

    “Accogliere” richiama l’esigenza di ampliare le possibilità di ingresso legale, di non respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze, e di bilanciare la preoccupazione per la sicurezza nazionale con la tutela dei diritti umani fondamentali. La Scrittura ci ricorda: «Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo».13

    “Proteggere” ricorda il dovere di riconoscere e tutelare l’inviolabile dignità di coloro che fuggono da un pericolo reale in cerca di asilo e sicurezza, di impedire il loro sfruttamento. Penso in particolare alle donne e ai bambini che si trovano in situazioni in cui sono più esposti ai rischi e agli abusi che arrivano fino a renderli schiavi. Dio non discrimina: «Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova».14

    “Promuovere” rimanda al sostegno allo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati. Tra i molti strumenti che possono aiutare in questo compito, desidero sottolineare l’importanza di assicurare ai bambini e ai giovani l’accesso a tutti i livelli di istruzione: in questo modo essi non solo potranno coltivare e mettere a frutto le proprie capacità, ma saranno anche maggiormente in grado di andare incontro agli altri, coltivando uno spirito di dialogo anziché di chiusura o di scontro. La Bibbia insegna che Dio «ama lo straniero e gli dà pane e vestito»; perciò esorta: «Amate dunque lo straniero, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto».15

    “Integrare”, infine, significa permettere a rifugiati e migranti di partecipare pienamente alla vita della società che li accoglie, in una dinamica di arricchimento reciproco e di feconda collaborazione nella promozione dello sviluppo umano integrale delle comunità locali. Come scrive San Paolo: «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio».16

    5. Una proposta per due Patti internazionali
    Auspico di cuore che sia questo spirito ad animare il processo che lungo il 2018 condurrà alla definizione e all’approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l’altro riguardo ai rifugiati. In quanto accordi condivisi a livello globale, questi patti rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al cinismo e alla globalizzazione dell’indifferenza.

    Il dialogo e il coordinamento, in effetti, costituiscono una necessità e un dovere proprio della comunità internazionale. Al di fuori dei confini nazionali, è possibile anche che Paesi meno ricchi possano accogliere un numero maggiore di rifugiati, o accoglierli meglio, se la cooperazione internazionale assicura loro la disponibilità dei fondi necessari.

    La Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha suggerito 20 punti di azione17 quali piste concrete per l’attuazione di questi quattro verbi nelle politiche pubbliche, oltre che nell’atteggiamento e nell’azione delle comunità cristiane. Questi ed altri contributi intendono esprimere l’interesse della Chiesa cattolica al processo che porterà all’adozione dei suddetti patti globali delle Nazioni Unite. Tale interesse conferma una più generale sollecitudine pastorale nata con la Chiesa e continuata in molteplici sue opere fino ai nostri giorni.

    6. Per la nostra casa comune
    Ci ispirano le parole di San Giovanni Paolo II: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”».18 Molti nella storia hanno creduto in questo “sogno” e quanto hanno compiuto testimonia che non si tratta di una utopia irrealizzabile.

    Tra costoro va annoverata Santa Francesca Saverio Cabrini, di cui ricorre nel 2017 il centenario della nascita al cielo. Oggi, 13 novembre, molte comunità ecclesiali celebrano la sua memoria. Questa piccola grande donna, che consacrò la propria vita al servizio dei migranti, diventandone poi la celeste patrona, ci ha insegnato come possiamo accogliere, proteggere, promuovere e integrare questi nostri fratelli e sorelle. Per la sua intercessione il Signore conceda a noi tutti di sperimentare che «un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace».19

    Dal Vaticano, 13 novembre 2017

    Memoria di Santa Francesca Saverio Cabrini, Patrona dei migranti

    FRANCESCO

    _____________________________

    1 Luca 2,14.
    2 Angelus, 15 gennaio 2012.
    3 Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 57.
    4 Cfr Luca 14, 28-30.
    5 Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2000, 3.
    6 Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2013.
    7 N. 25.
    8 Cfr Discorso ai Direttori nazionali della pastorale per i migranti partecipanti all’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), 22.09.2017.
    9 Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2011.
    10 Esort. ap. Evangelii gaudium, 71.
    11 Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris, 57.
    12 Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, 15 agosto 2017.
    13 Ebrei 13,2.
    14 Salmo 146,9.
    15 Deuteronomio 10,18-19.
    16 Efesini 2,19.
    17 “20 Punti di Azione Pastorale” e “20 Punti di Azione per i Patti Globali” (2017); vedi anche Documento ONU A/72/528.
    18 Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2004, 6.
    19 Giacomo 3,18.

    [01780-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    Marcia per la pace: domani la 50ª edizione, da Calusco d’Adda a Sotto il Monte

    La diocesi di Bergamo è pronta per accogliere la 50ª Marcia della pace che si terrà domani, domenica 31 dicembre 2017 da Calusco d’Adda a Sotto il Monte. L’iniziativa è promossa anche quest’anno da Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, Pax Christi Italia, Caritas Italiana e Azione Cattolica Italiana. “Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario di questa marcia di fine anno – si legge in una nota – la cui prima edizione fu fatta proprio nella diocesi di Bergamo, a Sotto il Monte, paese natale del Santo Papa Giovanni XXIII. Ricorreva a quel tempo il quinto anniversario dell’Enciclica ‘Pacem in terris’, che era stata promulgata l’11 aprile 1962”. Per il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, “si tratta di un dono che mi auguro raccolga non solo molte persone, ma diventi espressione di sentirsi popolo che abita le terre esistenziali dell’uomo fin nelle periferie della fragilità, diventi occasione di sostegno nell’impegno della vita cristiana, alla luce della testimonianza e della santità dell’indimenticato Pontefice, che torna oggi a consegnarci la responsabilità della pace nella società e dell’ecumenismo nella Chiesa, diventi momento per rivivere la pentecoste dello spirito del Concilio Vaticano II”. Domani, il ritrovo dei partecipanti alla marcia è fissato per le 16.30 presso la chiesa parrocchiale di Calusco d’Adda. Alle 17 l’avvio; previste quattro tappe lungo un cammino di circa 4 chilometri per raggiungere Sotto il Monte. Interverranno i vescovi Giovanni Ricchiuti, Luigi Bettazzi, Filippo Santoro e Carlo Redaelli, la pastora Lidia Maggi. In programma anche testimonianze tra cui quelle di Lisa Clark, di un rappresentante di “Beati i costruttori di pace” e di don Fabio Corazzina. Al termine della marcia, mons. Beschi presiederà la celebrazione eucaristica che sarà anche trasmessa dalle 22.30 su Tv2000. Chi intende partecipare alla marcia è invitato ad iscriversi compilando il modulo on line su www.congressibergamo.com.


    fonte: SIR
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