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Discussione: Violenze e persecuzioni contro i cristiani nel mondo

  1. #11
    Utente Senior L'avatar di vince
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    ... ho visto che qualcuno faceva "confronti".... beh credo di aver trovato qualcosa di interessante....
    Maometto e Gesù, i confini del dialogo... Si definiscono entrambe «religioni del Libro» ma il loro rapporto con Dio è agli antipodi. Lo storico francese spiega perché la fede nella Bibbia comporta un'idea di storia, ragione e natura incompatibile con la visione del mondo insegnata dal Corano
    Nell'incontrare l'Islam il Cristianesimo non deve dimenticare la propria diversità. Altrimenti rinnega se stesso e le sue radici ebraiche
    di Alain Besançon, storico e membro dell'Accademia delle Scienze Morali e Politiche di Francia.

    II seguente testo è una sintesi dalla prefazione scritta dall'accademico di Francia Alain Besançon, studioso di storia del totalitarismo e di cultura religiosa, per il libro postumo del teologo protestante Jacques Ellul «Islam e cristianesimo. Una parentela impossibile» (Edizioni Lindau, pagine 128, € 9). Il volume, che uscirà in libreria il 10 novembre, contiene un manoscritto ritrovato dopo la morte di Ellul, scomparso nel 1994, che raccoglie le sue riflessioni sui rapporti tra Cristianesimo e Islam. Il dato interessante è la forte sintonia su questo tema di due intellettuali per altri versi assai lontani: da una parte Besançon, fervente cattolico e liberale di tendenza conservatrice; dall'altra Ellul, studioso appartenente alla scuola del teologo calvinista svizzero Karl Barth, che era schierato su posizioni di radicale ambientalismo e simpatizzava inoltre per gli ideali anarchici. Per entrambi Infatti, sul piano teologico, la distanza tra Islam e Cristianesimo risulta incolmabile.

    Quale status può essere assegnato all'Islam dalla teologia cristiana? Si tratta di una religione rivelata o di una religione naturale? Secondo la teologia cristiana, gli esseri umani si suddividono come segue. Alcuni fanno parte dell'Alleanza detta di Noè: grazie a quest'alleanza gli uomini possono prendere coscienza della legge di natura, formandosi un'idea del divino nell'ambito delle religioni che chiameremo pagane. All'interno di quest'umanità comune, Dio ha «scelto» un uomo, Abramo, con la cui «casa» ha stipulato un'alleanza, ripresa e ampliata da quella accordata a Mosè nel nome del popolo che Dio si «crea» ai piedi del monte Sinai. Infine, Dio, per mezzo del suo Verbo incarnato venuto come «Messia» d'Israele, istituisce una «Nuova Alleanza», capace di estendersi all'umanità intera. Ma come si colloca l'Islam all'interno di questa classificazione?

    La difficoltà e l'imbarazzo che provano cristiani ed ebrei nell'assegnarlo al gruppo delle religioni naturali nasce dal fatto che esso proclama di credere in un solo Dio, eterno, onnipotente, creatore, misericordioso. Sembra qui di riconoscere il primo dei Dieci Comandamenti trasmessi a Mosè, ma c'è una differenza sostanziale: il Dio dell'Esodo si presenta come il liberatore del proprio popolo in una particolare situazione storica. Nel Corano, invece, la storia non esiste. La professione di fede islamica è all'apparenza simile al primo articolo del Credo cristiano: «Credo in un solo Dio onnipotente, creatore del Cielo e della Terra». Ma il Dio cristiano è chiamato Padre e ha con gli esseri umani un rapporto personale e di reciprocità.

    A questo punto posso formulare la mia tesi teologica: l'Islam è la religione naturale del Dio rivelato.
    Anche i musulmani sono convinti di aver ricevuto una rivelazione. Essa è concepita come la trasmissione di un testo preesistente: in tale trasmissione il profeta non svolge alcun ruolo attivo, ma si limita a ricevere una serie di brani, ripetuti come sotto dettatura. A differenza della Bibbia, che per gli ebrei è «ispirata» da Dio, il Corano è increato. Esso è la parola increata di Dio.

    L'idea di una rivelazione progressiva è estranea all'Islam. Il messaggio divino è instillato già nel primo uomo, Adamo, il primo profeta; semplicemente, gli uomini dimenticano il messaggio e si rende necessaria una ripetizione. Maometto è l'ultimo inviato ed è il riformatore definitivo. La sola prospettiva dalla quale è possibile contemplare la storia è rappresentata dalla legge del trionfo degli inviati e dall'annientamento di coloro che ad essi si sono opposti.

    Una caratteristica comune delle religioni naturali è l'evidenza di Dio o del divino in ogni luogo. L'Islam, che viene rappresentato come la religione della fede per eccellenza, non ha affatto bisogno della fede per credere, o, piuttosto, per constatare l'evidenza di Dio. Come per i Greci e i Romani, la contemplazione del cosmo, della creazione, è sufficiente di per sé per avere la certezza, prima di ogni ragionamento, che Dio o il divino esistono, di modo che il fatto di non credere diventa un segno di insensatezza che esclude il non credente dalla compagine umana.

    Dio ha dato agli uomini una legge attraverso un patto unilaterale: si tratta di una legge che nulla ha in comune con quella del Sinai, che fa di Israele l'interlocutore di Dio, né con quella dello Spirito di cui parla San Paolo. La legge dell'Islam è una legge esterna all'uomo che esclude in modo categorico l'imitazione di Dio qual è suggerita dalla Bibbia: dall'uomo si pretende soltanto che rimanga entro i termini stabiliti da Dio nella sua parola increata e nella sunna, la tradizione autentica. Qualunque desiderio di superare questi limiti è visto con sospetto.

    Ritroviamo qui alcune norme dell'etica pagana, né questo deve stupire: l'ascetismo è estraneo allo spirito dell'Islam. La civiltà islamica è una civiltà della bona vita: essa offre una vasta gamma di piaceri. La predestinazione, come l'intende l'Islam, non è lontana dal sentimento antico del fatum. Naturalmente, il musulmano riconduce tali vantaggi alla perfezione della sua Legge, la quale è moderata, più adatta alla natura umana di quanto non lo sia quella dei cristiani e più mite di quella degli ebrei. Una simile moderazione, che viene chiamata «facilitazione (o agevolazione) della religione», è citata per dimostrare la bontà dell'Islam, e rende ancor più difficilmente scusabile il fatto di non accettarlo. Non c'è un peccato originale; non esiste un inferno eterno, per il credente.

    Due fatti hanno sempre stupito i cristiani: la difficoltà di convertire i musulmani e la solidità della loro fede, persino tra le persone più superficialmente religiose.

    Per il musulmano, diventare cristiano è un'assurdità: in primo luogo perché il Cristianesimo è una religione del passato, da cui l'Islam ha preso il meglio sorpassandola. Tuttavia, se approfondiamo, il Cristianesimo gli sembra innaturale. Le esigenze morali di questa religione gli paiono insuperabili per le capacità umane. Il dogma trinitario lo mette a disagio: teme di esporsi al sirk, il peccato imperdonabile consistente nell'associare a Dio altre divinità. Sospetta che il Cristianesimo sia una religione misterica (ed egli condanna i misteri), di conseguenza irrazionale. Ebbene, l'Islam si considera una religione razionale, anzi, la sola religione razionale. In quest'affermazione vi è qualcosa di minaccioso, dal momento che, se la ragione è ciò che caratterizza la natura umana, seguire l'irrazionalismo cristiano equivale a porsi al di fuori della razza umana. In fatto di tolleranza, dunque, gli Stati musulmani non possono garantire, in senso stretto, la reciprocità che pretendono dagli Stati cristiani: i cristiani che la reclamano non fanno altro che dimostrare la propria ignoranza in materia di Islam.

    Vorrei mettere in evidenza tre tratti specifici che riguardano il mondo ulteriore, l'essenza di questa religione. Il primo consiste nella negazione della natura nella sua stabilità e nella sua consistenza. Non esistono leggi naturali: atomi, accidenti e corpi non durano che per un istante e sono creati ad ogni istante da Dio. Non esiste una relazione di causalità tra due eventi: esistono soltanto «abitudini» di Dio.
    Il giorno coincide solitamente con la presenza del sole, ma Dio può cambiare le proprie abitudini e far risplendere il sole nel bel mezzo della notte: il miracolo non corrisponde dunque a una sospensione delle leggi di natura, ma a un cambiamento nelle abitudini di Dio. Il principio di causalità è abolito, di conseguenza tutto può accadere. Agli occhi degli occidentali, il cosmo musulmano sembra privo di stabilità: non si distingue più il confine tra realtà e sogno.

    Il secondo tratto, come abbiamo visto, è rappresentato dalla negazione della storia. La Bibbia racconta una storia; la rivelazione procede a tappe. Dio interviene nella storia con parole e atti il cui ricordo è conservato dalla tradizione e da un libro ispirato, continuamente suscettibile di nuove interpretazioni. Il Corano, invece, è increato: non esiste quindi alcun magistero interpretativo. Il senso della storia che ne deriva è quello di una ripetizione indefinita della stessa lezione.

    Il terzo tratto riguarda la virtù religiosa. Si tratta di una virtù morale che si ritrova sia nelle religioni naturali che in quelle rivelate. Essa governa la pietà, la preghiera, l'adorazione, i sacrifici e gli atti consimili. Ebbene, se si rifiuta al Corano lo status di autentica rivelazione, pare difficile evitare di definire la fede musulmana come una forma particolare di virtù religiosa.

    Ora possiamo comprendere meglio il nostro problema iniziale, rappresentato dal malinteso che attende al varco il cristiano quando questi si avvicina all'Islam. Il cristiano è colpito dallo slancio religioso che il musulmano manifesta nei confronti di un Dio che riconosce, volente o nolente, come suo Dio; tuttavia egli non si identifica né in questo Dio «separato» né nel rapporto che il musulmano ha con lui. Il cristiano è abituato a distinguere l'adorazione dei falsi dèi, cui dà il nome di idolatria, dall'adorazione del vero Dio, che egli chiama vera religione. Per trattare convenientemente con l'Islam, occorrerebbe fabbricare un nuovo concetto difficile da pensare: idolatria del Dio di Israele.

    L'Islam, che attraversa una fase di crescita, non sembra essere attratto dal Cristianesimo più di quanto non lo sia stato in passato. Viceversa, i cristiani sono attratti dalla religione musulmana, e possono persino essere tentati di convertirsi ad essa.

    Quando nelle nostre librerie diamo un'occhiata alla letteratura favorevole all'Islam, per lo più opera di preti cristiani, osserviamo che l'attrattiva che questa religione esercita nasce da più sentimenti. Una certa critica della nostra modernità liberale, capitalista, individualista e competitiva è affascinata dalla civiltà musulmana tradizionale, alla quale attribuisce caratteri del tutto opposti, come la stabilità delle tradizioni, lo spirito comunitario, il calore nei rapporti umani. Questi ecclesiastici, disorientati a causa del raffreddarsi della fede e della pratica del culto nei Paesi cristiani -e in special modo in Europa -ammirano la devozione dei musulmani. Sono convinti che credere in qualcosa sia meglio che non credere in nulla, e si convincono che, dal momento che quelle persone credono, esse credano pressappoco nelle stesse cose in cui credono loro, non rendendosi conto di confondere la fede con la religione. Si rallegrano, inoltre, nel constatare l'alta considerazione di cui nel Corano godono Gesù e Maria, senza riflettere sul fatto che, rispetto ai Vangeli, quel Gesù e quella Maria hanno in comune soltanto il nome.

    Tale aspetto è particolarmente grave, perché disturba le relazioni tra cristiani ed ebrei.

    In questa prospettiva, infatti, i musulmani sembrano «migliori» degli ebrei, dal momento che onorano Gesù e Maria -cosa che gli ebrei non fanno. In tal modo si paragonano «simmetricamente» Islam e religione ebraica, con l'Islam che ne esce avvantaggiato. Ma anche gli ebrei fanno un simile confronto tra il Cristianesimo e l'Islam, e ancora una volta è quest'ultimo a risultare vincitore, dal momento che esprime un monoteismo che pone meno problemi di quello cristiano.

    Tuttavia, i cristiani non possono accettare una simile «simmetria» e la Chiesa cattolica l'ha espressamente condannata: se l'accettasse, rinnegherebbe la propria derivazione da Abramo e da Israele; rinuncerebbe all'eredità davidica del Messia e trasformerebbe il Cristianesimo in un messaggio atemporale, tagliato fuori dalle proprie radici e dalla propria storia. In tal caso, il Vangelo si trasformerebbe in un altro Corano e si scioglierebbe nell'universalismo espresso dal libro dell'Islam.

    Ecco perché occorrerebbe espungere dal lessico cristiano contemporaneo espressioni pericolose come «le tre religioni abramitiche», «le tre religioni rivelate» e persino «le tre religioni monoteistiche» (anche perché ce ne sono ben più di tre). La più falsa di tutte queste espressioni è «le tre religioni del Libro», perché essa non significa che l'Islam si rifà alla Bibbia, bensì che è prevista, per cristiani, ebrei, sabei e zoroastriani, una speciale categoria giuridica: essi sono la «gente del Libro», che ha diritto di elemosinare lo status di dhimmi, avendo salva la vita e i beni e scampando alla morte e alla schiavitù cui sono destinati i kafir, i pagani.

    Il fatto che simili espressioni siano usate con tanta facilità è un segno che il mondo cristiano non è più in grado di distinguere chiaramente tra la propria religione e l'Islam. Siamo forse tornati ai tempi di San Giovanni Damasceno, quando ci si domandava se l'Islam non fosse una forma come un'altra di Cristianesimo? Non si può escludere che sia così. Per lo storico, non c'è nulla di nuovo: quando una Chiesa non sa più in cosa crede, né perché crede, scivola verso l'Islam senza nemmeno rendersene conto... ;)

  2. #12
    Il sangue dei martiri è il SANGUE di Cristo!!!

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da mdeledda Visualizza Messaggio
    Il sangue dei martiri è il SANGUE di Cristo!!!
    Sante parole!

  4. #14
    Utente Senior L'avatar di vince
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    ... un' altro articolo...
    IRAQ: liberato sacerdote ma i cristiani sono sempre più perseguitati

    SIR 22-05-2007
    Padre Nawzat P. Hanna è stato liberato nella serata di ieri a Baghdad dopo due giorni di sequestro. Ne dà notizia anche il sito della chiesa di Mar Qardagh ad Erbil. Già ieri mons. Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Baghdad, qualche ora prima del rilascio aveva dichiarato al Sir di aver sentito al telefono il sacerdote consigliando “prudenza e saggezza”.

    Nonostante la bella notizia restano le gravi preoccupazioni per la persecuzione in atto contro i cristiani nel Paese. Raggiunto telefonicamente nella diocesi di Kirkurk, l'arcivescovo Louis Sako ha detto al Sir: “A Kirkuk va meglio, ma a Bagdad e a Mosul i cristiani non possono più vivere. Non c' è autorità, non esiste ordine. I terroristi sono dappertutto e controllano molti quartieri. Le notizie di violenza continuano. Hanna è stato il settimo prete rapito a Bagdad e fortunatamente ora è libero.

    Ma ci sono tanti che hanno dovuto lasciare la patria e sono emigrati all'estero”. “Siamo davvero dimenticati. E troppe voci intorno assordano - aggiunge mons. Sako - Noi continuiamo il nostro lavoro per la pace “sebbene sappiamo quanto sia fragile” e cerchiamo di costruire e alimentare una cultura di dialogo con l’obiettivo di una vita diversa da quella che stiamo vivendo. Ogni giorno tante famiglie a Bagdad e a Mosul lasciano tutto ciò che posseggono perché sono minacciate, obbligate a uscire della propria città e quindi non possono fare altro che trasferirsi”.

  5. #15
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    ... Tanto per aggiornarci...

    IRAQ 30/05/2007 11:56

    Baghdad, Esercito del Mahdi impone il velo alle donne cristiane
    Dopo i radicali sunniti anche gli sciiti iniziano a perseguitare la comunità cristiana. Nella capitale circola una lettera a firma della milizia di al-Sadr, in cui si avverte dell’istituzione di comitati speciali per vigilare il comportamento islamico. La Russia garantisce “pressioni” su autorità irachene e partner internazionali per il rispetto dei cristiani. Oggi pomeriggio manifestazione della diaspora irachena a Stoccolma.


    Baghdad (AsiaNews) – “Formazioni estremiste sunnite e sciite in Iraq sono in lotta su tutto, ma su un aspetto sembrano concordare: la persecuzione dei cristiani”. Così raccontano alcuni fedeli da Baghdad. Nella capitale circola una lettera, che intima alle donne cristiane di indossare il velo pena la segregazione domestica. La firma è dell’Esercito del Mahdi, la milizia di Moqtada al-Sadr, l'imam radicale sciita iracheno, che gli Usa considerano la più grande minaccia alla sicurezza del Paese. Finora era stato il gruppo sunnita dello “Stato islamico dell’Iraq” a siglare le azioni più violente contro la comunità cristiana: dall’imposizione della jizya - la tassa di “compensazione” chiesta dal Corano ai sudditi non-musulmani - agli espropri di case e possedimenti, alle conversioni forzate all’islam.

    L’agenzia Aina riporta oggi la traduzione inglese della lettera. Nel testo si ricordano le parole del martire Mohammad Sadiq al-Sadr, che domandava “la Vergine Maria era forse senza velo, così da concedere che lo siano anche le donne cristiane? E Fatima al-Zahara? E le spose dei Califfi del primo Califfato e dei successivi? No e poi no…Allah lo vieta”. Si avverte poi che “in nome dell’Essere Supremo, la donna che non indossa il velo è un’adultera e sfida Allah e il suo Profeta e ignora e nega la religione”. Alla domanda “quale misure vanno prese contro le donne che non obbediscono al portare il velo?” la risposta è che mariti e padri le “educhino e guidino in modo religioso così che si convincano; qualora fallissero devono segregarle a casa e fare in modo che non abbiano contatti, proibiti, con gli uomini”. Alla fine si avverte che sono stati istituiti “comitati speciali”per seguire la questione. La firma è della “Fondazione popolare per l’Esercito del Mahdi”.

    Nel frattempo dichiarazioni di solidarietà ai cristiani in Iraq iniziano ad arrivare anche da grandi potenze mondiali, come la Russia. Da poco è stata resa pubblica una lettera del ministero russo degli Esteri indirizzata al Comitato degli assiri russi, in cui si garantisce che nei contatti di Mosca “con i rappresentanti delle autorità irachene e i partner internazionali si farà presente la necessità di garantire le condizioni necessarie per preservare la cultura originaria dei cristiani in Iraq, la loro adeguata rappresentanza nelle strutture statali, la tutela dei diritti civili e legali di tutte le confessioni, senza ammettere discriminazioni verso le minoranze etnico-religiose”.

    Per portare all’attenzione dell’opinione pubblica occidentale il dramma di questa comunità, ormai in via di estinzione in patria, il sito Ankawa.com - con sede in Svezia - ha indetto per oggi pomeriggio una grande manifestazione a Stoccolma cui aderiranno cristiani iracheni dell’emigrazione come pure membri delle altre minoranze religiose fuggiti dall’Iraq.

    IRAQ 03/06/2007

    Ucciso un sacerdote caldeo e tre diaconi a Mosul
    P. Ragheed Ganni, 34 anni, è stato colpito da armi da fuoco davanti alla chiesa del Santo Spirito. Con lui sono morti tre diaconi suoi aiutanti


    Baghdad (AsiaNews) - Oggi pomeriggio un gruppo armato ha ucciso a colpi di arma da fuoco il p. Ragheed Ganni e tre suoi aiutanti diaconi. L'assassinio è avvenuto poco dopo la messa domenicale, che il sacerdote aveva celebrato nella sua parrocchia dedicata al Santo Spirito. Secondo fonti di AsiaNews, i corpi sono ancora abbandonati in strada perchè nessuno osa andare a recuperarli, data la tensione palpabile della situazione.

    Da diverso tempo nell'Iraq del dopo-Saddam, i cristiani sono fatti oggetto di vera e propria persecuzione, denunciata spesso anche dai vescovi caldei e ortodossi. Lo stesso p. Ragheed ha subito diversi attentati e la chiesa del Santo Spirito è stata attaccata e bombardata negli anni precedenti e pochi mesi fa.

    P. Ganni era un grande amico di AsiaNews. Aveva studiato in Italia e parlava correntemente arabo, italiano, francese e inglese. Nel 2005 era venuto in Italia offrendo la sua testimonianza durante la Veglia per il Congresso Eucaristico di Bari.

  6. #16
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    La testimonianza di Padre Ganni

    Citazione Originariamente Scritto da vince Visualizza Messaggio
    ... P. Ganni era un grande amico di AsiaNews. Aveva studiato in Italia e parlava correntemente arabo, italiano, francese e inglese. Nel 2005 era venuto in Italia offrendo la sua testimonianza durante la Veglia per il Congresso Eucaristico di Bari.
    Da agensir.it:
    Lunedi 04 Giugno 2007 12:09 - IRAQ: SACERDOTE UCCISO. LE PAROLE DI PADRE GANNI AL CONGRESSO EUCARISTICO DI BARI
    “I terroristi cercano di toglierci la vita, ma l'Eucaristia ce la ridona… Qualche volta io stesso mi sento fragile e pieno di paura. Quando, con in mano l'Eucaristia, dico le parole "Ecco l'Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo", sento in me la Sua forza: io tengo in mano l'ostia, ma in realtà è Lui che tiene me e tutti noi, che sfida i terroristi e ci tiene uniti nel suo amore senza fine”. E’ un brano della testimonianza che padre Raghiid Ganni rese al Congresso eucaristico nazionale di Bari, “Senza la domenica non possiamo vivere” (21-29 maggio 2005), nella veglia del 28 maggio, il giorno prima della messa finale di Benedetto XVI. Padre Ganni è stato ucciso ieri pomeriggio a Mosul, poco lontano dalla sua parrocchia, insieme ad altri tre suddiaconi. Oggi le sue parole suonano in qualche modo profetiche. “I terroristi pensano di ucciderci fisicamente o almeno spiritualmente, facendoci annegare nella paura. Per le violenze dei fondamentalisti contro i giovani cristiani, molte famiglie sono fuggite… In tempi tranquilli si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. L'ironia è proprio questa: attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto che l'Eucaristia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare”.

    Da www.chiesa di S.Magister:
    Disse una suora all'agenzia vaticana Fides: "Gli imam nelle moschee predicano che uccidere un cristiano non è reato. È una caccia all'uomo".
    Padre Ganni sapeva.

    http://new.asianews.it/index.php?l=it&art=9443&size=A

    Ieri il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha annunciato che il papa discuterà della guerra in Iraq nel suo imminente incontro con il presidente statunitense George W. Bush, in arrivo a Roma l’8 giugno.
    Cosa dirà il Papa a Bush?
    Ultima modifica di PaxHominibus; 04-06-2007 alle 13:16 Motivo: new asianews.it

  7. #17
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    Città del Vaticano (AsiaNews) - “Profondamente addolorato” per “l’insensata uccisione di p. Ragheed e dei suoi tre suddiaconi” avvenuta ieri a Mosul, il Papa esprime in un telegramma le sue “condoglianze più sentite” al vescovo, mons. Rahho e a tutti i familiari dei defunti. Nel messaggio, pubblicato oggi, Benedetto XVI “si unisce alla comunità cristiana di Mosul nell’affidare le loro anime all’infinita Misericordia di Dio Padre e nel ringraziamento per la loro altruistica testimonianza del Vangelo". Il Pontefice assicura poi le sue preghiere “perché il loro prezioso sacrificio ispiri nei cuori e nelle menti di tutti gli uomini e le donne di buona volontà una rinnovata risolutezza a respingere le vie dell’odio e della violenza…per collaborare nell’accelerare l’alba di riconciliazione, giustizia e pace in Iraq”.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=9452&size=A

    http://www.asianews.it/files/img/Rag..._-DA_PRETE.jpg

  8. #18
    Utente Senior L'avatar di vince
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    ... ma se non sei accorto nel parlare allora...

    Quelle toghe con la sharia in mano

    di Massimo Introvigne

    Ogni tanto la sinistra estrema o l’islam organizzato si lamentano perché in Italia non c’è una delle Intese previste dalla Costituzione con le confessioni religiose che riguardi i musulmani, mentre - oltre al Concordato con la Chiesa cattolica - hanno un’Intesa i valdesi, i luterani e qualcun altro.

    L’Intesa con l’islam non c’è per la buona ragione che i musulmani italiani non riescono a darsi una rappresentanza unitaria. Ma sembra che - grazie a certi magistrati - i musulmani abbiano già nella pratica tutti i diritti che deriverebbero da un’Intesa senza essersi assunti i relativi doveri.

    Soltanto l’ultima settimana le «toghe verdi», cioè i giudici che ritengono loro dovere proteggere gli imam contro la presunta minaccia dell’«islamofobia», sono state al centro di controversie a Milano e a Bari. A Milano la materia del contendere era l’imam Zergout, che officiava a Varese prima di essere arrestato per fiancheggiamento del terrorismo. Il pubblico ministero ne aveva chiesto e ottenuto l’assoluzione, ma non perché fosse innocente: al contrario, si era dichiarato «convinto di avere in mano elementi di prova della sua colpevolezza» ma aveva fatto rilevare un vizio di forma del processo. Il ministro Amato, per una volta coraggioso, dopo l’assoluzione «tecnica» aveva espulso Zergout: ma la Corte europea dei Diritti dell’uomo, ben nota per il suo buonismo nei confronti dell’ultra-fondamentalismo islamico, aveva bloccato l’espulsione. Il ministro dell’Interno, per evitare di lasciare a spasso nelle nostre strade un estremista della cui colpevolezza per reati connessi al terrorismo la stessa procura di Milano dichiara di «avere in mano elementi di prova», aveva disposto che l’imam fosse condotto in un Cpt, uno di quei Centri di permanenza temporanea che per la sinistra radicale - e per certi giudici - sono lager, ma che con il governo Prodi stanno diventando più o meno delle pensioni dove la sorveglianza si fa sempre più blanda. Ma anche questo è stato considerato eccessivo da un giudice di pace di Milano, che ha annullato il provvedimento che obbligava l’imam a risiedere nel Cpt di Via Corelli. Non c’è scampo: i giudici europei e quelli italiani vogliono che Zergout circoli liberamente in Italia. Forse hanno dimenticato che il leader degli attentatori di Madrid era stato a suo tempo fermato in Spagna, ma il fermo non era stato convalidato per ragioni procedurali.
    A Bari è stato rinviato a giudizio Renzo Guolo, stimato sociologo delle religioni, che certamente non è un islamofobo arrabbiato. Il sociologo è incappato nelle ire di Adel Smith, noto protagonista di teatrini televisivi autonominatosi imam (o qualche cosa di simile, perché la confusione è grande) di un gruppo che si chiama Unione musulmani d’Italia. Nonostante il nome magniloquente, si tratta di un’associazione di quattro gatti, considerata non rappresentativa da tutte le altre realtà del variopinto islam italiano.

    Ma se uno dice a Smith, appunto, che non rappresenta nessuno, Smith si arrabbia molto, e ritiene che nella sua sacra persona sia stato offeso addirittura l’islam in genere. A Bari Guolo si è così ritrovato accusato di «vilipendio della religione islamica». Ci si chiede quali criteri adotteranno i giudici al processo - applicheranno la sharia? - ma soprattutto perché, mentre si possono far vedere in televisione documentari dove si insulta il Papa affermando falsamente che protegge i preti pedofili, se si critica più o meno blandamente un imam si viene incriminati. Dov’è l’errore?

    Il Giornale, 5 giugno 2007

  9. #19
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    ... forse una speranza...

    Convertiti. Dall'islam al cristianesimo: un movimento sotterraneo in Nordafrica

    Libertà religiosa • Le spinte verso il cambiamento: la testimonianza dei cristiani, la «scoperta» del Vangelo attraverso Internet o le trasmissioni satellitari, la sete di libertà. I berberi sentono di poter riconquistare la loro identità «schiacciata» in una regione dove da secoli essere arabi equivale a essere musulmani


    di Anna Mahjar Barducci

    Tratto da del 5 giugno 2007

    Da qualche anno si moltiplicano in Nordafrica, nel silenzio e nella clandestinità, le conversioni dall’islam al cristianesimo. Non ci sono cifre a riguardo, i «neocristiani» preferiscono mantenere nascosta la loro nuova condizione, evitano di partecipare alle messe nelle chiese dei loro Paesi e cercano di sfuggire alla pressione sociale e culturale dei governi e dei fondamentalisti. Ma varie fonti confermano che questo movimento sotterraneo è consistente e continua da tempo.

    In Marocco, il Rapporto internazionale per le libertà religiose del Dipartimento di Stato sostiene che ci sono circa 25mila convertiti. Altri documenti offrono cifre a volte inferiori, altre volte superiori. Lo stesso avviene per l’Algeria e la Tunisia. Secondo i quotidiani locali, la maggior parte dei convertiti hanno scoperto il cristianesimo principalmente attraverso letture, articoli su Internet, programmi religiosi alla radio, trasmessi in arabo da Radio Monte Carlo, o sui canali satellitari.

    I quotidiani della regione, a differenza di quelli occidentali, mantengono sempre uno sguardo attento sul fenomeno. Molti editorialisti si dicono preoccupati e spaventati dall’attività missionaria nell’area, in particolare di quella protestante. La maggior parte dei giornali locali accusano infatti i preti protestanti di essere "spie" degli Stati Uniti e di offrire denaro ai più poveri in cambio della conversione.

    Le preoccupazioni dei media riflettono anche quelle delle autorità marocchine e algerine. Nel 2004 il ministro per gli Affari religiosi algerino, Bouabdellah Ghlamallah, aveva avvertito del "rischio di effusione di sangue", a causa della conversioni. Qualche settimana dopo, pentendosi dell’affermazione, aveva dichiarato che "ognuno era libero di scegliere la propria fede". Nel 2006 il governo algerino ha però promulgato una legge contro il proselitismo. In Marocco sono noti alcuni casi di arresti di missionari.

    Il profilo dei convertiti è molto eterogeneo. Tra di loro ci sono uomini, d onne, giovani e anziani appartenenti a varie classe sociali. In Algeria l’interesse verso il cristianesimo si è accentuato negli Novanta, con l’inizio delle violenze da parte degli islamisti e poi la vera e propria carneficina che ha causato oltre duecentomila morti. La maggior parte delle conversioni avvengono in Kabilia tra i berberi, spesso bistratti sia dal governo sia dagli islamisti. «Noi berberi ci sentiami discriminati – spiega Mouhoub, ventenne della Kabilia –. Veniamo uccisi quando reclamiamo la libertà di essere ciò che siamo. Nel cristianesimo, invece, mi sento libero di essere me stesso».

    Mouhoub spiega, inoltre, di apprezare lo sforzo dei missionari per imparare il tamazigh (lingua berbera) e nel tradurre la Bibbia nella loro lingua. Alcuni berberi, inoltre, sentono di potere ritrovare una propria identità soltanto attraverso il cristianesimo, introdotto nel Paese nel terzo secolo. I libri di storia riportano la sparizione delle ultime comunità cristiane berbere, prima di essere assimilate all’islam, che data intorno al 1145-1160.

    Anche in Tunisia le conversioni sono in aumento seppurr in numeri più ristretti. Molte ragazze appaiono interessate al cristianesimo per la sua visione della donna e perché non contempla la poligamia, che peraltro in questo Stato è stata dichiarata illegale. I cammini che portano alla conversione sono diversi a seconda della storia personale. Yacine, un ex islamista affiliato al movimento illegale al-Nahdha, racconta di essersi convertito dopo un periodo trascorso in prigione. «È stato difficile ricominciare da capo – racconta Yacine –. La polizia continuava a fare controlli a casa e avevo perso la speranza nel futuro». Un giorno Yacine, sintonizzandosi su Radio Monte Carlo, aveva ascoltato la predica di un prete egiziano che lo aveva commosso. «Ho pertanto iniziato a documentarmi sul cristianesimo attraverso internet – spiega Yacine –. Qualche anno dopo ho deciso di convertirmi».

    In Marocco si possono contare sette c hiese libere a Marrakesh, sei a Casablanca, cinque a Rabat e una a Layoune, capoluogo del Sahara occidentale. Secondo un’indagine locale, il 60 per cento dei nuovi cristiani marocchini si è convertito attraverso contatti personali con altri cristiani, il 30 per cento attraverso la televisione e internet e il 10 per cento in seguito alla predicazione dei missionari, smontando così l’accusa a questi ultimi di essere i principali responsabili delle conversioni con la loro attività di proselitismo. «Cerchiamo comunque di non esporci – spiega Mohammed, trentenne di Casablanca –. La massa non capisce che si può essere arabi senza essere musulmani. Per noi, il più grande pericolo è l’ignoranza».

    Avvenire 5 giugno 2007

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    ... FILIPPINE
    P. Giancarlo Bossi, missionario PIME, è stato rapito a Mindanao
    Il missionario lavora da quasi 30 anni nell'isola di Mindanao, dove è in atto da tempo una lotta fra guerriglieri musulmani e esercito per l'autonomia dell'isola.

    Manila (AsiaNews) - Il p. Giancarlo Bossi, 57 anni, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere è stato sequestrato da un gruppo di armati questa mattina nel villaggio costiero di Bulawan, nella zona di Zamboanga (Mindanao). Ne ha dato notizia il p. Gianni Sandalo, superiore della missione del Pime nelle Filippine. Secondo la polizia i responsabili del sequestro potrebbero essere alcuni membri del Moro Islamic *Liberation Front, che da anni combattono per l'indipendenza dell'isola dal governo filippino.
    P. Giancarlo lavora nelle Filippine dal 1980. Dopo una parentesi in Italia (1996-99) è ritornato nelle Filippine a Mindanao. Era divenuto parroco della parrocchia di Payao (vicino a Zamboanga) solo da due mesi. Secondo le prime ricostruzioni, i rapitori lo hanno sequestrato mentre si recava a celebrare la messa in una cappella vicina.
    La polizia di Zamboanga pensa che il missionario, rapito e* portato via in una barca, sia ancora nei paraggi: la zona costiera è molto frastagliata ed offre molti luoghi di riparo e nascondigli.
    P. Bossi è il secondo prete italiano ad essere rapito nella zona. Nel 2001 venne rapito p. Giuseppe Pierantoni, liberato poi dopo alcuni mesi....

    10/06/2007 09:56
    FILIPPINE
    I rapitori di p. Bossi sarebbero guerriglieri islamici del Milf
    Santosh Digal
    Lo dice il colonnello Godofredo Paderanga, di stanza nell’arcipelago meridionale di Mindanao, che ha dato in maniera ufficiale la notizia del rapimento del missionario. Il p. Bossi è il terzo sacerdote italiano ad essere rapito nella zona negli ultimi 10 anni.
    Zamboanga (AsiaNews) – I rapitori di p. Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, sarebbero guerriglieri musulmani del Moro Islamic Liberation Front (Milf), che dal 1978 conduce una sanguinosa guerra civile per ottenere l’indipendenza di Mindanao da Manila.
    Lo conferma il colonnello Godofredo Paderanga, di stanza nell’arcipelago meridionale, che ha dato in maniera ufficiale la notizia del rapimento del missionario, avvenuto alle 9.35 di questa mattina (ora locale) nel villaggio costiero di Bulawan, nella zona di Zamboanga, nell’arcipelago meridionale di Mindanao.
    Secondo il militare, il capo dei rapitori è Aka Kedia, uno dei leader del Milf. Al momento non è stata presentata alcuna richiesta di riscatto. Il col. Paderanga ha poi aggiunto che le operazioni di ricerca di p. Bossi sono state affidate alla Brigata 102 dell’esercito filippino.
    Secondo una radio locale, il sacerdote è stato rapito da dieci persone, che lo hanno preso subito dopo la fine della messa a Payao, cittadina della zona di cui p. Bossi è parroco.
    Il p. Bossi è il terzo sacerdote italiano ad essere rapito nella zona negli ultimi dieci anni. L’8 settembre del 1998, p. Luciano Benedetti del Pime viene sequestrato nei pressi di Sebuco, a Zamboanga del Norte, sull'isola di Mindanao. Dopo 68 giorni di prigionia viene rilasciato il 16 novembre. *
    Nell’ottobre del 2001, alcuni membri del gruppo Pentagon rapiscono p. Giuseppe Pierantoni, missionario del Sacro Cuore di Gesù, mentre celebrava messa a Dimantaling, Zamboanga del Sur. Il sacerdote viene rilasciato sei mesi dopo: interrogato dalla polizia, dichiara di essere stato consegnato da un gruppo ad un altro per tutto il periodo del suo rapimento, mentre esercito e polizia lo cercavano.
    Nella zona è da tempo in corso un conflitto feroce fra la guerriglia indipendentista e l’esercito nazionale, di cui più di una volta hanno pagato il prezzo civili e religiosi. Per cercare di fermare la lotta, un oblato di Maria Immacolata ha chiesto proprio ieri a cristiani e musulmani di Mindanao di pregare insieme per la fine delle ostilità.
    Parlando ad una tavola rotonda con esponenti dell’esercito e del Milf, p. Roberto C. Layson – coordinatore del gruppo per il dialogo interreligioso Omi – ha sottolineato “l’urgenza di una preghiera fervente che interrompa questa guerra, così che non muoiano più civili innocenti nei campo profughi o militanti sul campo”.
    Per il sacerdote, “nella guerra il vero nemico non è il soldato o il guerrigliero, ma la guerra stessa. Se questa si può evitare, questo deve essere fatto a tutti i costi, per salvare vite umane”. Il punto da tenere sempre a mente, ha continuato p. Layson, “è che la vita è sacra sempre, sia essa di un ribelle o di un soldato. Come religioso, ho sempre sostenuto l’importanza del cessate-il-fuoco e del processo di pace”.
    Dal 2003, è in vigore un processo di pace che ha portato ad una riduzione degli scontri. L’arcivescovo di Zamboanga, mons. Romulo G. Valles, dice ad AsiaNews: “Lodiamo coloro che hanno lavorato duramente, e continuano a farlo, per cercare di far funzionare questo cessate-il-fuoco”.
    Nel frattempo, vescovi cattolici e leader cristiani, insieme a religiosi e studiosi musulmani, continuano ad operare come mediatori nella guerriglia con attività comuni, che cercano di far collaborare le due fazioni in maniera pacifica su progetti di educazione, sviuppo e preghiera.

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