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Discussione: Violenze e persecuzioni contro i cristiani nel mondo

  1. #21
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    09:25 - MISSIONARIO RAPITO NELLE FILIPPINE: CAPPATO (“LA SETTIMANA”), “LA STESSA ANSIA"?

    “Siamo fratelli” di Giancarlo Bossi, missionario del Pime, rapito nelle Filippine, “per quella fede che condividiamo” e, perciò, come “cristiani dobbiamo aver la capacità di trovare il giusto modo per esprimere questa vicinanza”. Lo scrive Bruno Cappato, direttore di “La Settimana” (settimanale della diocesi di Adria-Rovigo), nell’editoriale dell’ultimo numero del giornale. Sui “media laici”, osserva Cappato, al rapimento sono state dedicate “poche righe”. “Abbiamo visto muoversi piazze e palazzi per altri casi di rapimento e di sequestro altrettanto pericolosi”, afferma Cappato, che si chiede perché in questo caso “non appare la sollecitudine sofferta” per la liberazione di padre Bossi. “Forse – prosegue – l’impegno dell’informazione, fare il giornalista, racchiude una maggiore nobiltà rispetto a chi si dona senza riserve per gli altri come un missionario? Non credo e penso che sempre di più debba crescere per tutti il desiderio di libertà e di rispetto”. Il fatto è che forse “la Chiesa ha al suo attivo nella storia recente e passata una lunga lista di martiri e di persone che, in vari modi, si sono sacrificate” e anche oggi decine di missionari “danno la loro vita in modo cruento”. “Non è polemica – conclude - dire che anche per un missionario ci dovrebbe essere la stessa ansia di liberazione, la stessa volontà di fare tutto il possibile come per altri”.

    fonte: SIR

  2. #22
    Iscritto L'avatar di Fabiola
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    Sono concittadina di Padre Giancarlo Bossi. Sono stata battezzata nella stessa chiesa.

    E' davvero triste il silenzio che è calato su tutta la vicenda da parte della quasi totalità dei mass-media. Niente marce, sit-in, foto sul Campidoglio...

    Nella sua parrocchia si prega per lui tutte le mattine ed è stato proposto di esporre una piccola luce alla finestra fino alla liberazione.
    Questa sera si celebrerà una Santa Messa nella parrocchia principale della città.

    Venerdì 22 giugno una fiaccolata silenziosa organizzata dal comune e dalle parrocchie.

    Grazie a tutti per la vostra preghiera.

  3. #23
    Utente Senior L'avatar di vince
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    .... I rapiti di serie C...

    Nel rapporto sulla libertà religiosa nel mondo" pubblicato nel 2006 dall'organizzazione cattolica "Aiuto alla Chiesa che soffre", si racconta, numeri alla mano, della situazione dei cristiani nel mondo.
    Scopriamo così, una situazione particolarmente grave anche per i cristiani dell'India (nel 2005 ci sono state oltre 200 aggressioni), ma pure per i cattolici della Cina e della Corea del Nord e, a causa della spinta dell'estremismo islamico, nelle Filippine e nel Medio Oriente. Situazioni altrettanto difficili per i cristiani d´Egitto, della Nigeria, dell´Uganda e dei paesi del Centro America.
    Fides, l'agenzia di Propaganda Fide, dicastero vaticano per le missioni estere, pubblica l’elenco dei missionari uccisi. Nel mondo.

    Nel 2006 i religiosi uccisi sono stati 24,
    Altrettanti nel 2005;
    Nel 2004 furono 10 di meno, nel 2003, 21.
    Nel 2001 e nel 2000, i missionari uccisi furono rispettivamente 31 e 32.
    Cifre più o meno costanti nel decennio ´90.

    Sono morti che non fanno rumore, che non guadagnano il clamore della cronaca, morti che lasciano indifferenti quelli che: “morire per Cristo è guadagno” e gli altri, messi a disagio da queste morti, perché dei sacerdoti e delle suore sono abituati a parlare con poca stima, a guardare solo alle loro debolezze.
    Sono morti che non fanno nemmeno orrore e dovrebbero, perché il sacerdote caldeo, padre P. Ragheed Ganni, 34 anni, ucciso in Iraq assieme a tre suoi diaconi, che con lui sono stati straziati e martirizzati, non può lasciare indifferenti.
    Secondo fonti di AsiaNews, i corpi sono stati abbandonati in strada perchè nessuno osava andare a recuperarli, data la tensione palpabile della situazione.

    Trucidati e torturati in modo disumano, ma non fanno notizia.

    E’ sempre stato così.
    Dal 1942 al 1951 furono uccisi dai partigiani 130 sacerdoti.
    La metà di quelli uccisi dai bombardamenti in tutta Italia.
    Altri tempi direte.
    Certo ma stessa indifferenza, stesso disagio nel far circolare la notizia.
    Domenica scorsa è giunta la notizia del rapimento di un sacerdote italiano, padre Giancarlo Bossi, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) è stato sequestrato da un gruppo di armati nel villaggio costiero di Bulawan, nella zona di Zamboanga (Mindanao) delle Filippine meridionali.
    Padre Bossi 57 anni, è nato ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, ed è missionario nelle Filippine dal 1980. Il Superiore generale del Pime - Giambattista Zanchi - ha riferito che «padre Bossi è stato portato via da dieci uomini armati che lo hanno fatto salire su un’imbarcazione. Si sospetta che possa essere stato sequestrato da un gruppo separatista islamico».
    I giorni dopo qualcuno scriveva tra le notizie che forse non erano separatisti islamici ma briganti comuni.
    Va beh, allora …
    Quello che sconcerta è che queste morti, questi rapimenti non esistono, sono solo cronaca spicciola, non ci sono manifestazioni, fiaccolate, bandiere stese ai balconi, titoli sui giornali, veniamo a sapere da un’agenzia francese che il nostro Governo ha dichiarato che non pagherà riscatti....
    Perché?
    Perché un sacerdote vale meno?
    Perché non ci sono interessi di partito da difendere?
    Queste morti ci interrogano personalmente?
    Interrogano me ed interrogano voi.
    Perché può accadere questo?
    Perché????

  4. #24
    Nuovo iscritto L'avatar di PaxHominibus
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    4 luglio

    Da http://www.avvenire.it/
    MAGDI ALLAM
    Dal palco di piazza Santi Apostoli verrà lanciata la proposta di istituire un osservatorio sulla libertà religiosa nel mondo
    4 luglio: «Difendiamo i cristiani per la libertà di tutti»
    Parleranno esponenti di diverse tradizioni religiose. Una gigantografia per la liberazione di padre Bossi
    Da Milano Giorgio Paolucci

    Tutti in piazza a Roma il 4 luglio per aiutare i cristiani perseguitati in Medio Oriente. Tutti: oltre gli steccati della politica, oltre le diversità religiose e culturali. L'iniziativa lanciata da Magdi Allam e fatta propria da molti esponenti della società civile, sta rompendo gli schemi e raccoglie consensi su vari fronti. Nel mondo cattolico, ma anche tra ebrei e musulmani, e in ambienti laici. Più di 200 le adesioni di parlamentari, in gran parte di centrodestra, ma aumentano quelli in quota al centrosinistra.
    Allam, in un'Italia divisa è pensabile un'iniziativa bipartisan?
    La manifestazione del 4 luglio vuole affermare il diritto universale alla libertà religiosa, denunciando al tempo stesso che questo diritto viene violato principalmente nei confronti dei cristiani in Medio Oriente, perseguitati, discriminati, indotti a emigrare. È la prima volta che un fatto del genere accade in Italia. Abbiamo raccolto l'appello del Papa e dei vescovi iracheni, ci rivolgiamo a tutti gli uomini di buona volontà, non vogliamo essere incasellati in uno schema ideologico né buttarla in politica. La pluralità delle adesioni indica che questo obiettivo incontra una condivisione sempre più larga nel popolo italiano.
    La sera del 4 luglio, in Piazza Santi Apostoli, chi ci sarà sul palco insieme a Magdi Allam?
    Parleranno persone che sono espressione di diversi mondi e di sensibilità differenti: Souad Sbai, presidente delle comunità marocchine, il portavode della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, Jesus Carrascosa di Comunione e liberazione, il direttore di Asianews, padre Bernardo Cervellera, Attilio Tamburrini (Aiuto alla Chiesa che soffre) e un esponente delle Chiese mediorientali.
    Nessun politico?
    Sono tutti benvenuti, e la loro presenza sottolinea la sensibilità per un tema finora piuttosto ignorato, ma si è convenuto che partecipino senza prendere la parola per evitare passerelle. Sarà un palco che vuole esaltare il cuore del messaggio che intendiamo lanciare: Ci sarà un grande striscione con la scritta "Salviamo i cristiani" e una gigantografia del missionario che da venti giorni è nelle mani dei rapitori nelle Filippine accompagnato dalla frase "Salviamo padre Bossi".
    Il grande dimenticato di questi giorni...
    Il silenzio che circonda la sua vicenda è scandoloso. Nonostante qualche resipiscenza di queste ore, il rapimento del missionario del Pime è considerato qualcosa di secondario, che riguarda il «figlio di un dio minore». Assistiamo a un silenzio scandaloso e assordante, specie se raffrontato alla mobilitazione pressoché quotidiana che si era registrata in occasione dei rapimenti di giornalisti e operatori umanitari. Padre Bossi è l'emblema di quanti vengono colpiti avendo come unica "colpa" quella di testimoniare il Vangelo. Ed è la tragica conferma che i cristiani sono coloro che maggiormente patiscono per la mancanza di libertà religiosa.
    C'è chi ha osservato che non sono soltanto i cristiani nel mirino, e chiede mobilitarsi anche per i fedeli di altre confessioni religiose.
    Siamo ben consapevoli che si potrebbe parlare anche dei sunniti perseguitati dagli sciiti, degli sciiti discriminati dai sunniti, delle difficoltà che vivono gli aleviti in Turchia, oppure i drusi, gli ebrei, e altri ancora. Ma spesso in quanti invitano ad "allargare lo sguardo" c'è la volontà di minimizzare un dato di fatto: in questo momento sono i cristiani quelli che hanno più da temere a varie latitudini. Lottare per loro non significa impegnarsi per gli interessi di un gruppo: significa lottare per tutti i perseguitati, significa ribadire che la libertà religiosa è un diritto umano fondamentale, che deve stare a cuore a tutti gli uomini di buona volontà.
    Nel mirino della manifestazione sono soprattutto i regimi islamici. Ci saranno anche presenze significative della comunità musulmana in Italia?
    Ho già ricordato Souad Sbai, con lei ci saranno Dounia Ettaib e altre donne, l'appello è stato sottoscritto da Khaled Fouad Allam, altre persone di tradizione islamica si aggiungeranno. Inutile negare che siamo una minoranza, ma una minoranza che ha il coraggio di manifestare pubblicamente in difesa della vita e della libertà di tutti. Siamo fiduciosi che la via che stiamo aprendo sarà seguita da molti altri in futuro.
    Che fare perché dopo il 4 luglio la mobilitazione di questi giorni non cada nel dimenticatoio?
    I promotori dellla manifestazione proporranno l'istituzione di un osservatorio sulla libertà religiosa nel mondo. Vogliamo tenere desta l'attenzione, con una informazione puntuale su quello che accade nel mondo. L'esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente sono la ferita più bruciante ma ribadisco: ci interessa che sia salvaguardata la libertà religiosa in tutto il mondo.
    Ultima modifica di PaxHominibus; 02-07-2007 alle 09:48 Motivo: evidenziazione in rosso

  5. #25
    Utente Senior L'avatar di est modus
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    Sarò presente in spirito alla manifestazione di Roma del 4 luglio. Sono indignato per il trattamento finora riservato a Don Bossi, sequestrato di serie c, ed ho anche inviato una e-mail al ministro degli esteri, come suggerito in un altro 3D. Ho però la sensazione che qualcosa cominci a muoversi. Speriamo.
    .

  6. #26
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    Anch'io mandai l'e-mail al Ministro dell'Interno. Spero davvero tanto che qualcosa cominci a muoversi. Al tg di mezzogiorno hanno detto che Don Bossi è vivo. Preghiamo per la suua liberazione.

  7. #27
    Veterano di CR L'avatar di hildegarda
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    Stesera di noi romani chi va alla manifestazione?

  8. #28
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    Stesera di noi romani chi va alla manifestazione?
    Io non potrò esserci fisicamente, ma sarò unita col pensiero e la preghiera.

  9. #29
    La Regione Liguria vota contro la libertà religiosa

    di Diego Pistacchi,
    Il Giornale, 4 luglio 2007


    I cristiani massacrati e perseguitati nel mondo? Chissenefrega. La Regione Liguria fa spallucce, non trova neppure il tempo di votare un ordine del giorno di adesione alla manifestazione organizzata da Magdi Allam, il vicedirettore del Corriere della Sera. Per meglio dire, la Regione non vuole trovare il tempo, preferisce evitare il discorso. E ora tocca al Comune vedere se ci sarà la possibilità di dedicare qualche minuto di consiglio al rapimento di padre Giancarlo Bossi, da settimane prigioniero di estremisti religiosi, così come chiesto dagli eletti della Lista Biasotti.
    Quello che è accaduto ieri in Regione sembra assurdo. Nei giorni in cui una giovane donna marocchina viene minacciata e picchiata per aver voluto testimoniare al processo contro gli assassini di Hina, ragazza uccisa dai parenti perché vestiva all’Occidentale; nei giorni in cui si teme per la sorte di padre Bossi, ci sono stati consiglieri che avevano firmato l’ordine del giorno e che ieri hanno votato contro, o che si sono astenuti. Assenze tattiche e ripensamenti dell’ultim’ora hanno fatto in modo che neppure si sia potuto discutere della richiesta di adesione della Liguria, anche solo moralmente, «alla manifestazione nazionale promossa da Magdi Allam contro l’esodo e la persecuzione dei cristiani in Medio-Oriente e per la libertà religiosa nel mondo». Tutto qui, il testo da approvare. Non si chiedeva neppure il gonfalone.
    Dopo la prima firma di Gianni Plinio, capogruppo di An, c’erano quelle di altri 14 consiglieri, tra cui 5 di maggioranza. C’erano i nomi e le firme dei cattolici Fabio Broglia, Michele Boffa, Roberta Gasco e Giovanni Paladini, di Luigi Patrone dell’Italia di Mezzo. Ma di loro, solo la Gasco, Udeur, in aula ha trovato la forza di rispettare la sua posizione. E così l’assemblea ha deciso di non mettere neppure in calendario il documento. Non prima di uno scambio di battute al veleno. Con Plinio che conclude con un’accusa pesantissima alla maggioranza: «Sono dei barbari, è come schierarsi dalla parte dell’intolleranza religiosa».
    Si era cominciato dal fatto che Mino Ronzitti, presidente dell’assemblea legislativa della Liguria, non aveva inserito l’ordine (...)

  10. #30
    Utente Senior L'avatar di vince
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    ... Le fonti di informazioni deviate.



    I terroristi islamici smentiscono Repubblica**



    Scritto da Renato Farina***



    *
    Afghanistan-Italia. Kabul-Perugia. Al Qaeda e giornalisti. Strani intrecci sono venuti alla luce del sole in queste ore. Essi gettano ombre sul ruolo di un'informazione che come minimo si rivela deviata. I fatti.

    1) A Perugia ieri la polizia ha scoperto una scuola di terrorismo. Si cominciava con I bambini: gli agguati si fanno così (e si mostrava il video), per sgozzare in modo efficace e sicuro si deve muovere la mano in questa maniera (e c'era il film). Arrivava poi l'insegnante di arti oscure con maneggio di veleni, il docente pratico di esplosivi, il maestro di mitra e di coltello. Si spiegava poi quali itinerari percorrere per affluire nei luoghi volta per volta scelti per la Guerra Santa. Dov'era situata questa palestra per allenarsi allo sport dell'assassinio? In una moschea. Ma no? E il capo era l'imam di Perugia Ponte Felcino. Con lui (Mustapha El Korchi) sono stati arrestati altri tre marocchini. Si insegnava anche a guidare sommariamente dei Boing 747, detti Jumbo. L'idea del perché forse l'avrete intuita.

    2) Gli inquirenti dicono: gli arrestati costituiscono una cellula di Al Qaeda. Ovvio: sono innocenti fino al terzo grado di giudizio e dunque terroristi solo presunti anche coloro che sono stati trovati con le mani nel sacco della propaganda decapitatrice. Incuriosisce la stupenda reputazione di cui godeva questa moschea e il suo predicatore. Il Giornale dell'Umbria ne ha descritto così il fondatore: è un muratore, con tre figli, in Italia da quasi vent'anni, votato a combattere l'isolamento e le incomprensioni. Ha messo su una associazione nella sede della Asl. Un uomo molto pio. Trascrivo: «La preghiera è una componente fondamentale della nostra attività - dice Moustapha El Korki, uno dei leader dell'associazione - ma facciamo molte altre cose». Sincero. Adesso le conosciamo queste «altre cose». Ma il Giornale dell'Umbria traduce: «...accoglienza e consulenza per gli immigrati di religione musulmana, ad esempio. "Molti arrivano in Italia e non conoscono le leggi di questo Paese - continua Moustapha noi formiamo un appoggio importante, un punto di riferimento per ogni tipo di spiegazione e di consiglio". L'idea di uno spazio comune in cui I musulmani del paese potessero riunirsi per la preghiera e per discutere risale al 2000. Nel 2001, poi, la costituzione dell'associazione. «Che presto si trasformerà in onlus, e con un nome italiano, più accessibile", ride Mustafa. Gli iscritti e I frequentatori della moschea provengono soprattutto dal Maghreb - proprio come lui, che è marocchino ma ci sono anche mediorientali, centroafricani, albanesi. In una realtà spesso dipinta come difficile proprio per le tante identità che in essa convivono, come è Ponte Felcino, la "Ibn Khaldoun" si sta impegnando intensamente per favorire l'integrazione degli arabo-musulmani e la conoscenza reciproca con gli autoctoni». Una medaglia.

    3) Domanda. Ma come? In Italia c'è Al Qaeda? Per I lettori di Libero suonerà come una presa in giro. Ma per I clienti di altri quotidiani suona come una novità assoluta. Ad esempio La Repubblica. Prendiamo un titolo di prima pagina: «Al Qaeda non ha uomini che operano in Italia» (21 marzo 2006). Firmato Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo. La loro fonte è un uomo che per essi è la verità incarnata, figuriamoci se può mentire. Si chiama Abu Fara'l al-Libbi ed è il numero 3 di Al Qaeda. Bonini e D'Avanzo citano un documento del Sismi finito nelle loro mani, e a cui credono assolutamente, dato che è negazionista ed avalla l'idea che gli allarmi sul terrorismo sono un'invenzione degli esperti «in manutenzione della paura», cioè Bush, Blair, Berlusconi e - per li rami - Pollari. Bonini e D'Avanzo sintetizzano il pensiero del personaggio: «Al Qaeda non dispone in Italia di collegamenti utili per organizzare un'operazione». Essi fanno valere a riguardo dei pentiti di Al Qaeda (pentiti?) lo stesso postulato etico che ha messo sul piedistallo della sincerità giuringiuretta I collaboratori mafiosi: non possono mentire. Oro colato per Repubblica e l'opinione pubblica di sinistra. D'Avanzo ha inciso sulla pietra questa sentenza: «Osama Bin Laden non è il terrorista apocalittico o il Satana narcisistico della vulgata, ma un leader che fa quel che dice e crede in quel che fa» (4 ottobre 2005). Dunque Abu Fara'l è un oracolo. Deduzione: il capo del Sismi non rende noto questo documento segreto perché «non omogenea al coro della propaganda». Non fa paura. Onde per cui, secondo Repubblica, il diktat: «Nessuno deve sapere». Infatti finisce su Repubblica. A cui l'idea che Islam imponga di mentire per il bene della causa non viene in mente. Così passa questa operazione di intossicazione dell'informazione ad opera di non si capisce di quali settori della Cia e del Sismi deviati o forse molto dritti che passano agli ossequienti cronisti queste carte. Non sarebbe stato il caso di prenderli con le molle?

    4) Per coerenza con le citate molle anche noi prendiamo con I dovuti dubbi le scoperte della Ucigos (la polizia antiterrorismo) di Perugia. E domandiamo al suo capo, il dottor Carlo de Stefano: sicuro di non voler attizzare la paura per conto di Bush e Berlusconi mentre in realtà si tratta di un gruppo spontaneo di muratori capace tutt'al più di far saltare la corrente di una Asl? Non è che sta perseguitando un innocente associazione benefica, dedita all'integrazione?

    5) Intanto a Kabul si susseguono notizie e contronotizie. Di certo sono stati rapiti due ingegneri tedeschi. Si sa che li hanno sequestrati i talebani. I quali, per bocca del loro portavoce Mohammed Yousuf, sostengono di averne decretato ed eseguito la condanna a morte. Il governo di Karzay ha corretto: non è vero siano stati uccisi. Uno sarebbe morto di infarto, l'altro è prigioniero ma vivo. I tedeschi non si pronunciano. Angela Merkel ha dichiarato irricevibile la richiesta di ritiro delle truppe, e a sua volta il governo afgano ha già detto che non avrebbe più regalato alla Guerra Santa altri assassini oggi in carcere.

    6) Altri 23 tra medici e operatori sanitari sudcoreani sono stati presi in questi giorni dai talebani. Viaggiavano in pullman. L'agenzia Reuters attesta: «Qari Mohammed Yousuf, che ha parlato al telefono da una località sconosciuta, chiede che tutti i prigionieri talebani nelle carceri afgane siano liberati e che la Corea del Sud ritiri le proprie forze dall'Afghanistan». Qari Yousuf è anche una vecchia conoscenza nostrana. Toccò a lui gestire il sequestro dell'inviato di Repubblica Mastrogiacomo nel marzo scorso. Youssuf ha una certa esperienza dunque. Fu eccezionale con Gino Strada e Hanefi. Cinque generali talebani per un giornalista italiano. Ventitré medici coreani e due ingegneri tedeschi varranno almeno qualche migliaio di soldati semplici, o no? Ingolositi dal bottino ottenuto grazie a noi, ora ci riprovano. 7) Chi comanda ora i sequestratori tagliagole? Dadullah Mansoor, consegnato ai suoi su richiesta del governo italiano per liberare Mastrogiacomo. E dannare coreani e tedeschi. Naturalmente Repubblica tace ancora questa piccola enorme notizia. Comunque Al Qaeda non esiste, vero????:msn4:

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