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Discussione: Violenze e persecuzioni contro i cristiani nel mondo

  1. #931
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    Il papa in Myanmar. La faccia violenta del buddismo

    Lunedì 28 agosto la sala stampa vaticana ha dato l'annuncio ufficiale del viaggio che papa Francesco compirà in Myanmar e Bangladesh dal 30 novembre al 2 dicembre.

    Curiosamente, però, il giorno prima, al termine dell'Angelus domenicale, Francesco è incappato in un incidente col primo dei due paesi. Ha detto, un po' leggendo e un po' improvvisando, le seguenti parole, assenti dal testo anticipato ai giornalisti:

    "Sono arrivate tristi notizie sulla persecuzione di una minoranza religiosa, i nostri fratelli Rohingya. Vorrei esprimere tutta la mia vicinanza a loro. E tutti noi chiediamo al Signore di salvarli e suscitare uomini e donne di buona volontà in loro aiuto, che diano loro i pieni diritti. Preghiamo per i fratelli Rohingya".

    Nelle ore successive, le reazioni a queste parole sono state, in Myanmar, decisamente negative. Non solo sui media allineati al governo, che nemmeno tollerano che si definiscano "Rohingya" i musulmani che abitano la regione del Rakhine al confine con il Bangladesh, da anni vittime di una persecuzione feroce, ma anche da parte di esponenti della minuscola Chiesa cattolica locale.

    Raymond Sumlut Gam, vescovo di Bhamo ed ex direttore di Caritas Myanmar, ha dichiarato ad Asia News:

    "Abbiamo paura che il papa non abbia informazioni abbastanza accurate e rilasci dichiarazioni che non riflettono la realtà. Affermare che i Rohingya sono ‘perseguitati’ può creare gravi tensioni in Myanmar".

    E P. Mariano Soe Naing, portavoce della conferenza episcopale di quel paese:

    "Se avessimo bisogno di portare il Santo Padre dalle persone che da noi più soffrono, lo porteremmo ai campi profughi dei Kachin [etnia prevalentemente cattolica – ndr], dove molte vittime della guerra civile sono state sfollate dalle loro case. Per quanto riguarda l'uso del termine ‘Rohingya’, il mio parere è che, per mostrare rispetto verso il popolo ed il governo del Myanmar, usare l’espressione accettata dalle istituzioni ['musulmani del Rakhine' - ndr] è più indicato. Se il papa usasse quel termine durante la visita, saremmo preoccupati per la sua sicurezza".

    In Myanmar i cattolici sono poco più dell'uno per cento della popolazione, 600 mila su 50 milioni, e sono ritenuti dai più un corpo estraneo, al pari di altre minoranze perseguitate Quindi si può capire che stiano sulla difensiva.

    Sorprende invece che la segreteria di Stato vaticana non abbia predisposto per papa Francesco, se proprio voleva intervenire pubblicamente sulla persecuzione dei Rohingya, un testo meno improvvisato, tanto più nell'imminenza di un suo viaggio in quel paese.

    Con il Myanmar la Santa Sede ha allacciato quest'anno i rapporti diplomatici. E in maggio è giunta in Vaticano a incontrare il papa Aung San Suu Kyi, la premio Nobel per la pace tenuta agli arresti domiciliari per 15 anni dal regime militare e infine democraticamente eletta e nominata ministro degli esteri in un governo che però è sempre sotto il controllo dell'esercito, che continua a detenere le vere leve del potere.

    Un aggiornatissimo dossier dovrebbe dunque essere a disposizione di papa Francesco, in vista del suo viaggio.

    Ma, appunto, le parole da lui dette all'Angelus di domenica 28 agosto non sono parse le più calibrate.

    Che un papa si erga a difensore di musulmani che si trovano questa volta dalla parte non dei persecutori ma dei perseguitati è certo non solo doveroso, ma di sicuro effetto nello scenario mondiale.

    Ma in Myanmar tra i perseguitati vi sono anche i cristiani delle etnie Kachin e Chin, nel nord del paese, e Karen e Karenni, nell'est. Non si contano negli ultimi anni le chiese distrutte, i villaggi messi a ferro e fuoco, le decine di migliaia di persone costrette alla fuga.

    E soprattutto: chi e perché li perseguita?

    Filtrano notizie di di conversioni forzate al buddismo, anche in tenera età, in scuole finalizzate a trasformare gli alunni di altre fedi in piccoli monaci col capo rasato e la tunica arancione. L'importazione di Bibbie e libri religiosi è illegale. Ai non buddisti è preclusa qualsiasi carriera nelle amministrazioni statali.

    Di fede buddista è infatti la stragrande maggioranza della popolazione del Myanmar. E sono capitanate da monaci buddisti le organizzazioni più intolleranti contro le minoranze di altre fedi, col pieno appoggio dei militari.

    Tutto l'opposto, cioè, della leggenda che accompagna universalmente il buddismo, quasi sempre dipinto come tutto pace, compassione, saggezza, fratellanza.

    La realtà è molto diversa. La libertà religiosa è pesantemente repressa non solo in Myanmar ma, sia pure in misura minore, in altri paesi a dominante buddista come lo Sri Lanka, già visitato da papa Francesco nel 2015, il Laos, la Cambogia, il Buthan, la Mongolia.

    In queste ultime settimane la persecuzione dei Rohingya da parte del regime buddista del Myanmar ha toccato il suo apice, costringendo molti di loro a fuggire verso il Bangladesh, che però li blocca alle frontiere. E questo proprio ora che papa Francesco si appresta a visitare entrambi questi paesi.

    Aung San Suu Kyi, paladina dei diritti umani, lascia fare e tace, pesantemente condizionata com'è dal prepotere dei militari e dei buddisti più intolleranti.

    Papa Francesco non ha questi vincoli. E non solo i Rohingya ma tutte le minoranze perseguitate del Myanmar si aspettano da lui che parli e agisca da uomo libero, che ne prenda le difese, certo, ma anche apertamente denunci chi li opprime e perché.

    Non gli sarà facile esaudire questa seconda aspettativa.

    http://magister.blogautore.espresso....-del-buddismo/

  2. #932
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    Giuste le parole del Santo Padre.

    Trovo francamente un pessimo segnale quelle dei vescovi birmani che invitano a gettare lo sguardo altrove.

  3. #933
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    Sono molto preoccupato per queste tesi negazioniste in Myanmar. Si affacciano tentazioni xenofobe nell'episcopato. Veramente un brutto segno.

  4. #934
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    Sono situazioni che esistono in tutto il III e IV mondo, stanno ingigantendo la questione.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  5. #935
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    Nel 2017 uccisi nel mondo 23 missionari
    Si tratta di 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 8 laici. Il numero più elevato si registra in America. Dal 2000 al 2016 uccisi nel mondo 424 operatori pastorali tra cui 5 vescovi

    Secondo l’annuale rapporto stilato a fine anno dell’Agenzia Fides nel 2017 sono stati uccisi nel mondo 23 missionari. Secondo la ripartizione continentale, per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici), cui segue l’Africa, dove sono stati uccisi 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016, secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 Vescovi.

    Operatori pastorali morti in modo violento
    L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti gli operatori pastorali morti in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”. Per questo si preferisce non usare il termine “martiri”, se non nel suo significato etimologico di “testimoni”, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro, e che cerchiamo comunque di documentare in questo stesso contesto annuale.

    Morti in contesti dove manca il rispetto per la vita e ogni diritto umano
    Molti operatori pastorali sono stati uccisi durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti di povertà economica e culturale, di degrado morale e ambientale, dove violenza e sopraffazione sono assurte a regola di comportamento, nella totale mancanza di rispetto per la vita e per ogni diritto umano. A tutte le latitudini sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando il valore specifico della loro testimonianza evangelica come segno di speranza.

    All’elenco mancano i tanti operatori pastorali vittime di violenza a causa della fede
    Gli uccisi sono solo la punta dell’iceberg, in quanto è sicuramente lungo l’elenco degli operatori pastorali, o dei semplici cattolici, aggrediti, malmenati, derubati, minacciati, come quello delle strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, assalite, vandalizzate o saccheggiate. Agli elenchi provvisori stilati annualmente dall’Agenzia Fides, deve sempre essere aggiunta la lunga lista dei tanti, di cui forse non si avrà mai notizia o di cui non si conoscerà neppure il nome, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano con la vita la loro fede in Gesù Cristo.

    Raramente gli assassini di preti o suore vengono individuati o condannati
    Esemplificativa la condanna del mandante dell’assassinio del missionario gesuita spagnoolo Vicente Canas, ucciso in Brasile nel 1987. Nel primo processo, celebrato nel 2006, gli imputati vennero assolti per mancanza di prove; il nuovo processo del 29 e 30 novembre, ha portato alla condanna del mandante, unico sopravvissuto degli imputati. (Agenzia Fides)


    fonte: Vatican News
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

  6. #936
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    Egitto, attacco a una chiesa copta: nove morti.


  7. #937
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    Cristiani: 215 mln perseguitati per fede

    Il Rapporto della associazione internazionale Porte Aperte






    (ANSA) - ROMA, 10 GEN - "Cresce la persecuzione anti-cristiana nel mondo in termini assoluti, oggi sono oltre 215 milioni i cristiani perseguitati". È il dato che l'associazione internazionale 'Porte aperte' evidenzia nel rapporto annuale, il World Watch List 2018 (dati del periodo tra il 1° novembre 2016 e il 31 ottobre 2017). È la lista dei 50 Paesi - riporta il Sir - dove i cristiani sono più perseguitati.


    Al top della classifica dei Paesi in cui i cristiani hanno le maggiori difficoltà ci sono Corea del Nord e Afghanistan. Nelle "top ten" anche Somalia, Sudan, Pakistan, Eritrea, Libia, Iraq, Yemen e Iran. È in Pakistan che la persecuzione ha i connotati più violenti in assoluto.


    I Paesi europei nella lista sono la Turchia, al 31° posto, e l'Azerbaigian, al 45°. "L'oppressione islamica continua a essere la fonte principale di persecuzione dei cristiani": è quanto sottolinea ancora il Rapporto 2018 che conta 3.066 cristiani uccisi a causa della loro fede e 15.540 gli edifici di cristiani attaccati (chiese, case private e negozi). ansa.it




  8. #938
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    #24febbraio #ColosseoRosso: l'iniziativa per i cristiani perseguitati nel mondo
    All'evento di sabato, organizzato da ACS, saranno presenti i parenti di Asia Bibi e una giovane nigeriana fuggita dalla schiavitù dei Boko Haram. Nella mattinata, l'incontro con Papa Francesco

    Sabato 24 febbraio alle ore 18:00, il più famoso simbolo di Roma, il Colosseo, si illuminerà di rosso come segno di solidarietà con tutti i perseguitati a causa della fede. L’iniziativa è promossa da ACS - Aiuto alla Chiesa che Soffre - la Fondazione Pontificia che supporta i cristiani oppressi in 140 Paesi di tutto il mondo.

    Contemporaneamente, la Cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo in Siria, e la Chiesa di San Paolo a Mosul in Iraq, saranno illuminate di rosso, simbolo del sangue dei Cristiani recentemente martirizzati.


    fonte: Vatican News
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

  9. #939
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    #24febbraio #ColosseoRosso: l'iniziativa per i cristiani perseguitati nel mondo
    All'evento di sabato, organizzato da ACS, saranno presenti i parenti di Asia Bibi e una giovane nigeriana fuggita dalla schiavitù dei Boko Haram. Nella mattinata, l'incontro con Papa Francesco

    Sabato 24 febbraio alle ore 18:00, il più famoso simbolo di Roma, il Colosseo, si illuminerà di rosso come segno di solidarietà con tutti i perseguitati a causa della fede. L’iniziativa è promossa da ACS - Aiuto alla Chiesa che Soffre - la Fondazione Pontificia che supporta i cristiani oppressi in 140 Paesi di tutto il mondo.

    Contemporaneamente, la Cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo in Siria, e la Chiesa di San Paolo a Mosul in Iraq, saranno illuminate di rosso, simbolo del sangue dei Cristiani recentemente martirizzati.


    fonte: Vatican News
    Quest'anno la Giornata dei missionari martiri (24 marzo) coincide con la vigilia delle Palme, per noi ambrosiani Sabato in Traditione Symboli.

  10. #940
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    Citazione Originariamente Scritto da Johannes Colombo Visualizza Messaggio
    Quest'anno la Giornata dei missionari martiri (24 marzo) coincide con la vigilia delle Palme, per noi ambrosiani Sabato in Traditione Symboli.
    Sì, ma l'iniziativa sopra riportata si svolgerà oggi, 24 febbraio e non riguarda i missionari martiri ma tutti i cristiani perseguitati.
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
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    (Luc. 3,2-3)

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