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Discussione: La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale (radio, tv, giornali, internet...)

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    La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale (radio, tv, giornali, internet...)

    CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 43a GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

    Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, quest’anno sul tema: "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia".

    Nel corso della Conferenza Stampa viene anche presentata una nuova iniziativa del Centro Televisivo Vaticano e della Radio Vaticana in collaborazione con Google.

    Alla Conferenza Stampa intervengono: S.E. Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali; il Rev.mo Mons. Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio; il Rev.do P. Federico Lombardi, S.I., Direttore della Radio Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano e della Sala Stampa della Santa Sede; il Sig. Henrique de Castro, Managing Director Media Solutions di Google.

    Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:


    INTERVENTO DI S.E. MONS. CLAUDIO M. CELLI

    Ogni messaggio che accompagna la «Giornata mondiale delle comunicazioni sociali» ha una sua storia, ma non credo di sbilanciarmi troppo se affermo che siamo di fronte, in questa occasione, a una vera e propria svolta.

    E’ il tema stesso a guidarci sulla strada della novità, poiché esso non soltanto pone al centro le nuove tecnologie, ma ne esplora gli effetti e lo fa rivolgendosi in particolare alla generazione digitale, chiamando così in causa particolarmente i giovani.

    Quando si chiamano in causa i giovani, non si può fare a meno di mettere in campo l’elemento essenziale della fiducia, che è un po’ la chiave per aprire con essi ogni forma di colloquio.

    E la fiducia, la cordialità dei toni esprimono il primo segno distintivo di un messaggio che dà, nello sviluppo dei diversi passaggi, ampiamente conto di un atteggiamento aperto e positivo che arriva a definire le nuove tecnologie come "un vero dono per l’umanità".

    Tra le particolarità di questo messaggio - che viene illustrato in modalità informatica - non posso fare a meno di indicare come, attraverso il mondo della comunicazione, il Santo Padre arriva ad offrire un quadro piuttosto vasto della vita e dei comportamenti di una realtà giovanile sempre più attratta e sempre più a suo agio con le nuove tecnologie.

    E oltre e accanto ai mezzi, il messaggio pone l’accento sui valori che un tale ambiente attraversa, a cominciare dall’amicizia e da una nuova rete di relazioni che proprio le nuove tecnologie rendono ora possibile.

    Ma non solo: il campo dei benefici si allunga e si allarga anche nella sfera degli affetti familiari - le famiglie possono cancellare più facilmente le distanze - come pure nello studio e nella stessa ricerca scientifica che non può che giovarsi delle continue barriere abbattute dal lavoro condiviso a distanza.

    Davvero si è di fronte a un mondo nuovo, già largamente in funzione, ma esplorato non tanto sbarrando gli occhi di fronte alle sempre nuove conquiste, bensì allargando il cuore e dando respiro alla speranza al cospetto delle grandi possibilità che si aprono sul fronte del bene comune. E ciò è tanto più vero, nel momento in cui, realisticamente, il messaggio mette in campo anche i pericoli, legati non solo a un distorto uso dei mezzi, ma allo squilibrio delle possibili utilizzazioni; il pensiero corre a quel "digital divide"che non può non preoccupare proprio perché le nuove tecnologie sono da considerare come risorse primarie per lo sviluppo e la promozione della persona umana.

    E’ per questo che il Papa auspica "i mezzi siano messi al servizio di tutti gli uomini e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile".

    Ciò che emerge dal messaggio è che le nuove tecnologie rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Una tale esperienza non è qualcosa di cui prendere semplicemente atto, poiché essa viene presentata come un riflesso della "nostra partecipazione al comunicativo amore di Dio, che vuole fare dell’umanità un’unica famiglia".
    Mai, forse, un messaggio era stato così forte, ma anche così esigente.


    INTERVENTO DI MONS. PAUL TIGHE

    Il messaggio di quest’anno è indirizzato principalmente, anche se non esclusivamente, alla generazione digitale. Con il termine "generazione digitale" generalmente si fa riferimento a chi è cresciuto con le nuove tecnologie, facendone un uso spontaneo e quasi intuitivo. Alcuni esperti del settore hanno usato il termine di "nativi digitali" o "nato digitale", riferendosi a questo gruppo e per distinguerlo da altri utenti delle tecnologie digitali, talvolta chiamati "immigranti digitali", che utilizzano le nuove tecnologie con diversi livelli di competenza ed entusiasmo, ma la cui abilità comunicativa fondamentale si è sviluppata secondo un modello analogico.

    La generazione digitale è diventata maggiorenne nel mondo di computer, cellulari, sms, blog, piattaforme di contenuti video, internet, chat e reti sociali on-line. Sarebbe, tuttavia, un errore considerare questi cambiamenti come puramente tecnologici, perché essi hanno rivoluzionato anche la cultura delle comunicazioni. Hanno cambiato il modo di comunicare delle persone, il modo di aggregarsi e di creare comunità, il modo di conoscere il mondo, il modo di impegnarsi in organizzazioni politiche e commerciali. Laddove in passato, avevamo la tendenza a considerare i lettori, gli ascoltatori o gli osservatori dei media come spettatori passivi di un contenuto centralmente prodotto, è chiaro che oggi dobbiamo considerare il pubblico come maggiormente selettivo e interattivo di una più vasta gamma di media. La logica delle comunicazioni è stata radicalmente cambiata – il focus sui media è stato sostituito da una concentrazione sul pubblico che è sempre più autonomo e deliberativo nel suo consumo dei media.

    Per tale motivo il messaggio di quest’anno invita tutti quelli che utilizzano i nuovi media ad essere attenti ai contenuti che stanno producendo, condividendo o sottoponendo all’attenzione di altri. Il messaggio li sta invitando a evitare la creazione o la diffusione di parole e immagini offensive o senza rispetto della dignità e del valore di altre persone. Siamo tutti consapevoli dei rischi che sono emersi negli ultimi anni, tra cui forme di cyber-bullismo e mobbing elettronico. È anche importante che gli utenti dei nuovi media siano prudenti riguardo la diffusione di parole o immagini che li riguardano – il materiale inviato elettronicamente non è facilmente removibile e nessuno vuole vivere con un permanente promemoria di eccessi giovanili o espressioni sconsiderate.

    Il messaggio è attento alla realtà che i nuovi mezzi della comunicazione digitale possono essere molto più invasivi ed esigenti dei mezzi tradizionali. Il messaggio fa notare l’ironia della situazione, nel momento in cui il bisogno di mantenere una connessione virtuale isola le persone da forme più immediate d’interazione sociale con la famiglia, gli amici e i colleghi. Si riconosce inoltre che la natura invadente tipica delle moderne pratiche comunicative potrebbe disturbare i modelli di riposo, silenzio e riflessione, necessari al nostro benessere.

    Basandosi sul concetto biblico che tutte le persone sono create a immagine e somiglianza di Dio, e quindi sono pre-disposte al rapporto con gli altri, il messaggio si concentra sul tema dell’amicizia come punto di contatto tra tutte le persone di buona volontà. Esso celebra la capacità delle nuove tecnologie di favorire e incoraggiare rapporti buoni e sani e molte forme di solidarietà. Esso fa appello all’amicizia come presupposto per assicurare che il nuovo mondo digitale sia veramente accessibile a tutti, considerandola un punto di riferimento condiviso con tutta l’umanità che accoglie l’appello del messaggio per promuovere una cultura dove esiste rispetto per tutti e dove tutti sono invitati a cercare la verità nel dialogo.

    Presentando il messaggio del Santo Padre di quest’anno, il Pontificio Consiglio è consapevole delle implicazioni pratiche della nuova cultura di comunicazione che esso cerca di comprendere e valutare come parte del suo mandato. Per questo motivo, stiamo lanciando il messaggio anche elettronicamente. Si sta inviando il testo del messaggio a migliaia di giovani cattolici nel mondo che sono invitati a condividerlo con i loro amici, soprattutto con quelli con cui sono in contatto digitale. Vorrei ringraziare i vari Dipartimenti di Comunicazione e i Dipartimenti della Pastorale Giovanile delle Conferenze Episcopali che stanno collaborando con noi a questo progetto.


    INTERVENTO DI P. FEDERICO LOMBARDI, S.I.

    Il nuovo canale "Vaticano" su You Tube

    Il CTV e la Radio Vaticana da tempo hanno seguito con attenzione lo sviluppo del mondo delle comunicazioni sociali e si sono resi conto della importanza di immettere nella Rete i loro contributi – immagini/suono/testi – sulla attività del Papa e gli eventi vaticani. È una evoluzione del tutto naturale, che corrisponde alla presenza della Chiesa nel mondo.

    Perciò hanno avviato, in collaborazione, da circa un anno e mezzo la produzione quotidiana di videonews, pubblicate sul Sito della Radio Vaticana e messe a disposizione di Tv, Web TV e Siti, interessati alla vita della Chiesa. Per questa diffusione nel mondo delle comunicazioni sociali cattoliche è stata importante la collaborazione con h2onews che è nata appunto per operare in questo campo.

    Ora, che la produzione delle videonews è sufficientemente stabile e si è organizzata la traduzione dei testi in modo che siano regolarmente disponibili in diverse lingue, ci siamo sentiti pronti per un passo ulteriore, del tutto naturale, cioè offrire questo servizio non solo a un pubblico prevalentemente cattolico, ma a un pubblico assai più largo, praticamente globale.

    Siamo convinti che dappertutto ci siano persone attente e sensibili, interessate ai messaggi, alle proposte, alle posizioni sui grandi problemi del mondo d’oggi di una autorità morale di alto livello come il Papa, e in generale la Chiesa cattolica.

    Perciò la scelta di YouTube come piattaforma adatta per diventare presenti sulla Rete, in uno dei grandi "areopaghi" della comunicazione nel mondo di oggi, ed esservi presenti con regolarità, in modo da poter offrire una fonte di riferimento attendibile e continua, aldilà dei moltissimi frammenti di informazione su Papa e Vaticano presenti sulla Rete in modo piuttosto casuale o disperso.

    Il canale che oggi viene inaugurato conterrà quindi videonews sull’attività del Papa e gli eventi vaticani di durata non superiore a 2’ e sarà aggiornato quotidianamente (in media una o due news al giorno). Avrà la stessa offerta in inglese, spagnolo, tedesco, italiano.

    All’inizio si trovano solo una decina di videoclips, scelte fra quelle prodotte nelle ultime settimane, ma l’archivio aumenterà ogni giorno. (Quelle precedenti restano accessibili tramite i Siti di CTV e RV).

    La home page del canale contiene diversi link, con cui il navigatore può raggiungere una informazione e documentazione più ampia ed esauriente sul Papa, il Vaticano e la Chiesa cattolica.

    Da segnalare i link principali: naturalmente ai siti di CTV e Radio Vaticana (con le sue molteplici lingue), al Sito ufficiale vatican.va e al nuovo Sito dello Stato della Città del Vaticano.

    Molto importante il link al canale di h2onews, che riporta molte altre videonews sulla vita della Chiesa nel mondo, risultato della collaborazione con numerose TV cattoliche di vari Paesi a cui pure si può accedere tramite il canale di h2onews. E’ importantissimo capire che noi lavoriamo sul Vaticano, ma siamo naturalmente in rapporto con la Chiesa cattolica diffusa nel mondo, e perciò formiamo una grande "rete nella Rete" insieme ai canali, Siti e media della Chiesa.

    Sotto il video principale altri tre link servono a connettersi con le fonti di informazione vaticane di attualità: in ogni sottocanale linguistico vi è il link alla pagina web della RV nella stessa lingua, il link alla pagina del Bollettino della Sala Stampa (che contiene i testi completi in lingua originale), il link alla edizione dell’Osservatore Romano nella lingua rispettiva.

    Dalla breve videonews si può quindi passare, se si desidera, alla contestualizzazione, ai testi completi, ai commenti dei media vaticani.

    Entrando nel vasto mondo di YouTube si allarga naturalmente la possibilità non solo di comunicazione da Roma al mondo, ma anche viceversa. È nella natura stessa di una piattaforma come YouTube facilitare scambi, stabilire relazioni, ecc. Nella dimensione della interattività dobbiamo tutti imparare come muoverci e usare meglio gli strumenti che abbiamo.

    In questa prima fase abbiamo queste forme di interattività: invia un messaggio email; condividi il canale; inserisci su iGoogle; manda un commento sulla singola videonews.

    Diciamo onestamente che non abbiamo previsto la pubblicazione dei commenti e la nostra reazione: attualmente non saremmo in grado di gestire un flusso "mondiale" di commenti e risposte. In ogni caso, ricevendo commenti e messaggi, studieremo come continuare la strada.

    Diciamo anche che – poiché non pensiamo affatto di esaurire noi la comunicazione della Chiesa cattolica nel mondo -, riteniamo che la interattività possa svilupparsi forse anche meglio tramite siti monolinguistici e per aree culturali più omogenee e limitate ai quali noi diamo appunto il supporto della informazione su scala più globale, senza sostituirci per nulla alla loro funzione di contatto più capillare e diretto col pubblico.

    Il lancio di un canale come questo è evidentemente l’inizio di un cammino. Con la collaborazione di Google possiamo prevedere sviluppi e miglioramenti sia per l’offerta contenutistica sia per l’aspetto tecnico. Ad esempio, il CTV è già in grado di produrre immagini con il formato 16/9 e in alta qualità (HD), si potrà vedere se trasferire anche nelle clip questi nuovi standard. Oppure si potranno pubblicare video di lunghezza maggiore, con parti significative o addirittura la totalità di certi eventi con natural sound. Si potrà aumentare il numero dei canali linguistici, migliorare il sistema dei link, ecc.

    Noi siamo convinti di fare una offerta bella e costruttiva per il popolo della Rete e prendiamo questa strada con fiducia in atteggiamento di amicizia e dialogo con tutti, disposti anche noi ad imparare molto. Speriamo di fare un lungo cammino.

    Il Papa è stato personalmente informato del nostro progetto e lo ha approvato con la sua abituale gentilezza e cordialità. Questo è per noi un grandissimo incoraggiamento.

    Altre informazioni su: http://sites.google.com/a/pressatgoogle.com/vatican/


    "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia". Questo il tema scelto dal Santo Padre Benedetto XVI per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2009.

    Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Santo Padre:


    TESTO ORIGINALE IN LINGUA ITALIANA



    Nuove tecnologie, nuove relazioni.
    Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia

    Cari fratelli e sorelle,
    in prossimità ormai della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, mi è caro rivolgermi a voi per esporvi alcune mie riflessioni sul tema scelto per quest’anno: Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia. In effetti, le nuove tecnologie digitali stanno determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Questi cambiamenti sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione. Nel messaggio di quest’anno, il mio pensiero va quindi in modo particolare a chi fa parte della cosiddetta generazione digitale: con loro vorrei condividere alcune idee sullo straordinario potenziale delle nuove tecnologie, se usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana. Tali tecnologie sono un vero dono per l’umanità: dobbiamo perciò far sì che i vantaggi che esse offrono siano messi al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità, soprattutto di chi è bisognoso e vulnerabile.
    L’accessibilità di cellulari e computer, unita alla portata globale e alla capillarità di internet, ha creato una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare, in modo istantaneo, parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: è, questa, chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni. I giovani, in particolare, hanno colto l’enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici, per incontrarne di nuovi, per creare comunità e reti, per cercare informazioni e notizie, per condividere le proprie idee e opinioni. Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale.
    Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza, la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci, poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche. Alla luce del messaggio biblico, esso va letto piuttosto come riflesso della nostra partecipazione al comunicativo ed unificante amore di Dio, che vuol fare dell’intera umanità un’unica famiglia. Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone, quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere, stiamo rispondendo alla chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione.
    Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri. In realtà, quando ci apriamo agli altri, noi portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani. Amare è, infatti, ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore. Naturalmente, non parlo di passeggere, superficiali relazioni; parlo del vero amore, che costituisce il centro dell’insegnamento morale di Gesù: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza" e "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (cfr Mc 12,30-31). In questa luce, riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone, ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione. Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia.
    Pertanto, coloro che operano nel settore della produzione e della diffusione di contenuti dei nuovi media non possono non sentirsi impegnati al rispetto della dignità e del valore della persona umana. Se le nuove tecnologie devono servire al bene dei singoli e della società, quanti ne usano devono evitare la condivisione di parole e immagini degradanti per l’essere umano, ed escludere quindi ciò che alimenta l’odio e l’intolleranza, svilisce la bellezza e l’intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi.
    Le nuove tecnologie hanno anche aperto la strada al dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. La nuova arena digitale, il cosiddetto cyberspace, permette di incontrarsi e di conoscere i valori e le tradizioni degli altri. Simili incontri, tuttavia, per essere fecondi, richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso. Il dialogo deve essere radicato in una ricerca sincera e reciproca della verità, per realizzare la promozione dello sviluppo nella comprensione e nella tolleranza. La vita non è un semplice succedersi di fatti e di esperienze: è piuttosto ricerca del vero, del bene e del bello. Proprio per tale fine compiamo le nostre scelte, esercitiamo la nostra libertà e in questo, cioè nella verità, nel bene e nel bello, troviamo felicità e gioia. Occorre non lasciarsi ingannare da quanti cercano semplicemente dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate, dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettivasoppianta la verità.
    Il concetto di amicizia ha goduto di un rinnovato rilancio nel vocabolario delle reti sociali digitali emerse negli ultimi anni. Tale concetto è una delle più nobili conquiste della cultura umana. Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani. Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano.
    L’amicizia è un grande bene umano, ma sarebbe svuotato del suo valore, se fosse considerato fine a se stesso. Gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l’un l’altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana. In questo contesto, è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti. Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità, se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana.
    Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi, in particolare, ai giovani cattolici, per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Carissimi, sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! Nei primi tempi della Chiesa, gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo. A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo "continente digitale". Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la "buona novella" di un Dio che s’è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l’umanità. Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.
    Dal Vaticano, 24 gennaio 2009
    BENEDICTUS PP. XVI

    fonte: sala stampa santa sede
    Ultima modifica di sion; 23-01-2009 alle 12:08

  2. #2
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    A colloquio con l'arcivescovo Claudio Maria Celli sull'uso delle nuove tecnologie nella comunicazione

    Un nuovo dialogare
    tra la Chiesa e il mondo


    di Mario Ponzi

    Un sito interattivo attraverso il quale la Chiesa possa entrare quotidianamente in dialogo con il mondo, in spirito di solidarietà e di amicizia. È il sogno dell'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. "Un desiderio - ha detto nell'intervista concessa al nostro giornale alla vigilia della presentazione del messaggio del Papa per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali - che nutro sin da quando ho iniziato questo mio incarico". Il presidente crede fermamente nelle nuove tecnologie, nelle loro potenzialità nel diffondere il magistero. E se "c'è qualche rischio - azzarda - vale la pena correrlo".

    L'annunciato accordo con Google per assicurare continuità alla presenza del Papa in rete, la partecipazione di Benedetto XVI in teleconferenza alla messa per le famiglie a Città del Messico indicano chiaramente la volontà di percorrere le vie offerte dalla tecnologia. Si corrono rischi di inquinamento nella diffusione del messaggio evangelico attraverso i nuovi mezzi?

    La scelta fatta dal Pontefice e dalla Santa Sede in questo senso è dettata dalla logica del comportamento. Il Papa ha sempre espresso le sue simpatie per le nuove tecnologie. Se da un lato vede certamente limiti e pericoli insiti in esse, di fatto però si pone nei loro confronti in un atteggiamento positivo. Lo vedremo nel messaggio di Benedetto XVI: è un messaggio fortemente positivo, nel quale il Papa mette proprio in risalto le sue simpatie, il suo apprezzamento per gli apporti positivi che le nuove tecnologie danno al cammino dell'uomo oggi. Il Papa parla di "un vero dono di Dio" nel suo testo. E nello stesso tempo afferma che le nuove tecnologie sono un contributo al progresso sociale. Dunque egli ha fiducia nella maturità e nella responsabilità di quanti colgono le occasioni che offrono questi mezzi meravigliosi.

    Youtube è notoriamente uno spazio nel quale può capitare, e capita in effetti, di vedere di tutto e di più. Perché il Papa ha deciso di comparire proprio in questo spazio?

    Credo che egli abbia maturato questa scelta proprio perché vuole incontrare gli uomini lì dove essi si trovano. Vuole incontrarli e instaurare con loro un dialogo aperto, franco, sincero e amichevole. Quindi non va inteso come un abbassarsi a qualcosa di disdicevole. Va inteso proprio come la volontà di incontrare, di andare verso l'uomo, verso tutti gli uomini. Il Papa è ben consapevole dei limiti, degli aspetti negativi legati a queste nuove tecnologie. Nel suo messaggio ne fa cenno. Però egli ritiene che se gli uomini si trovano lì, è lì che bisogna andare a incontrarli. Anche perché si tratta delle nuove generazioni, quindi degli uomini di domani. Nel messaggio li chiama "digital generation", cioè quella generazione di uomini che nasce nella cultura del digitale, e non sono stati, come noi, improvvisamente catapultati in questo mondo nuovo. Ecco, è lì che Benedetto XVI vuole essere. E sarà presente con il suo stile, aperto a un dialogo rispettoso.

    Certo vi potranno essere dei rischi.

    I rischi fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma credo che valga la pena accettare la sfida ed essere presenti. Ricordo sempre che Giovanni II, quando gli chiedevano il perché di tanti suoi viaggi, rispondeva che erano pellegrinaggi nel cuore dell'umanità più varia. Bene, credo si possa applicare questa sua teoria all'uso di internet per diffondere il messaggio evangelico. È come fare un pellegrinaggio nell'anima di quanti, in un ufficio, in uno studio, in una casa entrano in rete. Vi troveranno d'ora in poi il Papa che propone la sua missione di successore di Pietro. A chi entra egli vuole offrire anche la possibilità di vedere, di ascoltare, di capire. È un pellegrinaggio riservato, dialogico, rispettoso. Non impone nulla. Benedetto XVI con la sua gentilezza d'animo, con la sua cordialità offrirà, a quanti vorranno ascoltarlo nell'intimità della propria stanza, il suo magistero.

    Ma di chi è stata l'idea di mettere il Papa in rete?

    È stata illustrata a Benedetto XVI questa possibilità e lui è stato ben lieto di accettare l'idea. Egli è infatti consapevole delle enormi possibilità che le nuove tecnologie mettono a disposizione per la diffusione del Vangelo nel mondo.

    Il messaggio di quest'anno parla di occasioni di dialogo e di amicizia offerte dalle nuove tecnologie. C'è chi mette in guardia dal possibile rischio che le relazioni mediate dal computer, spesso anonime, possano risultare istabili, fittizie, ambigue. Secondo lei?

    È il vero pericolo. Se infatti le nuove tecnologie, da un lato, offrono grandi possibilità, dall'altro queste possibilità possono trasformarsi per alcuni in comunità virtuali. Significa che si possono costituire schiere infinite di amici eppure ritrovarsi soli. C'è data la possibilità di interagire con persone all'altro capo del mondo, di superare tutte le possibili barriere, eppure si corre il rischio concreto della solitudine. Questo perché la frequentazione del virtuale può indurre a chiudersi in se stessi, senza cercare più il contatto interpersonale reale, concreto con quanti ci sono vicini, con quanti rappresentano la vera comunità nella quale viviamo, con la quale dobbiamo costruire rapporti di fraternità, di solidarietà.

    Come superare questi rischi?


    Credo che il Papa risponda a questo proprio con il suo messaggio. Egli infatti invita a promuovere una cultura del rispetto, del dialogo e dell'amicizia con l'uomo e tra gli uomini ovunque essi si trovino, dunque senza escludere qualcuno o qualcosa. È la cultura dell'accoglienza dell'altro, sempre e comunque. La vera battaglia da vincere, credo sia quella contro l'ossessione della connettività. Siamo più preoccupati di essere connessi che del contenuto che noi diamo alla nostra connessione. L'uomo ha a sua disposizione dei grandi mezzi per comunicare. Eppure tra i mali del nostro secolo dobbiamo inserire proprio la solitudine dell'uomo. Pensi a quanti messaggi e messaggini circolano oggi nel mondo. Sono diventati quasi un'ossessione essi stessi. A volte però si tratta di un modo come un altro per rispondere a un angoscioso senso di solitudine che pervade l'uomo di questa nostra società. Una società che non sa più proporci il culto del silenzio, o quantomeno non ci aiuta ad apprezzare il silenzio. E questo è un limite. Non solo perché non ci permette di dare spessore ai nostri rapporti umani. Ma anche perché costituisce un limite dal punto di vista religioso: se non impariamo ad apprezzare il silenzio, facciamo molta fatica ad ascoltare e a parlare con Dio. Ecco, forse questo è il rischio concreto al quale siamo esposti con le nuove tecnologie, a volte sommersi da migliaia di messaggi, molti dei quali inaccettabili. Penso a quanti propongono messaggi di violenza, di sopruso; immagini crude, indecenti; atteggiamenti di intolleranza. Messaggi insomma che non sanno creare un atteggiamento di rispetto per l'altro.
    Credo che tutto possa essere ricondotto all'educazione al rispetto dell'altro. In questo la Chiesa può effettivamente aiutare con la sua presenza. Essa può promuovere i grandi valori attraverso il dialogo. Ognuno deve essere se stesso, senza mimetizzarsi. Ognuno deve usare il suo linguaggio, ma deve essere un linguaggio chiaro e rispettoso dell'altro in modo che possa essere ascoltato e capito.
    Il Papa propone il tema dell'amicizia. Lo propone soprattutto ai giovani, che hanno già dimistichezza con l'amicizia. È in definitiva a loro, usando i loro stessi mezzi, che egli affida il compito di trasformare effettivamente l'umanità in un'unica, grande famiglia. Collegata in rete nella consapevolezza di essere soggetti comunicanti, che sanno comunicare, ascoltare, capirsi l'un l'altro.



    (©L'Osservatore Romano - 23 gennaio 2009)
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    Ricordiamo che l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, attuale Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, quando, verso la metà degli anni 90, era segretario dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, fu il primo in Vaticano a intuire le potenzialità di internet (che all'epoca non era ancora un fenomeno di massa come oggi) e a incoraggiare la nascita e lo sviluppo del sito web della Santa Sede.
    Pertanto gran parte del merito dell'iniziativa presentata oggi va senz'altro iscritto a questo lungimirante prelato.
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  4. #4
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    06/03/2009 14.39.22
    Seminario a Roma per i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali


    Si svolgerà dal 9 al 13 marzo, a Roma, il seminario per i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali nelle Conferenze episcopali, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Tema dell’evento: “Nuove prospettive per la comunicazione ecclesiale. Cambiamenti nelle tecnologie e nella cultura delle comunicazioni: una riflessione teologica e pastorale”. L’incontro, informa il Pontificio Consiglio, prende spunto dal messaggio del Papa per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio), sul tema “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”. Questa iniziativa, spiega al Sir mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio, “va nella linea e sulla scia dei due congressi svolti lo scorso anno sulle Facoltà di comunicazione delle Università cattoliche e sulle radio. L'esigenza di condividere la risorsa della comunicazione all'interno delle strutture ecclesiali è davvero vasta. E pensiamo sia necessario compiere ogni passo in questa direzione”. Il seminario, cui parteciperanno vescovi dei cinque continenti, sarà strutturato in due momenti: “Una serie di conferenze magistrali – si legge in una nota del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali – durante le quali verranno evidenziate le sfide per la Chiesa e la società, nonché tutti i cambiamenti della comunicazione” e una “riflessione attiva dei vescovi pensando alla redazione di un documento che fungerà da aggiornamento dell’Istruzione pastorale Aetatis Novae del 1992”. Ai “processi comunicativi all’interno della Chiesa” e alle “sfide che si affrontano nell’ambito dei nuovi scenari della comunicazione” sono stati dedicati anche due incontri promossi dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) insieme al Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Al primo, svoltosi in Colombia dal 2 al 4 marzo, hanno partecipato esperti di diverse discipline, in particolare di quelle tecnologie più direttamente legate alla tempestività dei flussi comunicativi. Al secondo, che si conclude oggi, prendono parte i vescovi responsabili o i loro delegati delle Commissioni episcopali per le comunicazioni dei 22 episcopati della regione latinoamericana e caraibica. L’obiettivo è riflettere su una possibile revisione dell’attuale struttura delle comunicazioni sia del Celam sia delle Conferenze episcopali.

    fonte: Radio Vaticana
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    Nuove prospettive nel mondo
    delle comunicazioni sociali

    Uscirà probabilmente entro la fine dell'anno il documento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali sulle nuove sfide del sistema delle comunicazioni. "L'Aetatis novae - ci ha detto l'arcivescovo presidente Claudio Maria Celli - ha ormai 17 anni. Dunque, guardando ai passi giganteschi che ha fatto in questi anni il sistema delle comunicazioni sociali non potevamo non pensare ad un nuovo documento che, sulla dorsale dell'Inter mirifica, della Communio et progressio e della stessa Aetatis novae introducesse la comunicazione della Chiesa nel mondo del digitale". Il cammino è complesso e passa attraverso diverse tappe, la prima delle quali questa mattina, lunedì 9, nella sede del Pontificio Consiglio dove sono stati convocati i responsabili delle comunicazioni sociali nelle conferenze di tutto il mondo per un seminario sulle "Nuove prospettive per la comunicazione ecclesiale".
    "È la prima volta - ci ha detto l'arcivescovo Celli - che si fa un seminario del genere. La Santa Sede ha invitato i responsabili delle comunicazioni sociali delle conferenze episcopali a riunirsi e a lavorare insieme. E questo perché i vescovi acquisiscano una conoscenza più approfondita dei media, prendano coscienza delle problematiche di carattere antropologico, umano, culturale emergenti con l'uso delle nuove tecnologie". In questi giorni - il seminario si concluderà venerdì 13 marzo - i vescovi sono invitati a riflettere da un lato su una più approfondita conoscenza di quanto sta avvenendo nel mondo delle comunicazioni, e dall'altro a cercare di capire cosa la Chiesa può fare per essere presente. "La Chiesa in sostanza - ha detto Celli - non guarda più alle nuove tecnologie solo come nuovi strumenti da usare, ma guarda ad essi ispiratori di una nuova cultura". Le indicazioni emerse dal seminario saranno poi esaminate durante la plenaria di ottobre e concorreranno a formare le linee del nuovo documento "che - ha auspicato l'arcivescovo - potrebbe uscire entro la fine dell'anno". C'è chi pensa che si possa convocare un Sinodo dei Vescovi proprio sul tema delle comunicazioni sociali. "Potrebbe essere una buona idea. Non si può mai sapere - dice monsignor Celli - vedremo".



    (©L'Osservatore Romano - 9-10 marzo 2009)
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  6. #6
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    Seminario per i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali nelle Conferenze episcopali

    Al passo con le nuove tecnologie

    Tre i documenti base che costituiscono come la "spina dorsale" del cammino della Chiesa nell'ambito della comunicazione: il decreto Inter mirifica, la Communio et progressio e la Aetatis novae. Ma, mentre i mezzi di comunicazione si evolvevano rapidamente, la "spina dorsale" non veniva messa al passo dei tempi, per cui il linguaggio utilizzato, perfino nell'ultimo documento l'Aetatis novae che risale al 1992, necessita di un aggiornamento. È quanto emerso dall'intervento di Angelo Scelzo, sotto-segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, al Seminario per i vescovi responsabili delle comunicazioni sociali nelle Conferenze episcopali, che si svolge in questi giorni a Roma.
    La relazione del sotto-segretario sul tema "Dopo Aetatis novae: le nuove sfide del sistema comunicazioni" vuole essere un invito a mettere mano a un nuovo documento del magistero che accolga i cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nel campo delle comunicazioni e indichi alla Chiesa il cammino futuro. La novità principale individuata da Scelzo, è il fatto che i mezzi e gli strumenti della comunicazione si sono costituiti in sistema. Pertanto, nell'iniziare l'elaborazione del nuovo documento, occorre scegliere, prima di tutto, i materiali necessari e "adeguati", a cominciare dal capisaldo di riferimento indispensabile, la Redemptoris missio. È un aspetto fondamentale che porta con sé una serie di conseguenze, come fa notare Scelzo: la proliferazione e il carattere multimediale e l'interattività strutturale dei singoli mezzi "ha modificato, allentandola, la specificità di ognuno di essi, esaltandone il ruolo in una configurazione di massa". Da qui deriva che i mezzi della new tecnology hanno in sé il germe della multimedialità e del multiuso".
    Tutte queste nuove tecnologie, se da un lato rendono più concreta la realizzazione della vocazione di "comunicatore" insita in ogni persona, dall'altro, l'informazione "vede sempre più assottigliarsi il suo ruolo di mediazione", in quanto le notizie non rimangono circoscritte agli addetti ai lavori, ma giungono "sullo scherma virtuale e no della nostra esistenza". Occorre, fa notare, Scelzo, non solo prendere atto di questo "villaggio globale", ma tener conto che "abbiamo di fronte la necessità di esplorare in lungo e in largo un mondo nuovo, e di animarlo dal di dentro, andando non solo a percorrere, ma cercare insediamenti stabili nei nuovi percorsi che, nel frattempo sono stati creati da una generazione dei media, completamente diversa da quella del passato: più invasivi, più articolati, tanto da diventare oggetti di uso comune". Per rispondere alle sfide che il villaggio globale presenta alla Chiesa, occorre "entrarvi dentro, percorrerne ogni tratto, scoprire e valorizzare ogni angolo, e installarvi la nostra piccola o grande antenna". Da qui un cambio di mentalità: "La Chiesa - sottolinea Scelzo - non ha bisogno di rivendicare un proprio spazio nel mondo dei media: in larga misura ha davanti a sé un campo libero nel quale esercitare questa funzione essenziale. Talvolta può accadere che sia invitata, o anche sollecitata dall'esterno, a prendere il proprio spazio: si può leggere così la presenza del Papa su "you tube"".
    Questo comporta che le nuove tecnologie non hanno più bisogno di "chiedere il permesso o di meritarsi una promozione che è già acquistata sul campo". Si tratta evidentemente di un dato di fatto. Anche la stessa comunicazione vaticana, potendo contare su una varietà di mezzi e costituita in sistema, "si trova ad essere più avanti della relativa produzione di documenti". Nell'intervento successivo, monsignor Giuseppe Antonio Scotti, segretario aggiunto del Pontificio Consiglio, ha trattato il tema della tutela dei diritti d'autore sui documenti pontifici e gli scritti della Santa Sede affidati alla Libreria editrice vaticana. (nicola gori)


    (©L'Osservatore Romano - 13 marzo 2009)
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  7. #7
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    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE , 16.03.2009

    In occasione della Solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria e Patrono della Chiesa Universale, il sito web ufficiale della Santa Sede si arricchirà grazie all’introduzione di una nuova sezione in lingua cinese.

    Quest’ultima rappresenta l’ottava lingua - dopo l’italiano, l’inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco, il portoghese e il latino - ad essere inserita nel www.vatican.va.

    Grazie al nuovo servizio, gli internauti di tutto il mondo potranno navigare in cinese per accedere ai testi di Sua Santità Benedetto XVI presentati nei caratteri cinesi sia tradizionali sia semplificati.

    [00404-01.01] [Testo originale: Italiano]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  8. #8
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    In «rete» la sfida della qualità
    Ben 3.210 le «presenze» di parrocchie, oratori, comunità e altre realtà ecclesiali nel web Numeri in crescita costante. Ma non basta
    DI FRANCESCO DIANI
    curatore di Siticattolici.it


    La presenza della Chiesa in internet è ormai un fatto assodato. E la rete oggi è una risosa tra le più brillanti ed effervescenti nell’ambito della pastorale e dell’evangelizzazione. Ma quali sono gli «elementi trainanti» di questo fenomeno?
    Il dato più evidente è che un quarto di tutti i siti cattolici italiani è rappresentato dalle parrocchie (sono 3210 le web-presenze di parrocchie, chiese, oratori, gruppi parrocchiali). Ancor più rilevante è verificarne la costante crescita: il 15,2% negli ultimi due anni a fronte di un trend medio nello stesso periodo del 12,8%. Nessuna battuta d’arresto, quindi. Anzi: tastandone lo slancio e la vitalità si percepire l’impegno e la creatività degli operatori pastorali del web.
    Ma cerchiamo anche di osservare l’aspetto territoriale che il panorama delle parrocchie in rete ci offre.
    La Regione ecclesiastica con la presenza più numerosa è la Lombardia con le sue 634 web-parrocchie. Seguono il Triveneto (357), la Sicilia (318), il Lazio (297) e la Campania (265). Esaminando però la vitalità di questi ultimi due anni, la regione più vivace è l’Abruzzo-Molise che ha visto incrementare i suoi siti web parrocchiali del 25%. Crescono sopra la media anche la Sicilia, la Puglia e la Basilicata, tutte intorno al più 20%. E, a seguire, il Triveneto, la Liguria e il Lazio (intorno a un più 17/18%).
    Creiamo ora una nuova classifica conteggiando i siti in relazione al numero complessivo delle parrocchie. Intanto il dato nazionale: 12,5%, ovvero una parrocchia su otto ha un proprio sito. A livello regionale ancora una volta è la Lombardia ad avere il primo posto: il 20,7% delle parrocchie lombarde è approdata alla rete. A un’incollatura troviamo il Lazio che ha una diffusione del 20,5%, una parrocchia su cinque. Le altre regioni più virtuali sono la Sicilia e la Puglia (entrambe con il 18%). In coda a questa sorta di graduatoria troviamo l’Umbria (solo il 5,3% delle sue parrocchie ha osato varcare la soglia della rete), poi la Liguria (5,8%) e la Basilicata (6,5%). Ci si potrebbe aspettare qualcosa di più dal Triveneto, almeno in virtù del fatto che raggruppa il numero più alto delle parrocchie italiane (ben 3530), ma i suoi 357 siti dimostrano che solo una parrocchia su dieci contribuisce a questa graduatoria.
    Naturalmente il dato della diffusione dovrebbe essere valutato anche sul numero effettivo della popolazione di ogni Regione. Senza dilungarci troppo registriamo che mediamente in Italia c’è una parrocchia nel web ogni 18.600 abitanti; con la punta più alta della Lombardia (una ogni 14.200) e la più bassa in Basilicata (un sito cattolico parrocchiale ogni 34.300 abitanti).
    Quando si esce dall’aridità dei numeri, ci si trova di fronte alle comunità ecclesiali reali. I numeri dei siti rilevati sono certo confortanti perché rivelano una Chiesa dinamica nell’appropriarsi non solo di un nuovo linguaggio comunicativo, ma già «immersa» in una nuova cultura comunicativa, quella mediatica.
    Non manca certo qualche rilievo. Non sempre la qualità dei siti e dei loro contenuti è «all’altezza» e qui vale un discorso più generale: non basta che i soggetti e i temi di un sito siano validi, devono essere anche ben presentati, con un’appropriata collocazione, un design invitante, rispettando le norme della comunicazione visiva e l’interazione stimolante.
    Non è tanto quindi un mero elenco dei pregi e difetti dei diversi e variegati ambiti operativi quello che si coglie nel panorama dei siti cattolici parrocchiali, quanto la registrazione di un fermento, tutto italiano, che indica e circoscrive le iniziative concrete di oggi e dischiude orizzonti sempre più vasti di impegno e creatività. E sono proprio le piccole cellule ecclesiali che si dedicano con generosità a questa rinnovata capacità di animazione e diffusione – non solo tecnologica – del Vangelo a suon di click nella ragnatela globale di internet.

    fonte: Avvenire, 29/03/09
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  9. #9
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    Rispetto, dialogo e amicizia nella rete

    In cerca di volti
    al posto delle facce

    Pubblichiamo ampi stralci della relazione del direttore dell'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali e sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, tenuta presso la Pontificia Università Lateranense nell'ambito del convegno "Nuove tecnologie, nuove relazioni".

    di Domenico Pompili


    "Quando nel 1854 il commodoro Perry regalò una locomotiva a vapore allo shogun Ieyasu per celebrare l'apertura ufficiale degli scambi commerciali americano-nipponici - racconta Derrick De Kerckhove ne La pelle della cultura lo shogun mandò il suo artista di corte perché riproducesse la locomotiva su un dipinto dato che gli era impossibile andare a vederla di persona. L'artista giapponese trovò così difficile rappresentare il nuovo oggetto che aggiunse un poscritto per l'imperatore: "Temo di avere fatto molti errori nel mio schizzo". Noi tendiamo a trovare sorpassati o buffi questi episodi che avvengono al punto di incrocio di culture diverse, ma non va dimenticato che quando una nuova tecnologia viene introdotta, essa ingaggia una guerra sotterranea con la cultura preesistente".
    L'ammissione dell'artista giapponese sembra fotografare l'incertezza diffusa che si sperimenta di fronte all'incalzante cambiamento che la tecnologia sta producendo sotto i nostri occhi. Un ritmo che diventa insostenibile per chi proviene da ben altre velocità e che rischia di trasformarsi in un handicap culturale perché impedisce la descrizione esatta di questo oggetto misterioso dalle dimensioni e dalle prospettive indefinite. Non si riesce a fare senza errori uno schizzo del mondo, ai tempi del web 2.0, perché la realtà della comunicazione sembra sfuggire da ogni lato, quasi che ogni sua rappresentazione sia carente.
    L'uscita di sicurezza da questo imbarazzante stato di cose è - come sempre - dissimulare tutto: atteggiandoci a ingenui spettatori o a critici pregiudiziali, apocalittici o integrati. In entrambi i casi, non dovendo esprimersi in modo circostanziato perché o già d'accordo o solo contrari, si manifesta la sostanziale incapacità di reagire all'altezza delle sfide. Ma non è questo, a mio parere, il danno più cospicuo. Quel che è più grave e che sfugge la questione decisiva che è poi sempre la stessa e cioè: ogni cambio tecnologico ha qualcosa di "gattopardesco" nei suoi esiti. Cambia tutto in effetti, ma per rispondere agli stessi bisogni di sempre dell'uomo. La guerra che si ingaggia prelude a un modo nuovo di rispondere ai bisogni di sempre.
    Questa convinzione, che dà corpo a un atteggiamento né ingenuo né pregiudiziale ma criticamente aperto, mi pare ben interpretata da Benedetto XVI, per il quale le nuove tecnologie rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunicazione e amicizia è per altro radicato nella nostra stessa natura di esseri umani. Anzi scrive in uno dei passaggi-chiave del suo Messaggio per la xliii giornata mondiale delle comunicazioni sociali: "Il desiderio di connessione e l'istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri".
    Niente di nuovo sotto il sole? Non propriamente, perché il cambio è epocale; tuttavia potrebbe anche solo trattarsi dell'ennesima trasformazione che cambia la pelle, ma non il cuore che va comunque alla ricerca dei bisogni di sempre. Una cosa è certa: il dialogo, il rispetto e l'amicizia sono valori assolutamente antichi che oggi chiedono di essere vissuti in forme inedite a motivo dell'ambiente mass-mediale che è stato così radicalmente trasformato.
    Per attenuare l'impatto del nuovo che rischia di annullare le nostre capacità di reazione, dobbiamo forse rimuovere anche un diffuso pregiudizio che fa del virtuale l'equivalente di ciò che non è reale. La ricorrente guerra tra virtuale e reale rischia di inscenare una farsa che allontana dalla vita spicciola della gente, specie dei giovani, in nome di un fatale fraintendimento. Forse ci può essere di aiuto Pierre Lévy che nei suoi studi - prima ancora dell'esplosione del web 2.0 - nel volume intitolato Il virtuale definisce come segue questa realtà: "La parola virtuale proviene dal latino medievale virtualis, derivato a sua volta, da virtus, forza, potenza. Nella filosofia scolastica virtuale è ciò che esiste in potenza e non in atto. Il virtuale tende ad attualizzarsi, senza essere tuttavia passato a una concretizzazione effettiva o formale (...) il virtuale non si contrappone al reale ma all'attuale: virtualità e attualità sono solo due diversi modi di essere".
    Dunque il virtuale - o se si preferisce alludervi mediante la sua controparte tecnica, il digitale - non crea una nuova umanità (o sociologia, o antropologia, o biofisiologia), ma amplifica e potenzia quella esistente. Ciò significa che approssima le capacità agli obiettivi, e assottiglia il legame che sempre esiste tra possibile e reale: in altri termini, rende approcciabile tutto ciò che confiniamo abitualmente nella sfera del desiderio (usando questo termine come sinonimo di "onirico" e quindi, spesso, di puramente fantastico, evanescente, irraggiungibile e irreale), rende "capaci di ciò che si spera" e, in questo senso, rende la speranza - forse ogni speranza, anche la più ardita e utopica - in un certo senso più solida, più credibile, più vera.
    Questa possibilità che è il virtuale spiega pure perché ancora una volta il discorso da intraprendere non sia asettico o puramente tecnologico, ma sempre legato a doppio filo alla libertà e alla responsabilità dell'uomo. È l'uomo quello che fa la differenza e che decide del passaggio dal virtuale al reale, sta nella scelta di ciascuno rendere possibile questo slittamento. Per questa ragione - se è lecita una piccola digressione - nel manifesto per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio) che viene recapitato in questi giorni a tutte e 26.000 le parrocchie italiane si è scelto di mettere al centro un giovane scalatore di fronte a una parete. Accessoriato come si deve: scarpette e un sacchetto di magnesio per facilitare le mani nude nella presa. E soprattutto proteso visibilmente nel suo sforzo fisico. Al di là delle tecniche e degli ausilii tecnici, che sono certo un grosso potenziale, di cui non si potrebbe fare a meno, ciò che conta è la forza di volontà che si trasforma in energia, resistenza, agilità. E rende possibile la scalata.
    Accanto a questa possibilità così intesa c'è pure una possibilità problematica da considerare con realismo. Non vi è dubbio infatti che le nuove tecnologie informatiche possono deformare, possono causare dipendenza, possono creare effetti di ritorno nel momento in cui - cessato il loro effetto di alterazione - sbalzano il soggetto nel mondo reale e ne lasciano percepire, per contrasto, la durezza e la limitatezza; possono in questo senso indurre distorsioni percettive e perdita del controllo nelle fasi critiche. Ma al di là di tutte queste possibilità, la domanda valida in tutti i casi esplicativi della relazionalità umana non è se questa cosa sia buona o cattiva, ma se siamo in grado di controllarla o se rischiamo di esserne sopraffatti. Siamo consapevoli dei suoi effetti collaterali o al pari di un drogato o di un ubriaco ce ne accorgiamo solo a sbornia o a effetto finiti?
    Come si intuisce resta all'uomo il compito di colmare il divario tra virtuale e reale, trasformando il potenziale tecnologico in una effettiva crescita umana. Non senza tenere conto, nel caso di internet, la sua estrema versatilità, che "si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo di stimoli narcisistico e autoreferenziale, sì da poter essere utilizzata per rompere l'isolamento degli individui e dei gruppi oppure per intensificarlo" (Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, Etica in internet, 22 febbraio 2002, 7).
    Venendo ora nello specifico ai tre grandi valori che Benedetto XVI evoca per declinare l'umano da risvegliare dentro il nuovo contesto massmediale, l'amicizia si impone da subito come una sfida esigente.
    La questione si gioca attorno al rapporto tra connettività e riconoscimento dell'identità. Nessuno può negare che le protesi informatiche fungano da facilitatori dell'amicizia, ma si può anche dire che Msn, Facebook, Linkedin, riconoscano e facciamo realisticamente conoscere tra loro i partner? O sono solo espedienti e catalizzatori di un incontro più accelerato, agevole (in quanto abbattono le barriere comunicative e i preliminari classici della relazionalità) ma non per questo esente da ambiguità? In altre parole: i media offrono amicizia, o solo nuove opportunità di amicizia?
    Sono ovviamente per la seconda possibilità. E non solo per realismo, ma per rispetto dei linguaggi che non possono sostituirsi alla libera elezione umana che fa dell'amicizia non una scelta semplicemente indotta, ma una scelta gelosamente personale. Così è sempre stato e credo che non si possa fare diversamente neanche oggi. Nel concreto, mentre da un lato la multimedialità è in grado di metterci in comunicazione con tanti volti che altrimenti non avremmo mai incontrato, dandocene una rappresentazione immensamente più efficace di qualunque strumento di comunicazione, dall'altro è proprio l'essenziale - cioè la forza spiazzante - del volto che rischia di essere eliminato o ridotto a inoffensivo spettacolo.
    Tornino i volti e non semplicemente le facce, vuol dire confrontarsi con l'altro da sé e non semplicemente con una sua riproduzione addomesticata. Occorre di conseguenza guardarsi da facili scorciatoie che tendono a esasperare false intimità in relazioni virtuali e rispettare invece i tempi e le forme reali dell'amicizia.
    Quello del tempo è obiettivamente un indicatore con cui fare i conti per non essere sopraffatti dalla velocizzazione che toglie al ritmo interpersonale la sua condizione di possibilità. Se ciò accade non è impossibile allora "promuovere l'amicizia" secondo l'auspicio del Papa. Infatti nelle tipologie estremamente varie di comunità che nascono in rete, la condivisione più importante è il self sharing. Al di là degli interessi infatti la motivazione più forte alla base delle relazioni virtuali sembra essere quella di condividere emotivamente i propri vissuti. Si tratta di un'urgenza accresciuta dall'assenza del corpo, per cui alla fine lo strumento di espressione sono le parole che in rete si trasformano in atti. Forse per questo, secondo Manuel Castells, internet costituisce un mezzo attraverso cui si va diffondendo un nuovo modello di socialità, la cui nascita è anteriore a quella della rete e va rintracciata nelle trasformazioni che hanno segnato la fine della modernità. La nuova forma di socializzazione che internet permette di rappresentare è definita dal sociologo spagnolo, trapiantato in America, networked individualism. Si tratta di un nuovo modello di interazione sociale che ha come cellula minima non più il gruppo, ma l'individuo e che si struttura attraverso la messa in rete di singoli soggetti che sempre meno hanno una comunità tradizionale di riferimento, ma non per questo vivono in maniera isolata.
    Il pontificato di Benedetto XVI coincide di fatto con una evoluzione ulteriore del mondo della rete: la sua decisa trasformazione in un network sociale. Internet non è più un agglomerato di siti web isolati e indipendenti tra loro, ma sempre più un luogo di partecipazione e di condivisione.
    Tutta la grande stampa ha enfatizzato l'approccio positivo del Papa nel suo Messaggio, rafforzato anche dall'annuncio del suo "sbarco" su "youtube". Probabilmente non ha colto a sufficienza che tra psychè e tèchne, tra reale e virtuale non c'è necessariamente uno scontro, se di mezzo si inserisce la persona umana, cioè quella tensione etica a essere se stessi, senza lasciarsi manipolare. Sarà per questo che con fiducia Papa Ratzinger si rivolge proprio ai giovani, cui affida il compito di evangelizzare il continente digitale, consapevole che la comunicazione ben fatta è una via per avvicinarsi a Dio, anzi - per dirla con le sue stesse parole: "Un riflesso della nostra partecipazione al comunicativo e unificante amore di Dio, che vuol fare dell'intera umanità un'unica famiglia".



    (©L'Osservatore Romano - 25 aprile 2009)
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    Sul web dal 21 maggio "Pope2you", il nuovo portale vaticano dedicato alla "generazione digitale". Ne parla mons. Claudio Maria Celli


    Si chiama "Pope2you" la nuova finestra sul web dedicata ai giovani e curata dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Il micro-portale verrà inaugurato dopodomani ed è stato preparato in vista della 43.ma Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di domenica prossima. Gli obiettivi di questa iniziativa sono stati spiegati ai giornalisti dal presidente del dicastero pontificio, l'arcivescovo Claudio Maria Celli. La collega Philippa Hitchen ha raccolto le sue parole:
    “E’ un sito che abbiamo preparato in occasione della 43.ma Giornata mondiale delle comunicazioni, che sarà celebrata il 24 maggio. Volevamo che fosse un sito rivolto ai giovani e lo vedete subito dalla grafica iniziale: il Papa, i giovani. Credo che questo sia un primo tentativo valido di un sito che si rivolge ai giovani e cerca di avere con i giovani un dialogo ricco, gradevole, aperto, cordiale. E questo perché il tema quest’anno della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è proprio “Nuove tecnologie, nuove relazioni” e il Papa ci invita a promuovere una cultura di dialogo, di rispetto, di amicizia. Quindi, abbiamo desiderato che in questo sito ci fosse tutto questo e volevamo che fosse un sito capace di dialogare, capace di essere propositivo e, quindi, vicino alla cultura giovanile di questa "generazione digitale", così come il Santo Padre la chiama. Il sito si muove in cinque lingue, si rivolge a giovani di lingua italiana, inglese, spagnola, francese e tedesca. La prima parte, quella che per noi di profondo significato, è la presentazione del messaggio. Dal prossimo giovedì mattina, il sito sarà accessibile a tutti. Dopo questa breve presentazione, c’è il testo del messaggio. Il sito è frutto di una grande cooperazione con l’Ufficio delle Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, il Centro televisivo vaticano, la Radio Vaticana, H2O News, e con coloro che tecnicamente lo hanno realizzato”. (Montaggio a cura di Maria Brigini)

    fonte: Radio Vaticana
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