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Discussione: La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale (radio, tv, giornali, internet...)

  1. #11
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    Proposto ai giovani

    «Pope2you» un sito per conoscere il Papa

    "Giovani, siate testimoni della vostra fede nel mondo digitale!". Mentre il Papa lanciava quest'appello da piazza San Pietro, durante l'udienza generale di oggi, mercoledì 20, al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali si stavano dando gli ultimi ritocchi al portale "Pope2you", la nuova finestra che da domani, giovedì 21 maggio, si apre sul web per consentire ai giovani di conoscere l'attività di Benedetto XVI. "Abbiamo voluto dedicare questo nuovo sito ai giovani - ha detto a "L'Osservatore Romano" l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio - per entrare in dialogo con loro in modo più diretto. E perché possa essere un dialogo fruttuoso, ricco, caratterizzato dal rispetto e dall'amicizia abbiamo voluto utilizzare il digitale, cioè lo strumento a loro più congeniale, attraverso il quale si ritrovano quotidianamente a volte anche senza conoscersi di persona".
    Tra l'altro il nuovo sito viene inaugurato alla vigilia della celebrazione della quarantatreesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, il cui tema non a caso è prioprio "Nuove tecnologie, nuove relazioni".
    Quanto Benedetto XVI tenga a queste nuove forme di incontro, lo testimonia l'attenzione che ha sempre dedicato all'argomento. L'ultima volta, in ordine di tempo, proprio con le parole rivolte questa mattina a quanti usano il ciberspazio. "L'appello di questa mattina - ci ha detto ancora l'arcivescovo Celli - rappresenta uno stimolo ed un incoraggiamento. Lo stimolo è quello di essere propositivi nel promuovere una cultura del dialogo, del rispetto reciproco, dell'amicizia. Il coraggio è quello di mettersi in gioco nel mondo dei social network, e rendere testimonianza dell'amore di Dio per tutti gli uomini".
    Dunque il ciberspazio come luogo da abitare scelto dalla Chiesa per incontrare l'uomo dell'era del digitale, si allarga. "Pope2you" si aggiunge agli altri strumenti già utilizzati per diffondere il Vangelo: wikipedia, youtube, iphone, facebook. "Il nuovo portale - ci ha spiegato ancora l'arcivescovo - consentirà di accedere direttamente al mondo parallelo di facebook grazie ad un'applicazione che consentirà di inviare ai propri amici una fotografia virtuale con una frase scelta tra i discorsi del Papa. Ed è bene precisare che la presenza stessa del Papa su facebook si limita proprio a questo, cioè alla possibilità di inviare una sua fotografia con dedica, cioè con una frase presa dal suo magistero. Tutto qui".
    Più attiva ed effettiva invece la presenza sul sito che si inaugura giovedì perché "in questo luogo virtuale - ci ha spiegato ancora l'arcivescovo Celli - i giovani non solo potranno trovare tutte le notizie che riguardano il Papa e la sua attività, ma potranno entrare in contatto con la persona di Benedetto XVI, attraverso la sua parola".
    Il sito è in cinque lingue: italiano, spagnolo, inglese, francese e tedesco ed è frutto della collaborazione fattiva con l'ufficio delle comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana.



    (©L'Osservatore Romano - 21 maggio 2009)
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  2. #12
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    Numerosi interventi di episcopati per la Giornata delle comunicazioni

    Il mondo digitale
    non è un luogo senza regole

    Roma, 20. Internet e tutte le nuove tecnologie sono strumenti affascinanti e potenti, in grado di offrire il meglio come il peggio, di costruire come di distruggere. Per questo, i loro principali fruitori, i giovani, vanno seguiti e tutelati, non solo dalle famiglie e dagli educatori ma anche da coloro che operano nel settore delle comunicazioni. L'obiettivo è, attraverso l'utilizzazione di tali strumenti e le relazioni che essi stabiliscono, promuovere una cultura animata da valori cristiani che non dimentica il rapporto autentico, reale, con l'altro, non sostituibile con qualsivoglia immagine digitale.
    In vista della 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà domenica 24 maggio, le Conferenze episcopali di vari Paesi invitano a riflettere sul tema dell'evento - "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia" - approfondendo il messaggio scritto per l'occasione da Benedetto XVI. Un messaggio rivolto alla "generazione digitale", ai giovani, soprattutto ai giovani cattolici, esortati "a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede".
    Il modello che esalta le nuove tecnologie - afferma la Commissione dei mezzi di comunicazione sociale in seno alla Conferenza episcopale spagnola - ha "i suoi innegabili valori positivi per le relazioni umane e lo sviluppo personale, sociale e culturale", ma "un uso inadeguato di queste stesse tecnologie, che tanto hanno trasformato la vita della società attuale e con le quali convivono con naturalezza i giovani, contengono pericoli e possono provocare danni". Riferendosi a un passaggio del discorso del Papa, i vescovi spagnoli sottolineano che "non possiamo rinunciare alla relazione autentica prodotta dalla vera amicizia e dall'incontro con gli altri" per un "sostituto virtuale". Il ciberspazio non può essere "un terreno franco, esente dalla debita responsabilità etica e morale né dall'attenzione e dalla vigilanza dei genitori e degli educatori, così come dall'azione protettrice delle autorità, obbligate dalla nostra Costituzione a difendere i minori dai contenuti perniciosi e inadeguati". E in un'epoca di secolarizzazione, l'invito, per la Chiesa e per i mezzi di comunicazione cristiani, è di sfruttare le enormi potenzialità della tecnica per la missione evangelizzatrice: "Più presenza di Dio sui media" auspicano i vescovi, che ricordano la grande opportunità, per la Chiesa di Spagna, rappresentata dall'eco mediatica della Giornata mondiale della gioventù, nel 2011 a Madrid.
    "Informare o dar fuoco all'attualità, giornalisti o piromani?" si chiede il vescovo di Gap ed Embrun, Jean-Michel di Falco Leandri, presidente del Consiglio per la comunicazione della Conferenza episcopale francese. L'informazione mostra, soprattutto su internet, "il suo potere di attrattiva, di deformazione, di disinformazione, ma anche di rettificare la verità". E come per qualsiasi giornale - spiega di Falco Leandri - il padrone non è il direttore né l'editore, non è il caporedattore né il cronista, ma il lettore. "Abbiamo veramente coscienza che è ciascuno di noi, lettore, ascoltatore, telespettatore, internauta, che ha l'ultima parola?" domanda il presule. "Il desiderio di connessione e l'istinto di comunicazione, che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità - si legge nel messaggio di Benedetto XVI - che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri". Ma - spiega monsignor di Falco Leandri - "non si esce da se stessi per entrare in relazione con gli altri senza la fiducia, e non c'è fiducia se si mente". Per questo il vescovo invita "a cercare la verità e non i pettegolezzi, a esercitare il proprio spirito critico, ad approfondire per formare meglio il proprio giudizio e non a seguire semplicemente la moda".
    In occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, la Conferenza dei vescovi svizzeri ha organizzato una raccolta di fondi nelle parrocchie per sostenere l'attività mediatica ecclesiale. "La Chiesa comunica, vuole farsi capire e deve farsi capire - dice il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, Bernard Genoud, responsabile dei media per la Svizzera romanda - e per questo ha bisogno di persone competenti e di strumenti efficaci per presentare in modo oggettivo i suoi punti di vista". Anche la Chiesa in Portogallo celebrerà l'evento: domani, giovedì, all'Università cattolica di Lisbona verranno presentati il nuovo portale informativo dell'agenzia Ecclesia e il nuovo sito internet della Conferenza episcopale.



    (©L'Osservatore Romano - 21 maggio 2009)
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  3. #13
    Gran CierRino L'avatar di Ismael
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    Conoscete Pope2You?

    Ecco il sito:
    http://pope2you.net/

    l'ho appena scoperto....

    qualcuno lo conosce? che ne pensate?

  4. #14
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    «I nuovi media: valori da mettere in rete»

    DI MATTEO LIUT


    Comprendere le potenzialità dei nuovi media significa capire «cosa manca» in essi e «ciò che possiamo far essere con la nostra azione libera e orientata a dei significati». Quei significati e valori che Benedetto XVI ha indicato con chiarezza nel suo messaggio per la 43ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra oggi in tutto il mondo e che è dedicata al tema «Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia». A mettere in evidenza luci e ombre dell’attuale società dei media, ripercorrendo il messaggio del Papa, è Chiara Giaccardi, professore straordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

    Il Papa si rivolge alla 'generazione digitale'. Che volto ha questa generazione?
    È una fascia che si sta allargando, sia verso il basso, a includere età sempre più precoci, sia verso l’alto, per la penetrazione dell’uso dei nuovi media tra gli adulti, e in particolare tra le donne, tradizionalmente più «resistenti» alle nuove tecnologie. I giovani, in questa fascia, rappresentano una popolazione interessantissima, poiché, a differenza dei loro genitori, sono nati in un ambiente già tecnologicamente avanzatissimo, da un lato sviluppando con naturalezza una serie di competenze complesse, dall’altro possedendo meno strumenti per problematizzare e vedere criticamente non solo le potenzialità, ma anche i limiti e i rischi, del mondo ipertecnologizzato.

    Quei rischi che emergono in controluce dal messaggio del Papa?

    Sulla base delle sollecitazioni che il documento del Pontefice esprime, vedo due rischi molto gravi nella cultura contemporanea: il rischio di confondere la realtà con la presenza e il rischio di confondere l’intensità con la verità. Rispetto al primo punto, il nostro essere «iperconnessi» svolge in un certo senso una funzione rassicurante: in quella che i sociologi chiamano la «società del rischio», o la «società liquida», la presenza delle immagini, delle parole, dei suoni e la possibilità di poterci sempre mettere in contato con qualcuno ci rassicura rispetto all’angoscia del non essere. Rispetto al secondo punto, la nostra quotidianità ipermediatizzata ci ha assuefatto a un «bagno sensoriale» intenso e continuo, dato che, come McLuhan giustamente sosteneva, i media sono estensioni e amplificazioni dei nostri sensi. Due gli effetti: la rapida assuefazione e quindi la necessità di ricercare stimoli sempre più forti; la tendenza a equiparare intensità e verità: è vero ciò che mi colpisce, che genera in me uno stato di eccitazione sensoriale forte. Le implicazioni di questa deriva sono a mio avviso pericolosissime. Le nuove tecnologie possono assecondare questa tendenza, oppure offrire il terreno per una ricerca intersoggettiva della verità.

    In questa ricerca c’è spazio, come chiede il Papa, per l’integrazione degli emarginati?
    La possibilità di costruire reti e di acquisire visibilità in un’arena globale rende il dialogo e la cittadinanza relativamente più praticabili: dal villaggio globale della televisione alla «mediapolis » delle nuove tecnologie. Ma ogni tecnologia, come scriveva McLuhan, accanto alle sue potenzialità ha anche i suoi «schemi di privazione»: ogni accentuazione lascia in ombra altre possibilità, ogni entusiasmo rischia di chiudere l’ambito dei significati ed equiparare possibilità e realtà, generando una «ipnosi narcisistica». Capire le potenzialità significa capire cosa manca, ciò che possiamo far essere, con la nostra azione libera e orientata a dei significati: la connessione non è comunicazione, l’informazione non è conoscenza, l’attività non è azione. Va coltivata quindi la consapevolezza di come funzionano i media, ma soprattutto del fatto che il senso non può che essere in mano a noi.

    Il Papa, infine, parla anche di social network e di amicizia. Che volto ha questa relazione in rete?
    In greco le componenti dell’amore sono la «filia » che si instaura tra chi condivide qualcosa, l’«eros» che ci spinge a cercare la diversità e l’«agape» che è il dono di sé. Se le prime due componenti possono trovare nella rete un canale di informazione e accesso a mondi di simili e di diversi, la terza difficilmente può prescindere dall’incontro con la fisicità dell’altro. Ciò non toglie, però, che la circolazione delle informazioni e delle risorse e la costruzione collettiva della conoscenza trovi nelle nuove tecnologie straordinarie possibilità di realizzazione.

    fonte: Avvenire, 24/05/09
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  5. #15
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    03/08/2009 14.33.47
    Potenzialità e rischi dei social network: la riflessione di mons. Paul Tighe


    Trovano ampia eco sulla stampa le dichiarazioni dell’arcivescovo di Westminter e primate d'Inghilterra e Galles, mons. Vincent Nichols, a proposito dei social network e del rischio di alienazioni e superficialità che hanno un legame con il numero di suicidi tra i giovani. Va detto che l’arcivescovo ha parlato del caso della ragazza di 15 anni che la scorsa settimana si è tolta la vita in Gran Bretagna dopo essere stata vittima di bullismo su una chat di un social network chiamato Bebo. In ogni caso, mons. Nichols ha sottolineato che i rischi sono legati a un uso eccessivo di questi strumenti di comunicazione così come di messaggini e email. Ma per una riflessione a partire dal punto di vista della Chiesa cattolica Fausta Speranza ha intervistato mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

    R. – Io sono venuto a Roma per la prima volta 25 anni fa; a quel tempo, per sentire i miei genitori era necessario recarsi in centro, a Piazza San Silvestro, presso la centrale telefonica italiana, aspettare mezz’ora e sperare di trovare una linea telefonica. Ora, invece, ricevo ogni mattina un sms dai miei genitori. E’ un esempio molto semplice di come i nuovi mezzi ci consentono di mantenere rapporti che, in altri tempi, non sarebbe stato possibile mantenere. E questa è una benedizione. Ci permettono anche di essere molto più informati sulle cose che accadono nel mondo, e questa è una potenzialità importante. Nel suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni di quest’anno, il Papa ha parlato in termini molto positivi della potenzialità dei mezzi per creare comunità e per aiutare i giovani a mantenere e sviluppare amicizie. Mi sembra importante non dimenticare questo aspetto, che è facile dare per scontato …


    D. – Molto probabilmente, mons. Nichols dando per scontate tutte queste potenzialità che ha sottolineato il Papa, ha poi messo però l’accento su alcuni rischi …


    R. – Sì: l’arcivescovo parla di un uso eccessivo. Nel caso di un uso eccessivo dei mezzi digitali ci può essere il rischio che venga un po’ frenata la possibilità di avere amicizie diciamo così “normali”. Ma anche questo è stato sottolineato dal Papa: ha detto che la comunicazione digitale potrebbe condurre a meno comunicazione a livello di famiglia, con gli amici, con i colleghi di lavoro.


    D. – Senz’altro, trovarsi in un’occasione di incontro personale con una comunicazione anche non verbale è una ricchezza diversa …


    R. – Diciamo che il concetto di amicizia, che è molto importante nel mondo del social network, è un concetto molto importante anche nella tradizione cattolica e cristiana. E’ bello che per i giovani sia tuttora molto importante il concetto di amicizia, ma è necessario essere attenti a non svuotare questo concetto. Quello che mi piace del discorso dell’arcivescovo Nichols è che ha fatto riferimento ad un concetto di amicizia che ha a che fare più con la quantità che non con la qualità: ci sono giovani che affermano di avere 200, 300 amici su Facebook, ma non è la stessa cosa di avere un vero amico che ti sta accanto, che ti capisce, che ti aiuta, che ti sfida, come anche succede spesso nella vita. Si riferiva, peraltro, ad un contesto molto particolare: c’è stato un caso, in Inghilterra, di una giovane che si è suicidata e sembra che abbia sofferto di una sorta di bullismo su un social network. Ecco perché mons. Nichols intendeva sottolineare alcuni rischi: una cosa che aveva già fatto il Papa, ricordando che quando trattiamo con le persone attraverso i nuovi mezzi della comunicazione dobbiamo essere sempre attenti a rispettare il prossimo. E questo è un aspetto fondamentale.


    D. – E’ fondamentale in qualunque tipo di relazione …


    R. – In qualsiasi rapporto! Diciamo che quello che il Papa ha fatto è aver riconosciuto l’importanza dei social network nella vita dei giovani di oggi, ma ha anche detto loro quanto sia importante non trascurare i loro valori personali, tra cui la fede. Ha detto che questi mezzi possono essere usati per condividere la fede e altro, sempre rapportandosi con rispetto alle persone con cui si sta dialogando.


    D. – A proposito del problema dei suicidi, che purtroppo in Europa colpisce un numero alto di ragazzi: il problema non è né Facebook né gli sms e né le e-mail ma piuttosto è nella precarietà delle relazioni e anche nella precarietà della costruzione di se stessi. Nel momento in cui vengono meno le relazioni ci si può ritrovare con un senso di vuoto e incapaci di sostenere tutto ciò che la vita comporta, quindi tutta la bellezza ma anche tutta la complessità …


    R. – Io credo che sia molto importante che la Chiesa cerchi di appoggiare la famiglia, perché la comunicazione all’interno della famiglia rimane fondamentale. Non si tratta di dire ai giovani che non possono avere contatti digitali con il social network, ma è necessario far sì che questi contatti non servano a separare il figlio o la figlia dalla vita normale della famiglia.

    fonte: Radio Vaticana
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  6. #16
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    Le radici bibliche della comunicazione

    Al cuore
    della cultura digitale

    Il tema dei nuovi rapporti sociali che scaturiscono dall'uso delle tecnologie digitali è stato al centro della relazione che l'arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha tenuto nell'ambito della manifestazione "Tonalestate". Pubblichiamo ampi stralci dell'intervento.

    di Claudio Maria Celli

    Il mondo d'oggi vive e sperimenta una realtà tecnologica prima insospettata. È innegabile che le nuove tecnologie digitali stiano determinando cambiamenti radicali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani. Tali cambiamenti sono particolarmente evidenti nel mondo giovanile. Ecco perché il Papa stesso parla di una generazione digitale. I giovani di oggi - questi giovani che vedo davanti a me - sono nati nel mondo digitale - non come me che vi sono stato importato - e hanno compreso lo straordinario potenziale delle nuove tecnologie anche nel favorire la solidarietà umana. In questo "Tonalestate" in cui parlate di radici profonde dell'amicizia, voglio poter dire che credo che valga la pena dialogare con questa realtà. Il Papa riconosce che queste tecnologie sono un dono per l'umanità, ma questi vantaggi devono essere al servizio di tutti gli esseri umani e di tutte le comunità.
    Da due anni a questa parte, da quando sono stato incaricato del settore delle comunicazioni della Santa Sede, ho viaggiato molto anche perché io non vengo da questo mondo e quindi ho dovuto essere umile e cominciare a conoscere. Ho viaggiato molto, dall'Asia all'America Latina e in Europa, e mi sono accorto che vi possono essere grandi possibilità e grandi limiti. In questo, Papa Benedetto XVI, quando esprime un apprezzamento positivo sulle nuove tecnologie, non è un ingenuo e non dimentica le difficoltà e i problemi che queste tecnologie possono creare.
    Recentemente ero in Islanda, a Reykiavilk, in una riunione del Consiglio d'Europa, ed era interessante notare come in quella sede vi fosse la preoccupazione della difesa del minore. Anche perché nella realtà che oggi viviamo cinque bambini su dieci fanno un'esperienza traumatica di internet. In quella riunione, da laici, si ponevano la domanda di cosa fare per poter proteggere il minore. Dovrei dire che i giovani oggi godono delle potenzialità dei nuovi media nel favorire la comunicazione, la comprensione tra gli individui e le comunità, nel comunicare con i propri amici, nell'incontrarne dei nuovi e creare comunità di reti per condividere le proprie idee e opinioni. C'è da sottolineare che molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione. Permettetemi di sottolineare questa parola "cultura della comunicazione" o cultura digitale. Sarà una delle grandi sfide che la comunità cristiana dovrà affrontare perché deve poter essere in grado d'impostare un dialogo con la cultura digitale.
    Il Papa, nella sua riflessione contenuta nel Messaggio del 25 maggio 2009 al mondo della comunicazione, si pone delle domande che ritengo fondamentali. Perché questa dimensione così aperta della comunicazione? Qual è la molla interiore che spinge il giovane - ma anche noi adulti - a fare riferimento a queste nuove tecnologie? Credo che il Papa sottolinei giustamente che esse rispondono al desiderio delle persone d'entrare in rapporto le une con le altre. Questo desiderio di comunione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura umana. Ma non può essere solamente compreso come una risposta alle innovazioni tecnologiche. Credo che sia fondamentale questa sottolineatura. Se ci rifacciamo al messaggio biblico credo che questa tensione e apertura faccia riferimento alla nostra partecipazione alla realtà di Dio che è amore e comunicazione. Il Dio in cui crediamo comunica talmente con l'uomo che s'inserisce nella sua storia per la comunicazione di un amore che si dona. La comunicazione dell'amore di Dio è qualcosa che noi troviamo inserito quasi geneticamente nel nostro essere umano. Io sono costituito come un essere aperto all'amore e alla comunicazione. Ecco perché quando mi servo e faccio mie certe tecnologie che oggi la scienza pone a mia disposizione non faccio altro che rispondere alla chiamata di Dio; una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio. Il Dio della comunicazione e della comunione - non ho timore a usare queste parole. Il Dio in cui credo è un Dio che ama comunicarsi, darsi, creare comunione con l'uomo. È il Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che vivono in un'eterna profondissima comunione d'amore. Questa comunione d'amore - se io sono creato a sua immagine - è impressa "geneticamente" nel mio essere umano. Portiamo in noi stessi questa informazione per cui dobbiamo guardare molto dentro di noi per entrare in rapporto con gli altri. Quando ci leghiamo agli altri, ascoltiamo questi bisogni più profondi e diventiamo più umani. È emozionante domandarci quale sia la qualità dei contenuti che queste nuove tecnologie sono chiamate a mettere a disposizione. Credo che, di fronte a queste numerose opportunità che ci sono offerte, sia indispensabile domandarci cosa significhi promuovere una cultura del rispetto, del dialogo e dell'amicizia.
    Il primo riferimento è il valore della persona umana. Il Papa anche a questo proposito non è ingenuo e sa perfettamente cosa circola sulle grandi reti della comunicazione. Ecco perché dice che si dovrà meditare sulla condivisione di parole e immagini degradanti per l'essere umano, fermare ciò che alimenta l'odio e l'intolleranza, ciò che ferisce la bellezza e l'intimità della sessualità umana. Sono pennellate che danno la percezione che la Chiesa è consapevole di ciò che circola e che tuttavia guarda avanti, cercando di far sì che queste tecnologie possano essere strumenti di un dialogo culturale intessuto nel rispetto della dignità e del valore della persona umana.
    La seconda dimensione è il dialogo. Il dialogo tra persone di Paesi, culture e religioni differenti. Un dialogo che non è certamente un nascondere ciò che siamo, perché non sarebbe rispettoso della persona con cui dialoghiamo. Ma è un dialogo attento e rispettoso in una ricerca sincera della verità. Credo che l'uomo possa trovare la pienezza della sua vita, sapendo che la vita non è un rettilineo camminare, ma un continuo itinerario nel bisogno di cercare il vero, il bene, il bello.
    La terza dimensione è l'amicizia. Nel nuovo vocabolario delle reti digitali è un termine che si contrabbanda facilmente. Sapete che il Papa ha accettato di essere presente in "Youtube". Ricordo che quando venne annunciata questa decisione, un giornalista serio e pensoso, mi domandò: "Per quale motivo il Papa si abbassa talmente". La risposta semplice, che quella mattina mi venne immediata, fu che similmente aveva fatto il Figlio di Dio abbassandosi verso l'uomo, mescolandosi a quella che era la realtà umana. Il Papa desiderava essere presente in un dialogo rispettoso di uomini che s'incontrano, non per confondersi, non per diluirsi, non per annullarsi, ma perché la sua presenza fosse un momento sincero di dialogo. Le nostre amicizie crescono in questo nostro camminare come esseri umani. Non possiamo banalizzare il concetto d'amicizia perché è una delle ricchezze più grandi di cui l'essere umano possa disporre.



    (©L'Osservatore Romano - 8 agosto 2009)
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  7. #17
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    TEMA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2010 , 29.09.2009

    TEMA DELLA GIORNATA

    Viene reso pubblico oggi, Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il tema che il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto per la 44a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2010:

    Italiano

    Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola.

    Francese

    Le prêtre et la pastorale dans le monde digital: les nouveaux médias au service de la Parole.

    Inglese

    The priest and pastoral ministry in a digital world: new media at the service of the Word.

    Spagnolo

    El sacerdote y la pastoral en el mundo digital: los nuevos medios al servicio de la palabra.

    Tedesco

    Der Priester und die Seelsorge in der digitalen Welt: die neuen Medien im Dienst des Wortes.

    Portoghese

    O sacerdote e a pastoral no mundo digital: os novos meios a serviço da Palavra.

    [01389-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

    COMUNICATO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

    Il compito principale del sacerdote è annunciare la Parola di Dio fatta carne, uomo, storia, diventando in tal modo segno di quella comunione che Dio realizza con l’uomo. L’efficacia di questo ministero richiede quindi che il sacerdote viva un rapporto intimo con Dio, radicato in un amore profondo e in una conoscenza viva delle Scritture Sacre, "testimonianza" in forma scritta della Parola divina.

    Il Messaggio per la 44ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali vuol invitare in modo particolare i sacerdoti, nel corso di quest’Anno Sacerdotale e dopo la celebrazione della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, a considerare i nuovi media come una possibile grande risorsa per il loro ministero al servizio della Parola e vuole dire una parola di incoraggiamento affinché affrontino le sfide che nascono dalla nuova cultura digitale.

    I nuovi media, infatti, se conosciuti e valorizzati adeguatamente, possono offrire ai sacerdoti e a tutti gli operatori pastorali una ricchezza di dati e di contenuti che prima erano di difficile accesso, e facilitano forme di collaborazione e di crescita di comunione impensabili nel passato. Grazie ai nuovi media, chi predica e fa conoscere il Verbo della vita può raggiungere con parole suoni e immagini – vera e specifica grammatica espressiva della cultura digitale – persone singole e intere comunità in ogni continente, per creare nuovi spazi di conoscenza e di dialogo giungendo a proporre e a realizzare itinerari di comunione. Se usati saggiamente, con l’aiuto di esperti in tecnologia e cultura delle comunicazioni, i nuovi media possono così diventare per i sacerdoti e per tutti gli operatori pastorali un valido ed efficace strumento di vera e profonda evangelizzazione e comunione. Saranno una nuova forma di evangelizzazione perché Cristo avanzi lungo le vie delle nostre città e davanti alle soglie delle nostre case dica nuovamente: "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3, 20).

    [01390-01.01]

    [B0600-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  8. #18
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    Una prima bozza sottoposta all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio

    Pronto un nuovo documento pastorale
    sulle comunicazioni sociali

    Un nuovo documento pastorale che, a distanza di quasi vent'anni dalla Aetatis novae, aggiorni gli indirizzi pastorali di una comunicazione che, nel frattempo, ha cambiato non solo passo, ma - in qualche caso - anche natura sarà esaminato in questi giorni dai partecipanti all'Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, riunita a Roma da lunedì mattina 26 ottobre. Tra l'altro per l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente, è la prima plenaria che si svolge sotto la sua presidenza. Di questa sua nuova esperienza ne parla in questa intervista al nostro giornale.
    "Sì, dopo circa tre anni di permanenza al dicastero - conferma l'arcivescovo - mi trovo ad affrontare la mia prima plenaria. È un impegno che, anche per questo motivo, avverto in maniera particolare. Sarà indubbiamente un passaggio importante, dal momento che si tratterà anche di una verifica di un nuovo corso che è nei fatti: ai vertici del Pontificio Consiglio si è avuto un avvicendamento pressoché totale e questo fatto, unitamente ai rapidissimi mutamenti nel mondo della comunicazione, pone di fronte a una realtà del tutto diversa e, quindi, a prospettive del tutto inedite".

    Sarà quindi anche l'occasione di un primo bilancio?

    In parte sì, poiché ai membri e ai consultori che prenderanno parte all'assemblea verrà offerto il quadro di un lavoro già avviato. Le linee di impostazione sulle quali il dicastero ha cercato di muoversi in questi ultimi tempi sono abbastanza chiare e, direi, ben definite. Ma il nostro sguardo è ora più che mai, proiettato in avanti. Le frontiere della comunicazione - semmai esistono - sono sempre aperte e a noi tocca percorrerle senza tentennamenti ma avendo sempre ben presenti i veri obiettivi.

    Vale a dire?

    Siamo appassionati della comunicazione ma in un modo tutto speciale: in senso interessato, oserei dire, poiché da essa si può puntare direttamente all'uomo, alla sfera delle sue conoscenze, ai suoi modi di vita, alla sua cultura. Il tempo che viviamo, largamente modellato dallo sviluppo di nuove tecnologie, è andato ben oltre il limite di semplici relazioni, dal momento che la comunicazione ha fatto irruzione non come elemento esterno, bensì come fatto costitutivo di una nuova realtà che ogni giorno si configura in modo diverso: "comunica" in senso lato, trasformando - come un laboratorio sempre all'opera - fatti ed eventi in tendenze e comportamenti culturali. Parlare di "società della comunicazione", alla fine, non significa altro, pur se l'accento, generalmente, è messo piuttosto sull'incidenza dei mezzi. Anche a questo tipo di società a noi è dato il compito - per la natura ecclesiale del nostro impegno - di guardare dentro e oltre: dentro, dove c'è l'uomo, figura centrale di tutti i processi di comunicazione; oltre nel momento in cui l'uomo realizza la sua vocazione a essere via della Chiesa.

    E quale sarà il tema dei lavori?

    Sappiamo bene che anche le idee migliori hanno bisogno di apporti concreti. E questo soprattutto nel campo della comunicazione che, non a caso, presenta un suo imponente schieramento di "mezzi". Siamo ben determinati a mettere sul tavolo, per un'ampia consultazione, le situazioni e i problemi reali che stanno davanti al nostro cammino; a cominciare da quelli del nostro dicastero. Partiamo, in questo senso, con un'innovazione: la plenaria non avrà un tema specifico e stabilito e questo proprio perché ci è sembrato necessario prendere atto della realtà in atto e confrontarci a viso aperto con le nuove sfide. Una, in particolare, emerge sulle altre: l'esigenza di un dialogo a tutto campo con quella che il Santo Padre, Benedetto XVI, ha definito la "cultura digitale". In questo campo siamo chiamati a un compito particolarmente impegnativo, poiché si tratta non solo di accogliere in senso positivo l'apporto delle nuove tecnologie, ma di conferire a questo nostro atteggiamento un valore pastorale. Se una corretta comunicazione deve porsi al servizio dell'uomo, solo la dimensione pastorale ha la capacità di porla al servizio dell'evangelizzazione. Anzi: di quella "nuova evangelizzazione" della quale parla a più ripresa il Papa e che viene definita "nuova" proprio sotto l'influsso che i nuovi media esercitano nei modi di vita, nel costume e nella cultura di una società in rapido e, direi, perenne cambiamento.

    Quali sono state, allora, le tappe di avvicinamento a un tale appuntamento?

    Abbiamo iniziato dal giorno in cui ho messo piede nel dicastero. Ho fatto come l'apprendista che si guarda in giro e la mia prima preoccupazione è stata quella di confrontarmi con le prospettive alte di un settore che, più di ogni altro, ha bisogno di un equilibrio tra la sua imponente fase operativa e il suo non meno importante livello teorico e di studio. Perciò i miei primi contatti sono stati con le istituzioni universitarie e particolarmente con i decani delle facoltà di comunicazione. È nata così l'idea di un congresso internazionale che ha visto riuniti, per la prima volta qui a Roma, i decani delle facoltà di comunicazione delle università cattoliche nel mondo. Proprio in questo incontro è emerso, tra l'altro, che in non poche università era assente o poco sottolineata la dimensione etica-antropologica nella formazione degli studenti. A questo primo congresso ne sono seguiti altri, a livello nazionale e a livello continentale. Una particolare attenzione è stata rivolta alle radio cattoliche e mi piace sottolineare un tale dato proprio alla conclusione del Sinodo sull'Africa. Posso aggiungere che non è mai mancata una nostra presenza in tutti quegli incontri, in ogni parte del mondo, dove l'attenzione alla comunicazione chiamava in causa l'impegno del nostro Pontificio Consiglio. Né posso evitare di rimarcare il particolare impegno che tutto il dicastero ha posto nell'accoglienza ai vescovi in visita ad limina. Si è trattato sempre di incontri di reale e documentato approfondimento sulle realtà nazionali delle comunicazioni. Quando si è avuta la possibilità siamo intervenuti anche in maniera concreta, aiutando - con borse di studio - la formazione di operatori presso le università pontificie. Il tema della formazione è, infatti, di primaria importanza.

    Quali risultati, allora, attende dalla sua prima plenaria?

    Un obiettivo, per noi particolarmente significativo, è già all'ordine del giorno: la stesura di un nuovo documento pastorale che, a distanza di quasi vent'anni dalla Aetatis novae, aggiorni gli indirizzi pastorali di una comunicazione che, nel frattempo, ha cambiato non solo passo, ma - in qualche caso - anche natura. I membri e i consultori troveranno già una bozza di tale documento: è il frutto dell'esperienza di questi anni di tutto il Pontificio Consiglio. Non bisogna dimenticare che, accanto a una più marcata linea di indirizzo, il dicastero ha settori operativi importanti, come, per esempio, gli audiovisivi, la gestione della mondovisione, la Riial e, particolarmente nell'anno del suo cinquantenario, la filmoteca vaticana.
    Al Papa offriremo un dvd di pregevole fattura sulla storia di questa importante istituzione. E ancor più metteremo nelle sue mani tutto l'impegno di questi giorni che, indubbiamente, vivremo con particolare intensità.



    (©L'Osservatore Romano - 26-27 ottobre 2009)
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    UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI , 29.10.2009

    Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE


    Signori Cardinali,

    venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

    cari fratelli e sorelle in Cristo,

    con grande gioia vi porgo il mio cordiale benvenuto in occasione dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Desidero anzitutto esprimere la mia gratitudine a Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del vostro Pontificio Consiglio, per le cortesi parole che mi ha rivolto a nome di voi tutti. Estendo il mio saluto ai suoi collaboratori e a voi qui presenti, ringraziandovi per il contributo che offrite ai lavori della Plenaria, e per il servizio che rendete alla Chiesa nel campo delle comunicazioni sociali.

    In questi giorni vi soffermate a riflettere sulle nuove tecnologie della comunicazione. Anche un osservatore poco attento può facilmente costatare che nel nostro tempo, grazie proprio alle più moderne tecnologie, è in atto una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle comunicazioni sociali, di cui la Chiesa va prendendo sempre più responsabile consapevolezza. Tali tecnologie, infatti, rendono possibile una comunicazione veloce e pervasiva, con una condivisione ampia di idee e di opinioni; facilitano l’acquisizione di informazioni e di notizie in maniera capillare e accessibile a tutti. Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali segue da tempo questa sorprendente e veloce evoluzione dei media, facendo tesoro degli interventi del magistero della Chiesa. Vorrei qui ricordare, in particolare, due Istruzioni Pastorali: la Communio et Progressio del Papa Paolo VI e la Aetatis Novae voluta da Giovanni Paolo II. Due autorevoli documenti dei miei venerati Predecessori, che hanno favorito e promosso nella Chiesa un’ampia sensibilizzazione su queste tematiche. Inoltre, i grandi cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi vent’anni hanno sollecitato e continuano a sollecitare un’attenta analisi sulla presenza e sull’azione della Chiesa in tale campo. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II nell’Enciclica Redemptoris missio (1990) ricordava che "l’impegno nei mass media, non ha solo lo scopo di moltiplicare l’annunzio: si tratta di un fatto più profondo, perché l’evangelizzazione stessa della cultura moderna dipende in gran parte dal loro influsso". Ed aggiungeva: "Non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa ‘nuova cultura’ creata dalla comunicazione moderna" (n. 37.c). In effetti, la cultura moderna scaturisce, ancor prima che dai contenuti, dal dato stesso dell’esistenza di nuovi modi di comunicare che utilizzano linguaggi nuovi, si servono di nuove tecniche e creano nuovi atteggiamenti psicologici. Tutto questo costituisce una sfida per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo agli uomini del terzo millennio mantenendone inalterato il contenuto, ma rendendolo comprensibile grazie anche a strumenti e modalità consoni alla mentalità e alle culture di oggi.

    I mezzi di comunicazione sociale, così chiamati nel Decreto conciliare Inter Mirifica, hanno oggi assunto potenzialità e funzioni all’epoca forse difficilmente immaginabili. Il carattere multimediale e la interattività strutturale dei singoli nuovi media, ha, in un certo modo, diminuito la specificità di ognuno di essi, generando gradualmente una sorta di sistema globale di comunicazione, per cui, pur mantenendo ciascun mezzo il proprio peculiare carattere, l’evoluzione attuale del mondo della comunicazione obbliga sempre più a parlare di un’unica forma comunicativa, che fa sintesi delle diverse voci o le pone in stretta reciproca connessione. Molti fra voi, cari amici, sono esperti in materia e possono analizzare con più grande professionalità le varie dimensioni di questo fenomeno, incluse soprattutto quelle antropologiche. Vorrei cogliere l’occasione per invitare quanti nella Chiesa operano nell’ambito della comunicazione ed hanno responsabilità di guida pastorale a saper raccogliere le sfide che pongono all’evangelizzazione queste nuove tecnologie.

    Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, sottolineando l’importanza che rivestono le nuove tecnologie, ho incoraggiato i responsabili dei processi comunicativi ad ogni livello, a promuovere una cultura del rispetto per la dignità e il valore della persona umana, un dialogo radicato nella ricerca sincera della verità, dell’amicizia non fine a se stessa, ma capace di sviluppare i doni di ciascuno per metterli a servizio della comunità umana. In tal modo la Chiesa esercita quella che potremmo definire una "diaconia della cultura" nell’odierno "continente digitale", percorrendone le strade per annunciare il Vangelo, la sola Parola che può salvare l’uomo. Al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali tocca approfondire ogni elemento della nuova cultura dei media, a iniziare dagli aspetti etici, ed esercitare un servizio di orientamento e di guida per aiutare le Chiese particolari a cogliere l’importanza della comunicazione, che rappresenta ormai un punto fermo e irrinunciabile di ogni piano pastorale. Proprio le caratteristiche dei nuovi mezzi rendono, peraltro, possibile, anche su larga scala e nella dimensione globalizzata che essa ha assunto, un’azione di consultazione, di condivisione e di coordinamento che, oltre a incrementare un’efficace diffusione del messaggio evangelico, evita talvolta un’inutile dispersione di forze e di risorse. Per i credenti la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l’efficacia dell’annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall’azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell’umanità.

    Cari fratelli e sorelle, quest’anno ricorre il 50.mo anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta dal mio venerato predecessore, il Beato Giovanni XXIII, e che ha raccolto e catalogato materiale filmato dal 1896 a oggi in grado di illustrare la storia della Chiesa. La Filmoteca Vaticana possiede pertanto un ricco patrimonio culturale, che appartiene all’intera umanità. Mentre esprimo viva gratitudine per ciò che è già stato compiuto, incoraggio a proseguire tale interessante lavoro di raccolta, che documenta le tappe del cammino della cristianità, attraverso la suggestiva testimonianza dell’immagine, affinché questi beni siano custoditi e conosciuti. A voi qui presenti ancora una volta grazie per l’apporto che offrite alla Chiesa in un ambito quanto mai importante, com’è quello delle Comunicazioni Sociali, e vi assicuro la mia preghiera perché l’azione del vostro Pontificio Consiglio continui a portare molti frutti. Invoco su ciascuno l’intercessione della Madonna ed imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica.

    [01581-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0674-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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    RAPPRESENTANTI DI FACEBOOK, YOUTUBE E WIKIPEDIA IN VATICANO
    Assemblea Plenaria della Commissione Episcopale Europea per i Media


    di Nieves San Martín

    CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 11 novembre 2009 (ZENIT.org).- I Vescovi europei dialogheranno con rappresentanti di Facebook, YouTube, Identi.ca e Wikipedia.

    Dal 12 al 15 novembre si svolgerà in Vaticano l'Assemblea Plenaria della Commissione Episcopale Europea per i Media (CEEM), sul tema “La cultura di Internet e la comunicazione della Iglesia”.

    La CEEM è una commissione specializzata del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) che segue l'evoluzione dei media e delle comunicazioni ecclesiali, sostiene l'azione della Conferenze Episcopali in questo campo e definisce, su richiesta della CCEE, orientamenti in materia di politica mediatica.

    A questo incontro, informa la CCEE, parteciperanno i Vescovi responsabili delle commissioni episcopali per le comunicazioni sociali, accompagnati dai loro esperti, dai responsabili stampa e dai portavoce delle Conferenze Episcopali europee, per un totale di un centinaio di delegati.

    “Quali sono le implicazioni della presenza di Internet per la missione della Chiesa oggi? Dove si trova, e qual è questa nuova cultura veicolata da Internet? Com'è entrato Internet nella pastorale quotidiana delle nostre Diocesi e delle nostre parrocchie? Come può la Chiesa far passare il messaggio cristiano nella cultura attuale, caratterizzata dall'interattività?”. L'assemblea cercherà di dare risposta a tutti questi interrogativi e ad altri ancora.

    Come introduzione all'incontro, i Vescovi saranno iniziati al mondo di Internet e ai cambiamenti in corso non solo sulla Rete (con il passaggio alla Web 2.0), ma anche nella società, in particolare tra i giovani. Si sottolineerà quindi la necessità di far sentire l'effetto di interpretare le culture mediatiche attuali nella loro specificità.

    I Vescovi europei dialogheranno con quanti si occupano di comunicazione e producono la cultura di oggi. Insieme ai rappresentanti di reti sociali come Facebook, dei motori di ricerca Google-Youtube, del “microblogging” Identi.ca e dell'enciclopedia sociale Wikipedia, l'assemblea si concentrerà sull'idea che è alla base della creazione della sua impresa multimediale e sul modo in cui le persone (in particolare i giovani) utilizzano questi siti; in seguito li interrogherà sullo sviluppo che prevedono nella propria impresa.

    La generazione web è sicuramente quella più sensibile alla presenza costante di Internet nella nostra vita, nel bene e nel male. Un sociologo aiuterà i partecipanti a comprendere meglio il tipo di “relazioni” che i giovani hanno con Internet. Si assisterà inoltre alla presentazione di un'esperienza di lavoro e di formazione di giovani per i giovani.

    Su Internet esiste poi un'altra cultura, parallela e in genere ignorata dalla Chiesa, ma non dagli “addetti all'informatica”. E' il mondo degli hacker. Attraverso la testimonianza di un giovane hacker svizzero e di un responsabile per la lotta alla cybercriminalità dell'Interpol, i partecipanti cercheranno di comprendere quest'altro mondo.

    Ci sarà anche l'occasione di imparare come ci si può difendere in caso di attacco e di vedere i limiti tecnologici e giuridici di Internet.

    Tra i crimini commessi più spesso dagli internauti, c'è quello della violazione dei diritti d'autore. Questa situazione ha conseguenze anche per la Chiesa. Esperti in materia di giurisdizione europea sui diritti d'autore e sulla protezione dei dati informeranno l'assemblea della legislazione in vigore in Europa e degli strumenti giuridici di cui si dispone.

    I media diventano sempre più uno spazio sociale e culturale attraverso il quale passano tutte le nostre pratiche individuali e sociali, e a Internet non sfuggono neanche le pratiche religiose.

    Con il fondatore dell'Istituto indipendente Religioscope, l'assemblea si interrogherà sul modo in cui Internet modifica le pratiche religiose, in particolare quelle dei cristiani.

    Media e Chiesa nell'era dello zapping e del clic: qual è l'impatto della rivoluzione numerica? Come si vivrà e si riferirà l'esperienza religiosa nell'era numerica? Come comunica la Chiesa al suo interno? E al mondo? Questi temi saranno oggetto di un'altra riflessione nel corso dell'incontro.

    Pierre de Barrique de Montvallon (detto Piem), famoso disegnatore umoristico, noto per le vignette su La Croix, Figaro e Point, animerà l'incontro con i suoi disegni.

    Le giornate prevedono anche momenti di preghiera e celebrazioni eucaristiche.

    [Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

    © Innovative Media, Inc.

    fonte: http://www.zenit.org/article-20277?l=italian
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