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Discussione: La Chiesa e i mezzi di comunicazione sociale (radio, tv, giornali, internet...)

  1. #411
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    Avviso ai giornalisti, 23.01.2018


    Si informano i giornalisti accreditati che domani, mercoledì 24 gennaio 2018, verrà pubblicato il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 52.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà il prossimo 13 maggio 2018 sul tema: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace.

    (...)

    [00118-IT.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  2. #412
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    Messaggio del Santo Padre Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24.01.2018


    «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace è il tema scelto dal Santo Padre Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
    Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Papa per la Giornata che quest’anno si celebra, in molti Paesi, domenica 13 maggio, Solennità dell’Ascensione del Signore:

    Messaggio del Santo Padre

    «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace


    Cari fratelli e sorelle,

    nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, è capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. E’ capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l’uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, può fare un uso distorto anche della facoltà di comunicare, come mostrano fin dall’inizio gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele (cfr Gen 4,1-16; 11,1-9). L’alterazione della verità è il sintomo tipico di tale distorsione, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Al contrario, nella fedeltà alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene. Oggi, in un contesto di comunicazione sempre più veloce e all’interno di un sistema digitale, assistiamo al fenomeno delle “notizie false”, le cosiddette fake news: esso ci invita a riflettere e mi ha suggerito di dedicare questo messaggio al tema della verità, come già hanno fatto più volte i miei predecessori a partire da Paolo VI (cfr Messaggio 1972: “Le comunicazioni sociali al servizio della verità”). Vorrei così offrire un contributo al comune impegno per prevenire la diffusione delle notizie false e per riscoprire il valore della professione giornalistica e la responsabilità personale di ciascuno nella comunicazione della verità.

    1. Che cosa c’è di falso nelle “notizie false”?

    Fake news
    è un termine discusso e oggetto di dibattito. Generalmente riguarda la disinformazione diffusa online o nei media tradizionali. Con questa espressione ci si riferisce dunque a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici.

    L’efficacia delle fake news è dovuta in primo luogo alla loro natura mimetica, cioè alla capacità di apparire plausibili. In secondo luogo, queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione. La loro diffusione può contare su un uso manipolatorio dei social network e delle logiche che ne garantiscono il funzionamento: in questo modo i contenuti, pur privi di fondamento, guadagnano una tale visibilità che persino le smentite autorevoli difficilmente riescono ad arginarne i danni.

    La difficoltà a svelare e a sradicare le fake news è dovuta anche al fatto che le persone interagiscono spesso all’interno di ambienti digitali omogenei e impermeabili a prospettive e opinioni divergenti. L’esito di questa logica della disinformazione è che, anziché avere un sano confronto con altre fonti di informazione, la qual cosa potrebbe mettere positivamente in discussione i pregiudizi e aprire a un dialogo costruttivo, si rischia di diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate. Il dramma della disinformazione è lo screditamento dell’altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti. Le notizie false rivelano così la presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili, con il solo esito che l’arroganza e l’odio rischiano di dilagare. A ciò conduce, in ultima analisi, la falsità.

    2. Come possiamo riconoscerle?

    Nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare queste falsità. Non è impresa facile, perché la disinformazione si basa spesso su discorsi variegati, volutamente evasivi e sottilmente ingannevoli, e si avvale talvolta di meccanismi raffinati. Sono perciò lodevoli le iniziative educative che permettono di apprendere come leggere e valutare il contesto comunicativo, insegnando a non essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione, ma attori del suo svelamento. Sono altrettanto lodevoli le iniziative istituzionali e giuridiche impegnate nel definire normative volte ad arginare il fenomeno, come anche quelle, intraprese dalle tech e media company, atte a definire nuovi criteri per la verifica delle identità personali che si nascondono dietro ai milioni di profili digitali.

    Ma la prevenzione e l’identificazione dei meccanismi della disinformazione richiedono anche un profondo e attento discernimento. Da smascherare c’è infatti quella che si potrebbe definire come “logica del serpente”, capace ovunque di camuffarsi e di mordere. Si tratta della strategia utilizzata dal «serpente astuto», di cui parla il Libro della Genesi, il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima “fake news” (cfr Gen 3,1-15), che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio (cfr Gen 4) e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato. La strategia di questo abile «padre della menzogna» (Gv 8,44) è proprio la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti. Nel racconto del peccato originale il tentatore, infatti, si avvicina alla donna facendo finta di esserle amico, di interessarsi al suo bene, e inizia il discorso con un’affermazione vera ma solo in parte: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» (Gen 3,1). Ciò che Dio aveva detto ad Adamo non era in realtà di non mangiare di alcun albero, ma solo di un albero: «Dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare» (Gen 2,17). La donna, rispondendo, lo spiega al serpente, ma si fa attrarre dalla sua provocazione: «Del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”» (Gen 3,2). Questa risposta sa di legalistico e di pessimistico: avendo dato credibilità al falsario, lasciandosi attirare dalla sua impostazione dei fatti, la donna si fa sviare. Così, dapprima presta attenzione alla sua rassicurazione: «Non morirete affatto» (v. 4). Poi la decostruzione del tentatore assume una parvenza credibile: «Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (v. 5). Infine, si giunge a screditare la raccomandazione paterna di Dio, che era volta al bene, per seguire l’allettamento seducente del nemico: «La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile» (v. 6). Questo episodio biblico rivela dunque un fatto essenziale per il nostro discorso: nessuna disinformazione è innocua; anzi, fidarsi di ciò che è falso, produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verità in apparenza lieve può avere effetti pericolosi.

    In gioco, infatti, c’è la nostra bramosia. Le fake news diventano spesso virali, ovvero si diffondono in modo veloce e difficilmente arginabile, non a causa della logica di condivisione che caratterizza i social media, quanto piuttosto per la loro presa sulla bramosia insaziabile che facilmente si accende nell’essere umano. Le stesse motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto più tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore. Ecco perché educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene “abboccando” ad ogni tentazione.

    3. «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32)

    La continua contaminazione con un linguaggio ingannevole finisce infatti per offuscare l’interiorità della persona. Dostoevskij scrisse qualcosa di notevole in tal senso: «Chi mente a sé stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter più distinguere la verità, né dentro di sé, né intorno a sé, e così comincia a non avere più stima né di sé stesso, né degli altri. Poi, siccome non ha più stima di nessuno, cessa anche di amare, e allora, in mancanza di amore, per sentirsi occupato e per distrarsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari, e per colpa dei suoi vizi diventa come una bestia; e tutto questo deriva dal continuo mentire, agli altri e a sé stesso» (I fratelli Karamazov, II, 2).

    Come dunque difenderci? Il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità. Nella visione cristiana la verità non è solo una realtà concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false. La verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, “svelare la realtà”, come l’antico termine greco che la designa, aletheia (da a-lethès, “non nascosto”), porta a pensare. La verità ha a che fare con la vita intera. Nella Bibbia, porta con sé i significati di sostegno, solidità, fiducia, come dà a intendere la radice ‘aman, dalla quale proviene anche l’Amen liturgico. La verità è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l’unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù: «Io sono la verità» (Gv 14,6). L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32).

    Liberazione dalla falsità e ricerca della relazione: ecco i due ingredienti che non possono mancare perché le nostre parole e i nostri gesti siano veri, autentici, affidabili. Per discernere la verità occorre vagliare ciò che asseconda la comunione e promuove il bene e ciò che, al contrario, tende a isolare, dividere e contrapporre. La verità, dunque, non si guadagna veramente quando è imposta come qualcosa di estrinseco e impersonale; sgorga invece da relazioni libere tra le persone, nell’ascolto reciproco. Inoltre, non si smette mai di ricercare la verità, perché qualcosa di falso può sempre insinuarsi, anche nel dire cose vere. Un’argomentazione impeccabile può infatti poggiare su fatti innegabili, ma se è utilizzata per ferire l’altro e per screditarlo agli occhi degli altri, per quanto giusta appaia, non è abitata dalla verità. Dai frutti possiamo distinguere la verità degli enunciati: se suscitano polemica, fomentano divisioni, infondono rassegnazione o se, invece, conducono ad una riflessione consapevole e matura, al dialogo costruttivo, a un’operosità proficua.

    4. La pace è la vera notizia


    Il miglior antidoto contro le falsità non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all’ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verità; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell’uso del linguaggio. Se la via d’uscita dal dilagare della disinformazione è la responsabilità, particolarmente coinvolto è chi per ufficio è tenuto ad essere responsabile nell’informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie. Egli, nel mondo contemporaneo, non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone. Informare è formare, è avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace.

    Desidero perciò rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo “buonista”, che neghi l’esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsità, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle – sono al mondo la maggioranza – che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l’avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale.

    Per questo, ispirandoci a una preghiera francescana, potremmo così rivolgerci alla Verità in persona:

    Signore, fa’ di noi strumenti della tua pace.
    Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.
    Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.
    Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.
    Tu sei fedele e degno di fiducia; fa’ che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:
    dove c’è rumore, fa’ che pratichiamo l’ascolto;
    dove c’è confusione, fa’ che ispiriamo armonia;
    dove c’è ambiguità, fa’ che portiamo chiarezza;
    dove c’è esclusione, fa’ che portiamo condivisione;
    dove c’è sensazionalismo, fa’ che usiamo sobrietà;
    dove c’è superficialità, fa’ poniamo interrogativi veri;
    dove c’è pregiudizio, fa’ che suscitiamo fiducia;
    dove c’è aggressività, fa’ che portiamo rispetto;
    dove c’è falsità, fa’ che portiamo verità.
    Amen.


    Dal Vaticano, 24 gennaio 2018, memoria di san Francesco di Sales

    FRANCESCO

    [00120-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #413
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    Riporto un articolo pubblicato oggi da Tosatti. So che molti qui lo considerano molto male. Ma se quanto detto fosse vero, qualche domanda io me la pongo.

    DIALOGO E MISERICORDIA. LA SANTA SEDE CERCA DI STRANGOLARE IL SITO “INFOVATICANA”.

    MARCO TOSATTI
    Ci ha scritto l‘amico e collega Gabriel Ariza, del sito spagnolo “Infovaticana”, per raccontarci una storia che avrebbe, dovrebbe avere dell’incredibile; quella della guerra che la Segreteria di Stato della Santa Sede ha messo in piedi contro il sito di informazione spagnolo. Che ospita anche interventi e articoli critici sulla situazione attuale della Chiesa, in Spagna e nel mondo, e di conseguenza è visto con antipatia dal governo attuale.

    Ci scrive Gabriel: “Buongiorno! Le parole del Papa “la verità è la verità e non dobbiamo nasconderla mi hanno spinto a raccontare questi fatti per cui sono molto preoccupato da vari mesi. Come sai, Infovaticana ha riportato e celebrato in numerose occasioni le parole del papa Francesco che chiedeva “una Chiesa povera per i poveri”, e combatteva il clericalismo”.

    Ma, nota Gabriel, tutto ciò non deve essere ancora penetrato a tutti i livelli della Curia. In breve: “La Segreteria di Stato del vaticano qualche mese fa ha inviato a Infovaticana la richiest di rinunciare al nostro dominio web, sostenendo che tiene i diritti di proprietà esclusiva sul nome del centro fisico del mondo cattolico. Immaginatevi la reazione del pubblico se il sindaco di New York facesse una richiesta simile al New York Times, o se la Repubblica italiana la facesse al giornale La Repubblica”.

    Infovaticana, nota Gabriel, “è abbastanza piccola e insignificante per sorprendersi di aver richiamato l’attenzione di una Segreteria di Stato che dovrebbe aver abbastanza da fare a governare la Chiesa”.

    Secondo Gabriel, il problema è che alla Conferenza Episcopale spagnola non piace quello che diciamo; “così il suo presidente, il cardinale Blázquez, presenta una denuncia contro di noi alla Nunziatura apostolica, dopo che alcuni vescovi sono andati a piangere perché questo portale non si limita, come fanno altri, a parlare di passeri e fiori e a dire come tutto è bello, ma informa su ciò che accade realmente, compreso quando gli interessati preferirebbero che non si sapesse”.

    La cosa che forse però ha più colpito i colleghi spagnoli è che la Segreteria di Stato, “pensando forse di fare una Chiesa povera e per i poveri”, non si rivolge a un modesto ufficio legale, o a un ufficio specializzato in questioni di Chiesa, ma all’ufficio legale più potente del mondo, il gigante multinazionale Baker & McKenzie che lo scorso agosto ha chiesto a Infovaticana di trasferire il suo dominio (www.infovaticana.com) nel giro di una settimana alla Segreteria di Stato vaticana, minacciando un processo costosissimo in caso di inadempienza.

    Infovaticana non ha ceduto a una richiesta così sorprendente, e si è affidata a un gruppo di avvocati che ha detto a Baker & McKenzie che Infovaticana era disponibile a un compromesso e proponeva un negoziato; oltre ad eliminare dal logotipo ogni segno che possa provocare il minimo equivoco sulla natura privata e indipendente di quel mezzo di comunicazione. Ma lo studio legale ha comunicato che “il suo cliente” (La Segreteria di Stato) non vuole sapere niente di questo, “che vogliono andare fino in fondo e che ci intimano di cessare dall’uso del titolo e del dominio. In altre parole: che dobbiamo chiudere”.

    Il negoziato si è interrotto nel dicembre scorso, di fronte all’impossibilità di raggiungere un accordo. La risposta è stata: “Le esigenze del Vaticano, difeso da Baker & McKenze, non sono negoziabili e InfoVaticana deve sparire”.

    E qui ci fa piacere sapere che ancora, da qualche parte in Vaticano, dei principi non negoziabili sono rimasti. Non era mica così scontato…

    Attualmente è in corso un processo, di tipo amministrativo, all’Ufficio Spagnolo di Patenti e Marchi, a cui Baker & McKenzie si sono rivolti per ostacolare la protezione del marchio InfoVaticana. E intanto resta in piedi il resto del contenzioso per eventuale concorrenza sleale da parte del Vaticano…

    Fonte: http://www.marcotosatti.com/2018/03/08/dialogo-e-misericordia-la-santa-sede-cerca-di-strangolare-il-sito-infovaticana/

    Dimenticavo: ovviamente lo stesso zelo non vale per vatican insider ...
    Ultima modifica di lucpip; 09-03-2018 alle 15:30

  4. #414
    CierRino L'avatar di pongo
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    DIALOGO E MISERICORDIA. LA SANTA SEDE CERCA DI STRANGOLARE IL SITO “INFOVATICANA”.
    Di tutta la questione del sito scomodo di notizie scottanti e indipendenti, vittima della censura, non c’è traccia nel comunicato (in corsivo) degli avvocati della parte lesa. I motivi del contenzioso parrebbero esclusivamente legati all’uso improprio degli emblemi ufficiali del Vaticano che, unitamente al dominio, indurrebbero gli utenti a confondere le finalità giornalistiche e private di quello spazio web dall’ufficialità istituzionale dei media vaticani. Sarebbe come chiamare un sito amatoriale “infoquirinale.it” e nella testata inserire l’emblema della Repubblica Italiana. Per la cronaca, questo era l’header fino a pochi mesi fa:

    prima...


    ...e dopo

    Ultima modifica di pongo; 09-03-2018 alle 16:55
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  5. #415
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    Non fare disinformazione. Il corsivo è di infovaticana, non del vaticano (parte lesa) e riporta cosa sono disponibili a fare pur di mantenere il dominio. Ripeto: perché non fanno lo stesso con vatican insider, se quello che dici è il vero motivo e non far tacere una voce scomoda che, non mi risulta abbia mai detto il falso?
    Ultima modifica di pongo; 09-03-2018 alle 17:33 Motivo: inutile quote integrale di un post precedente

  6. #416
    CierRino L'avatar di pongo
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    Il corsivo è di infovaticana, non del vaticano (parte lesa) e riporta cosa sono disponibili a fare pur di mantenere il dominio. Ripeto: perché non fanno lo stesso con vatican insider, se quello che dici è il vero motivo e non far tacere una voce scomoda che, non mi risulta abbia mai detto il falso?
    Si, edit: il comunicato è la proposta di InfoVaticana alla parte lesa e non viceversa.
    Perché dovrebbero fare lo stesso con un sito che non utilizza nella testata (prima del nuovo look), le chiavi e il triregno, i simboli ufficiali dello SCV, e che nel dominio e nella grafica non si può minimamente fraintendere, in quanto ben evidenti i riferimenti a La Stampa (di cui è emanazione) e Il Secolo XIX?
    Ecce Agnus Dei! Ecce qui tollit peccata mundi!

  7. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    sacha (10-03-2018), Vox Populi (10-03-2018)

  8. #417
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    Una domanda: nella recente lettera del papa indirizzata a mons. Viganò si legge che la riforma dei media è arrivata alla fase conclusiva, per via dell'imminente accorpamento della Tipografia poliglotta vaticana e dell'Osservatore romano nella Segreteria per la comunicazione.
    Ma... questo non era avvenuto lo scorso 1° gennaio? Il papa allora avrebbe dovuto dire "per via del recente accorpamento della Tipografia vaticana e dell'Osservatore romano".
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  9. #418
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    Ma... questo non era avvenuto lo scorso 1° gennaio?
    Evidentemente no
    Potrebbero esserci stati alcuni contrattempi che hanno rallentato il processo di integrazione.
    Oboedientia et Pax

  10. #419
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    Posto qui perché la discussione sulla vicenda Viganò è stata chiusa, temo, prematuramente. Sembra che creare fake news stia diventando comune da parte di persone che lavorano nei media vaticani. Segnalo due articoli de "il sismografo", non certo caratterizzato da sentimenti anti bergogliani.

    https://ilsismografo.blogspot.it/201...o-xvi.html?m=1

    http://ilsismografo.blogspot.it/2018...rnata.html?m=1

  11. #420
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    gira e rigira, siamo sempre qui, i problemi di comunicazione tornano sempre a galla...
    http://magister.blogautore.espresso....e-sue-imprese/

    ripeto, ai tempi di Navarro-Valls o di Padre Lombardi certe cose sarebbero state subito messe a posto... ma è così impossibile che qualcuno dell'entourage papale dica "Santo Padre, sarebbero meglio fare così e così, dire così e così, in questo modo..."???
    Quid quaeritis viventem cum mortuis? (Lc 24, 5)

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