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Discussione: L'Ordine di san Benedetto. Informazioni sui monaci benedettini.

  1. #1
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    Exclamation L'Ordine di san Benedetto. Informazioni sui monaci benedettini.

    ORDO SANCTI BENEDICTI:
    I BENEDETTINI


    Sperando di fare cosa gradita, apro una discussione dedicata interamente all'Ordine benedettino. Ringrazio sin d'ora tutti coloro che, in ogni modo, parteciperanno ad essa e la arricchiranno con interventi, citazioni, immagini e altro ancora. Se avete domande postatele senza paura e cercherò, nei miei poveri limiti, di rispondervi o di documentarmi per poterlo fare.

    Si tratta di un ordine di tipo monastico ed è uno dei più antichi della Chiesa. Fondata da san Benedetto (480-547) nella prima metà del VI secolo (pur se va sottolineato che probabilmente nelle intenzioni del santo non v'era quella di costituire un vero e proprio ordine, ma di dare una regola ad un novero limitato di monasteri), non è mai stato dotato di una struttura centralizzata vera e propria e di caratteristiche omogenee al proprio interno (come invece i frati mendicanti o i gesuiti). Ogni monastero è infatti molto indipendente rispetto agli altri, anche se ovviamente il vincolo spirituale tra i monaci è molto forte. Secondo la santa Regola, a capo del monastero è posto l'abate (dall'aramaico “abba”, padre), che nelle intenzioni di san Benedetto ha un ruolo molto forte, quello di essere padre dei monaci che sono affidati alla sua responsabilità. Dice la Regola che “il suo comando e il suo insegnamento devono infondere nelle anime dei discepoli il fermento della santità”, “correggere la cattiva condotta [dei monaci]”. Gli vengono assegnati poteri spirituali e “temporali” (che riguardino cioè la parte profana della realtà) molto estesi (che al giorno d'oggi sono stati un po' limitati), ma l'abate “Si ricordi sempre che nel tremendo giudizio di Dio dovrà rendere conto tanto del suo insegnamento, quanto dell'obbedienza dei discepoli”. Egli è in carica a vita e viene eletto dagli stessi monaci.

  2. #2
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    Inizialmente la regola non ha particolare successo, nonostante l'appoggio di san Gregorio Magno (540-604), e la sua diffusione si restringe all'ambito italico, dove però sussistevano molte altre regole (come quella di san Colombano, che aveva il suo centro principale nell'abbazia di Bobbio); raramente i monasteri applicavano integralmente una di esse, preferendo dotarsi ognuno di una propria regola che era un insieme di prescrizioni prese un po' da una legislazione monastica e un po' da altre. I sovrani longobardi favorirono i benedettini (non solo loro) e fondarono diversi monasteri, tra cui vorrei segnalare la bellissima abbazia di san Pietro al Monte a Civate (provincia di Lecco), la cui attuale struttura è però di chiara impronta romanica.



    Un grande sviluppo per l'ordine giunse però da Carlo Magno e dal figlio di questi, Ludovico il Pio; entrambi decisero di rendere più omogenei e uniti i monasteri dell'impero e favorirono in ogni modo l'adozione universale della regola benedettina. Questa immensa opera fu affidata sostanzialmente a san Benedetto d'Aniane (750-821), che non ha caso è considerato il “secondo fondatore dell'ordine”.

  3. #3
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    Da questo momento in poi e fino alla nascita e sviluppo degli ordini mendicanti, i benedettini dominano incontrastati la scena europea; culmine di quest'epoca di splendori è l'abbazia borgognona di Cluny, fondata nel 910 (l'anno prossimo si festeggeranno i 1100 anni dalla fondazione), la quale creò una vera e propria congregazione sparsa in tutta Europa e acquistò enorme prestigio, eccellendo in diversi ambiti, tra cui l'appoggio dato alla riforma di san Gregorio VII e quello fornito allo sviluppo dell'arte romanica.
    Ecco una ricostruzione di Cluny nel momento del suo apogeo (oggi non rimane quasi nulla).

    In Italia invece cito il priorato di Piona, sul lago di Como.


    Nel XII secolo i cistercensi (anch'essi adottarono la regola di san Benedetto) ottennero notevole successo e propagarono in Europa lo stile gotico.
    Cito l'abbazia di Casamari a Veroli (in provincia di Frosinone)

  4. #4
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    Il cambiamento della spiritualità del popolo, che dal Duecento in poi cominciò a guardare più verso gli ordini mendicanti, portò la crisi dell'ideale benedettino, anche se per diversi secoli si trattò più che altro di un lento declino. A quale enorme sviluppo fosse giunto l'Ordine, si può dedurre dal fatto che non esiste praticamente angolo del nostro paese o d'Europa che non conservi un monastero benedettino o le sue vestigia o quantomeno la memoria di una presenza monastica in loco.
    Alle difficoltà (dovute anche ad un generale rilassamento della disciplina e delle osservanze, cui seguì l'adozione della commenda, cioè l'abitudine di dare in gestione il monastero ad un chierico che non vi risiedeva, con effetti spesso disastrosi, dato che la Regola, come detto, si fondava proprio su un superiore forte e molto presente) cercarono di porre rimedio diverse riforme, tra cui molto importante per l'Italia fu quella di santa Giustina nel XV secolo (poi detta cassinese da quando, nel 1504, vi aderì l'abbazia di Montecassino).

    La riforma (o rivolta che dir si voglia) protestante sradicò letteralmente da buona parte d'Europa i monasteri benedettini, un evento funesto per l'intero ordine, il quale faticò a riprendersi, non riuscendo se non parzialmente ad adattarsi alle mutate condizioni ecclesiali dovute al Concilio di Trento (1545-1563). Se infatti nel Seicento arrivò, per i cistercensi, la riforma trappista, non così per i benedettini, il cui declino proseguiva, anche se in misura ridotta.
    La rivoluzione francese (1789) mise fine ad un lungo periodo di stabilità; fino al termine delle guerre napoleoniche (cioè fino al 1815) i benedettini furono bersaglio di omicidi, saccheggi, espropri e soppressioni che, ad un certo momento, sembrano quasi riuscire a cancellare l'ordine. Ma il ritorno di una relativa calma (pur se la politica dei regimi restaurati fu tutt'altro che benevola nei loro confronti) consentì nuovi fermenti di riforma, tra cui è da segnalare quella solesmiana, attuata da dom Prosper Guéranger, il quale raccolse l'eredità cluniacense (Cluny fu soppressa e quasi rasa al suolo nel periodo rivoluzionario e napoleonico) in vari campi, tra cui quello liturgico (famosa la sua opera in favore del canto gregoriano).

    Da allora nel mondo benedettino non vi sono state scosse particolari, se si eccettua il periodo post-conciliare, che però è stato di travaglio e di faticosa trasformazione per molti ordini religiosi e per buona parte della Chiesa.

  5. #5
    CierRino Assoluto
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    Grazie Fidei per l'interessantissima storia e le bellissime foto.
    Una domanda, l'Abazia Casamari se non sbaglio adesso è Cistercense?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Grazie Fidei per l'interessantissima storia e le bellissime foto.
    Una domanda, l'Abazia Casamari se non sbaglio adesso è Cistercense?
    Sì, fa parte dell'Ordine cistercense, anche se in una congregazione autonoma (detta "di Casamari", per l'appunto), di cui ora fanno parte 18 monasteri e 200 monaci.

  7. #7
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    Una vicenda molto triste.
    Spagna: comunità benedettina costretta a lasciare il monastero


    Comunicato del monastero di San Salvatore del Monte Irago


    di Nieves San Martín


    RABANAL DEL CAMINO, lunedì, 31 agosto 2009 (ZENIT.org).- Il 15 e il 16 agosto, durante la celebrazione dell'Eucaristia a Rabanal del Camino (León, Spagna), si sono verificati dei tumulti con lancio di insulti ai danni dei monaci tanto che è stato necessario l'intervento della Guardia Civil. I religiosi si sono quindi visti costretti ad abbandonare il paese.
    Di fronte a questi fatti, la comunità di monaci benedettini di San Salvatore del Monte Irago ha reso pubblico un comunicato in cui afferma: “Deploriamo l'impiego della violenza fisica o morale come mezzo di risoluzione di qualsiasi conflitto”.
    A causa della violenza del tumulto, i monaci sono stati richiamati alla loro Abbazia di Santa Otilia dal superiore, dopo aver messo a conoscenza le autorità ecclesiastiche competenti.
    “Lamentiamo questa situazione che, di fatto, incide non solo sulle nostre parrocchie, ma anche sulle centinaia di pellegrini che ogni giorno sperano di trovare a Rabanal del Camino la presenza spirituale del monastero. Auspichiamo di poter riprendere il più presto possibile la nostra vita monastica e la pastorale ordinaria”, spiegano nella nota.
    Il monastero di San Salvatore del Monte Irago si trova sul Cammino di Santiago.
    Il comunicato ricorda anche l'opposizione espressa dalla Giunta di Rabanal del Camino e dal Comune di Santa Colomba de Somoza (da cui dipende Rabanal) di fronte al progetto di restauro della chiesa romanica di Nostra Signora dell'Assunzione, sottolineando che il tempio è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale dalla Giunta di Castilla e León, e quindi la responsabilità dei lavori spetta solo alla Direzione Generale per il Patrimonio, così come quella della gestione urbanistica spetta alle autorità municipali di Santa Colomba de Somoza.
    “Ci sembra dunque inadeguato voler imputare al monastero di San Salvatore qualsiasi responsabilità relativa a tali questioni”.
    “I popoli del Cammino – spiegano – hanno accolto nel corso dei secoli i pellegrini che viaggiavano verso la tomba dell'Apostolo Giacomo. Purtroppo, in cambio, abbiamo vissuto a Rabanal una violenta protesta da parte di non più di cento persone, che per la stragrande maggioranza non sono membri della parrocchia cattolica”.
    “Ciò ha provocato l'allontanamento dei monaci e la sospensione delle attività del monastero, che non solo assiste spiritualmente i fedeli che che risiedono abitualmente nel paese, ma che soprattutto ha orientato i suoi sforzi per accogliere molte migliaia di pellegrini che ogni anno hanno partecipato liberamente ai suoi servizi religiosi. Sono senz'altro loro le principali vittime di questa situazione deplorevole”.
    “Nostro Signore, venerato a Rabanal come Cristo Benedetto, ci chiede di amarci e di perdonarci. In questo spirito, chiediamo scusa a quanti si possono essere sentiti offesi dalle nostre azioni, perdonando allo stesso tempo le offese che abbiamo ricevuto in questi giorni”.
    “Speriamo che le autorità pubbliche assumano le proprie responsabilità e facciano ciò che è in loro potere per ristabilire una convivenza nella pace e nella giustizia”, termina il comunicato.
    La Delegazione per i Mezzi di Comunicazione del Vescovado di Astorga ha emesso una nota il 21 agosto in cui afferma che “l'attacco contro la comunità monastica del Monte Irago è del tutto inaccettabile ed è sfacciato chiedere ai monaci di abbandonare il loro monastero”.
    “E' un privilegio avere in un paese una comunità monastica che offre celebrazioni liturgiche valorizzate dai cristiani del luogo e dei dintorni e dalle migliaia di pellegrini che passano per Rabanal recandosi a Santiago e partecipano a queste cerimonie”, ha aggiunto.
    Per ulteriori informazioni: www.monteirago.org

    [Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]
    Fonte: http://www.zenit.org/article-19303?l=italian

  8. #8
    Gran CierRino
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    Una vicenda molto triste.


    Fonte: http://www.zenit.org/article-19303?l=italian
    http://www.cattoliciromani.com/forum...&postcount=269

  9. #9
    Fedelissimo di CR L'avatar di Francisco
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    Vorrei sottolineare questo punto della Regola di San Benedetto (che tra l'altro trovo affine alla spiritualità francescana):

    Capitolo XXXIV - La distribuzione del necessario

    "Si distribuiva a ciascuno proporzionatamente al bisogno", si legge nella Scrittura.
    Con questo non intendiamo che si debbano fare preferenze - Dio ce ne liberi! - ma che si tenga conto delle eventuali debolezze;
    quindi chi ha meno necessità, ringrazi Dio senza amareggiarsi,
    mentre chi ha maggiori bisogni, si umili per la propria debolezza, invece di montarsi la testa per le attenzioni di cui è fatto oggetto
    e così tutti i membri della comunità staranno in pace.
    Soprattutto bisogna evitare che per qualsiasi motivo faccia la sua comparsa il male della mormorazione, sia pure attraverso una parola o un gesto.
    E, nel caso che se ne trovi colpevole qualcuno, sia punito con maggior rigore.
    «Coraggio! Alzati, ti chiama!».

  10. #10
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
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    L'architettura benedettina

    Conosciamo ben poco riguardo alla struttura dei primi monasteri.
    Qui vorrei soffermarmi sul primitivo monastero di Montecassino, quello abitato da san Benedetto.
    La fondazione originale risale, secondo la tradizione, all'anno 529. Il santo nursino si era allontanato dalla zona della valle dell'Aniene, in cui aveva vissuto da giovane come eremita per alcuni anni e aveva avuto le prime esperienze cenobitiche (quella di Vicovaro, terminata molto presto col fallito tentativo di avvelenarlo da parte dei suoi monaci; e quella di Subiaco, durata decenni, dove aveva raccolto attorno a sè più di un centinaio di monaci); da lì era partito per gli scontri con un chierico locale, ma anche perché probabilmente aveva compreso che il Signore lo chiamava ad altro. Si era quindi diretto verso sud, lungo la Ciociaria, la valle del fiume Sacco e quella più ampia del Liri.
    Ma è meglio lasciare la parola al biografo di san Benedetto, san Gregorio Magno:
    Il paese di Cassino è situato sul fianco di un alto monte, che aprendosi accoglie questa cittadella come in una conca, ma poi continua ad innalzarsi per tre miglia, slanciando la vetta verso il cielo. C'era in cima un antichissimo tempio, dove la gente dei campi, secondo gli usi degli antichi pagani, compiva superstiziosi riti in onore di Apollo. Intorno vi crescevano boschetti, sacri ai demoni, dove ancora in quel tempo, una fanatica folla di infedeli vi apprestava sacrileghi sacrifici.
    Appena l'uomo di Dio vi giunse, fece a pezzi l'idolo, rovesciò l'altare, sradicò i boschetti e dove era il tempio di Apollo eresse un Oratorio in onore di S. Martino e dove era l'altare sostituì una cappella che dedicò a S. Giovanni Battista.
    Si rivolse poi alla gente che abitava lì intorno e con assidua predicazione la andava invitando alla fede.
    (San Gregorio Magno, Vita di san Benedetto e la Regola, ed. Città Nuova, Roma, 1975, pagg. 71-72)
    Quest'oratorio di san Martino non era particolarmente grande: appena 8 metri per 8, come accertato da scavi compiuti nel 1953.
    V'erano certamente anche le altre strutture citate nella Regola: refettorio, cucine, dormitorio, dispense, magazzini, laboratori, biblioteca ed infermeria.
    I campi dove i monaci lavoravano si trovavano probabilmente nella zona pianeggiante situata vicino all'abbazia e a nord-ovest della stessa.
    La struttura derivava pobabilmente da quella della villa romana; del resto, il classico chiostro dei monasteri benedettini è probabilmente una derivazione del peristilium dell'architettura abitativa romana.

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