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Discussione: L'Ordine di san Benedetto. Informazioni sui monaci benedettini.

  1. #11
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    L'Opus Dei

    Con questo termine viene tradizionalmente definita, in ambito benedettino, la preghiera della Liturgia delle Ore. Solitamente l'ordine del santo Patriarca dei monaci d'Occidente viene visto come intimamente legato alla pratica liturgica; in parte questa è una forzatura, perché la spiritualità e il carisma benedettino non sono ristretti esclusivamente a ciò, però è vero che la rilevanza assunta dalla liturgia è notevole e consolidata. Lo stesso san Benedetto afferma nella Regola: "non si anteponga nulla all'Opera di Dio" ("nihil Operi Dei praeponatur", Rb 43, 3), dove con quest'ultima espressione si intende la preghiera comunitaria.
    Nell'ordine non è mai esistito un proprio rito della Messa (come avvenne, invece, tra domenicani, certosini, carmelitani e altri), il cosidetto "rito benedettino", infatti, è limitato alla recita di un breviario proprio, così come stabilito da san Benedetto quindici secoli fa.
    Va subito detto che oggi, purtroppo, gran parte dei monasteri ha abbandonato questo rito venerando per nuovi schemi di preghiera; si è deciso di abbandonare quasi sempre anche l'ora di Prima, che è stata espressamente abolita dal Concilio Ecumenico Vaticano II; eppure era possibile conservarla, se si fosse ritenuto buona cosa farlo (come è accaduto presso i certosini). Oggi la recita di Prima e del breviario propriamente benedettino è oramai limitata alle comunità tradizionali (come Fontgombault o Le Barroux; in Italia so per certo che viene recitato a Villatalla, in Liguria, dove un paio d'anni fa alcuni monaci di Le Barroux hanno fondato una nuova realtà monastica); in alcuni monasteri (segnatamente a Solesmes) si è mantenuto la liturgia benedettina ma senza l'ora di Prima (per cui i salmi che andavano recitati a Prima, cioè l'1, il 2, i salmi dal 6 al 19 e parti del 118, sono stati distribuiti nelle altre ore). Va però detto che san Benedetto stesso previde questa possibilità, perché nella Regola scrisse: "Ci teniamo però ad avvertire che, se qualcuno non trovasse conveniente tale distribuzione dei salmi, li disponga pure come meglio crede, purché badi bene di fare in modo che in tutta la settimana si reciti l'intero salterio di centocinquanta salmi e con l'Ufficio vigiliare della domenica si ricominci sempre da capo." (Rb 18, 22-23) Purtroppo, in alcuni monasteri, nemmeno questa prescrizione viene salvata e la recita completa del salterio avviene in più settimane; cosa che personalmente non mi trova troppo d'accordo, soprattutto perché il decreto conciliare Perfectae Caritatis incoraggia esplicitamente un ritorno ai patrimoni fondamentali di ciascun istituto.
    Ora passiamo allo schema benedettino tradizionale.
    Anzitutto la fonte: la composizione dell'Ufficio si trova nella Regola, nei capitoli dall'VIII al XVIII.
    Le ore sono in tutto otto: Mattutino, Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespro e Compieta.
    Le ore diurne vanno da Lodi a Compieta comprese (secondo la ben nota citazione scritturistica: "Sette volte al giorno io ti lodo" - salmo 119, versetto 164), mentre l'ora notturna è quella del Mattutino (anche qui secondo la scrittura: "Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode" - salmo 119, versetto 62).
    Il Mattutino feriale viene recitato subito dopo la levata (in inverno avviene all'ottava ora della notte (cioè verso le due mattino); in estate viene calcolata in modo che tra il Mattutino e le Lodi intercorra solo una breve pausa; comunque sempre verso le due del mattino) e dura circa un'ora e mezza (un po' più d'inverno e un po' meno d'estate); il Mattutino festivo differisce per essere più lungo di quello feriale.
    Il Mattutino feriale è composto da una parte iniziale fissa e da due notturni; ogni notturno è composto da 6 salmi seguiti da 3 letture, queste ultime intercalate da responsori. In estate, data la brevità della notte, invece di 3 letture se ne fa una soltanto, seguita da un breve responsorio. Alla fine c'è una breve conclusione.
    Il Mattutino festivo, invece, è composto anch'esso da una parte iniziale, ma i notturni sono 3. I primi due sono composti ognuno da 6 salmi seguiti da 4 letture; ogni lettura è seguita da un responsorio. Il terzo notturno, invece, è composto da tre cantici tratti dai Profeti e da 4 letture, ognuna con il proprio responsorio. Dopo di ciò si legge una lettura tratta dal Vangelo e si fa una brebe conclusione del Mattutino.
    Alle Lodi si recitano 7 salmi; a Prima 3 (tranne la domenica quando si recitano quattro strofe del salmo 118); a Terza 3, a Sesta 3, a Nona 3, a Vespri 4 (tranne il lunedì quando se ne recitano 5) e a Compieta 3 (Compieta è fissa ogni giorno, si recitano sempre e solo i salmi 4, 90 e 133).
    Per chi fosse interessato a conoscere quali salmi siano recitato in ogni ora, consiglio di consultare questa tabella (in inglese): http://www.kellerbook.com/Monastic.htm

  2. #12
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    La giornata del benedettino

    Anche in questo caso, premetto che si tratta della giornata secondo la Regola; nei monasteri, oggi, sono stati effettuati alcuni cambiamenti.
    Gli orari sono approssimativi, dato che non esistevano orologi e il calcolo delle ore del giorno e della notte era diverso dal nostro: il giorno era diviso in 12 ore e la notte in altrettante; agli equinozi, dunque le ore dell'epoca duravano 60 minuti, come le nostre; ma d'inverno le ore diurne si dilatavano fino a 75 minuti e d'inverno si restringevano fino a 45-50 minuti. In più gli orari di alba e tramonto variavano da luogo a luogo.




    Le tabelle sono tratte da Giuseppe Turbessi, Ascetismo e monachesimo in S. Benedetto, Roma, 1965, pagg. 156-157, che a sua volta cita G. M. Colombas, L. M. Sansegundo, O. M. Cunil, S.Benito, su vida y su Regla, Madrid 1954, pagg. 97-98

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da laerziade Visualizza Messaggio
    grazie, ottimo lavoro, ho un paio di domande però:

    1. la messa quando la dicono? i monaci sono quasi tutti sacerdoti? ma quando dicono la messa, i certosini ad esempio dicono la messa da soli almeno una volta al giorno in una particolare cappella

    2. quale è la differenza sostanziale coi certosini, forse che i certosini, i padri, non fanno lavoro manuale ma solo lectio divina? i benedettini sono divisi in padri e conversi? credo di no, infatti anche i padri devono fare lavori materiali da quanto capisco
    1. Anzitutto c'è da sottolineare che, al tempo di san Benedetto, la Santa Messa era celebrata solo di domenica e nei giorni festivi; nei giorni feriali veniva probabilmente distribuita la Comunione utilizzando le ostie consacrate la domenica (questo però si deduce dalla Regola del Maestro, che è considerata leggermente anteriore a san Benedetto e a cui il santo nursino si rifà più volte). Addirittura dalla stessa Regola del Maestro si deduce che la Messa festiva era quella della parrocchia più vicina: i monaci uscivano dal cenobio, andavano fino alla chiesa, partecipavano alla Santa Messa e poi tornavano in monastero. San Benedetto cambia questo stato di cose. Nel capitolo 60 della Regola viene previsto che si possano accogliere come monaci anche sacerdoti; ma soprattutto nel capitolo 62 si stabilisce chiaramente che alcuni fratelli possano essere ordinati sacerdoti per permettere di avere una Santa Messa e l'amministrazione dei sacramenti direttamente all'interno del monastero. Il sacerdozio era però visto come un onore molto elevato e quindi l'umiltà dei monaci pareva difficilmente conciliabile con esso; in più si pensava che un tale onore portasse con sè il rischio, per il monaco sacerdote, di insuperbirsi e di credersi uguale quando non superiore all'abate stesso.
    Queste preoccupazioni andarono progressivamente calando nel corso dei secoli; la concezione classica, con numerosissimi monaci sacerdoti, la troviamo a Cluny (X e XI secolo soprattutto), dove si celebrano moltissime Messe ogni giorno, la maggior parte delle quali private (esclusa la Messa conventuale e la cosidetta 'Messa conventuale mattutina', caratteristica di Cluny, che era celebrata poco dopo Prima). Questa consuetudine rimarrà tradizionale nel mondo benedettino fino a pochi decenni fa.
    In generale, la Santa Messa conventuale si teneva dopo Terza, mentre le Messe private dei singoli sacerdoti si tenevano tra Prima e Terza o anche prima di Prima (scusate il gioco di parole).
    Passando all'epoca odierna, gli orari delle Messe sono rimasti più o meno gli stessi, ma c'è da dire che il numero delle Messe private è molto diminuito, in alcuni monasteri persino quasi scomparso, in favore di un'unica Santa Messa conventuale concelebrata da tutti i monaci sacerdoti. Personalmente ritengo sia un'interpretazione un po' forzosa della concelebrazione, che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha sì permesso, ma solo in precise e limitate occasioni. In altri monasteri le Messe private sono rimaste; ricordo ad esempio di aver visto una foto di una celebrazione coram Deo su un altare laterale (forse era l'altare di una cappella laterale) di un monaco di Solesmes, anche se ora purtroppo non ritrovo l'immagine.
    I monaci, fino a qualche decennio fa, erano in maggioranza sacerdoti. Nel 1970 i monaci sacerdoti erano 7058 su 10936 (64,5%); nel 1990 erano 5480 su 9094 (60,2%) e nel 2005 erano 4344 su 7798 (55,7%). (dati: Catholic Hierarchy).
    Nell'abbazia di Praglia (l'unica di cui ho dati precisi), nel 1910 v'erano 17 monaci sacerdoti su 41 (41,5%), saliti a 32 su 63 (50,8%) nel 1935 e raggiungendo l'apice nel 1955 con 40 sacerdoti su 62 (64,5%); nel 1970 erano scesi a 25 su 43 (58,1%), nel 1990 a 28 su 52 (53,8%) e nel 2004 a 18 su 42 (42,8%). (dati: AA.VV., Praglia. Immagini di storia e vita quotidiana, Praglia, 2006, pag. 41)
    Riguardo al fatto che dicano Messa da soli, ne ho già accennato poco fa: oggi gran parte dei monaci sacerdoti partecipano alla Santa Messa conventuale concelebrata, per cui sono più rare le celebrazioni singole da parte di un solo monaco sacerdote con un ministro.
    2. Le differenze tra benedettini e certosini sono veramente tantissime e parlarne qui in poche righe sarebbe impossibile. Spero, progredendo in questa discussione di mettere in luce gli aspetti peculiari dei benedettini, così che si possa comprendere la differenza con gli altri ordini ed istituti, monastici e non. In generale la vocazione certosina è molto più eremitica ed anche più contemplativa rispetto a quella benedettina, che pure è molto attenta alla vita spirituale e di preghiera. I monaci di san Benedetto, di diverso, hanno la notevole importanza che assume presso di loro il lavoro, manuale ed intellettuale, che è, si può dire, parte integrante del carisma benedettino. Spero tra breve di poter parlare anche di quest'aspetto della vita dei monaci di san Benedetto.
    Attualmente nell'ordine non v'è la differenziazione in padri e conversi, anche se esisteva in passato. Queste categorie sono state molto importanti soprattutto per i cistercensi, i quali, nella propria riforma, avevano tra i punti chiave la reintroduzione del lavoro manuale, che, a partire dalla riforma di san Benedetto d'Aniane (a cavallo tra l'VIII e il IX secolo) e qulla cluniacense (X e XI secolo), aveva perso d'importanza nel mondo monastico, in favore della preghiera liturgica e di attività più intellettuali. I cistercensi, quindi, desiderando coltivare ampi terreni direttamente (quindi senza l'uso di fittavoli o di servi) e ampliarono molto la categoria dei conversi (i quali, come abbiamo visto già nei certosini, hanno obblighi minori per quanto riguarda la preghiera e si dedicano più estensivamente al lavoro manuale). C'è da dire che tutto ciò comportava differenze nelle funzioni liturgici, nello status legale e in alcuni diritti dei monaci stessi (come ad esempio l'elezione dell'abate); ne derivarono diverse tensioni tra padri e conversi, che furono più forti soprattutto, come detto, tra cistercensi e certosini.
    Ultima modifica di Fidei Depositum; 17-09-2009 alle 21:50 Motivo: Inserita nota bibliografica

  4. #14
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    Grazie fidei depositum per tutto quello che hai scritto, davvero cose molto utili e interessanti, continuerò a seguire attentamente questa discussione perchè sono interessato ai benedettini, vorrei in verità approfondire tutti gli ordini contemplativi ma i benedettini mi interessano particolarmente insieme ai cistercensi.
    Gesù confido in te!

  5. #15
    CierRino L'avatar di Miserere mei
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    Il monastero benedettino della SS Trinità del mio paese è una costruzione moderna. I monaci sono specializzati nel restauro di antichi manoscritti. Sorge a circa 1200 metri di
    altitudine e gode di una magnifica vista sul Verbano.


    Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace

  6. #16
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da -Flavio- Visualizza Messaggio
    Grazie fidei depositum per tutto quello che hai scritto, davvero cose molto utili e interessanti, continuerò a seguire attentamente questa discussione perchè sono interessato ai benedettini, vorrei in verità approfondire tutti gli ordini contemplativi ma i benedettini mi interessano particolarmente insieme ai cistercensi.
    Sono felice di aver potuto aiutarti. Cercherò di dare il mio meglio per esprimere quanto più fedelmente possibile il carisma e la vita benedettina.

    Citazione Originariamente Scritto da Miserere mei Visualizza Messaggio
    Il monastero benedettino della SS Trinità del mio paese è una costruzione moderna. I monaci sono specializzati nel restauro di antichi manoscritti. Sorge a circa 1200 metri di
    altitudine e gode di una magnifica vista sul Verbano.
    Ho letto che avevano avuto delle difficoltà a Vertemate e che ora si sono trasferiti lì in una ex-colonia (o qualcosa del genere). Ora come si trovano?

  7. #17
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    Il lavoro benedettino

    Quella relativa al lavoro è stata veramente una rivoluzione benedettina. Nell'età classica e fino all'Alto Medioevo inoltrato, il lavoro manuale era visto come un'occupazione di scarsa dignità e ad essa erano deputati servi e schiavi, o comunque le classi subalterne. Questa concezione la troviamo in Cicerone, Valerio Massimo, Svetonio, Terenzio Varrone, Marco Aurelio; più attenuata in Seneca. Non così presso i monaci di san Benedetto: egli scrive infatti che "L'ozio è nemico dell'anima, perciò i monaci devono dedicarsi al lavoro in determinate ore e in altre, pure prestabilite, allo studio della parola di Dio." (Rb 48,1). Sicuramente il santo nursino si rifaceva alla Sacra Scrittura, dove si legge che "l'ozio insegna molte cattiverie" (Sir 33,28), che "La porta gira sui cardini,
    così il pigro sul suo letto. Il pigro tuffa la mano nel piatto, ma dura fatica a portarla alla bocca
    ." (Prov 26,14-15), che "Il pigro è simile a una pietra imbrattata,
    ognuno fischia in suo disprezzo. Il pigro è simile a una palla di sterco, chi la raccoglie scuote la mano
    ." (Sir 22,1-2). Ma soprattutto il richiamo al lavoro manuale è quello famoso di san Paolo: "Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace." (2Ts 3,7-12), richiamato da San Benedetto quando afferma che "i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli." (Rb 48,8). Il lavoro manuale assume dunque una dignità precedentemente sconosciuta e che ha accompagnato la società occidentale fino ad oggi.
    Non bisogna però pensare a queste occupazioni materiali come ad una parte a se stante della vita monastica. Non è questa la concezione benedettina, che presuppone invece un unicum: la vita monastica è infatti un tutt'uno e il lavoro manuale è parte integrante di essa. Per il monaco, anche il lavoro è preghiera (non a caso a Cluny durante il lavoro, intellettuale o meno, si recitavano sottovoce dei salmi); l'obiettivo è raggiungere la perfezione interiore, è "cercare Dio" (Quaerere Deum). Lo ricorda san Benedetto affermando che l'abate "non cerchi una scusante nelle eventuali difficoltà economiche, ricordandosi che sta scritto :"Cercate anzitutto il regno di Dio e la Sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in soprappiù" (Mt 6,33) e anche: "Nulla manca a coloro che lo temono" (Sal 34,10)".
    In sostanza "il monaco dovrà esercitare il lavoro che l'obbedienza gl'impone con ogni diligenza e con gran spirito di fede: il lavoro sarà per lui un mezzo per salire più vicino a Dio." (Giuseppe Turbessi, Ascetismo e monachesimo in S.Benedetto, Roma, 1965, pag. 167).

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da laerziade Visualizza Messaggio
    ti ringrazio Fidei Depositum delle cose molto interessanti che hai detto e che Dio te ne renda merito... a me farebbe piacere proprio avere particolari anche storici sulla vita dei padri benedettini, insomma la vita quotidiana, come si entra, il noviziato, come si regola l'ordine, quale è la casa madre, insomma notizie che forse per te sono scontate ma non per tutti... è uscito proprio in questi giorni un bel libro J. P. Longeat, Una giornata da monaco, Edizioni Messaggero, Padova 2009, l'ho iniziato a leggere e racconta la vita di ogni giorno di un monaco benedettino
    Della vita quotidiana pian pianino parlerò; qualcosa mi pare d'averla già detta.
    Riguardo alle "gestione" delle vocazioni, è ancora molto attuale la procedura adottata nella Regola (capitolo 58: Norme per l'accettazione dei fratelli), che mi permetto di riportare integralmente qui di seguito. Alcune asprezze sono state eliminate, ma il senso e lo schema in sè sono rimasti.

    Quando si presenta un aspirante alla vita monastica, non bisogna accettarlo con troppa facilità, ma, come dice l'Apostolo: "Provate gli spiriti per vedere se vengono da Dio" (1Gv 4,1). Quindi, se insiste per entrare e per tre o quattro giorni dimostra di saper sopportare con pazienza i rifiuti poco lusinghieri e tutte le altre difficoltà opposte al suo ingresso, perseverando nella sua richiesta, sia pure accolto e ospitato per qualche giorno nella foresteria. Ma poi si trasferisca nel locale destinato ai novizi, perché vi ricevano la loro formazione, vi mangino e vi dormano. Ad essi venga inoltre preposto un monaco anziano, capace di conquistare le anime, con l'incarico di osservarli molto attentamente. In primo luogo bisogna accertarsi se il novizio cerca veramente Dio, se ama l'Ufficio divino, l'obbedienza e persino le inevitabili contrarietà della vita comune. Gli si prospetti tutta la durezza e l'asperità del cammino che conduce a Dio. Se darà sicure prove di voler perseverare nella sua stabilità, dopo due mesi gli si legga per intero questa Regola e gli si dica: "Ecco la legge sotto la quale vuoi militare; se ti senti di poterla osservare, entra; altrimenti, va' pure via liberamente".
    Se persisterà ancora nel suo proposito, sia ricondotto nel suddetto locale dei novizi e si metta la sua pazienza alla prova in tutti i modi possibili. Passati sei mesi, gli si legga di nuovo la Regola, perché prenda coscienza dell'impegno che sta per assumersi. E se continua a perseverare, dopo altri quattro mesi, gli si legga ancora una volta la stessa Regola. Se allora, dopo aver seriamente riflettuto, prometterà di essere fedele in tutto e di obbedire a ogni comando, sia pure accolto nella comunità, ma sappia che anche l'autorità della Regola gli vieta da quel giorno di uscire dal monastero e di sottrarsi al giogo della disciplina monastica che, in una così prolungata deliberazione, ha avuto la possibilità di accettare o rifiutare liberamente. Al momento dell'ammissione faccia in coro, davanti a tutta la comunità, solenne promessa di stabilità, conversione continua e obbedienza, al cospetto di Dio e di tutti i suoi santi, in modo da essere pienamente consapevole che, se un giorno dovesse comportarsi diversamente, sarà condannato da Colui del quale si fa gioco. Di tale promessa stenda un documento sotto forma di domanda, rivolta ai Santi, le cui reliquie sono conservate nella chiesa, e all'abate presente. Scriva di suo pugno il suddetto documento o, se non è capace, lo faccia scrivere da un altro, dietro sua esplicita richiesta, e lo firmi con un segno, deponendolo poi sull'altare con le proprie mani.
    Una volta depositato il documento sull'altare, il novizio intoni subito il versetto: "Accoglimi, Signore, secondo la tua promessa e vivrò; e non deludermi nella mia speranza" (Sal 119,116). Tutta la comunità ripeta per tre volte lo stesso versetto, aggiungendovi alla fine il Gloria.
    Poi il novizio si prostri ai piedi di ciascuno dei fratelli per chiedergli di pregare per lui e da quel giorno sia considerato come un membro della comunità.
    Se possiede dei beni materiali, li distribuisca in precedenza ai poveri o li doni al monastero con un atto ufficiale senza riservare per sé la minima proprietà, ben sapendo che da quel giorno in poi non sarà più padrone neanche del proprio corpo.
    Quindi, subito dopo, sia spogliato in coro delle vesti che indossa e rivestito dell'abito monastico. Ma gli indumenti di cui si è spogliato devono essere conservati nel guardaroba, in modo che, se in seguito dovesse - Dio non voglia! - cedere alla suggestione diabolica e lasciare il monastero, sia mandato via senza l'abito monastico. Non gli si restituisca invece la domanda che l'abate ha ritirato dall'altare, ma sia conservata in monastero.


    Oggi sono cambiati soprattutto i tempi. San Benedetto prevede qualche giorno di ambientamento presso la foresteria e un noviziato di un anno, seguito dall'immediata pronuncia dei voti perpetui.
    La procedura adottata nella Congregazione Sublacense, provincia italiana, (ma penso sia simile anche nelle altre congregazioni dell'ordine benedettino) è così composta. Un primo periodo di ambientamento chiamato postulantato, che non ha durata stabilita ma che varia a seconda delle esigenze del singolo. Solitamente è intorno a due-tre mesi o più. Segue il noviziato, che dura un'anno. Al termine di esprimono i voti temporanei che possono durare da uno a tre anni; poi si emettono i voti solenni.
    La casa madre è l'arciabbazia di Montecassino, ma si tratta più di un legame spirituale che altro. Come ho già avuto modo di sottolineare, infatti, i singoli monasteri nell'ordine benedettino hanno un notevole grado di autonomia, sconosciuto a quasi tutti gli altri ordini ed istituti; detto in altri termini, Montecassino non ha alcuna giurisdizione sugli altri monasteri e l'abate di Montecassino ha un primato solo onorifico, tranne che nella congregazione cassinese, dove effettivamente Montecassino ha una funzione simile a quella di "casa madre".

  9. #19
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    Le congregazioni

    L'ordine è suddiviso in diverse congregazioni (attualmente una ventina), cioè in raggruppamenti di monasteri. Esse sono (in ordine di fondazione) la congregazione camaldolese (980), vallombrosana (1039), silvestrina (1231), olivetana (1313), d'Inghilterra (1336), cassinese (1408), d'Ungheria (1500), di Svizzera (1602), d'Austria (1625), di Baviera (1684), del Brasile (1827), di Solesmes (1837), americana cassinese (1855), di Beuron (1868), sublacense (1872), elveto-americana (1881), di sant'Ottilia (1884), dell'Annunziata (1920), slava (1945) e della Santa Croce del Cono Sur (1970).
    Alcune congregazione, come quelle più antiche o quella sublacense o quella di Solesmes, sono più internazionali, altre più localizzate.
    Vi sono infine monasteri che non fanno parte di alcuna congregazione e quindi sono associati alla confederazione benedettina come membri straordinari. L'ultima, in ordine di tempo, a compiere questo percorso è stata l'abbazia di Le Barroux (come avevo evidenziato qui).

  10. #20
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    L'ordine è suddiviso in diverse congregazioni (attualmente una ventina), cioè in raggruppamenti di monasteri. Esse sono (in ordine di fondazione) la congregazione camaldolese (980), vallombrosana (1039), silvestrina (1231), olivetana (1313), d'Inghilterra (1336), cassinese (1408), d'Ungheria (1500), di Svizzera (1602), d'Austria (1625), di Baviera (1684), del Brasile (1827), di Solesmes (1837), americana cassinese (1855), di Beuron (1868), sublacense (1872), elveto-americana (1881), di sant'Ottilia (1884), dell'Annunziata (1920), slava (1945) e della Santa Croce del Cono Sur (1970).
    Alcune congregazione, come quelle più antiche o quella sublacense o quella di Solesmes, sono più internazionali, altre più localizzate.
    Vi sono infine monasteri che non fanno parte di alcuna congregazione e quindi sono associati alla confederazione benedettina come membri straordinari. L'ultima, in ordine di tempo, a compiere questo percorso è stata l'abbazia di Le Barroux (come avevo evidenziato qui).
    Sono molte le differenze tra le diverse congregazioni? L' abito che indossano è uguale o cambia? Quale è la congregazione più "originale"? Cioè quella che deriva più direttamente da San Benedetto? questa cosa delle congregazioni non la sapevo, io pensavo che ad esempio i camaldolesi fossero proprio un ordine differente.
    Gesù confido in te!

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