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Discussione: L'Ordine di san Benedetto. Informazioni sui monaci benedettini.

  1. #21
    Cronista di CR L'avatar di Phantom
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    Oltre all'ottima domanda di Flavio, che interessa anche me, faccio anche io una domanda:
    Molte volte ho letto o sentito il termine "Badia o Abbadia" è equivalente ad "Abbazia" o c'è qualche differenza?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  2. #22
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da -Flavio- Visualizza Messaggio
    Sono molte le differenze tra le diverse congregazioni? L' abito che indossano è uguale o cambia? Quale è la congregazione più "originale"? Cioè quella che deriva più direttamente da San Benedetto? questa cosa delle congregazioni non la sapevo, io pensavo che ad esempio i camaldolesi fossero proprio un ordine differente.
    Più che tra le congregazioni, come dicevo, le differenze si riscontrano da monastero a monastero, tranne che per alcune di esse, come la camaldolese, la vallombrosana, la silvestrina, l'olivetana, la cassinese e quella di Solesmes; queste ultime hanno un vero e proprio corpus di consuetudini e usi che sono largamente comuni tra i monasteri. Quella camaldolese, per esempio, essendo al congregazione benedettina più eremitica ha questa differenza rispetto alle altre; per i vallombrosani c'è il carisma del fondatore, san Giovanni Gualberto, nonché il fatto che sia da sempre una congregazione piuttosto "centralizzata"; stessa cosa per i silvestrini, solo che nel loro caso il fondatore fu san Silvestro Guzzolini; gli olivetani poi nascono sin dall'inizio con la caratteristica specifica della "centralizzazione" (epoca del fondatore, san Bernardo Tolomei), sul modello degli ordini mendicanti. I cassinesi hanno, come dicevo, una sorta di riverenza e di attenzione speciale verso Montecassino; in più va considerato che sotto questo nome si nasconde la cosidetta riforma di santa Giustina, che nel XV secolo cercò di risolvere i problemi del monachesimo dell'epoca (rilassamento generale e istituto della commenda). Infine la congregazione di Solesmes si rifà al carisma di Solesmes, sostanzialmente liturgico (canto gregoriano in primis). Questa è solo una panoramica generale, comunque. Ripeto che però vi sono differenze notevoli tra monastero e monastero, anche se ovviamente per ognuno di essi la Regola rimane il fondamento, pur se la questione del rinnovamento post-conciliare e del rapporto con la Regola è un problema spinoso e ancora aperto.
    Gli abiti sono diversi.
    Una precisazione: con "abito benedettino" si intende tunica, scapolare, cintura di cuoio e cocolla per il coro.

    Ecco una tabella generale:


    Ho aggiunto la Congregazione olandese (fondata nel 1969) che avevo dimenticato in precedenza. Sulla foto dell'abito proprio di questa congregazione, non chiedetemi perché vi sia uno stesso abito per uomini e donne, perché non lo so proprio.
    Per alcune congregazioni vi sono differenze minime d'abito, per cui ho indicato "abito benedettino nero", sempre comunque tenendo presente che per la maggior parte si tratta di una mia indagine nei siti dei vari monasteri, per cui prendete questa tabella col beneficio d'inventario.
    Anche in quest'ambito, vi possono essere monasteri che decidono di adottare un abito proprio.
    Infine mi chiedi quale sia la Congregazione più "originale". La mia risposta è: tutte e nessuna. Tutte perché ognuna, con gradi diversi, mantengono la Regola quale fondamento; nessun monastero, a mia conoscenza, applica integralmente la Regola di san Benedetto. Da anni cerco di trovarne uno simile, ma non ci riesco. Ciò che ci si avvicina di più, nel nostro paese e a mia conoscenza, è l'eremo di Minucciano (ne parlava iosephum qui).
    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Oltre all'ottima domanda di Flavio, che interessa anche me, faccio anche io una domanda:
    Molte volte ho letto o sentito il termine "Badia o Abbadia" è equivalente ad "Abbazia" o c'è qualche differenza?
    Il termine originale latino era Abbatia; il popolo utilizzava inizialmente la dizione "abadia" (documentata già nell'anno 977 ad Arezzo), poi a sua volta troncata in "badia" perché la "a" iniziale, foneticamente, sembrava far parte dell'articolo determinativo e non del nome (in parole povere, la dizione originale l'abadia venne corrotta in la badia)(documentato a Badia a Passignano nel 1101). Il termine utilizzato oggi, abbazia, è un latinismo ed è leggermente più tardo (documentato a Siena nel 1231-32); divenne di uso comune molto più tardi.
    Non vi sono sostanziali differenze di significato.
    Ultima modifica di Fidei Depositum; 18-09-2009 alle 15:37 Motivo: Diverse correzioni

  3. #23
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
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    Non sono benedettini confederati (cioè facenti parte dell'Ordine di san Benedetto), ma cistercensi (seguono comunque la Regola di san Benedetto).

  4. #24
    CierRino L'avatar di Miserere mei
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    Citazione Originariamente Scritto da Fidei Depositum Visualizza Messaggio
    Ho letto che avevano avuto delle difficoltà a Vertemate e che ora si sono trasferiti lì in una ex-colonia (o qualcosa del genere). Ora come si trovano?

    Benissimo. Molta gente del luogo sale al convento per partecipare alla santa Messa.
    Non riesco ad immaginare quali difficoltà protrebbero avere qui da noi.
    Ultima modifica di Miserere mei; 18-09-2009 alle 20:49
    Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace

  5. #25
    Iscritto L'avatar di Francesco Scrima
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    Apochi chilometrri da Palermo, sorge l'Abazia di S.Martino delle Scale si dce fondato da S.Gegorio Magno. Desiderei avere delle notizie inerente aq quest'abazia.

  6. #26
    Collaboratore di "Dottrina della Fede" L'avatar di Fidei Depositum
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    Citazione Originariamente Scritto da Miserere mei Visualizza Messaggio
    Benissimo. Molta gente del luogo sale al convento per partecipare alla santa Messa.
    Non riesco ad immaginare quali difficoltà protrebbero avere qui da noi.
    Beh, sapendo che in altro loco avevano avuto qualche problema, chiedevo se la cosa si fosse ripetuta; sono felice di sapere che non è stato così.
    Citazione Originariamente Scritto da laerziade Visualizza Messaggio
    potresti consigliarci qualche libro sulla spiritualità benedettina, ad esempio una raccolta di preghiere benedettine, o un libro sulla storia e la vita dell'ordine?
    Ah, veramente questa è una domanda importante e difficile! La bibliografia sui benedettini è a dir poco sterminata.
    Qualche consiglio:
    - per un'introduzione generica e molto breve, consiglio il quaderno del Timone (qui) "Uomini alla ricerca di Dio. Un profilo del monachesimo medievale in Occidente" di Renato Mambretti. Non si limita al solo ordine benedettino, ma fa una panoramica interessante anche degli altri ordini.
    - non si può prescindere poi dalle uniche due fonti dell'epoca: la Regola e il secondo libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno. Si trovano insieme in san Gregorio Magno, Vita di San Benedetto e la Regola, ed. Città Nuova, 1995.
    - i commenti alla Regola: alcuni sono stati citati qui.
    - sulla storia dell'ordine ci sarebbe il monumentale libro di Gregorio Penco OSB, Storia del monachesimo in Italia, 1995, anche se è un po' costoso. In generale sono piuttosto interessanti i libri di questo autore riguardo alla storia del monachesimo.
    - spiritualità: fondamentale e molto bello è Gregorio Penco OSB, Spiritualità monastica. Aspetti e momenti, Abbazia di Praglia, 1988 (si può ordinare, come tutti i libri dell'abbazia, qui). Notevole anche Adalbert de Vogue, La comunità. Ordinamento e spiritualità, Abbazia di Praglia, 1991.
    - vita quotidiana. Ho sentito parlare molto bene di Leo Moulin, La vita quotidiana secondo San Benedetto, 1991.
    - preghiere. A mia conoscenza non esiste un libro di "preghiere benedettine", anche perché essi, a differenza degli altri ordini, non hanno elaborato un corpus liturgico veramente proprio (la Liturgia delle Ore così peculiare, di cui ho parlato, utilizza i salmi biblici).
    Citazione Originariamente Scritto da Francesco Scrima Visualizza Messaggio
    Apochi chilometrri da Palermo, sorge labazia di S.Martino delle Scale si dce fondato da S.Gegorio Magno. Desiderei avere delle notizie inerente aq quest'abazia.




    Anzitutto cito il loro sito web: http://www.abbaziadisanmartino.it/

    Da ne riporto la storia:

    Storia e Arte

    L’Abbazia fu fondata, secondo una tradizione non documentata, da papa Gregorio nel VI secolo e poi distrutta dagli Arabi, molto più probabilmente essa risale al periodo normanno.
    Di certo, fu rifondata nel 1347 da sei monaci provenienti dalla comunità di San Nicola di Nicolosi, guidati da don Angelo Sinisio, per desiderio dell’arcivescovo Emanuele Spinola.
    Nel XVI secolo, la comunità cominciò ad espandersi dando origine ad un epoca di sviluppo anche architettonico; vennero riedificate la chiesa ed il primo nucleo del convento.
    Vennero inoltre realizzate opere monumentali come il coro monastico, opera di artigiani Napoletani sul modello di quello di San Severino e Sossio.
    La crescita continuò nel XVII secolo con l’opera degli architetti Giulio Lasso, nel 1608, che completò la chiesa e progettò il chiostro di San Benedetto, e Marino Smiriglio nel 1613.
    La fontana di San Benedetto nell’omonimo chiostro è opera di Giuseppe Pampillonia, importante artista palermitano, entrato a far parte della comunità.
    Numerose sono le opere di Pietro Novelli: tra le quali nel refettorio l’affresco di San Daniele nella fossa dei leoni (1609); ed in Chiesa la pala di San Benedetto che consegna la sua regola ad ordini monastici e cavallereschi.
    Lo sviluppo massimo dell’abbazia si ebbe alla fine del XVIII secolo, con l’opera di Venanzio Marvuglia ed il conseguente nuovo ampliamento dei locali con la realizzazione di una nuova ala a settentrione, con un dormitorio, uno scalone imperiale in marmo rosso, decorato in stile pompeiano, ed un monumentale prospetto in direzione di Palermo..
    Pregiate erano inoltre la ricca biblioteca, la quadreria, il museo di antichità, che attirarono illustri viaggiatori.
    All’opera di Ignazio Marabutti si deve la famosa fontana Dell’Oreto, sotto il campanile, ed il gruppo marmoreo di San Martino, in fondo al nuovo vestibolo.
    Nel 1866 e 1869 il seguito alle leggi di soppressione degli ordini religiosi la comunità fu dispersa, essa sopravvisse grazie a don Ercole Tedeschi, monaco di grande spessore spirituale e culturale.
    I beni artistici vennero dispersi verso varie biblioteche e musei dell’isola.

  7. #27
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    Riguardo alla libri consigliati, mi permetto di aggiungere anche, per quanto riguarda la spiritualità benedettina, il bellissimo libro di Giuseppe Turbessi, Ascetismo e monachesimo in S. Benedetto, ed. Studium, Roma, 1965.

  8. #28
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    Grazie per i libri consigliati, ho già ordinato per internet il libro di san Gregorio Magno, sono curioso di leggerlo, poi contiene anche la regola che io non ho ancora letto.

    Per quanto riguarda le diverse congregazioni avevo un' ultima domanda: ho letto che ogni congregazione ha un santo fondatore, ma quindi quella fondata direttamente da san Benedetto non c' è più? Cioè si è divisa in tante parti con tanti fondatori se ho ben capito?

    Ti volevo chiedere anche un' altra cosa: so che i monaci fanno voto di stabilità e una volta entrati in un monastero non possono più uscirne, ma il monastero lo può sciegliere l' aspirante monaco oppure è come i frati che ti possono mandare dove vogliono loro? non so magari puoi essere mandato in un altro monastero all' interno della stessa congregazione?
    Grazie comunque per la tua disponibilità, sto imparando cose nuove ed interessanti
    Gesù confido in te!

  9. #29
    Cronista di CR L'avatar di Phantom
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    Fidei, ti faccio una domanda che chiesi molto tempo fa qui ma che non mi seppero dare una risposta precisa.
    Un Abate Benedettino Vescovo (ad esempio l'Abate di Pannonhalma) potrebbe essere promosso alla dignità di Arcivescovo, rimanendo sempre Abate?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da -Flavio- Visualizza Messaggio
    Grazie per i libri consigliati, ho già ordinato per internet il libro di san Gregorio Magno, sono curioso di leggerlo, poi contiene anche la regola che io non ho ancora letto.

    Per quanto riguarda le diverse congregazioni avevo un' ultima domanda: ho letto che ogni congregazione ha un santo fondatore, ma quindi quella fondata direttamente da san Benedetto non c' è più? Cioè si è divisa in tante parti con tanti fondatori se ho ben capito?

    Ti volevo chiedere anche un' altra cosa: so che i monaci fanno voto di stabilità e una volta entrati in un monastero non possono più uscirne, ma il monastero lo può sciegliere l' aspirante monaco oppure è come i frati che ti possono mandare dove vogliono loro? non so magari puoi essere mandato in un altro monastero all' interno della stessa congregazione?
    Grazie comunque per la tua disponibilità, sto imparando cose nuove ed interessanti
    1. La questione delle congregazione e della storia dell'Ordine benedettino è un po' complessa e inizialmente un po' difficile da decifrare perché quando parliamo di ordine religioso pensiamo subito ad un modello che è quello iniziato dagli ordini mendicanti e poi ripreso dai gesuiti e che ancor oggi è dominante. Questo modello implica un fondatore o un gruppo di fondatori che, sin dall'inizio, diano una regola o delle consuetudini o comunque un carisma fondante al loro istituto, regolandolo giuridicamente. Dalla casa iniziale poi ne nascono altre, legate alla prima, e così via. In questo modo si crea un ordine abbastanza omogeneo e decisamente unito.
    Così non è stato nei benedettini fino alla fine dell'Ottocento, quando Leone XIII li riunì nella confederazione benedettina, che ha tutt'oggi sede a Roma, sull'Aventino (sant'Anselmo). Certo, già papa Benedetto XII (1334-1342) nel 1336 con la bolla Summi Magistri aveva tentato di dare una prima veste giuridica complessiva all'ordine, raggruppando tutti i monasteri benedettini in province, ma questa legislazione non aveva avuto successo.
    Ma partiamo dall'inizio. A quanto ne sappiamo, san Benedetto non intese formare un'ordine. La Regola è composta prima di tutto per Montecassino e poi per i monasteri che desiderassero adottarla. Fino al IX secolo, infatti, i monaci adottavano una regola nella massima libertà e questo comportava delle legislazioni monastiche che erano spesso un insieme di prescrizioni prese un po' di qua e un po' di là (Bobbio, ad esempio, mise insieme le regole di san Colombano e di san Benedetto). Come dicevo qualche post fa, è solo con i Carolingi che la Regola viene adottata in tutta Europa. Ma anche a quel punto non si trattò vi fu un ordine unito, ma un insieme di monasteri adottanti tutti la stessa regola, ma autonomi l'uno dall'altro. Con Cluny si creò un primo embrione di ordine; qui l'abate dell'abbazia borgognona, infatti, era contemporaneamente abate di centinaia di monasteri, che però erano uniti, molto spesso, solo dal tramite della sua persona. E' solo con i cistercensi che nasce un vero ordine come lo intendiamo oggi; ma il mondo benedettino non ne fu particolarmente toccato. Dall'epoca di Cluny in poi nascono varie congregazioni che hanno, per la prima volta, sono uniti anche da un punto di vista giuridico e "materiale", non solo spirituale. Per questo non esiste una congregazione che possa dirsi fondata da san Benedetto: tutte hanno una figliolanza spirituale verso il santo di Norcia, ma nessuna di esse può vantare di essere stata "giuridicamente fondata" da lui.
    Insomma, non si è trattato di un ordine fondato e poi divisosi in varie congregazioni; ma di una Regola (vero fondamento dei benedettini) che venne adottata da monasteri del tutto indipendenti tra loro; poi questi cenobi si riunirono in congregazioni (ma questo solo verso la fine del Medioevo)(ad esempio la congregazione cassinese); in altri casi vi fu un monastero adottante la Regola che fondò altri monasteri e li tenne uniti a sè con vincoli giuridici (ad esempio i silvestrini e gli olivetani). Spero di essere riuscito a dare un'idea sufficientemente chiara della questione; in caso contrario, ditemi pure quali punti sono oscuri.
    2. Il voto di stabilità è fondamentale per i benedettini. Già san Benedetto nella regola tuona contro i monaci girovaghi; in generale tutta la tradizione benedettina è concorde a riguardo: se una persona decide di entrare in un dato monastero, fa voto di restarvi per tutta la vita con perseveranza. Nelle Costituzioni della Congregazione Sublacense, per esempio, si legge: "Con il voto di stabilità il monaco si incardina al monastero della sua professione; si associa alla famiglia monastica ivi esistente; e promette di non scuotere giammai dal collo il giogo della Regola" (Cost. cap. III, art.1, parte B, n. 59).
    Generalmente, quindi, i trasferimenti non sono contemplati. Sempre le Costituzioni, però, al cap. V, art.1, n.93, stabiliscono che i monaci "possono essere trasferiti in un altro cenobio, per il bene comune o particolare, sia del monastero, sia dello stesso monaco, secondo le norme che seguono." Casi simili sono rari e comunque devono essere seriamente giustificati. Ripeto, in linea generale, i monaci rimangono nel monastero in cui sono stati accolti.
    Citazione Originariamente Scritto da laerziade Visualizza Messaggio
    grazie per il consigli dei libri, proverò a leggerne qualcuno, mi dispiace che non esiste un volume di preghiere benedettina, ossia preghiera dei monaci, ce ne sono sempre di libri di preghiere dei vari ordini... anche io sono incuriosito dalla questione della stabilità, ad esempio per i certosini si rimane nel luogo in cui si è entrati e non c'è possibilità di cambiare o di essere spostati
    Come dicevo, non esistono, a mia conoscenza, libri di questo genere (anche se alcuni attribuiscono l'Imitazione di Cristo ad ambienti benedettini), proprio perché la preghiera dei monaci è incentrata sull'Opus Dei e su un'orazione personale corroborata dalla lectio divina.
    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Fidei, ti faccio una domanda che chiesi molto tempo fa qui ma che non mi seppero dare una risposta precisa.
    Un Abate Benedettino Vescovo (ad esempio l'Abate di Pannonhalma) potrebbe essere promosso alla dignità di Arcivescovo, rimanendo sempre Abate?
    Penso proprio di no. E' dai tempi del Concilio di Trento che il cosidetto "cumulo delle cariche" è vietato nella Chiesa, se non in casi particolarissimi. Quindi l'abate di Pannonhalma potrebbe diventare arcivescovo, ma non rimanere abate. Del resto un caso simile è avvenuto un paio d'anni fa, quando l'Abate di Montecassino, Fabio Bernardo d'Onorio, fu nominato arcivescovo di Gaeta; in quel caso d'Onorio non assunse entrambe le cariche, ma solo quella di arcivescovo di Gaeta. Del resto, il mondo monastico ha storicamente una forte avversione verso soluzioni del tipo prospettato (unione di più uffici in una sola persona), soprattutto per il ricordo del terribile periodo di crisi del XIV-XV secolo, causato in particolar modo dall'istituto dell'abate commendatario. Quest'ultimo, infatti, era un laico o un chierico cui veniva affidata un'abbazia in commendam (provvisoriamente), con il teorico compito di risolvere situazioni problematiche. In realtà molto spesso questi abati commendatari utilizzavano la carica solo per trarne benefici economici e "sfruttarla" in tal senso; vi furono persone che accumularono numerosi benefici; molto spesso non si interessavano minimamente della vita interna della comunità loro affidata e questo portò ad una gravissima crisi il mondo monastico benedettino dato che la vita benedettina è fondata, in base alla Regola, sulla figura dell'abate. Se quest'ultimo manca o non è presente, il monastero ne risente (questa fu una delle cause del declino dell'abbazia di Cluny, il cui abate, dovendo occuparsi di centinaia di monasteri affidati alle sue cure, passava lunghi periodi in viaggio per l'Europa; senza la sua autorità la vita spirituale di Cluny risentiva di una certa crisi).

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