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Discussione: L'Ordine di san Benedetto. Informazioni sui monaci benedettini.

  1. #531
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Cari amici,

    Ora che è passato poco più di un anno dal primo terremoto e ci avviciniamo al primo anniversario del crollo della basilica, la vita del monastero sta finalmente tornando alla normalità.

    Dopo aver inaugurato il nuovo chiostro il 17 settembre, abbiamo trasportato nel nuovo edificio uno dei membri più delicati della comunità: Tertulliano, la tartaruga del nostro chiostro. Gli abbiamo costruito appositamente una casetta in terracotta. I lettori abituali dei nostri aggiornamenti ricorderanno che la nostra tartaruga è qui con noi da circa 15 anni e che di solito segue il calendario monastico, va in letargo intorno al 14 settembre, giorno in cui iniziamo il digiuno, e si risveglia a Pasqua, quando festeggiamo e comincia la nuova vita.
    Altri segnali di vita che tornano alla normalità sono la presenza di un impianto idraulico (prima dovevamo fare 100 metri per recarci al bagno esterno) e i rintocchi delle campane della nuova torre alle 03:15 del mattino.
    Queste belle cose nella nostra vita sono benedizioni divine che però non ci impediscono di ricordare nelle nostre preghiere i bisogni di tutte quelle persone che soffrono per altri disastri e affrontano altre sfide. Notizie di terremoti, uragani, incendi e violente distruzioni giungono fino alla nostra porta. Ci invitano a supplicare l’aiuto di Dio per le vittime e per le loro famiglie.

    A volte ci chiedono come facciamo ad avere notizie di tutte queste tragedie, lontani come siamo noi monaci quassù a monte. Solo i superiori del monastero usano internet, ma c’è un volontario laico che per noi raccoglie tre o quattro storie dal mondo ecclesiastico e dal mondo secolare. Queste storie vengono affisse il lunedì su di una bacheca di annunci importanti. Quando la notizia di eventi tragici arriva durante la settimana, essa viene affissa sulla bacheca della preghiera quotidiana che i monaci guardano ogni volta che entrano in chiesa. Inoltre, il flusso regolare di visitatori, le conferenze con relatori esterni, e gli articoli letti in refettorio aiutano i monaci a tenersi informati.
    I pasti nel refettorio sono un'altra parte della nostra vita monastica tornata alla normalità. Dopo 11 mesi di pietanze offerte dai nostri amici del luogo, finalmente all'inizio di settembre abbiamo costruito una cucina e abbiamo ripreso a cucinarci i nostri pasti. Il menu? Uova, formaggio e pesce sono gli alimenti base perché non mangiamo carne. Questi vengono generalmente accompagnati da pasta e verdure fresche. Poi ci sono le feste nazionali, ad esempio abbiamo festeggiato il 12 ottobre con il nostro fratello brasiliano, Don Gregorio, che ha preparato una cena tradizionale della sua città.
    Il legame tra il refettorio e la cappella è particolarmente tangibile in simili ricorrenze. Nella cappella preghiamo per la nostra patria, per i nostri amici e per la nostra famiglia. Nel refettorio ci rallegriamo per le benedizioni che ci sono state date attraverso loro e chiediamo a Dio di condividere le Sue benedizioni con coloro che ne hanno più bisogno.

    Vi siamo sempre grati per il vostro supporto,
    P. Benedetto Nivakoff, O.S.B.
    Priore

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    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  2. #532
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Un pellegrinaggio invernale

    Cari Amici,

    Il nostro santo patrono San Benedetto ha fatto molti viaggi nel corso della sua vita per andare a trovare amici spirituali o sua sorella gemella, Santa Scolastica. A Norcia, ogni tre mesi portiamo avanti questa tradizione con una giornata di pellegrinaggio in un santuario vicino, e la nostra escursione invernale ci ha portato a Cascia, dove è sepolta Santa Rita. Ci sono volute sei ore di cammino in mezzo alla neve fresca, dopo la prima nevicata della stagione ormai arrivata.
    I pellegrini stranieri di Norcia spesso combinano la loro visita alla casa di San Benedetto con quella a Santa Rita, perché, in questa parte dell'Umbria, il suolo è ricco di santità e un santo è quasi sempre raggiungibile da un altro. Durante queste escursioni preghiamo l'Ufficio Divino, talvolta camminando, altre volte in una cappella sulla strada. In questo modo, se non ci sono passanti, seminiamo le nostre preghiere lungo il cammino affinché Dio si prenda cura della gente del posto.
    C'è anche Assisi nelle vicinanze. La città, oltre ad accogliere molti pellegrini che vengono a visitare San Francesco, ospita anche i nostri monaci che vi si recano a studiare l'italiano. Questo perché, anche se le nostre preghiere e la nostra messa sono in latino, un monaco deve avere dimestichezza con l'italiano cosicché all’occorrenza possa comunicare con i locali. A parte le lezioni qui da noi con un insegnante locale, chi impara l'italiano si allontana per un mese o due dal monastero per un corso intensivo. Il nostro vicepriore Padre Martino ha passato il mese di ottobre lì, e ora Fra Paolo si è preso il mese di dicembre per migliorare il suo italiano. Per quel che riguarda i monaci che vengono da altri paesi, o che già parlano l’italiano, ci assicuriamo che abbiano una buona conoscenza dell'inglese, visto che molti dei nostri monaci sono originari degli Stati Uniti.
    I periodi di studio della lectio divina o la meditazione sulla Sacra Scrittura occupavano gran parte della giornata di un monaco all'epoca di San Benedetto. Noi proviamo a fare lo stesso. Dopo il mattutino quotidiano, che inizia alle 3:30 del mattino, una lectio privata di 60-90 minuti ci aiuta a iniziare la giornata con le nostre menti rivolte a Dio. Per i monaci in formazione, seguono le lezioni a metà mattinata. Lo scriptorium dove ogni monaco ha la sua scrivania è un luogo di grande pace e preghiera dove ci ritiriamo quando il tempo lo consente e dove i bisogni del monastero e i bisogni del mondo diventano preghiera.
    Il Natale è un periodo in cui abbondano le benedizioni e nel quale l'assenza si fa sentire ancora di più. L'assenza di beni materiali è sempre una sfida, ed è per essa che chiediamo il vostro continuo sostegno. Ma al centro della preghiera dei monaci c'è la consapevolezza che l'assenza di Dio sia ciò che porta più sofferenza. L'Avvento ci permette di riflettere sulle profondità di quello spazio nella nostra anima dove i nostri peccati e la caducità della natura umana hanno chiuso lo spazio a Dio. Attendiamo con stupore e meraviglia, oggi con la Beata Vergine nella sua splendida festa, con i santi dell'Umbria dei secoli passati, che Cristo ritorni --- e in fretta.
    Assicurando a ognuno di voi le nostre preghiere in questo Avvento,
    Priore Benedetto Nivakoff, O.S.B.

    https://us13.campaign-archive.com/?u...&id=c1325e8fa2
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  3. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Mystica Viola (22-12-2017), P.Willigisius carm (23-12-2017)

  4. #533
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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    Beata Epifania!

    Una scena che viene sempre riecheggiata, nella Strofa Seconda del Canto di Natale di Dickens, che tutti gli anni a partire dal 26 dicembre leggiamo in refettorio, illustra un giovane Ebenezer da solo, seduto, sta leggendo spaventato, triste e pieno di angoscia. Senza essere mai esplicito, vediamo nella sua solitudine la fonte dei suoi guai successivi. Anche nella fretta di Scrooge di lasciare la scena vediamo un'anticipazione, una premonizione di ciò che accadrà, non solo al vecchio, avaro lavoratore indefesso, ma anche alla nostra stessa generazione.
    C’è chi ci chiede cosa hanno in comune i monaci, quali legami gli uomini chiamati alla vita monastica condividono nelle loro storie vocazionali. La risposta lascia stupiti. Da tutto il mondo, da ogni situazione economica, dalle grandi e dalle piccole famiglie, ognuno di loro prova un profondo sentimento di perdita, di abbandono. I "social" media, l'onnipresente smartphone, la musica e la televisione dappertutto, nessuno di essi ha mai risolto il profondo bisogno dell'uomo di compagnia.
    Molti libri che si possono leggere confermano quella intuizione, sintetizzata con tanta eloquenza da Sant'Agostino secoli fa, che il cuore non riposi finché non riposa in Dio: questa, per noi, è una profonda convinzione. Solo "l'Essere" è capace di soddisfare il profondo bisogno dell'uomo di compagnia spirituale.
    L'odierna dell'Epifania celebra tre uomini che, guidati da una stella, vanno ad adorare il bambin Gesù. Al tempo stesso, è uno sguardo sulla vocazione monastica, un’improbabile collezione di re e pastori, poveri e ricchi, bestie e uomini. I personaggi del presepe si sentono profondamente abbandonati, ma trasformano il loro abbandono in solitudine e trovano, inaspettatamente, una gioia straordinariamente grande (gavisi sunt gaudio magno valde), perché adorando Dio, non sono più soli.

    Oggi a Norcia due giovani seguono il loro esempio: uno è diventato novizio e ha preso l'abito, l'altro ha fatto la professione semplice, attraverso i voti di obbedienza, stabilità e conversione come fossero oro, incenso e mirra.
    Nel "Sì" di questi due uomini alla solitudine del presepe, anche la comunità dei monaci rinnova il suo "Sì". L’abbandono diventa solitudine, i monaci quando venerano e adorano tutti insieme scoprono in fondo di non essere più soli.

    Mentre ci avventuriamo nell’anno nuovo, abbiamo ancora molto da ricostruire; il vostro supporto è sempre necessario. Quello che ci donate lo portiamo a Cristo nella mangiatoia. Lì ci rendiamo conto di non essere soli. La nostra preghiera è che voi e i vostri cari possiate rendervene conto.
    Pax,
    Prior Benedetto Nivakoff, O.S.B.

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    Ora pro nobis, sancta Dei génitrix. Ut digni efficiámur promissiónibus Christi.

  5. Il seguente utente ringrazia Heribert Clemens per questo messaggio:

    Mystica Viola (12-01-2018)

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