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Discussione: La situazione dei Cristiani in Terra Santa

  1. #111
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  2. #112
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    Ringraziamo il Signore!
    Certamente lo ringraziamo, ma ho motivo di pensare che il problema si ripresenterà in un futuro neppure tanto lontano. Dobbiamo pregare per i nostri Frateli Cristiani e anche fare quello che è possibile perchè simili episodi non si ripetano.

  3. #113
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    Appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa, 12.03.2018


    Lettera del Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali


    Testo in lingua italiana


    14 Febbraio 2018
    Mercoledì delle Ceneri

    Eccellenza Reverendissima,

    L'itinerario quaresimale, che stiamo vivendo ci invita a salire a Gerusalemme sulla via della croce dove il Figlio di Dio consumerà la sua missione redentrice. In questo pellegrinaggio, siamo accompagnati dallo Spirito Santo che ci svela il senso della Parola di Dio. Oltre che dai sacramenti, specie l'Eucaristia e la Penitenza, siamo rafforzati, dal digiuno, dalla preghiera e dall’elemosina. É questo un tempo propizio per avvicinarci a Cristo col riconoscere la nostra povertà e i nostri peccati e col vivere lo svuotamento e l'abbassamento del Figlio di Dio che "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8-9).

    É un tempo per eccellenza anche per avvicinare gli altri attraverso le opere di carità, consapevoli che il cammino quaresimale non è un atto solitario, bensì un itinerario di solidarietà nel quale ciascuno è chiamato a fermarsi come il Buon Samaritano per mettersi a fianco dei fratelli che fanno fatica ad alzarsi e a riprendere la strada a motivo di molteplici ragioni.

    Anche quest’anno la tradizionale "Collecta pro Terra Sancta" del Venerdì Santo, è per i fedeli un'occasione propizia per essere uno con i nostri fratelli della Terra Santa e del Medio Oriente da dove, purtroppo, il grido di migliaia di persone che sono prive di tutto, talvolta persino della propria dignità di uomini, continua a giungerci, spezzando i nostri cuori, e invitandoci ad abbracciarli con carità cristiana, fonte sicura di speranza.

    Senza lo spirito di Cristo che "svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini; dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (Fil. 2,7-8), il grido del fratello rimane inascoltato e i volti di migliaia di persone meno fortunate restano inosservati.

    Quale potrebbe essere luogo migliore per meditare questa Kenosis del Figlio di Dio se non gli stessi luoghi che conservano da oltre 2000 anni la memoria della nostra redenzione? Indico con particolare attenzione le due Basiliche, quella della Natività a Betlemme, costruita sulla grotta dove è nato Gesù, e la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, costruita sulla tomba di Gesù, diventata il grembo della vita con la sua risurrezione. Ambedue le Basiliche, grazie alla collaborazione e generosità di tantissime persone di buona volontà sono state restaurate l'anno scorso. Edificare la Chiesa di Terra Santa, nei suoi edifici di culto e nelle sue pietre vive, che sono i fedeli cristiani, quindi, è responsabilità di tutte le Chiese particolari della Cristianità, consapevoli che la fede cristiana ha avuto il suo primo centro propulsore nella Chiesa Madre di Gerusalemme.

    La comunità cattolica di Terra Santa, nei suoi variegati volti, come quella latina della Diocesi Patriarcale di Gerusalemme, della Custodia Francescana e delle altre Circoscrizioni, come quelle orientali - greco-melchita, copta, maronita, sira, caldea, armena - con le famiglie religiose e gli organismi di ogni genere, ha la speciale vocazione di vivere la fede in un contesto multi-religioso, politico, sociale e culturale. Nonostante le sfide e insicurezze, le parrocchie proseguono il loro servizio pastorale con attenzione preferenziale per i poveri; le scuole luoghi di incontro tra cristiani e musulmani preparano insieme, lo speriamo contro ogni speranza, un futuro di rispetto e di collaborazione; gli ospedali e gli ambulatori, gli ospizi e i centri di ritrovo continuano ad accogliere sofferenti e bisognosi, profughi e rifugiati, persone di ogni età e religione colpite dall'orrore della guerra.

    Non possiamo dimenticare le migliaia di famiglie, tra cui bambini e giovani, scappati dalla violenza della guerra in Siria e Iraq, molti dei quali in età scolare, che si appellano alla nostra generosità per riprendere la vita scolastica e così poter sognare un futuro migliore.

    Un ricordo particolare, in questo momento, va alla piccola comunità cristiana del Medio Oriente che continua a sostenere la fede tra gli sfollati in Iraq e Siria, o tra i rifugiati in Giordania e Libano assistiti dai loro pastori, religiosi e volontari dei vari Paesi. I volti di queste persone ci interrogano sul senso di essere cristiani, le loro vite provate ci ispirano. Il Santo Padre Francesco nel suo messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace di quest’anno afferma: "Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale". Dimostriamo loro la nostra vicinanza, concretizzata attraverso la nostra costante preghiera e mediante un aiuto economico, in particolare dopo la liberazione della Piana di Ninive. Molti cristiani iracheni e anche siriani vogliono ritornare alla propria terra dove le loro case sono state distrutte; con scuole, ospedali e chiese devastati. Non lasciamoli soli.

    Tutti siamo invitati a riprendere i pellegrinaggi in Terra Santa, perché la conoscenza e l'esperienza vissuta nei luoghi della nostra redenzione camminando sulle orme di Gesù, Maria, Giuseppe e i discepoli, aiuta ad approfondire la nostra fede e anche a capire il contesto in cui vivono i cristiani di Terra Santa. I pellegrinaggi costituiscono, inoltre, un notevole sostegno di sopravvivenza per migliaia di famiglie.

    In questi giorni di preparazione alla Santa Pasqua, vi invito fraternamente ad impegnarvi a vincere l'odio con l'amore, la tristezza con la gioia, pregando e operando, affinché la pace abiti nel cuore di ogni persona, specialmente dei nostri fratelli di Terra Santa e del Medio Oriente.

    A Lei, ai Sacerdoti, ai Consacrati e ai Fedeli, che si adoperano per la buona riuscita della Colletta, ho la gioia di trasmettere la viva riconoscenza del Santo Padre Francesco, insieme alla gratitudine della Congregazione per le Chiese Orientali. E mentre invoco sulla sua persona e sul suo ministero pastorale e su tutti i fedeli della sua giurisdizione copiose benedizioni divine, porgo un felice augurio di Buona Pasqua e il più fraterno saluto nel Signore Gesù.

    Suo dev.mo

    Leonardo Card. Sandri
    Prefetto

    + Cyril Vasil', S.I.
    Arcivescovo Segretario

    [00397-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)

    La Colletta “pro Terra Sancta”

    Rapporto sommario della Custodia di Terra Santa su progetti e opere realizzati con la colletta 2016/2017


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
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    (Luc. 3,16)

  4. #114
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    Parroco di Gaza: temiamo che ogni venerdì ci siano morti
    Padre Mario Da Silva parla del momento di estrema disperazione vissuto dalla Striscia di Gaza, dopo le violenze del Venerdì Santo al confine orientale

    Giada Aquilino – Città del Vaticano

    Il Consiglio della Lega Araba si riunisce oggi in emergenza per esaminare le ripercussioni degli scontri del Venerdì Santo al confine orientale della Striscia di Gaza, con la morte di almeno 18 dimostranti e il ferimento di altri 1.500, dopo l’intervento dell'esercito israeliano schierato per impedire che migliaia di palestinesi sconfinassero nello Stato ebraico. Una condanna a quanto avvenuto è arrivata da 'Human rights watch', secondo cui i manifestanti palestinesi “non costituivano un'imminente minaccia per la vita”, mentre il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha lanciato un avvertimento affinché si evitino quelle che ha definito “nuove provocazioni”. In questo clima, la piccola comunità cattolica di Gaza - poco più di 130 fedeli - ha celebrato la Pasqua con “sentimenti di gioia ma anche di paura e di tensione”, racconta padre Mario Da Silva, parroco della comunità latina della “Sacra Famiglia” a Gaza.

    Annunciate nuove manifestazioni: si temono violenze
    “Abbiamo celebrato il Venerdì Santo - prosegue il parroco - tra la tensione e la confusione che c’era qui a Gaza, con morti e feriti. La città era veramente un caos, con ambulanze, gente che andava verso la frontiera, con la paura del non sapere se comincerà o no una nuova guerra”. Al momento regna “molta incertezza”, perché “hanno promesso che per 45 giorni le persone rimarranno lì alla frontiera e ogni venerdì ci saranno degli scontri tra israeliani e palestinesi: ci aspettiamo che ogni venerdì ci saranno morti, feriti o comunque degli scontri”, non nasconde padre Da Silva.

    La situazione dei visti
    Negli ultimi giorni era poi cresciuta la preoccupazione riguardo ai visti di Israele per permettere la partecipazione ai riti pasquali a Gerusalemme e nei Territori. Poi si era aperto uno spiraglio per almeno 300 possibili autorizzazioni: sono “arrivate ma, ad esempio, hanno ricevuto i permessi tre bambine - una di cinque, una di tre e una di un anno - della stessa famiglia, mentre i genitori non li hanno avuti e non sono quindi potuti uscire. E come questo - aggiunge il sacerdote - ci sono diversi casi, anche perché non hanno rilasciato i permessi per quanti hanno tra i 17 e i 55 anni: la maggioranza di coloro che hanno ricevuto i permessi sono bambini e non possono uscire senza essere accompagnati dai genitori”.

    Le parole di Papa Francesco
    A Pasqua, nel Messaggio Urbi et Orbi, Papa Francesco ha invocato “frutti di riconciliazione” per la Terra Santa, pregando “affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza”. Le parole del Pontefice, prosegue padre Mario, “vengono lette come l’unica risposta possibile: non si esce da questa situazione senza il dialogo tra le due parti”. Ma, precisa, in fondo si tratta di “diverse parti, perché c’è il governo israeliano da un lato e l’Autorità Palestinese dall’altro, poi ci sono Hamas e diversi altri movimenti”. La situazione nella Striscia è d’altra parte al collasso: “la gente è veramente disperata, non abbiamo l’elettricità, non c’è l’acqua potabile, non c’è lavoro, non ci sono soldi, c’è molta povertà. E non abbiamo libertà, con un muro che non ci lascia uscire da qui”.

    La vicinanza della Chiesa
    Il Papa auspica che i “fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni”, possano essere testimoni “della vittoria del bene sul male”. Padre Da Silva e i suoi parrocchiani sentono forte la vicinanza di Francesco e di tutta la Chiesa. “Siamo molto grati - lo dico io personalmente, ma anche la mia comunità e diversi musulmani - a tutta la Chiesa cattolica perché si vede, in primo luogo, l’aiuto materiale che offre; poi si vede anche una preoccupazione per i giovani e per le persone anziane di qui. E inoltre - conclude - negli ultimi due mesi più di 35 vescovi di tutto il mondo sono venuti a visitare la nostra comunità, i cristiani di tutta Gaza”.


    fonte: Vatican News
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  5. #115
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    Patriarcato Gerusalemme: legge 'Stato-Nazione' discrimina non ebrei
    Per il Patriarcato la nuova legge discrimina il 20% della popolazione, costituita da arabi e diverse minoranze presenti in Israele; contravviene direttamente alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale dell’Onu e alla Dichiarazione di Indipendenza di Israele” e stabilisce “che non ci sono uguali diritti tra ebrei e arabi e si rifiuta di riconoscere la loro esistenza”

    Roberto Piermarini - Città del Vaticano

    Dura condanna del Patriarcato latino di Gerusalemme alla legge nazionale “Israele, Stato nazionale del popolo ebraico” approvata il 19 luglio scorso dalla Knesset con una ristretta maggioranza. La nuova legge afferma che solo gli ebrei hanno diritto all’autodeterminazione; apprezza gli insediamenti ebraici sui territori occupati come un valore nazionale; degrada la lingua araba da lingua nazionale a “lingua a statuto speciale”. Quella del Patriarcato latino è la prima presa di posizione ufficiale da parte della Chiesa in Terrasanta e si fa interprete della preoccupazione della popolazione cristiana insieme alle altre comunità non ebraiche. Anche diversi gruppi israeliani hanno espresso la loro contrarietà, definendo la nuova legge come parte di un “progetto autoritario ed etnocratico”.

    Mancanza di garanzie costituzionali per le minoranze
    “La recente promulgazione della Legge Fondamentale (Basic Law) che dichiara “Israele Stato -Nazione del Popolo Ebraico” – si legge nella nota del Patriarcato latino - è causa di grande preoccupazione. Promulgata in apparenza per motivi politici interni, mentre definisce Israele come lo Stato-nazionale del popolo ebraico, non offre nessuna garanzia costituzionale per i diritti degli autoctoni e delle altre minoranze che vivono nel Paese. I cittadini palestinesi di Israele, che costituiscono il 20% della popolazione, restano totalmente ignorati da questa legge”.

    Una legge che esclude
    “È inconcepibile – si denuncia nella nota - che una Legge costituzionale ignori un intero segmento di popolazione, come se i suoi membri non fossero mai esistiti. Anche nel caso in cui tale legge non abbia effetti concreti, essa manda un segnale inequivocabile ai cittadini Palestinesi di Israele, comunicando loro che in questo Paese non sono a casa loro. La lingua araba è stata degradata da lingua ufficiale a lingua “a statuto speciale”, e ci si è assunti l’impegno di lavorare per lo sviluppo dell’insediamento degli Ebrei sul territorio, senza nessuna menzione allo sviluppo del paese per il resto dei suoi abitanti. La Basic Law è esclusiva piuttosto che inclusiva, contestata più che consensuale, politicizzata più che fondata sulle norme fondamentali comuni e accettabili per tutte le componenti della popolazione”.

    La legge non assicura completa eguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti
    “Questa legge discriminatoria – osserva il Patriarca latino di Gerusalemme - contravviene esplicitamente alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, così come alla Dichiarazione di Indipendenza dello stesso Israele. La prima garantiva l’istituzione di uno Stato Ebraico assicurando pieni diritti civili agli Arabi che abitano in esso, e nella seconda i Fondatori del Paese chiaramente ed inequivocabilmente si preoccupavano di incoraggiare il suo sviluppo per il bene di tutti i suoi abitanti e di assicurare la completa eguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia o dal sesso di appartenenza”.

    Riconoscere tutte le tradizioni religiose, etniche e sociali
    “Infine - conclude la nota - questa legge contravviene e contraddice la Legge Fondamentale “Dignità umana e Libertà” promulgata nel 1995 che garantisce il rispetto della dignità di ogni persona. Dove c’è discriminazione, non c’è dignità. In altre parole, la legge dice che gli Ebrei non hanno gli stessi diritti degli Arabi e rifiuta di riconoscerne l’esistenza. Non è sufficiente avere e garantire diritti individuali. Ogni Stato con larghe minoranze dovrebbe riconoscere i diritti collettivi di queste minoranze, e garantire la difesa della loro identità collettiva, comprese le tradizioni religiose, etniche e sociali. I cittadini cristiani di Israele hanno la stessa preoccupazione di ogni altra comunità non-ebraica nei confronti di questa legge. Fanno appello a tutti gli appartenenti allo Stato di Israele che ancora credono nel concetto fondamentale dell’eguaglianza tra i cittadini di una stessa nazione, perché esprimano la loro obiezione a questa legge e ai pericoli derivanti da essa per il futuro di questo Paese”.


    fonte: Vatican News
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  6. #116
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    Comunicato della Sala Stampa: Udienza al Presidente dello Stato di Israele, 15.11.2018


    Testo in lingua italiana

    Oggi, 15 novembre, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il Sig. Reuven Rivlin, Presidente dello Stato d’Israele, il quale ha successivamente incontrato l’Em.mo Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
    Durante i cordiali colloqui, svoltisi nell’approssimarsi del venticinquesimo anniversario dell’allacciamento delle relazioni diplomatiche, sono stati evocati i positivi rapporti tra la Santa Sede e lo Stato d’Israele e, per quanto riguarda le Autorità statali e le comunità cattoliche locali, si è auspicato il raggiungimento di intese adeguate in merito ad alcune questioni di comune interesse. Si è quindi richiamata l’importanza di costruire maggiore fiducia reciproca in vista della ripresa dei negoziati tra Israeliani e Palestinesi per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli, e si è parlato della questione di Gerusalemme, nella sua dimensione religiosa ed umana per ebrei, cristiani e musulmani, nonché dell’importanza di salvaguardare la sua identità e la sua vocazione di Città della Pace.
    Infine, ci si è soffermati sulla situazione politica e sociale nella Regione, segnata da diversi conflitti e dalle conseguenti crisi umanitarie. In tale contesto, è stata rilevata l’importanza del dialogo fra le varie comunità religiose al fine di garantire la convivenza pacifica e la stabilità.

    [01837-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  7. #117
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    George Deek, nominato ambasciatore d'Israele in Azerbaigian, è diventato il primo cristiano arabo a rappresentare lo stato ebraico.

    https://www.jpost.com/Israel-News/Je...country-572001

  8. #118
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    Il card. Sandri in Terra Santa sulle orme di Paolo VI
    A Gerusalemme il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali ha ringraziato i presuli per la loro testimonianza nella difficile situazione in Medio Oriente. Tra i temi affrontati: dialogo Israele-Palestina, legge sullo Stato ebraico, scuole cattoliche, libertà religiosa, assistenza ai migranti, vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, situazione economica della Chiesa in Terra Santa

    La giornata di ieri del card. Leonardo Sandri nella Città Santa, è iniziata con la Celebrazione eucaristica presso la Chiesa del Cenacolino, insieme con il delegato apostolico a Gerusalemme, mons. Leopoldo Girelli, e gli Ordinari Cattolici di Terra Santa. Erano presenti l'amministratore apostolico della diocesi patriarcale latina, mons. Pierbattista Pizzaballa, con il vicario mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, il vicario del patriarca melkita a Gerusalemme, mons. Yasser Ayyash, con l'emerito mons. Julies Zerey, il Custode di Terra Santa, fr. Francesco Patton, il vicario patriarcale siro-cattolico, mons. Boutros Melki, l'amministratore patriarcale dell'arcieparchia di Akka dei greco-melkiti, il segretario della Delegazione Apostolica Mons. Marco Formica, il segretario dell'Assemblea Ordinaria dei Cattolici di Terra Santa (Aocts) padre Pietro Felet, fr. Oscar Mario Marzo officiale della Congregazione per le Chiese Orientali.

    Ringraziati i presuli per la loro testimonianza nella difficile situazione in Medio Oriente
    Il gruppo dei presuli si è trasferito presso la Casa Notre Dame per una riunione che è durata tutta la mattinata, sino al pranzo condiviso in fraternità: nel suo intervento introduttivo, il Cardinale Sandri ha voluto ringraziare i presuli per l'occasione di incontro, e la testimonianza del servizio pastorale accanto ai fedeli in contesti talora molto difficili sia per le sfide a livello locale come quello che provengono dallo scenario del Medio Oriente in generale. Pastori e fedeli sono però chiamati a vivere la loro presenza in queste terre come una vera e propria vocazione, come Chiesa dell'Incarnazione e della Pasqua. Il Prefetto ha avuto poi una parola di riconoscenza e di augurio per mons. Georges Bacouni, di recente trasferito da Akka alla sede arcieparchiale di Beirut, in Libano: il presule ha affrontato con grande dedizione e chiarezza le numerose sfide che ha dovuto ereditare nel governo dell'Eparchia melkita in Galilea. La sua partenza inoltre rende necessario convocare una riunione elettiva dell'Aocts per eleggere un pro-presidente, anche in vista della riunione convocata per febbraio in Vaticano circa la prevenzione e la gestione degli abusi sessuali del clero.

    Il dialogo Israele-Palestina, legge sullo Stato ebraico e scuole cattoliche
    E' seguito poi un dialogo molto franco e aperto tra i partecipanti, ai quali nel frattempo si era aggiunto il patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah: le sfide sono legate da un lato all'approvazione della Legge sullo Stato ebraico, sulla quale si era pronunciata sia la diocesi patriarcale di Gerusalemme sia gli stessi Ordinari dell'Aocts con due comunicati, la sostenibilità delle scuole cattoliche in Israele e Palestina e la questione dell'adozione dei diversi libri di testo, la situazione di Gaza, le prospettive del dialogo tra Israele e Palestina, l'importanza di tenere comunque aperti i rapporti personali di conoscenza per poter offrire ai diversi interlocutori politici in forma ufficiale e ufficiosa il punto di vista della Chiesa Cattolica in Terra Santa.

    Il tema della libertà religiosa e assistenza ai migranti
    Certamente il tema della libertà religiosa è apparso come trasversale e fondamentale, nel fatto di poter esistere, di poter operare a livello educativo ed assistenziale, sia in Israele come in Palestina: ben lungi da valutazioni di tipo politico, ogni atto legislativo nei diversi paesi che violi in forma implicita od esplicita il principio della libertà religiosa deve essere denunciato con chiarezza in sede di colloqui bilaterali o multilaterali. Il card. Sandri insieme al delegato apostolico hanno raccolto le diverse sollecitazioni, ringraziando per la testimonianza ed assicurando la vicinanza del Papa e della Santa Sede a diversi livelli: il Prefetto si è poi voluto interessare della realtà dei migranti presenti in Israele, con particolare riferimento all'assistenza spirituale garantita a quelli provenienti dalle Chiese Orientali Cattoliche non mediorientali: gli indiani siro-malabaresi, i greco-cattolici dell'Europa Orientale, e gli etiopi e gli eritrei di tradizione ge'ez.

    L’incontro con i seminaristi
    Nel pomeriggio di ieri, presso l'Auditorium del Centro Notre Dame, si sono riuniti tutti i seminaristi in formazione appartenenti alla diocesi patriarcale di Gerusalemme dei Latini, dei Padri Bianchi, dei Salesiani e una delegazione dei francescani impegnati nel Convegno dei Commissari di Terra Santa: il card. Sandri ha dapprima offerto come in altre occasioni simili l'immagine biblica del sogno di Giacobbe descritto nel libro della Genesi come spunto per parlare del tema della vocazione sacerdotale, nella sintesi misteriosa tra il sogno dell'uomo, quello di Dio, nel discernimento operato dalla Chiesa che è madre. Ha poi proseguito inserendo gli spunti nel contesto concreto della Terra Santa, invitando a incarnare la fedeltà di Dio nel quotidiano fondandosi sulla presenza viva del Signore che ha abitato lui stesso queste terre e percorso queste strade. Non importa il numero e quanti siamo, ma la qualità della testimonianza che siamo in grado di offrire: questa regione ha già tanti problemi, la Chiesa e i suoi ministri vogliono contribuire al bene di tutti coloro che vi abitano, non aumentare i problemi e le fatiche. I Seminaristi hanno poi voluto dialogare con il cardinale e con mons. Pizzaballa, pure presente all'incontro, ascoltando qualche testimonianza del Sinodo dei Vescovi dedicato alla riflessione sul mondo giovanile celebratosi a Roma ad ottobre. Il Prefetto è rimasto colpito dall'insistenza sul far comprendere la vita come vocazione a partire dal Battesimo, e quindi capaci di illuminare il dono proprio di ciascuno e l'universale chiamata alla santità che non può essere riservata o pensata come dimensione che tocca soltanto i consacrati e le consacrate: in questo senso, un discernimento in seminario che dovesse concludersi con la non ammissione agli Ordini, non dovrebbe essere preso come un fallimento, ma come stimolo a ricercare la propria via personale di servizio al Signore e alla Chiesa. Se ordinati, rimanere sempre anzitutto discepoli in cammino dietro al Signore, formandosi anche nella dimensione intellettuale in ambito teologico e delle scienze filosofiche ed umane non per un'affermazione di sè, ma per rendere ragione della speranza per la quale vale la pena vivere e che va annunciata ai nostri contemporanei. Come consacrati poi, la disciplina della fraternità diventa pure una scuola preziosa anche se non priva di fatiche e sfide. La seconda tappa del pomeriggio è stata la visita a due Chiese "sorelle": il vicariato patriarcale caldeo,e il vicariato siro-cattolico.

    Riunione sulla situazione economica della Chiesa in Terra Santa
    L'ultima tappa invece è stata presso la sede del patriarcato latino, dove il card. Sandri ha presieduto una riunione congiunta tra il Collegio dei Consultori e il Consiglio degli Affari economici della diocesi, alla presenza della delegazione vaticana e dell'amministratore apostolico mons. Pierbattista Pizzaballa. Con grande franchezza si è potuto discutere della situazione attuale, sia con la revisione contabile generale operata secondo standard internazionali, sia quantificando la situazione debitoria legata di fatto alla situazione dell'Università di Madaba. Sia i laici come i sacerdoti si sono espressi sulle sfide e le risorse da impiegare, le possibili alternative per chiudere i debiti, l'esigenza di far continuare il lavoro pastorale dei sacerdoti nelle parrocchie e nelle diverse situazioni. Preoccupa poi la situazione delle scuole del Patriarcato, presenti sia in Israele, come in Palestina e in Giordania, alcune delle quali sia per la legislazione vigente sia per altre dinamiche sono importanti come segno ma economicamente insostenibili per il deficit annuo che producono.


    fonte: Vatican News
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  9. #119
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    Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: Udienza al Presidente dello Stato di Palestina, 03.12.2018


    Testo in lingua italiana


    Oggi, 3 dicembre 2018, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. il Sig. Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato di Palestina, il quale successivamente ha incontrato l’Ecc.mo Segretario per i Rapporti con gli Stati, S.E. Mons. Paul Gallagher.

    Durante i cordiali colloqui sono stati rilevati i buoni rapporti tra la Santa Sede e la Palestina e il ruolo positivo dei cristiani e dell’attività della Chiesa nella società palestinese, sancito dall’Accordo globale del 2015. Ci si è quindi soffermati sul cammino di riconciliazione all’interno del popolo palestinese, nonché sugli sforzi per riattivare il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi e raggiungere la soluzione dei due Stati, auspicando un rinnovato impegno della Comunità internazionale nel venire incontro alle legittime aspirazioni di entrambi i popoli. Un’attenzione particolare è stata riservata allo status di Gerusalemme, sottolineando l’importanza di riconoscerne e preservarne l’identità e il valore universale di Città santa per le tre religioni abramitiche.

    Infine, si è parlato degli altri conflitti che affliggono il Medio Oriente e dell’urgenza di favorire percorsi di pace e di dialogo, con il contributo delle comunità religiose, per combattere ogni forma di estremismo e di fondamentalismo.

    [01950-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
    ipse vos baptizabit in Spiritu Sancto et igni»
    (Luc. 3,16)

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    Amman, pubblicano vignetta blasfema su Gesù: in cella i vertici di Al Wakeel News
    Le autorità giordane hanno arrestato l’editore e un capo redattore. Alla base del fermo l’accusa di aver fomentato l’odio e le divisioni confessionali. I due rischiano da sei mesi a un massimo di tre anni di prigione. A guidare la protesta le scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme.

    Amman (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità giordane hanno arrestato ieri l’editore e un giornalista di primo piano di un sito web di informazione, per aver pubblicato una immagine di Gesù ritenuta “offensiva” dalla comunità cristiana. Mohammed al-Wakeel, che dirige il portale Al Wakeel News, è stato accusato di blasfemia assieme a un redattore capo, per aver “fomentato” l’odio e le divisioni confessionali.

    In base al capo di accusa, i due rischiano da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni di prigione.

    All’origine della controversia una immagine “rivista” della “Ultima cena” di Leonardo, pubblicata nei giorni scorsi dal portale di informazione e che ha sollevato indignazione e vibrate protese fra gli utenti. Il dipinto, del 16mo secolo, rappresenta l’ultimo pasto di Gesù con i suoi discepoli e ha un grande valore simbolico per i cristiani.

    La versione modificata vede la star della cucina turca Nusret Gokce, meglio nota con il nome di Salt Bae, in piedi dietro a Cristo mentre compie il gesto che lo ha reso famoso: mettere il sale sul piatto con un gesto a cascata. E uno dei discepoli ha il volto di Gesù tatuato sulla gamba.

    In seguito alla campagna di protesta in rete (guidata dalle scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme), Al Wakeel News si è scusata e ha rimosso l’immagine dal sito, parlando di “errore” involontario dello staff editoriale. Le autorità hanno quindi convocato l’editore, che produce anche diversi programmi per tv e radio nel Paese, presso una sede della polizia postale (preposta per i crimini sul web) per interrogatorio.

    I cristiani costituiscono il 6% circa della popolazione in Giordania, su un totale di 6,6 milioni di abitanti; in linea generale il regno Hascemita assicura la libertà religiosa e i fedeli sono liberi di praticare il culto.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Am...ews-45706.html

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