Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 12 di 12 PrimaPrima ... 2101112
Risultati da 111 a 115 di 115

Discussione: La situazione dei Cristiani in Terra Santa

  1. #111
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
    Data Registrazione
    Mar 2013
    Località
    vinci
    Età
    58
    Messaggi
    6,452
    Ringraziato
    761
    Ringraziamo il Signore!
    Mulier ecce filius tuus

  2. #112
    Vecchia guardia di CR
    Data Registrazione
    Jan 2015
    Località
    Roma
    Età
    72
    Messaggi
    2,464
    Ringraziato
    681
    Citazione Originariamente Scritto da Ultimitempi Visualizza Messaggio
    Ringraziamo il Signore!
    Certamente lo ringraziamo, ma ho motivo di pensare che il problema si ripresenterà in un futuro neppure tanto lontano. Dobbiamo pregare per i nostri Frateli Cristiani e anche fare quello che è possibile perchè simili episodi non si ripetano.

  3. #113
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Appello per la Colletta dei Cristiani in Terra Santa, 12.03.2018


    Lettera del Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali


    Testo in lingua italiana


    14 Febbraio 2018
    Mercoledì delle Ceneri

    Eccellenza Reverendissima,

    L'itinerario quaresimale, che stiamo vivendo ci invita a salire a Gerusalemme sulla via della croce dove il Figlio di Dio consumerà la sua missione redentrice. In questo pellegrinaggio, siamo accompagnati dallo Spirito Santo che ci svela il senso della Parola di Dio. Oltre che dai sacramenti, specie l'Eucaristia e la Penitenza, siamo rafforzati, dal digiuno, dalla preghiera e dall’elemosina. É questo un tempo propizio per avvicinarci a Cristo col riconoscere la nostra povertà e i nostri peccati e col vivere lo svuotamento e l'abbassamento del Figlio di Dio che "da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Cor. 8-9).

    É un tempo per eccellenza anche per avvicinare gli altri attraverso le opere di carità, consapevoli che il cammino quaresimale non è un atto solitario, bensì un itinerario di solidarietà nel quale ciascuno è chiamato a fermarsi come il Buon Samaritano per mettersi a fianco dei fratelli che fanno fatica ad alzarsi e a riprendere la strada a motivo di molteplici ragioni.

    Anche quest’anno la tradizionale "Collecta pro Terra Sancta" del Venerdì Santo, è per i fedeli un'occasione propizia per essere uno con i nostri fratelli della Terra Santa e del Medio Oriente da dove, purtroppo, il grido di migliaia di persone che sono prive di tutto, talvolta persino della propria dignità di uomini, continua a giungerci, spezzando i nostri cuori, e invitandoci ad abbracciarli con carità cristiana, fonte sicura di speranza.

    Senza lo spirito di Cristo che "svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini; dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce" (Fil. 2,7-8), il grido del fratello rimane inascoltato e i volti di migliaia di persone meno fortunate restano inosservati.

    Quale potrebbe essere luogo migliore per meditare questa Kenosis del Figlio di Dio se non gli stessi luoghi che conservano da oltre 2000 anni la memoria della nostra redenzione? Indico con particolare attenzione le due Basiliche, quella della Natività a Betlemme, costruita sulla grotta dove è nato Gesù, e la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, costruita sulla tomba di Gesù, diventata il grembo della vita con la sua risurrezione. Ambedue le Basiliche, grazie alla collaborazione e generosità di tantissime persone di buona volontà sono state restaurate l'anno scorso. Edificare la Chiesa di Terra Santa, nei suoi edifici di culto e nelle sue pietre vive, che sono i fedeli cristiani, quindi, è responsabilità di tutte le Chiese particolari della Cristianità, consapevoli che la fede cristiana ha avuto il suo primo centro propulsore nella Chiesa Madre di Gerusalemme.

    La comunità cattolica di Terra Santa, nei suoi variegati volti, come quella latina della Diocesi Patriarcale di Gerusalemme, della Custodia Francescana e delle altre Circoscrizioni, come quelle orientali - greco-melchita, copta, maronita, sira, caldea, armena - con le famiglie religiose e gli organismi di ogni genere, ha la speciale vocazione di vivere la fede in un contesto multi-religioso, politico, sociale e culturale. Nonostante le sfide e insicurezze, le parrocchie proseguono il loro servizio pastorale con attenzione preferenziale per i poveri; le scuole luoghi di incontro tra cristiani e musulmani preparano insieme, lo speriamo contro ogni speranza, un futuro di rispetto e di collaborazione; gli ospedali e gli ambulatori, gli ospizi e i centri di ritrovo continuano ad accogliere sofferenti e bisognosi, profughi e rifugiati, persone di ogni età e religione colpite dall'orrore della guerra.

    Non possiamo dimenticare le migliaia di famiglie, tra cui bambini e giovani, scappati dalla violenza della guerra in Siria e Iraq, molti dei quali in età scolare, che si appellano alla nostra generosità per riprendere la vita scolastica e così poter sognare un futuro migliore.

    Un ricordo particolare, in questo momento, va alla piccola comunità cristiana del Medio Oriente che continua a sostenere la fede tra gli sfollati in Iraq e Siria, o tra i rifugiati in Giordania e Libano assistiti dai loro pastori, religiosi e volontari dei vari Paesi. I volti di queste persone ci interrogano sul senso di essere cristiani, le loro vite provate ci ispirano. Il Santo Padre Francesco nel suo messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace di quest’anno afferma: "Con spirito di misericordia, abbracciamo tutti coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame o che sono costretti a lasciare le loro terre a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale". Dimostriamo loro la nostra vicinanza, concretizzata attraverso la nostra costante preghiera e mediante un aiuto economico, in particolare dopo la liberazione della Piana di Ninive. Molti cristiani iracheni e anche siriani vogliono ritornare alla propria terra dove le loro case sono state distrutte; con scuole, ospedali e chiese devastati. Non lasciamoli soli.

    Tutti siamo invitati a riprendere i pellegrinaggi in Terra Santa, perché la conoscenza e l'esperienza vissuta nei luoghi della nostra redenzione camminando sulle orme di Gesù, Maria, Giuseppe e i discepoli, aiuta ad approfondire la nostra fede e anche a capire il contesto in cui vivono i cristiani di Terra Santa. I pellegrinaggi costituiscono, inoltre, un notevole sostegno di sopravvivenza per migliaia di famiglie.

    In questi giorni di preparazione alla Santa Pasqua, vi invito fraternamente ad impegnarvi a vincere l'odio con l'amore, la tristezza con la gioia, pregando e operando, affinché la pace abiti nel cuore di ogni persona, specialmente dei nostri fratelli di Terra Santa e del Medio Oriente.

    A Lei, ai Sacerdoti, ai Consacrati e ai Fedeli, che si adoperano per la buona riuscita della Colletta, ho la gioia di trasmettere la viva riconoscenza del Santo Padre Francesco, insieme alla gratitudine della Congregazione per le Chiese Orientali. E mentre invoco sulla sua persona e sul suo ministero pastorale e su tutti i fedeli della sua giurisdizione copiose benedizioni divine, porgo un felice augurio di Buona Pasqua e il più fraterno saluto nel Signore Gesù.

    Suo dev.mo

    Leonardo Card. Sandri
    Prefetto

    + Cyril Vasil', S.I.
    Arcivescovo Segretario

    [00397-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)

    La Colletta “pro Terra Sancta”

    Rapporto sommario della Custodia di Terra Santa su progetti e opere realizzati con la colletta 2016/2017


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Oboedientia et Pax

  4. #114
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Parroco di Gaza: temiamo che ogni venerdì ci siano morti
    Padre Mario Da Silva parla del momento di estrema disperazione vissuto dalla Striscia di Gaza, dopo le violenze del Venerdì Santo al confine orientale

    Giada Aquilino – Città del Vaticano

    Il Consiglio della Lega Araba si riunisce oggi in emergenza per esaminare le ripercussioni degli scontri del Venerdì Santo al confine orientale della Striscia di Gaza, con la morte di almeno 18 dimostranti e il ferimento di altri 1.500, dopo l’intervento dell'esercito israeliano schierato per impedire che migliaia di palestinesi sconfinassero nello Stato ebraico. Una condanna a quanto avvenuto è arrivata da 'Human rights watch', secondo cui i manifestanti palestinesi “non costituivano un'imminente minaccia per la vita”, mentre il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha lanciato un avvertimento affinché si evitino quelle che ha definito “nuove provocazioni”. In questo clima, la piccola comunità cattolica di Gaza - poco più di 130 fedeli - ha celebrato la Pasqua con “sentimenti di gioia ma anche di paura e di tensione”, racconta padre Mario Da Silva, parroco della comunità latina della “Sacra Famiglia” a Gaza.

    Annunciate nuove manifestazioni: si temono violenze
    “Abbiamo celebrato il Venerdì Santo - prosegue il parroco - tra la tensione e la confusione che c’era qui a Gaza, con morti e feriti. La città era veramente un caos, con ambulanze, gente che andava verso la frontiera, con la paura del non sapere se comincerà o no una nuova guerra”. Al momento regna “molta incertezza”, perché “hanno promesso che per 45 giorni le persone rimarranno lì alla frontiera e ogni venerdì ci saranno degli scontri tra israeliani e palestinesi: ci aspettiamo che ogni venerdì ci saranno morti, feriti o comunque degli scontri”, non nasconde padre Da Silva.

    La situazione dei visti
    Negli ultimi giorni era poi cresciuta la preoccupazione riguardo ai visti di Israele per permettere la partecipazione ai riti pasquali a Gerusalemme e nei Territori. Poi si era aperto uno spiraglio per almeno 300 possibili autorizzazioni: sono “arrivate ma, ad esempio, hanno ricevuto i permessi tre bambine - una di cinque, una di tre e una di un anno - della stessa famiglia, mentre i genitori non li hanno avuti e non sono quindi potuti uscire. E come questo - aggiunge il sacerdote - ci sono diversi casi, anche perché non hanno rilasciato i permessi per quanti hanno tra i 17 e i 55 anni: la maggioranza di coloro che hanno ricevuto i permessi sono bambini e non possono uscire senza essere accompagnati dai genitori”.

    Le parole di Papa Francesco
    A Pasqua, nel Messaggio Urbi et Orbi, Papa Francesco ha invocato “frutti di riconciliazione” per la Terra Santa, pregando “affinché il dialogo e il rispetto reciproco prevalgano sulle divisioni e sulla violenza”. Le parole del Pontefice, prosegue padre Mario, “vengono lette come l’unica risposta possibile: non si esce da questa situazione senza il dialogo tra le due parti”. Ma, precisa, in fondo si tratta di “diverse parti, perché c’è il governo israeliano da un lato e l’Autorità Palestinese dall’altro, poi ci sono Hamas e diversi altri movimenti”. La situazione nella Striscia è d’altra parte al collasso: “la gente è veramente disperata, non abbiamo l’elettricità, non c’è l’acqua potabile, non c’è lavoro, non ci sono soldi, c’è molta povertà. E non abbiamo libertà, con un muro che non ci lascia uscire da qui”.

    La vicinanza della Chiesa
    Il Papa auspica che i “fratelli in Cristo, che non di rado subiscono soprusi e persecuzioni”, possano essere testimoni “della vittoria del bene sul male”. Padre Da Silva e i suoi parrocchiani sentono forte la vicinanza di Francesco e di tutta la Chiesa. “Siamo molto grati - lo dico io personalmente, ma anche la mia comunità e diversi musulmani - a tutta la Chiesa cattolica perché si vede, in primo luogo, l’aiuto materiale che offre; poi si vede anche una preoccupazione per i giovani e per le persone anziane di qui. E inoltre - conclude - negli ultimi due mesi più di 35 vescovi di tutto il mondo sono venuti a visitare la nostra comunità, i cristiani di tutta Gaza”.


    fonte: Vatican News
    Oboedientia et Pax

  5. #115
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,293
    Ringraziato
    3209
    Patriarcato Gerusalemme: legge 'Stato-Nazione' discrimina non ebrei
    Per il Patriarcato la nuova legge discrimina il 20% della popolazione, costituita da arabi e diverse minoranze presenti in Israele; contravviene direttamente alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale dell’Onu e alla Dichiarazione di Indipendenza di Israele” e stabilisce “che non ci sono uguali diritti tra ebrei e arabi e si rifiuta di riconoscere la loro esistenza”

    Roberto Piermarini - Città del Vaticano

    Dura condanna del Patriarcato latino di Gerusalemme alla legge nazionale “Israele, Stato nazionale del popolo ebraico” approvata il 19 luglio scorso dalla Knesset con una ristretta maggioranza. La nuova legge afferma che solo gli ebrei hanno diritto all’autodeterminazione; apprezza gli insediamenti ebraici sui territori occupati come un valore nazionale; degrada la lingua araba da lingua nazionale a “lingua a statuto speciale”. Quella del Patriarcato latino è la prima presa di posizione ufficiale da parte della Chiesa in Terrasanta e si fa interprete della preoccupazione della popolazione cristiana insieme alle altre comunità non ebraiche. Anche diversi gruppi israeliani hanno espresso la loro contrarietà, definendo la nuova legge come parte di un “progetto autoritario ed etnocratico”.

    Mancanza di garanzie costituzionali per le minoranze
    “La recente promulgazione della Legge Fondamentale (Basic Law) che dichiara “Israele Stato -Nazione del Popolo Ebraico” – si legge nella nota del Patriarcato latino - è causa di grande preoccupazione. Promulgata in apparenza per motivi politici interni, mentre definisce Israele come lo Stato-nazionale del popolo ebraico, non offre nessuna garanzia costituzionale per i diritti degli autoctoni e delle altre minoranze che vivono nel Paese. I cittadini palestinesi di Israele, che costituiscono il 20% della popolazione, restano totalmente ignorati da questa legge”.

    Una legge che esclude
    “È inconcepibile – si denuncia nella nota - che una Legge costituzionale ignori un intero segmento di popolazione, come se i suoi membri non fossero mai esistiti. Anche nel caso in cui tale legge non abbia effetti concreti, essa manda un segnale inequivocabile ai cittadini Palestinesi di Israele, comunicando loro che in questo Paese non sono a casa loro. La lingua araba è stata degradata da lingua ufficiale a lingua “a statuto speciale”, e ci si è assunti l’impegno di lavorare per lo sviluppo dell’insediamento degli Ebrei sul territorio, senza nessuna menzione allo sviluppo del paese per il resto dei suoi abitanti. La Basic Law è esclusiva piuttosto che inclusiva, contestata più che consensuale, politicizzata più che fondata sulle norme fondamentali comuni e accettabili per tutte le componenti della popolazione”.

    La legge non assicura completa eguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti
    “Questa legge discriminatoria – osserva il Patriarca latino di Gerusalemme - contravviene esplicitamente alla Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, così come alla Dichiarazione di Indipendenza dello stesso Israele. La prima garantiva l’istituzione di uno Stato Ebraico assicurando pieni diritti civili agli Arabi che abitano in esso, e nella seconda i Fondatori del Paese chiaramente ed inequivocabilmente si preoccupavano di incoraggiare il suo sviluppo per il bene di tutti i suoi abitanti e di assicurare la completa eguaglianza dei diritti sociali e politici a tutti, indipendentemente dalla religione, dalla etnia o dal sesso di appartenenza”.

    Riconoscere tutte le tradizioni religiose, etniche e sociali
    “Infine - conclude la nota - questa legge contravviene e contraddice la Legge Fondamentale “Dignità umana e Libertà” promulgata nel 1995 che garantisce il rispetto della dignità di ogni persona. Dove c’è discriminazione, non c’è dignità. In altre parole, la legge dice che gli Ebrei non hanno gli stessi diritti degli Arabi e rifiuta di riconoscerne l’esistenza. Non è sufficiente avere e garantire diritti individuali. Ogni Stato con larghe minoranze dovrebbe riconoscere i diritti collettivi di queste minoranze, e garantire la difesa della loro identità collettiva, comprese le tradizioni religiose, etniche e sociali. I cittadini cristiani di Israele hanno la stessa preoccupazione di ogni altra comunità non-ebraica nei confronti di questa legge. Fanno appello a tutti gli appartenenti allo Stato di Israele che ancora credono nel concetto fondamentale dell’eguaglianza tra i cittadini di una stessa nazione, perché esprimano la loro obiezione a questa legge e ai pericoli derivanti da essa per il futuro di questo Paese”.


    fonte: Vatican News
    Oboedientia et Pax

Discussioni Simili

  1. Risposte: 277
    Ultimo Messaggio: 13-03-2017, 15:57
  2. Risposte: 116
    Ultimo Messaggio: 13-08-2015, 12:25
  3. T.O.R. e francescani rinnovati
    Di gian nel forum Principale
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 01-07-2013, 13:41

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •