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Discussione: Visite dei Pontefici ad Ospedali e Istituti a carattere sociale o caritativo

  1. #1
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    Visite dei Pontefici ad Ospedali e Istituti a carattere sociale o caritativo

    VISITA DEL SANTO PADRE ALLA MENSA DELLA CARITAS A COLLE OPPIO, 04.01.07

    Alle ore 11 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita alla Mensa della Caritas di Roma a Colle Oppio.

    Al suo arrivo, il Papa è accolto dall’Em.mo Card. Camillo Ruini, Suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, dal Vescovo Ausiliare per il Settore Centro, S.E. Mons. Ernesto Mandara, e dal Direttore della Caritas, Mons. Guerino Di Tora.

    Lungo il percorso, il Santo Padre saluta i giovani che frequentano l’attiguo Oratorio del Centro Giovanile Monti-Esquilino. Quindi fa il suo ingresso nei locali della Caritas e visita il Centro-accoglienza, la Mensa, la Sala da Pranzo e il Presepio allestito dai Volontari e dagli Ospiti.

    All’ingresso della Mensa, il Santo Padre scopre e benedice una lapide posta a ricordo della Visita che Papa Giovanni Paolo II compì il 20 dicembre 1992. Da oggi la Mensa della Caritas di Via delle Sette Sale a Colle Oppio viene intitolata a Giovanni Paolo II.

    Alle 11.30 il Papa si reca nel cortile interno della Mensa dove incontra gli Ospiti della Mensa e i Volontari della Caritas. Qui, introdotto dagli indirizzi di saluto del Direttore della Caritas, Mons. Guerino Di Tora, di un Ospite e di un Volontario, il Santo Padre pronuncia il discorso che riportiamo di seguito:


    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari amici,

    sono venuto molto volentieri a farvi visita nel clima delle festività natalizie e all’inizio di un nuovo anno, che auguro a tutti di trascorrere serenamente. Il contesto natalizio rende ancor più familiare questo nostro incontro, che si svolge in un luogo significativo della città di Roma: un luogo ricco di umanità. Vi saluto tutti con affetto, a partire dal Cardinale Camillo Ruini e dal Vescovo Ausiliare del Settore Centro, Mons. Ernesto Mandara; saluto il Direttore della Caritas romana, Mons. Guerino Di Tora, che ringrazio per le cordiali parole rivoltemi, e il Vicedirettore, Mons. Angelo Bergamaschi, come pure gli operatori e i volontari. Saluto il responsabile, gli educatori e i ragazzi del Centro Giovanile "Il Centro", ai quali sono grato per i bei canti con cui ci hanno rallegrati. Avete cantato anche il "Te Deum" in tedesco. Grazie per questo gesto speciale. Saluto il parroco dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, i sacerdoti e le persone consacrate presenti. Uno speciale ringraziamento rivolgo alla Signora Capo Servizio della Mensa, al volontario e all’ospite che si sono fatti portavoce ed interpreti dei comuni sentimenti. Il saluto più caro va a voi, che quotidianamente usufruite del servizio di questa Mensa Caritas, e col pensiero vorrei raggiungere tutti i vostri amici che, provenendo da quasi tutti i Paesi del mondo, sono presenti in questa Città.

    In questa Mensa, che in un certo modo potrebbe essere considerata il simbolo della Caritas di Roma, in questa locanda, come ha detto la vostra portavoce, è possibile toccare con mano la presenza di Cristo nel fratello che ha fame e in colui che gli offre da mangiare. Qui si può sperimentare che, quando amiamo il prossimo, conosciamo meglio Dio: nella grotta di Betlemme, infatti, Egli si è manifestato a noi nella povertà d’un neonato bisognoso di tutto. Il messaggio del Natale è semplice: Dio è venuto tra noi perché ci ama e aspetta il nostro amore. Dio è amore: non un amore sentimentale, ma un amore che si è fatto dono totale sino al sacrificio della Croce, cominciando con la nascita nella grotta di Betlemme.

    Di questo amore, realistico e divino, ci parla il bel presepe che avete voluto allestire all’intero della vostra Mensa, e che poco fa ho potuto ammirare. Nella sua semplicità, il presepe ci dice che amore e povertà vanno insieme, come insegna anche un grande innamorato di Cristo, san Francesco d’Assisi. Nel Natale Dio si è fatto uomo, perché a Lui interessa l’uomo, ogni uomo. E San Gregorio Nazianzeno ha detto che si è fatto uomo perché voleva sperimentare personalmente come è l’essere uomo, come è realmente il vivere la povertà. Il grande Dio voleva fare esperienza personale della vita umana, di tutte le sofferenze e di tutti i bisogni umani. Appena nato, Gesù è stato deposto nella mangiatoia di Betlemme, parola che, come voi sapete, significa la Casa del pane. In realtà Gesù, "il pane disceso dal cielo", "il pane della vita" (cfr Gv 6,32-51), si rende in qualche modo visibile ogni giorno in questa Mensa, dove non si vuole dare soltanto da mangiare – certamente mangiare è importante -, ma si vuole servire la persona, senza distinzione di razza, religione e cultura. "L’uomo che soffre ci appartiene", diceva il mio indimenticabile Predecessore, Giovanni Paolo II, al quale proprio oggi abbiamo intitolato la Mensa. Dalla grotta di Betlemme, da ogni presepe si diffonde un annuncio che vale per tutti: Gesù ci ama e ci insegna ad amare, ci provoca ad amare. I responsabili, i volontari e tutti coloro che frequentano la Mensa possano sperimentare la bellezza di questo amore; possano sentire la profondità della gioia che da esso deriva, una gioia certamente diversa da quella illusoria reclamizzata dalla pubblicità.

    Concluderemo tra poco questo nostro incontro elevando al Signore la nostra preghiera. A Lui sono ben note le necessità materiali e spirituali di tutti i presenti. Io vorrei pregarlo, in particolare, perchè continui a proteggere quanti nella Caritas romana svolgono una preziosa opera di solidarietà qui e in altri punti della città. Lo Spirito Santo animi i cuori dei responsabili e di tutti gli operatori e volontari, perché compiano il loro servizio con dedizione sempre più consapevole, ispirandosi all’autentico stile dell’amore cristiano, che i Santi della carità hanno riassunto nel motto: il bene va fatto bene. Su tutti vegli con amore premuroso la Vergine Maria, Madre della Chiesa, Madre di ciascuno di noi.

    Di cuore tutti vi benedico.

    [00019-01.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0006-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #2
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    Visite del Santo Padre ad Associazioni o Istituti a carattere sociale o caritativo

    01/12/2009 14.53.40
    Benedetto XVI visiterà i servizi della Caritas di Roma alla Stazione Termini il 14 febbraio 2010


    “Un segno concreto di vicinanza e adesione alla Campagna europea di lotta alla povertà indetta per il 2010 dall'Unione Europea”. Con queste parole il cardinale vicario, Agostino Vallini, ha annunciato la visita che Benedetto XVI farà ai servizi della Caritas diocesana di Roma alla Stazione Termini, il 14 febbraio 2010. L’avvenimento è stato annunciato da una nota pubblicata sul sito web della Caritas. La struttura, realizzata venti anni fa allo scopo di offrire un riparo, cure e un pasto ai poveri e ai senzacasa che affollavano i dintorni della principale Stazione capitolina - dotata di mensa e di un poliambulatorio - è intitolata a don Luigi Di Liegro, storico fondatore della Caritas romana. Con questa visita, sottolinea la nota, “il Pontefice, quale vescovo di Roma, ha raccolto l'invito che la Conferenza Episcopale Europea ha rivolto ai vescovi del continente di aderire alla campagna visitando le opere di carità nelle loro diocesi”. (A cura di Alessandro De Carolis)

    fonte: Radio Vaticana
    «Ioannes est nomen eius»
    (Luc. 1,63)

  3. #3
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    Visite del Santo Padre ad Associazioni o Istituti a carattere sociale o caritativo

    Il Papa a pranzo con i poveri della Comunità di Sant'Egidio nella Festa della Santa Famiglia

    Oggi è stato annunciato un altro appuntamento per il Papa in vista delle festività natalizie: Benedetto XVI - informa la Sala Stampa vaticana - in occasione della Festa della Sacra Famiglia, domenica 27 dicembre, si recherà alle ore 13.00 presso la Comunità di Sant’Egidio, nella sede di Via Dandolo, per il pranzo con i Poveri assistiti dalla Comunità di Sant’Egidio in Trastevere.


    Fonte: Radio Vaticana
    "Non vi chiamo più servi"..."ma vi ho chiamati amici" (Gv 15,15)

  4. #4
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    Domani Benedetto XVI visita i ricoverati nell'hospice Fondazione Roma Sacro Cuore

    Solidarietà e condivisione
    con il mondo della sofferenza

    "Difficilmente i nostri ospiti sono in grado di capire cosa accade quotidianamente attorno a loro. Dunque soltanto tre malati possono condividere con noi l'emozione dell'attesa dell'arrivo del Papa in una realtà piccola come la nostra". Alberto Caratelli, direttore della Fondazione Roma - Hospice Sla e Alzheimer, anticipa in qualche modo l'atmosfera che Benedetto XVI si troverà davanti quando domani mattina, domenica 13 dicembre, si soffermerà tra le stanzette dell'ex Hospice Sacro Cuore (la nuova denominazione è stata assunta solo lo scorso mese di novembre). Si troverà accanto a trenta persone neppure in grado di riconoscere quanti li assistono ventiquattro ore al giorno, per accompagnarle amorevolmente verso una serena conclusione della parabola terrena della loro vita.
    Si troverà anche accanto a quei tre che lo aspettano con emozione e che, non avendo null'altro da offrirgli, hanno chiesto di poter essere fotografati con il Papa e di lasciargli le loro istantanee a ricordo dell'incontro. "È un gesto molto significativo - ci ha spiegato il direttore - poiché da quando li ha colpiti la sclerosi laterale amiotrofica che ha devastato i loro corpi, non hanno mai più voluto farsi riconoscere né essere fotografati. Lo faranno solo per rendere omaggio a Benedetto XVI".
    Sarà comunque una giornata speciale quella che vivranno i trentatré ricoverati nell'hospice. Si tratta di malati terminali, di persone affette da sclerosi laterale amiotrofica e di anziani colpiti dall'Alzheimer, dove dalla cura della malattia si è passati alla cura del malato. Un passaggio fondato sulla sensibilità di chi ha creduto fermamente nella validità del progetto, pensato poco più di una decina di anni fa da Marcello Sacchetti, allora presidente del Circolo San Pietro, e realizzato grazie al sostegno del presidente dell'allora fondazione Cassa di Risparmio di Roma, Emmanuele Emanuele. Il Circolo San Pietro, è noto, dal 1869, anno della fondazione, ha sempre avuto a cuore la situazione dei più poveri, dei più miseri, degli abbandonati da tutti. Nella costante volontà di raggiungere i sofferenti ovunque si trovassero, Sacchetti rivolse la sua attenzione ai malati terminali. L'intento era quello di restituire dignità a quanti, schiacciati dalla sofferenza, sembravano voler desiderare la morte come liberazione dal dolore, dando così ingiustificata ragione ai fautori dell'eutanasia. Nel 1998 ricoverò i primi tre malati terminali e dette ufficialmente vita all'hospice per malati terminali, intitolato significativamente al Sacro Cuore. In quegli anni in Italia di strutture simili ne esistevano forse due o tre. A Roma era la prima in assoluto.
    Sin dall'inizio i volontari del Circolo affiancarono medici e infermieri che si prendevano cura di quei primi ospiti, dispensando, con le prime cure palliative, carezze, gesti e sguardi carichi di amore e di solidarietà, mai di compassione. Sta proprio in questa collaborazione tra medici palliativisti, psico-oncologi, infermieri e volontari il tratto caratteristico di queste strutture, pensate per la prima volta in Inghilterra nell'intento di alleviare il più possibile le sofferenze dei moribondi.
    Ben presto l'hospice Sacro Cuore divenne un punto di riferimento nella sanità romana. Aumentarono le capacità ricettive sino a raggiungere la possibilità di ricoverare gli attuali trentatré ospiti. A questi però "vanno ad aggiungersi quotidianamente - ci ha detto il direttore - venti malati di Alzheimer che seguiamo in day hospital, 120 malati terminali intrasportabili e che dunque seguiamo a domicilio, come a domicilio assistiamo altri cinquanta malati di Alzheimer e sei di sclerosi laterale amiotrofica".
    L'importanza di simili strutture sta nella testimonianza che offrono quanti - personale sanitario, familiari, volontari e spesse volte gli stessi malati - danno vita e forma alla comunità dell'hospice. E non si tratta solo di accompagnare serenamente verso il termine ultimo della vita naturale una persona cara. C'è anche da restituire dignità a quanti vengono colpiti da malattie invalidanti, anche quelle che non comportano un immediato pericolo di vita. Di sclerosi laterale amiotrofica si è parlato spesso in questi ultimi anni, non fosse altro perché è una sindrome che ha colpito anche più o meno noti calciatori. Dal 2004 al 2008 è risultato che su trentamila calciatori presi in esame sono stati accertati quarantatré casi di Sla, dato che è di quasi 24 volte superiore al riscontrabile nella popolazione normale. Si tratta di una patologia rara, le cui cause sono a tutt'oggi sconosciute. Colpisce il sistema nervoso, in particolare i cosiddetti neuroni di moto, tra la corteccia cerebrale, il tronco encefalico e il midollo spinale. Le conseguenze sono drammatiche perché non lascia alcuna via di scampo.
    Stesso discorso per l'altra grave patologia di cui l'hospice si occupa, l'Alzheimer. In alcuni consessi scientifici per definire la malattia con uno slogan usano il termine "la mente rubata". Efficacissimo tra l'altro per definire una patologia che comporta il disturbo della fase cognitiva dell'individuo, fino a coinvolgere, in maniera distruttiva, la memoria a medio e a lungo termine. Ne conseguono incapacità di orientamento spazio-temporale, mutamento progressivo della personalità sino a diventare a volte aggressiva, a volte paranoica, a volte depressa, o esplosiva. Si tratta di una malattia sempre più invadente nella società internazionale. Per averne un'idea basti pensare che, secondo proiezioni presentate nel settembre scorso alla XVI giornata mondiale Alzheimer, celebrata a Milano, nel 2010 nel mondo ci saranno trentacinque milioni di persone malate di Alzheimer o di altre forme di demenza, con un aumento del 10 per cento sulle previsioni fatte dalla rivista scientifica "The Lancet" nel 2005. E, sempre stando ai dati diffusi nella Giornata, il numero di questi malati è destinato a raddoppiare ogni venti anni.
    Limitandoci all'Europa, attualmente su 7,5 milioni di malati di demenza, il 60 per cento soffrirebbe di Alzheimer.
    Si tratta di dati inquietanti, anche se "quello che si ritiene un indice di aumento della malattia nel mondo contemporaneo - ci ha detto Stefano Zuccaro, già presidente della Società italiana geriatri ospedalieri - può essere dovuto semplicemente all'aumento dell'età media delle persone. Bisogna anche considerare che in questi ultimi anni si è molto affinata la nostra capacità di diagnosi, per cui molti dei casi che prima si classificavano genericamente come demenza senile, oggi vengono classificati come casi di Alzheimer". In effetti in una nota a margine dei dati resi noti dalla Giornata di settembre, si legge che "gli scienziati ritengono che questo incremento percentuale sia dovuto a più fattori, non ultima la disponibilità per la prima volta di dati pervenuti da nazioni a basso e medio sviluppo economico. Non a caso le stime di crescita negli Stati Uniti d'America sono in linea con le previsioni, mentre quelle riferite all'Asia del sud e all'America Latina sono superiori". È comunque una patologia estremamente invalidante, con dirette e gravi conseguenze naturalmente anche sulle famiglie. Colpisce soprattutto le persone anziane, anche se "non sono poi rari - ci ha detto ancora Zuccaro - i casi di persone che contraggono il morbo ancora prima dei sessantacinque anni". (mario ponzi)


    (©L'Osservatore Romano - 13 dicembre 2009)
    «Ioannes est nomen eius»
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  5. #5
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    VISITA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI ALL’HOSPICE FONDAZIONE ROMA , 13.12.2009

    Alle ore 10 di oggi, III Domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si reca in visita all’Hospice Fondazione Roma, nel quartiere romano di Monteverde.
    La struttura sanitaria, nata undici anni fa con il nome di Hospice Sacro Cuore per iniziativa del Circolo San Pietro e della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, fornisce assistenza gratuita a malati di cancro in fase terminale e a malati di Alzheimer e di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Trenta pazienti sono accolti nella sede dell’Hospice e altri novanta sono assistiti a domicilio.
    Il Papa visita i pazienti ricoverati e incontra i medici, gli infermieri, il personale sanitario e amministrativo, i volontari. Quindi, dopo il saluto del Presidente del Circolo San Pietro, duca Leopoldo Torlonia e del Presidente della Fondazione Roma, prof. Emmanuele F.M. Emanuele, rivolge ai presenti il seguente discorso:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari fratelli e sorelle!

    Ho accolto volentieri l’invito a rendere visita all’Hospice Fondazione Roma e sono molto lieto di essere in mezzo a voi. Rivolgo il mio cordiale pensiero al Cardinale Vicario Agostino Vallini, agli Eccellentissimi Vescovi Ausiliari ed ai Sacerdoti presenti. Ringrazio vivamente il Professor Emmanuele Emanuele, Presidente della Fondazione Roma, e Don Leopoldo dei Duchi Torlonia, Presidente del Circolo San Pietro, per le significative parole che mi hanno cortesemente rivolto. Con loro saluto la Dirigenza dell’Hospice Fondazione Roma, il suo Presidente, Ing. Alessandro Falez, il Personale sanitario, infermieristico e amministrativo, le Suore e quanti prestano in diverso modo la loro opera in questa benemerita istituzione. Rivolgo poi un particolare apprezzamento ai Volontari del Circolo San Pietro, dei quali mi è noto lo zelo e la generosità con cui portano aiuto e conforto ai malati ed ai loro familiari. L’Hospice Fondazione Roma è nato nel 1998, con la denominazione di Hospice Sacro Cuore, per iniziativa dell’allora Presidente Generale del Circolo San Pietro, Don Marcello dei Marchesi Sacchetti, che saluto con viva e grata deferenza. Compito di tale istituzione è la cura dei pazienti terminali, per alleviarne il più possibile le sofferenze e accompagnarli amorevolmente nel decorso della malattia. I ricoverati nell’Hospice, in undici anni, sono passati da tre a più di trenta, seguiti quotidianamente dai medici, dagli infermieri e dai volontari. A questi dobbiamo aggiungere i novanta assistiti a domicilio. Tutto ciò contribuisce a fare dell’Hospice Fondazione Roma, che nel tempo si è arricchito dell’Unità Alzheimer e di un progetto di assistenza sperimentale rivolto a persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica, una realtà particolarmente significativa, nel panorama della sanità romana.

    Cari amici! Sappiamo come alcune gravi patologie producano inevitabilmente nei malati momenti di crisi, di smarrimento e un serio confronto con la propria situazione personale. I progressi nelle scienze mediche spesso offrono gli strumenti necessari ad affrontare questa sfida, almeno relativamente agli aspetti fisici. Tuttavia, non sempre è possibile trovare una cura per ogni malattia, e, di conseguenza, negli ospedali e nelle strutture sanitarie di tutto il mondo ci si imbatte sovente nella sofferenza di tanti fratelli e sorelle incurabili, e spesso in fase terminale. Oggi, la prevalente mentalità efficientistica tende spesso ad emarginare queste persone, ritenendole un peso ed un problema per la società. Chi ha il senso della dignità umana sa, invece, che esse vanno rispettate e sostenute mentre affrontano le difficoltà e la sofferenza legate alle loro condizioni di salute. A tale scopo, oggi si ricorre sempre più all’utilizzo di cure palliative, le quali sono in grado di lenire le pene che derivano dalla malattia e di aiutare le persone inferme a viverla con dignità. Tuttavia, accanto alle indispensabili cure cliniche, occorre offrire ai malati gesti concreti di amore, di vicinanza e di cristiana solidarietà per venire incontro al loro bisogno di comprensione, di conforto e di costante incoraggiamento. È quanto viene felicemente realizzato qui, all’Hospice Fondazione Roma, che pone al centro del proprio impegno la cura e l’accoglienza premurosa dei malati e dei loro familiari, in consonanza con quanto insegna la Chiesa, la quale, attraverso i secoli, si è mostrata sempre come madre amorevole di coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Nel compiacermi per la lodevole opera svolta, desidero incoraggiare quanti, facendosi icone concrete del buon samaritano, che "prova compassione e si prende cura del prossimo" (cfr Lc 10,34), offrono quotidianamente agli ospiti ed ai loro congiunti un’assistenza adeguata e attenta alle esigenze di ciascuno.

    Cari malati, cari familiari, vi ho appena incontrato singolarmente, e ho visto nei vostri occhi la fede e la forza che vi sostengono nelle difficoltà. Sono venuto per offrire a ciascuno una concreta testimonianza di vicinanza e di affetto. Vi assicuro la mia preghiera, e vi invito a trovare in Gesù sostegno e conforto, per non perdere mai la fiducia e la speranza. La vostra malattia è una prova ben dolorosa e singolare, ma davanti al mistero di Dio, che ha assunto la nostra carne mortale, essa acquista il suo senso e diventa dono e occasione di santificazione. Quando la sofferenza e lo sconforto si fanno più forti, pensate che Cristo vi sta associando alla sua croce perché vuole dire attraverso voi una parola di amore a quanti hanno smarrito la strada della vita e, chiusi nel proprio vuoto egoismo, vivono nel peccato e nella lontananza da Dio. Infatti, le vostre condizioni di salute testimoniano che la vita vera non è qui, ma presso Dio, dove ognuno di noi troverà la sua gioia se avrà umilmente posto i suoi passi dietro a quelli dell’uomo più vero: Gesù di Nazaret, Maestro e Signore.

    Il tempo dell’Avvento, nel quale siamo immersi, ci parla della visita di Dio e ci invita a preparagli la strada. Alla luce della fede possiamo leggere nella malattia e nella sofferenza una particolare esperienza dell’Avvento, una visita di Dio che in modo misterioso viene incontro per liberare dalla solitudine e dal non-senso e trasformare il dolore in tempo di incontro con Lui, di speranza e di salvezza. Il Signore viene, è qui, accanto a noi! Questa certezza cristiana ci aiuti a comprendere anche la "tribolazione" come il modo con cui Egli può venire incontro e diventare per ciascuno il "Dio vicino" che libera e salva. Il Natale, al quale ci stiamo preparando, ci offre la possibilità di contemplare il Santo Bambino, la luce vera che viene in questo mondo per manifestare "la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini" (Tt 2,11). A lui, con i sentimenti di Maria, tutti affidiamo noi stessi, la nostra vita e le nostre speranze. Cari fratelli e sorelle! Con questi pensieri invoco su ciascuno di voi la materna protezione della Madre di Gesù, che il popolo cristiano nella tribolazione invoca come Salus infirmorum e vi imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, pegno di spirituale ed intima letizia e di autentica pace nel Signore.

    [01859-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0781-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #6
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    Il nostro amato Papa è sempre attivissimo.
    Sia lodato il Signore, per averci mandato un grandissimo Papa.

  7. #7
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    In merito alla visita di ieri, 13 dicembre..

    Una parola sulla visita di ieri all'Hospice Sacro Cuore..
    Avete notato che finalmente anche i telegiornali hanno indugiato (ne ho visti diversi) su questa visita mostrando, questo mi ha colpito, delle immagini molto significative (le mani del Santo Padre che toccano quelle degli infermi, accarezzano, benedicono, si atteggiano a preghiera..). sicuramente molti saranno rimasti positivamente colpiti.
    Grazie Beatissimo Padre per questa bella testimonianza di carità...


  8. #8
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    Il Papa a pranzo con i poveri assistiti dalla Comunità di S. Egidio (27/12/2009)

    LA COMUNITA'

    Il Papa a pranzo con i poveri di S.Egidio

    Benedetto XVI andrà nella mensa di via Dandolo il 27 dicembre in occasione della festa della Sacra Famiglia



    La mensa di Sant'Egidio (Reuters)ROMA - Il Papa pranzerà presso la mensa dei poveri della comunità di Sant’Egidio il prossimo 27 dicembre. Benedetto XVI arriverà per le 13 alla sede della mensa di via Dandolo a Roma.
    CON I POVERI - E la conferma arriva da padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana: «In occasione della festa della Sacra Famiglia domenica 27 dicembre il Papa sarà alla comunità di Sant'Egidio per il pranzo con i poveri assistiti dalla comunità».
    E I BARBONI - Il 14 febbraio del prossimo anno invece il Santo Padre visiterà l'ostello della Caritas della stazione Termini dove ogni giorno vengono ricoverati e aiutati decine di barboni della Capitale.

    12 dicembre 2009 DA: CORRIERE.IT

    Che bella notizia e che bel segno; il Papa a pranzo con i poveri alla mensa di via Dandolo nella domenica dedicata alla Sacra Famiglia. Il nostro Papa non poteva fare cosa più significativa per Natale; infatti nella famiglia della Chiesa i poveri hanno un posto privilegiato. Sono stato varie volte alla mensa di via Dandolo, dove si respira un'aria di fratellanza e di amicizia bellissima. Il Papa ha mostrato che la Chiesa è sempre dalla parte dei poveri, nei quali si identifica Gesù stesso. Un plauso anche lla Comunità di S.Egidio che da 41 anni opera senza riflettori a favore dei poveri di ogni tipo e specie.
    "Solo la carità salverà il mondo". San Luigi Orione.

  9. #9
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    Che bello! Come diceva santo Stefano, i poveri sono il tesoro della Chiesa, ed il Papa vuole trascorrere con loro una porzione delle festività natalizie. Che bel gesto, davvero lodevole!

    Viva il Papa!

  10. #10
    Gran CierRino
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    Papa Benedetto XVI pranza coi poveri alla Sant’Egidio

    Mensa Sant'Egidio

    [a cura della COMUNITA' DI SANT'EGIDIO] ROMA. Il pranzo di Natale con i poveri è una tradizione della Comunità di Sant’Egidio da quando, nel 1982, un piccolo gruppo di persone povere fu accolto attorno alla tavola della festa nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Erano circa 20 invitati: c’erano alcuni anziani del quartiere, di cui eravamo amici da tempo, che in quel giorno sarebbero rimasti soli, e alcune persone senza fissa dimora conosciute nelle strade di Roma.
    Da quel primo pranzo del 1982 la tavola si è allargata di anno in anno e da Trastevere ha raggiunto tante parti del mondo, dovunque la Comunità è presente. Un Natale straordinario che lo scorso anno ha coinvolto oltre 100.000 persone nei cinque continenti: gente che vive per strada, negli istituti, nelle carceri. Tante persone amici di Sant’Egidio durante l’anno e molti altri che si aggiungono per la festa.
    La festa si fa nelle chiese, nelle case, ma anche negli istituti per anziani, per bambini, per disabili, nelle carceri, negli ospedali, perfino nelle strade. Perché il senso è portare la festa anche negli angoli più bui, più freddi, più sperduti e dimenticati. La festa inizia il 24 sera con le tante cene nella strada la notte di Natale con chi non ha casa. Nelle città fredde del Nord, da Mosca ad Anversa a Parigi, dove tra le luci e le insegne luminose, tanti poveri restano soli, o nelle città povere del Sud del mondo.
    Anche lì il cibo, un regalo semplice, un piccolo presepe, l’alberello di Natale, la musica, ma soprattutto l’amicizia, la gioia, l’attenzione ad ognuno, sono gli “ingredienti” di una festa bella perché piena di amore.
    La festa negli anni si è andata allargando, come per un benefico contagio, e ha raggiunto anche tanti paesi del Sud del mondo in tutti i continenti. Feste belle, in molti casi organizzate con pochissimi mezzi e con un grande impegno da parte di giovani che vivono per lo più in situazioni di povertà se non di conflitto.
    Lo scorso anno in America migliaia di persone hanno fatto festa in Salvador, Messico, Argentina, Guatemala, Ecuador, Cile e anche a Cuba, dove gli adolescenti del Paese dell’Arcobaleno hanno organizzato e animato un pranzo per gli anziani. In molte città dell’Indonesia, che è il più popoloso paese musulmano del mondo, l’invito della Comunità rappresenta un momento di festa e di amicizia tra le diverse comunità religiose. Così anche in Pakistan. Ma anche in tanti luoghi dell’Africa arriverà la gioia della festa: nel solo Mozambico il Natale sarà festeggiato in moltissime città, coinvolgendo bambini di strada, mendicanti, lebbrosi, ciechi, famiglie povere e tanti carcerati.
    In Africa la povertà emerge con particolare durezza nelle carceri. Nella maggior parte dei casi non ci sono letti, non ci sono bagni e le celle sono affollatissime. Le condizioni igieniche sono pessime: ci si ammala facilmente e a volte si muore. Il vitto fornito dall’istituzione carceraria è insufficiente. Chi non ha parenti che portano il cibo, soffre per la fame. Per questo molte comunità africane, in Mozambico, Guinea Conakry, Burkina Faso, non solo visitano regolarmente i carcerati, ma nel giorno di Natale preparano un pasto che è per tanti l’unico vero pranzo di tutto l’anno.
    In Costa d’Avorio, in Cameroun, in Madagascar, in Tanzania, in Uganda si fa festa con i mendicanti ciechi e i bambini di strada. E’ significativo che, nonostante i pochi mezzi di cui dispongono, le comunità africane raggiungeranno con i pranzi di Natale decine di migliaia di persone, più che nella sola Europa.
    Quest’anno, a Roma, ci saranno circa 10.000 ospiti (2000 quelli a Trastevere). Ma il Natale della comunità si celebra, fra le altre città, anche a Genova, Messina, Bari, Milano, Firenze, Torino, Novara, Padova, Napoli, Catania, Cosenza, Palermo, Trieste, Reggio Calabria. Non solo in Italia, quindi, ma oltre 500 città del mondo, in più di 70 paesi: in Europa, nelle Americhe, in Africa e in Asia.
    Il programma del Natale 2009 alla Sant’Egidio? Il 24 dicembre sera (ore 20) cena itinerante presso le stazioni e nei luoghi di fortuna con i senza dimora. La cena avrà 12 itinerari e raggiungerà 60 punti nella città di Roma (info dangelo.augusto@fastwebnet.it). Il giorno di Natale, 25 dicembre, pranzo nella Basilica di S. Maria in Trastevere e in altri 38 luoghi. Sabato 26 dicembre, invece, la Comunità di Sant’Egidio e la direzione del carcere di Regina Coeli organizzano un pranzo di Natale con i detenuti a 51 anni dalla storica visita di Giovanni XXIII nel carcere romano. Domenica 27 dicembre 2009, “Festa della Santa Famiglia”: Papa Benedetto XVI visiterà la Comunità di Sant’Egidio e, dopo l’Angelus, pranzerà con i poveri presso la mensa di Via Dandolo. DA: volontariato-oggi.it
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    "Solo la carità salverà il mondo". San Luigi Orione.

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