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Discussione: Penitenzieria apostolica: informazioni e attività

  1. #11
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    La Penitenzieria Apostolica apre gli archivi: intervista con il reggente, mons. Girotti

    La Penitenzieria Apostolica, secolare dicastero della Curia Romana, ha deciso di aprire alla consultazione degli specialisti una parte dei propri archivi storici, che va ad aggiungersi a quella già resa disponibile da oltre 20 anni. Domani, alla Pontificia Università Gregoriana, il penitenziere maggiore, il cardinale Fortunato Baldelli, sarà uno dei protagonisti della giornata di studi organizzata per celebrare l’avvenimento. Con lui, prenderanno la parola, fra gli altri, anche il cardinale Raffaele Farina, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, e il vescovo Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano. Il servizio di Alessandro De Carolis:

    Un sipario che si alza praticamente del tutto – e in buona parte era già stato sollevato – sulle vicende storiche del più antico dicastero della Curia Romana, la Penitenzieria Apostolica. Sta in questo la novità della decisione che porterà gli studiosi che ne faranno richiesta a consultare le centinaia di antichi registri e documenti custoditi nell’archivio del dicastero, che vanno complessivamente dai primi del Quattrocento alla fine del Pontificato di Pio X, il 1914. Una parte dei fondi – registri collocabili tra il 1410 e il 1890 e conservati pro tempore presso l’Archivio Segreto Vaticano – erano già stati posti in visione dal 1988. La nuova documentazione riguarda invece la storia del dicastero, la sua struttura interna e la sua attività, dalle quali si potranno ricavare interessanti informazioni di storia sociale, giuridica, economica e politica del periodo preso in esame. Materiale, dunque, di rilievo per gli storici – dagli atti del cardinale Borromeo, alle “suppliche” per le dispense matrimoniali a incartamenti contabili – ma comunque facente parte del cosiddetto “foro esterno” della Penitenzieria, cioè di ciò che può essere di pubblico dominio. Nessun velo è stato e viene alzato invece su quello che gli archivi conservano in relazione al “foro interno”, quel territorio “sensibile” che riguarda le coscienze dei fedeli e le delicate decisioni assunte dalla Penitenzieria Apostolica, come spiega il reggente del dicastero, mons. Gianfranco Girotti:

    “Alla Penitenzieria, di norma, vengono sottoposti casi ai quali il confessore ordinario non può dare alcuna soluzione, perché secondo la norma canonica sono casi riservati alla Santa Sede. I casi specifici sono la profanazione delle Sacre specie, la violazione del sigillo sacramentale, l’assoluzione del complice, la dispensa dalla irregolarità”.

    Penitenza richiama la Riconciliazione, un Sacramento che per tanti cristiani è diventato più che altro un’idea sfumata, se non addirittura un fastidio:

    “Lei tocca un problema molto, molto delicato e una realtà di fatto. Constatiamo che i concetti di penitenza, di peccato, di grazia in questo nostro tempo hanno subito e stanno subendo una sorta di appannamento: l’indebolita coscienza del peccato, il modo nuovo di concepire il peccato, il sempre più massiccio affermarsi di una società complessa, indubbiamente rendono oggi difficile il senso del peccato”.

    Proprio per contrastare questa deriva, la Penitenzieria Apostolica organizza ormai da anni dei corsi per sacerdoti, mirati – spiega mons. Girotti – a rendere il servizio penitenziale sempre più in sintonia con il suo spirito, ma anche la sua pratica:

    “La Confessione è uno dei ministeri essenziali di ogni sacerdote e oggi sono molti coloro che cercano il perdono, la pace interiore, la riconciliazione con Dio e con il prossimo. Il confessore è la persona che più di ogni altro può far riscoprire la bellezza e la necessità della celebrazione del Sacramento della riconciliazione”.


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #12
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    Scusate se posto qui la mia domanda, non so nemmeno se é lo spazio giusto per farlo: se una persona confessa un peccato molto grave (tipo profanazione di una chiesa) la Penitenzieria apre un processo canonico? Come potrebbe agire e che pene potrebbe conferire? Il penitente potrebbe essere cacciato per sempre dalla Chiesa Cattolica? Grazie.

  3. #13
    Veterano di CR L'avatar di Alfonso
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    La Confessione Sacramentale è coperta dal Segreto Confessionale. Se confessi la profanazione di una chiesa, non si apre nessun processo.
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  4. #14
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    Se sono state profanate anche le Sacre Specie, il colpevole è incorso in uno dei graviora delicta riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi non può essere assolto da un semplice confessore
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  5. #15
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Se sono state profanate anche le Sacre Specie, il colpevole è incorso in uno dei graviora delicta riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede e quindi non può essere assolto da un semplice confessore
    Non è competenza della Penitenzieria?
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  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Respiro Visualizza Messaggio
    Scusate se posto qui la mia domanda, non so nemmeno se é lo spazio giusto per farlo: se una persona confessa un peccato molto grave (tipo profanazione di una chiesa) la Penitenzieria apre un processo canonico? Come potrebbe agire e che pene potrebbe conferire? Il penitente potrebbe essere cacciato per sempre dalla Chiesa Cattolica? Grazie.
    La Penitenzieria non apre processi, concede assoluzioni ed indulgenze. Ci si rivolge alla Penitenzieria tramite il confessore.
    La profanazione di una chiesa in sé non è peccato riservato, lo è la profanazione dell'eucaristia. La Penitezieria interviene per assolvere il reo pentito che chiede aiuto. Diverso invece è il caso in cui qualcuno denuncia il profanatore (non pentito). Qui si apre il processo e la competenza è la CDF.

  7. #17
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    Ok, grazie per le informazioni. Si tratta di semplici curiosità che non avevo mai approfondito.

  8. #18
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    UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CORSO SUL FORO INTERNO PROMOSSO DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA , 09.03.2012

    Dal 5 al 9 marzo 2012 si è svolto, presso il Palazzo della Cancelleria in Roma, il XXIII Corso sul Foro Interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica.
    In occasione della conclusione del Congresso, alle ore 12 di oggi, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i partecipanti al Corso annuale sul Foro interno e - dopo l’indirizzo di omaggio del Penitenziere Maggiore, il Card. Manuel Monteiro de Castro - il Papa rivolge ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

    DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Cari Amici,

    sono molto lieto di incontrarvi in occasione dell’annuale Corso sul Foro Interno, organizzato dalla Penitenzieria Apostolica. Rivolgo un cordiale saluto al Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore, che, per la prima volta in questa veste, ha presieduto le vostre sessioni di studio, e lo ringrazio per le cordiali espressioni che ha voluto rivolgermi. Saluto altresì Mons. Gianfranco Girotti, Reggente, il personale della Penitenzieria e ciascuno di voi che, con la vostra presenza, richiamate a tutti l’importanza che ha per la vita di fede il Sacramento della Riconciliazione, evidenziando sia la necessità permanente di un’adeguata preparazione teologica, spirituale e canonica per poter essere confessori, sia, soprattutto, il legame costitutivo tra celebrazione sacramentale e annuncio del Vangelo.

    I Sacramenti e l’annuncio della Parola, infatti, non devono mai essere concepiti come separati, ma, al contrario, «Gesù afferma che l’annuncio del Regno di Dio è lo scopo della sua missione; questo annuncio, però, non è solo un "discorso", ma include, nel medesimo tempo, il suo stesso agire; i segni, i miracoli che Gesù compie indicano che il Regno viene come realtà presente e che coincide alla fine con la sua stessa persona, con il dono di sé. […] Il sacerdote rappresenta Cristo, l’Inviato del Padre, ne continua la missione, mediante la "parola" e il "sacramento", in questa totalità di corpo e anima, di segno e parola» (Udienza generale, 5 maggio 2010). Proprio questa totalità, che affonda le radici nel mistero stesso dell’Incarnazione, ci suggerisce che la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione è essa stessa annuncio e perciò via da percorrere per l’opera della nuova evangelizzazione.

    In che senso allora la Confessione sacramentale è "via" per la nuova evangelizzazione? Anzitutto perché la nuova evangelizzazione trae linfa vitale dalla santità dei figli della Chiesa, dal cammino quotidiano di conversione personale e comunitaria per conformarsi sempre più profondamente a Cristo. E c’è uno stretto legame tra santità e Sacramento della Riconciliazione, testimoniato da tutti i Santi della storia. La reale conversione dei cuori, che è aprirsi all’azione trasformante e rinnovatrice di Dio, è il "motore" di ogni riforma e si traduce in una vera forza evangelizzante. Nella Confessione il peccatore pentito, per l’azione gratuita della Misericordia divina, viene giustificato, perdonato e santificato, abbandona l’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo. Solo chi si è lasciato profondamente rinnovare dalla Grazia divina, può portare in se stesso, e quindi annunciare, la novità del Vangelo. Il beato Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Novo Millennio ineunte, affermava: «Un rinnovato coraggio pastorale vengo poi a chiedere perché la quotidiana pedagogia delle comunità cristiane sappia proporre in modo suadente ed efficace la pratica del sacramento della Riconciliazione» (n. 37). Desidero ribadire tale appello, nella consapevolezza che la nuova evangelizzazione deve far conoscere all’uomo del nostro tempo il volto di Cristo «come mysterium pietatis, colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole e ci riconcilia pienamente a sé. È questo volto di Cristo che occorre far riscoprire anche attraverso il sacramento della Penitenza» (ibidem).

    In un’epoca di emergenza educativa, in cui il relativismo mette in discussione la possibilità stessa di un’educazione intesa come progressiva introduzione alla conoscenza della verità, al senso profondo della realtà, quindi come progressiva introduzione al rapporto con la Verità che è Dio, i cristiani sono chiamati ad annunciare con vigore la possibilità dell’incontro tra l’uomo d’oggi e Gesù Cristo, in cui Dio si è fatto così vicino da poterlo vedere e ascoltare. In questa prospettiva il Sacramento della Riconciliazione, che prende le mosse da uno sguardo alla propria concreta condizione esistenziale, aiuta in modo singolare quella "apertura del cuore" che permette di volgere lo sguardo a Dio perché entri nella vita. La certezza che Lui è vicino e nella sua misericordia attende l’uomo, anche quello coinvolto nel peccato, per guarire le sue infermità con la grazia del Sacramento della Riconciliazione, è sempre una luce di speranza per il mondo.

    Cari sacerdoti e cari diaconi che vi preparate al Presbiterato, nell’amministrazione di questo Sacramento, vi è data o vi verrà data la possibilità di essere strumenti di un sempre rinnovato incontro degli uomini con Dio. Quanti si rivolgeranno a voi, proprio per la loro condizione di peccatori, sperimenteranno in se stessi un desiderio profondo: desiderio di cambiamento, domanda di misericordia e, in definitiva, desiderio che riaccada, attraverso il Sacramento, l’incontro e l’abbraccio con Cristo. Sarete perciò collaboratori e protagonisti di tanti possibili "nuovi inizi", quanti saranno i penitenti che vi si accosteranno, avendo presente che l’autentico significato di ogni "novità" non consiste tanto nell’abbandono o nella rimozione del passato, quanto nell’accogliere Cristo e nell’aprirsi alla sua Presenza, sempre nuova e sempre capace di trasformare, di illuminare tutte le zone d’ombra e di schiudere continuamente un nuovo orizzonte. La nuova evangelizzazione, allora, parte anche dal Confessionale! Parte cioè dal misterioso incontro tra l’inesauribile domanda dell’uomo, segno in lui del Mistero Creatore, e la Misericordia di Dio, unica risposta adeguata al bisogno umano di infinito. Se la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione sarà questo, se in essa i fedeli faranno reale esperienza di quella Misericordia che Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, ci ha donato, allora diverranno essi stessi testimoni credibili di quella santità, che è il fine della nuova evangelizzazione.

    Tutto questo, cari amici, se è vero per i fedeli laici, acquista ancora maggiore rilevanza per ciascuno di noi. Il ministro del Sacramento della Riconciliazione collabora alla nuova evangelizzazione rinnovando egli stesso, per primo, la coscienza del proprio essere penitente e del bisogno di accostarsi al perdono sacramentale, perché si rinnovi quell’incontro con Cristo, che, iniziato nel Battesimo, ha trovato nel Sacramento dell’Ordine una specifica e definitiva configurazione. Questo il mio augurio per ciascuno di voi: la novità di Cristo sia sempre il centro e la ragione della vostra esistenza sacerdotale, perché chi vi incontra possa, attraverso il vostro ministero, proclamare come Andrea e Giovanni: «Abbiamo incontrato il Messia» (Gv 1,41). In tal modo, ogni Confessione, dalla quale ciascun cristiano uscirà rinnovato, rappresenterà un passo in avanti della nuova evangelizzazione. Maria, Madre di Misericordia, Rifugio per noi peccatori e Stella della nuova evangelizzazione accompagni il nostro cammino. Vi ringrazio di cuore e volentieri vi imparto la mia Benedizione Apostolica.

    [00328-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0141-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #19
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    Simposio della Penitenzieria. Mons. Nykiel: riscoprire il confessionale come luogo di evangelizzazione

    Si è aperto oggi a Roma, presso il Palazzo della Cancelleria, il Simposio organizzato dalla Penitenzieria Apostolica sul tema “La Penitenza tra Gregorio VII e Bonifacio VIII”. Partecipano studenti delle Università Pontificie e Statali della capitale, cultori di storia della Chiesa, diritto canonico, liturgia e pastorale, autorità ecclesiastiche e civili. Ad aprire i lavori è stato il saluto del cardinale Manuel Monteiro de Castro, penitenziere maggiore, seguito dalla prolusione del reggente, mons. Krzysztof Nykiel. Tra i moderatori il cardinale James Francis Stafford, penitenziere maggiore emerito, e mons. Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Patricia Ynestroza ha parlato del tema del Simposio col reggente della Penitenzieria, mons. Krzysztof Nykiel:

    R. - Si tratta di un periodo storico di grande rilevanza politica, ma anche di forte connotazione religiosa poiché maturava sempre di più, nell’animo dei Pontefici, la consapevolezza che fosse necessaria una nuova cristianizzazione del mondo. Un progetto che richiedeva necessariamente una vasta opera di riforma e che assegnava al clero un ruolo di guida nella società. Si voleva un clero capace di destreggiarsi in maniera adeguata, anche e soprattutto nel foro penitenziale, perché di vero e proprio foro ormai si può cominciare a parlare in questo periodo storico, considerando le nuove modalità assunte dalla celebrazione del rito sacramentale. Vennero così moltiplicandosi sia gli appelli ai pastori, affinché evangelizzassero il popolo scristianizzato, sia i moniti a quanti di essi non adempivano al proprio compito. Non vi era, però, soltanto un popolo da muovere a penitenza: in quel popolo vi era pure una moltitudine di gente - uomini e donne - infiammata dall’amore di Dio e impegnata a far risuonare, in ogni luogo, l’invito del Maestro Divino: “Poenitentiam agite”. Questa ansia di salvezza e di redenzione che animava il popolo cristiano fu recepita dapprima da Papa Celestino V e poi, dopo le sue dimissioni, dal suo successore Bonifacio VIII, che nel 1300 promulgherà il primo Giubileo della storia cristiana.

    D. – Qual è il significato della penitenza oggi?

    R. - Il significato della penitenza oggi è, più o meno, questo: il Simposio di quest’anno si inserisce nel contesto del tutto particolare dell’Anno della Fede e si celebra a poco tempo di distanza dalla conclusione della XIII Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi sul tema della nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. In questa occasione è stato opportunamente ribadito da alcuni Padri sinodali che la nuova evangelizzazione passa anche attraverso il confessionale. Il Sacramento della Penitenza è strumento efficace, che rigenera l’uomo dal didentro, perché lo aiuta a cogliere la verità di se stesso: quella cioè di essere figlio prediletto del Padre, ricco di misericordia e sempre disposto a donargli incondizionatamente il suo perdono e la pace.

    D. - Qual è il ruolo e il significato della Penitenzieria Apostolica?

    R. - Quando si parla della Penitenzieria apostolica, in considerazione della sua denominazione, non è da stupirsi se taluni ci chiedono se questo sia un luogo di detenzione, una sorta di prigione della Chiesa cattolica. E’ ovvio che non è assolutamente così. La Penitenzieria, com’è stato anche oggi ribadito, è il dicastero più antico della Curia Romana, infatti la sua fondazione risale alla fine del XII secolo. La Penitenzieria svolge un servizio - si potrebbe affermare - esclusivamente spirituale, una funzione immediatamente collegata alla finalità della Chiesa, la Salus animarum. Il suo scopo è quello di agevolare e di aiutare i fedeli nella loro riconciliazione con Dio e con la Chiesa. Sappiamo che la riconciliazione del peccatore passa attraverso la mediazione autoritativa della Chiesa. Il peccato - e questo dobbiamo tenerlo fortemente presente - non è un affare che riguarda solo Dio e il penitente: con il peccato viene ferita anche la Chiesa e questa è una verità che, purtroppo, molti cattolici ignorano. L’intervento della Chiesa nel perdono dei peccati appartiene alla stessa volontà di Dio: non si tratta, quindi, di una prassi che si è venuta a sviluppare col passare del tempo; non è una forma con la quale si intende centralizzare o burocratizzare il perdono. La competenza del Tribunale della Penitenzieria Apostolica si riferisce alle materie che concernono il foro interno e quindi l’ambito intimo dei rapporti fra Dio e il fedele.

    D. - Quali sono le vostre sfide e speranze?

    R. - Noi ci auguriamo che in questi due giorni di studio il Sacramento della Penitenza - attraverso l’approfondimento della sua evoluzione storica, canonica, liturgica e pastorale - venga maggiormente riscoperto e apprezzato. Ci auguriamo che i confessionali vengano sempre più frequentati dai nostri fedeli come luoghi privilegiati per fare esperienza dell’amore misericordioso del Padre. Sull’importanza del confessionale e del Sacramento della Penitenza è anche più volte intervenuto il Santo Padre Benedetto XVI. Questo l’ha anche sottolineato nell’omelia pronunciata in occasione della Liturgia eucaristica a conclusione del Sinodo dei Vescovi: riscoprire il confessionale come luogo privilegiato di evangelizzazione e di trasmissione della sacra dottrina.


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #20
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    Simposio della Penitenzieria. Mons. Nykiel: grazie al Papa in tanti riscoprono la Confessione

    “Penitenza e Penitenzieria tra Umanesimo e Rinascimento. Dottrine e prassi dal Trecento agli inizi dell’Età Moderna (1300-1517)” è il tema del IV Simposio di studi organizzato dalla Penitenzieria Apostolica a Roma, Palazzo Cancelleria,

    in programma ieri e oggi. A mons. Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria, Fabio Colagrande ha domandato se il tema della Confessione non rischi di essere scarsamente considerato in un'epoca di eclissi del senso del peccato:

    R. – Riflettere sull’evoluzione storica, canonica e pastorale della prassi penitenziale e del sacramento della penitenza, come pure della Penitenzieria Apostolica, non sono temi che ci richiamo un passato ormai non più esistente. La Confessione sacramentale è ancora oggi la linfa vitale della Chiesa. Infatti, il Simposio di quest’anno si svolge in concomitanza con la conclusione dell’Anno della Fede che – come si è potuto costatare – ha registrato a Roma una presenza numerosa di pellegrini provenienti da tutto il mondo per rinnovare la loro professione di fede.

    Tanti sono stati i pellegrini che si sono accostati al sacramento della riconciliazione nelle diverse Basiliche Papali in Urbe. I nostri Penitenzieri minori ci informano entusiasticamente che, i tanti pellegrini che ogni mercoledì, il giorno dell’Udienza Generale oppure alla domenica quando accorrono a Piazza San Pietro per ascoltare le parole che il Papa rivolge all’Angelus,

    si accostano con maggiore fiducia e sincero spirito di pentimento al sacramento della confessione. Anche le Chiese nei dintorni del Vaticano sono piene di fedeli che chiedono di confessarsi e di dedicare del tempo alla preghiera. Papa Francesco, più volte nei suoi discorsi ed interventi pubblici, sta invitando a non avere paura di chiedere perdono a Dio perché Egli è felice quando ci dona la Sua misericordia. Infatti, incontrando i Penitenzieri minori della Basilica di Santa Maria Maggiore, all’indomani della Sua elezione pontificia, ha detto loro:
    ''Misericordia, misericordia, misericordia. Voi siete confessori quindi siate misericordiosi verso le anime”.

    D. – Perché, secondo lei, a Papa Francesco, sta tanto a cuore questo aspetto della vita cristiana ed ecclesiale?

    R. – Perché la misericordia di Dio è il cuore dell’annuncio evangelico. Gesù è venuto a salvare chi era perduto.
    Papa Francesco insiste molto nel trasmettere che Dio è misericordia infinita perché vuole suscitare nel cuori degli uomini di buona volontà
    la fiducia e la speranza che nella vita i cambiamenti sono sempre possibili. E’ sempre tempo di conversione e di salvezza. Egli desidera che la Chiesa si mostri al mondo come Madre e Maestra di misericordia, come “la casa di tutti, i più forti e i più deboli, i peccatori, gli indifferenti, coloro che si sentono scoraggiati e perduti”. E le ricadute positive di queste esortazioni da parte del Santo Padre sono davvero innumerevoli. Da diverse parti del mondo, infatti, anche dai nostri Penitenzieri minori – come già ho detto - ci giungono le informazioni sul notevole risveglio della gente, dei nostri fedeli che si accostano con maggiore fiducia e sincero spirito di pentimento al sacramento della confessione.

    D. – Ci sono altri aspetti che la colpiscono particolarmente dell’azione pastorale
    di Papa Francesco?

    R. – A me personalmente, di Papa Francesco colpisce non soltanto il suo essere annunciatore della Divina Misericordia, ma il suo farsi Pastore buono e misericordioso. Colpisce la Sua bontà di cuore nei confronti di tutti, senza distinzione di persone, la spontaneità e capacità di ascolto della gente, il suo andare continuamente in ricerca dei poveri, dei bisognosi e dei sofferenti. La gente sente vicino il Papa, avverte che non è distante dai lori problemi e dalla loro vita. Avendo avuto la gioia di incontrare personalmente il Santo Padre, in questi ultimi mesi, ho potuto costatare quanto Egli è vicino alle nostre vicissitudini e a quelle dei nostri cari. Questa Sua generosità d’animo, la Sua tenerezza, viene percepita anche tra noi nel nostro Dicastero, denominato “il Tribunale della Misericordia”. Nella preghiera del quotidiano Angelus Domini preghiamo sempre per il papa Francesco e per il suo ministero petrino.

    D. – Quali sono, in conclusione, le sfide e le speranze legate a questo IV Simposio della penitenzieria?

    R. – Ci auguriamo che anche il nostro Simposio, attraverso l’approfondimento dell’evoluzione storica, canonica, liturgica e pastorale del sacramento della penitenza, aiuti le persone a riscoprire ed apprezzare sempre meglio la gioia di sentirsi amati e perdonati dal Padre,
    ricco di misericordia; che i confessionali vengano ancora di più frequentati dai nostri fedeli come luogo privilegiato per fare esperienza dell’Amore di Dio più grande di ogni peccato. Amministrando il sacramento della riconciliazione, si presenta al sacerdote una valida occasione di evangelizzazione e di annuncio della buona novella.
    Evangelizzare non è soltanto portare una dottrina, annunciare delle verità. Evangelizzare è soprattutto proclamare la buona notizia evangelica capace di toccare il cuore degli uomini e di aprirlo all’accoglienza dell’amore di Dio.


    fonte: Radio Vaticana
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