Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Penitenzieria apostolica: informazioni e attività

  1. #21
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    «Siamo ministri di misericordia perché anche noi perdonati»
    La meditazione del cardinale Piacenza al santuario di San Giovanni d’Avila a Montilla, in Spagna, con i sacerdoti della regione ecclesiastica


    Andrea Tornielli
    Città del Vaticano


    «Siamo ministri di misericordia perché oggetto di misericordia». Lo ha detto questo pomeriggio al Santuario di San Giovanni d’Avila a Montilla, in Spagna, il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore, incontrando i sacerdoti della regione ecclesiastica.

    Nella sua meditazione il cardinale ha ricordato che «nessuno ama se non è amato, cioè nessuno può amare davvero, anche psicologicamente parlando, se non parte da un’esperienza solida e profonda di amore». E «non c’è certezza di essere amati, né solidità della propria immagine e della stima di sé, che non debbano, prima o poi (meglio prima), fare i conti con il fallimento, il peccato, il tradimento e la conseguente solitudine. L’uomo ha, in tal senso, un “naturale bisogno” di essere confermato nell’amore, nel valore del proprio “io”, nel significato della propria esistenza, e tale bisogno trova nella misericordia l’unica, reale possibilità di risposta».

    «Potremmo dire - ha aggiunto Piacenza - che la misericordia è il nome dell’amore, che permane anche di fronte al tradimento! é il nome dell’amore, che rimane fedele anche di fronte all’infedeltà e che, per questo, è capace di ricostruire quella stima di sé, che inevitabilmente viene indebolita, o, addirittura, distrutta».

    L’esperienza della misericordia, ha spiegato, «a livello di storia della salvezza, trova risposta solo nel volto di Gesù Cristo, Agnello immolato, misericordia fatta carne per gli uomini». Nessuno «è capace davvero di misericordia, se non partendo dalla memoria delle concrete situazioni, nelle quali egli per primo è stato oggetto di misericordia».

    Per questo Piacenza ha sottolineato l'esistenza di un «profondo ed imprescindibile legame tra la misericordia “ricevuta” e la misericordia “offerta”». È augurabile - ha aggiunto - «che ciascuno di noi, chiamato ad essere ministro della misericordia, faccia permanente memoria delle proprie esperienze “umane” di misericordia. Quante volte sono stato perdonato? Quante volte sono stato perdonato da un fratello, contro il quale non ho agito bene? Quante volte sono stato perdonato nei rapporti familiari e amicali? Non è secondario, nella preghiera, fare memoria dei volti e dei nomi, che, negli anni, ci hanno perdonati, facendoci sentire amati, dicendoci che la nostra vita valeva - e vale - ben oltre ogni possibile fallimento».

    L’esperienza della misericordia, ha osservato, «ne acuisce ed approfondisce il desiderio, così come il donarla ne rinnova l’esperienza. Un ministro che offrisse, per divino mandato, la misericordia del Padre, senza mendicarla egli stesso per la propria vita e senza gioire per tale esperienza, ben difficilmente riuscirebbe a far percepire ai fratelli l’essenza di tale dono».

    Piacenza ha chiesto ai preti di «favorire l’emergere, nei nostri fratelli uomini, del desiderio di misericordia. Esso, ben lo sappiamo, è spesso celato inconsapevolmente, o volontariamente represso, a causa di quella misteriosissima, ma reale paura, frutto di menzogna, che vede nella domanda una debolezza, una fragilità, invece che una apertura ed una possibilità di accoglienza dell’essere».

    Il ministero del sacerdote, ha aggiunto, «ci spinge ad essere dei “suscitatori di domande”, nella fatica e nella responsabilità di chi sa che, una volta suscitata la domanda, è doveroso dare delle risposte, le quali passano inevitabilmente attraverso la nostra concreta umanità e il nostro ministero. Sarebbe infatti un gravissimo tradimento agli uomini - e soprattutto ai più giovani e ai più fragili - destare la domanda di misericordia, che è domanda di Cristo, senza poi essere disponibili ad accompagnare concretamente, in una reale esperienza di tale tipo».

    Il cardinale ha suggerito la «semplice fedeltà ad un orario fisso di confessionale», la «sollecitudine per chi si rivolge a noi, chiedendo altro, ma potendo essere efficacemente guidato alla celebrazione del sacramento», una predicazione «che non può superficialmente bypassare il tema centrale della misericordia».

    Piacenza ha invitato i preti a non esercitare «mai in modo arbitrario» il loro ministero, «svincolati dalla dottrina, che vede nel Catechismo della Chiesa Cattolica e nel Codice di diritto canonico due momenti imprescindibili». Una «fedeltà» che «non è rigidità ma pastoralità».


    fonte: Vatican Insider
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  2. #22
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    Corso sul Foro interno. Il card. Piacenza: i sacerdoti sappiano "abitare il confessionale" con cuore paterno

    È giunto al 25.mo appuntamento il Corso che, annualmente, la Penitenzieria Apostolica organizza in Vaticano sul Foro interno. Da domani pomeriggio a venerdì 28 marzo, circa 500 tra sacerdoti e seminaristi vicini all’ordinazione parteciperanno a giornate di approfondimento inerenti al Sacramento della Riconciliazione. Ad aprire i lavori sarà il penitenziere maggiore, il cardinale Mauro Piacenza. Roberto Piermarini lo ha intervistato:

    D. - La Chiesa parla di conversione e di misericordia. È questo il tema privilegiato della predicazione quaresimale. Come attua tutto ciò?

    R. - La Chiesa non solo annuncia la conversione e il perdono ma, allo stesso tempo, è segno di tutto questo, segno che porta riconciliazione con Dio e con i fratelli. Quindi è certamente un segno di pace efficace nel mondo. La celebrazione del Sacramento della Riconciliazione si inserisce nel contesto dell’intera vita ecclesiale, soprattutto in rapporto al mistero pasquale celebrato nell’Eucarestia e - direi certamente - facendo riferimento al Battesimo vissuto, alla Confermazione e alle esigenze del comandamento della carità, dell’amore. E’ sempre una celebrazione gioiosa dell’amore di Dio che dona se stesso, distruggendo il nostro peccato quando siamo disposti a riconoscerlo con umiltà.

    D. - Che incidenza ha nella vita sociale il Sacramento della Penitenza?

    R. - Si tende alla riconciliazione piena secondo la logica del “Padre nostro”, le Beatitudini e il comandamento dell’amore. E’ una via di purificazione dai peccati ed anche un itinerario verso l’identificazione con Cristo. Questo cammino penitenziale è oggi, come sempre, di estrema importanza, come fondamento per costruire una società che viva la comunione. Anche - ed ecco l’incidenza - nel modo di leggere le vicende di questo mondo così come ci sbalzano anche dalle cronache quotidiane e dalle situazioni sociali credo si debba sempre tenere presente la realtà del peccato originale. Il non voler tenere presente che l’uomo ha una natura ferita, incline anche al male, provoca ben gravi errori in campo educativo, in campo politico, ecc.

    D. - Si devono confessare anche i peccati veniali?

    R. - Quando si entra nella dinamica evangelica del perdono diventa facile comprendere l’importanza di confessare anche i peccati lievi e le imperfezioni. Perché questo? Perché viene fuori una decisione di progredire nella imitazione di Cristo, nel percorrere la via dello Spirito e con il desiderio di trasformare davvero la propria vita in espressione della misericordia divina verso gli altri. In questo modo si entra in sintonia con i sentimenti di Cristo “che solo - come dice San Paolo alla Lettera ai Romani e nella prima Lettera di San Giovanni - ha espiato per i nostri peccati” (cf Rom 3,25; 1 Gv 2,1-2). Quindi, certo, i peccati gravi devono essere confessati; le imperfezioni e tutto il resto è bene confessarlo.

    D. - Come deve essere la confessione?

    R. - La confessione dovrebbe essere chiara, semplice, integra dei propri peccati. La “conversione”, come ritorno ai progetti del Padre, implica - e questa è quindi un’altra caratteristica - il pentimento sincero e pertanto l’accusa chiara e la disposizione a riparare alla propria condotta. Così si torna ad orientare la propria esistenza sul cammino dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Il penitente, davanti a Cristo risorto presente nel Sacramento (ma anche in qualche modo anche nel ministro), confessa i propri peccati, esprime il proprio pentimento e si impegna a corrispondere alla grazia di Dio per potersi emendare. La grazia del Sacramento della Riconciliazione è grazia di perdono che arriva fino alla radice del peccato commesso dopo il Battesimo e guarisce le imperfezioni e le deviazioni, dando al credente la forza per la “conversione” vera.

    D. - Papa Francesco esorta i sacerdoti ad essere misericordiosi. Cosa significa in concreto?

    R. – E’ quanto mai importante che il confessore sappia accogliere il penitente. E la prima accoglienza è remota ed è costituita dalla preghiera e dalla penitenza che il sacerdote deve fare per quanti si accosteranno alla Confessione. Occorre poi “abitare il confessionale”, ovvero starci con orari che vadano incontro ai fedeli e con un cuore incandescente di paternità. L’aiuto, durante la confessione, tende alla vera conoscenza di sé, alla luce della fede, in vista di un atteggiamento di contrizione e di proposito di conversione permanente, intima per superare l’insufficiente risposta all’infinito amore misericordioso di Dio. La carità pastorale spinge il sacerdote confessore alla massima disponibilità nell’accoglienza delle pecore ferite, anzi ad andare loro incontro per ricondurle all’ovile. Papa Francesco usa spesso un’espressione icastica nel presentare la Chiesa quando dice: “É come un Ospedale da campo”. Questa espressione così chiara ha fatto fortuna. Ebbene percorrendo la stessa espressività si potrebbe dire che la Confessione è come un reparto di urgenza di tale Ospedale. Il confessore è pastore, padre, maestro, educatore, giudice misericordioso, medico che deve aiutare a riprendere il pieno vigore.

    D. - Quale formazione per un Confessore?

    R. - Si richiede un’accurata formazione per esercitare proficuamente il ministero del confessore. Occorre una delicata sensibilità spirituale e pastorale, una preparazione teologica, morale e pedagogica veramente seria in modo da riuscire a comprendere il vissuto del penitente. Quindi bisogna saper vedere dove vive il penitente, la società che ha attorno, il contesto familiare … Tutto ciò dovrebbe far parte non solo della formazione iniziale, ma anche di quella permanente del clero. Il Corso sul Foro Interno che faremo in questi giorni è un piccolo contributo per la formazione del buon confessore.

    D. - Si parla anche di gioia. In che senso?

    R. - Sì, il Sacramento della Riconciliazione è un grandissimo dono, un dono anche per noi sacerdoti che, pur chiamati ad esercitare questo ministero, abbiamo le nostre mancanze da farci rimettere; quindi siamo penitenti e confessori nello stesso tempo. La gioia di perdonare e la gioia di essere perdonati vanno insieme. Quindi in questa sede auguro a tutti: confessori e penitenti di poter sperimentare questa gioia cristallina. E’ il mio più cordiale augurio pasquale!

    D. - Voi organizzate ora un Corso sul foro interno: vuole dirci del suo svolgimento?

    R. - La Penitenzieria Apostolica, ormai da 25 anni organizza un Corso sul Foro Interno a servizio dei sacerdoti novelli o di recente ordinazione e dei seminaristi prossimi all'ordinazione presbiterale. Nel corrente anno tale Corso si svolgerà da domani a venerdì 28 marzo presso la sede della Penitenzieria, nel Palazzo dei tribunali, in Piazza della Cancelleria, 1. Gli iscritti sono al momento circa cinquecento appartenenti ai vari continenti. Dopo la lectio magistralis del cardinale penitenziere maggiore sul tema “...rinnovare l’incontro personale con Gesù Cristo” (Evang. Gaudium, n.3) si alterneranno il cardinale prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, monsignor reggente, i prelati della Penitenzieria e i diversi officiali della stessa. Le varie relazioni saranno seguite da dibattito. Il tutto si svolgerà nel pomeriggio dalle 15.30 in poi. Alle ore 12.00 di venerdì 28 avremo il dono dell’udienza con il Santo Padre per la Penitenzieria, per tutti i penitenzieri ordinari e straordinari delle quattro Basiliche papali, ma l’udienza sarà allargata anche a tutti i partecipanti al Corso. Nel pomeriggio dello stesso venerdì, alle ore 16.30, nella Basilica di San Pietro ci sarà una celebrazione penitenziale presieduta dal Santo Padre il quale, fra l’altro, confesserà alcuni dei presenti. Si presteranno ad ascoltare le confessioni anche i superiori e gli officiali della Penitenzieria, unitamente ai penitenzieri ordinari e straordinari, per un numero complessivo di circa 60 confessori. Il rilievo che si vuole riservare alla pratica della confessione verrà poi sottolineato da un’interessante promozione, da parte del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, di “24 ore per il Signore. Il perdono di Dio è più forte del peccato”. A partire dalla celebrazione in San Pietro si svolgerà una giornata per lasciarsi riconciliare con Dio. Alle ore 20.00 le Chiese Sant’Agnese in Agone, Santa Maria in Trastevere, SS.me Stimmate rimarranno aperte con servizio confessioni. Sabato 29 poi altrettanto in Sant’Agnese in Agone dalle 10.00 alle 16.00 e alle ore 17.00 celebrazione conclusiva di ringraziamento presieduta da mons. Rino Fisichella presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Tali iniziative hanno coinvolto anche numerose diocesi in Italia e nel mondo che sono state molto entusiaste di questa proposta in ordine alla nuova evangelizzazione.


    fonte: Radio Vaticana
    Ultima modifica di Vox Populi; 23-03-2014 alle 13:47
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    Il Papa alla Penitenzieria: la misericordia è il cuore del Vangelo

    Il Papa ha incontrato stamani i partecipanti al Corso promosso dalla Penitenzieria Apostolica sul Foro interno. “Da un quarto di secolo – ha detto Papa Francesco - la Penitenzieria Apostolica offre, soprattutto a neo-presbiteri e ai diaconi, l’opportunità di questo corso, per contribuire alla formazione di buoni confessori, consapevoli dell’importanza di questo ministero. Vi ringrazio per tale prezioso servizio e vi incoraggio a portarlo avanti con impegno rinnovato, facendo tesoro dell’esperienza acquisita e con sapiente creatività, per aiutare sempre meglio la Chiesa e i confessori a svolgere il ministero della misericordia, che è tanto importante! A questo proposito, desidero offrirvi alcune riflessioni”.

    “Anzitutto – ha affermato il Papa - il protagonista del ministero della Riconciliazione è lo Spirito Santo. Il perdono che il Sacramento conferisce è la vita nuova trasmessa dal Signore Risorto per mezzo del suo Spirito: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» (Gv 20,22-23). Pertanto, voi siete chiamati ad essere sempre “uomini dello Spirito Santo”, testimoni e annunciatori, lieti e forti, della risurrezione del Signore. Questa testimonianza si legge sul volto, si sente nella voce del sacerdote che amministra con fede e con “unzione” il Sacramento della Riconciliazione. Egli accoglie i penitenti non con l’atteggiamento di un giudice e nemmeno con quello di un semplice amico, ma con la carità di Dio, con l’amore di un padre che vede tornare il figlio e gli va incontro, del pastore che ha ritrovato la pecora smarrita. Il cuore del sacerdote è un cuore che sa commuoversi, non per sentimentalismo o per mera emotività, ma per le “viscere di misericordia” del Signore! Se è vero che la tradizione ci indica il duplice ruolo di medico e giudice per i confessori, non dimentichiamo, non dimentichiamo mai che come medico è chiamato a guarire e come giudice ad assolvere”.

    Il Papa ha poi affrontato un secondo aspetto: “se la Riconciliazione trasmette la vita nuova del Risorto e rinnova la grazia battesimale, allora il vostro compito è donarla generosamente ai fratelli. Donare questa grazia. Un sacerdote che non cura questa parte del suo ministero, sia nella quantità di tempo dedicato sia nella qualità spirituale, è come un pastore che non si prende cura delle pecore che si sono smarrite; è come un padre che si dimentica del figlio perduto e tralascia di attenderlo. Ma la misericordia è il cuore del Vangelo! Non dimenticate questo: la misericordia è il cuore del Vangelo! È la buona notizia che Dio ci ama, che ama sempre l’uomo peccatore, e con questo amore lo attira a sé e lo invita alla conversione. Non dimentichiamo che i fedeli fanno spesso fatica ad accostarsi al Sacramento, sia per ragioni pratiche, sia per la naturale difficoltà di confessare ad un altro uomo i propri peccati. Per questa ragione occorre lavorare molto su noi stessi, sulla nostra umanità, per non essere mai di ostacolo ma sempre favorire l’avvicinarsi alla misericordia e al perdono”.

    E a braccio ha aggiunto: “Ma, tante volte capita che una persona viene e dice: ‘Ma, non mi confesso da tanti anni, ma, ho avuto questo problema, ho lasciato la confessione perché ho trovato un sacerdote e mi ha detto questo’, e si vede l’imprudenza, la mancanza di amore pastorale in quello che racconta la persona. E si allontanano, per una cattiva esperienza nella confessione. Se è questo atteggiamento di padre, che viene dalla bontà di Dio, non succederà mai, questa cosa”.

    “Bisogna guardarsi dai due estremi opposti – ha ribadito - il rigorismo e il lassismo. Nessuno dei due fa bene, perché in realtà non si fanno carico della persona del penitente. Invece la misericordia ascolta veramente con il cuore di Dio e vuole accompagnare l’anima nel cammino della riconciliazione. La Confessione non è un tribunale di condanna, ma esperienza di perdono e di misericordia!”.

    Il Papa ha osservato che “tutti conosciamo le difficoltà che spesso la Confessione incontra. Sono tante le ragioni, sia storiche sia spirituali. Tuttavia, noi sappiamo che il Signore ha voluto fare questo immenso dono alla sua Chiesa, offrendo ai battezzati la sicurezza del perdono del Padre. E’ questo: è la sicurezza del perdono del Padre. Per questo è molto importante che, in tutte le diocesi e nelle comunità parrocchiali, si curi particolarmente la celebrazione di questo Sacramento di perdono e di salvezza. E’ bene che in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare i sacerdoti disponibili: quando c’è la fedeltà, i frutti si vedono. Questo vale in modo particolare per le chiese affidate alle Comunità religiose, che possono assicurare una presenza costante di confessori. Alla Vergine, Madre di Misericordia – ha concluso - affidiamo il ministero dei sacerdoti, e ogni comunità cristiana, perché comprenda sempre più il valore del sacramento della Penitenza”.


    fonte: Radio Vaticana


    Qui il testo completo del discorso del Santo Padre
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    "Ogni confessione è una Pentecoste"

    Lettera del Card. Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore,
    a tutti i confratelli confessori e a tutti i penitenti, in occasione della Pentecoste 2014



    Carissimi,

    raccolti spiritualmente nel Cenacolo insieme con la Beata Vergine Maria, in intensa comunione ecclesiale, riviviamo il mistero della “Pasqua rossa”, la discesa dell’Eterno Spirito di Amore, che vivifica la Chiesa e incessantemente la rinnova mediante il dono di grazia con il quale il Signore ci ha consacrati al suo servizio: il sigillo battesimale e sacerdotale.

    Poiché il Sacramento della misericordia costituisce come la “porta” mediante la quale, più potentemente, lo Spirito soffia nella storia e ne orienta il corso, desidero inviare a tutti i confratelli che esercitano il ministero di confessori e a tutti i penitenti un particolare pensiero per la solennità di Pentecoste ed assicurarli che ogni giorno sono nella mia preghiera.

    Ben sappiamo che la nostra vita nuova affonda le radici nella missione dello Spirito Santo e così pure la stessa identità della Chiesa e la vitalità della sua missione. Nel grande “abbraccio” della Pentecoste, la persona stessa di Gesù, Risorto e Asceso al cielo, si fa presente, fino alla fine dei tempi, in tutti suoi discepoli e, attraverso di loro, per opera del medesimo Spirito, si dilata in un eterno respiro di misericordia. Per questa opera divina la realtà della Persona e dell’Amore salvifico di Cristo non rimane “lontana”, come qualcosa da imitare, ma fondamentalmente inaccessibile, o come un “modello ideale” a cui rifarsi senza però poterlo mai raggiungere; al contrario diventa la radice stessa del nostro essere, la nuova realtà nella quale viviamo, quella potenza d’Amore dalla quale siamo ora “abitati” e che domanda, durante il pellegrinaggio terreno, di poter agire nel mondo anche attraverso di noi.

    Sappiamo bene che tutto ciò, valido ed attuale per ogni fedele, in forza del Battesimo, riguarda in particolare i Sacerdoti, poiché essi, sono stati introdotti, non per loro merito ma per grazia, ad un tale “livello d’essere”, ad una tale intimità con il Signore, da divenire partecipi dell’Amore del suo Cuore, della sua stessa opera di salvezza, tanto che, attraverso di essi, accade ora realmente, per i fratelli, l’incontro con Cristo. I sacerdoti sono stati costituiti ministri della divina misericordia, quindi servi del Dio d’Amore e compassione di Gesù.

    Per questa ragione il Sacerdote, oggetto di misericordia, non potrà che essere sempre, “uomo della misericordia”.

    Il suo nuovo essere lo testimonia e l’esercizio fedele quanto appassionato, del ministero ne diventa memoria continua.

    Per essere esperti di misericordia, sarà sufficiente essere “in ascolto” dell’opera dello Spirito in noi e nei fedeli; “in ascolto” del dono della Pentecoste, che ci ha tutti consacrati nel Battesimo, e i Confessori nell’ordinazione sacerdotale, e che ci “rinnova” per mezzo di ogni celebrazione dei Sacramenti; in modo del tutto particolare, nel Sacramento della Riconciliazione.

    Questo Sacramento, infatti, costituisce una esperienza sempre nuova dello Spirito Santo in azione, sia per il sacerdote che per il penitente.

    Per il penitente, perché il perdono sacramentale rappresenta una vera e propria “Pentecoste per l’anima”, che viene illuminata dalla sua luce divina, purificata dal sangue dell’Agnello immolato e adornata di ogni dono di grazia, a cominciare dalla rinnovata, piena comunione con Gesù. E per il sacerdote in quanto, profondamente unito a Cristo, termine vivo di ogni accusa dell’uomo peccatore, apprende ogni volta di più, il pensiero stesso di Cristo, nel correggere, valutare, guarire e, mentre pronuncia le parole dell’assoluzione, sente ravvivarsi nel cuore, per opera dello Spirito, il sigillo sacramentale e la personale immedesimazione con il Buon Pastore! Quale Amore ci viene mostrato!

    Chiediamo alla Beata Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo e Madre del Redentore, di insegnarci a custodire e a fare memoria di queste realtà, perché sempre più, possa ravvivarsi e splendere il fuoco della Pentecoste, che è fuoco d’Amore, fuoco di misericordia.


    fonte: http://www.penitenzieria.va/content/...eraaperta.html
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  5. #25
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    Mons. Nykiel: sigillo della Confessione è sempre inviolabile

    Sono più di 200 i partecipanti iscritti al Convegno che si apre oggi pomeriggio al Palazzo della Cancelleria a Roma, organizzato dalla Penitenzieria Apostolica e dedicato al tema “Il sigillo confessionale e la privacy pastorale”. Fabio Colagrande ne ha parlato con mons. Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria.

    R. – Il tema del segreto confessionale è particolarmente connesso con il vissuto dell’epoca corrente. Non è una novità che, nella cultura cosiddetta mediatica, la gente sia sovraccaricata da troppe informazioni, stressata dagli innumerevoli dati di cronaca o semplicemente stanca perché quotidianamente condotta nel vortice della vivisezione e dell’esibizione delle esperienze e dei fatti vissuti. Perciò, l’uomo moderno ha bisogno di trovare uno spazio dove poter essere ascoltato, aprire la propria coscienza e avere la certezza di essere custodito e salvaguardato. Quale spazio migliore del confessionale? Chiunque si accosta al confessionale può sperimentare infatti gli effetti pacificanti e salutari del perdono incondizionato di Dio e, nello stesso tempo, ha il diritto di avere l’assoluta certezza che ciò che ha confessato nel Foro interno sacramentale rimarrà per sempre sigillato, anche dopo la sua morte.

    D. – Attualmente, c’è una perdita del senso del peccato? Quali sono le cause?

    R. – E’ vero. Soprattutto tra i giovani, assistiamo ad una diminuzione sempre crescente del senso del peccato. La causa principale di tale perdita, credo, sia da individuare fondamentalmente nell’estromissione di Dio dall’orizzonte culturale moderno. Molte persone non mettono più Dio al centro della loro vita. Non gli riconoscono il primato che gli spetta. Tutto è lecito. Tutto è permesso. La “mia personale opinione” è la sola verità. E’ questa difficoltà dell’uomo moderno a riconoscere il peccato e il perdono che spiega, alla radice, anche le difficoltà della pratica cristiana della confessione o riconciliazione. Noi che prestiamo servizio in questo Tribunale di misericordia e di grazia siamo molto grati al Santo Padre Francesco per i Suoi numerosi interventi e incoraggiamenti rivolti ai fedeli di non dubitare mai di questa verità che la misericordia di Dio è sempre più grande di ogni peccato, e quindi di accostarsi con fiducia al Confessionale.

    D. – Da quando nella Chiesa si è attribuito particolare importanza al sigillo confessionale?

    R. – Praticamente da sempre. La Chiesa, fin dalle origini, ha attribuito particolare rilevanza alla riservatezza dell’incontro tra il fedele e il sacerdote nell’amministrazione del Sacramento della Penitenza. Ma è con il Concilio Lateranense IV (1215) che un canone sancisce per la prima volta il suo obbligo morale e giuridico come legge universale della Chiesa, prevedendo gravi sanzioni per i sacerdoti che lo infrangono.

    D. – In che modo la legislazione vigente della Chiesa disciplina e regola il sigillo confessionale?

    R. – L’attuale codice, al canone 983, recita così: “Il sigillo sacramentale è inviolabile; per questo è vietato al confessore di tradire, anche parzialmente, il penitente con parole o in qualsiasi altro modo e per qualsiasi causa”. Questo principio dell’assoluta inviolabilità del sigillo sacramentale vuole tutelare la santità del Sacramento stesso e il buon nome del penitente. Il sigillo confessionale, va ricordato, rappresenta un elemento sostanziale, qualificante e dirimente del Sacramento della Penitenza, perché rivela e palesa sostanzialmente il carattere divino del Sacramento, che è motivo essenziale della causa perché questo sia e debba essere sempre rigorosamente “auricolare” e non pubblico.

    D. – Quali ricadute positive si aspetta la Penitenzieria, soprattutto nell’ambito pastorale, sui confessori e i sacerdoti in cura d’anime, dallo svolgimento di questo Convegno?

    R. – Certamente, quello di fare maggiore attenzione nel custodire il segreto della confessione, fosse anche a costo della propria vita come è accaduto a San Giovanni Nepomuceno, che accettò di essere gettato nella Moldava e morire annegato piuttosto che tradire il segreto della Confessione. La Chiesa è talmente gelosa della santità del sigillo sacramentale, che neppure la morte del penitente potrà sciogliere il confessore da questo vincolo. La legge del sigillo sacramentale non ammette eccezioni. Nessun confessore può esserne dispensato, anche se nel voler rivelare il contenuto di una Confessione intendesse evitare un grave e imminente male.

    D. – Eccellenza, il Sacramento della Penitenza è una opportunità per aiutare i credenti ad accogliere Cristo nel loro cuore. Può meglio specificare, anche dal punto di vista canonico, che importanza ha il confessionale in questo incontro personale ed intimo con il Signore?

    R. – I cristiani battezzati hanno la certezza di ricevere il perdono di Dio esclusivamente accostandosi al Sacramento della Penitenza. Infatti, il vigente Codice di Diritto Canonico afferma che “la confessione individuale ed integra e l’assoluzione costituiscono l’unico modo ordinario con cui il fedele, consapevole del peccato grave, è riconciliato con Dio e con la Chiesa” (canoni 959-960). Papa Francesco, nell’udienza generale del 19 febbraio, ha sottolineato questa importanza e peculiarità della confessione individuale: “Non basta chiedere perdono al Signore nella propria mente e nel proprio cuore, ma è necessario confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa”. Quando il penitente entra nel confessionale, egli si accosta realmente all’amore del Padre, entra nel cuore misericordioso di Dio che è l’unico capace di guarire le ferite dell’anima, di togliere il peccato che ci impedisce di rimanere nell’amicizia con Lui.


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    Reggente Penitenzieria: preti stiano più nel confessionale

    Presso il Palazzo della Cancelleria, a Roma, si svolge dal 9 al 13 marzo il 26.mo Corso sul foro interno della Penitenzieria Apostolica. Il 12 marzo, alle ore 12.00 è prevista l’udienza con il Papa. Tra i temi in esame, la corretta amministrazione del Sacramento della Penitenza, i suoi aspetti canonici, morali e liturgico-pastorali, ma anche i doveri e diritti dei penitenti, etica e genetica. A questo proposito, Fabio Colagrande ha intervistato mons. Krzysztof Nykiel, reggente della Penitenzieria Apostolica:

    R. - Da più di un quarto di secolo durante il periodo quaresimale, che è propriamente il tempo liturgico della riconciliazione e della conversione, la Penitenzieria Apostolica organizza questo Corso perché siamo profondamente convinti che la valorizzazione del ministero penitenziale, soprattutto della confessione, dipende in gran misura anche dai sacerdoti e dalla loro consapevolezza di essere depositari di un ministero prezioso e insostituibile. Il nostro Dicastero, accogliendo i continui inviti che ci vengono da Papa Francesco ad essere misericordiosi e a non avere paura di confidare nella divina misericordia, intende sottolineare l’importanza che ha per la vita di ogni cristiano il Sacramento della Riconciliazione che, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, “offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta”(cfr. CCC., n. 1446). In questa prospettiva, costituisce senz’altro una delle priorità pastorali, specialmente per i presbiteri in cura d’anime, quella di trascorrere sempre più tempo nel confessionale perché, mediante l’amministrazione di questo sacramento, si hanno tante opportunità per formare rettamente la coscienza dei credenti aiutandoli ad accogliere Cristo nei loro cuori e ad aprirsi alla Sua Presenza sempre capace di trasformare, convertire e fare nuove tutte le cose. Ogni attività pastorale deve saper orientare al confessionale, nel quale, prima e meglio di ogni azione umana, agisce la potenza della grazia che, liberandoci da ogni male, ci restituisce sempre di nuovo la dignità di figli di Dio e membri della Chiesa. Pertanto, destinatari del Corso sono i novelli sacerdoti, i diaconi e i candidati al sacerdozio che frequentano l’ultimo anno del curriculum formativo degli studi in vista del presbiterato. Oggetto particolare del corso sono temi di teologia morale e di diritto canonico, aspetti pastorali e liturgici, condizioni e situazioni particolari di penitenti … Alcune conferenze, altresì, saranno dedicate alle informazioni necessarie per redigere e inviare le domande o i ricorsi da sottoporre alla Penitenzieria Apostolica circa le materie esclusivamente a essa riservate o che utilmente possono essere a essa inoltrate. Ogni giorno i partecipanti possono pur sempre presentare domande di approfondimento ai diversi relatori che si avvicenderanno durante i giorni del Corso.

    D. - Lei ha poc’anzi che “ogni attività pastorale deve orientare al confessionale” … ma oggi in diversi paesi soprattutto della nostra Europa cristiana molti fedeli disertano il confessionale. Ci può spiegare quale, secondo Lei, il motivo?

    R. - E’ vero. In molti paesi europei pochi sono i fedeli che si accostano con frequenza al sacramento della confessione. Il motivo, secondo me, è da ricercarsi nella diffusione - soprattutto tra i giovani - della perdita del senso del peccato. La causa principale di tale perdita è da individuare fondamentalmente nell’estromissione di Dio dall’orizzonte culturale moderno. Molte persone non mettono più Dio al centro della loro vita. Non gli riconoscono il primato che gli spetta. Le diverse correnti del pensiero moderno (relativismo, ateismo, idealismo, materialismo), proclamando l’assolutizzazione della ragione umana, hanno portato ad una cancellazione di ogni responsabilità morale ed etica. Tutto è lecito. Tutto è permesso. La “mia personale opinione” è la sola verità. Siamo come avvolti da un atmosfera amorale, non esistendo più la frontiera tra vizio e virtù, tra ciò che è buono e ciò che non lo è, tra bene e male. A tal proposito, vorrei ricordare ciò che il Papa emerito Benedetto XVI ha affermato durante la recita dell’Angelus del 13 marzo 2011: “se si elimina Dio dall’orizzonte del mondo, non si può parlare di peccato. Come quando si nasconde il sole, spariscono le ombre; l’ombra appare solo se c’è il sole; così l’eclissi di Dio comporta necessariamente l’eclissi del peccato. Perciò il senso del peccato – che è cosa diversa dal “senso di colpa” come lo intende la psicologia – si acquista riscoprendo il senso di Dio” (cfr. Benedetto XVI, Angelus del 13 marzo 2011). Davvero allora possiamo affermare che la colpa più grave di oggi è quella di non sentirsi peccatori e, quindi, non sentire il bisogno di ritornare a Dio, di convertirsi a Lui, di sperimentare la bellezza del Suo perdono. E’ questa difficoltà dell’uomo moderno a riconoscere il peccato e il perdono che spiega, alla radice, anche le difficoltà della pratica cristiana della confessione o riconciliazione. La Chiesa, allora, oggi più che mai è chiamata a rilanciare la remissione dei peccati e l’annuncio della Divina Misericordia, sempre più grande di ogni peccato, come parte fondamentale della sua azione pastorale e missionaria. Questa riscoperta non può non avvenire attraverso il sacramento della Penitenza che più di ogni altro sacramento rivela la grandezza, la sublimità e la bellezza dell’amore misericordioso di Dio che è un amore, come ha scritto San Giovanni Paolo II nell’Enciclica Dives in misericordia, “più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, che solleva l'uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi minacce” (n. 13).

    D. - Ma in che modo il Corso sul Foro interno, che è indirizzato soltanto ai sacerdoti, può aiutare tutti anche e soprattutto i christifideles laici nella riscoperta e valorizzazione del sacramento della penitenza?

    R. - Grazie per questa domanda che mi consente di precisare un obiettivo molto importante che ogni anno la Penitenzieria si prefigge di raggiungere mediante il Corso che è, appunto, quello di formare sacerdoti che siano sempre più apostoli e missionari della misericordia di Dio. Il nostro Corso ha come fine spirituale e pastorale quello di suscitare nei sacerdoti la consapevolezza di quanto il sacramento della confessione sia indispensabile per il cammino di santificazione personale e per quello dei fedeli laici che sono affidati alle loro cure pastorali. Se un sacerdote ha coscienza della sublimità del sacramento della penitenza, se egli stesso sa riconoscersi peccatore e bisogno continuamente della misericordia di Dio, allora Egli saprà trasmettere questa medesima convinzione a tutti coloro che il Signore ha affidato al suo cuore di pastore e di guida delle anime. La valorizzazione del ministero penitenziale, soprattutto della confessione, dipende molto dai sacerdoti e dalla loro consapevolezza di essere depositari di un ministero prezioso e insostituibile. I sacerdoti sono principalmente gli strumenti della Divina Misericordia. E’ Dio stesso, infatti, che perdona la colpa quando il confessore assolve il fedele che con animo sinceramente contrito si accosta al confessionale. Ogni confessore, dunque, è “educatore di misericordia” perché deve essere capace di aiutare i penitenti a fare una concreta esperienza della Misericordia di Dio. Il Corso sul Foro intende aiutare i sacerdoti ad essere “buoni educatori” di misericordia, degli ottimi pedagoghi che conducono a Cristo! Educare alla misericordia è uno degli aspetti più significativi della vita cristiana che si inserisce nell’orizzonte più ampio, non solo della pastorale della Chiesa, ma delle sfide che caratterizzano il nostro tempo.

    D. - Eccellenza, ci pare di capire dalle Sue risposte che il confessionale è un “passaggio obbligatorio” nel cammino di santificazione personale ed ecclesiale … Ci spieghi meglio il perché …

    R. - Certamente. Come sappiamo, l’uomo può scegliere di commettere il male, ma da solo non se ne può liberare. Solo Dio ha il potere di eliminare il peccato del mondo. Solo Lui ci può redimere e salvare. E Dio esercita questo “Suo potere di perdono e di misericordia” attraverso il Sacramento della Penitenza che “Cristo ha istituito” – come ricorda sempre il già citato Catechismo della Chiesa Cattolica - «per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale (cfr. CCC., n. 1446). Per i cristiani battezzati l’unico modo per ricevere l’assoluzione dei peccati ed avere così la certezza che Dio ci ha veramente perdonato passa attraverso il Sacramento della Riconciliazione. Infatti, coloro che “si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui; allo stesso tempo si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera” (cfr. Lumen Gentium, n. 11). Come ha ribadito Papa Francesco durante l’udienza generale del 19 febbraio 2014, tutta incentrata sul sacramento della riconciliazione, “Io non posso dire: mi perdono i peccati. Il perdono si chiede, si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù. Il perdono non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga incessantemente dal cuore spalancato del Cristo crocifisso e risorto” (cfr. Papa Francesco, Udienza generale del 19 febbraio 2014). Ecco spiegato in questo passaggio del discorso del Papa la vera motivazione per cui senza sacramento della confessione non ci può essere vera conversione e santificazione. Anzi aggiungo di più: senza sacramento della confessione non ci può essere vera carità. Solo chi ha sperimentato la misericordia di Dio può provare compassione e carità nei confronti del prossimo.

    D. - Eccellenza, il Corso si conclude anche quest’anno con la celebrazione penitenziale presieduta dal Santo Padre nella Basilica di san Pietro che inaugura l’iniziativa pastorale “24 con il Signore” … ci può illustrare brevemente come si svolgerà la celebrazione?

    R. - E’ una grande gioia per la Penitenzieria Apostolica concludere il Corso sul Foro interno con la Celebrazione Penitenziale presieduta da Papa Francesco venerdì 13 marzo p. v. nella Basilica Vaticana e che darà l’avvio all’iniziativa “24 ore per il Signore” che prevede per tutta la notte la confessione e l’adorazione eucaristica in alcune chiese del centro di Roma e che è stata estesa a tutte le diocesi e le parrocchie del mondo perché si dedicassero momenti particolari per promuovere il Sacramento della Riconciliazione. Siamo davvero grati al Santo Padre per i suoi continui richiami a non aver paura di accostarsi al sacramento della riconciliazione perché Dio è felice di perdonarci e di accoglierci come suoi veri figli. La Penitenzieria Apostolica metterà a disposizione per l’amministrazione del Sacramento della Confessione, durante la suddetta celebrazione penitenziale, ben 60 confessori di cui la maggior parte sono costituiti dai Penitenzieri ordinari e straordinari delle Basiliche Papali dell’Urbe, ai quali si aggiungono lo stesso Cardinale Penitenziere Maggiore, il Reggente e gli officiali sacerdoti del Dicastero. Sarà un forte momento di grazia e un occasione favorevole per riflettere la nostra chiamata alla conversione, a cambiare vita e mettere l’amore di Dio al centro del nostro cuore.


    fonte: Radio Vaticana
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    (Luc. 3,2-3)

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    Francesco: non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare

    La Confessione non sia una tortura o un pesante interrogatorio, ma un incontro liberante che manifesta l’infinita misericordia di Dio: lo ha detto Papa Francesco ai partecipanti al Corso sul foro interno promosso a Roma dal Tribunale della Penitenzieria per aiutare i nuovi sacerdoti ad amministrare in modo corretto il Sacramento della Riconciliazione. Il Pontefice ha ricordato tra gli applausi dei presenti che oggi ricorre il 57.mo anniversario del suo ingresso nella vita religiosa. Il servizio di Sergio Centofanti:

    La Confessione, luogo della tenerezza di Dio
    I Sacramenti – ricorda il Papa – sono il luogo della “tenerezza di Dio per gli uomini”, il modo concreto che Dio ha pensato “per abbracciarci, senza vergognarsi di noi e del nostro limite”. In particolare la Confessione “rende presente con speciale efficacia il volto misericordioso di Dio”:

    “Non dimentichiamolo mai, sia come penitenti che come confessori: non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno! Solo ciò che è sottratto alla divina misericordia non può essere perdonato, come chi si sottrae al sole non può essere illuminato né riscaldato”.

    I fedeli dovrebbero uscire dal confessionale con la felicità nel cuore
    Alla luce di questo “meraviglioso dono di Dio”, il Papa dà tre indicazioni ai confessori: innanzitutto, “vivere il Sacramento come mezzo per educare alla misericordia”, aiutando i fedeli a “fare esperienza di pace e di comprensione, umana e cristiana”:

    “La Confessione non deve essere una ‘tortura’, ma tutti dovrebbero uscire dal confessionale con la felicità nel cuore, con il volto raggiante di speranza, anche se talvolta – lo sappiamo – bagnato dalle lacrime della conversione e della gioia che ne deriva (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 44). Il Sacramento, con tutti gli atti del penitente, non implica che esso diventi un pesante interrogatorio, fastidioso ed invadente”.

    Al contrario – prosegue il Papa – la Confessione “dev’essere un incontro liberante e ricco di umanità”, che tuttavia “comprende anche il giusto impegno di riparare, per quanto possibile, il male commesso. Così il fedele si sentirà invitato a confessarsi frequentemente, e imparerà a farlo nel migliore dei modi, con quella delicatezza d’animo” che fa tanto bene “anche al cuore del confessore”.

    Né confessore di maniche larghe, né confessore rigido sono misericordiosi

    Tante volte – ha aggiunto a braccio – “si confonde misericordia con l’essere confessore dalle maniche larghe”:

    “Ma, pensate questo: né confessore di maniche larghe, né confessore rigido sono misericordiosi. Nessuno dei due. Il primo, perché dice: ‘Ma vai avanti, questo non è peccato: vai, vai, vai!’. L’altro, perché dice: ‘No, la legge dice …’. Ma nessuno dei due si prende il penitente come fratello, lo prende per mano e lo accompagna nel suo percorso di conversione! …. Invece, il misericordioso lo ascolta, lo perdona, ma lo prende e lo accompagna, perché la conversione sì, incomincia – forse – oggi, ma deve continuare con la perseveranza … Lo prende su di sé, come il Buon Pastore che va a cercare la pecora smarrita e la prende su di sé”.

    Nel confessionale si assiste a miracoli di conversione
    Il Papa invita poi i sacerdoti a lasciarsi educare dal Sacramento della Riconciliazione. “Quante volte – esclama - ci capita di ascoltare confessioni che ci edificano!”. “Anime semplici, anime di poveri in spirito, che si abbandonano totalmente al Signore, che si fidano della Chiesa e, perciò, anche del confessore”:

    “Ci è dato anche, spesso, di assistere a veri e propri miracoli di conversione. Persone che da mesi, a volte da anni sono sotto il dominio del peccato e che, come il figliol prodigo, ritornano in sé stesse e decidono di rialzarsi e ritornare alla casa del Padre (cfr Lc 15,17), per implorarne il perdono. Com’è bello accogliere questi fratelli e sorelle pentiti con l’abbraccio benedicente del Padre misericordioso, che ci ama tanto e fa festa per ogni figlio che ritorna a Lui con tutto il cuore!”.

    “Quanto possiamo imparare dalla conversione e dal pentimento dei nostri fratelli” – afferma ancora il Papa - che “ci spingono a fare anche noi un esame di coscienza: io, sacerdote, amo così il Signore, come questa vecchietta? Io sacerdote, che mi ha fatto ministro della sua misericordia, sono capace di avere la misericordia che ha il cuore di questo penitente? Io, confessore, sono disponibile al cambiamento, alla conversione, come questo penitente, del quale sono stato posto al servizio?”.

    Togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell'altro
    Come terza indicazione ai sacerdoti, il Papa sottolinea la necessità di “tenere sempre lo sguardo interiore rivolto al Cielo, al soprannaturale” quando si confessa, nella consapevolezza “che nessuno è posto in tale ministero per proprio merito”, ma “per pura grazia di Dio”. E parlando a braccio dell’esperienza della vergogna aggiunge: “Io a sentire questo peccato, quest’anima che si pente con tanto dolore o con tanta delicatezza d’animo, sono capace di vergognarmi dei miei peccati? E questa è una grazia”. E prosegue: “Siamo ministri della misericordia grazie alla misericordia di Dio”. E’ uno sguardo che rende “umili, accoglienti e misericordiosi” verso chi chiede di confessarsi. “Anche il modo di ascoltare l’accusa dei peccati dev’essere soprannaturale, rispettoso della dignità e delle storia personale di ciascuno, così che possa comprendere che cosa Dio vuole da lui o da lei”:

    “Per questo la Chiesa è chiamata ad «iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – all’arte dell’accompagnamento, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium,169). Anche il più grande peccatore che viene davanti a Dio a chiedere perdono è terra sacra, e anche io che devo perdonarlo in nome di Dio posso fare cose più brutte di quelle che ha fatto lui. Ogni fedele penitente che si accosta al confessionale è 'terra sacra', 'terra sacra' da 'coltivare' con dedizione, cura e attenzione pastorale".

    Dedicarsi generosamente all'ascolto delle Confessioni
    Infine, Papa Francesco invita, soprattutto in questo tempo quaresimale, a dedicarsi generosamente all’ascolto delle Confessioni, “così che il popolo di Dio possa giungere purificato alla festa di Pasqua, che rappresenta la vittoria definitiva della Divina Misericordia su tutto il male del mondo”.


    fonte: Radio Vaticana

    Qui il testo integrale del discorso del Santo Padre
    Factum est verbum Dei super Ioannem Zachariae filium in deserto.
    Et venit in omnem regionem circa Iordanem praedicans baptismum paenitentiae.
    (Luc. 3,2-3)

  8. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    Exurge Domine (04-12-2015)

  9. #28
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    Riporto qui un articolo, a mio parere davvero ben fatto, sul Sacramento della Confessione presente sul sito della Penitenzieria Apostolica scritto da Mons. Guido Marini. Se la moderazione poi volesse spostarlo in sezione più adatta lo faccia pure. Ecco il link: http://www.penitenzieria.va/content/...-della-pe.html

  10. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Venegonese Visualizza Messaggio
    Riporto qui un articolo, a mio parere davvero ben fatto, sul Sacramento della Confessione presente sul sito della Penitenzieria Apostolica scritto da Mons. Guido Marini. Se la moderazione poi volesse spostarlo in sezione più adatta lo faccia pure. Ecco il link: http://www.penitenzieria.va/content/...-della-pe.html
    Ciao Venegonese, interessantissimo, da leggere, ben fatto, da meditare! Grazie per questa segnalazione.
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  11. #30
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