Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 2 di 6 PrimaPrima 1234 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 57

Discussione: La Chiesa in Vietnam: notizie e informazioni

  1. #11
    Iscritto L'avatar di Franciscus parvulus
    Data Registrazione
    Jun 2007
    Località
    Grotte vaticane
    Messaggi
    144
    Ringraziato
    0
    03/03/2008 13:28
    VIETNAM
    Hanoi non parla delle promesse alla Chiesa


    Nel primo intervento pubblico le autorità statali sembrano voler fare marcia indietro dall’impegno preso di concedere il complesso ai cattolici, forse per trovare una formula che evidenzi il proprio controllo. Il vescovo di Thai Binh attacca il filogovernativo “Comitato per la solidarietà dei cattolici”.

    di J.B. An Dang

    Hanoi (AsiaNews) – Segni di tensione in Vietnam tra la Chiesa cattolica ed il filogovernativo “Comitato per la solidarietà dei cattolici”, mentre un rappresentante del primo ministro, parlando per la prima volta della vicenda della delegazione apostolica non fa cenno dell’impegno preso di darla ai cattolici, pur dicendo di “non poter non tener conto” della richiesta avanzata dalla Conferenza episcopale.

    Sembra che il governo in qualche modo voglia se non fare marcia indietro, almeno trovare una formula che ponga dei limiti alla questione dei beni della Chiesa ed evidenzi il suo potere. In una riunione del Comitato d’unione dei cattolici – che fa parte del Fronte patriottico – svoltasi il 27 febbraio, esprimendo il punto di vista del primo ministro sulla vicenda, Trân Dinh Phung, membro permanente del Fronte ed incaricato degli affari religiosi ed etnici, non ha fatto cenno della promessa già fatta ai cattolici. Egli però ha definito “del tutto legittima” la richiesta della Chiesa di poter utilizzare il complesso per le attività della Conferenza episcopale. “Il governo non potrà ignorare” la richiesta della massima espressione dei sette milioni di cattolici vietnamiti che da 27 anni, cioè dalla creazione della Conferenza episcopale, collabora con la nazione. Per questo il primo ministro ha dato incarico all’Ufficio affari religiosi, ai ministeri competenti ed al Comitato popolare di Hanoi di esaminare la questione. Il primo ministro, secondo quanto riferito nella riunione, ha elogiato il Vaticano e l’arcivescovo della capitale per aver posto fine alle manifestazioni che rischiavano di degenerare. E’ stato un atteggiamento di dialogo e buona volontà al quale il governo risponderà manifestando la stessa buona volontà.

    La riunione ha anche esaminato la protesta dei cattolici montagnard per il divieto imposto ad alcuni sacerdoti di celebrare la messa di Natale nelle loro zone.

    All’indomani della riunione, però, alcuni periodici statali come “Cattolici e popolo”, creati nel 1975 - quando il governo tentò, invano, di creare qualcosa sul tipo dell’Associazione patriottica cinese, per controllare la Chiesa – continuano ad attaccare i cattolici di Hanoi sulla questione dei beni della Chiesa. Proprietario del periodico è il Comitato per la solidarietà, contro il quale, il primo marzo, si è espresso il vescovo di Thai Binh, Francis Nguyen Van Sang. “Senza il Comitato – ha detto – i fedeli della mia diocesi vivono come buoni cittadini e buoni cattolici. Viviamo in pace, in armonia ed abbiamo buoni rapporti con tutti. E’ una realtà riconosciuta da tutti”. “Non abbiamo bisogno – ha aggiunto – di alcun tipo di Comitato” e “ci spiace che il Comitato serve solo a complicare le cose”. Il vescovo chiede al governo di riconsiderare il ruolo del Comitato, che “è solo un aggravio del bilancio nazionale”, oltre a creare un clima di maggiori sospetti e divisioni tra i credenti ed il governo.

  2. #12
    Iscritto
    Data Registrazione
    Oct 2007
    Località
    Greensboro, NC USA
    Età
    68
    Messaggi
    81
    Ringraziato
    0
    Nella nostra parrocchia multilingue ce ne sono vietnamiti e montagnardi. L'altro ieri i rappresentanti del governo di Hanoi si trovavano nella nostra citta' (Greensboro, North carolina, SUA). I montagnardi protestavano della persecuzione del suo popolo in Vietnam, dei problemi fra le chiese montagnarde e il governo. C'e' ancora molta strada da camminare.

  3. #13
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Morto mons. Michael Nguyen Khac Ngu, il più anziano vescovo vietnamita
    di J.B. An Dang

    Era stato il primo vescovo di Long Xuyen, ove ha realizzato importanti opere e dove i cattolici da 20mila sono divenuti 240mila. Viveva in una camera, senza televisione, che puliva personalmente, come personalmente lavava i suoi vestiti.


    Hanoi (AsiaNews) – E’ morto ieri mons. Michael Nguyen Khac Ngu. Era il più anziano dei vescovi vietnamiti: meno di un mese fa, il 14 maggio, aveva festeggiato 100 anni. Quel giorno nella cattedrale della “sua” diocesi di Long Xuyen, c’erano il cardinale Jean Baptiste Pham Minh Man, con 21 arcivescovi e vescovi di tutto il Paese, 260 sacerdoti, 140 religiosi e più di mille fedeli, per celebrare anche i 75 anni di sacerdozio e i 50 di episcopato di mons. Michael Nguyen.

    La sua è stata una vita interamente dedicate alla Chiesa del suo Paese, con la quale ha vissuto momenti storici importanti, grandi difficoltà e ostacoli. Nato nel 1909 nella diocesi di Thai Binh, nel nord del Paese, nel 1922 era entrato nel seminario minore di Lang Son. Dopo una permanenza in Francia per motivi di studio, era stato ordinato sacerdote nel 1934. Rientrato in patria, aveva prestato servizio al seminario minore, in due parrocchie ed era stato il segretario della delegazione apostolica, allora posta a Hue.

    Nel 1954, dopo la presa di potere dei comunisti nel nord del Vietnam, quando le attività della Chiesa furono fortemente limitate, i missionari stranieri espulsi e alcuni sacerdoti uccisi, decise di guidare a sud i suoi parrocchiani. Si stabilirono a Long Xuyen, ove furono costruiti la cattedrale della Regina della pace, due seminari minori, un seminario maggiore, alcuni centri di formazione, parrocchie e chiese. Nel novembre 1960 venne creata la diocesi di Long Xuyen e mons. Michael Nguyen Khac Ngu ne fu il primo vescovo.

    Le statistiche della Chiesa dicono che al momento della creazione della diocesi c’erano 20mila cattolici divisi tra 12 parrocchie. Ora sono 240mila, con 108 parrocchie e 45 vice parrocchie, con 240 sacerdoti.

    Il 30 aprile 1975, nel giorno in cui il governo comunista unificò il Paese, mons. Michael Nguyen ordinava mons. Jean Baptiste Bui Tuan proprio vescovo coadiutore. Alla guida della diocesi restò fino al 1997. Il suo successore, mons. Jean Baptiste Bui Tuan, vi è rimasto fino al 2003, quando è divenuto vescovo mons. Joseph Tran Xuan Tieu. Fino a ieri, quindi, la diocesi aveva tre “generazioni” di vescovi.
    Dello scomparso vescovo, il suo attuale successore ha parlato come di un “brillante esempio” di devozione: pregava ogni giorno e ogni giorno ha celebrato messa, anche se era malato. “Viveva in una stanza di 20 metri quadrati, con un vecchio letto e senza televisione o computer”. Ogni giorno leggeva giornali e libri, faceva personalmente le pulizie della camera e si lavava da solo i vestiti.

    Mons. Joseph Ngo Quang Kiet, arcivescovo di Hanoi, che fu studente di mons. Michel Nguyen ne ha ricordato l’amore verso i sacerdoti: “metteva da parte del denaro e lo mandava ai preti più anziani e a quelli che lavorano nelle zone più remote”. Mons. Kiet ha lodato lo scomparso anche per le opere realizzate. Nei tre seminari che costruì sono passati centinaia di studenti, fino al 1975, quando il Paese fu riunificato e il governo li prese. Stessa sorte hanno subito i centri di formazione ai quali aveva dato vita. Delle tante opere realizzate da mons. Michael Nguyen Khac Ngu, alla Chiesa è rimasta solo la cattedrale.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=15485&size=A

  4. #14
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Una Chiesa che cresce
    La via della pazienza

    La crisi economica, la fede dei nuovi battezzati, le controversie sulle proprietà ecclesiastiche confiscate. E la possibilità di un viaggio del Papa nel Paese di Hô Chi Minh. Intervista con Pierre Nguyên Van Nhon, presidente dei vescovi vietnamiti. Ai quali Benedetto XVI ha detto: «La Chiesa non intende in nessun caso sostituirsi ai responsabili del governo»


    Intervista con Pierre Nguyên Van Nhon di Gianni Valente


    Pierre Nguyên Van Nhon, vescovo della diocesi di Dà Lat, ne è quasi certo: il 2010 sarà l’anno della prima visita di un Papa in Viet Nam. Il presidente dei vescovi vietnamiti, uomo equilibrato non avvezzo ai fatui sfruculiamenti clericali, mette in fila le circostanze che a suo giudizio rendono ormai più che probabile la chance di un viaggio di Benedetto XVI nel Paese comunista del Sudest asiatico. «Sarebbe un bene per tutti. Per noi cattolici, certo, che saremmo consolati nella fede. Ma anche per il governo, che non è contrario: la visita del Papa sarebbe un segno davanti a tutti che il Viet Nam accetta la diversità e la libertà». È già stata individuata anche l’occasione formale: nel 2010 cadono i cinquant’anni dell’erezione della gerarchia cattolica in Viet Nam, stabilita da Giovanni XXIII con il decreto del 24 novembre 1960, e i trecentocinquant’anni dalla costituzione dei primi due vicariati apostolici del Paese. «Di tutto questo se ne parla. Se ne è parlato a più riprese. E se Dio vuole…».

    Se il Papa viene in Viet Nam, quale realtà si troverà davanti in questo momento storico?
    PIERRE NGUYÊN VAN NHON: Vediamo come la recessione economica mondiale pesa anche sulle cose più intime della vita delle persone. Da noi il novanta per cento della popolazione lavora in campagna, ma per la crisi economica i prodotti della terra non danno più il necessario per vivere. Allora tutti lasciano la campagna e si ammassano in città. Lasciano la famiglia, gli affetti, le loro abitudini. Da emigranti, tanti finiscono per rimanere confusi davanti ai problemi che si trovano ad affrontare. A Saigon sono arrivati in poco tempo due milioni d’immigranti, tra loro ci sono anche centomila cattolici, che si sentono in una condizione d’abbandono e di fragilità. Tanti finiscono per non andare più in chiesa, non pregano più. Ecco, succede anche questo, con la crisi.

    E lei, come è diventato cristiano e poi sacerdote?
    NGUYÊN VAN NHON: La mia famiglia era cattolica da generazioni. In ogni famiglia cattolica c’era almeno una vocazione religiosa. Nella mia, su sei figli che eravamo, due mie sorelle sono entrate in convento e io sono andato al seminario. Siamo cresciuti con semplicità. Si andava a messa quasi tutti i giorni. Ci si comunicava. Si recitavano le preghiere della sera, e quelle prima e dopo i pasti. Accadeva lo stesso in buona parte delle famiglie cattoliche vietnamite. Io ringrazio Dio, e sono felice che abbia conservato la mia vocazione.

    E adesso, è lo stesso?
    NGUYÊN VAN NHON: Tante cose sono cambiate. La vita adesso per tanti è piena di impegni e di lavoro, si va di meno a messa. Ringraziamo sempre Dio, perché generalmente nelle famiglie cristiane ancora oggi c’è pietà e devozione. Con una fede semplice, nutrita dalla preghiera e dai sacramenti. E ci sono tanti che diventano cristiani da grandi.

    Questo, di solito, come accade?
    NGUYÊN VAN NHON: Molti entrano a far parte della Chiesa quando sposano un cattolico o una cattolica. Alcuni, più intellettuali, vivono una insoddisfazione, si pongono domande, e poi magari nella loro ricerca interiore gli capita di incontrare qualcuno – preti, laici, religiosi – che li aiuta a trovare risposte.

    È facile ricevere il battesimo?
    NGUYÊN VAN NHON: Per i neofiti la preparazione prevede due anni di catechismo. Ma di solito se ne fanno sei mesi, o un anno. Nella mia diocesi abbiamo ogni anno otto, novemila battezzati, di cui tremila adulti, e cinque-seimila bambini delle famiglie cristiane. Nelle diocesi grandi, quattro, cinquemila battesimi di adulti all’anno.


    Ma farsi battezzare appare ancora come la scelta esotica di chi sceglie una “religione occidentale”?
    NGUYÊN VAN NHON: Chi usa questi argomenti lo fa per propaganda o per rivangare polemiche vecchie. Gesù Cristo è nato in Asia. Le sue parabole sono piene di riferimenti agli usi della vita di popoli asiatici. Poi, è successo che l’annuncio evangelico in Viet Nam è arrivato coi missionari francesi e portoghesi, e allora qualcuno dice che è una cosa straniera. Qualcun altro risponde che no, il cristianesimo è una religione d’Oriente. Per me forse è meglio non perdere troppo tempo con questi discorsi. O almeno riportarli alla loro giusta dimensione. Cattolico vuol dire per tutti. Certo, occorre che la missione apostolica tenga sempre conto delle condizioni di civilizzazione dei diversi contesti. In un incontro recente, avvenuto in Thailandia, dove si parlava della missione in Asia, è stato ripetuto che a noi conviene raccontare la vita di Gesù nella maniera più consona a come Lui stesso predicava duemila anni fa, con le Sue parabole. Una maniera orientale, non razionalista.

    Vanno ridimensionate anche le notizie sui recenti contrasti col governo vietnamita per la restituzione delle proprietà ecclesiastiche?
    NGUYÊN VAN NHON: Questa è una questione che va inquadrata nella storia del nostro Paese. Un tempo da noi era in vigore la proprietà privata. Poi si è instaurato un sistema che sostiene la proprietà collettiva dei beni. Certo, il mondo è per tutti, ciò che Dio ha creato lo ha creato per tutti. Ma dire così può essere astratto. Ci sono le persone, i gruppi sociali coi loro diritti. Se, per un bene superiore, questi diritti vanno messi da parte questo si può comprendere. Ma se si confiscano i beni per farli diventare di tutti e poi invece vengono impiegati in maniera egoistica, per far arricchire solo qualcuno, questo non va bene, e non si può più tirare in ballo il bene comune.

    È successo questo coi beni che erano della Chiesa?
    NGUYÊN VAN NHON: A volte questi beni confiscati non sono stati utilizzati a vantaggio del bene comune. La Chiesa chiede che le siano restituiti non per sé stessa, per volontà di accaparramento e di arricchimento, ma proprio per far in modo che siano usati a vantaggio di tutto il popolo.

    Nei mesi scorsi, per questa controversia, ci sono state soprattutto ad Hanoi manifestazioni pubbliche di protesta con rosari recitati in piazza, e anche momenti di tensione con le forze di polizia.
    NGUYÊN VAN NHON: Noi sappiamo che dobbiamo dialogare e servire. Dialogare anche quando è difficile, e ci vuole della pazienza. Dialogare per cercare la giustizia, e la carità, per servire il bene di tutti. Adesso qualche spiraglio si apre, ci si comprende un poco meglio, e comunque sappiamo che la lotta continua e la contrapposizione non apporta alcun bene a nessuno.

    Raccontando questa situazione, alcuni media occidentali hanno sottolineato che il regime comunista vietnamita ha paura della Chiesa locale.
    NGUYÊN VAN NHON: Noi siamo Chiesa. La Chiesa segue sempre la via del dialogo. E rispetta l’autorità civile. Il Papa ci ha appena detto che la Chiesa invita i suoi figli a impegnarsi lealmente per l’edificazione di una società equa e solidale. La Chiesa – così ci ha detto testualmente Benedetto XVI, incontrandoci in occasione della nostra recente visita ad limina – «non intende in nessun caso sostituirsi ai responsabili del governo, desidera solamente, in uno spirito di dialogo e di collaborazione rispettosa, poter prendere una giusta parte alla vita della nazione al servizio di ogni popolo».

    Nell’attuale delicata contingenza storica, il recupero dei beni immobiliari al centro della contesa è una priorità così impellente per la Chiesa?
    NGUYÊN VAN NHON: Non cerchiamo di accaparrare beni per diventare ricchi e potenti. Chiediamo solo il minimum per continuare a lavorare e servire il nostro popolo. La Chiesa cresce, e ha bisogno di qualche minimo strumento per compiere la sua missione apostolica e aiutare i poveri. In funzione di questo lavoro i mezzi possono essere utili.


    L’evoluzione dei rapporti tra Chiesa e governo in Viet Nam è davvero un modello da tener presente per superare le anomalie vissute dalla comunità cattolica nella Cina popolare?
    NGUYÊN VAN NHON: Io penso che nella vita della Chiesa non si tratta di esportare modelli. La Chiesa del Viet Nam va bene per la situazione del Viet Nam. La Cina è così grande, così complessa. Non so se quello che si fa in Viet Nam si può fare in Cina. Ma se noi guardiamo Gesù, e la Chiesa come Lui l’ha fondata, quello è il modello per tutti. La Sua Chiesa Gesù l’ha edificata su Pietro e sui suoi successori. E questo è il modello che vale per tutti, in Viet Nam, in Cina, in America e in qualunque altro posto.

    Ma ci saranno pure delle differenze. La Chiesa vietnamita, per esempio, si presenta come una chiesa umile, anche per la storia che ha dovuto passare.
    NGUYÊN VAN NHON: Ma questa condizione d’umiltà è una vocazione per tutti. Tutta la Chiesa deve essere umile, semplice, caritatevole, a imitazione di Gesù. Questo vale per la Chiesa intera, anche per la Chiesa che è in America, se è la Chiesa di Cristo.

    Anche nel cammino per normalizzare i rapporti tra Santa Sede e governo vietnamita la scelta della pazienza umile ha portato buoni frutti. In tanti finora hanno seminato bene, in silenzio, senza protagonismi.
    NGUYÊN VAN NHON: Il primo approccio lo ha avuto il cardinale Etchegaray nel 1989. Da allora, ci sono state visite ufficiali. Monsignor Pietro Parolin, il sottosegretario della Segreteria di Stato che segue attualmente le vicende del Viet Nam, è venuto giù da noi già quattro volte negli ultimi anni. E ci sono stati risultati sempre migliori. Noi preghiamo molto perché l’apertura delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e governo vietnamita vorrebbe dire avere un rappresentante del papa sul posto in forma permanente, e non solo una volta l’anno. Piano piano ci si arriverà, prima o poi.

    http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=21292

  5. #15
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Mons. Dac Trong, la lotta della Chiesa vietnamita sotto il comunismo
    di J.B. An Dang
    La diocesi di Hanoi pubblica le memorie del vescovo ausiliare scomparso il 7 settembre scorso. “Storia di un era” narra, in forma di diario, la vita della Chiesa nel Paese dall’avvento del comunismo sino ai giorni nostri. Dalle vicende degli anni ’50 ad oggi racconta le sofferenze di vescovi, sacerdoti e laici ed offre elementi utili per capire i l’ attualità del cristianesimo in Vietnam.


    Hanoi (AsiaNews) - La diocesi di Hanoi ha pubblicato alcune delle memorie di mons. Paul Le Dac Trong, già vescovo ausiliare della capitale, scomparso il 7 settembre scorso all’età di 91 anni. Testimone della vita della Chiesa in Vietnam nel secolo scorso, mons. Trong era nato a Kim Lam nel 1918. Ordinato sacerdote il 1 aprile 1948, dal 23 marzo del 1994 era divenuto ausiliare di Hanoi.

    Il volume è intitolato “Storia di un era” e riporta l’introduzione di mons. Joseph Ngo Quang Kiet, attuale arcivescovo di Hanoi. Scritto in forma di diario, esso riporta gli eventi di cui il vescovo è stato osservatore diretto.

    Nella prima parte del libro, mons. Dac Trong riassume la situazione della Chiesa nel nord del Vietnam prima e all'avvento del comunismo nel 1954. Quando le truppe comuniste prendono Hanoi, egli scrive: “Davanti alla possibilità di essere perseguitati i cattolici fuggirono al sud in massa. I sacerdoti, soprattutto quelli che sapevano cosa accadeva in Russia, Spagna e Cina dove un grande numero di cattolici erano stati uccisi dai comunisti, scappano con i loro fedeli lasciando deserte le diocesi del nord”. I vescovi avevano chiesto ai sacerdoti di restare arrivando in alcuni casi anche alle minacce di punizioni per chi andava al sud.

    La migrazione di un largo numero di sacerdoti al sud causò molte difficoltà alle diocesi del nord. Dopo aver descritto in ogni dettaglio la situazione di ogni diocesi del nord negli anni ’50, mons. Paul Le afferma: “E' stato un disastro. In brevissimo arco i tempo il cattolicesimo è stato completamente spazzato via dal nord”.

    Il compianto vescovo spiega però che la “fuga” di un così largo numero di sacerdoti non ha avuto solo risvolti negativi. Egli afferma che essa“ha contribuito alla rapida fioritura delle diocesi del sud” e che “quei sacerdoti rimasti [nel nord] hanno dovuto essere saldi per non portare danni alla Chiesa”. Un largo numero di sacerdoti infatti viene imprigionato e messo sotto pressione. Alcuni di essi finiscono nel "Fronte unito dei cattolici patriottici amanti della pace", nato nel marzo del 1955 con l’intento di istituire una Chiesa cattolica controllata dallo Stato, fedele al partito e non al Papa.

    Il Fronte unito ha reso “la vita dei vescovi molto più dura e complicata”. Persistendo nell’unione con Roma e con il successore di Pietro, i presuli hanno visto nel comitato un grande e imminente pericolo per la Chiesa. Mentre alla Chiesa non è permesso avere mezzi di comunicazione, il Fronte dà vita ad un paio di settimanali in cui “le notizie positive sella Chiesa non trovava mai spazio, mentre viene riportato qualsiasi scandalo della Chiesa che accade in giro per il mondo e sono frequenti gli attacchi al Papa e al Vaticano. La cosa peggiore - lamento il vescovo - è che essi fanno tutto ciò in nome dell’autorità ufficiale della Chiesa”

    Nel 1975, poco dopo la presa totale del Paese da parte dei comunisti, nasce nel sud un Comitato di solidarietà dei cattolici vietnamiti ed il 10 luglio 1975 viene pubblicato il primo numero della sua rivista Catholics and People. Il vescovo spende una parte significativa del suo libro per criticare i feroci e frequenti attacchi del gornale contro Giovanni Paolo II ed il Vaticano.
    I vescovi che cercano di vietare ai loro sacerdoti di aderire a questi comitati mettono a rischio la loro incolumità ed espongono l’amministrazione diocesana a enormi difficoltà con dure restrizioni nella selezione dei seminaristi, le ordinazioni, nelle nomine e spostamenti dei sacerdoti. Il normale svolgimento delle attività della Chiesa come viaggi, incontri e iniziative pastorali deve essere soggetto all’approvazione dell’autorità civile. Cosa ancor più grave, i fedeli delle aree rurali sono costretti a cessare le attività religiose.

    Il governo comunista, che controlla le attività religiose, continua a dire che il Fronte unito ed il Comitato di solidarietà servono a facilitare il dialogo tra Stato e Chiesa. Il defunto vescovo rigetta in modo chiaro questa versione spiegando che i comitati hanno danneggiato sia lo Stato che la Chiesa. “Essi generano solo una profonda sfiducia inculcando nei leader della Chiesa e del governo la preoccupazione per un rischio irreale che li spinge ad affannarsi per vedere riconosciuto il loro ruolo di intermediari. La nascita di questi tipi di comitati è stato un grande errore dei comunisti – afferma mons. Dac Trong – ed è giunto il momento di smantellarli”.
    Vivendo in questo tipo di società ostile alla fede, i vescovi del Vietnam tendono ad essere estremamente prudenti e discreti per evitare che le loro prese di posizione possano portare gravi conseguenze a loro e ai fedeli. Il 20 settembre 2008, nell’incontro con il Comitato del popolo di Hanoi, l’attuale arcivescovo Joseph Ngo Quang Kiet ha affermato: “La libertà religiosa è un diritto umano naturale per chiunque, non un favore concesso da chi detiene il potere. Un governo ‘per il popolo’ ha la responsabilità di creare le condizioni perché ognuno ne possa godere, non una grazia riversata dall'alto su di noi, a vostro piacimento. Lo ripeto ancora: la libertà religiosa è un diritto umano, non una grazia concessa solo se richiesta”.

    Per queste sue affermazioni mons. Quang Kiet ha subito una campagna denigratoria dei media durata per mesi. Di recente, l’arcivescovo di Hue, Stephen Nguyen Nhu The, il suo ausiliare, mons. Francis Xavier Le Van Hong, e l’arcivescovo Joseph Ngo hanno subito lo stessa trattamento di mons. Quang Kiet solo per aver chiesto un dialogo pacifico tra Stato e Chiesa.

    Molti cattolici in Vietnam non conoscono nei dettagli le sofferenze e le difficoltà sofferte dai loro pastori. In molti hanno espresso il desiderio che il libro del vescovo da poco scomparso possa trovare ampia diffusione nel Paese, ma è difficile che questo possa avvenire. Tuttavia, grazie a internet, la versione digitale del volume è disponibile in rete ed il lavoro per la traduzione in altre lingue è già in corso.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16490&size=A

  6. #16
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Incontro dei vescovi vietnamiti. Assente l’arcivescovo di Hanoi
    di Nguyen Vu
    Il vescovo fatto oggetto di aspre critiche dal governo per la sua difesa della libertà religiosa, è ammalato. A tema il giubileo dell’anno prossimo, con una possibile visita del papa; l’educazione nei seminari; aiuti alle vittime del tifone Ketsana; la beatificazione di François Pallu e di Lambert de la Motte.

    Xuan Loc (AsiaNews) – Da ieri è in corso il raduno della conferenza episcopale del Vietnam, che durerà fino al 10 ottobre. A tema vi sono la preparazione del Giubileo del 2010 e l’educazione nei seminari. L’arcivescovo di Hanoi, che ha subito una feroce campagna di accuse da parte del governo, è assente per motivi di salute.
    Ieri dando inizio ai lavori, il presidente della Conferenza episcopale, mons. Peter Nguyen Van Nhon, di Da Lat, ha sottolineato l’importanza dell’unità fra i vescovi e con il papa, rinsaldata dalla visita ad limina tenutasi lo scorso giugno a Roma.
    Presenti quasi tutti i vescovi impegnati in 26 diocesi del Vietnam; assente mons. Emmanuel Le Phuong Thuan, di Can Tho, ormai molto anziano, e l’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngo Quang Kiet . Quest’ultimo durante l’anno ha subito una campagna di offese su televisione e giornali, controlli con telecamere spia e con poliziotti per la sua difesa della libertà religiosa nella sua diocesi, con la richiesta del ritorno alla Chiesa di alcune proprietà sequestrate dal regime, fra cui la ex nunziatura di Hanoi e i terreni della parrocchia di Thai Ha.
    L’arcivescovo ha scritto un biglietto, che è stato letto all’inizio dei lavori, in cui mons. Ngo Quang Kiet chiede scusa per l’assenza dovuta alla sua “stanchezza”. Augurando “ogni bene” al presidente dell’assemblea e “frutti abbondanti” all’incontro, il prelato assicura la sua preghiera ogni giorni per il raduno.
    Durante i periodi di maggior tensione fra governo e arcivescovo, molti suoi colleghi dal Nord e dal Sud Vietnam sono andati a visitarlo o hanno parlato e scritto a suo favore, difendendolo.
    Fra i temi che l’assemblea vuole affrontare vi sono anzitutto i preparativi del Giubileo della Chiesa in Vietnam, per celebrare i 300 anni dell’arrivo del cristianesimo e i 50 anni dello stabilimento della gerarchia nel Paese. Esso si svolgerà dal 24 novembre 2009, solennità dei martiri del Paese, fino all’Epifania del 2011. I cattolici del Vietnam sperano nella presenza del papa in quel periodo.
    Un’attenzione particolare poggia sulla stesura della Ratio per i seminari, con le indicazioni per l’educazione dei candidati al sacerdozio. Oltre a sollecitare aiuti per la popolazione colpita dal tifone Ketsana, i vescovi vogliono cominciare il processo di beatificazione di mons. François Pallu e di Lambert de la Motte, missionari delle Missioni estere di Parigi, evangelizzatori del Vietnam. I due sono fra i primi nell’area che han cercato di rendere indipendente il lavoro missionario dal controllo coloniale.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16515&size=A

  7. #17
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Procedono i preparativi per il giubuleo della Chiesa vietnamita
    La cerimonia di apertura si terrà il 23 novembre a So Kiet. L’arcivescovo di Hanoi, mons. Kiet, in una intervista dice che sono attesi 30 cardinali e vescovi, 4mila sacerdoti e 100mila fedeli. Verranno 200 suonatori di tromba dalla diocesi di Bui Chu e 200 tamburi da quella di Thai Binh, un grande corso di 750 elementi da Thanh Hoa, Hung Hoa, e Lang Son.


    Hanoi - Sono attesi 30 cardinali e vescovi, 4mila sacerdoti e 100mila fedeli, il 23 novembre, a So Kien, per la cerimonia di apertura del giubuleo della Chiesa vietnamita, per i 350 anni dalla creazione delle due diocesi del Nord e del Sud Vietnam (1659-2009) e i 50 anni dalla istituzione della gerarchia cattolica in Vietnam. La data della cerimonia è quella della vigilia della festa dei martiri vietnamiti.
    Per quella che è prevista essere la più grande adunanza di cattolici della storia recente del Vietnam, l’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngo Quang Kiet, parla di “enormi ostacoli” che ha dovuto affrontare, dato che “le autorità locali non capiscono come debbono svolgersi le cerimonie”. “Ciò malgrado, ora tutto è su una buona strada”, aggiunge e attribuisce il cambiamento agli sforzi generosi delle diocesi del nord e in particolare a Hanoi.
    In un’intervista diffusa dal sito della Conferenza episcopale, mons. Kiet sottolinea la “concreta sfida rappresentata dal coordinamento di una così grande folla proveniente da tante diocesi”. “Dopo tutto, So Kien è solo una cittadina, con scarse attrezzature logistiche”.
    La decisione di scegliere So Kien come luogo della cerimonia di apertura ha creato qualche preoccupazione, ma “storicamente è stata la prima sede che la Chiesa vietnamita ha potuto dotare di un vasto e durevole complesso di costruzioni. E’ armonioso e, su un’area di quattro ettari, comprende la cattedrale, l’ufficio del vicariato di Tay Dang Ngoai e il seminario maggiore. Tutto è ancora intatto, a parte il seminario”. Il suo degrado è dovuto alla impossibilità per i cattolici di superare gli intralci burocaratici e ottenere il rinnovo del permesso.
    Dal punto di vista geografico, infine, “So Kien è piuttosto equidistante da Hanoi e da Ninh Binh, Nam Dinh, Thai Binh e ciò renderà più facile per i fedeli di tali diocesi partecipare alla cerimonia”.
    Tornando alla cerimonia di apertura del giubileo, mons. Kiet fa sapere che “la diocesi di Haiphong ha preparato una torcia gigantesca. Ci sarà un grande complesso musicale, con 200 trombe dalla diocesi di Bui Chu e 200 tamburi da quella di Thai Binh, un grande corso di 750 elementi da Thanh Hoa, Hung Hoa, e Lang Son”. Un gran numero di giovani volontari, 300 dei quali provenienti dalle diocesi lontane di Vinh e Phat Diem, darà assistenza ai presenti. In preparazione dell’inizio del giubuleo, tutte le diocesi del Paese celebreranno una novena, dal 15 al 23 novembre.
    Dopo la cerimonia generale di apertura, infine, il 28 ogni diocesi la ripeterà a livello locale. Il giubuleo proseguirà fin all’Epifania del 2011, quando sarà chiuso al santuario mariano nazionale di La Vang.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16794&size=A

  8. #18
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    “L’Anno Giubilare, tempo di grazia per la Chiesa vietnamita e per la sua missione”, dice all’Agenzia Fides il Cardinale Pham Minh Man

    Città del Vaticano (Agenzia Fides) – “In questo Anno Giubilare, come Popolo di Dio, vogliamo fare memoria della grazia che il Signore ci ha dato in molti secoli. Vogliamo ringraziare Lui e i missionari martiri che hanno dato la vita per la nascita e la crescita della nostra Chiesa”: con queste parole Sua Em. il Card. Jean Baptiste Pham Minh Man, Arcivescovo di Ho Chi Minh City, spiega in un colloquio con l’Agenzia Fides il significato dell’Anno Santo che si apre il 24 novembre – solennità dei Martiri Vietnamiti – a So Kien, località a 70 km da Hanoi, dove fu benedetta la prima Cattedrale del Vicariato Apostolico di Tonchino. La Chiesa locale festeggia i 350 anni dalla nascita dei primi due Vicariati Apostolici di Tonchino e Cocincina (1659-2009) e, nel contempo, celebra i 50 anni di istituzione della gerarchia in Vietnam (1960-2010).
    “Il Giubileo servirà a rafforzare la nostra fede e condividerla con gli altri”, dice il Cardinale spigandone gli obiettivi: “Preghiamo Dio perchè ci aiuti in questo compito e perché accresca la consapevolezza dei fedeli sul loro ruolo di testimoni ed evangelizzatori”.
    Inoltre “puntiamo molto a promuovere una attiva partecipazione dei laici per l’edificazione e la crescita della comunità cattolica in Vietnam”. Riferendosi alla situazione della Chiesa, il Card. Pham Minh Man afferma: “Non abbiamo scuole cattoliche ma vogliamo confermare le famiglie, le comunità e le associazioni a diventare ‘scuole di fede’. Abbiamo catechisti in ogni parrocchia ma, a livello pastorale, la loro opera non è sufficiente. E’ rivolta soprattutto ai bambini, ma dopo la Cresima i ragazzi e i giovani spesso si allontano dalla Chiesa. In questo Anno Santo, dunque vogliamo rivolgerci in particolare ai giovani e alle famiglie”.
    Sull’impatto che il Giubileo potrà avere sulla società del Vietnam, il Cardinale nota a Fides: “Nella società si pensa al denaro e si vanno imponendo modelli consumistici. Vogliamo che la popolazione del Vietnam sappia cosa significa per noi cristiani una ‘vita di fede’: non un conflitto o un combattimento per il potere o per la ricchezza, ma vivere nella verità e nell’amore di Cristo. Vogliamo ribadire e far comprendere a tutti cosa è la Chiesa e come essa può contribuire al bene comune della popolazione e della nazione”.
    Ad alcune celebrazioni giubilari – come la cerimonia di apertura, quella di chiusura, il Congresso che si terrà a novembre 2010 – parteciperanno alti esponenti delle autorità civili: “Il Giubileo potrà essere un passo per migliorare le relazioni con il governo. Lo speriamo, anche se sappiamo che occorre dare tempo al tempo”, dice il Cardinale.
    “Registriamo alcuni segnali incoraggianti: di recente ho curato di diffondere fra i funzionari la traduzione della Caritas in Veritate in lingua vietnamita. E’ importante chiarire che la Chiesa non è un pericolo per la nazione ma intende contribuire allo sviluppo umano del paese. Se questa convinzione si farà strada, tutto sarà più facile”, conclude.

    http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=32425&lan=ita

  9. #19
    Gran CierRino
    Data Registrazione
    Sep 2007
    Località
    Arcidiocesi di Milano
    Messaggi
    8,851
    Ringraziato
    818

    Premi

    Migliaia di candele illuminano l’apertura del Giubileo della Chiesa vietnamita
    di JB. Vu
    La cerimonia nel giorno nel quale si ricordano i 117 martiri vietnamiti canonizzati da Giovanni Paolo II. Una grande festa sulla quale getta un’ombra la voce delle dimissioni che l’arcivescovo di Hanoi, oggetto di una campagna di accuse da parte del governo, avrebbe presentato al Papa.

    Hanoi – Le candele portate da decine di migliaia di fedeli hanno illuminato, ieri sera, Kien Khe, la cittadina nella quale si è aperto il Giubileo della Chiesa vietnamita. Una lunga processione presieduta da mons. Peter Nguyen Van Nhon, presidente della Conferenza episcopale del Vietnam, seguita da una trentina di vescovi delle 26 diocesi del Paese, 250 sacerdoti e 600 religiosi vietnamiti, insieme con i cardinali Roger Etchegaray, vice-decano del Collegio cardinalizio, già presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e Bernard Law, già arcivescovo di Boston, attuale responsabile della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Tra gli ospiti anche il vescovo di Orange, mons. Tod Brown, padre Jean-Baptist Etcharen, superiore delle Missions Etrangères de Paris (MEP) e sacerdoti venuti dall’Europa e dagli Stati Uniti.
    Alle 17.30 la lunga processione ha ricordato i 117 santi martiri vietnamiti, dei quali ricorreva la festa. Essi fanno parte dei circa 130mila cristiani che hanno perso la vita in 261 anni, tra il 1625 e il 1886, durante i quali ci furono 53 “Editti di persecuzione dei cristiani”. I 117 martiri santi comprendono 96 vietnamiti, 11 domenicani spagnoli e 10 membri delle Missions Etrangères de Paris. Beatificati in quatto occasioni da Leone XIII, Pio X e Pio XII, sono stati canonizzati tutti insieme da Giovanni Paolo II nel 1988. Lo stesso papa, nel 2000, ha beatificato un altro giovane martire vietnamita, Andrew Phú Yên.
    La memoria del loro sacrificio è stata scelta come vigilia dell’apertura di un anno che intende ricordare i 350 anni dallo stabilimento delle prime due diocesi del Paese, Dang Trong e Dang Ngoai (Vietnam del nord e del sud) e, come ha detto l’arcivescovo di Hanoi, Joseph Ngo Quang Kiet, “specialmente un evento importante per la Chiesa vietnamita: i 50 anni (1960-2010) della Conferenza episcopale”.
    “I cattolici vietnamiti – ha sottolineato mons. Kiet – debbono avere gratitudine per i missionari che hanno sacrificato la loro vita per portarci i doni della fede. Provo orgoglio e gratitudine per i nostri antenati, che hanno sacrificato la vita per conservare il dono. Come dice il Vangelo: ‘Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto’. Il Vangelo piantato in Vietnam - ha aggiunto - ha conosciuto molte esperienze difficili. Sono le forze del male che vogliono uccidere il seme del Vangelo. Ma stranamente, più il seme del Vangelo incontra difficoltà, più è tempo di lavorare per un ricco raccolto”.
    Per l’apertura del Giubileo è stata scelta la parrocchia di So Kien. Qui ebbe inizio nel 1659 il cattolicesimo del Vietnam, che oggi ha un cardinale, due arcivescovi, 40 vescovi, 3mila sacerdoti nelle parrocchie, 770 in altre attività, 15.750 religiosi, 57mila catechisti, 6,2 milioni di fedeli, 2.135 parrocchie e 190 centri di attività sociale, come asili, classi di sostegno, centri vocazionali e di assistenza sanitaria.
    Al termine della processione e della messa, il cardinale Jean Baptiste Pham Minh Man, presidente del Comitato per il giubileo, ha dichiarato l’apertura ufficiale dell’Anno. All’annuncio ha fatto seguito una sera di festeggiamenti e illustrazioni dei 350 anni di vita della Chiesa nel Paese. Particolarmente applaudito il gruppo della diocesi di Bui Chu, con 400 trombettieri e tamburini.
    L’apertura del Giubileo ha anche trovato spazio sulla stampa di regime, che l’ha definito una “evidenza inequivocabile” della politica di rispetto della libertà religiosa applicata in Vietnam.
    La gioia dell’evento è stata oscurata, però, dal diffondersi delle voci sulle dimissioni che mons. Kiet avrebbe presentato al Papa, motivandola con il peggioramento delle sue condizioni di salute. A quanto si dice, sarebbe stato lo stesso arcivescovo di Hanoi - che per motivi di salute non ha partecipato all’assemblea dei vescovi di ottobre - a informare i suoi sacerdoti del passo, nel corso dell’annuale ritiro diocesano, terminato il 14 novembre.
    Malgrado quanto detto da mons. Kiet, c’è, tra i cattolici, chi collega la presentazione delle dimissioni alle fortissime pressioni del governo contro l’arcivescovo, manifestatesi anche con una campagna di stampa e l’esplicita richiesta di rimozione avanzata a più riprese da Nguyen The Thao, presidente del Comitato del popolo (il municipio) della capitale
    Il diffondersi della notizia si è ripercossa in una attenzione particolare alla messa che mons. Kiet ha concelebrato con il card. Etchegaray, il 22, a Hanoi. Alcuni hanno voluto vedere nel gesto del porporato, che ha donato il suo pastorale a mons. Kiet dicendo che non voleva riportarlo a Roma, il significato di un sostegno della Santa Sede.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16945&size=A

  10. #20
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    52,237
    Ringraziato
    3456
    Messaggio del Papa ai vescovi vietnamiti per l'anno giubilare

    Un tempo di perdono e di riconciliazione
    tra credenti e non credenti

    "Un tempo di grazia propizio per la riconciliazione con Dio e con il prossimo": è questo, nelle intenzioni del Papa, l'anno giubilare che la Chiesa del Viêt Nam ha aperto lo scorso martedì 24 novembre per celebrare il 350° anniversario della creazione dei vicariati apostolici del Tonkin e della Cocincina, e il 50° dell'istituzione della gerarchia cattolica nel Paese. Di seguito pubblichiamo una nostra traduzione italiana del messaggio in francese inviato dal Papa ai vescovi vietnamiti.


    A Sua Eccellenza Monsignor
    Pierre Nguyên Van Nhon
    Vescovo di Dà Lat
    Presidente della Conferenza
    episcopale del Viêt Nam

    Mentre ha inizio la celebrazione giubilare del trecentocinquantesimo anniversario della creazione dei Vicariati apostolici del Tonkin e della Cocincina, e dei cinquant'anni dall'istituzione della gerarchia cattolica in Viêt Nam, mi unisco di tutto cuore alla gioia e all'azione di rendimento di grazie dei Vescovi del vostro Paese, che ho avuto la gioia d'incontrare lo scorso giugno, e di tutti i loro diocesani.
    Voi avete voluto che l'inizio di questa celebrazione coincidesse con la festa dei gloriosi centodiciassette santi martiri del suo Paese. Il ricordo della loro nobile testimonianza aiuterà tutto il popolo di Dio in Viêt Nam ad attivare la sua carità, ad accrescere la sua speranza e a consolidare la sua fede che la vita quotidiana a volte mette alla prova. Fra questi martiri spicca la figura singolare di André Dung-Lac, le cui virtù sacerdotali sono modelli luminosi per i sacerdoti e i seminaristi, secolari e regolari, del suo Paese. In questo Anno sacerdotale, possano essi trarre dal suo esempio e da quello dei suoi compagni un'energia spirituale rinnovata che li aiuterà a vivere il loro sacerdozio in una fedeltà più grande alla loro vocazione, nella comunione fraterna, nella degna celebrazione dei Sacramenti della Chiesa e in un apostolato dinamico e intenso.
    Per l'apertura della celebrazione, avete scelto So-Kiên, nell'arcidiocesi di Hà Nôi, luogo emblematico che parla in modo particolare al vostro cuore. Fu la sede del primo Vicariato apostolico del Viêt Nam e conserva ancora vestigia preziose dei vostri santi martiri come pure le loro nobili reliquie. In questo Anno Giubilare, possa questo luogo che vi è tanto caro essere al centro di un'evangelizzazione profonda che porti a tutta la società vietnamita i valori evangelici della carità, della verità, della giustizia e della rettitudine. Questi valori, vissuti nella sequela di Cristo, assumono una dimensione nuova che trascende il loro significato morale tradizionale, quando si ancorano a Dio che desidera il bene di ogni uomo e vuole la sua felicità.
    L'Anno Giubilare è un tempo di grazia propizio per la riconciliazione con Dio e con il prossimo. A tal fine, è opportuno riconoscere gli errori del passato e del presente commessi contro i fratelli nella fede e contro i fratelli compatrioti e chiederne perdono. Nello stesso tempo, è anche opportuno prendere la decisione di approfondire e di arricchire la comunione ecclesiale e di edificare una società giusta, solidale ed equa attraverso il dialogo autentico, il rispetto reciproco e la sana collaborazione. Il Giubileo è anche un tempo speciale offerto per rinnovare l'annuncio del Vangelo ai concittadini e divenire sempre più una Chiesa che è comunione e missione.
    Tutta la Chiesa in Viêt Nam si è preparata alla celebrazione del Giubileo con una novena di preghiera affinché questo evento eccezionale trovi grazia agli occhi di Dio, contribuisca al progresso spirituale di tutti i fedeli e consolidi la missione della Chiesa. Il mio pensiero si volge naturalmente ai religiosi e alle religiose che con la propria vita desiderano testimoniare la radicalità evangelica attraverso il carisma dei loro rispettivi fondatori. Possano continuare a crescere in Dio attraverso l'approfondimento della loro vita spirituale nella fedeltà alla loro vocazione e un apostolato fecondo nella sequela di Cristo. Il mio affetto paterno va anche a tutti i fedeli laici vietnamiti. Essi sono presenti nel mio ricordo e nella mia preghiera quotidiana. Possano impegnarsi più profondamente e attivamente nella vita e nella missione della Chiesa.
    Cari Fratelli nell'Episcopato, chiedo a Dio di illuminarvi e di guidarvi affinché siate, sull'esempio del Nostro Signore e Maestro, buoni Pastori (cfr. Gv 10, 11-16), che si dedicano a fare pascere il loro gregge, a incoraggiarlo e a curarlo quando è necessario, e Vescovi che testimonino con coraggio e perseveranza la grandezza di Dio e la bellezza della vita in Cristo.
    Che Nostra Signora de La Vang, cara ai cristiani della sua nazione, vi accompagni con la sua tenerezza materna nel corso di questo anno. Le imparto, Monsignore, la mia affettuosa Benedizione apostolica che estendo volentieri ai Vescovi, ai sacerdoti e ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, come pure a tutti i fedeli del Viêt Nam e a tutte le persone che si uniscono da vicino e da lontano alla gioia delle vostre celebrazioni.
    Dal Vaticano, 17 novembre 2009




    (©L'Osservatore Romano - 27 novembre 2009)

Discussioni Simili

  1. Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 26-01-2010, 21:51
  2. Battesimo sotto condizione in caso di dubbio
    Di Carolum nel forum Diritto Canonico
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 02-01-2007, 22:27

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •