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Discussione: La Chiesa in Vietnam: notizie e informazioni

  1. #21
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    Abbattuto e trasformato in parco il Pontificio istituto S. Pio X di Da Lat
    di Trung Tin
    I vescovi del Paese hanno ripetutamente chiesto, finora invano, alle autorità di poter riutilizzare la struttura - in passato proprietà del Vaticano - come seminario. La Conferenza episcopale si è rivolta ora al Primo ministro.


    Da Lat – Le autorità di Da Lat, nel sud del Vietnam, stanno abbattendo il Pontificio istituto San Pio X di Da Lat per farne un “parco culturale e urbano”. E ciò malgrado le ripetute richieste avanzate dai vescovi del Paese di poter tornare a fare un seminario di quella che era una proprietà della rappresentanza vaticana in Vietnam, dalla quale sono usciti 13 dei vescovi e 306 dei sacerdoti che attualmente operano nel Paese.
    L’Istituto aveva aperto le porte per alla sua prima classe il 13 settembre 1958. Era stato realizzato dal gesuita padre Ferdinand Lacretelle, giunto a Saigon nel 1957, su richiesta dei vescovi vietnamiti e il Vaticano aveva affidato alla Compagnia di Gesù la responsabilità del seminario. Alla sua guida ci sono stati religiosi provenienti da Francia, Italia, Spagna e Canada.
    Il primo agosto 1961 l’ambasciatore Mario Brini pose la prima pietra per la ricostruzione della struttura e mons. Francesco De Nittis, in rappresentanza del nunzio, organizzò l’inaugurazione il 23 aprile 1964. Il 21 settembre di quello stesso anno, un decreto (604BCTNG/ND/HC.TC. 3) del governo dell’allora Vietnam del sud garantiva “la perenne proprietà al Consolato del Vaticano dell’appezzamento n. 54, foglio 20 di Dalat City, un’area di 79.200 metri quadrati”.
    Fino al 1975 l’Istituto raccoglieva seminaristi delle diocesi del Sud, col risultato di formare 14 vescovi. Tolto mons. Peter Nguyen Van Nho, che è morto, gli altri operano per la Chiesa vietnamita. Con loro 306 sacerdoti, usciti dallo stesso San Pio X, 227 diocesani e 79 religiosi.
    Nella situazione politica creatasi dopo il 1975, il Pontificio istituto cessò la sua attività di formazione nell’estate del 1977 e nel 1980 il governo lo sottrasse alla Conferenza episcopale.
    Nel 1987, il governo vietnamita ha aperto le porta all’economia di mercato e, passo passo, il Paese è entrato in un periodo di rinnovamento e di integrazione con il resto del mondo. Al tempo stesso, la Chiesa vietnamita si è trovata ad avere scarsità di sacerdoti da mandare in parrocchia. Così i vescovi hanno chiesto al governo la restituzione del Pontificio istituto per avere la possibilità di dare una formazione altamente qualificata ai sacerdoti. Da allora, ogni volta che se ne è data l’opportunità, la Conferenza episcopale e la diocesi di Da Lat hanno rinnovato la domanda.
    Al momento, però, le autorità locali stanno abbattendo l’Istituto. Il vescovo di Da Lat (nella foto), che è presidente della Conferenza episcopale, è tornato a presentare l’esigenza della Chiesa. “Quando – dice mons. Nguyen Van Nhon – ho visto che nell’area del Pontificio istituto si stava realizzando un parco, il 22 novembre del 2008, a nome dell’episcopato, l’ufficio del vescovo di Da Lat ha inviato una petizione alle autorità della provincia di Lam Dong per chiedere di fermare i lavori. In risposta, ha ricevuto una lettera (n. 8860/UBND-DC) del Comitato provinciale del popolo, secondo la quale la diocesi avrebbe dovuto dare sostegno alla costruzione del parco.
    Il vescovo si è rivolto alle autorità di Da Lat informando che “a nome dell’episcopato vietnamita, il 19 dicembre 2008 ho inviato un messaggio al capo del Comitato del governo per gli affari religiosi per presentare le necessità della Chiesa e informarlo della petizione del 22 novembre”.
    “Recentemente - dice ancora il vescovo - quando ho visto una grande costruzione nell’area del Pontificio istituto San Pio X, a nome della Conferenza episcopale, l’11 febbraio di quest’anno mi sono ricolto al Primo ministro e alle alte autorità della provincia di Lam Dong per chiedere di riconsiderare le aspirazioni della Conferenza episcopale, di poter usare la struttura per la formazione dei sacerdoti”. “Seguendo le indicazioni dei responsabili della Conferenza episcopale e dei tre arcivescovi di Hanoi, Hue e Ho Chi Minh City - conclude - continueremo a sottomettere al Primo ministro le aspirazioni davvero pressanti della Chiesa cattolica in Vietnam”.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=16999&size=A

  2. #22
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    Nel loro giubileo, i vietnamiti ricordano il loro primo catechista martire
    di JB. Vu
    Sant’Andrea Phu Yen, ucciso a 20 anni durante la persecuzione dei re vietnamiti. Nato nel 1625 o 1626, fu battezzato da padre Alexandre de Rhodes, il grande missionario gesuita, che lo ammise in un gruppo di catechisti. Davanti al tribunale confermò la sua fede e al momento dell’esecuzione esortò i cristiani a restare saldi nella fede.


    Binh an ha – Il Giubileo della Chiesa vietnamita si è aperto il 24 novembre, vigilia della festa dei martiri vietnamiti, si sta rivelando anche come un’occasione per riflettere sulla loro vita e il loro messaggio.
    Un posto particolare, tra i 117 santi martiri, lo ricopre sant’Andrea Phu Yen, primo catechista vietnamita a dare la vita per la fede (nella foto: la sua esecuzione in un quadro del ’600) . Era nato nel 1625 o nel 1626 nella parrocchia di Mang Lang , diocesi di Qui Nhon, nella provincia di Phu Yen. Fu ucciso nel 1644, quando aveva 19 o 20 anni.
    Sant’Andrea Phu Yen era stato battezzato quando aveva 15 anni da padre Alexandre de Rhodes, il grande missionario gesuita, autore del primo catechismo vietnamita e del primo dizionario portoghese-latino-vietnamita, grazie al quale il Paese adottò i caratteri latini che ancora usa.
    Il giovane Andrea, allora, stava studiando la scrittura cinese. L’anno dopo chiese di poter entrare nel gruppo che insegnava catechismo, creato da padre de Rhodes. Andrea, che ancora doveva completare la sua formazione, fu affidato a un altro catechista, che si chiamava Inhaxio. Il giovane fece grandi progressi nella conoscenza del catechismo e della Bibbia e nella comprensione dei modi per servire Dio. Il gruppo, guidato da padre de Rhodes - il cui nome vietnamita era padre Dac Lo - comprendeva una dozzina di persone e stava ottendendo significativi successi nella diffusione del Vangelo. Ciò suscitò sospetti e tensioni nella corte della dinastia Nguyen.
    L’attività missionaria del gruppo di sant’Andrea era la provincia di Quang Nam e i funzionari della provincia volevano eliminare Inhaxio. Ma in quel periodo, fratel Inhaxio era lontano. Anche sant’Andrea ricevette l’avviso che anche lui sarebbe stato processato e condannato a morte. Egli era a casa da solo e si offrì spontaneamente al posto del suo anziano fratello. Di fronte alle corte manifestò una straorddinaria forze nella fede. “Vorrei – disse – avere migliaia di vite da consacrare a Dio”.
    In effetti, dal 1627 al 1886 i re combatterono il cristianesimo in molti modi crudeli, come tagliando la testa, ma i cattolici hanno resistito fino alla vittoria. In quegli anni furono uccise più di 130mila persone. Tra loro 117 sono stati proclamati santi martiri. Sono di tutte le classi sociali ed erano vescovi, sacerdoti e fedeli laici. Oggi i cattolici vietnamiti sono più di sette milioni. Dopo il 1975, quando il Paese è stato unificato dal Nord, molti sono sparsi nel mondo. Ma continuano a ricordare il giovane martire. Ogni anno, la parrocchia di St. Luke's Revesby, a Sydney, celebra l’aniversario di sant’Andrea. “ Sant’Andrea Phu Yen – dice padre Nguyen Van Tuyet, responsabile della comunità vietnamita – dà il suo insegnamento a tutti. Fu coraggioso e leale e dà aiuto a migliaia di anime, offrendo la Buona Novella a tutti”. “I cattolici vietnamiti – aggiunge padre Geoffry, della stessa parrocchia - hanno aiutato i membri della comunità ad essere uniti e a crescere sempre di più”.
    Il 25 luglio 1644 sant’Andrea fu condotto di fronte al mandarino, che tentò in vari modi di convincerlo ad “abbandonare la sua folle convinzione”. Ma egli replicava di essere un cristiano e più diposto a soffrire che ad abbandonare la fede. Si mostrava tanto sereno e disposto a soffrire per Cristo, che le persone andavano da lui chiedendogli di pregare per loro. Egli rispondeva chiedendo di chiedere a Dio di concedergli la grazia di essere fedele fino alla fine e di “rispondere con la pienezza dell’amore all’infinito amore del suo Signore, che ha dato la sua vita per gli uomini”.
    Il giorno dopo, il 26 luglio, Andrea fu portato in udienza pubblica dal governatore, dove fu condannato a morte. Quel pomeriggio, un ufficiale lo condusse luno le vie di Ke Cham fino al luogo dell’esecuzione, un campo fuori città. Il gruppo era seguito da padre de Rhodes, numerosi cristiani portoghesi e vietnamiti e anche da pagani, che assistettero all’uccisione. Andrea esortò i cristiani a rimanere saldi nella loro fede e a non essere addolorati per la sua morte, ad aiutarlo con le loro preghiere a essere fedele fino alla fine. Fu colpito con le lance e, alla fine, quando stava per essere decapitato con una spada, gridò a voce alta il nome di Gesù.

    http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=17061&size=A

  3. #23
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    Il card. Pham Minh Man rientrato in patria, al termine degli incontri in Vaticano
    di J.B. Vu
    L’arcivescovo di Ho Chi Minh City ha visto il prefetto del dicastero missionario e il “ministro degli esteri” della Santa Sede. Un aiuto per i vescovi vietnamiti a ridurre l’attuale “crisi umana” e a vivere insieme con i fedeli una “nuova vita” nell’amore di Gesù e della Signora di La Vang. Le dimissioni di mons. Kiet accettate solo per rispetto della sua volontà.


    Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Servirà ad aiutare i vescovi vietnamiti a ridurre l’attuale “crisi umana” e a vivere insieme con i fedeli una “nuova vita” nell’amore di Gesù e della Signora di La Vang la visita compiuta in Vaticano dal cardinale di Ho Chi Minh City, Jean Baptiste Pham Minh Man. E’ il primo bilancio del rientrante porporato, che nei prossimi giorni riferirà dei suoi incontri romani alla Conferenza episcopale.
    Arrivato a Roma il 31 maggio, il cardinale al termine dei suoi incontri con il card. Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e con mons. Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, il “ministro degli esteri” del Papa, ha dichiarato che “la Santa Sede conosce molto bene l’attuale situazione della Chiesa in Vietnam”.
    Intervistato dal programma vietnamita della Radio vaticana, il cardinale ha parlato anche della nomina di mons. Pierre Nguyen Van Nhon a Hanoi al posto del dimissionario mons. Joseph Kiet, evidenziando come la Segreteria di Stato nell’informare il governo vietnamita abbia sottolineato che le dimissioni di mons. Kiet erano state accettate solo per rispettare la sua volontà. Affermazione che va collegata alla richiesta di allontanare mons. Kiet da Hanoi avanzata più volte dalle autorità del Paese.
    Quanto all’incontro con il card. Dias, il card. Pham Minh Man ha riferito che il responsabile del dicastero per le missioni ha raccomandato in particolare la comunione all’interno della Chiesa. “Prima di tutto i cattolici vietnamiti debbono aiutarsi l’un con l’altro. Vescovi e sacerdoti aiutino i fedeli a vivere in comunione tra loro, sulla base della fede. In secondo luogo aiutiamo i cattolici vietnamiti in patria e all’estero a pregare sempre di più Nostra Signora di La Vang”.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Il-card.-Pham-Minh-Man-rientrato-in-patria,-al-termine-degli-incontri-in-Vaticano-18636.html

  4. #24
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    DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI, S.I., 21.06.2010

    Si terrà in Vaticano, nei giorni 23-24 giugno 2010, il secondo incontro del Gruppo di lavoro congiunto Viêt Nam - Santa Sede. La riunione si prefigge di approfondire e sviluppare le relazioni bilaterali, come era stato previsto al termine del primo incontro del Gruppo di lavoro, svoltosi ad Hà Nôi dal 16 al 17 febbraio 2009.

    [00922-01.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  5. #25
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    A Roma la delegazione vietnamita per i rapporti diplomatici col Vaticano
    di Nguyen Hung
    E’ il secondo incontro del gruppo di lavoro che ha lo scopo di normalizzare i rapporti. I cattolici vietnamiti si aspettano che le parti affrontino anche i problemi concreti che i vescovi si trovano ad affrontare.

    Hanoi (AsiaNews) - E’ a Roma la delegazione del governo vietnamita per il secondo incontro del “Gruppo di lavoro congiunto” tra Vietnam e Vaticano, che ha l’obiettivo ufficiale di portare avanti il processo per la normalizzazione dei rapporti diplomatici.La delegazione, a quanto scrive la stampa governativa, è guidata dal viceministro agli esteri Nguyen Thanh Son e comprende funzionari del Ministero della sicurezza pubblica e del Comitato per gli affari religiosi.
    Nella situazione concreta del Paese, la Conferenza episcopale si trova ad affrontare “la crisi umana e i conflitti interni”. I cattolici vietnamiti stanno perdendo fiducia nel governo e nella “organizzazione religiosa”. La cosa non era mai accaduta prima, all’interno della Chiesa vietnamita.
    Per di più, il Vaticano ha da poco sentito alcuni vescovi vietnamiti e alcuni religiosi che lavorano a Roma, ma non ha potuto farlo con i vescovi di tutte le 26 diocesi, con i problemi che si trovano ad affrontare. E sebbene le questioni da risolvere rallentino, è bene che Vaticano e governo vi trovino soluzione.
    Dal 2008, la Santa Sede ha nominato sette vescovi vietnamiti e i vescovi hanno ordinato centinaia di sacerdoti, ma i cattolici ancora mancano di unità. Perché? “Noi - dicono ad AsiaNews numerosi fedeli - siamo confusi, non sappiamo chi sono i veri cattolici vietnamiti e le ‘religioni artificiali’ nella Chiesa locale e nella società”. Altri, però, affermano: “noi abbiamo fede nell’amore di Gesù e la Chiesa, preghiamo Dio e lo Spirito Santo. Non abbiamo paura del male”.
    I rapporti diplomatici tra Vaticano e Vietnam avranno senso quando “i due Paesi” si fideranno l’uno dell’altro. E non possono lasciare che i fedeli o i cattolici vietnamiti perdano fiducia in loro.

    http://www.asianews.it/notizie-it/A-Roma-la-delegazione-vietnamita-per-i-rapporti-diplomatici-col-Vaticano-18729.html

  6. #26
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    COMUNICATO DELLA SEGRETERIA DI STATO: SECONDO INCONTRO DEL GRUPPO CONGIUNTO DI LAVORO VIETNAM - SANTA SEDE, 26.06.2010

    TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA


    Come concordato nel Primo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro Vietnam - Santa Sede, svoltosi ad Hanoi nel febbraio 2009, il Secondo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro Vietnam - Santa Sede ha avuto luogo in Vaticano, dal 23 al 24 giugno 2010. E’ stato presieduto congiuntamente da Mons. Ettore Balestrero, Sotto-Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, Capo della Delegazione della Santa Sede, e dal Sig. Nguyen Quoc Cuong, Vice-Ministro degli Affari Esteri, Capo della Delegazione del Vietnam.

    Presa visione dei progressi compiuti dal Primo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro, le due Delegazioni hanno affrontato temi internazionali e temi legati alle relazioni bilaterali e alla Chiesa Cattolica in Vietnam. La Delegazione Vietnamita ha ricordato le linee costanti della politica vietnamita di rispetto della libertà di religione e di credo come pure le misure legali di garanzia della sua attuazione. La Delegazione della Santa Sede ha preso nota di questa spiegazione ed ha chiesto che vengano assicurate ulteriori condizioni che consentano alla Chiesa di partecipare con maggiore efficacia allo sviluppo del Paese, specialmente in ambito spirituale, educativo, sanitario, sociale e caritativo. La Delegazione della Santa Sede ha inoltre ricordato che la Chiesa nei suoi insegnamenti invita i fedeli ad essere buoni cittadini e quindi ad impegnarsi per il bene comune della popolazione.

    Le due Delegazioni hanno registrato sviluppi incoraggianti in varie aree della vita cattolica in Vietnam, specialmente in relazione all’Anno Giubilare. Inoltre, hanno ricordato il Discorso di Sua Santità Papa Benedetto XVI in occasione dell’ultima visita ad Limina dei Vescovi Vietnamiti e il Messaggio del Santo Padre alla Chiesa Cattolica in Vietnam in occasione dell’Anno Giubilare, e si sono detti d’accordo che questi insegnamenti del Santo Padre serviranno come orientamento per la Chiesa Cattolica in Vietnam negli anni a venire.

    Quanto alle relazioni bilaterali le due Delegazioni hanno apprezzato gli sviluppi positivi avvenuti dal Primo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro, specialmente l’incontro tra il Papa Benedetto XVI e il Presidente del Vietnam, Nguyen Minh Triet, nel dicembre 2009. Le due Delegazioni hanno avuto anche un profondo ed ampio confronto sulle relazioni diplomatiche bilaterali. Al fine di approfondire le relazioni tra la Santa Sede e il Vietnam, come pure i legami tra la Santa Sede e la Chiesa Cattolica locale, è stata convenuta, come primo passo, la nomina da parte del Papa di un Rappresentante non-residente della Santa Sede presso il Vietnam.

    Le due Delegazioni hanno deciso di avere un Terzo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro in Vietnam; la data dell’Incontro sarà concordata seguendo i canali diplomatici.

    In occasione dell’Incontro, la Delegazione del Vietnam ha compiuto una visita di cortesia a S.E. Mons. Mamberti, Segretario delle Relazioni della Santa Sede con gli Stati, al Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e al Vicariato della Diocesi di Roma. La Delegazione ha anche fatto visita all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù della Santa Sede in Roma.

    [00957-01.01][Testo originale: Inglese]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  7. #27
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    Cattolici vietnamiti nella società comunista, tra aperture e discriminazioni
    di J.B. Vu
    Mentre il governo stringe i rapporti con la Santa Sede, i cattolici vietnamiti lavorano insieme con i concittadini comunisti per il bene del Paese. Ma la Chiesa subisce ancora discriminazioni che limitano l’efficacia della sua missione. Vicepresidente del Consiglio dei vescovi:“Tra la popolazione vi sono ancora molti conflitti interni, ma possiamo riuscire a superarli con la comprensione reciproca, mirando a costruire insieme il futuro del Paese”.


    Ho Chi Minh City (AsiaNews) – Oltre sei milioni di cattolici vietnamiti cercano oggi di lavorare insieme alla popolazione comunista per la costruzione della società e del Paese, dopo secoli di repressione e violenze. Ma la Chiesa subisce ancora discriminazioni e limitazioni soprattutto in campi come istruzione, sanità e attività sociali, nonostante le rassicurazioni dell’attuale governo in materia di libertà religiosa.
    Mons. Joseph Nguyen Chi Linh, vescovo di Thanh Hoa e vicepresidente del Consiglio dei vescovi del Vietnam, afferma: “I cattolici vivono e condividono la loro vita con la popolazione comunista e mossi dalla Buona novella e dall’amore per il Paese cercano sempre un modo per ridurre le tensioni”. “Tra la popolazione – aggiunge – vi sono ancora molti conflitti interni, dovuti alla differenza delle ideologie e dei punti di vista politici, ma possiamo riuscire a superarli con la comprensione reciproca, mirando a costruire insieme il futuro del Paese”.
    “I fedeli – continua - dicono che se continuano a esserci conflitti la vita sarà ancora più difficile. Quindi abbiamo bisogno di capirci l’un l'altro sempre di più, superando gli ostacoli ai rapporti di entrambe le parti che noi stessi abbiamo contribuito a provocare”.
    Lo scorso 28 giugno a Roma, Vaticano e governo hanno raggiunto un accordo per la nomina di un rappresentante papale per il Vietnam. La decisione è stata vista come una nuova possibilità per l’incremento della libertà religiosa nel Paese, soprattutto nella partecipazione della Chiesa allo sviluppo della società vietnamita in campo spirituale, educativo e sanitario.
    La decisione ha ricevuto i consensi dei cattolici vietnamiti, ma ha anche creato polemiche. Il rappresentante papale non risiederà in Vietnam, ma in un Paese terzo. Alcuni dei 26 vescovi del Vietnam affermano che essi non hanno avuto voce nell’incontro tra Santa Sede e governo di Hanoi. Secondo alcuni fedeli la scelta indebolisce il peso della Conferenza episcopale vietnamita e impedisce al Vaticano di ascoltare la vera voce dei fedeli che vivono all’interno della società.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Cattolici-vietnamiti-nella-società-comunista,-tra-aperture-e-discriminazioni-18914.html

  8. #28
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    Dai martiri vietnamiti l’esempio dello spirito di corresponsabilità
    di Thanh Thuy
    L’esempio dei santi Peter Doan Cong Qui e Emmanuel Le Van Phung è stato portato dal vescovo di Long Xuyen nel corso della cerimonia per il loro 150mo anniversario. Con mons. Joseph Hoang Xuan Tieu hanno concelebrato 60 sacerdoti. Presenti centinaia di seminaristi, suore e circa tremila fedeli.

    Long Xuyen (AsiaNews) – Lo spirito di corresponsabilità nelle comunità cattoliche, del quale sono stati esempio i santi Peter Doan Cong Qui e Emmanuel Le Van Phung è stato al centro della riflessione che mons. Joseph Hoang Xuan Tieu, vescovo di Long Xuyên, nel sud del Vietnam, ha svolto nel corso della celebrazione (nella foto) per il 150mo anniversario dei due martiri.
    La Chiesa vietnamita è molto fiera dei suoi 117 martiri. La fierezza motiva la comunità cattolica di Gieng Island. Essa rende anche precursori e simbolo di comunione nello spirito di corresponsabilità, per amare e vivere insieme nella società.
    La cerimonia commemorativa si è svolta a Gieng Island, una comunità cattolica scelta dal vescovo per l’anniversario e il pellegrinaggio del giubileo della Chiesa vietnamita. Al rito, svoltosi il 31 luglio, hanno preso parte centinaia di seminaristi del seminario maggiore di Saint Qi, dal Cai Rang Seminary e dal seminario maggiore della diocesi di Can Tho, suore della congregazione delle Lovers of Holy Cross di Cai Nhun e della congregazione delle Sisters of Providence di Gieng Island.
    La messa è stata concelebrata dal vescovo con 60 sacerdoti, alla presenza di circa tremila fedeli. All’omelia, mons. Joseph Hoang Xuan Tieu ha evidenziato come lo spirito di corresponsabilità sia stato esemplare nei due martiri, che insieme hanno vissuto la loro fede, affrontato le difficoltà e specialmente sparso il loro sangue a testimonianza dell’amore di Gesù. Il sacerdote Doan Cong Qui si occupava della comunità cattolica di Dau nuoc e il laico Emmanuel Le Van Phung ne faceva parte. Collaboravano, erano uniti e erano in comunione con tutti gli altri nella piccola parrocchia.
    “Lo spirito di corresponsabilità - ha detto poi – è una caratteristica davvero originale emersa dal concilio Vaticano II. In tutte le comunità cattoliche, lo spirito di corresponsabilità dei vescovi deve apparire ampiamente verso la diocesi, i sacerdoti e i fedeli”.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Dai-martiri-vietnamiti-l’esempio-dello-spirito-di-corresponsabilità-19107.html

  9. #29
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    Mons. Ngo Quang Kiet, ex arcivescovo, è tornato ad Hanoi e vive in un monastero
    di J. B. Vu
    Dopo le dimissioni era andato negli Stati Uniti per motivi di salute. Il governo, che voleva rimuoverlo da tempo, ha fatto credere di aver dettato al Vaticano le mosse per la sua dimissione. L’incontro “familiare” fra mons. Ngo e mons. Nguyen Van Nhon, suo successore.


    Hanoi (AsiaNews) – Mons. Giuseppe Ngo Quang Kiet, ex arcivescovo di Hanoi, tanto contestato dal regime, è ritornato nella sua diocesi e vive nel monastero di Chau Son. Ieri ha ricevuto la visita del nuovo arcivescovo, mons. Peter Nguyen Van Nhon e del suo ausiliare, mons. Laurent Chu Van Minh.
    Mons. Ngo, strenuo difensore dei diritti della Chiesa di Hanoi, ha subito per anni una violenta campagna del governo. Il 13 maggio scorso egli si è dimesso dalla carica di arcivescovo della diocesi del nord, lasciando il posto a mons. Nguyen Van Nhon, che a 72 anni, era stato da poco nominato vescovo coadiutore di Hanoi.
    Il governo ha giostrato la notizia facendo credere che il Vaticano stesse seguendo una “road map” fissata dal regime che da tempo voleva sbarazzarsi di mons. Ngo.
    Fra i fedeli della diocesi e in tutta la Chiesa vietnamita vi sono state tensioni, non ancora sopite, che mons. Ngo ha cercato di calmare scrivendo una lettera ai fedeli della sua diocesi, in cui diceva di aver chiesto personalmente di essere sostituito alla guida della diocesi per motivi di salute.
    Lo stesso 13 maggio, mons. Ngo è partito per gli Stati Uniti “in silenzio e in segreto per motivi di cura”. Il 6 agosto scorso è ritornato ad Hanoi e vive ora nel monastero di Chau Son. La notizia è stata diffusa dal fratello, che vive a Houston in Texas. Ieri, poi, mons. Ngo ha ricevuto la visita di mons. Nguyen Van Nhon, dell’ausiliare e di alcuni sacerdoti dell’arcidiocesi.
    Secondo il sito della Conferenza episcopale vietnamita, “l’incontro è avvenuto in un’atmosfera commossa, familiare e gioiosa”.

    http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Ngo-Quang-Kiet,-ex-arcivescovo,-è-tornato-ad-Hanoi-e-vive-in-un-monastero-19160.html

  10. #30
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    È morto mons. Emmanuel Le Phong Thuan, vescovo di Can Tho
    di J. B. An Dang
    Il prelato, 80 anni, era da tempo malato. Si era battuto per oltre 20 anni contro le restrizioni delle autorità comuniste che impedivano lo svolgimento delle sue funzioni pastorali.


    Hanoi (AsiaNews) – Mons. Emmanuel Le Phong Thuan, vescovo di Can Tho è morto ieri all’età di 80 anni. Il prelato della maggiore città sul delta del Mekong era da tempo malato e partecipava ormai di rado agli incontri della Conferenza episcopale vietnamita.
    Mons. Le Phong si era battuto per anni per svolgere il suo mandato sotto il controllo del regime comunista e secondo alcuni è stata proprio la pressione delle autorità a causare il suo tracollo fisico.
    Nato nel 1930 nella provincia di An Giang, mons. Le Phong entra nel seminario della diocesi di Cu Lao Gieng all’età di 8 anni e nel 1945 viene trasferito in Cambogia nel seminario minore di Phnom Penh. Completati gli studi filosofici e teologici al Saint Joseph Mayor Seminary di Saigon (Ho Chi Minh City), viene ordinato sacerdote nel 1960. Tra il 1964 e il 1970 si stabilisce in Germania dove consegue il dottorato in diritto canonico. Ritornato in Vietnam, insegna nel seminario maggiore della diocesi di Cant Tho, fino alla sua nomina a vescovo coadiutore nel 1975.
    A causa delle restrizioni imposte dal governo comunista, la diocesi resta vacante fino al 1990. In questi anni il vescovo assiste alla confisca della maggior parte dei beni della Chiesa locale e resta sotto stretta sorveglianza delle autorità, che impediscono al prelato di avere un telefono e di comunicare con l’esterno. Il 20 giugno del 1990 egli viene nominato vescovo ordinario dopo diversi anni di dialoghi tra Vaticano e governo vietnamita.

    http://www.asianews.it/notizie-it/È-morto-mons.-Emmanuel-Le-Phong-Thuan,-vescovo-di-Can-Tho-19754.html

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