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Discussione: Tempo di Quaresima : Messaggio del Papa, riflessioni e iniziative varie

  1. #91
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
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    Ho proprio bisogno di una bella e sincera Confessione!
    Mulier ecce filius tuus

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    minusculus (07-03-2018)

  3. #92
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    Ho proprio bisogno di una bella e sincera Confessione!
    Si, fratello, è anche un mio desiderio che realizzerò entro questa settimana, se il Signore me lo concederà.
    Nulla ti fa sentire così misero e nulla ti mostra così tangibilmente il Volto Misericordioso del Padre.
    piscatorie et non aristotelice

  4. Il seguente utente ringrazia minusculus per questo messaggio:

    Ultimitempi (08-03-2018)

  5. #93
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
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    Via Crucis al Colosseo. Le meditazioni di quest'anno scritte da liceali di Roma



    giovedì 8 marzo 2018

    Il Papa ha affidato la preparazione dei testi a un gruppo di studenti del liceo classico romano Pilo Albertelli, coordinati dal loro insegnante di religione Andrea Monda

    Papa Francesco ha affidato quest'anno la preparazione dei testi per la Via Crucis del Venerdì Santo a un gruppo di giovani, coordinato dal professore Andrea Monda, laureato in Giurisprudenza e Scienze Religiose, scrittore e saggista. Lo ha reso noto Greg Burke, portavoce della Santa Sede.

    I giovani sono studenti del liceo classico romano Pilo Albertelli, dove Monda insegna religione. Due dei giovani autori hanno anticipato i contenuti delle meditazioni a VaticanNews. «Ho riflettuto su Gesù davanti a Pilato e sulla folla che lo condanna e predilige Barabba - dice Valerio De Felice - In quella folla c'è una "non decisione", una responsabilità diffusa dove si perde la volontà del singolo». Marta Croppo ha commentato la XIV stazione: Gesù nel sepolcro, afferma, insegna ad entrare in se stessi, «nel proprio sepolcro, dove spesso non si ha il coraggio di scendere».
    Questo, con il Sinodo del prossimo ottobre, è l'anno che il Papa ha deciso di dedicare ai giovani.

    Nel Pontificato di Francesco le meditazioni per il Venerdì Santo sono state scritte dai giovani libanesi sotto la guida del cardinale Béchara Boutros Raï (2013), GianCarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano (2014), Renato Corti, vescovo emerito di Novara (2015), Gualtiero Bassetti, cardinale e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (2016) e da Anne-Marie Pelletier (2017).

    https://www.avvenire.it/papa/pagine/...degli-studenti
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  6. #94
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    Padre Cantalamessa: l’umiltà è una battaglia che dura tutta la vita
    Padre Cantalamessa nella terza predica di Quaresima: l’umiltà non è solo importante per il progresso personale nella via della santità ma è essenziale per la vita di comunità, per l’edificazione della Chiesa.

    Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

    “Essere umile davvero significa avere il cuore di Gesù”. “Dio ama l’umile perché l’umile è nella verità”. La superbia, invece, prima ancora che arroganza, è menzogna. E “tutto ciò che, nell’uomo, non è umiltà è menzogna”. Nella terza predica di Quaresima nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, alla presenza di Papa Francesco e della Curia Romana, padre Raniero Cantalamessa esplora il vasto orizzonte dell’umiltà cristiana. Il punto focale della sua riflessione è questa esortazione di San Paolo:

    “ Non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione. [...] Non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi” (Rm 12, 3.16). ”


    L’umiltà avvicina alla verità
    Incentrando la predica sul tema “Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi”, padre Cantalamessa sottolinea che l’uomo, abbassandosi, si avvicina alla verità. San Paolo stesso confessa cosa scopriva quando scendeva nel fondo del suo cuore:

    “ Scopro in me – diceva – un’altra legge..., scopro che il peccato abita in me... Sono uno sventurato! Chi mi libererà?” (cf Rm 7, 14-25). ”


    L’umiltà è un rifugio dal peccato
    L’altra legge alla quale fa riferimento San Paolo è il peccato dell’autoglorificazione, dell’orgoglio. Al termine del cammino di discesa, l’uomo dunque non scopre l’umiltà, ma la superbia. Umiltà - aggiunge padre Cantalamessa - è scoprire che, a causa del cattivo uso della nostra libertà, “siamo radicalmente superbi e che lo siamo per colpa nostra, non di Dio”:

    Aver scoperto questo traguardo, o anche soltanto l’averlo intravisto come da lontano, attraverso la parola di Dio, è una grazia grande. Dà una pace nuova. Come chi, in tempo di guerra, ha scoperto che possiede sotto la sua stessa casa, senza neppure dover uscire fuori, un rifugio sicuro contro i bombardamenti, assolutamente irraggiungibile.

    Umiltà significa aprirsi agli altri
    Padre Cantalamessa ricorda anche le parole di Santa Angela da Foligno che esortava i suoi figli spirituali a sperimentare il proprio nulla:

    “ O nulla sconosciuto, o nulla sconosciuto! L’anima non può avere migliore visione in questo mondo che contemplare il proprio nulla e abitare in esso come nella cella di un carcere. ”


    “Chiudersi in quel carcere – osserva il predicatore della Casa Pontificia - è tutt’altro, che chiudersi in se stessi”. E’ invece aprirsi agli altri, all’oggettività delle cose:

    Si scopre allora che esiste davvero questa cella e che vi si può entrare davvero ogni volta che lo si vuole. Essa consiste nel quieto e tranquillo sentimento di essere un nulla, e un nulla superbo. Quando si è dentro la cella di questo carcere, non si vedono più i difetti del prossimo, o si vedono in un’altra luce.

    Maria modello insuperabile di umiltà
    Solo Gesù può dichiararsi “umile di cuore” ed esserlo veramente. In Maria - spiega padre Cantalamessa - l’umiltà è “un prodigio unico della grazia”. Sull’umiltà della Madre di Dio, ricorda in particolare quanto scritto da Martin Lutero:

    “ Sebbene Maria avesse accolto in sé quella grande opera di Dio, ebbe e mantenne un tale sentimento di sé da non elevarsi sopra il minimo uomo della terra [...]. Qui va celebrato lo spirito di Maria meravigliosamente puro, ché mentre le viene fatto un onore sì grande, non si lascia indurre in tentazione, ma come se non vedesse, rimane sulla giusta via. ”


    L’umiltà passa per la strada delle umiliazioni
    Lo statuto della virtù dell’umiltà – sottolinea padre Cantalamessa – è speciale: “ce l’ha chi non crede di averla, non ce l’ha chi crede di averla”. Non si può uccidere il proprio orgoglio da soli. “Non ci dobbiamo illudere di aver raggiunto l’umiltà solo perché la parola di Dio, l’esempio di Maria ci ha condotti a scoprire il nostro nulla”:

    “A che punto siamo giunti in fatto di umiltà, si vede quando l’iniziativa passa da noi agli altri, cioè quando non siamo più noi a riconoscere i nostri difetti e torti, ma sono gli altri a farlo; quando non siamo solo capaci di dirci la verità, ma anche di lasciarcela dire, di buon grado, da altri. Si vede, in altre parole, nei rimproveri, nelle correzioni, nelle critiche e nelle umiliazioni”.

    L’umiltà edifica la Chiesa
    Quella dell’umiltà – conclude il predicatore della Casa pontificia - è una lotta che dura tutta la vita. L’orgoglio è capace di nutrirsi sia del bene sia del male sopravvive in ogni situazione in ogni clima. In questa battaglia, come ricorda il filosofo Pascal, la vanagloria è un nemico sempre presente:

    “ La vanità ha così profonde radici nel cuore dell’uomo che un soldato, un servo di milizie, un cuoco, un facchino, si vanta e pretende di avere i suoi ammiratori e gli stessi filosofi ne vogliono. E coloro che scrivono contro la vanagloria aspirano al vanto di aver scritto bene, e coloro che li leggono, al vanto di averli letti; io, che scrivo questo, nutro forse lo stesso desiderio e forse anche coloro che mi leggeranno. ”


    In questa battaglia Dio soccorre l’uomo con un rimedio. “Perché l’uomo “non monti in superbia” – osserva padre Cantalamessa - “Dio lo fissa al suolo con una specie di ancora”. Gli mette “dei pesi ai fianchi”. E questi fardelli possono essere “un difetto, una malattia, una debolezza” che il Signore ci lascia. Pesi che “hanno il potere di mettere a nudo la nostra fragilità, di demolire la nostra presunzione”. L’umiltà – conclude padre Cantalamessa - non è solo importante per il progresso personale nella via della santità ma è essenziale per la vita di comunità, per l’edificazione della Chiesa.


    fonte: Vatican News
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
    ipse vos baptizabit in Spiritu Sancto et igni»
    (Luc. 3,16)

  7. #95
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    Celebrazione della Penitenza presieduta dal Santo Padre Francesco, 09.03.2018


    Alle ore 17 di questo pomeriggio, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha presieduto il Rito per la Riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale.

    Pubblichiamo di seguito l’omelia che il Papa ha pronunciato nel corso della Celebrazione Penitenziale:

    Omelia del Santo Padre


    Cari fratelli e sorelle,

    che grande gioia e consolazione ci viene offerta dalle parole di san Giovanni che abbiamo ascoltato: l’amore di Dio è tale da averci fatto diventare suoi figli, e quando lo potremo vedere faccia a faccia scopriremo ancora di più la grandezza di questo suo amore (cfr 1 Gv 3,1-10.19-22). Non solo. L’amore di Dio è sempre più grande di quanto possiamo immaginare, e si estende perfino oltre qualsiasi peccato la nostra coscienza possa rimproverarci. È un amore che non conosce limiti ed è privo di confini; non possiede quegli ostacoli che noi, al contrario, siamo soliti porre davanti a una persona, per la paura che venga a privarci della nostra libertà.

    Sappiamo che la condizione di peccato ha come conseguenza la lontananza da Dio. E, in effetti, il peccato è una modalità con cui noi ci allontaniamo da Lui. Ma questo non significa che Lui si allontani da noi. La condizione di debolezza e di confusione in cui ci pone il peccato, è un motivo in più perché Dio ci rimanga vicino. Questa certezza deve sempre accompagnarci nella vita. La parola dell’Apostolo è una conferma per rassicurare il nostro cuore ad avere sempre una incrollabile fiducia nell’amore del Padre: «Qualunque cosa esso possa rimproverarci, Dio è più grande del nostro cuore» (v. 20).

    La sua grazia continua a lavorare in noi per rendere più forte la speranza che non saremo mai privati del suo amore, nonostante qualsiasi peccato possiamo aver compiuto, rifiutando la sua presenza nella nostra vita.

    È questa speranza che spinge a prendere coscienza del disorientamento che spesso prende la nostra esistenza, proprio come è avvenuto a Pietro, nel racconto evangelico che abbiamo ascoltato: «E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente» (Mt 26,74-75). L’evangelista è estremamente sobrio. Il canto del gallo sembra cogliere un uomo ancora confuso, poi egli si ricorda delle parole di Gesù e finalmente si spezza il velo e Pietro comincia a intravedere tra le lacrime che Dio si rivela nel Cristo schiaffeggiato, insultato, rinnegato da lui ma che per lui va a morire. Pietro, che avrebbe voluto morire per Gesù, adesso comprende che deve lasciare che Egli muoia per lui. Pietro voleva insegnare al suo Maestro, voleva precederlo, invece è Gesù che va a morire per Pietro; e Pietro questo non lo aveva capito, non lo aveva voluto capire.

    Pietro si confronta ora con la carità del Signore e finalmente capisce che Lui lo ama e gli chiede di lasciarsi amare. Pietro si accorge che aveva sempre rifiutato di lasciarsi amare, aveva sempre rifiutato di lasciarsi salvare pienamente da Gesù, e quindi non voleva che Gesù lo amasse del tutto.

    Come è difficile lasciarsi amare davvero! Vorremmo sempre che qualcosa di noi non fosse legato a riconoscenza, mentre in realtà siamo debitori di tutto, perché Dio è il primo e ci salva totalmente, con amore.

    Chiediamo ora al Signore la grazia di farci conoscere la grandezza del suo amore, che cancella ogni nostro peccato.

    Lasciamoci purificare dall’amore per riconoscere il vero amore!

    [00383-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #96
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    Quaresima, Cantalamessa: in atto rivoluzione contro Dio, serve purezza
    Nell’ultima predica di Quaresima al Papa e alla Curia Romana, il frate cappuccino ha esortato a ridestare nell’uomo innocenza e semplicità conservate nel cuore

    Giada Aquilino – Città del Vaticano

    Il frutto dello Spirito “è la purezza”. Parte da questo concetto padre Raniero Cantalamessa nella quinta e ultima predica di Quaresima nella Cappella Redemptoris Mater in Vaticano, alla presenza di Papa Francesco e della Curia Romana. Il predicatore della Casa Pontificia conclude così la riflessione sul tema: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo (Rm 13,14), La santità cristiana nella parenesi paolina”, soffermandosi sulla “dissolutezza sessuale” messa in rilievo da San Paolo e alla quale l’Apostolo contrappone “l’arma della luce che è la purezza”, rivestendosi “del Signore Gesù Cristo”.

    “Non è lecito – dice San Paolo – darsi all’impudicizia (porneia), non è lecito vendersi: perché pernemi in greco vuol dire ‘mi vendo’. E usando questa parola per quasi tutte le espressioni di dissolutezza morale la Parola di Dio viene a dire che, in ogni dissolutezza, non solo nella prostituzione vera e propria, c’è un aspetto venale, un vendersi. Porneia, da cui deriva il termine pornografia, in origine significa ‘mi vendo’, se non è sempre per denaro può essere per piacere fine a se stesso. Dunque non è lecito darsi all’impudicizia o disporre a proprio piacimento del corpo per il semplice motivo che noi non ci apparteniamo più, non siamo nostri ma di Cristo”.

    Purezza cristiana è dominio di Gesù sulla persona
    La purezza cristiana quindi non consiste tanto nello stabilire “il dominio della ragione sugli istinti” quanto “il dominio di Cristo su tutta la persona, ragione e istinti”. Essa, prosegue, non si basa sul “disprezzo del corpo”, ma “sulla stima grande della sua dignità”. La purezza “è uno stile di vita”, più che una singola virtù. E ha una “gamma di manifestazioni” che va al di là della sfera “propriamente sessuale”. C’è una purezza del corpo, una del cuore, una della bocca e una degli occhi e dello sguardo. San Paolo parla di purezza come “arma della luce”. Il predicatore nota come oggi si tenda a “minimizzare i peccati contro la purezza, a vantaggio di un’attenzione al prossimo”.

    “Il fine unico di purezza e di carità del prossimo è di poter condurre una vita ‘piena di decoro’, dice la Bibbia, cioè integra in tutte le sue relazioni, sia in relazione a Dio, a se stessi e agli altri. Paolo chiama tutto questo ‘comportarsi onestamente come in pieno giorno’, nella luce”.

    Oggi si distruggono famiglie con leggerezza
    La società contemporanea, osserva il frate, “ in fatto di costumi è ripiombata in pieno paganesimo e in piena idolatria del sesso”: si tenta di giustificare, prosegue, “ogni licenza morale e ogni perversione sessuale, purché - si dice - essa non faccia violenza agli altri e non leda la libertà altrui”:

    “Si distruggono famiglie con una leggerezza estrema e si dice: ‘Ma che male c’è? Io ho diritto di perseguire la mia felicità’. E’ indubbio che certi giudizi della morale sessuale tradizionale andassero rivisti e che le moderne scienze dell’uomo abbiano contribuito a fare luce su certi meccanismi e condizionamenti della psiche umana che tolgono o riducono la responsabilità morale di certi comportamenti che un tempo erano considerati subito peccati, addirittura mortali, perché si diceva che in questo campo non esiste parvità di materia. Ma questo progresso non ha nulla a che vedere con il pansessualismo di certe teorie permissiviste che tende a negare ogni norma oggettiva in fatto di morale sessuale, riducendo tutto a un fatto di evoluzione spontanea dei costumi, cioè a un fatto di cultura”.

    Cronache quotidiane di scandali
    Se si esamina quella che viene chiamata “la rivoluzione sessuale dei nostri giorni”, sottolinea padre Cantalamessa, ci accorgiamo “con orrore che essa non è semplicemente una rivoluzione contro il passato, ma è, spesso, anche una rivoluzione contro Dio e talvolta contro la natura umana”. La “sessualità non è più pacifica”, è diventata una “forza ambigua e minacciosa” che trascina “contro la legge di Dio, a dispetto della nostra stessa volontà”. Le cronache quotidiane di scandali, “anche tra il clero e le persone consacrate”, ricordano - evidenzia ancora - questa “triste realtà”. L’esortazione è allora a raccogliere la spinta dello Spirito Santo a testimoniare al mondo “l’innocenza originaria delle creature e delle cose”: per “rompere questa specie di narcosi e di ubriacatura di sesso”, conclude, occorre “ridestare nell’uomo la nostalgia di innocenza e di semplicità che egli porta struggente nel suo cuore”.


    fonte: Vatican News
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
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    (Luc. 3,16)

  9. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    P.Willigisius carm (23-03-2018)

  10. #97
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    Per chi non potrà essere a Roma è possibile seguire in tv la Settimana Santa, le celebrazioni in diretta con papa Francesco, ma anche film e documentari che arricchiscono lo speciale per Pasqua che viene messo in onda da Tv2000. Anche su RaiUno vengono trasmesse in diretta alcune delle celebrazioni, in particolare la Via Crucis dal Colosseo venerdì sera dalle ore 21 e la Messa della Domenica di Pasqua presieduta da papa Francesco, sempre su RaiUno dalle ore 10.
    L’emittente della Cei, in collaborazione con il Vatican Media, trasmette le dirette delle celebrazioni con papa Francesco: giovedì 29 dalle ore 9.30 la Messa del Crisma e dalle 16.30 Messa in Coena Domini dal carcere di Regina Coeli, introdotta, a partire dalle 15.20, dallo speciale del ‘Diario di Papa Francesco’ condotto da Gennaro Ferrara, con ospiti il professore di religione Andrea Monda e i suoi alunni del liceo classico Pilo Albertelli, che quest’anno hanno scritto le mediazioni della tradizionale Via Crucis del venerdì santo al Colosseo. Si prosegue venerdì 30 dalle ore 16 con lo speciale del ‘Diario di Papa Francesco’ sulla celebrazione della Passione, in diretta dalle 17, e dalle 21.15 la Via Crucis; sabato 31 dalle ore 20.30 in diretta la Veglia pasquale; domenica 1 aprile dalle 10 la Messa di Pasqua e la benedizione Urbi et Orbi; lunedì 2 aprile dalle ore 12 la recita della preghiera Regina Coeli da piazza San Pietro. Giovedì 29 marzo dalle ore 20, in diretta dalla Basilica del Getsemani in Terra Santa la veglia di preghiera ‘Con Gesù nell’orto degli ulivi’, presieduta dal custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa.
    Il programma delle celebrazioni con Papa Francesco su Tv2000

    Giovedì 29 marzo
    9.30 Messa del Crisma
    16.30 Messa In Coena Domini – dal carcere di Regina Coeli

    Venerdì 30 marzo
    17.00 Celebrazione della Passione
    21.15 Via Crucis dal Colosseo

    Sabato 31 marzo
    20.30 Veglia Pasquale

    Domenica 1 aprile
    10.00 Messa di Pasqua e benedizione ‘Urbi et Orbi’

    Lunedì 2 aprile
    12.00 Recita della preghiera Regina Coeli da piazza San Pietro



    Tra i film della Settimana Santa in onda su Tv2000: ‘Gesù di Nazareth’ di Franco Zeffirelli, trasmesso in quattro puntate tutte le sere da mercoledì 28 marzo a sabato 31 marzo, e ‘La tunica’ di Henry Koster con Richard Burton, domenica 1 aprile ore 21.15. La programmazione speciale dell’emittente Cei prevede inoltre tra i documentari: lo speciale ‘La lezione del Padre Nostro’, martedì 27 marzo ore 21.05, doc di Andrea Salvadore sulle parole di papa Francesco all'udienza privata con i volti noti che sono intervenuti nel programma ‘Padre Nostro’ condotto da don Marco Pozza trasmesso da Tv2000 nei mesi scorsi e che ha visto protagonista proprio il Pontefice; ‘Missione – I poveri nutrono la terra, la terra nutre i poveri’, martedì 27 ore 22.45, documentario di Pasquale Scimeca sulla “Missione di Speranza e Carità” nata nel 1991 sotto i portici della stazione centrale di Palermo ad opera di fratel Biagio Conte, missionario laico; ‘Il Vangelo nell’arte: La crocifissione’, venerdì 30 marzo ore 20.45, a cura di Luca Criscenti che racconta come gli artisti nei secoli abbiano interpretato le sacre scritture attraverso la propria arte; ‘Dentro la Sindone’, sabato 31 marzo ore 13.20, documentario sulla storia del lino sacro a cura di Alessandra Gigante e Fabio Andriola.

    https://www.avvenire.it/papa/pagine/...rancesco-in-tv
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  11. Il seguente utente ringrazia Ultimitempi per questo messaggio:

    P.Willigisius carm (29-03-2018)

  12. #98
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    Giovedì santo: oggi si aprono le celebrazioni per il Triduo Pasquale. Dopo la Messa del Crisma in Vaticano, papa Francesco alle 16 celebra con i detenuti dello storico carcere romano di Regina Coeli la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo. La visita oltre alla celebrazione eucaristica prevede anche l’incontro con i detenuti ammalati, ricoverati nell'infermeria della struttura, e quello con i carcerati della VIII Sezione, dove si scontano reati di natura sessuale. Oltre 600 i partecipanti all'incontro, tra detenuti e personale carcerario. 12 detenuti di diverse nazionalità e religioni ricevono la lavanda dei piedi dal Papa.
    Tra loro ci sono cattolici, protestanti, ortodossi, buddisti e musulmani di diverse nazionalità a rappresentare la composizione multietnica dello storico penitenziario romano nel cuore di Trastevere. Come riporta il Sir, essendo un carcere di prima accoglienza il 60-65% della popolazione è costituito da giovani tra i 18 e i 35 anni, appartenenti a 60 diverse nazionalità.
    Francesco è il quarto Papa in visita a Regina Coeli, l’ultimo è stato Giovanni Paolo nel 2000, anno del Grande Giubileo. Prima di lui ci andarono anche: Paolo VI nel 1964 e Giovanni XXIII nel 1958.
    E non è la prima volta che papa Francesco decide di trascorrere il Giovedì Santo con i carcerati: appena eletto andò nel carcere minorile di Casal del Marmo; tre anni fa Rebibbia; l’anno scorso nella casa di reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone. https://www.avvenire.it/papa/pagine/...-giovedi-santo
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  13. #99
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    Una pena «che non è aperta alla speranza non è cristiana e non è umana». Lo ha ribadito con forza papa Francesco nel carcere di Regina Coeli, al termine della celebrazione della Messa in Coena Domini. «Ogni pena deve essere aperta all’orizzonte della speranza. - ha insistito il Pontefice - Per questo non è né umana né cristiana la pena di morte. Ogni pena deve essere aperta alla speranza, al reinserimento, anche per dare l’esperienza vissuta per il bene delle altre persone».
    Nel corso del rito il vescovo di Roma ha lavato i piedi a dodici detenuti provenienti da sette diversi Paesi: quattro italiani, due filippini, due marocchini, un moldavo, un colombiano, un nigeriano e uno della Sierra Leone. Otto di loro sono di religione cattolica; due musulmani; uno ortodosso e uno buddista.

    Nell’omelia papa Francesco ha ricordato che lavando i piedi ai suoi, compito ai suoi tempi riservato agli schiavi, «Gesù capovolge l’abitudine storica, culturale di quell’epoca - anche questa di oggi -», affermando che chi «comanda, per essere un bravo capo, sia dove sia, deve servire». E ha aggiunto: «Io penso tante volte - non a questo tempo perché ognuno ancora è vivo e ha l’opportunità di cambiare vita e non possiamo giudicare, ma pensiamo alla storia - se tanti re, imperatori, capi di Stato avessero capito questo insegnamento di Gesù e invece di comandare, di essere crudeli, di uccidere la gente avessero fatto questo,quante guerre non sarebbero state fatte».

    Gesù «viene a servirci», ha proseguito papa Francesco. Egli «non si chiama Ponzio Pilato. Gesù non sa lavarsi le mani». E «il segnale che ci serve oggi qui, al carcere di Regina Coeli», ha aggiunto, è «che ha voluto scegliere 12 di voi, come i 12 apostoli, per lavare i piedi». «Oggi io, che sono peccatore come voi, ma rappresento Gesù, sono ambasciatore di Gesù», ha aggiunto. «Oggi, - ha rimarcato - quando io mi inchino davanti a ognuno di voi, pensate: "Gesù ha rischiato in quest’uomo, un peccatore, per venire da me e dirmi che mi ama". Questo è il servizio, questo è Gesù: non ci abbandona mai; non si stanca mai di perdonarci. Ci ama tanto. Guardate come rischia, Gesù».

    La visita di Papa Francesco a Regina Coeli ha avuto un carattere strettamente privato. Non c’è stata diretta televisiva e la Radio Vaticana si è limitata a trasmettere in diretta la lettura del Vangelo di Giovanni e l’omelia del Pontefice e le sue parole finali, nonché le accorate e commosse parole di ringraziamento della direttrice Silvana Sergi e il «grazie, grazie, grazie» di un detenuto, Alessandro. Proprio dopo queste parole il Pontefice ha sottolineato che una pena senza speranza non è umana, né cristiana. E ha invitato i detenuti a «rinnovare lo sguardo». «Questo fa bene, - ha aggiunto facendo una confidenza - perché alla mia età, per esempio, vengono le cataratte, e non si vede bene la realtà: l’anno prossimo dovremo fare l’intervento». Dunque, ha aggiunto, «non stancatevi mai di rinnovare lo sguardo. Di fare quell’intervento di cateratte all’anima, quotidiano».

    Al suo arrivo il Papa ha incontrato i detenuti ammalati in infermeria. Quindi ha presieduto la liturgia che segna l’inizio del Triduo Pasquale. Lo ha fatto nella "Rotonda" del carcere - come già fecero Giovanni XXIII nel 1958, Paolo VI nel 1964 e Giovanni Paolo II nel 2000 - su un altare che poi ha lasciato in dono. L’opera, in bronzo, dello scultore Fiorenzo Bacci, era stata donata al Papa all’udienza generale del 12 novembre 2016. Il Papa ne ha fatto cenno nell’omelia («Guardate questa immagine tanto bella: Gesù chinato tra le spine, rischiando di ferirsi per prendere la pecorella smarrita»). Prima di far rientro in Vaticano, il Pontefice ha incontrato alcuni detenuti della VIII Sezione.

    Quella di stasera è stata la quarta volta che Papa Francesco ha celebrato la Messa in Coena Domini in un istituto di pena. Lo aveva già fatto nel 2013 nel Carcere minorile di Casal del Marmo, nel 2015 a Rebibbia e lo scorso anno nel Carcere di massima sicurezza di Paliano, in provincia di Frosinone. Nel 2014 il rito era stato celebrato in un centro riabilitativo romano gestito dalla Fondazione don Gnocchi e nel 2016 tra i profughi e migranti del Cara di Castelnuovo di Porto gestito dalla Cooperativa Auxilium.

    https://www.avvenire.it/papa/pagine/...i-regina-coeli
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    Via Crucis. Papa Francesco: la vergogna di non avere scelto Cristo, ma potere e denaro



    Mimmo Muolo venerdì 30 marzo 2018

    Due frati di Terra Santa, una suora irachena, una famiglia siriana e alcuni dei giovani autori delle meditazioni hanno portato la Croce nella celebrazione al Colosseo

    Un momento della Via Crucis (Siciliani)

    La croce passa di mano in mano. Mani giovani, come quelle degli autori delle riflessioni che accompagnano il cammino delle quattordici Stazioni. Mani che hanno sofferto, come quelle di una famiglia siriana e di tre religiosi iracheni. Mani di chi, come la bambina disabile della quarta Stazione, la propria croce l’abbraccia ogni giorno. Per loro e per tutti gli altri prega il Papa, quando alla fine il legno della tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo giunge fino a lui che ha seguito tutto in profondo raccoglimento. Prega con sentimenti «di vergogna e di speranza». E confessa, a nome di ognuno, innanzitutto la «vergogna di aver scelto Barabba e non te, il potere e non te, l’apparenza e non te, il dio denaro e non te, la mondanità e non l’eternità». La vergogna «perché persino alcuni ministri» di Dio «si sono lasciati ingannare dall’ambizione e della vana gloria».
    La vergogna perché noi adulti stiamo lasciando ai giovani «un mondo fratturato dalle divisione dalle guerre; divorato dall’egoismo ove i giovani, i piccoli, i malati, gli anziani sono emarginati». In pratica la vergogna di aver perso la vergogna». Dice così uno dei passaggi più commoventi della preghiera, composta di persona, con cui papa Bergoglio conclude il rito, nella mite sera inoltrata di una Roma, che nonostante mille timori non rinuncia a stringersi intorno al Pontefice (in 20mila partecipano al rito, intorno all’Anfiteatro Flavio).

    Anche la preghiera del Pontefice ha l’andamento di un cammino. Alla vergogna, subentra però «la scintilla della speranza, perché sappiamo – sottolinea Francesco – che la tua unica misura di amarci è quella di amarci senza misura». È l’approdo del “cammino” della preghiera del Pontefice. «La speranza perché il tuo messaggio continua a ispirare, ancora oggi, tante persone e popoli a che solo il bene può sconfiggere il male e la cattiveria, solo il perdono può abbattere il rancore e la vendetta, solo l’abbraccio fraterno può disperdere l’ostilità e la paura dell’altro».

    Papa Francesco in preghiera (Siciliani)


    Francesco ricorda che questa speranza vive nelle scelte dei giovani che si consacrano a Cristo contro la «la logica del profitto e del facile guadagno»; nel sacrificio dei missionari e delle missionarie che «continuano, ancora oggi, a sfidare l’addormentata coscienza dell’umanità rischiando la vita per servire te nei poveri, negli scartati, negli immigrati, negli invisibili, negli sfruttati, negli affamati e nei carcerati»; e anche nella Chiesa «santa e fatta da peccatori» che continua «ancora oggi, nonostante tutti tentativi di screditarla, a essere una luce che illumina, incoraggia, solleva e testimonia» l’amore «illimitato» di Gesù per l’umanità.
    Infine il Papa prende per mano i fedeli e li conduce ai piedi del Golgota. Proprio lì, ai lato del Cristo morente ci sono un esempio da evitare e l’altro da imitare. «Aiutaci, Figlio dell’uomo, – invoca papa Bergoglio – a spogliarci dall’arroganza del ladrone posto alla tua sinistra e dei miopi e dei corrotti, che hanno visto in te un’opportunità da sfruttare, un condannato da criticare, uno sconfitto da deridere, un’altra occasione per addossare sugli altri, e perfino su Dio, le proprie colpe». «Ti chiediamo invece, Figlio di Dio –aggiunge riferendosi all’altro delinquente –, di immedesimarci col buon ladrone che ti ha guardato con occhi pieni di vergogna, di pentimento e di speranza; che, con gli occhi della fede, ha visto nella tua apparente sconfitta la divina vittoria e così si è inginocchiato dinanzi alla tua misericordia e con onestà ha derubato il paradiso».

    Nel testo scritto distribuito ai giornalisti si parlava anche del pentimento, che «supplica» la misericordia di Dio. Come hanno fatto Davide e Pietro. Ma Francesco non ha letto questa parte in cui si parlava della «lebbra di odio, di egoismo, di superbia, di avidità, di vendetta, di cupidigia, di idolatria», dalla quale solo Gesù ci può liberare.
    IL TESTO DELLA PREGHIERA

    Il Papa, all’arrivo viene accolto dalla sindaca Virginia Raggi (che saluterà anche alla fine) e la Via Crucis inizia intorno alle 21,15 all’interno del Colosseo, rischiarato da una grande croce luminosa. Il primo a portare il legno è l’arcivescovo Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Sarà proprio lui, a riprenderla nell’ultima per consegnarla a Francesco. In mezzo tutti gli altri. I giovani allievi o ex allievi del liceo classico romano “Pilo Albertelli” la portano a coppie in sette Stazioni. Nella quarta, “Gesù incontra sua madre”, tocca a una bambina disabile, Alicia Perinelli, a un barelliere e due sorelle dell’Unitalsi, mentre nella settima il direttore di Caritas Siria, Riad Sargi, la moglie Rubia e i loro tre figli. Al momento della decima Stazione subentrano tre religiosi iracheni: padre José, dei Trinitari, con suor Leya e suor Genevieve, domenicane di Santa Caterina da Siena.

    Mentre alla dodicesima è la volta della della famiglia di Andrea Monda, il professore che ha coordinato i ragazzi autori delle meditazioni. Alla tredicesima, invece, “Gesù è deposto dalla croce”, frate Antonio e frate Elivano, francescani di Terra Santa. Rivivono così, attraverso lo sguardo dei giovani i personaggi della passione. Veronica che va oltre le apparenze, il Cireneo, simbolo di quelli che si caricano la croce di altri, la Madonna che non ha mai perso la speranza. E alla fine è come se, idealmente, i giovani restassero a vegliare sotto la croce. Il professor Monda, al termine del rito, li presenta a uno a uno al Pontefice che li saluta con il suo sorriso paterno. Emozionati ma felici. Proprio le loro parole ieri sera hanno scandito il cammino dalla vergogna alla speranza.

    Guarda le IMMAGINI

    IL LIBRETTO DELLA CELEBRAZIONE
    I giovani cruciferi

    Tra i "cruciferi ci sano stati anche i giovani liceali che hanno scritto le meditazioni e il professore che li ha coordinati, Andrea Monda con la sua famiglia.
    VALERIO, CHIARA, GRETA: PARLANO I GIOVANI CHE HANNO SCRITTO LE MEDITAZIONI di Giacomo Gambassi

    I TESTI DELLE MEDITAZIONI

    La suora irachena

    La suora che ha portato la Croce è Genevieve Al Haday, religiosa irachena dell’ordine delle domenicane di Santa Caterina. La suora - informa il Sir - è scampata con altre sue consorelle alla violenza dello Stato Islamico che costrinse, nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2014, circa 120mila cristiani a fuggire dalla Piana di Ninive fino ad Erbil, in Kurdistan, per trovare salvezza.
    Il Sir ha raccolto la sua testimonianza: "Nella Croce che porterò sono riposte le speranze di pace del mio Paese e di tutto il Medio Oriente, il ricordo dei suoi martiri cristiani e anche le lacrime di solitudine di una anziana donna di Roma..." (LEGGI)
    La famiglia siriana

    La famiglia siriana che ha portato la Croce è quella di Riad Sargi, direttore esecutivo di Caritas Siria. «Noi abbracceremo - ha detto Riad al Vatican News - porteremo tutta la sofferenza del popolo, dei bambini, dei padri e delle madri del nostro Paese».

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagin...rtera-la-croce
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