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Discussione: La comunità ecumenica di Taizé

  1. #1
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    La comunità ecumenica di Taizé

    La comunità ecumenica di Taizé




    La comunità oggi

    Oggi la comunità di Taizé conta un centinaio di fratelli, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da quasi trenta nazioni. Con la sua stessa esistenza, la comunità è una “parabola di comunione”, un segno concreto di riconciliazione tra cristiani divisi e tra popoli separati.
    I fratelli vivono unicamente del loro lavoro. Non accettano nessun regalo. Non accettano per se stessi nemmeno le proprie eredità personali, la comunità ne fa dono ai più poveri.
    Alcuni fratelli vivono in luoghi svantaggiati del mondo per essere testimoni di pace, per stare accanto a coloro che soffrono. In queste piccole fraternità in Asia, Africa, America Latina, i fratelli cercano di condividere le condizioni d’esistenza di coloro che li circondano, sforzandosi d’essere una presenza d’amore accanto ai più poveri, ai bambini di strada, carcerati, moribondi, a chi è ferito nel più profondo per le lacerazioni affettive, gli abbandoni umani.
    Lungo gli anni, cominciò ad arrivare a Taizé un sempre maggior numero di giovani. Le suore di Sant’Andrea, una comunità cattolica internazionale fondata più di sette secoli fa, alcune suore orsoline polacche e delle suore di San Vincenzo di Paolo assumono una parte dei compiti dell’accoglienza dei giovani.
    Anche uomini di Chiesa si recano a Taizé e la comunità ha così accolto il Papa Giovanni Paolo II, quattro Arcivescovi di Canterbury, dei Metropoliti ortodossi, i quattordici Vescovi luterani di Svezia e numerosi pastori del mondo intero.
    A partire dal 1962, dei fratelli e dei giovani, mandati da Taizé, non hanno mai smesso di andare e venire dai Paesi dell’Est Europa, per visitare con la massima discrezione chi era rinchiuso all’interno dei propri confini.
    Gli inizi

    Tutto è incominciato nel 1940 quando, all’età di venticinque anni, frère Roger lasciò il paese dove era nato, la Svizzera, per andare a vivere in Francia, il paese di sua madre. Per diversi anni aveva sofferto di tubercolosi polmonare. Durante questa lunga malattia, aveva maturato in sé il richiamo a creare una comunità.
    Quando cominciò la Seconda Guerra mondiale ci fu la certezza che, come aveva fatto sua nonna durante il primo conflitto mondiale, doveva senza indugio aiutare le persone che attraversavano la prova. Il piccolo villaggio di Taizé, dove si stabilì, era vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia: era ben collocato per accogliere dei rifugiati che fuggivano la guerra. Alcuni amici di Lione furono riconoscenti di poter indicare l’indirizzo di Taizé a chi aveva bisogno di rifugio.
    A Taizé, grazie a un modico prestito, frère Roger aveva comperato una casa abbandonata da anni con degli edifici adiacenti. Propose ad una sorella, Geneviève, di venire ad aiutarlo ad accogliere. Tra i rifugiati che alloggiarono ci furono degli ebrei. Le disponibilità economiche erano povere. Senza acqua corrente, andavano ad attingere acqua al pozzo del villaggio. Il cibo era modesto, specialmente minestre fatte con farina di granoturco comperata a poco prezzo al vicino mulino.
    Per discrezione nei confronti di chi era accolto, frère Roger pregava da solo, andava a cantare da solo lontano dalla casa, nel bosco. Affinché dei rifugiati, ebrei o agnostici, non si trovassero a disagio, Geneviève spiegava ad ognuno che era meglio per chi lo desiderava pregare da solo nella propria stanza.
    I genitori di frère Roger, sapendo il figlio con sua sorella in pericolo, domandarono a un amico di famiglia, ufficiale francese in pensione, di vegliare su loro. Nell’autunno 1942, li avvertì che erano stati scoperti e che tutti dovevano partire subito. Fino alla fine della guerra, a Ginevra, frère Roger visse e cominciò una vita comune con i primi fratelli. Poterono ritornare nel 1944.
    L’impegno dei primi fratelli

    Nel 1945, un giovane uomo della regione creò un’associazione che si faceva carico di ragazzi che la guerra aveva privato della famiglia. Propose ai fratelli di accoglierne un certo numero a Taizé. Una comunità di uomini non poteva occuparsi di ragazzi. Allora frère Roger chiese a sua sorella Geneviève di ritornare a Taizé per averne cura e fare loro da madre. La domenica, i fratelli accoglievano anche dei prigionieri di guerra tedeschi internati in un campo vicino a Taizé.
    Poco alla volta qualche altro giovane venne ad unirsi ai primi fratelli e il giorno di Pasqua 1949 sette uomini si impegnarono insieme per tutta l’esistenza nel celibato, la vita comune e una gran semplicità di vita.
    Nel silenzio di un lungo ritiro durante l’inverno 1952-1953, il fondatore della comunità scrisse la Regola di Taizé, esprimendo per i fratelli “l’essenziale permettendo la vita comune”.

    Fonte: taize.fr
    Ultima modifica di Dossofilo; 21-04-2011 alle 18:01

  2. #2
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    IL FONDATORE


    Frère Roger Schultz nacque nel 1915 in Svizzera. Nel 1940, all'età di venticinque anni, lasciò il paese natio per andare a vivere in Francia, il paese di sua madre. Per diversi anni aveva sofferto di tubercolosi polmonare. Durante questa lunga malattia, aveva maturato in sé il richiamo a creare una comunità in cui la semplicità e la benevolenza del cuore potessero essere vissute come realtà essenziali del Vangelo.
    Quando ebbe inizio la Seconda Guerra mondiale Roger ebbe la certezza che, come aveva fatto sua nonna durante il primo conflitto, doveva fare anche lui; durante la prima guerra mondiale la nonna viveva vedova con tre figli nella Francia del nord, mentre i suoi figli combattevano al fronte, lei decise di rimanere a casa sua sotto i bombardamenti per ospitare fuggiaschi, vecchi, bambini e donne in cinta. Da lì andò via solo all’ultimo istante quando tutti dovettero andarsene. Da quel momento fu animata dal desiderio che nessuno dovesse più vivere quello che lei aveva vissuto. Cristiani separati tra loro s’erano reciprocamente uccisi in Europa, diceva «che almeno si riconcilino per tentare di impedire una nuova guerra». Era di vecchio ceppo protestante. Per realizzare già in se stessa una riconciliazione, si recò alla Chiesa cattolica.
    Le due aspirazioni della nonna, rischiare qualcosa per i più miseri di allora e riconciliarsi con la fede cattolica, in vista della pace in Europa, marcheranno il giovane Roger. Da tempo aveva pensato di fondare una comunità monastica dove ogni giorno si poteva vivere la riconciliazione. Dunque, nel 1940 lascia la Svizzera per stabilirsi nel paesee di sua madre, per essere presente dove imperversava la guerra. Alla ricerca di una casa arriva in Borgogna a Cluny. Nelle vicinanze scopre una casa in vendita in un paesino della Borgogna, Taizé, vicinissimo alla linea di demarcazione che divideva in due la Francia: era ben collocato per accogliere dei rifugiati che fuggivano la guerra, in particolare Ebrei. Alcuni amici di Lione furono riconoscenti di poter indicare l'indirizzo di Taizé a chi aveva bisogno di rifugio. Propose ad una sorella, Geneviève, di venire ad aiutarlo ad accogliere i fuggiaschi. Le disponibilità economiche erano povere. Senza acqua corrente, andavano ad attingere acqua al pozzo del villaggio. Il cibo era modesto, specialmente minestre fatte con farina di granoturco comperata a poco prezzo al vicino mulino.
    Per discrezione nei confronti di chi era accolto, frère Roger pregava da solo, andava a cantare da solo lontano dalla casa, nel bosco. Affinché dei rifugiati, ebrei o agnostici, non si trovassero a disagio, Geneviève spiegava ad ognuno che era meglio per chi lo desiderava pregasse da solo nella propria stanza.
    I genitori di frère Roger, sapendo il figlio con sua sorella in pericolo, domandarono a un amico di famiglia, ufficiale francese in pensione, di vegliare su loro e lo fece coscienziosamente. Nell'autunno 1942, li avvertì che erano stati scoperti e che tutti dovevano partire subito. Frère Roger fece ritorno in Svizzera dove aiutò a passare la frontiera coloro che erano sprovvisti dei documenti necessari. A Taizé poté ritornare nel 1944 accompagnato dai primi fratelli che, nel frattempo, aveva incontrato.
    Nel 1945, un giovane uomo della regione creò un'associazione che si faceva carico di ragazzi che la guerra aveva privato della famiglia. Propose ai fratelli di accoglierne un certo numero a Taizé. Una comunità di uomini non poteva occuparsi di ragazzi. Allora frère Roger chiese a sua sorella Geneviève di ritornare a Taizé per averne cura e fare loro da madre. La domenica, i fratelli accoglievano anche dei prigionieri di guerra tedeschi internati in un campo vicino a Taizé.
    Poco alla volta qualche altro giovane venne ad unirsi ai primi fratelli, cattolici e di diverse origini evangeliche, provenienti da oltre venticinque nazioni. Nel 1949 s’impegnarono per sempre nel celibato, la vita in comune e in un’esistenza molto semplice, Frère Roger ne divenne priore.
    Dagli anni 1950, dei fratelli andarono a vivere in luoghi svantaggiati del mondo per essere testimoni di pace, per stare accanto a co-loro che soffrono. Nel 1952 frère Roger scrive per i suoi fratelli una piccola regola di vita, la “Regola di Taizé”. Poco per volta la comunità cresce. Se all’inizio i fratelli erano solo di ori-gine evangelica, successivamente se ne sono aggiunti alcuni cattolici. Oggi raccoglie fratelli da 25 nazioni del mondo.
    A partire dal 1962, dei fratelli e dei giovani, mandati da Taizé, non hanno mai smesso di andare e venire dai Paesi dell'Est Europa, per visitare con la massima discrezione chi era rinchiuso all'interno dei propri confini. Ora che i muri sono caduti e che i viaggi tra l'Europa dell'Est e dell'Ovest sono diventati più facili, i contatti con i cristiani d'Oriente, che erano sempre stati importanti, sono accresciuti in modo significativo.
    A Taizé, i giovani sono accolti da una comunità di fratelli che si sono impegnati per tutta la vita al seguito di Cristo. Anche comunità di suore (le suore di sant’Andrea e le Orsoline) partecipano ad organizzare l’accoglienza. Al centro degli incontri, tre volte ogni giorno, la preghiera comune riunisce tutti quelli che sono sulla collina nella stessa lode a Dio, attraverso il canto ed il silenzio.
    La permanenza a Taizé permette di cogliere i legami fra una esperienza di comunione con Dio nella preghiera e nella riflessione personale, e l’esperienza di comunione e di solidarietà fra i popoli.

    Fonte: parrocchie.it
    Ultima modifica di Dossofilo; 21-04-2011 alle 18:04

  3. #3
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    L'ATTUALE PRIORE





    Di origine tedesca, di nazionalità francese dal 1984, cattolico, frère Alois è nato l’11 giugno 1954 in Baviera ed è cresciuto a Stoccarda. I suoi genitori sono nati e sono cresciuti nella allora Cecoslovacchia.
    Dopo parecchi periodi di tempo trascorsi a Taizé, si ferma come permanente, per partecipare all’accoglienza dei giovani, diversi mesi prima di entrare nella comunità nel 1974. A partire da quel momento ha sempre vissuto a Taizé.
    Prima come permanente e poi come fratello della comunità, ha realizzato numerosi viaggi nei Paesi dell’Europa centrale ed orientale per sostenere i cristiani di questi Paesi, allora sotto l’influenza sovietica.
    Seguendo la regola di Taizé, pubblicata nel 1953, frère Roger, in accordo con i fratelli, durante il capitolo della comunità nel gennaio 1998, l’ha designato come suo successore. Molto stanco per il peso degli anni, frère Roger, nel gennaio 2005, aveva annunciato alla comunità che frère Alois avrebbe iniziato il suo ministero quest’anno.
    In questi ultimi anni, frère Alois ha coordinato l’organizzazione degli incontri internazionali a Taizé e degli incontri europei in parecchie metropoli dell’Europa.
    Molto interessato alla musica ed alla liturgia, ha sempre dedicato anche molto tempo all’ascolto ed all’accompagnamento dei giovani.


    Fonte: taizé.fr

  4. #4
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    Canti meditativi


    Il canto è uno degli elementi più essenziali della lode. I canti brevi, ripetuti più e più volte, hanno un carattere meditativo. Si usano solo poche parole che esprimono una realtà fondamentale della fede, compresa velocemente dalla mente. Nel momento in cui le parole sono cantate molte volte, questa realtà pervade velocemente l’intera esistenza. Il canto meditativo diventa così un modo per ascoltare Dio. Permette a ciascuno di prendere parte ad un tempo di preghiera comune, e di rimanere insieme in una attenta attesa di Dio, senza doverne fissare esattamente la durata.
    Per aprire le porte della fiducia in Dio, nulla può sostituire la bellezza delle voci umane unite nel canto. Questa bellezza ci può far intravedere la “gioia del paradiso sulla terra” come dicono i Cristiani dell’Est. E una vita interiore inizia a fiorire in noi.
    Questi canti sostengono anche la preghiera personale. A poco a poco costruiscono un’unità della persona in Dio. Questo canto che non finisce, rimane nel lavoro, nelle conversazioni, al riposo, legando così preghiera e vita quotidiana.. Ci permette di rimanere in un clima di preghiera anche quando non ne siamo consapevoli, nel silenzio dei nostri cuori.
    I “canti di Taizé”, pubblicati in diverse lingue, sono semplici, ma è richiesta una certa preparazione per usarli nella preghiera. Questa preparazione va fatta prima che la preghiera inizi, così che, quando essa ha inizio, l’atmosfera rimanga meditativa.
    È bene che nessuno diriga la musica durante la preghiera; in questo modo ciascuno può rimanere rivolto verso la croce, le icone o l’altare. (In una grande assemblea, tuttavia, può essere necessario che qualcuno diriga, nel modo più discreto possibile, un piccolo coro e alcuni strumenti perché siano di supporto agli altri, ricordando pur sempre che essi non si tratta di un’esibizione per gli altri). Chi inizia i canti è di solito in prima fila, insieme con chi leggerà il salmo, la lettura e le intenzioni, non rivolto verso i partecipanti ma, come tutti, verso l’altare e le icone. Se un canto è iniziato spontaneamente, si rischia che la tonalità sia troppo bassa. Può essere quindi di aiuto un diapason, o uno strumento musicale che dia la prima nota o accompagni la melodia. E’ inoltre necessario preoccuparsi che il tempo non rallenti troppo, come può facilmente succedere quando un canto è ripetuto a lungo. Se il numero dei partecipanti è grande, può essere necessario usare un microfono per iniziare e terminare i canti (che possono essere terminati con un “Amen” sull’ultima nota). Chi inizia i canti può essere di supporto agli altri cantando ad un microfono, stando sempre attento a non coprire le altre voci. Se l’assemblea è numerosa può essere necessario un buon sistema di diffusione: è bene provare il suo corretto funzionamento prima della preghiera, anche con chi userà poi i microfoni.
    I canti in diverse lingue sono appropriati per un incontro internazionale. In una preghiera parrocchiale, con persone di diverse età, la maggior parte dei canti dovrebbe essere nella lingua dei partecipanti o in Latino. È bene dare a ciascuno, se possibile, un foglio o il libretto con i canti. Si possono inserire anche alcuni canti del repertorio locale.
    Strumenti: una chitarra o una tastiera possono sostenere la struttura armonica del canto. Sono particolarmente utili per mantenere la tonalità e il tempo. La chitarra dovrebbe essere suonata in modo “classico”. Può essere necessario un microfono affinché tali strumenti si sentano meglio. In aggiunta all’accompagnamento di base, esistono parti per altri strumenti.

    Fonte: taize.fr

  5. #5
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    Il priore di Taizé festeggerà la Pasqua con la Chiesa ortodossa di Mosca

    Accompagnato da 240 giovani di 26 Paesi


    MOSCA, giovedì, 21 aprile 2011 (ZENIT.org).- Accompagnato da alcuni dei suoi fratelli e da 240 giovani di 26 Paesi, fratel Alois, priore di Taizé, celebrerà la Pasqua con la Chiesa ortodossa a Mosca, durante un pellegrinaggio di cinque giorni iniziato il 20 aprile e che si concluderà il 25.

    I giovani pellegrini sono stati accolti da sei parrocchie ortodosse di Mosca, nelle quali parteciperanno da questo Giovedì Santo alle celebrazioni liturgiche.

    Questo venerdì si dirigeranno ai sobborghi a sud di Mosca, a Boutovo, dove 20.000 persone (Vescovi, sacerdoti, monaci, religiosi e laici) sono state fucilate ai tempi di Stalin, tra il 1935 e il 1937.

    Sabato sera assisteranno alla celebrazione della notte di Pasqua in ciascuna delle sei parrocchie.

    Il pellegrinaggio si concluderà domenica con la partecipazione ai vespri solenni di Pasqua presieduti dal Patriarca Kirill I nella Cattedrale di Cristo Salvatore.

    I legami tra Taizé e la Russia sono molto antichi, ricorda la Comunità di Taizé (cfr. www.taize.fr). Negli anni Sessanta, responsabili della Chiesa ortodossa russa visitarono la Comunità. Negli anni Settanta e Ottanta, frère Roger e altri fratelli furono invitati in Russia. Nel 1988 la Comunità inviò un milione di Nuovi Testamenti in russo a Mosca, San Pietroburgo, Kiev e Minsk.

    Dall'inizio degli anni Novanta, man mano che si aprivano le frontiere, molti russi hanno partecipato agli incontri di giovani di Taizé e agli incontri europei di fine anno.

    Nel giugno 2006, fratel Alois ha fatto visita al Patriarca Alessio II. Nel dicembre 2008 ha assistito ai suoi funerali, e nel gennaio 2009 all'intronizzazione del Patriarca Kirill I.

    Dopo due anni, il Patriarca di Mosca ha inviato un messaggio di saluto ai partecipanti all'incontro europeo annuale.


    Fonte: zenit.org

  6. #6
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    Messaggio di Benedetto XVI per il raduno dei giovani di Taizé a Berlino

    Nel mondo per aprire
    cammini di fiducia

    BERLINO, 28. Un incoraggiamento "ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia": è quanto contenuto nel messaggio, a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, che Benedetto XVI rivolge in occasione della trentaquattresima edizione del raduno europeo dei giovani della comunità ecumenica di Taizé, che si svolge da oggi 28 dicembre fino al 1° gennaio, per la prima volta a Berlino, in Germania. "Mentre siete riuniti a Berlino - si legge nel testo - con migliaia di giovani provenienti da tutt'Europa e anche dagli altri continenti, per cercare con i fratelli della comunità di Taizé di approfondire le sorgenti della fiducia, Papa Benedetto XVI si unisce a voi con la preghiera e vi incoraggia ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia. L'accoglienza che ricevete, gli scambi con i giovani di numerosi Paesi, i tempi di preghiera che vi uniscono e che vi fanno superare tante barriere umane, sono per ognuno di voi una bella esperienza di fiducia!". La fiducia "non è ingenuità cieca". Questa fiducia, si puntualizza, "attinta dalla vostra fede in Cristo e dalla vita del suo Spirito Santo nei vostri cuori, vi rende più perspicaci e più disponibili per rispondere alle numerose sfide e difficoltà che gli uomini e le donne di oggi devono affrontare". Nel testo si fa poi, in conclusione, riferimento alla prossima edizione del raduno europeo dei giovani di Taizé, la trentacinquesima, annunciata per il 2012 a Roma. "Il Santo Padre vi dice la gioia che proverà nell'accogliervi il prossimo anno per il 35° incontro europeo del vostro "pellegrinaggio di fiducia sulla terra". Roma vi accoglierà calorosamente!". All'annuncio segue "la benedizione apostolica ai fratelli di Taizé, ai giovani partecipanti all'incontro di Berlino, come pure ai pastori e ai fedeli che li ospitano".
    Migliaia sono i partecipanti all'iniziativa. Un appello a rinnovare il senso di solidarietà è rivolto ai giovani da fratel Alois, priore di Taizé, nella lettera Verso una nuova solidarietà, scritta in occasione del raduno. "Se la solidarietà umana è sempre stata necessaria, ha bisogno di essere costantemente rinnovata, rinvigorita attraverso nuove espressioni. Oggi, forse come mai nella storia, è vitale che le giovani generazioni si preparino a una condivisione più equa delle risorse della terra, a una più giusta distribuzione delle ricchezze, fra i continenti, all'interno di ogni Paese". Il testo della lettera - tradotto in più di cinquanta lingue e consegnato oggi ai 30.000 partecipanti - sarà al centro delle riflessioni che accompagneranno l'incontro, ospitato alla Messegelände, centro espositivo della città. Più di 1.500 volontari hanno accolto i giovani nella struttura, dove hanno avuto luogo, oggi, le prime due preghiere comuni.
    Per la prima volta, scrive fratel Alois, il raduno si svolge a Berlino, "città segnata dalle più grandi diversità, rivolta verso il futuro ma anche alla ricerca di una integrazione della dolorosa memoria del passato, città la cui popolazione ha mostrato di non lasciarsi scoraggiare da situazioni difficili". La prima visita di un fratello di Taizé a Berlino risale al 1955. Poi, da quando, nel 1961, venne costruito il muro che divideva in due la città, i membri della comunità ecumenica hanno moltiplicato i loro viaggi a Berlino Est. Lo stesso fratel Roger, fondatore di Taizé, vi si è recato nel 1986 per una tappa del "pellegrinaggio di fiducia": fu necessario - rivela il priore - chiedere alle autorità comuniste il permesso di celebrare una preghiera che si svolse poi simultaneamente in due grandi chiese, cattolica e protestante, riunendo seimila giovani della Germania dell'Est. Il permesso era stato accordato a condizione che non vi fossero partecipanti dell'Ovest. "Questo periodo è adesso superato e Berlino è un simbolo per tutti coloro che, in tutto il mondo, cercano di oltrepassare muri di separazione per diffondere la fiducia", osserva fratel Alois. Tuttavia, "affinché una nuova solidarietà fra gli esseri umani fiorisca a ogni livello, nelle famiglie, nelle comunità, nelle città e nei villaggi, fra i Paesi e i continenti, sono necessarie decisioni coraggiose. Consapevoli dei pericoli e delle sofferenze che pesano sull'umanità e sul pianeta, non vorremmo lasciarci andare alla paura e alla rassegnazione".
    Nella lettera di fratel Alois si sottolinea che lo slancio verso una nuova solidarietà è possibile e "si nutre della convinzione che la storia del mondo non è determinata in anticipo". Il priore di Taizé fa l'esempio del periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando "un pugno di responsabili politici hanno creduto, contro ogni speranza, alla riconciliazione e hanno iniziato a costruire un'Europa solidale". E ricorda come una rivoluzione pacifica sia riuscita a modificare profondamente la situazione delle Filippine nel 1986, come il movimento popolare polacco Solidarno?? abbia preparato senza violenza una strada di libertà per molte nazioni europee, come la caduta del muro di Berlino nel 1989 fosse inimmaginabile fino a pochi anni prima. E poi il cammino democratico e lo sviluppo economico avviato in America latina, la fine dell'apartheid in Sud Africa e, più recentemente, delle violenze politiche in Irlanda del Nord e nei Paesi Baschi.
    Le scosse dell'economia mondiale ci interrogano; gli equilibri geopolitici cambiano; crescono le disuguaglianze; le sicurezze del passato si rivelano oggi deboli. "Potrebbe essere questa una ragione per riflettere maggiormente sulle scelte da prendere per la nostra vita?", si domanda Alois. L'invito è a promuovere e a sostenere la fiducia fra gli esseri umani, a contare sulla fiducia in Dio, a cercare di essere "sale della terra", perché "il Cristo di comunione non è venuto per costituire i cristiani in una società isolata e separata" ma "per servire l'umanità come fermento di fiducia e di pace". Ma il sale potrebbe perdere il suo sapore, il messaggio di Cristo venire offuscato dalla divisione fra gli uomini. Occorre allora "rivificare questo messaggio di amore e di pace", liberandolo dai malintesi, facendolo risplendere nella sua originaria semplicità. E alle prove personali da affrontare nella ricerca di nuove solidarietà e vie di fiducia risponderemo - conclude fratel Alois - amando sempre di più".



    (©L'Osservatore Romano 29 dicembre 2011)
    Bonus pastor animam suam ponit pro ovibus
    (Io. 10,11)

  7. #7
    CierRino L'avatar di Teofilo89
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    Che rapporti ha Taizé con la Chiesa cattolica? Essa è qualcosa di simile alla comunità di Bose oppure si colloca al di fuori di qualsiasi ordinamento gerarchico?
    Non licet bovi quod licet Iovi

  8. #8
    Iuris Utriusque Doctor L'avatar di Canonista
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    Che rapporti ha Taizé con la Chiesa cattolica? Essa è qualcosa di simile alla comunità di Bose oppure si colloca al di fuori di qualsiasi ordinamento gerarchico?
    La comunità di Bose è cattolica dal punto di vista canonico, infatti è un'associazione privata di fedeli della diocesi di Biella.

    La comunità di Taizè nasce invece nell'ambito riformato francese e, sebbene abbia una notevole componente cattolica al suo interno, non mi sembra che abbia alcun riconoscimento canonico da parte della Chiesa cattolica.
    Civilista sine canonista, parum valet; canonista sine civilista, nihil

  9. #9
    CierRino L'avatar di Teofilo89
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    Citazione Originariamente Scritto da Canonista Visualizza Messaggio
    La comunità di Bose è cattolica dal punto di vista canonico, infatti è un'associazione privata di fedeli della diocesi di Biella.

    La comunità di Taizè nasce invece nell'ambito riformato francese e, sebbene abbia una notevole componente cattolica al suo interno, non mi sembra che abbia alcun riconoscimento canonico da parte della Chiesa cattolica.
    da quello che ho capito è una comunità autonoma, allora. Non è sotto l'egida di nessuno, giusto?
    Non licet bovi quod licet Iovi

  10. #10
    Iuris Utriusque Doctor L'avatar di Canonista
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    Citazione Originariamente Scritto da Teofilo89 Visualizza Messaggio
    da quello che ho capito è una comunità autonoma, allora. Non è sotto l'egida di nessuno, giusto?
    E' una comunità indipendente di cristiani (protestanti e cattolici) che vivono una vita monastica.

    Sono comunque certo che i "fratelli" della comunità che sono anche sacerdoti cattolici abbiano ricevuto la giurisdizione dal Vescovo diocesano per amministrare i sacramenti ai fedeli cattolici.
    Civilista sine canonista, parum valet; canonista sine civilista, nihil

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