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Discussione: La comunità ecumenica di Taizé

  1. #61
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    Il Papa ai giovani di Taizé: il male non ha l’ultima parola nella storia

    “Manifestare a parole e con azioni che il male non ha l’ultima parola della nostra storia”. È l’invito che il Papa rivolge in un messaggio ai giovani che dal 28 dicembre al primo gennaio saranno a Riga, in Lettonia, per il 39.mo Incontro europeo promosso dalla comunità ecumenica di Taizé sul tema: ”Insieme per aprire strade di speranza”. Un appuntamento a cui guardano con fiducia i leader religiosi e politici d’Europa e del mondo. Il servizio di Gabriella Ceraso:

    Sono migliaia i giovani che dall’Europa e dagli altri continenti sono giunti a Riga, città di tradizione luterana segnata da legami profondi tra cristiani di diverse confessioni. Sono "testimoni di speranza", come li definisce il Papa, che li ringrazia perché - scrive - hanno “scelto di lasciare i divani per vivere questo pellegrinaggio della fiducia”, “fiducia in Gesù, Cristo e Signore”, che “crede e spera in voi”, sottolinea.

    Ortodossi, protestanti e cattolici, Francesco li incoraggia tutti a “lasciare entrare il Signore, che non delude mai, nei loro cuori e nella loro vita”, in modo da “affrontare il futuro con gioia e far fruttare capacità e talenti per il bene comune”. Ed aggiunge: “Con queste giornate vissute all’insegna di una reale fraternità, voi esprimete il desiderio di essere protagonisti della storia, di non lasciare che siano gli altri a decidere del vostro futuro”.

    “Oggi”, scrive Francesco, ”molte persone sono sconvolte, scoraggiate dalla violenza, da ingiustizie, sofferenza e divisioni. Hanno l’impressione che il male è più forte di tutto”. Voi, è il suo invito, ”testimoniate con le parole e i fatti che non è così”. Per questo, il Papa ripete ai ragazzi di Riga quanto ha scritto al termine del Giubileo nella Lettera “Misericordia et Misera”: “È il tempo della misericordia per tutti e per ognuno, perché nessuno possa pensare di essere estraneo alla vicinanza di Dio e alla potenza della sua tenerezza”.

    Con le parole di Francesco ai giovani in pellegrinaggio sono giunti anche i messaggi del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e del Patriarca ortodosso di Mosca Kirill, insieme alla vicinanza espressa dai leader della Chiesa anglicana e luterana, l'arcivescovo Justin Welby e il pastore Olav Fykse Tveit. All'incontro guardano con fiducia inoltre le autorità europee e mondiali: l'ex segretario dell'Onu Ban Ki-moon e il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk sottolineano infatti nei loro messaggi quanto i giovani possano contare nella prevalenza delle forze del bene, al di là delle possibilità in mano alla politica.


    fonte: Radio Vaticana
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  2. Il seguente utente ringrazia Vox Populi per questo messaggio:

    Ultimitempi (27-12-2016)

  3. #62
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
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    In un'intervista al Sir, frère Alois, il priore della comunità di Taizé ha sottolineato che a Riga, «durante il nostro incontro europeo, farò un appello perché attraverso la colletta di Taizé che noi chiamiamo “operazione speranza”, possiamo con i nostri doni esprimere la nostra solidarietà alle persone che vivono ad Aleppo e a Mosul».
    E in un altro passaggio della stessa intervista, il priore della comunità di Taizé si è soffermato sui talenti e le potenzialità dei giovani ma anche su come sia possibile educare alla responsabilità, alla pace, alla speranza: «Dando loro fiducia. Dando loro delle responsabilità» ha affermato frère Alois. «Gli incontri di giovani che facciamo a Taizé o in altre parti del mondo, sono sostenuti da loro. C’è una grande generosità nei giovani che non chiede altro di concretizzarsi. È essenziale anche aiutarli ad approfondire la loro fede, la loro fiducia esistenziale in Dio. Per resistere alla instabilità angosciante della nostra epoca, occorre avere radici profonde e queste radici hanno bisogno di tempo per svilupparsi a poco a poco».

    https://www.avvenire.it/chiesa/pagin...-di-taize-riga
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  4. #63
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    Io sono stato a Taizé e ho apprezzato molto la vita della comunità, nella sua semplicità e nel suo "ecumenismo quotidiano".
    La "liturgia della luce" può avere delle similitudini nel "lucernario", presente anche nel rito romano nella Veglia Pasquale.
    La struttura dell'Eucaristia celebrata a Taizé è quella della Messa cattolica: è sempre celebrata da un prete cattolico che benedice, all'offertorio, il pane per chi non può accostarsi alla Comunione (protestanti, persone non in grazia di Dio...), che invece è distribuita sotto le due specie ai soli cattolici e ortodossi. La distribuzione del pane benedetto e del pane consacrato avviene in luoghi differenti e per opera di ministri diversi (i soli monaci distribuiscono la Comunione al centro della chiesa, mentre il pane benedetto è distribuito da giovani in delle ceste ai margini). Quanto alla natura dell'Ostia, non ricordo particolari differenze: possibile fosse semplicemente di "pane", come si trova in commercio anche da noi?

  5. #64
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    Taizé: 12 anni fa la morte di Frère Roger, uomo dell'ascolto



    di Paola Simonetti

    “Ho trovato la mia vera identità di cristiano riconciliando in me stesso la fede delle mie origini con il mistero della fede cattolica
    , senza rompere la comunione con nessuno”. Nelle parole di Frère Roger Shutz, fondatore della Comunità di Taizé, la sintesi della sua più forte eredità, a 12 anni dalla sua scomparsa, quando il 16 agosto del 2005 fu ucciso per mano di una squilibrata durante la preghiera dei vespri nella Chiesa della Riconciliazione alla presenza di oltre 2.500 giovani.

    Roger Schutz ha consacrato la vita proprio alla riconciliazione fra i cristiani, soprattutto all'incontro fra protestanti e cattolici. Fonda la comunità monastica a Taizé, vicino Cluny, in Francia, nel 1940, sull’onda di una forte spinta non solo alla preghiera ma soprattutto all’accoglienza: quando infatti comincia la Seconda Guerra Mondiale si sente chiamato ad aiutare le persone provate dal conflitto. E lo fa proprio nel piccolo villaggio di Taizé, in Borgogna, dove rimane colpito dalle suppliche di un'anziana abitante di quel paesino che gli chiedeva di fermarsi su quella collina.

    Di lì l’inizio di quel cammino spirituale che, nel corso dei decenni si è arricchito di sempre nuovi membri, oggi sono circa un centinaio di diverse confessioni cristiane, originari di 30 Paesi, e si è poi trasformato in un polo di attrazione per tantissimi giovani, che Frère Roger amava incontrare e ascoltare, come testimonia uno dei suoi confratelli, frère Charl Eugene:

    R. – Penso che forse le parole più forti della sua vita erano “riconciliazione”, “pace” e “comunione”. Il suo messaggio fondamentale è questo: se Dio è amore, i cristiani dovrebbero – devono – essere dei testimoni di comunione e di riconciliazione e non di separazione. E lui continuamente – ed è questo che forse vorremmo continuare a fare – chiamava a vivere, ad essere testimoni di riconciliazione in questo mondo a volte molto difficile.

    D. - Frère Roger rimane uno dei protagonisti della rinascita religiosa, tra i giovani soprattutto …

    R. - Sì, è vero. Pensava che fosse essenziale ascoltare i giovani e far sì che la loro voce fosse ascoltata nella Chiesa come nella società. A volte diceva che quando era adolescente avrebbe voluto poter esprimersi di più, essere ascoltato. In quell’epoca si faceva poco, si prendevano poco sul serio le nuove generazioni. Allora lui ha pensato: “Adesso, se diventiamo più vecchi, dobbiamo essere persone che ascoltano i giovani”.

    D. - È questo, secondo lei, l’elemento che ancora attira molti giovani verso la vostra comunità? L’ascolto …

    R. - È vero che rimane molto importante per noi questa immagine che Frère Roger ci dava di noi stessi: non dobbiamo essere dei maestri spirituali che dicono ai giovani, “Devi fare così, devi fare così”, ma essere degli uomini di ascolto prima di tutto. Poi ognuno deve trovare il proprio cammino, ma l’ascolto lo può aiutare.

    D. - Qual è il ruolo, secondo voi, della comunità in questo momento?

    R. - Perseverare, prima di tutto, nella nostra preghiera; poi l’accoglienza, allargarla ai rifugiati perché adesso ne riceviamo un certo numero e ci sembra molto importante.


    fonte: Radio Vaticana
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  6. #65
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    Messaggio del Papa ai giovani partecipanti all'Incontro europeo di Taizé
    Francesco è spiritualmente vicino alle migliaia di ragazzi e ragazze che da oggi vivranno giornate intense di preghiera, condivisione e ascolto nelle tre città della regione di Basilea, scelte quest'anno per l'Incontro europeo dei giovani organizzato dalla comunità monastica ecumenica fondata da frére Roger Schutz.

    Adriana Masotti - Città del Vaticano


    “Far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri” e vivere la gioia portata da Gesù: questo l’augurio arrivato dal Papa in un messaggio a firma del card. Segretario di Stato, Pietro Parolin, alle migliaia di giovani che da oggi al 1° gennaio parteciperanno al 40.esimo Incontro europeo dei Giovani promosso quest’anno dalla comunità di Taizè nella regione di Basilea, crocevia tra Svizzera, Francia e Germania.

    Trovare le sorgenti della gioia

    “Il Santo Padre è felice di sapere che voi avete scelto di partecipare a questo Incontro per accogliere e approfondire il messaggio di Gesù che è sorgente di gioia”. Così si legge nel messaggio. Trovare insieme le sorgenti della gioia, questo infatti il filo rosso dell’iniziativa, una gioia che, scrive il card. Parolin, Francesco auspica non si chiuda alle sofferenze del mondo. Anzi, il Papa invita i giovani “a rimanere uniti al Signore(…) affinché Egli possa aiutarvi a spendere i vostri talenti per far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli”. Nell’anno che sta per finire in cui si è celebrato il 500.mo anniversario della Riforma, si legge ancora nel messaggio: “Il Papa chiede allo Spirito Santo di aiutare voi, giovani protestanti, cattolici e ortodossi, ad arricchirvi con la diversità dei doni fatti a tutti i discepoli di Cristo, per manifestare che la gioia del Vangelo ci unisce al di là di tutte le ferite delle nostre divisioni”.

    I luoghi dell'incontro

    Per la prima volta l’Incontro europeo dei giovani si tiene contemporaneamente in tre Paesi: in Svizzera a Basilea, in Germania a Lorrach e in Francia a Saint-Louis, segnando una nuova tappa del Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra, iniziato da frére Roger, fondatore della comunità monastica ecumenica di Taizé. Gli incontri coinvolgono una regione abituata a superare i confini e ad accogliere le diversità. “Noi siamo stati invitati a Basilea - afferma ai nostri microfoni frére Alois, attuale priore di Taizé: per questo l’Incontro europeo si svolge qui e noi ne siamo molto felici perché Basilea non rappresenta soltanto la città, ma tutta la regione che comprende anche parti della Francia e della Germania. Oggi dunque esistono – non solo qui, ma anche in altri luoghi – zone che abbracciano i confini, in Europa, e questo è un fenomeno che va aumentando e non possiamo più tornare indietro”. Soddisfazione da parte dei leader delle Chiese locali che in una lettera riguardo all’Incontro si dicono “convinte che sarà un segno della capacità che ha la fede di collegare, di superare e di riconciliare” rallegrandosi “di aprire le loro chiese, le loro case ed i loro cuori ai loro futuri ospiti."

    Giovani da tutta Europa per vivere la fede

    Migliaia i giovani che fino al 1 gennaio 2018 parteciperanno all’iniziativa di Taizé. Per loro ci sarà l’opportunità di pregare coi canti e in silenzio, di unirsi a tanti coetanei per approfondire la fede. Potranno sperimentare l’ospitalità delle famiglie che li accolgono, incontrare persone che vivono il Vangelo in mezzo alle sfide di oggi e trovare un nuovo impulso per la solidarietà nel continente europeo. Momento centrale nella serata del 31 dicembre, la veglia di preghiera per la pace nel mondo.

    Andare verso gli altri

    Il tema dell’Incontro è la gioia, sottolinea ancora frére Alois, “una gioia che ci dà il coraggio di aprire gli occhi e di andare da quelle persone che hanno bisogno del nostro aiuto”. E sottolinea una delle principali sfide a cui oggi l’Europa è chiamata: “In tutti i Paesi d’Europa, dice, sono in atto grandi cambiamenti, e sicuramente il gran numero di rifugiati è uno dei grandi cambiamenti. E noi dobbiamo riflettere su come gestire questi cambiamenti: questo significa, in termini molto concreti, andare incontro a quelle persone che oggi già sono tra di noi”. La sua proposta concreta è che ogni giovane prenda contatto personale con un rifugiato per offrirgli orecchi e cuore aperti. Solo da qui si può partire, sostiene frére Alois, per trovare soluzione ai tanti problemi che oggi ci cadono addosso


    fonte: Vatican News
    Oboedientia et Pax

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