Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La Chiesa Cattolica negli Stati Uniti d'America

  1. #21
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    Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede rivolta alle Superiore Maggiori degli Stati Uniti

    Rinnovare per offrire un più solido fondamento dottrinale: questo l’obiettivo sotteso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella Valutazione dottrinale delle attività della Leadership Conference of Women Religious. Il documento è stato al centro, mercoledì, di un incontro tra i superiori del dicastero vaticano e le rappresentanti della Conferenza di Superiore di Ordini religiosi presenti negli Stati Uniti. Il servizio di Roberta Gisotti.

    “Rafforzare una ecclesiologia di comunione” è l’intento principale della Valutazione, condotta fin dal 2008 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nei confronti della Conferenza di Superiore Maggiori negli Stati Uniti, spiega in una nota il cardinale William Levada, prefetto del dicastero vaticano. Il documento, pubblicato ieri, ha lo “scopo – sottolinea il porporato – di incoraggiare un rinnovamento paziente e collaborativo di questa Conferenza”, “per dotare le sue molteplici e lodevoli iniziative ed attività di un più solido fondamento dottrinale”. E l’incontro svoltosi in Vaticano è stato “il primo passo – osserva il cardinale Levada - per attuare i risultati della valutazione”, offrendo “la possibilità di esaminare il documento in uno spirito di rispetto reciproco e collaborazione, nella speranza di evitare ogni eventuale incomprensione degli intenti e degli scopi del testo.”

    La Valutazione – chiarisce un comunicato del dicastero – “riguarda l’Associazione delle Superiore Maggiori e non si occupa della fede e della vita delle religiose negli Istituti membri di tale Associazione”. Sono però emersi “problemi dottrinari seri che toccano molti nella Vita consacrata”. Nella Valutazione si riferisce di posizioni non accettabili manifestate nelle Assemblee annuali dell’Associazione e di posizioni di dissenso – ad esempio in tema di ordinazione delle donne e di approccio pastorale all’omosessualità - o di affermazione di femminismo radicale incompatibili con l’insegnamento cattolico.

    Ricorda il dicastero che “le Associazioni di Superiori maggiori sono espressione della collaborazione tra la Santa Sede, i Superiori generali e le Conferenze episcopali a sostegno della Vita consacrata”. Da qui la necessità di prevedere per l’Associazione “un solido radicamento dottrinale nella fede della Chiesa”. A tal fine la Santa Sede ha nominato mons. Peter Sartain, arcivescovo di Seattle “Delegato per l’esame, la guida e l’approvazione, se necessario, del lavoro dell’Associazione (LCWR)”, lavorando insieme alle sue rappresentanti “per realizzare gli obiettivi delineati nella Valutazione.” Il delegato riferirà poi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che informerà e consulterà gli altri due dicasteri interessati quello per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica e quello per i Vescovi. “La Santa Sede – conclude il cardinale prefetto Levada – spera in questo modo di offrire un contributo di rilievo per il futuro della vita religiosa negli Stati Uniti”.


    Ultimo aggiornamento: 20/04/2012


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #22
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    Le Suore americane "commissariate": conosciamole meglio
    di Massimo Introvigne
    Contrarie all'Eucarestia, alla Trinità, alla Divinità di Cristo, Pro-Matrimoni Gay, Femministe, Sincretiste e New Age
    20-04-2012

    I lettori della Bussola Quotidiana, in grande maggioranza cattolici, pensano che il buon cattolico metta al centro delle feste comandate la Messa. E che chi ha scelto la vita religiosa lo faccia con particolare zelo e solennità.

    Se pensate questo, però, non conoscete le suore americane. In molti ordini di suore negli Stati Uniti le buone sorelle si pongono la questione se sia opportuno o meno che «l'Eucarestia sia al centro delle loro celebrazioni comunitarie solenni», perché purtroppo «la celebrazione della Messa richiede un sacerdote ordinato, qualche cosa che alcune suore giudicano "discutibile"». Detto in altri termini, vedere un maschio sull'altare è intollerabile per suore intrise di «femminismo radicale», le cui superiore nazionali da anni e sistematicamente «protestano contro gli insegnamenti della Santa Sede in materia di ordinazioni delle donne», anzi li «rifiutano pubblicamente», benché si tratti d'insegnamenti che - come il Papa ha ribadito di recente - dichiarano il rifiuto di queste ordinazioni definitivo e irrevocabile. Può darsi che la presenza di un maschio che celebra Messa dia fastidio a queste suore anche per un'altra ragione, in quanto - sempre spalleggiate e anzi guidate dalle loro superiori nazionali - hanno adottato un atteggiamento sulle «persone omosessuali» - trattandosi di suore, particolarmente persone lesbiche - che, per usare forse un eufemismo, «non corrisponde all'insegnamento della Chiesa in materia di sessualità umana».

    Il problema se si debba o no ammettere il prete a celebrare la Messa nelle feste dei conventi di suore non dev'essere occasionale, se è vero che se ne occupa il «Systems Thinking Handbook», che è «un manuale per la formazione dottrinale delle superiori religiose». E quale soluzione propone il manuale? Una bella discussione democratica, convento per convento, dove si esclude che scopo del «dialogo» sia «accettare l'insegnamento della Chiesa». Si tratta invece d'imparare a dare spazio non solo alla «mentalità occidentale» - che procede per dottrina e per logica, e potrebbe portare a concludere che sulla Messa va seguito quanto la Chiesa insegna - ma anche al «modello mentale organico», più tipico delle religioni orientali, dove ciascuna sorella va dove la porta il cuore.

    Naturalmente, una volta adottato questo «modello mentale organico» - il cui nome più preciso sarebbe relativismo - per decidere che cosa è bene pensare e insegnare nei conventi di suore americani, non c'è nessuna ragione di fermarsi alla Messa. Il rifiuto della dottrina della Chiesa in tema di sessualità, omosessualità, ma anche «famiglia», «aborto» e «eutanasia» è dato per scontato. Ma ormai non ci si ferma più alla morale. In molti casi la franca e democratica discussione condotta secondo il nuovo modello porta a rifiutare «la Trinità, la divinità di Cristo e il carattere ispirato della Sacra Scrittura». E neppure qui ci si arresta.

    Nel corso dell'assemblea annuale delle superiore religiose statunitensi del 2007 una delle oratrici principali, la suora e teologa domenicana Laurie Brink, ha affermato che molte suore ormai hanno deciso di andare «al di là della Chiesa» e ora anche «al di là di Gesù», verso un orizzonte di vaga religiosità dove Gesù è un maestro fra tanti altri e «lo spirito del Sacro» vive in tutte le religioni, anzi «in tutta la creazione».

    È vero che molte congregazioni di suore fanno un buon lavoro caritativo e promuovono pratiche a sostegno dei poveri che spesso sono «conformi alla dottrina sociale della Chiesa». Ma questo non basta, e non distingue le suore da una comune associazione umanitaria, se rischia di andare perduto «il fondamentale centro e punto focale cristologico della consacrazione religiosa, il che porta a sua volta a perdere il senso costante e vivo della Chiesa».

    Se tutto quanto avete letto finora tra virgolette derivasse da un'inchiesta giornalistica sarebbe già abbastanza grave. Ma viene da un documento del Magistero. Si tratta della «Valutazione dottrinale della Conferenza delle Superiore Religiose Femminili [degli Stati Uniti]», resa pubblica dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 18 aprile 2012, come si precisa su ordine e con l'approvazione di Benedetto XVI. Si tratta del risultato di un lavoro iniziato nel 2008, condotto sotto la guida del vescovo di Toledo, nell'Ohio, mons. Leonard Blair, il quale ha esaminato le assemblee annuali, le politiche e i documenti della Conferenza delle Superiore, la Leadership Conference of Women Religious (LCWR). Il documento dà atto delle risposte fornite dalla LCWR al vescovo Blair e alla Congregazione, che giudica «inadeguate».

    Le superiore da una parte hanno risposto che tutti gli interventi alle loro assemblee sono pronunciati a titolo personale: il che non convince, risponde il documento vaticano, perché anni di interventi vanno tutti nello stesso senso e perché le Conferenze delle Superiori Religiose sono esplicitamente regolate dal diritto canonico e «approvate dalla Santa Sede», e come tali hanno «una responsabilità positiva per la promozione della fede e per offrire alle comunità che ne fanno parte e al più vasto pubblico cattolico una posizione chiara e persuasiva a sostegno della visione della vita religiosa proposta dalla Chiesa».

    Dall'altra parte, le suore hanno utilizzato un vecchio argomento che - per coincidenza - all'estremo opposto della teologia si sente ripetere in questi giorni anche da alcuni «tradizionalisti». Le suore, cioè, affermano che è obbligatorio per i cattolici, religiose comprese, seguire solo tra gli insegnamenti del Magistero quelli infallibili o che almeno «sono stati dichiarati insegnamenti autorevoli». Il documento vaticano risponde che, a parte il fatto che alcuni degli insegnamenti pubblicamente rifiutati dalla LCWR, tra cui quelli che negano il sacerdozio alle donne, per non parlare della Trinità o della divinità di Gesù Cristo, rientrano certamente in questa categoria, il buon fedele cattolico, e tanto più la religiosa che ha fatto voto di obbedienza, sono tenuti a seguire anche il Magistero ordinario e non solo quello straordinario.

    Alla diagnosi - secondo cui la situazione della LCWR è «grave», «davvero preoccupante» e su alcuni punti perfino «scandalosa» - segue nel documento vaticano la terapia. La Congregazione per la Dottrina della Fede nominerà un Arcivescovo Delegato, assistito da due vescovi, sotto la cui guida la LCWR dovrà riformare i suoi statuti. Il famoso «Systems Thinking Handbook» sarà «ritirato dalla circolazione mentre si procederà alla sua revisione». Il materiale formativo sarà rivisto per renderlo conforme al «Catechismo della Chiesa Cattolica». Gli oratori alle assemblee annuali e ai principali convegni della LCWR dovranno essere approvati dall'Arcivescovo Delegato. Si procederà a una revisione della vita liturgica, assicurandosi che «l'Eucarestia e la Liturgia delle Ore abbiano un ruolo centrale». L'Arcivescovo Delegato resterà in carica «fino a cinque anni». I danni prodotti sono tali che potrebbero non bastare.

    Fonte: http://www.labussolaquotidiana.it/it...riate-5124.htm

  3. #23
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    Da Vatican Insaider di Maria Teresa Pontara Pederiva
    Intere parrocchie si rifiutano di raccogliere firme per il referendum contro il matrimonio gay
    Un inizio in salita per l’annunciata mobilitazione dei cattolici voluta dai vescovi americani in difesa della libertà religiosa: al motto di “La nostra prima e più preziosa libertà” schiere di fedeli – almeno nelle intenzioni dei loro pastori - dovrebbero scendere in piazza o comunque far sentire la loro voce per abrogare le “leggi ingiuste” dello stato. Il culmine sarebbe atteso per il 4 luglio, festa dell’orgoglio nazionale di ogni americano.



    Nel mirino dei vescovi non c’è solo la riforma sanitaria – e relativa copertura contraccettiva – ma anche matrimoni gay e aborto. Se i referendum per abrogare le leggi che legalizzano l’aborto non hanno mai raggiunto il risultato sperato dai pastori, la questione dei matrimoni gay offre una seconda opportunità (molti ricordano le parole di fuoco del card. Dolan alla decisione dello stato di New York gli scorsi mesi), nonostante siano state numerose, e qualificate, le voci che nei mesi scorsi si sono levate per consigliare ai vescovi una certa prudenza, per evitare il rischio che altri risultati negativi possano diventare un boomerang contro la Chiesa cattolica intera. Ma su questi temi fede e politica s’incrociano e la mobilitazione dei repubblicani di fatto potrebbe fare la differenza.



    Intanto però giunge un segnale per loro non proprio rassicurante da Seattle dove intere parrocchie – intese come parroci e relativi consigli pastorali – hanno deciso per un netto rifiuto alla richiesta del vescovo locale di raccogliere firme per indire un referendum contro la legge dello stato di Washington che consente il matrimonio fra persone dello stesso sesso.



    Mons. J. Peter Sartain, che peraltro viene considerato un moderato, aveva invitato tutte le parrocchie ad una mobilitazione immediatamente dopo la Pasqua. La legge statale che consente i matrimoni gay – annunciata dal governatore Chris Gregoire nel mese di febbraio come “una conquista di diritti civili e votata sia da repubblicani che democratici; giovani e anziani, gay e etero” – dovrebbe entrare in vigore il 6 giugno prossimo, a meno che non venga raggiunta la quota necessaria di firme per indire il Referendum n.74 per la sua abrogazione.

    Le pagine del maggior quotidiano locale, il Seattle Times, ospitano da una settimana una serie di articoli, fra cronaca e opinioni, sul tema. Il quadro che emerge non lascia spazio a dubbi: la “disobbedienza” c’è, e neppure tanto latente. Persino la parrocchia della Cattedrale di St. James ha opposto rifiuto alla raccolta di firme, sulla base anche di alcuni pareri di autorevoli avvocati cattolici e non.



    “Non siamo d'accordo con la posizione dei nostri vescovi sul matrimonio civile – scrive in un editoriale Barbara Guzzo, giornalista, ma anche cattolica impegnata da 30 anni nella preparazione al matrimonio - domenica scorsa, nelle nostre parrocchie, abbiamo celebrato la risurrezione di Gesù. E' questa fede pasquale che ci rende forti e ci guida nelle scelte di ci che la nostra coscienza ci indica. Il nostro obiettivo è quello di costruire famiglie solide, comunità sane e un futuro migliore per tutti i figli di Dio.
    Come cattolici, siamo delusi dai vescovi dello stato di Washington. Tutto nella nostra tradizione ci porta a credere che gay e lesbiche dovrebbero essere accolti all'interno delle nostre comunità, così come crediamo che li avrebbe accolti Gesù.


    I nostri rappresentanti hanno approvato una legge che sancisce l'uguaglianza delle unioni e la promozione di famiglie solide. Si tratta di un'unione civile, agli occhi dello Stato, un contratto che consente ai partner di godere di una serie di diritti civili e umani che coinvolge la salute, il patrimonio e le eventuali decisioni sul fine vita. Questo consente ai partner di manifestare apertamente il loro amore e il loro impegno e di affermarlo e riconoscerlo di fronte ai loro amici, le famiglie e lo Stato.


    Come laici nella nostra parrocchia, noi siamo impegnati nella preparazione al matrimonio per le coppie che chiedono di sposarsi in chiesa e nulla nella presente normativa cambia diritti religiosi o di matrimonio cattolico.
    Sappiamo che la gerarchia cattolica può fare di meglio. Per il bene dei diversi tipi di famiglie che compongono le nostre parrocchie, chiediamo loro di farlo”.



    Per la cronaca l'arcivescovo di Seattle è stato incaricato nei giorni scorsi dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede di guidare un'apposita Commissione che dovrà verificare la congruenza dottrinale dell'organizzazione che raccoglie il più numeroso gruppo (circa l'80%) di congregazioni e ordini religiosi femminili del Paese. Mons. Sartain – che sarà affiancato dai vescovi Leonard Blair di Toledo, Ohio e Thomas Paprocki di Springfield, Illinois – dovrà verificare alcune posizioni della Conference of Women Religious che vengono definiti “commistioni con alcune tematiche femministe radicali incompatibili con al dottrina cattolica”, mentre di fatto sembrano ignorare questioni definite di “cruciale importanza” come l'aborto e l'eutanasia, come già segnalato dalla precedente indagine vaticana.

  4. #24
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    Le suore statunitensi e il Vaticano: una crisi che viene da lontano




    La “bocciatura” dottrinale della Santa Sede nei confronti della LCWR affonda le sue radici nel 1971, quando le religiose riscrissero il loro statuto

    La Congregazione per la dottrina della Fede ha chiesto una profonda riforma della Leadership Conference of Women Religious (LCWR), l’organizzazione che rappresenta la maggioranza degli ordini religiosi femminili negli Stati Uniti. L’iniziativa è della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale statunitense William Levada, che dopo un’indagine ha concluso che “la situazione dottrinale e pastorale attuale della LCWR è grave, e un argomento di seria preoccupazione”. La Congregazione conclude che un intervento del Vaticano è necessario, per riformare il gruppo. L’arcivescovo Peter Sartain di Seattle è stato nominato come delegato vaticano per supervisionare l’opera di riforma. Dovrà aiutare le leader di LCWR a rivedere gli statuti del gruppo, pianificare i programmi, rivedere i testi liturgici e riconsiderare l’affiliazione del gruppo ad altre organizzazioni.
    La dichiarazione della Congregazione, basata sui risultati di una visita apostolica compiuta dal vescovo Leonard Blaire di Toledo, Ohio, ha rivelato “seri problemi dottrinali che riguardano molte persone nella vita consacrata”. Molte religiose americane si sono allontanate, secondo la Congregazione per la Fede, “dal centro cristologico fondamentale e dal focus della consacrazione religiosa”. Fra le accuse più pesanti, quella di avere sfidato l’insegnamento della Chiesa in temi quali l’omosessualità e il sacerdozio, e di aver promosso “temi femministi radicali incompatibili con la fede cattolica”. Inoltre si rimprovera all’organizzazione di fare dichiarazioni pubbliche che “sono in disaccordo o sfidano i vescovi, che sono i veri insegnanti di fede e morale nella Chiesa”. I vescovi americani sono critici di alcuni aspetti della riforma sanitaria di Obama, ma decine di suore hanno invece firmato un documento di appoggio, che ha fornito una “copertura” cattolica alla Casa Bianca. La LCRW sostiene di avere 1500 membri in rappresentanza dell’80 per cento delle religiose negli Usa.

    In realtà è una crisi di chiarimento che ha radici lontane. “Dopo aver studiato l’argomento per molti anni, credo che sia da circa quarant’anni che sta maturando”, ha dichiarato Ann Carey, autrice di “Sisters in crisis: the tragic Uraveling of Women religious communities”. E dal 1971, quando la LCRW ha riscritto i suoi statuti, le relazioni con il Vaticano sono sempre state tempestose. “Il Vaticano è stato paziente, cercando di offrire alle suore alcune linee guida per modificare la direzione che stavano prendendo, e loro hanno opposto resistenza”. I cambiamenti sono stati così drastici che una parte delle suore hanno lasciato la LCRW, e hanno creato un gruppo alternativo, noto come Consiglio delle Superiori maggiori delle religiose (CMSWR). Ma – ed è probabilmente questa una delle tante ragioni che hanno spinto la Santa Sede, e in particolare la Congregazione della Fede, mentre sembra che quella per la vita religiosa sia molto più morbida, è proprio in questa minoranza che si registra il numero maggiore di vocazioni. E in effetti il numero delle suore è crollato in America dalle 179.954 unità del 1965 alle 55.000 unità di oggi.

    Dopo una prima reazione le leader del LCRW stanno dicendosi adesso cautamente aperte al dialogo con la commissione di vescovi americani nominata da Roma, e guidata dall’arcivescovo di Seattle J. Peter Sartain. “Ci impegneremo nel dialogo, dove possibile e saremo aperte al movimento dello Spirito Santo. Chiediamo preghiere per noi e per la Chiesa in questo momento critico”, si legge in una dichiarazione. Mons. Sartain si è detto impegnato “nell’aiutare le suore e la LCRW a riconoscere che siamo tutti in questo compito insieme”, e ha aggiunto di “apprezzare il ruolo delle religiose negli Usa” e tutte le “cose straordinarie che hanno fatto”. Sartain cerca un approccio morbido. Altri sono meno diplomatici. Come il cardinale Raymond Leo Burke, che guida il supremo tribunale vaticano, che ha denunciato qualche tempo fa “il pubblico e ostinato tradimento della vita religiosa da parte di alcune suore”.

    Ovviamente la stampa secolare ha immediatamente preso le parti delle suore contro il Vaticano. Ma ci sono altre voci, che si chiedono se certi comportamenti e atteggiamenti siano tollerabili all’interno della Chiesa. George Weigel, storico della Chiesa scrive che nella maggior parte dei casi, per quanto riguarda le suore del LCRW, “la loro vita spirituale è più influenzata da Enneagram e da Deepak Chopra che da Teresa d’Avila ed Edith Stein; le loro nozioni di ortodossia sono, per dirla gentilmente, innovative; e la loro relazione con l’autorità della Chiesa si può descrivere come di disprezzo appena mascherato”.

    In alcune comunità di suore della LCRW molte non partecipano regolarmente all’eucaristia, perché non sopportano, afferma Weigel, il “patriarcato” di un sacerdote maschio che vi presiede. E in alcune comunità si celerebbero false eucarestie. In altre, le norme liturgiche sarebbero forzate fino quasi al punto di rottura, riducendo al minimo il ruolo del prete maschio. E, aggiunge impietosamente Weigel, “l’altro elemento da notare per quanto riguarda le LCRW, ampiamente trascurato nella corsa a sostenere (da parte della grande stampa. n.d.r) suore coraggiose contro prelati preistorici, è che stanno morendo”. Di fronte alla dissoluzione teologica, spirituale, comportamentale di molte congregazioni, “le giovani donne cattoliche hanno capito che se vogliono fare lavoro sociale, o attività politica vestendosi da professioniste della classe media e vivere da single in appartamenti, non c’è ragione di legarsi a voti di povertà, castità e obbedienza”. E secondo Weigel, la scomparsa di quegli ordini, “sempre più grigi”, senza un rinnovamento radicale, è questione di qualche decennio.


    Ed è soprattutto sulla questione dell’aborto che Marjorie Murphy Campbell, ex femminista radicale e ora leader del True Feminism for Real Women vede l’errore della LCRW: “Tristemente molte femministe cattoliche, inclusa la leadership della LCRW, hanno scelto di ignorare il conflitto fondamentale fra l’insegnamento della Chiesa sull’aborto e la natura fondante dell’aborto nell’agenda femminista radicale”.

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  5. #25
    Vecchia guardia di CR L'avatar di westmalle
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    Padre James Martin: "Io sto con le suore"


    Presa di posizione di una delle firme più popolari del settimanale dei gesuiti statunitensi «America», iun difesa dell'’organizzazione che raccoglie la grande maggioranza delle Superiore maggiori delle congregazioni delle suore americane e che è appena stata sanzionata dalla Santa Sede con una severa valutazione dottrinale per aver ignorato o messo in discussione gli insegnamenti della Chiesa in materia di aborto, omosessualità e sacerdozio.
    «Per me le suore cattoliche sono figure eroiche- afferma padre Martin-.Alla luce dell’intenzione vaticana di rinnovare e riformare la loro principal«Leadership Conference of Women Religious), credo che sia il momento opportuno per pronunciare una parola a sostegno delle religiose cattoliche e per far conoscere i tanti modi nascosti in cui queste donne servono generosamente Dio, i poveri e il paese»e associazione (la .

    Padre James Martin su «America», la prestigiosa rivista newyorchese dei gesuiti si era già espresso a favore di suor Elizabeth Johnson dopo che i nove membri della commissione dottrinaria della Chiesa Usa (guidata dal cardinale Donald W. Wuerl, arcivescovo di Washington) bollarono come «seriamente inadeguata alla concezione cattolica di Dio» l’opera della teologa della Fordham University. Attraverso Twitter, padre James Martin richiama l’attenzione su quanti milioni di cattolici (e di non cattolici) negli Usa esprimano una valutazione altamente positiva del contributo offerto dalle suore statunitensi.

    «Le religiose cattoliche mi insegnano cosa significhi perseverare nel ministero senza il beneficio del potere istituzionale. Il celebre gesuita richiama l’aiuto fornito dalla suore alla vita quotidiana di tante persone. La pubblica presa di posizione di padre Martin è una risposta al pronunciamento fortemente critico dell’ex Sant’Uffizio contro la «Leadership Conference of Women Religious», accusata dalla Santa Sede di un femminismo radicale «incompatibile con la fede cattolica».

    Padre Martin ipotizza che l’episcopato statunitense e il Vaticano non abbiano gradito il sostegno che in linea di massima le suore hanno assicurato alla riforma sanitaria dell’amministrazione Obama malgrado essa includa l’aborto e la contraccezione. Per la Santa Sede sono femministe, riottose al magistero della Chiesa e all' autorità dei vescovi, troppo gay friendly e troppo liberal.Alla fine dell' «accertamento dottrinale» iniziato nel 2008, la Santa Sede ha deciso che per cinque anni Peter Sartain, arcivescovo di Seattle, vigilerà come «delegato» sulla «Leadership Conference of Women Religious» (LCWR), l' associazione di 1.500 madri superiore che rappresentano l' 80 per cento delle 57 mila suore negli Stati Uniti. E questo per le «inaccettabili» posizioni che la Conferenza delle religiose, tra l' altro, ha assunto «in tema di ordinazione sacerdotale delle donne» e «approccio pastorale all' omosessualità», per non parlare della «prevalenza di certi temi del femminismo radicale incompatibili con la fede cattolica».

    La Santa Sede addebita alle e suore Usa d'essere «silenti» su aborto e eutanasia, di ospitare interventi che «spesso contraddicono o ignorano il magistero». Ora dovranno correggere gli statuti e sottoporre al «delegato» testi e programmi. Intanto il Vaticano ha finito un' altra «visitazione» ai monasteri Usa, l' esito dell' indagine non è noto. Situazione difficile: prima che fra «progressisti» e «conservatori» si rischia una frattura tra le gerarchie maschili e l' altra metà (abbondante) della Chiesa. «Sono in disaccordo o contestano le posizioni prese dai vescovi, che sono gli autentici maestri della Chiesa nella fede e nella morale», si legge nel «Doctrinal Assessment».

    Un riferimento appunto all'appoggio che le suore hanno dato alla riforma sanitaria di Obama, avversata dai vescovi degli Stati Uniti.Padre Martin non è nuovo a interventi che si smarcano dalle posizioni più comuni. Un suo recente intervento, rilanciato in Italia dal sito «Vino nuovo», offre uno spaccato del suo pensiero controcorrente. «Mi domando se si possa ancora dire qualcosa sulla fede cattolica senza che qualcuno si senta offeso. Non importa quanto sia benevolo, ormai nessun commento sul web che abbia per argomento il cattolicesimo passa indenne - spiega-.Vale per i blog, Facebook, Twitter, Youtube ma anche per tutto il resto. Dirò di più: l'idea di provare a capire una persona leggendo sul serio e con attenzione quello che scrive, o almeno riconoscergli il beneficio del dubbio, è un'abitudine che va scomparendo rapidamente dal discorso cattolico». E precisa: «Indipendentemente da quanto scrivi, ci sono sempre cattolici pronti a partire immediatamente all'attacco, a esplodere in un giusto sdegno, a minacciare di denunciarti all'autorità competente e, soprattutto, a correggerti».



    Le risposte più comuni, aggiunge, sono queste cinque: «1) La tua anima è in pericolo mortale. 2) Sei ignorante e hai bisogno di essere istruito. 3) Odio la Chiesa e quindi odio anche te. 4) Sei un burattino senza cervello del Vaticano. 5) Sei disobbediente e devi essere denunciato».

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  6. #26
    Fedelissimo di CR L'avatar di macrina
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    Il problema dell'assicurazione sanitaria è davvero pressante negli Stati Uniti. Lo scrivo perché purtroppo ho sperimentato sulla mia pelle cosa volesse dire vivere negli USA senza assicurazione sanitaria. E, anche adesso che ce l'ho, sperimento la fatica di dover "lottare" continuamente per avere la copertura sanitaria di certe cose (esempio recente: l'anestesia per mia figlia, quando ha dovuto subire una piccola operazione!!!). Sembra che ci siano 40 milioni di americani non assicurati. Io non sono certo una liberal o una femminista radicale, però devo ammettere che alcuni interventi dei vescovi americani in materia mi hanno lasciata davvero perplessa e arrabbiata. Quando l'aborto e la contraccezione sono diventati legali in Europa, ci sono state intere Conferenze Episcopali che abbiano proposto lo smantellamento del Servizio Sanitario in modo che le tasse dei cattolici non li finanziassero? A me non risulta...
    Sono molto vicina a delle suore che, qui negli USA, lavorano proprio con ragazze madri e donne in gravidanza. Mi dicono che tante ragazze dicono di voler abortire proprio perché non hanno assicurazione sanitaria e non possono permettersela...
    Devo ammettere che certe volte la Chiesa americana mi lascia perplessa... Forse è perché ci sono ancora aspetti culturali che non capisco. Mi è capitato di sentire delle omelie in cui si invitavano i cattolici, in maniera esplicita, a votare per il candidato repubblicano solo perché era pro-life, a favore della vita... Peccato però che fosse solo a favore della vita dei bambini americani ancora in utero materno e non di quelli iracheni che il suo partito, contrariamente alle direttive del Vaticano, si proponeva di bombardare...

  7. #27
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    E' incredibile quanto sia devastante la crisi delle vocazioni religiose in USA. Anche tra i sacerdoti c'è crisi, ma meno profonda

    http://cara.georgetown.edu/CARAServices/requestedchurchstats.html

  8. #28
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    Obama: sì al "matrimonio" omosessuale. I vescovi Usa: non restiamo in silenzio

    “Il matrimonio è solo l’unione fra un uomo e una donna. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a parole o azioni che minerebbero questo istituto, pietra angolare della nostra società”. Così il cardinale Timothy Dolan, presidente della Conferenza episcopale statunitense e arcivescovo di New York, dopo le aperture, ieri, del presidente Usa Obama al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Massimiliano Menichetti:

    Negli Stati Uniti, si approfondisce il solco tra Casa Bianca ed episcopato cattolico sul matrimonio. Ieri il presidente Obama, in un’intervista alla Abc, si è detto favorevole all’equiparazione delle unioni omosessuali. ''Le coppie dello stesso sesso dovrebbero potersi sposare'', ha dichiarato precisando di essere arrivato a questa decisione dopo il confronto con parenti, amici e vicini. Barack Obama è dunque il primo presidente Usa che apertamente si è schierato in favore dei cosiddetti matrimoni gay. Il capo della Casa Bianca, è stato precisato, ha parlato a titolo personale: la legge attuale prevede, infatti, che sulle unioni omosessuali si possano pronunciare solo i singoli Stati. Le affermazioni di Obama sono giunte il giorno stesso in cui il Nord Carolina, con un referendum, ha respinto le “nozze gay”, portando a 31 gli Stati contrari, 7 i favorevoli. Sulle dichiarazione del leader statunitense, immediata la reazione del cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente dell'episcopato americano: “Il matrimonio è solo l’unione fra un uomo e una donna – ha precisato il porporato – sottolineando l’intenzione di non tacere “di fronte a parole o azioni che minerebbero questo istituto, pietra angolare della società” americana.

    L'amministrazione Obama ha dunque aperto, in piena campagna elettorale, un altro fronte dopo quello dell’obiezione di coscienza. Prende le distanze, cambiando rotta, il futuro sfidante per la corsa alla Casa Bianca, il repubblicano Mitt Romney, che non si è detto favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Sulla posizione di Obama, Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento del giurista Carlo Cardia, docente di Diritto ecclesiastico all'Università Roma Tre:

    R. – Il primo impatto è lo sconcerto: si spezza un equilibrio quando una personalità, al più alto livello istituzionale – diciamo la verità non solo negli Stati Uniti, ma nel mondo – prende posizione su una materia che è oggetto di discussione, di contrapposizione, prima ancora di entrare nel merito, proprio negli Stati Uniti. E’ un po’ la rottura di quella neutralità che si richiede sempre su questi temi a chi rappresenta l’intero Paese.

    D. – Attualmente, sono 31 gli Stati che vietano questo tipo di nozze e 7 quelli che lo riconoscono: un panorama legislativo concreto negli Stati Uniti che, in realtà, va in un’altra direzione rispetto a quella di Obama...

    R. – Questo implica proprio una scelta politica che incide su un corpo sociale e, diciamo, incide su una realtà federativa come quella degli Stati Uniti che va, per quello che dice, in direzione opposta e nella quale c’è una grandissima discussione. Vorrei poi aggiungere un’altra cosa: questa posizione del presidente non rende un grande favore alla battaglia di giustizia, di verità, per l’abbattimento delle barriere delle discriminazioni nei confronti degli omosessuali, come nei confronti di chiunque. E questo perché tende a spostare il discorso da quelli che sono i diritti civili delle persone a una trasformazione di un fatto sociale, rovesciando la realtà: il matrimonio tradizionalmente – e con tradizionalmente intendo dire nella storia dell’umanità e non tradizionalmente nella storia di un ordinamento – è l’unione fra un maschio e una femmina per la creazione di una famiglia. Noi qui, invece, abbiamo un rovesciamento dei termini.

    D. – Il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente dell’episcopato statunitense, ha ribadito a chiare lettere che “il matrimonio si può intendere solo come unione tra un uomo e una donna” e ha sottolineato “la realtà giuridica, costitutiva, fondativa del Paese”…

    R. – La società americana ha determinati valori che sono espressi chiaramente nella Costituzione, ma è proprio nella storia della società americana la difesa, la enunciazione di questi valori basilari. Il problema della dichiarazione di Obama non è che si mette in contrapposizione solo con la tradizione religiosa che, diciamolo subito, già è importantissima – e non solo cattolica ma di larghe fasce del pensiero protestante e non solo protestante – ma si mette contro tutta una tradizione umanistica, tutte le persone che hanno una concezione umanistica, oserei dire, elementare.

    D. – Questo colpo arriva in seguito a un altro: la decisione di obbligare tutti gli ospedali a pagare premi assicurativi che coprano prodotti contraccettivi e farmaci abortivi. Questo fatto ha creato un grande sconcerto nella società americana e non soltanto – chiaramente – tra i cattolici. Secondo lei, è solo una logica politica o si vuole cambiare l’orientamento del Paese?

    R. – Guardando alla panoramica delle posizioni nell’ordinamento della società americana, noi siamo di fronte a un attacco – prescindiamo per un momento dalla persona di Obama, che però ovviamente mette tutto il suo peso su questo argomento – portato da una minoranza contro questioni consolidate. Ciò che una volta era il dramma dell’aborto, adesso sta diventando un diritto, un diritto della persona. Questo è un rovesciamento. La stessa cosa accade per gli omosessuali: ciò che è giusto e cioè rispettare tutti, rispettare i diritti di tutti, combattere contro le discriminazioni degli omosessuali e di qualsiasi individuo, adesso si sta trasformando nell’enunciazione di diritti che non hanno fondamento nella realtà concreta. Queste tendenze, queste fughe in avanti, a ben vedere si scontrano con la realtà del matrimonio che è conosciuta in tutto il mondo. Certo, se si vuole chiamare matrimonio un’altra cosa posso farlo, ma questo non cambierà la realtà. Quindi, vedo da una parte il profilo parziale, di parte, di questa posizione di Obama. Dall’altra sono, se posso dire così, fiducioso nel futuro, perché la realtà si impone, si impone a tutti. Non stiamo parlando di cose ideologiche, ma di elementi di trasformazione dell’istituto del matrimonio cui nessuno, nella storia dell’umanità, ha mai pensato.

    D. – Quindi, in sostanza, lei sta dicendo: minoranze che vogliono scardinare realtà universalmente normate e che universalmente esistono da sempre...

    R. – Universalmente esistenti. La normazione viene dopo: la famiglia è qualcosa che preesiste al diritto. Il diritto deve accettare quelle che sono le naturalità dell’istituto familiare.


    fonte: Radio Vaticana
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  9. #29
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    Mi domando perchè Obama che si preoccupa così tanto dei "diritti umani" , non si esprime in maniera ugualmente decisa "contro" la pena di morte che vige ancora in molti stati degli USA.

    I politici spesso per vincere le elezioni farebbero anche il patto col diavolo , ne sono convinto!
    Menomale che Dolan gli ribatte sempre istantaneamente!
    Quaerite primum regnum Dei

  10. #30
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    Mi domando perchè Obama che si preoccupa così tanto dei "diritti umani" , non si esprime in maniera ugualmente decisa "contro" la pena di morte che vige ancora in molti stati degli USA.

    I politici spesso per vincere le elezioni farebbero anche il patto col diavolo , ne sono convinto!
    Menomale che Dolan gli ribatte sempre istantaneamente!
    Verissimo. Obama si è rivelato una grande delusione per i cattolici americani che gli avevano dato fiducia.

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