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Discussione: La Chiesa Cattolica in Russia

  1. #1
    Fedelissimo di CR L'avatar di ago86
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    La Chiesa Cattolica in Russia

    Patriarcato di Mosca: no alle preghiere ecumeniche

    Il numero due del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato russo-ortodosso invita a non partecipare a preghiere con fedeli di altre confessioni. E aggiunge:"La riunificazione dei cristiani è un obiettivo sempre più distante".

    Mosca (AsiaNews) – Per i fedeli ortodossi è meglio non pregare insieme ai cristiani di altre denominazioni. Lo dichiara l’arciprete Vsevolod Chaplin, vice capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, in un’intervista al supplemento "Religione" del quotidiano russo Nezavisimaya Gazeta. Sottolineando che si tratta della sua "opinione personale", Chaplin spiega che "visitare chiese protestanti o cattoliche, presenziare funzioni religiose di altre confessioni o pregare di fronte a reliquie venerate da tutti i cristiani sono gesti accettabili, ma per gli ortodossi è meglio evitare di pregare, in pubblico o in privato, con fedeli di altre confessioni".

    Egli ha poi ricordato di non aver mai preso parte a preghiere con rappresentanti di altre denominazioni e come lui anche i delegati russo-ortodossi al Consiglio mondiale delle Chiese (Cmc).

    Circa il dialogo "interconfessionale" l’arciprete dichiara: "Oggi nessuno parla seriamente di una vicina riunificazione; quasi tutta la Russia è contraria a queste preghiere". Ad una domanda sul significato delle attività del Cmc, Chaplin ha risposto che "lo scopo di questo organismo (la riunificazione) si fa sempre più distante", pur rimanendo valido il suo senso di impegno sociale in campi come ecologia, globalizzazione, conflitti mondiali e il ruolo della religione nella contemporaneità.

    Se magari mostrassimo un po' di buona volontà invece di arroccarci in posizioni reazionarie qualcosa potrà pur avvenire, no?

  2. #2
    Fedelissimo di CR L'avatar di Anselmo
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    Cattolici in Russia. Il Patriarcato di Mosca monitererà gli orfanotrofi cattolici

    Il Patriarcato di Mosca “monitorerà” gli orfanotrofi cattolici
    di D. Dudochkin, A. Pirogov

    La decisione arriva al termine dell’incontro del gruppo di lavoro per risolvere i problemi tra le due Chiese, svoltosi a Vladimir. Il Patriarcato chiede di poter seguire i bambini ortodossi che vivono in istituti cattolici. Ma questo già avviene da anni. Ancora una volta è silenzio sulle questioni più scottanti.


    Vladimir (AsiaNews) - La Chiesa russo-ortodossa eserciterà un costante e attento monitoraggio sulle attività delle organizzazioni sociali cattoliche nel Paese, in particolare sugli orfanotrofi. È la decisione emersa ieri al termine dell’incontro del gruppo di lavoro misto per i problemi tra cattolici e ortodossi, svoltosi a Vladimir, a est di Mosca. Il co-presidente del gruppo, l’arciprete Vsevolod Chaplin - vice capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca - ha spiegato: “Il gruppo di lavoro è pronto a svolgere questi controlli e a provare a studiare una visione comune del modo con cui rendere più sistematiche le interrelazioni tra cattolici e ortodossi”. Per questo ha ricordato la necessità per i bambini ortodossi in orfanotrofi e altri istituti cattolici di ricevere assistenza e servizi spirituali da sacerdoti del ortodossi. Non esistono cifre esatte sul numero dei piccoli di fede ortodossa negli orfanotrofi cattolici. Alcuni esperti sono convinti che difficilmente superano i 200 in tutta la Federazione.

    La richiesta del clero ortodosso è comprensibile e naturale, ma i diritti e gli interessi dei bambini ortodossi sono già tutelati: da tempo hanno la possibilità di essere seguiti da sacerdoti della loro denominazione e praticare la fede secondo i principi della loro Chiesa. Come esempio si ricordi il battesimo di un bambino celebrato da p. Igor Vyzanov, del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato, nell’aprile del 2006 all’orfanotrofio San Giovanni Bosco. Da allora l’approccio della Chiesa nel campo spirituale e dell’educazione dei minori non è mai cambiato. Nonostante ciò, ora le attività sociali cattoliche saranno messe “sotto monitoraggio”.

    Anche con l’incontro di Vladimir - come in quello che doveva svolgersi il 19 marzo tra Alessio II e l'arcivescovo

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  3. #3
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    E' triste che si parli di "monitorare" gli orfanatrofi cattolici, per evitare il pericolo del proselitismo. Evidentemente continua ad esistere tra le principali confessioni cristiane un atteggiamento pregiudiziale che i ripetuti incontri ecumenici non riescono a cancellare.

  4. #4
    Fedelissimo di CR L'avatar di ago86
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    Notoriamente il patriarcato di Mosca non è molto aperto alle altre confessioni cristiane.

  5. #5
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    che tristezza...

    preghiamo affinché pastori e prelati ed anche umili persone illuminate possano riuscire a fare passi avanti affinché tutti i cristiani possano stare sotto l'unica "bandiera" della Croce di Cristo!

  6. #6
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    fonte: Radio Vaticana

    30/05/2008 12.51.34



    Lettera del Papa al Patriarca Alessio II: cattolici e ortodossi sempre più vicini






    Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha incontrato ieri a Mosca il Patriarca ortodosso Alessio II consegnandogli una Lettera di Benedetto XVI. Nel messaggio il Papa esprime tutta la sua “stima” e il suo “apprezzamento” per l’impegno del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie nel promuovere le relazioni tra cattolici e ortodossi, il dialogo con le varie confessioni cristiane e le altre religioni. Il Pontefice esprime quindi la sua gioia per i tanti segni di fraternità e vicinanza che stanno caratterizzando i rapporti tra le due Chiese sorelle, accomunate dal desiderio di sostenere nel mondo i valori cristiani. La Lettera del Papa si conclude con una preghiera a Cristo Risorto perchè cattolici e ortodossi possano fare l’esperienza di essere sempre più vicini sulla strada della piena comunione.

    Da parte sua Alessio II ha ribadito al cardinale Kasper “la sua ferma convinzione della necessità di sviluppare ulteriormente il dialogo tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa” considerando anche il fatto che “le posizioni delle due Chiese coincidono su molte questioni” di attualità” come “i temi della morale, delle relazioni familiari e sociali, dei diritti umani e della bioetica”. “Il nostro dialogo – ha sottolineato Alessio II – deve portare allo sviluppo della cooperazione tra ortodossi e cattolici in materia di difesa dei valori morali cristiani nel mondo”.

    Il cardinale Walter Kasper ha iniziato il suo viaggio in Russia il 21 maggio accogliendo l’invito di Sua Eminenza Kyrill, metropolita di Smolensk e Kaliningrad e presidente del dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca. Il viaggio, che si conclude oggi, lo ha portato in varie parti del Paese. Il porporato si è recato tra l’altro in pellegrinaggio a Kazan per venerare l’icona della Madonna che lui stesso, a nome di Giovanni Paolo II, aveva riportato in Russia nel 2004. Il cardinale Kasper ha compiuto anche una visita al monastero di Diveevo nei pressi di Nizhniy Novgorod, dove si venera il Santo Serafino di Sarov, particolarmente amato dal popolo russo. Scopo del viaggio – riferisce un comunicato del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani - oltre all’incontro personale del cardinale Kasper con la comunità cattolica a Mosca e con alti rappresentanti dell’ortodossia russa, è stato anche quello di prendere contatto con alcune delle ricchezze religiose e culturali della tradizione russa.



    A Sua Santità
    Alessio II
    Patriarca di Mosca
    e di tutte le Russie
    La visita in Russia di Sua Eminenza il cardinale Walter Kasper mi offre la lieta opportunità di salutarla cordialmente, di esprimerle la mia stima per il suo ministero nella Chiesa ortodossa russa e di riaffermare il mio apprezzamento per il suo impegno nella promozione delle relazioni fra cattolici e ortodossi. Con gioia io penso all'esperienza della crescente vicinanza fra noi, accompagnata dal desiderio condiviso di promuovere autentici valori cristiani e di testimoniare nostro Signore in una comunione ancor più profonda. Penso con gratitudine alla sua recente visita a Strasburgo e a Parigi e all'affettuosa accoglienza riservata all'arcivescovo cattolico dell'arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca nel corso delle celebrazioni del Natale dello scorso anno.
    Un altro segno di fraternità e di amicizia verso la Chiesa cattolica è l'invito formulato al cardinale Kasper da Sua Eminenza Cirillo, metropolita di Smolensk e Kaliningrad, presidente del dipartimento per gli Affari ecclesiastici esterni del Patriarcato di Mosca, a visitare quell'eparchia in occasione del suo onomastico. Non è solo una manifestazione di buona volontà personale, ma anche un gesto verso la Chiesa cattolica che il cardinale Kasper rappresenta.
    Durante il suo soggiorno in Russia, il cardinale Kasper visiterà Kazan' per venerare l'icona della Madre di Dio che il mio amato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, le consegnò, Santità, tramite il cardinale Kasper il quale riaccompagnò personalmente l'immagine sacra nella sua terra d'origine. Quest'icona somiglia a tutte le altre venerabili icone della Madre di Dio e come tale è un segno potente della vicinanza che esiste fra noi. Offre anche un'opportunità d'incontro con i musulmani che mostrano grande rispetto per Maria, la Madre di Dio.
    Lei, Santità, si è sempre più impegnata nel dialogo con altri cristiani e con i membri di altre religioni ed è con profonda gratitudine che ho seguito con interesse orante i segni di amicizia e di fiducia che la sua Chiesa e i suoi rappresentanti hanno manifestato in vari modi.
    Grato per il suo impegno nel dialogo con differenti organismi ecclesiali, religiosi e sociali, formulo, in questo tempo pasquale, i miei migliori e affettuosi auspici per il suo ministero, affidando al Signore la mia preghiera affinché il grande mistero della nostra salvezza, la morte e la resurrezione di nostro Signore, possa guidare più profondamente la sua vita e il suo servizio alla Chiesa. Che il Signore risorto le conceda salute, pace e gioia interiore e ci avvicini di più gli uni agli altri, cosicché possiamo percorrere insieme il cammino verso una piena comunione in Lui!
    Dal Vaticano, 19 maggio 2008
    BENEDETTO XVI
    (©L'Osservatore Romano - 31 maggio 2008)
    Ultima modifica di WIlPapa; 30-05-2008 alle 18:21
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  7. #7
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    Nella continuità del dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa
    La visita in Russia
    del cardinale Kasper

    di Paolo Brocato

    Un viaggio per conoscere più in profondità le ricchezze culturali e religiose della tradizione russa, una visita "importante" soprattutto per i rapporti tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa Cattolica, in continuità del dialogo intrapreso da diversi anni e che si va approfondendo. È questa la tendenziale finalità del viaggio che il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha compiuto in Russia, dal 21 al 30 maggio, accogliendo l'invito di sua eminenza Cirillo, Metropolita di Smolensk e Kaliningrad e Presidente del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca.
    Il viaggio ha portato il cardinale in varie parti del Paese. A Kazan, "luogo caro al suo cuore", per venerare l'icona della Madonna che egli stesso, a nome del servo di Dio, Giovanni Paolo ii, aveva riportato in Russia nel 2004. Poi una visita al monastero di Diveevo nei pressi di Nizhniy Novgorod, dove si venera il santo Serafino di Sarov, particolarmente amato dal popolo russo. Il cardinale Kasper è stato ricevuto a Mosca da Sua Santità, il Patriarca Alessio ii al quale ha consegnato una lettera (ne pubblichiamo il testo in prima pagina) ed un dono da parte di Benedetto xvi. Già nel 2006, il 24 febbraio, in occasione del compleanno ed onomastico di Alessio ii, ci fu uno scambio di messaggi fra l'attuale pontefice ed il Patriarca durante la visita compiuta a Mosca dal cardinale Roger Etchegaray.
    Nel corso dell'incontro di giovedì con il Patriarca, il cardinale ha sottolineato di essere "molto contento del colloquio" e ha espresso la speranza che esso "favorisca l'ulteriore sviluppo dei contatti fra le due Chiese".
    Alessio ii si è detto convinto della "necessità del dialogo ortodosso-cattolico", ribadendo che "le posizioni delle due Chiese coincidono su molte questioni poste dal mondo contemporaneo, in particolare nella sfera morale, nei rapporti familiari e sociali, nei diritti umani e nella bioetica".
    Nell'omelia pronunciata durante la celebrazione della festa del Corpus Domini nella cattedrale cattolica della Madre di Dio a Mosca, il cardinale Kasper ha evidenziato che la divisione dei cristiani è "in contraddizione" con "la volontà di Cristo il quale, alla vigilia della sua morte, ha pregato affinché tutti siano una sola cosa". La divisione fra i cristiani e fra le Chiese - ha aggiunto - "è in contraddizione con il sacramento centrale e il mistero più alto della Chiesa, l'Eucaristia". Ricordando poi il testamento di Gesù, che "tutti siano una sola cosa", il cardinale ha chiesto: "Abbiamo preso sul serio questo suo testamento? Forse non completamente. Pertanto c'è ragione di pregare ininterrottamente e, in ogni celebrazione eucaristica, preghiamo soprattutto per la pace e l'unità della Chiesa, ma non solo questo, dobbiamo essere attivi, fare del nostro meglio per preparare le vie per la ricomposizione dell'unità".
    Lunedì 26, il cardinale Kasper ha incontrato gli studenti dell'università ortodossa San Tikhon di Mosca. "Abbiamo molte più cose in comune di quelle che ci separano - ha detto - e siamo sempre più convinti che i segni dei tempi ci obbligano a stabilire una collaborazione più stretta tra le nostre Chiese". II cardinale si è intrattenuto in un colloquio con i giovani ortodossi scandito da domande e risposte. Riguardo al dialogo teologico, il cardinale ha ribadito: "Non è sufficiente che i teologi e i vescovi si incontrino; è più importante unire i popoli. La mentalità e le disposizioni interiori delle popolazioni sono molto più difficile da cambiare. Si può preparare l'unità, ma non organizzarla. L'unità è un dono dello Spirito Santo. Possiamo solamente pregare perché si realizzi".
    "Per unità - ha poi specificato il presidente del Pontificio Consiglio - non si deve assolutamente intendere unificazione. La Chiesa può essere una unità nella diversità, o meglio una diversità nell'unità".
    Nell'indicare come "rilevante" il risvolto ecumenico del viaggio, monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, ha detto che la presenza del cardinale Kasper è stata "un segno di carità e di benevolenza del Papa".



    (©L'Osservatore Romano - 31 maggio 2008)
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  8. #8
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    Intervista al cardinale Walter Kasper al termine del viaggio nella Federazione Russa
    Roma e Mosca più vicine

    di Gianluca Biccini

    Roma e Mosca sono più vicine: "Tutte le cose sembrano andare verso la direzione di un possibile incontro tra Benedetto xvi e il Patriarca Alessio ii. Non c'è un'agenda concreta, ma i segnali di riconciliazione sono molti". Ne è convinto il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, di ritorno dalla visita nella Federazione Russa, compiuta dal 21 al 30 maggio. Durante il viaggio il responsabile vaticano per l'ecumenismo ha avuto numerosi contatti con la Chiesa ortodossa. In quest'intervista al nostro giornale parla delle intense giornate vissute a Mosca, a Kazan, a Nizhniy Novgorod, a Smolensk. "Siamo all'inizio di una nuova situazione - commenta con cautela, senza nascondere però la propria soddisfazione - e di una nuova realtà, in cui le conflittualità del passato sono come svanite. Ho ricevuto un'accoglienza inattesa, impensabile fino a un anno fa. Il Patriarca della Chiesa ortodossa russa mi ha consegnato un messaggio di ringraziamento per il Papa in risposta a quello inviatogli da Benedetto xvi, e un dono per lui".

    Questi gesti possono essere considerati segnali di distensione, anzi di apertura nei confronti della Chiesa cattolica?

    Quella che doveva essere un'occasione privata di incontro su invito di Eua Eminenza Cirillo, metropolita di Smolensk e Kaliningrad e presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, si è trasformata presto in una visita semiufficiale alla Chiesa ortodossa russa, la cui tradizione e ricchezza spirituale è molto vicina a quella della Chiesa cattolica. E questo viaggio ha permesso di approfondire il dialogo intrapreso da diversi anni.

    Cos'è cambiato, se qualcosa è cambiato, nella considerazione verso la Chiesa cattolica?

    Molte cose sono cambiate in meglio, non ci sono dubbi. Gli ortodossi cercano una cooperazione sui valori cristiani, sulle radici comuni dell'Europa, sulla testimonianza morale, su temi come la famiglia, la bioetica e i diritti umani, che costituiscono una priorità assoluta. Su questo fronte abbiamo posizioni molto simili. È stato lo stesso Patriarca Alessio ii a insistere su questo punto, dicendosi convinto della necessità del dialogo ortodosso-cattolico e ribadendo che le posizioni delle due Chiese coincidono su molte questioni poste dal mondo contemporaneo. Infine ha espresso la speranza che tale dialogo favorisca l'ulteriore sviluppo dei contatti fra le due Chiese. Inoltre il nuovo arcivescovo cattolico Paolo Pezzi è molto ben voluto e c'è grande stima per Benedetto xvi: qui tutti hanno fiducia in lui, per questo si può sperare che le porte si aprano, anche se la strada è ancora lunga.

    L'incontro con i giovani dell'università ortodossa San Tikhon di Mosca ha lasciato intuire quali possono essere le basi per un rinnovato dialogo tra cattolici e russi ortodossi?

    Occorre ricordare le migliaia di martiri - vescovi, sacerdoti, monaci e monache - che hanno subito dure persecuzioni, tanto che gli stessi ortodossi parlano di Golgota del ventesimo secolo. E poi bisogna puntare sulle nuove generazioni. In questa Chiesa c'è una nuova attenzione alla pastorale giovanile. Vengono organizzate catechesi domenicali, si avviano opere sociali, persino consultori contro l'aborto.
    Per me, che sono stato professore, è stata una grande opportunità incontrare gli universitari che con modi gentili e cortesi, senza domande polemiche, si sono mostrati molto bene informati sulla realtà della nostra Chiesa e interessati a saperne di più. Hanno aperto un sito in rete molto ben curato per l'approfondimento dei contenuti dei libri teologici della Chiesa cattolica. Le traduzioni di questi stessi libri si vendono molto. Organizzano congressi e simposi interecclesiali.

    Eppure sono circolate affermazioni riguardanti una certa ostilità alla preghiera comune con i non ortodossi.

    Ho chiesto chiarimenti in merito. Ma la risposta è stata che si tratta di un malinteso, perché questo aspetto non riguarda i cattolici. Anzi i russi vogliono continuare a pregare con noi. In più di un'occasione mi hanno chiesto di benedire i pasti; ho partecipato alle loro liturgie e viceversa.

    L'impressione, però, è che ci siano ancora ostacoli da superare. Quali sono i più immediati?

    Anzitutto c'è la questione del primato di Pietro: la Chiesa ortodossa russa ha costituito una sottocommissione per studiarlo. Io ho osservato che potrebbe essere negativo per il cosiddetto documento di Ravenna, dove per la prima volta si è parlato di un primato a livello univerale, riconoscendo che esso spetta per tradizione al vescovo di Roma. Ma gli ortodossi russi mi hanno assicurato che si tratta di uno studio che vuole essere approfondito e serio e che è solo agli inizi.
    Ciò che sembra più importante è invece la conduzione del dialogo con le altre Chiese ortodosse. Auspico che si trovi presto un chiarimento con la Chiesa di Estonia che ha una lettura diversa della storia. La soluzione va trovata, e al più presto, altrimenti è vano ogni sforzo, perché se i russi non partecipano sarà difficile, se non impossibile, continuare questo dialogo.

    E i fedeli ortodossi russi, la gente comune, sono pronti?


    Non è sufficiente l'incontro tra teologi, vescovi e addetti ai lavori; è prioritario unire i popoli. Si può preparare l'unità, ma non organizzarla, essa è un dono dello Spirito e noi possiamo solo pregare per questa unità. La Chiesa può essere una unità nella diversità, o meglio una diversità nell'unità.

    Quali ricordi personali ha portato con sé tornando a Roma?

    Tanti: ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa di positivo. Kazan è stata un'esperienza commovente: questa icona era stata per una notte intera nella mia camera a Mosca quando venni nel 2004 per consegnarla, dopo che era stata custodita nell'appartamento pontificio. Ora è tornata a casa sua e sono convinto che avrà un'importanza fondamentale per la riconciliazione tra i cristiani. Inoltre in questo luogo abitato da tartari di religione musulmana è un elemento di unione anche con l'islamismo. Qui la gente la chiama l'"icona del Vaticano".
    Poi c'è stato il monastero di Diveevo nei pressi di Nizhniy Novgorod, dove si venera san Serafino di Sarov, particolarmente amato dal popolo russo. Il vescovo mi ha accolto in una maniera del tutto inattesa, con affabile gentilezza, e le quattrocento monache mi hanno parlato delle loro vicissitudini. Ma soprattutto ho potuto constatare come rispetto agli anni passati le chiese e i monasteri in rovina siano stati tutti restaurati con grande sforzo. Gli ortodossi russi sono però consapevoli che non basta ristrutturare le mura: occorre prima di tutto un rinnovamento spirituale.


    (©L'Osservatore Romano - 2-3 giugno 2008)
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  9. #9
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    KASPER. Il rapporto tra la Chiesa di Roma e la Chiesa ortodossa russa

    «La pazienza è la piccola figlia della speranza»

    Intervista con il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani: «La speranza per noi cristiani è il grande dono pasquale; per questo per i cristiani la speranza non è qualcosa di utopistico ma la conseguenza della realtà della Risurrezione. La speranza nella Bibbia è sempre connessa anche alla pazienza. La pazienza è la piccola figlia della speranza»

    Intervista con il cardinale Walter Kasper

    di Giovanni Cubeddu

    Eminenza, a che punto siamo sulla strada che unisce Mosca e Roma?

    WALTER KASPER: Non si può parlare dell’attuale rapporto fra il Patriarcato di Mosca e la Chiesa cattolica senza ricordare la nostra lunga storia comune, perché in fondo, anche se non in piena comunione, siamo un’unica Chiesa. Condividiamo gli stessi sacramenti, lo stesso episcopato e riconosciamo anche tutti i sacramenti degli ortodossi. Già prima della rivoluzione, a Mogilev, in Russia, c’era un arcivescovado e non si può dimenticare che l’imperatrice Caterina ha ricevuto i Gesuiti emarginati dalla Chiesa cattolica. La rivoluzione del 1917 ha causato una grande tragedia per la Chiesa, sia quella ortodossa che quella cattolica, ma ci ha regalato la coraggiosa testimonianza di tanti martiri. Si era sperato che dopo il crollo del comunismo cominciasse una nuova storia, ma l’uscita dalle catacombe della Chiesa greco-cattolica in Ucraina, che aveva sofferto tanto, ha sfortunatamente creato nuovi malintesi. Il documento della Pontificia Commissione “Pro Russia” del ’92 ha però chiarito che la Chiesa cattolica non vuol fare proselitismo in Russia ma semplicemente mantenere una cura pastorale dei fedeli locali in piena collaborazione con il Patriarcato di Mosca. Ciò anche in conseguenza del documento di Balamand del ’93, che giudica chiaramente l’uniatismo, inteso come metodo, un fatto del passato, non utile né oggi né in futuro per il riavvicinamento delle Chiese. Cosa molto importante.
    Finora abbiamo superato molti dei problemi che si sono presentati in linea di principio e, per discutere dei singoli ostacoli concreti che si presentano via via, abbiamo istituito a Mosca una commissione mista, che ha raggiunto buoni risultati. Così nel frattempo siamo riusciti a ristabilire un dialogo con le Chiese ortodosse nel loro insieme e siamo molto lieti che la Chiesa ortodossa russa vi partecipi perché, secondo la nostra opinione, è un partner importante. Attualmente ci sono problemi intraortodossi, fra Costantinopoli e Mosca, riguardo al riconoscimento della Chiesa in Estonia, ma sono questioni nelle quali preferiamo non intervenire, pur insistendo perché si trovino dei compromessi che permettano di proseguire questo dialogo così importante per il futuro della Chiesa ortodossa e per la nostra. Nel mondo globalizzato non è più possibile tollerare di dover assistere a polemiche fra le Chiese. Per questo è necessario intraprendere – e abbiamo cominciato a farlo – un percorso di avvicinamento, laddove lo scisma fra Oriente e Occidente aveva innescato un lungo processo di allontanamento. È fondamentale che ci sia un dialogo teologico fra le due Chiese e ho l’impressione che siamo sulla buona strada. Non mi aspetto che già domani o dopodomani si raggiunga la piena unità tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse. Sarà un processo lungo, perché non è sufficiente uno scambio ai vertici ma è fondamentale che sia coinvolto anche il popolo, e questo richiede tempo.

    Nel colloquio con 30Giorni sua santità il patriarca Alessio II ha menzionato anche un dialogo “dal basso” che fa ben sperare e che è da sviluppare.

    KASPER: Certo, è quello che riguarda la collaborazione pratica nel campo dei valori etici, della giustizia sociale, dei diritti umani, del confronto con il laicismo e col processo di secolarizzazione che sta investendo l’Europa. Su questi punti le due Chiese hanno concezioni quasi identiche, e quindi possono e vogliono collaborare. I primi passi sono stati compiuti, e ci si potrà avvicinare ulteriormente e conoscersi meglio, così da superare alcuni tra gli ostacoli maggiori, presenti da entrambe le parti: i pregiudizi, che si possono superare solo grazie a incontri personali. Perciò il Patriarcato di Mosca ha meritoriamente cominciato a intraprendere rapporti con le Chiese cattoliche locali di Milano, Parigi, Vienna e altre ancora. Tutto ciò aiuta a conoscersi meglio e ad apprezzarsi meglio.
    Un altro tassello è il nostro Comitato per la collaborazione con le Chiese ortodosse, tramite il quale concediamo borse di studio a giovani preti – su segnalazione del patriarca o del vescovo locale – per permettergli di studiare a Roma o in varie altre università cattoliche per alcuni anni così che possano conoscere la nostra Chiesa. Qui i giovani imparano una lingua occidentale e, una volta tornati nel proprio Paese, arrivano a occupare di solito posizioni di rilievo, avendo ricevuto una formazione migliore. Tale scambio di studenti va sicuramente continuato. Curiamo poi la traduzione di molti testi teologici in cirillico, e anche questo aiuta a capirsi meglio.
    Vorrei ricordare anche che belle amicizie si erano sviluppate già in passato! Ad esempio quella tra il patriarca di Mosca e il cardinale Etchegaray, nata ben prima della caduta dell’Unione Sovietica. Va aggiunto che le relazioni tra la Kek [Conferenza delle Chiese europee, ndr] e il Ccee [Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, ndr] vanno sempre più consolidandosi, e oggi siamo in rapporti cordiali anche con il Dipartimento per le Relazioni estere del Patriarcato russo, retto dal metropolita Kirill. Sono questi i diversi affluenti che noi speriamo possano sfociare un giorno nel grande fiume del ristabilimento di una piena comunione fra le Chiese.

    E lei come immagina quel momento?

    KASPER: Una piena unione non significa unità uniformista. La tradizione ortodossa e quella latina hanno in fondo la stessa fede ma diverse espressioni, e questa diversità è anche ricchezza. Pertanto nessuno pensa di imporre il sistema latino alle Chiese ortodosse o viceversa. Sarà lo Spirito di Dio quando vorrà a regalarci quest’unità, ma sarà un’unità nella pluriformità, una pluriformità nell’unità. A quel punto il nodo successivo sarà la questione del primato del vescovo di Roma, un problema che non si può superare dall’oggi al domani. Ci vorranno lunghe discussioni, già intraprese nei nostri incontri a Belgrado e a Ravenna, e vedremo come andrà a finire...
    Non sono superficialmente ottimista. Mi sostiene la speranza. Perché l’unità è per noi un comandamento di Nostro Signore, che ha promesso che ogni preghiera nel Suo nome sarà esaudita. Per questo speriamo nell’aiuto di Dio, nell’aiuto dello Spirito Santo.

    Guardando al dialogo con l’ortodossia quali sono i risultati più evidenti del percorso compiuto?

    KASPER: Secondo me, guardando alle due Chiese, durante il secolo scorso è avvenuto un rinnovamento patristico, da entrambe le parti. Noi conosciamo meglio i Padri latini, mentre gli ortodossi insistono maggiormente sui Padri greci, cui la loro tradizione, ricca quanto la nostra, attinge. Per questo, potremmo imparare molto dalla patrologia greca come loro da quella latina. La patrologia orientale ha una grande sensibilità per il Mistero di Dio, mentre la sensibilità occidentale è più concettuale. Anche la loro ricchezza liturgica è un grande patrimonio, e per me è sempre un’esperienza toccante partecipare alle liturgie ortodosse, sia in Russia sia altrove.
    Ecco, possiamo imparare gli uni dagli altri. Ad esempio, la radicata concezione orientale della koinonìa, della communio come struttura della Chiesa – in Russia Sobornost – potrebbe essere utile anche a noi. Certo, anche noi conosciamo il concetto di communio ma in passato talvolta ci si è limitati a sottolinearne unilateralmente l’aspetto del primato, per noi fondamentale. D’altra parte, primato e koinonìa, primato e collegialità, non sono contraddittori ma complementari e sono in una certa dialettica tra loro. La Chiesa non è un sistema chiuso in sé stesso, ma aperto, perciò è importante al suo interno la presenza di questi due “poli”. Penso che abbiamo già imparato molto dalla loro concezione di koinonìa ma molto c’è ancora da imparare. Un altro aspetto collegato a quello che ho appena detto è l’idea molto bella e vivace dell’ecclesiologia eucaristica. Già nelle discussioni preparatorie del Concilio Vaticano II è citato Afanasiev, ritenuto il padre di tale ecclesiologia. E così, durante il Concilio, si è sentito molto il suo influsso, e questa teologia, rafforzatasi soprattutto dopo il Concilio, è adesso un punto di riferimento e di incontro tra la nostra Chiesa e quella ortodossa russa. L’ecclesiologia eucaristica afferma che dove è celebrata l’Eucaristia là c’è la Chiesa. Non una parte della Chiesa, ma la Chiesa di Gesù Cristo. Questo è un punto molto importante, che va approfondito da entrambe le parti.

    Resta centrale nel confronto fraterno con l’Ortodossia il canone 34 dei Canoni apostolici.

    KASPER: Il canone 34 è importantissimo perché afferma che un protos, un primate, deve agire e decidere sempre in comunione con gli altri vescovi, e viceversa. Applicare questo canone, anche a livello universale, credo sia una delle strade possibili per ottenere una soluzione alla questione del primato del vescovo di Roma. Perché a tutte le Chiese ortodosse è chiaro che il vescovo di Roma è il primo dei vescovi, ma ci si deve accordare su cosa significhi concretamente essere il primo a livello universale. Siamo solo all’inizio di questa discussione. Abbiamo posto un certo fondamento nell’ultimo incontro di Ravenna, nell’ottobre 2007, ma il discorso è ancora aperto. Come ho detto, nessuno pensa di imporre il sistema latino alle Chiese ortodosse, ma speriamo che sulla scia di questo canone forse un giorno, con l’aiuto dello Spirito Santo, si possa trovare una soluzione che rispetti gli elementi essenziali delle due Chiese.

    Lei ha parlato una volta di «realismo della speranza».

    KASPER: La speranza per noi cristiani è il grande dono pasquale; per questo per i cristiani la speranza non è qualcosa di utopistico ma la conseguenza della realtà della Risurrezione. La speranza nella Bibbia è sempre connessa anche alla pazienza. La pazienza è la piccola figlia della speranza. Ma occorre tempo, le cose devono maturare. Dobbiamo compiere con coraggio i passi possibili già oggi, continuando però a rispettare coloro che, soprattutto nella Chiesa ortodossa russa, restano sospettosi nei confronti dell’“ecumenismo”, considerato un’espressione negativa. Ci basta avanzare con cautela e insieme con coraggio, perché la situazione mondiale è tale da rendere costante il desiderio di una voce comune della Chiesa e il desiderio di permettere a tutti i cristiani di partecipare allo stesso calice.

    Come continuare il dialogo teologico?

    KASPER: Bisogna partire da un concetto esatto di dialogo, che non presuppone né indifferenza e relativismo né imposizione delle proprie posizioni, bensì mutuo rispetto per l’alterità dell’altro. Su queste basi il dialogo non è soltanto scambio di idee ma di doni; occasione per arricchirsi a vicenda e crescere nella propria fede. I dogmi, che sono vincolanti per le nostre Chiese, lasciano spazio a una tale concezione del dialogo, perché, in fondo, sono una dossologia verso Dio. Innanzitutto, per le Chiese ortodosse il dogma non è soltanto una concettualizzazione del Vangelo. Il Vangelo è anche un mistero che non si può totalmente concettualizzare. San Tommaso d’Aquino definisce dogma una perceptio della verità divina che mostra, al di là di sé, Dio, ed è rivolta verso Dio. Il dogma riconosce che Dio è sempre più grande dei nostri concetti: perciò cantiamo il Credo durante la messa. Non si può cantare un sistema concettuale, invece noi cantiamo il Credo. Il che significa che non si tratta di un sistema concettuale, ma di una preghiera, di una lode verso Dio. Una lode che si apre al Mistero.
    fonte: 30Giorni, maggio 2008
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

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    Con gli ortodossi clima nuovo. Per il Papa Mosca è più vicina.

    Il Papa e il patriarca di Mosca si incontreranno, ne sono certo. Il clima sta cambiando...». Monsignor Paolo Pezzi, nato a Russi, in provincia di Ravenna, 48 anni fa, è da qualche mese il nuovo Arcivescovo della Cattedrale della Madre di Dio a Mosca, e domenica ha ricevuto dalle mani di Benedetto XVI il pallio, la piccola stola di lana che simboleggia il legame dei metropoliti con il Pontefice. Cresciuto nella Fraternità San Carlo, legata al movimento di Cl, Pezzi ha fatto per anni il missionario in Siberia. Raztinger l’ha scelto quale successore dell’arcivescovo Kondrusiewicz e l’arrivo di un italiano al posto di un prelato di origini bielorusse ha contribuito a rasserenare i rapporti con la Chiesa ortodossa.
    Il dialogo con gli ortodossi procede?
    «Ci sono segnali positivi. Sono stato invitato, dopo anni che non avveniva più, alle liturgie del Natale e della Pasqua ortodossa, ho avuto modo di parlare con Alessio II. A Natale, dopo il rito, il patriarca ha invitato a pregare per la Chiesa cattolica e per il Papa e ha fatto un brindisi in onore di Benedetto XVI. Mi ha detto che dobbiamo continuare a incontrarci e lavorare insieme per il bene del popolo di Dio. Insomma c’è una cordialità nuova, c’è disponibilità. Per la prima volta abbiamo trattato alcuni aspetti che riguardano le nostre necessità come Chiesa cattolica in Russia e abbiamo iniziato una collaborazione sul piano culturale. Abbiamo presentato insieme a un teologo ortodosso l’ultima enciclica di Papa Ratzinger, “Spe salvi”».
    Il Papa e Alessio II si incontreranno?
    «Credo di sì, ne sono convinto. Bisogna desiderarlo, bisogna pregare, perché quanto più lo si desidera, tanto più si cercano di creare le condizioni perché l’incontro avvenga. Il Papa lo desidera e il patriarca non è contrario. Ci sono delle difficoltà, ma superabili. È importante il fatto che né il Papa né Alessio II vogliano che l’incontro sia l’evento del secolo, da fare a tutti i costi. È una tappa che tende alla piena comunione».
    Benedetto XVI verrà a Mosca?
    «Il viaggio a Mosca penso sia in secondo piano rispetto all’incontro con il patriarca. Bisogna creare le condizioni per l’incontro, innanzitutto. Da questo punto di vista il recente viaggio di Alessio II a Parigi è stato importante. Credo molto in questi scambi, nelle visite fraterne, anche al di là dell’ufficialità».
    La Chiesa ortodossa appare come legata a doppio filo con il potere politico. Non è un rischio?
    «Per noi occidentali, abituati a una separazione molto più netta, può sembrare eccessivo quel legame. Ma dobbiamo comprendere la mentalità e la storia orientali. Le Chiese d’Oriente si sono sviluppate con un legame fortissimo al potere civile, all’imperatore. In questo oggi la Chiesa ortodossa si identifica con il sentimento che il popolo ha di se stesso».
    Dopo la caduta del comunismo ha vinto la fede o il consumismo?
    «Vedo un recupero di religiosità, che si evidenzia in due aspetti: una forte presenza del senso del mistero nella vita della gente; una accettazione, grazie allo sguardo di fede, delle condizioni in cui si vive, anche quando sono difficili».
    Gli ortodossi hanno accusato i cattolici di voler fare «proselitismo». Lei come risponde?
    «Il proselitismo è estraneo alla Chiesa cattolica e se ci fossero stati degli episodi andrebbero ascritti alla limitatezza di chi li ha compiuti. Il proselitismo comincia dove finisce la missione. Io mi sento missionario e cerco di portare la gente a Cristo e Cristo alla gente, e questo non è impedito da nessuno. Lo faccio con un grande rispetto per la Chiesa ortodossa perché non si tratta di ingrossare le fila del “mio” gruppo, ma di accompagnare la gente al proprio destino».

    FONTE: Blog di Andrea Tornielli

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