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Discussione: La Chiesa Cattolica in Russia

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da TGC Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo, ma ci possono essere vari casi, tra cui la difficoltà per le mie possibilità (non è questo il caso) di allestire degli orfanotrofi. Ad ogni modo è mio dovere di Chiesa vegliare su quelle anime affinchè non devino la giusta strada e quindi non contesto la decisione della chiesa russa.

    La Chiesa ortodossa, in Russia, è a casa sua, tanto quanto i Cattolici in Italia: perchè ancora non ha fatto nulla? Durante il comunismo, posso capire bene...ma prima e dopo?
    E vanno anche contando le parole alla Chiesa Cattolica che si occupa pure dei loro bambini?
    Se sei "ospite", come pare siano nonostante si trovino in casa loro, ringrazi e sopporti pure quello che non ti và...specie se ci siano di mezzo i tuoi bambini, accuditi amorevolmente.

  2. #22
    Vecchia guardia di CR L'avatar di TGC
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    Citazione Originariamente Scritto da mariacarla Visualizza Messaggio
    La Chiesa ortodossa, in Russia, è a casa sua, tanto quanto i Cattolici in Italia: perchè ancora non ha fatto nulla? Durante il comunismo, posso capire bene...ma prima e dopo?
    E vanno anche contando le parole alla Chiesa Cattolica che si occupa pure dei loro bambini?
    Se sei "ospite", come pare siano nonostante si trovino in casa loro, ringrazi e sopporti pure quello che non ti và...specie se ci siano di mezzo i tuoi bambini, accuditi amorevolmente.
    Solo per precisare: il mio commento favorevole all'intervento ortodosso riguardava una mia immedesimazione nei loro panni. Dalla mia parte è normale che non mi faccia piacere questo controllo continuo della Chiesa cattolica in Russia, considerato tutto quello che la Chiesa e le varie organizzazioni cattoliche fanno per il popolo russo.

  3. #23
    Veterano di CR L'avatar di donton
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    Citazione Originariamente Scritto da Paulus Visualizza Messaggio
    Il Patriarcato di Mosca “monitorerà” gli orfanotrofi cattolici
    E' da correggere anche il titolo della discussione: non "monitererà", ma "monitorerà" (come qui).

  4. #24
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    MOSCA: PRESENTATO IL LIBRO DEL PAPA “GESÙ DI NAZARET” IN RUSSO

    Benedetto XVI non si rivolge ai lettori “dall'altezza del trono papale, ma come un entusiasta esploratore e pensatore, per aiutarli a capire le fondamenta della loro fede”. Con queste parole ha descritto l'arcivescovo di Mosca, mons. Paolo Pezzi, l'autore del libro “Gesù di Nazareth”, in occasione della presentazione, oggi pomeriggio a Mosca, del libro, tradotto per la prima volta in lingua russa. È intervenuto anche il rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa, l'arcivescovo Antonio Mennini. Il rappresentante del patriarcato ortodosso russo, don Igor Vyzhanov, ha trovato significativo il fatto che il capo della Chiesa cattolica ha scritto un libro su Gesù: “Per i cristiani di oggi che vivono nell'era della globalizzazione e della comunicazione di massa, vi è la tentazione di immergersi troppo nel contesto sociale e politico”. “Coloro che si considerano discepoli di Cristo – ha aggiunto - è importante che si rendano conto che il centro della vita cristiana deve essere Cristo stesso”. Mons. Mennini ha promesso di raccontare personalmente al Papa della presentazione del suo libro a Mosca. Nello stesso tempo, ha trasmesso il messaggio di gratitudine di Benedetto XVI verso tutti coloro che hanno assunto il lavoro di traduzione in russo per la pubblicazione del libro in Russia.

    agenzia sir


    Presentata a Mosca la traduzione in lingua russa del «Gesù di Nazaret» di Benedetto XVI

    Una testimonianza di laicità

    È la laica Azbuka la casa editrice che propone la traduzione in lingua russa del libro di Joseph Ratzinger Gesù di Nazaret. Il volume viene presentato il 2 dicembre a Mosca presso il Centro Culturale Biblioteca dello Spirito. Pubblichiamo i testi degli interventi dell'arcivescovo della Madre di Dio a Mosca (qui sotto) e del nunzio apostolico, l'arcivescovo rappresentante della Santa Sede presso la Federazione Russa (in basso a destra).

    di Paolo Pezzi

    Gesù di Nazaret. Forse non c'è "argomento" su cui siano stati scritti più libri. Tuttavia io ritengo questo di Papa Ratzinger abbia per più ragioni un valore eccezionale. Vorrei fermarmi almeno su due. La prima ragione dell'"eccezionalità" di questo libro, la vedo proprio nel fatto che forse più suscita la curiosità dei presenti: e cioè che il suo autore non è solo uno dei più grandi teologi oggi viventi, ma è anche, come noto, il Papa di Roma. Questo fatto dà luogo ad un paradosso affascinante: questo libro lo scrive un Papa, ma non lo scrive in veste di Papa. Lo scrive il Papa, ma non lo scrive per così dire "dall'alto" della Sua cattedra, bensì in "veste" di semplice credente, di studioso appassionato, che per tutta la vita si è sforzato di approfondire la sua personale conoscenza di Gesù e le ragioni della sua fede in Lui.
    Nella prefazione al libro, egli stesso chiarisce ciò che questo significa: egli ci chiede di non prendere il suo libro come un "atto magisteriale", bensì "unicamente come espressione della mia ricerca personale del volto del Signore" (cfr. Salmi, 27, 8).
    Credo che queste parole siano fondamentali per comprendere lo spirito di quest'opera. Essa, potremmo dire con un altro paradosso, è una testimonianza singolare, in un certo senso "senza precedenti", di "laicità": se con laicità intendiamo - attenendoci all'etimologia della parola - il fatto che chi parla, decide di mettersi al livello dell'interlocutore, del popolo (laòs, popolo) a cui si rivolge; non pretende affatto l'assenso, l'adesione del lettore, in forza di una propria pretesa autorità, derivata "dall'alto", ma si sottopone al "tribunale" della ragione e del cuore degli uomini, anche se esige in cambio che questi siano sinceramente, lealmente aperti e liberi da pregiudizi.
    Così la proposta del Papa porta in sé direi un doppio aspetto: un aspetto di umiltà e un aspetto di audacia: umiltà, perché il suo autore, senza curarsi troppo del proprio ruolo "istituzionale", accetta di esporsi al vaglio della ragione e delle critiche dell'interlocutore. Audacia, perché l'autore è convinto della fondatezza di ciò che scrive, e perciò vuole, desidera correre il rischio di tale esposizione, lancia una sfida: "Ognuno è libero di contraddirmi - scrive - chiedo solo quell'anticipo di simpatia senza il quale non è possibile alcuna comprensione".
    Si potrebbe mostrare - anche se non è questa la sede per farlo - che questo doppio aspetto corrisponde, nel pensiero di questo Papa, alla natura stessa della testimonianza cristiana nel mondo: essa è sempre umile e audace, così come umile e audace è la testimonianza offerta dal Suo stesso Signore Gesù.
    Il Dio della Bibbia è un Dio che si fa vicino all'uomo, tanto vicino da assumere un volto umano, una voce umana; tanto vicino da diventare un uomo che parla con parole umane. Ma proprio perché vuole persuaderci con "parole umane" questo è un Dio che può essere contestato. In questo senso, Gesù è per Ratzinger il primo maestro "che ci lascia liberi di contraddirlo", e che chiede solo "quell'anticipo di simpatia senza la quale è impossibile la comprensione". Gesù stesso è il primo che si è esposto al rischio del contraddittorio, proprio perché non si è imposto con il peso della sua divina maestà, ma ha esposto davanti agli uomini la sua testimonianza, in parole ed opere, rimettendosi in modo a tal punto serio alla sentenza "dei cuori" da accettarne anche la sentenza di morte.
    Così, mi pare che il Papa con il suo libro ci offra innanzitutto un coraggioso esempio di ciò che significa essere "testimoni" del vangelo, in un mondo ormai divenuto per larga parte indifferente quando non ostile all'annuncio cristiano. L'annuncio di Cristo, perché possa davvero muovere e sfidare i cuori di vicini e lontani, deve sempre più tornare ad essere un "rischio" personale, un "esporsi" in prima persona al "giudizio" e alla "critica" del mondo.
    In questo rischio il cristiano non è solo, è unito a tutto il corpo della Chiesa. E tuttavia egli deve giocare la sua faccia, se vuole davvero essere "testimone efficace", cioè martyr. Il testimone è il martire, colui che ha l'audacia di rischiare in prima persona, di assumersi davanti al mondo la responsabilità della sua fede. È colui che non ha paura del "processo" del mondo ma anzi desidera il confronto.
    Questo primo tratto, che riguarda il genere letterario di questo libro, che ha quindi il carattere di una "testimonianza", al contempo "scientifica" e "personale", "razionale" e "affettiva", mi introduce alla seconda ragione di "eccezionalità" che invece inerisce piuttosto ai contenuti.
    I "non addetti ai lavori" potrebbero infatti chiedersi perché io abbia calcato sull'audacia di quest'opera. Dove sta l'aspetto di "sfida" e di "rischio" personale corso dall'autore?
    In realtà, chi minimamente è a conoscenza del dibattito scientifico che ha caratterizzato nel secolo appena trascorso gli studi biblici, sa che la tesi centrale di Papa Benedetto è in effetti una tesi "audace", anche se non mancano voci di grandi biblisti contemporanei - spesso citati nel libro - con cui il Papa dimostra di sentirsi in particolare sintonia (si pensi ad esempio all'evangelico Martin Hengel).
    Questa tesi egli la enuncia subito nella prefazione, con la semplicità che gli è propria e con un candore in apparenza ingenuo: "Io ho fiducia nei vangeli (...). Ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il "Gesù storico"".
    Questa affermazione di per sé corrisponde a ciò che la Chiesa ha sempre creduto. Non vi è in essa nulla di straordinario. Tuttavia, dopo che un'ampia parte degli studi biblici anche cattolici dell'ultimo sessantennio, con maggiore o minore radicalità, ha contribuito a mettere in dubbio questa convinzione di fondo, essa non suona più così consueta.
    Non è certo questa la sede per affrontare in profondità questo complesso argomento, per il quale rimando alla prefazione del libro. Mi voglio però soffermare sul giudizio sintetico che subito all'inizio del libro il Papa esprime, traendo un bilancio dei risultati cui ha condotto la ricerca biblica degli ultimi decenni.
    Egli osserva che, nonostante lo sforzo di rigore scientifico che caratterizza il metodo storico-critico e il suo preziosissimo contributo positivo, il risultato finale di tutto questo immane lavoro, è un caleidoscopio di tesi molto contraddittorie tra loro. Tutti i presunti "veri Gesù" storici che si è preteso di "scoprire" al di sotto della veste "mitica" dei vangeli, dal Gesù grande maestro di morale al Gesù "rivoluzionario", al Gesù profeta apocalittico, hanno finito per contraddirsi e negarsi a vicenda dando luogo a una gran confusione.
    Una cosa però queste interpretazioni hanno in comune. Una fondamentale sfiducia nella attendibilità dei Vangeli. Così, "risultato comune di tutti questi tentativi - scrive il Papa - è l'impressione che, comunque, sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede nella sua divinità abbia plasmato la sua immagine. Questa impressione, nel frattempo, è penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità. Una simile situazione è drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento: l'intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto".
    Credo che in questo brano venga messo a fuoco il vero tema di questo libro e il movente profondo che ha mosso il suo autore a scriverlo. Perché proprio un libro su Gesù?
    Perché il Papa è convinto che oggi rischia di essere tolto davanti agli occhi dell'uomo, dell'uomo ateo come del credente, l'unica cosa che da 2000 anni rende il cristianesimo davvero interessante per gli uomini più diversi: questo qualcosa è semplicemente Gesù.
    Come ha profeticamente scritto un grande scrittore francese, Charles Péguy, all'inizio del secolo scorso: "Potremmo essere i primi. I primi dopo Gesù senza Gesù".
    Credo che il Papa, profondo e fine conoscitore dello spirito del nostro tempo, avverta che l'uomo postmoderno si trovi proprio in questa situazione descritta da Péguy: si trova ad essere "il primo dopo Gesù senza Gesù". Non senza il Gesù maestro di morale, maestro di valori. Perché questo Gesù non dà fastidio a nessuno. Ma senza il Gesù dei vangeli, il Gesù Figlio di Dio, il Gesù che resuscita il suo amico Lazzaro, e che poi muore e risorge per tutti noi.
    Ma se Gesù non è quello dei vangeli - ecco il punto - se quell'uomo crocifisso in Palestina duemila anni fa non è il Figlio di Dio, allora vuol dire che il cristianesimo e la Chiesa non hanno più niente di veramente decisivo da dire e da donare al mondo. E l'uomo è di nuovo solo come lo era prima che Lui arrivasse.
    Un altro grande profeta del nostro tempo, Fëdor Dostoevskij, aveva espresso tutto ciò in modo mirabile: "La fede si riduce a questo problema angoscioso: un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, ma proprio credere, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?".
    Ecco: il libro di Papa Ratzinger è il libro di un uomo colto (e molto), "un europeo dei nostri giorni" che conosce e ha vissuto dall'interno, da protagonista, il travaglio difficile dell'incontro - scontro tra scienza e fede, proprio al nostro tempo.
    Ma da questo travaglio egli è uscito rafforzato e arricchito nelle ragioni stesse della sua fede e così vuole comunicarcele.
    La fede non ha paura della scienza, questo è l'altro grande messaggio del libro.
    Così, il Gesù che Ratzinger ci presenta è il Gesù della tradizione, e nel contempo appare nuovo, come un'icona "restaurata", come l'oro che la prova del fuoco purifica e fa brillare più di prima. Un unico esempio: il dialogo a distanza che il Papa instaura con il rabbino di New York Jacob Neusner, nello stupendo capitolo sul "discorso della montagna".
    Il rabbino Neusner, uno dei grandi eruditi ebrei del nostro tempo, ha scritto alcuni anni fa un importante libro su Gesù, in cui, dopo essersi sinceramente confrontato con le parole del maestro di Nazaret, enuncia con grande precisione ed onestà il motivo del suo rifiuto di Gesù come messia di Israele: questo motivo è semplicemente il fatto che anche solo con le sue parole, Gesù si pone con evidenza allo stesso livello di Dio e della Legge, cosa che egli come ebreo osservante non può accettare.
    Per Ratzinger la testimonianza di Neusner è preziosa, perché permette di mostrare con grande efficacia un fatto assai caro al Papa teologo, e che invece viene spesso contestato da molti esegeti: e cioè che la figura dell'uomo Gesù, anche sulla base delle sue sole parole, diviene incomprensibile se prescinde dalla sua "folle" pretesa di essere "alla pari" con Dio. Così come diviene incomprensibile la sua stessa condanna a morte.
    Gesù è incomprensibile se si elimina la sua pretesa di essere il "Figlio" - per usare l'espressione più amata da Papa Ratzinger - colui che gode una intimità con Dio senza pari perché è tutt'uno con Lui. Si può certamente, come il rabbino Neusner, rifiutare questa pretesa come "blasfema" o inaccettabile.
    Certo, si può non credere a ciò che i vangeli raccontano. La scienza non potrà mai da se stessa produrre la fede, questo il Papa lo sa bene. E tuttavia, qui sta la grande sfida del libro, non solo la scienza non è in grado di contestare il nucleo centrale dell'immagine di Gesù che emerge dai vangeli, ma proprio questa immagine, dopo due secoli di minuziosi scavi scientifici dei testi, continua a resistere, e in fin dei conti, secondo il Papa, appare come la più "sensata e convincente", "la più plausibile".
    Scrive ancora: "Io sono convinto che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni. Io ritengo che proprio questo Gesù - quello dei vangeli - sia una figura storicamente sensata e convincente. Solo se era successo qualcosa di straordinario, se la figura e le parole di Gesù avevano superato radicalmente tutte le speranze e le aspettative dell'epoca, si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia".
    Con tutto ciò non vorrei aver dato l'impressione che si tratti di un libro "scientifico" nel senso "tecnico" e perciò "arido" del termine. Al contrario, l'altro grande pregio di questo ritratto di Gesù di Nazaret, è che traspare ad ogni pagina l'amore che riempie chi scrive, l'emozione del suo sguardo, rapito dalla bellezza del Volto che gli sta davanti.
    Nonostante la difficoltà di alcune pagine più impegnative, non si perde mai l'impressione che Ratzinger stia descrivendo il Volto di una Persona viva, il Volto di Qualcuno che egli conosce come si conosce un amico. Il cristianesimo infatti è innanzitutto e soprattutto l'incontro con Gesù, è lo stupore di fronte al volto umano di Dio, del Dio vicino e amico, di quel Dio che "mi ha amato e ha dato se stesso per me", come scrive commosso l'apostolo Paolo.

    (©L'Osservatore Romano - 3 dicembre 2008)
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  5. #25
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    L'amicizia personale con gli ortodossi, chiave per l'ecumenismo

    Si sono rafforzati negli ultimi anni i legami tra Roma e Mosca



    La Chiesa cattolica ha migliorato significativamente le sue relazioni con la Chiesa ortodossa russa negli ultimi anni, soprattutto grazie allo stabilimento di legami d'amicizia personale con il Patriarcato di Mosca da parte di alti dignitari della Santa Sede.

    Lo spiega il sacerdote gesuita Milan Zust, segretario del Comitato cattolico per la collaborazione culturale con le Chiese ortodosse e le Chiese ortodosse orientali presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, in un articolo pubblicato da “L'Osservatore Romano”.

    Padre Zust, che nel maggio scorso ha accompagnato il presidente del dicastero, il Cardinale Walter Kasper, nella sua visita ufficiale a Mosca, ha sottolineato l'importanza di questi incontri personali con i dignitari ortodossi, che negli ultimi tempi si sono intensificati.

    “Le relazioni personali tra i cristiani sono un mezzo efficace per promuovere il loro cammino di comunione – spiega – . Con ciò non si intende in alcun modo sminuire o relegare in secondo piano il dialogo teologico a livello ufficiale”, ma “sottolineare il valore delle relazioni personali, che costituiscono l'irrinunciabile fondamento del dialogo della verità”.

    In questo senso, ha ricordato l'importanza della visita del Cardinale Kasper a Mosca a maggio in occasione della festa dei Santi Cirillo e Metodio, molto venerati dall'ortodossia.

    La visita, osserva padre Zust, “aveva lo scopo di approfondire la conoscenza della Chiesa ortodossa russa, della sua ricca tradizione spirituale e culturale”.

    Il Cardinale si è recato in Russia su invito del Metropolita Kirill, con il quale ha parlato della partecipazione della Chiesa ortodossa russa, dal 2009, alla Commissione Mista che studia il dialogo ecumenico con gli ortodossi.

    “Si tratta di una questione importante, poiché la perdurante assenza della delegazione ortodossa russa nel dialogo teologico ufficiale rischierebbe di nuocere ai lavori della commissione”, constata padre Zust.

    Il Cardinale Kasper ha avuto anche l'opportunità di incontrare per più di un'ora il Patriarca Alessio II, con il quale ha intrattenuto un dialogo “cordiale”. Il porporato ha inoltre guidato la delegazione della Santa Sede che ha partecipato ai funerali del Patriarca, morto poche settimane fa.

    Anche con la Chiesa ortodossa ucraina è stato aperto un dialogo fruttuoso, con la visita del Cardinale Kasper al Metropolita Volodymyr di Kiev nel dicembre 2007. La visita è stata rilevante perché la relazione tra le due confessioni aveva attraversato momenti difficili in passato, dopo la persecuzione comunista.

    Oltre a questi gesti di amicizia, padre Zust ha spiegato l'importanza dell'opera del Comitato di cui fa parte, che ha come compito fondamentale quello di offrire borse di studio ai seminaristi ortodossi che giungono a Roma per studiare nelle facoltà pontificie.

    “La crescita della reciproca fiducia tra i cristiani divisi dai tristi eventi della storia e dal peccato umano” è molto significativa, ha osservato.

    Spesso questi contatti si svolgono con grande discrezione. Per padre Zust, mantenere il carattere “privato” “equivale ad accrescerne la forza che, unita a quella di Cristo, può fare miracoli, anche quando si ha umanamente l'impressione di percorrere il cammino di comunione con passi troppo lenti o esitanti”.

    “Personali sacrifici e intime rinunce, nascosti agli altri ma noti al Signore, sono il mezzo che appartiene a noi tutti di pregare per l'unità – ha concluso –. Il Signore sa come trasformarli in strumenti di comunione”.


    fonte: zenit.org

  6. #26
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    Il Papa visiterà la Russia “quando i tempi saranno maturi”

    L'Arcivescovo Mennini commenta l'elezione del Patriarca Kirill

    MOSCA, giovedì, 26 febbraio 2009 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio Apostolico e rappresentante della Santa Sede nella Federazione Russa, ha commentato l'elezione del Patriarca Kirill dicendosi certo che vorrà portare avanti i buoni rapporti con la Chiesa cattolica.
    In un'intervista rilasciata alla rivista Il Regno, il presule ha spiegato circa la reiterata richiesta di Kirill di far tornare le Diocesi cattolica in Russia ad amministrazioni che “bisogna capire che la motivazione degli ortodossi ha una dimensione soprattutto di reciprocità: 'Come noi non ci permettiamo, non pensiamo di fare delle diocesi in Italia oppure in altre parti dell’Occidente senza il permesso del Papa, perché riteniamo che sia un territorio canonico, così sosteniamo che Roma avrebbe dovuto chiedere il nostro permesso'”.
    Rilevando come la Chiesa ortodossa russa negli ultimi tempi abbia sperimentato “una ripresa notevole a livello di apertura di chiese, monasteri, parrocchie”, l'Arcivescovo ha sottolineato che il vero problema “è quello che si pone anche in Occidente: come trasmettere i valori del Vangelo facendoli sentire come tali alle nuove generazioni e, secondariamente, come impostare i rapporti con lo Stato”.
    Alessio II, ha spiegato, “ha traghettato la Chiesa nel periodo tempestoso degli anni Novanta, quando la Chiesa si è trovata ad affrontare problemi immensi, tra il flusso di masse di popolazione che bussavano alla sua porta chiedendo una parola di verità e di sostegno di fronte al crollo dell’ideologia, da un lato, e dall’altro il rischio di essere messa sul banco degli accusati in quanto istituzione 'collaborazionista' o quantomeno acquiescente al comunismo”.
    Il suo successore Kirill si trova ora a guidare una Chiesa più forte e si dimostra particolarmente preoccupato “per l’educazione alla fede e all’appartenenza ecclesiale. Ha visitato i principali monasteri del Paese, cercando un dialogo e ribadendo la sua fedeltà alla tradizione, il suo impegno in difesa dell’integrità della famiglia. Ha cercato di testimoniare (evidentemente riuscendoci) che erano infondate le accuse di chi vedeva in lui atteggiamenti ritenuti di eccessiva apertura verso le altre Chiese, anche verso la Chiesa cattolica”.
    Secondo l'Arcivescovo, il nuovo Patriarca “sicuramente dovrà e vorrà essere molto attento agli equilibri interni della Chiesa ortodossa russa, ma non rinuncerà a portare avanti un dialogo, un confronto con le altre Chiese, in particolare con la Chiesa cattolica”.
    A questo proposito, ha osservato che tutti i presuli cattolici sono certi che Kirill vorrà continuare la collaborazione attuale, “della quale finora ci ha dato tanti esempi e anche tanti suggerimenti pratici, concreti, che purtroppo non sono sempre stati accolti dai nostri Vescovi”.
    Quanto a un eventuale incontro tra il Patriarca e Papa Benedetto XVI, Mennini ha confessato che “Roma non insiste molto” e “si è mostrata, soprattutto negli ultimi tempi, molto comprensiva delle motivazioni del Patriarcato di Mosca”.
    “La visita si farà quando i tempi saranno maturi, quando i problemi, almeno i principali, saranno risolti”, ha dichiarato. Ad ogni modo, ha sottolineato, dovrà comunque essere “un evento soprattutto spirituale”.

    http://www.zenit.org/article-17343?l=italian

  7. #27
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    CHIESA SAN NICOLA DI BARI, “UN PASSO DI AMICIZIA”, “UN PONTE CHE UNISCE”

    “Un passo per crescere nell’amicizia”. Così mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto, descrive al Sir il significato che riveste la cerimonia di consegna al Patriarcato di Mosca della Chiesa Russa di Bari. La cerimonia che si svolgerà domenica 1 marzo alle 15.30 nella chiesa ortodossa di corso Benedetto Croce, vedrà la presenza del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano e del presidente russo Dimitry Medvedev. L’arcidiocesi conferma che con i due capi di Stato, sarà presente anche il cardinale Salvatore De Giorgi, che in veste di legato pontificio darà lettura di un messaggio di papa Benedetto XVI. Il rappresentante del Patriarcato di Mosca a Bari, padre Vladimir Kuciumov conferma invece la presenza del vescovo Mark di Egorievsk, locum tenens del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca (carica fino ad oggi rivestita dal Patriarca Kirill) che darà anche lui lettura di un messaggio scritto dal nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie per l’occasione. La cerimonia doveva avvenire il 6 dicembre scorso e vedere la partecipazione del metropolita Kirill, ma fu bloccata per la morte di Alessio II. “La consegna della Chiesa russa, oltre che per i rispettivi governi italiani e russi – commenta l’arcivescovo Cacucci -, segna un ulteriore passo per crescere nell’amicizia nella Chiesa tra Bari e il Patriarcato di Mosca”.
    “I riferimenti ecumenici – aggiunge mons. Cacucci - sono evidenti: il Patriarca Kirill è venuto più volte a Bari a pregare sulla tomba di San Nicola. Preghiamo il Santo di Myra perché sia sempre di più segno di comunione tra Chiesa cattolica e ortodossa”. Per i russi, spiega padre Kuciumov, la cerimonia di domenica rappresenta “un evento storico che attendavamo da 100 anni. La Chiesa fu fondata nel 1913 per accogliere i pellegrini russi e da sempre rappresenta l’amore del popolo russo per la persona di San Nicola. E’ quindi per noi il monumento dell’amore dei russi per il Santo”. Il padre ortodosso spiega che la venerazione per San Nicola è talmente forte e radicata nel popolo russo che la città di Bari, unico caso nel mondo, gode della versione in lingua russa del nome della città, e cioè “Bargrad”. “Possiamo quindi dire con certezza che Bari rappresenta un ponte che unisce l’Oriente russo e l’Occidente italiano e cattolico ed è anche città dove i cattolici e gli ortodossi hanno rapporti assolutamente fraterni”.

    http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&ar gomento=dettaglio&sezione=&data_ora=&id_ oggetto=168216&id_session=&password=&qua ntita=

  8. #28
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    Il Papa confessa la "nostalgia per la piena unità" con gli ortodossi consegnando al Patriarcato russo la chiesa di San Nicola a Bari


    Benedetto XVI ha confessato la "nostalgia per la piena unità" con i cristiani ortodossi, persa quasi mille anni fa, in un messaggio inviato in occasione della consegna alla Chiesa ortodossa russa della chiesa di San Nicola a Bari.

    La chiave del tempio è stata consegnata questa domenica nella città pugliese dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, che la porterà al Patriarca di Mosca, Sua Santità Kirill I.

    Come legato del Papa, ha partecipato alla cerimonia il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo, che ha letto il messaggio inviato dal Pontefice per l'occasione.

    Nel testo, il Papa "si compiace che questo edificio venga incontro, qui a Bari, alla devozione degli ortodossi russi verso San Nicola. Il popolo russo non è mai venuto meno nel suo amore verso questo grande Santo, che lo ha sempre sostenuto nei momenti di gioia e nelle difficoltà".

    "Ne è testimonianza anche questa chiesa ortodossa russa di San Nicola realizzata agli inizi del secolo scorso per ospitare i pellegrini, che, specialmente nei viaggi verso la Terra Santa, facevano tappa a Bari, punto di incontro tra l'Oriente e l'Occidente, per venerare le reliquie del Santo".

    Nicola di Myra (nell'attuale Turchia, come viene chiamato in Oriente) o Nicola di Bari (come viene chiamato in Occidente) è stato un Vescovo vissuto nel IV secolo.

    "Come non riconoscere che questa bella Chiesa risveglia in noi la nostalgia per la piena unità e tiene vivo in noi l'impegno a lavorare per l'unione tra tutti i discepoli di Cristo?", si chiede il Papa nel suo messaggio.

    La chiesa e la residenza attigua vennero costruite dalla Chiesa ortodossa russa nel 1913, ma nel 1937 vennero comprate in circostanze poco chiare dal Comune, che aveva già aperto il tempio al culto ortodosso e ha risposto con generosità alla richiesta della Chiesa cattolica e ortodossa di restituire la proprietà alla Chiesa ortodossa russa.

    Kirill I ha inviato un messaggio per la cerimonia, letto dal Vescovo Mark, presidente ad interim del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, in cui trasmette la sua gratitudine "alla Diocesi cattolica di Bari e ai domenicani che custodiscono oggi le reliquie del Santo, per l'ospitalità costante nei confronti dei nostri pellegrini".

    Il leader ortodosso russo ringrazia anche le autorità russe e quelle italiane, che hanno permesso e favorito la restituzione della chiesa.

    Nel corso della cerimonia, il Presidente Napolitano ha detto al suo omologo russo che "è un grande onore restituirle la simbolica chiave di questa chiesa di così grande suggestione eretta quasi un secolo fa".

    "Questa chiave è il simbolo dell'amicizia fra i nostri Paesi e i nostri popoli, del dialogo fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, del più generale impegno a rafforzare la cultura della pace nella comprensione reciproca con l'avvicinamento fra diverse tradizioni culturali e spirituali".

    "Questo impegno è la migliore risposta al diffondersi dei fenomeni di intolleranza e dei fondamentalismi aggressivi che negano o minacciano conquiste essenziali di libertà e progresso civile", ha aggiunto.

    Il Presidente della Federazione Russa Dmitri ha sottolineato che il complesso "è un centro spirituale importantissimo per l'ortodossia russa sulla terra italiana che potrà solo crescere in futuro".

    "A Bari verranno migliaia di nostri connazionali. Nel 2011 si svolgerà l'anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia", ha annunciato.


    fonte: zenit.org

  9. #29
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    Aids: il Patriarcato di Mosca solidale con Benedetto XVI
    I preservativi “non possono essere considerati un rimedio contro la malattia”

    PARIGI, venerdì, 20 marzo 2009 (ZENIT.org) – “Il Patriarcato di Mosca è solidale con la posizione di Papa Benedetto XVI sui mezzi per la lotta all'Aids e sul fatto che i preservativi non possono essere considerati un rimedio contro questa malattia”. Lo ha affermato la Chiesa ortodossa russa in un messaggio pubblicato sul suo sito web ufficiale in Francia.
    “Non è corretto considerare i preservativi come un mezzo per fermare la diffusione dell'Aids”, ha dichiarato questo venerdì l'Arciprete Vsevolod Chaplin, vicepresidente del Dipartimento per i Rapporti Esterni del Patriarcato di Mosca, commentando la polemica provocata dalle parole che il Papa ha pronunciato durante il volo che lo stava portando in Africa.
    Secondo Chaplin, non sono i mezzi esterni di contraccezione che possono diminuire la diffusione della malattia, ma un'educazione corretta e uno stile di vita ragionevole, come insegna anche la Chiesa ortodossa.
    “La diffusione dell'Aids potrà fermarsi solo con un'educazione etica della popolazione interessata, e non con il ricorso ai preservativi”, afferma il comunicato della Chiesa ortodossa.
    L'agenzia russa Interfax precisa che che l'Arciprete Chaplin è intervenuto questo venerdì a una tavola rotonda sul tema a Mosca. Il presule ha sottolineato che alcune organizzazioni cercano attualmente di preservare allo stesso tempo l'ideale della libertà sessuale e la lotta all'Aids, ma conciliare le due cose è impossibile.

    http://www.zenit.org/article-17623?l=italian

  10. #30
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    Progressi nei rapporti tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa russa

    Afferma l'Arciprete Igor Vyzhanov


    NAVARRA, giovedì, 28 maggio 2009.- “Si percepisce un progresso nei rapporti della Chiesa ortodossa con la Chiesa cattolica in Russia. Non è tutto risolto, ma mi sembra che ci comprendiamo meglio di prima”. Lo ha affermato all'Università di Navarra (Spagna) l'Arciprete Igor Vyzhanov, segretario del dipartimento per le Relazioni Interconfessionali del Patriarcato di Mosca.
    Al suo intervento, intitolato “Relazioni tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica: la situazione attuale” e pronunciato presso la Facoltà di Teologia, hanno assistito anche Alfredo López Vallejos, delegato diocesano per l'Ecumenismo, e Luis Oroz, vicario generale della Diocesi di Pamplona, come ha riferito a ZENIT l'Università di Navarra.

    Vyzhanov ha commentato che “esiste una collaborazione tra cattolici e ortodossi russi” e ha esortato a parlare con la stessa voce cristiana: “Sono molte le possibilità e le questioni che possiamo trattare, come la famiglia, l'aborto, il matrimonio..., tutto ciò che interessa la vita umana”.
    Tra le responsabilità comuni di cattolici e ortodossi per rivitalizzare le radici cristiane dell'Europa, ha sottolineato soprattutto il compito di “predicare Gesù Cristo”.
    Le sfide evangelizzatrici della Chiesa ortodossa russa sono ampie. “La Russia si riprende da anni di ateismo ufficiale – ha confessato Vyzhanov –. Dobbiamo evangelizzare la nostra gente, il che non esclude il fatto di farlo a livello europeo o mondiale”.
    “Dobbiamo farlo insieme alla Chiesa cattolica”, ha dichiarato.
    Allo stesso modo, ha aggiunto che “il popolo russo non ha perso la fede. Il regime comunista ha cercato di strappare la fede dal popolo, ma non ci è riuscito”. Negli anni del comunismo, ha constatato, “la fede era nascosta, non morta; e dopo i cambiamenti nel nostro Paese (perestroika) molta gente si è convertita”.
    A suo avviso, la sfida principale della Chiesa ortodossa in Russia è “far sì che la fede della gente sia più profonda”.
    Per raggiungere questo obiettivo, ha segnalato passi concreti: “catechesi nelle scuole, l'attività dei cappellani nell'esercito e nelle carceri, l'istituzione di buoni centri di istruzione superiore, il lavoro con i giovani...”.
    “In questa attività sociale possiamo seguire in molti aspetti l'esempio e l'esperienza della Chiesa cattolica”, ha confessato.
    Per questo motivo, ha concluso l'Arciprete Vyzhanov, vede “un grande futuro nella nostra collaborazione”.

    http://www.zenit.org/article-18424?l=italian

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